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Maria immacolata, nuova Eva, nemica del nostro nemico

Last Update: 12/8/2018 10:57 PM
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12/8/2018 4:41 PM
 
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COLMATA di Grazia





L'angelo Gabriele ha salutato Maria al momento dell'annunciazione chiamandola "piena di grazia". Dio l'ha scelta come Madre del Salvatore e, per questo, come ci dice il Concilio Vaticano II, “è stata arricchita da Dio in anticipo con i privilegi di un ruolo così alto".

La Chiesa ha preso coscienza che Maria è stata redenta dal suo inizio. E fu Pio IX, nel 1854, che ha proclamato il dogma dell'Immacolata. Questo dogma ammette che "la Beata Vergine Maria, sin dal primo istante della sua concezione, per singolare grazia e favore di Dio onnipotente, in virtù dei meriti di Gesù Cristo, fu preservata da ogni macchia di peccato originale".

Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo afferma che "come per mezzo di un uomo il peccato entrò nel mondo e dal peccato la morte, così anche la morte si è estesa tutti gli uomini perché hanno peccato". Tuttavia, l'apostolo oppone all'universalità del peccato originale, l'universalità della salvezza che Cristo ci ottiene, dicendo che "per la giustizia di uno solo è stato data a tutti gli uomini la grazia che porterà alla giustizia per la vita".

La dottrina del peccato originale, legata a quello della redenzione da Cristo, rivela con chiarezza la situazione dell'uomo e della sua attività nel mondo. Il Concilio Vaticano II ha richiamato con efficacia il costante insegnamento della Chiesa: “tutta intera la storia umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre, lotta incominciata fin dalle origini del mondo”. [...] Incorporato in questa lotta, l'uomo deve lottare continuamente per aderire al bene, e solo può ottenere l’unità in se stesso, con l'aiuto della grazia di Dio".

Dopo la caduta, Dio non abbandonò l'uomo, ma lo ha chiamato e lo chiama e gli annuncia in modo misterioso la vittoria sul male e la revoca della sua caduta. Il libro della Genesi racconta della battaglia tra il serpente e la donna e la vittoria finale di un discendente di essa. Molti santi padri e dottori della Chiesa riconoscono nella donna annunciata nel libro della Genesi la Madre di Cristo, Maria, la nuova Eva.

Maria, in modo unico, è stata la prima a beneficiare della vittoria sul peccato, ottenuta da Cristo. Ella fu preservata da ogni macchia di peccato originale, e durante tutta la sua vita terrena per una speciale grazia di Dio, non ha mai peccato.

Maria, fin dal primo momento del concepimento, cioè, dalla sua esistenza è di Cristo, partecipa di quell’amore che ha avuto il suo inizio nel Figlio dell'eterno Padre, che mediante l'incarnazione è divenuto il suo proprio Figlio.
Maria, prima redenta nella storia della salvezza, è una creatura nuova. La nuova alleanza di Dio con l'umanità ha il suo inizio in Maria nell'Annunciazione a Nazareth. Questa è la novità assoluta del Vangelo. Questo è un segno che indica che in Gesù Cristo tutti sono uno in Cristo Gesù.

FONTE  http://www.umanesimocristiano.org/it/details-articles/immacolata-e-piena-di-grazia/23706859/


[Edited by Credente. 12/8/2018 6:03 PM]
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12/8/2018 4:42 PM
 
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Il fondamento biblico dell’Immacolata Concezione




Il dogma dell’Immacolata Concezione ha un fondamento biblico? La festa cristiana dell’8 dicembre rende omaggio alla nascita di Maria di Nazareth immune dal peccato originale, dogma fissato nel 1854 e fondato su un brano del Libro della Genesi.


 


Oggi, 8 dicembre, si festeggia l’Immacolata Concezione. Non molti italiani ne conosco il significato e in un’indagine di qualche anno fa si mostrava che i pochi che si avventuravano in una risposta la confondevano con il parto virginale di Gesù Cristo. Non c’entra nulla: per immacolata concezione ci si riferisce a Maria, la madre di Gesù, nata priva del “peccato originale” a motivo della missione alla quale da sempre Dio l’ha destinata: essere la Madre di colui che ha riempito di un senso eterno l’esistenza degli uomini.


Questa convinzione, da sempre presente nel popolo cristiano, è stata fissata in “dogma” -cioè in “verità di fede”- l’8 dicembre 1854, con la bolla Ineffabilis Deus di Pio IX. Ma, nel farlo, si è partiti da presupposti legittimi, ovvero ricorrendo alla Scrittura? Ovvero, il dogma dell’Immacolata Concezione ha un fondamento biblico?


La risposta è affermativa, ovviamente, seppur il riferimento non sia immediato ma acquista significato pieno alla luce della Tradizione della Chiesa. Il primo fondamento è quello contenuto nel Libro della Genesi, in particolare nel dialogo tra Dio e il serpente (simbolo del Male), che ha appena ingannato Eva porgendole la mela. «Io porrò inimicizia tra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gen 3,15). Fin dalla fine del I secolo, la tradizione cristiana (ma anche quella giudaica) vi ha riconosciuto all’unanimità una profezia nel Messia: il Creatore si riferiva a Maria di Nazareth e alla “sua stirpe”, cioè Gesù.


Il problema, ha ben spiegato il teologo padre Angelo Bellon, è che tra ebraico, greco e latino non è chiaro se “questa ti schiaccerà la testa” si riferisca alla “donna” o alla “sua stirpe” ma si ritiene, ormai, che nel testo originale il pronome si riferisse alla stirpe della “donna”. Tuttavia, Pio IX concentrerà l’attenzione sulla “donna”, su Maria, «che, tutta bella e immacolata, ha schiacciato il capo velenoso del crudelissimo serpente, ed ha portato la salvezza al mondo».


Pio IX si sbagliò? No, il suo riferimento a Genesi non fu inesatto perché la “stirpe” di Maria, cioè il Messia, Cristo, è legato in modo inscindibile a quella “donna”. La salvezza degli uomini introdotta da Gesù nel mondo, infatti, prescinde dal sì di Maria all’essere sua madre. Giovanni Paolo II ha affermato: «Questa versione non corrisponde al testo ebraico, nel quale non è la donna, bensì la sua stirpe, il suo discendente, a calpestare la testa del serpente. Tale testo attribuisce quindi, non a Maria, ma a suo Figlio la vittoria su Satana. Tuttavia, poiché la concezione biblica pone una profonda solidarietà tra il genitore e la sua discendenza, è coerente con il senso originale del passo la rappresentazione dell’Immacolata che schiaccia il serpente, non per virtù propria ma della grazia del Figlio».


Ma cosa c’entra l’immunità della Madonna dal peccato originale con questa diatriba tra “donna” e “stirpe”? Ben poco, infatti il dogma dell’Immacolata Concezione è basato molto più sulla parte iniziale del versetto: “Porrò inimicizia fra te e la donna”, cioè la “donna” sarà l’antitesi del peccato (in quel caso rappresentato dal serpente). «Si tratta di un’ostilità espressamente stabilita da Dio, che assume un rilievo singolare se consideriamo il problema della santità personale della Vergine», ha commentato Papa Wojtyla. «Per essere l’inconciliabile nemica del serpente e della sua stirpe, Maria doveva essere esente da ogni dominio del peccato. E questo fin dal primo momento della sua esistenza».


Come già disse Pio XII, se la Vergine Maria fosse stata “contaminata” nel suo concepimento dalla macchia ereditaria del peccato, non avrebbe potuto esserci quell’eterna inimicizia tra lei ed il peccato stesso. «L’assoluta ostilità stabilita da Dio tra la donna e il demonio», dirà ancora Giovanni Paolo II, «postula quindi in Maria l’Immacolata Concezione, cioè una assenza totale di peccato, sin dall’inizio della vita». Benedetto XVI ricordò anche un passo evangelico su cui fondare il dogma dell’Immacolata Concezione, riguardante per l’appunto l’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria di Nazareth: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28). “Piena di grazie”, disse Papa Ratzinger, «è il nome più bello di Maria, nome che Le ha dato Dio stesso, per indicare che è da sempre e per sempre l’amata, l’eletta, la prescelta per accogliere il dono più prezioso, Gesù, “l’amore incarnato di Dio”».


Quindi sì, il dogma dell’Immacolata Concezione ha un fondamento biblico. Per un approfondimento ulteriore consigliamo la lettura dedicata al tema presente su Cathopedia, l’enciclopedia cattolica. Buona festa dell’Immacolata!

fonte UCCR


12/8/2018 10:57 PM
 
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Di Ermes Dovico


Esulto e gioisco nel Signore, l’anima mia si allieta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come una sposa adornata di gioielli. Nella solennità dell’Immacolata Concezione, la liturgia si apre con l’antifona che richiama un celebre passo del profeta Isaia (Is 61, 10). Il culto liturgico dell’Immacolata si è sviluppato parallelamente alla crescita della consapevolezza da parte della Chiesa sull’assenza in Maria Santissima, fin dall’istante del concepimento, di qualsiasi traccia di peccato originale, per sublime disposizione della Divina Provvidenza e in virtù dei meriti infiniti del Figlio incarnatosi nel suo grembo verginale. La festa della Concezione si diffuse prima in Oriente, dove è attestata da almeno l’VIII secolo, radicandosi poi in Occidente, a partire dall’Italia meridionale dove venne importata da monaci bizantini.


Prima di arrivare alla solenne definizione del dogma, implicito nella Sacra Scrittura e inscindibilmente legato a ogni altra verità sulla Vergine a cominciare dalla grazia della sua Maternità Divina, vi furono secoli di approfondimenti teologici e, specie nel Basso Medioevo, dispute tra macolisti e immacolisti, con i primi che credevano sostanzialmente in una redenzione anticipata di Maria ma dopo il suo concepimento, mentre i secondi spiegavano, a ragione, che la Beata Vergine era stata preservata dal peccato originale fin dall’istante in cui sant’Anna l’aveva concepita. Già dal XV secolo, grazie anche alla propagazione del fondamentale contributo teologico del «Cantore dell’Immacolata», il beato Giovanni Duns Scoto (1265-1308), i teologi erano per la grande maggioranza concordi nel sostenere l’Immacolata Concezione; e diversi pontefici – come Sisto IV (nel 1483), Paolo V, Gregorio XV, Alessandro VII – si erano espressi a favore del dogma.


I tempi per la sua proclamazione, dopo diverse suppliche indirizzate alla Santa Sede da tutto il popolo di Dio (vescovi, cardinali, ordini religiosi, sovrani e comuni fedeli), furono infine maturi con il beato Pio IX, il quale l’8 dicembre 1854 emanò la costituzione apostolica Ineffabilis Deus, che oltre a ricostruire i passaggi principali di questa storia di fede è anche un inno di commossa lode filiale alla Madre celeste e a maggior gloria di Dio. Ne riportiamo alcuni estratti.


INEFFABILIS DEUS…


 

«Dio ineffabile, le vie del quale sono la misericordia e la verità; Dio, la cui volontà è onnipotente e la cui sapienza abbraccia con forza il primo e l’ultimo confine dell’universo e regge ogni cosa con dolcezza, previde fin da tutta l’eternità la tristissima rovina dell’intero genere umano, che sarebbe derivata dal peccato di Adamo. Avendo quindi deciso, in un disegno misterioso nascosto dai secoli, di portare a compimento l’opera primitiva della sua bontà […] scelse e dispose che al Figlio suo Unigenito fosse assicurata una Madre dalla quale Egli, fatto carne, sarebbe nato nella felice pienezza dei tempi. E tale Madre circondò di tanto amore, preferendola a tutte le creature, da compiacersi in Lei sola con un atto di esclusiva benevolenza».


 

«Era certo sommamente opportuno che una Madre degna di tanto onore rilucesse perennemente adorna degli splendori della più perfetta santità e, completamente immune anche dalla stessa macchia del peccato originale, riportasse il pieno trionfo sull’antico serpente».


DEPOSITO DELLA FEDE E ORIGINI DEL CULTO


«La Chiesa Cattolica che – da sempre ammaestrata dallo Spirito Santo – è il basilare fondamento della verità, considerando come dottrina rivelata da Dio, compresa nel deposito della celeste Rivelazione, questa innocenza originale dell’augusta Vergine unitamente alla sua mirabile santità, in perfetta armonia con l’eccelsa dignità di Madre di Dio, non ha mai cessato di presentarla, proporla e sostenerla con molteplici argomentazioni e con atti solenni sempre più frequenti. Proprio la Chiesa, non avendo esitato a proporre la Concezione della stessa Vergine al pubblico culto e alla venerazione dei fedeli, ha offerto un’inequivocabile conferma che questa dottrina, presente fin dai tempi più antichi, era intimamente radicata nel cuore dei fedeli e veniva mirabilmente diffusa dall’impegno e dallo zelo dei Vescovi nel mondo cattolico».


«Per questo essa era solita inserire negli uffici ecclesiastici e nella sacra Liturgia, riferendole anche alle origini della Vergine, le stesse identiche parole impiegate dalla Sacra Scrittura per parlare della Sapienza increata e per descriverne le origini eterne, perché entrambe erano state preordinate nell’unico e identico decreto dell’Incarnazione della Divina Sapienza».


L’ECCEZIONE DEL CONCILIO DI TRENTO


«A tutto ciò si aggiunge il fatto, decisamente assai rilevante e del massimo peso, che lo stesso Concilio di Trento, quando promulgò il decreto dogmatico sul peccato originale, nel quale, sulla scorta delle testimonianze della Sacra Scrittura, dei Santi Padri e dei più autorevoli Concili, stabilì e definì che tutti gli uomini nascono affetti dal peccato originale, dichiarò tuttavia solennemente che non era sua intenzione comprendere in quel decreto, e nell’ambito di una definizione così generale, la Beata e Immacolata Vergine Maria Madre di Dio».


LE PAROLE DEGLI ANTICHI PADRI VERSO LA VERGINE


«Per descrivere debitamente quest’insieme di doni celesti e l’innocenza originale della Vergine dalla quale è nato Gesù, i Padri ricorsero alle parole dei Profeti ed esaltarono questa divina, santa Vergine, come una pura colomba, come una Santa Gerusalemme, come un eccelso trono di Dio, come un’arca della santificazione, come la casa che l’eterna Sapienza si è edificata, come quella Regina straordinaria che, ricolma di delizie e appoggiata al suo Diletto, uscì dalla bocca dell’Altissimo assolutamente perfetta e bella, carissima a Dio e mai contaminata da alcuna macchia di peccato». […]


«Proprio questa dottrina era a tal punto radicata nella mente e nell’animo degli antenati, che divenne abituale l’uso di uno speciale e straordinario linguaggio. Lo impiegarono spessissimo per chiamare la Madre di Dio Immacolata, del tutto Immacolata; innocente, anzi innocentissima; illibata nel modo più eccelso; santa e assolutamente estranea al peccato; tutta pura, tutta intemerata, anzi l’esemplare della purezza e dell’innocenza; più bella della bellezza; più leggiadra della grazia; più santa della santità; la sola santa, purissima nell’anima e nel corpo, che si spinse oltre la purezza e la verginità; la sola che diventò, senza riserve, la dimora di tutte le grazie dello Spirito Santo, e che si innalzò al di sopra di tutti, con l’eccezione di Dio: per natura, più bella, più graziosa e più santa degli stessi Cherubini e Serafini e di tutte le schiere degli Angeli. Nessun linguaggio, né del cielo né della terra, può bastare per tesserne le lodi».


LA SOLENNE DEFINIZIONE DEL DOGMA


«Perciò, dopo aver presentato senza interruzione, nell’umiltà e nel digiuno, le Nostre personali preghiere e quelle pubbliche della Chiesa, a Dio Padre per mezzo del suo Figlio, perché si degnasse di dirigere e di confermare la Nostra mente con la virtù dello Spirito Santo; dopo aver implorato l’assistenza dell’intera Corte celeste e dopo aver invocato con gemiti lo Spirito Paraclito; per sua divina ispirazione, ad onore della santa e indivisibile Trinità, a decoro e ornamento della Vergine Madre di Dio, ad esaltazione della Fede cattolica e ad incremento della Religione cristiana, con l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli» (fonte).


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