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DOSSIER IN RISPOSTA ALLE OBIEZIONI SU PAPA FRANCESCO

Last Update: 7/17/2019 5:48 PM
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2/6/2017 1:49 PM
 
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Ordine di Malta,
si scopre che Francesco vuole tutelarlo dalla massoneria

cavalieri ordine di maltaPer diverse settimane ci è stato raccontato che il “commissariamento” dell’Ordine di Malta da parte del Vaticano era un attacco al card. Raymond Burke. Oggi invece, gli stessi, ci dicono l’opposto: Bergoglio voleva evitare l’appartenenza dei membri alla massoneria e fermare i responsabili del comportamento contrario all’etica cattolica.

Lo afferma Riccardo Cascioli, direttore de La Nuova Bussola Quotidiana, sostenendo di aver potuto leggere ciò che Francesco ha scritto il 1 dicembre 2016 -dopo averlo incontrato personalmente- al patrono dell’Ordine di Malta, il card. Burke (che è anche uno dei firmatari dei Dubia verso l’esortazione apostolica Amoris Laetitia). Nella lettera Francesco invita Burke alla vigilanza sugli interessi spirituali dei membri, spiegando che «si dovrà evitare che nell’Ordine si introducano manifestazioni di spirito mondano, come pure appartenenze ad associazioni, movimenti e organizzazioni contrari alla fede cattolica o di stampo relativista». Il riferimento, scrive Cascioli, è all’infiltrazione della massoneria«Qualora ciò dovesse verificarsi», ha proseguito il Papa, «si inviteranno i Cavalieri che eventualmente fossero membri di tali associazioni, movimenti ed organizzazioni a ritirare la loro adesione, essendo essa incompatibile con la fede cattolica e l’appartenenza all’Ordine».

Inoltre, per quanto riguarda la diffusione di contraccettivi nei paesi poveri, il Papa ha scritto: «Andrà inoltre particolarmente curato che nelle iniziative e opere assistenziali dell’Ordine non vengano impiegati e diffusi metodi e mezzi contrari alla legge morale. Se in passato è sorto qualche problema in questo ambito, mi auguro che possa essere completamente risolto. Mi dispiacerebbe sinceramente, infatti, se alcuni alti Ufficiali – come Lei stesso mi ha riferito – pur sapendo di queste prassi, concernenti soprattutto la distribuzione di contraccettivi di qualsiasi tipo, non siano finora intervenuti per porvi fine». L’intento iniziale di Francesco non era quello di dimissionare, ma invitava Burke a seguire «il principio paolino di “operare la verità nella carità” (Ef 4, 15)», così da poter «entrare in dialogo con loro ed ottenere le necessarie rettifiche».

Tuttavia le cose non sembrano andate come auspicava il Pontefice, il quale poche settimane fa ha accettato (o indotto, come qualcuno scrive) le dimissioni del Gran Maestro, Matthew Festing, e l’Ordine di Malta è stato commissariato. Cascioli ritiene tuttavia che vi sia qualcosa che non torna: Festing sarebbe proprio colui che ha contrastato uno dei responsabili della deriva non cattolica dell’Ordine, ovvero Albrecht Boeselager. Perciò, Cascioli scrive: «leggendo le chiare indicazioni di papa Francesco, non ci si può non stupire che il risultato finale sia che il responsabile oggettivo dei progetti condannati dal Papa sia oggi stato riabilitato e risulti il vincitore mentre coloro che hanno cercato di seguire le indicazioni del Papa sono stati silurati, umiliati e sottoposti alla gogna mediatica».

Ma quest’ultima è una ennesima ricostruzione personale del direttore de La Nuova Bussola Quotidianarespinta dal diretto interessato. E’ attendibile? Oppure verrà a sua volta smentita tra qualche giorno? In fondo, dobbiamo far notare che Cascioli è lo stesso che il 26 gennaio informava i suoi lettori che l’intervento di Papa Francesco aveva come «obiettivo la testa del cardinale Raymond L. Burke», mentre il 29 gennaio scriveva che si è trattato di un «vero e proprio golpe», arrivando ad ironizzare sul «riferimento al “rinnovamento spirituale dell’Ordine” che richiede l’invio di un Delegato del Papa». Oggi lo stesso giornalista ha dovuto correggere il tiro, riconoscendo non solo che l’esigenza di questo rinnovamento spirituale (la vigilanza dalla massoneria e dalla deriva etica non cattolica) era la vera preoccupazione di Francesco, ma che l’intervento fin dall’origine non intendeva colpire il card. Burke. La cosa invece era stata data talmente assodata che per Antonio Socci«Bergoglio ormai da quattro anni sembra voler stravolgere ogni cosa che sia cattolica e che sia fedele a 2000 anni di magistero». L’adesione alla massoneria e ai contraccettivi di alcuni membri dell’Ordne di Malta sarebbe dunque cattolica e fedele al magistero per il noto giornalista di Libero? Ci auguriamo che prenda atto dell’errore.

Purtroppo dobbiamo tornare al solito punto, sul quale ci sembra opportuno insistere. La confusione, da chi è realmente generata? Dal Papa oppure da alcuni giornalisti che -seppur in buona fede-, costruiscono preventivamente alcuni catastrofici e allarmanti scenari che loro stessi poi arrivano a smentire, generando nel frattempo diatribe, disagio e caos nei lettori? Questa vicenda mostra che occorre più prudenza prima di voler spiegare a tutti i costi “come stanno le cose”, sopratutto se si parla delle intenzioni del Pontefice e di quello che accade realmente nelle complesse e stratificate reti diplomatiche del Vaticano.


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3/15/2017 6:53 PM
 
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Il complotto sulle dimissioni di Ratzinger
offende la sua dignità

mons. negri benedetto xviDopo la colossale bufala del conclave invalido, dopo il catastrofismo apocalittico tramite la diffusione di false profezie, dopo aver accusato Papa Francesco di qualunque cosa, dalla secolarizzazione occidentale all’ignoranza dei cattolici italiani verso i brani evangelici, il mondo tradizionalista ha trovato un nuovo passatempo.

Sorprende che ad animare i catto-complottisti sia stato questa volta un prelato stimato come mons. Luigi Negri, un’uscita affidata ad un piccolo giornale online locale, Rimini 2.0. Ha abbracciato la teoria del complotto dietro le dimissioni di Benedetto XVI«Ho poca conoscenza – per fortuna – dei fatti della Curia romana», ha dichiarato, «ma sono certo che un giorno emergeranno gravi responsabilità dentro e fuori il Vaticano. Benedetto XVI ha subito pressioni enormi. Non è un caso che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d’inchiesta per indagare se l’amministrazione di Barack Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto. Resta per ora un mistero gravissimo, ma sono certo che le responsabilità verranno fuori. Si avvicina la mia personale “fine del mondo” e la prima domanda che rivolgerò a San Pietro sarà proprio su questa vicenda».

Che mons. Negri sia poco informato della questione, quindi non direttamente colpevole, è evidente quando definisce “gruppi cattolici” coloro che hanno chiesto a Trump di indagare sulle presunte pressioni da parte di Obama. Si tratta in realtà del direttore e dell’editorialista della rivista The Renmant, due noti sedevacantisti vicini alla Fraternità San Pio X di Marcel Lefebvre, i loro nomi sono Michael Matt e Christopher A. Ferrara. Non riconoscono il Concilio Vaticano II, da anni sono definiti “eretici” dal mondo cattolico statunitense e sono stati socialmente scomunicati nel 2000 dal vescovo di Lincoln, Fabian W. Bruskewitz, che ha condiviso la presa di distanza da loro da parte della comunità cattolica americana, in particolare dal magazine The Wanderer che ha criticato la loro avversione verso Giovanni Paolo II, parlando di «traiettoria scismatica». La rivista The Remnant e il direttore sono stati anche inclusi dal Southern Poverty Law Center nella lista di “gruppi di odio” degli Stati Uniti, avendo promosso l’antisemitismo. Ferrara ha perfino negato l’Olocausto, ricevendo dure critiche da parte dei principali siti web cattolici statunitensi.

Se avesse saputo queste cose mons. Negri ci avrebbe pensato due volte prima di appoggiare l’iniziativa di due sedevacantisti antisemiti. Questo serve anche per capire chi siano i critici di Papa Francesco e coloro che hanno inventato il nuovo complotto contro Ratzinger. Si tratta infatti di un’offesa enorme alla dignità del Papa emerito, che viene descritto da questi gruppi come un fragile burattino, servile ed obbediente alle presunte pressioni dei gruppi di potere progressisti. Ratzinger ne esce come un uomo debole, privo di carisma e di consapevolezza del proprio ruolo, impaurito dal mondo, dalle minacce e quindi negatore del sostegno che il Vicario di Cristo riceve dallo Spirito Santo per far fronte alle proprie responsabilità.

Che il complotto tradizionalista colpisca e ferisca mortalmente la dignità di Papa Benedetto XVI lo ha dichiarato anche padre Federico Lombardi, che è stato il suo portavoce e principale collaboratore per tutti gli anni del pontificato, oggi presidente della Fondazione Ratzinger. Tali affermazioni hanno suscitato «interrogativi e – a mio avviso – inutile confusione. Osservo anzitutto che – per fortuna – Mons. Negri riconosce di conoscere poco i fatti, il che in parte permette di relativizzare le sue affermazioni, che tuttavia ci vengono presentate come una “certezza”. Io ho sempre pensato che Benedetto XVI sia un uomo che ha messo la verità al primo posto. Come si fa a contraddire così platealmente ciò che ha detto solennemente e poi ribadito? Mi pare una strana testimonianza di “amicizia” quella di Mons. Negri, che contraddice trionfalmente ciò che il suo amico dice. Nella sua perfetta lucidità, già quattro anni fa ne era del tutto consapevole, ed evidentemente ha pensato che questo sarebbe stato un problema per la comunità della Chiesa. Come dargli torto? Non mi pare proprio che sia necessario pensare a delle terribili pressioni d’oltreoceano. Possiamo tranquillamente pensare che la sua sia stata una decisione molto saggia e ragionevole, davanti a Dio e davanti agli uomini».

L’immediato intervento di padre Lombardi è stato sminuito da Antonio Socci il quale, in modo come sempre disonesto, lo ha definito un «membro dell’entourage bergogliano, portavoce di Bergoglio». Qualunque cattolico sa che padre Lombardi è stato scelto da Benedetto XVI per essere il suo portavoce durante il pontificato, ha poi continuato per altri tre anni il suo ruolo nella sala stampa vaticana dopo l’elezione di Francesco. Socci contrappone al ratzingeriano Lombardi l’intervento pro-complotto dell’economista Ettore Gotti Tedeschi, dimenticando di ricordare che lo stesso Benedetto XVI fu d’accordo e non si oppose al suo allontanamento dalla dirigenza dello Ior, come emerso dall’intervista al Papa emerito contenuta nel libro Ultime conversazioni (Garzanti 2016). Questo libro è il grande assente nelle ricostruzioni complottiste, pubblicato dal biografo ufficiale Peter Seewald -scelto dal Papa emerito come custode del suo testamento spirituale- che ha individuato la necessità di presentare «un Ratzinger diretto, senza le distorsioni dei media, soprattutto nel caso della sua rinuncia». Scritto, in accordo con Ratzinger, per smentire le «leggende e teorie su una presunta cospirazione. Era necessaria quindi la versione diretta del personaggio storico per mettere fine a storielle senza senso».

Nel libro, Benedetto XVI risponde ai complottisti: «Sono tutte assurdità. Nessuno ha cercato di ricattarmi. Non l’avrei nemmeno permesso. Se avessero provato a farlo non me ne sarei andato perché non bisogna lasciare quando si è sotto pressione. Sono convinto che non si sia trattato di una fuga, e sicuramente non di una rinuncia dovuta a pressioni esterne, che non esistevano. Non si è trattata di una ritirata sotto pressione o di una fuga per l’incapacità di farvi fronte. Alle richieste non ci si deve piegare. È per questo che nel mio discorso ho sottolineato che io agivo liberamente. Non si può andar via se si tratta di una fuga. Non bisogna cedere alle pressioni. Si può andar via solo se nessuno lo pretende, e nessuno nel mio caso lo ha preteso. Nessuno». Lo stesso ha ripetuto più volte il suo segretario personale mons. Georg Gänswein, con cui lo si vede oggi passeggiare nei giardini vaticani: «Benedetto ha preso la sua decisione in modo libero, senza alcuna pressione. Non fu una fuga. Era convinto che il pastore non deve mai fuggire da nulla, neanche dai lupi se li incontrasse. Questa è la chiave per la giusta comprensione della sua decisione. Non è fuggito, ha semplicemente e umilmente ammesso di non avere più la forza per reggere la Chiesa di Cristo».

Sostenere il complotto, dipingere il Papa emerito come un bugiardo davanti al mondo, un pavido che fugge dai lupi, un uomo privo di dignità personale che si piega ai poteri forti e alle pressioni americane è un’offesa intollerabile nei confronti di Benedetto XVI. Ecco forse il palesarsi del fumo di Satana entrato nella casa del Signore, denunciato dal coraggioso Paolo VI. Beatificato da Papa Francesco.

 

mons. negri benedetto xvi

 
AGGIORNAMENTO 15/03/17
Un nostro lettore ci ha segnalato una piccola rettifica di mons. Luigi Negriintervistato da La Fede Quotidiana. Alla domanda se ritiene realmente che dietro la rinuncia di Papa Ratzinger ci sarebbero pressioni di Obama”, l’arcivescovo ha risposto: «Io non ho mai detto questo e basta leggere il testo completo delle mie dichiarazioni. Ho solo preso lo spunto da recenti notizie di cronaca che arrivano dagli Usa, in particolare quanto pubblicato da Wikileaks e ho ricordato che su quell’episodio sarebbe opportuno verificare, cosa peraltro invocata da cattolici degli Stati Uniti». Si conferma dunque che mons. Negri non si è informato personalmente della vicenda e non ha ricevuto confidenze da parte di Benedetto XVI, ma ha preso spunto -come lui stesso dice- da notizie di cronaca.


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4/21/2017 5:00 PM
 
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Il card. Biffi: «Gesù si è fatto serpente». 


Qui si trova questa profonda riflessione del Santo Padre a commento del brano biblico sul serpente di Mosé: «Gesù si è “fatto serpente”, Gesù si “è fatto peccato” e ha preso su di sé le sporcizie tutte dell’umanità, le sporcizie tutte del peccato. E si è “fatto peccato”, si è fatto innalzare perché tutta la gente lo guardasse, la gente ferita dal peccato, noi. Questo è il mistero della croce e lo dice Paolo: “Si è fatto peccato” e ha preso l’apparenza del padre del peccato, del serpente astuto». Il Papa ha quindi chiesto memoria «di colui che si è fatto peccato, che si è fatto diavolo, serpente, per noi; si è abbassato fino ad annientarsi totalmente. Ognuno di noi oggi guardi il crocifisso, guardi questo Dio che si è fatto peccato perché noi non moriamo nei nostri peccati e risponda a queste domande che io vi ho suggerito».

Eppure il compianto arcivescovo di Bologna, Giacomo Biffi, molto amato suo malgrado dai tradizionalisti, pronunciò parole molto simili a quelle di Francesco commentando lo stesso brano biblico, senza mai ricevere lo stesso trattamento che oggi subisce il Papa. Il 17 settembre 2000 il card. Biffi disse infatti: «Dice la Sacra Scrittura: “quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame restava in vita” (Nm 21,9). Ebbene, dice Gesù, quel serpente sono io: quel serpente è la figura anticipata di quanto sarebbe avvenuto sul Golgota». Se Francesco è stato definito «gnostico» da Socci, perché Biffi rimane impunito?

D’altra parte, è San Paolo prima di tutti che afferma nella Scrittura: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» (2 Cor. 5,18-21). Nella lettera ai Galati definisce Gesù addirittura una “maledizione”: «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi» (Gal 3,13). Dio fece Gesù peccato? Cristo divenuto maledizione? I farisei odierni avrebbero ributtato il povero Paolo di Tarso giù da cavallo una seconda volta.

Oltretutto già un anno fa Papa Francesco citò le stesse parole di Paolo, spiegandole con le stesse espressioni usate oggi: «San Paolo dice che Gesù svuotò se stesso, umiliò se stesso, si annientò per salvarci. È più forte ancora: “Si è fatto peccato”. Usando questo simbolo si è fatto serpente. Questo è il messaggio profetico di queste Letture di oggi. Il Figlio dell’uomo, che come un serpente, “fatto peccato”, viene innalzato per salvarci». Anche il teologo padre Angelo Bellonconferma«Dio ha trattato Gesù Cristo come se fosse stato il più grande peccatore di questo mondo. Anzi come se avesse compiuto tutti i peccati degli uomini». Un diavolo, per l’appunto, o serpente, come ricordato dal card. Biffi. Sono ossimori usati da sempre per far percepire la sproporzione di un Dio che non si vergogna di immergersi nella limitatezza umana e, grazie a questo invischiarsi nei peccati dell’uomo, salva l’uomo dagli stessi. Per sempre.

Non c’è mai stato un Papa che ha bestemmiato, ha scritto il giornalista toscano. Gli ha risposto il vaticanista Andrea Tornielli, ricordando che anche Giovanni Paolo II sottolineò lo stesso paradosso: «L’analogia colpisce ancora di più»commentò Wojtyla, «se consideriamo che la salvezza della morte fisica, provocata dal veleno dei serpenti nel deserto, avviene attraverso un serpente. La salvezza dalla morte spirituale – la morte che è il peccato e che fu causata dall’uomo – avviene attraverso un Uomo, attraverso, il Figlio dell’uomo “innalzato” sulla croce».

Quindi non lasciamoci confondere le idee quando qualcuno si scandalizza e grida allo scandalo se sente dire dal Papa delle parole che hanno un loro significato teologico, pensando e facendo pensare che invece siano blasfeme.

AGGIORNAMENTO 11/04/17
Su Aleteia.itGiovanni Marcotullio ha ben affrontato la questione dal punto di vista teologico, spiegando perché le critiche a Francesco sono pretestuose e sterili, seppur possano servire per approfondimenti fruttuosi.


7/17/2019 5:48 PM
 
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Papa Francesco ha punito delle suore perché pregavano troppo ??













Da qualche giorno circola sul web la notizia che papa Francesco avrebbe punito le Piccole Sorelle di Maria Madre del Redentore, una congregazione religiosa francese, ordinando di chiudere l’ordine di suore. Il Vaticano accusa le suore, secondo alcune testate online, di vivere “una spiritualità considerata troppo classica, cioè: amore di adorazione all’Eucarestia, preghiera fervente d’intercessione e filiale devozione a Maria”. La notizia ha avuto eco tra i detrattori di papa Francesco, rigorosamente all’interno del mondo della comunicazione cattolico.

Grazie a Giovanni Marcotullio analizziamo per quale motivo non è vero che papa Francesco ha punito delle suore perché pregavano troppo o per la loro spiritualità “classica”.

Una storia che precede papa Francesco

La vicenda di cui si parla in questi giorni trova le sue origini ben al di fuori del pontificato di papa Francesco e soprattutto al di fuori della gestione diretta di un qualsiasi pontefice: come riporta la stessa Bussola Quotidianagià nel 2000 sei suore avevano abbandonato la congregazione a seguito dell’elezione della nuova superiora. Considerando che questa piccola congregazione ha oggi meno di cinquanta membri, si parla di un numero considerevole.

Nel 2010, dopo una visita del vescovo di Laval, i responsabili della congregazione sono stati allertati su questioni concernenti l’esercizio dell’autorità e la libertà delle persone in seno alla congregazione stessa. Mons. Scherrer, vescovo di Laval, in forza del suo ruolo era l’autorità superiore rispetto alle questioni di governo della congregazione religiosa.

Nel 2016 il vescovo ha disposto un’ulteriore visita ad opera di persone esterne, che hanno confermato gli stessi problemi di sei anni prima.

I beni della congregazione non sono della Chiesa

Secondo alcuni opinionisti le tensioni tra il vescovo e la congregazione sarebbero motivate, tra le altre cose, da una mira del primo nei confronti degli EHPAD gestiti dalle suore, case di accoglienza per anziani attrezzate e qualificate per accudire ospiti non autosufficienti. Ma questa accusa, oltre a non essere documentata, non ha delle basi teoriche che la convalidino: infatti secondo l’ordinamento francese i beni della congregazione, in caso di scioglimento della stessa vengono ridistribuiti sotto la responsabilità del Consiglio di Stato a delle associazioni omogenee. Dunque non a una diocesi, che dal 2017 non esercita nemmeno più il controllo della congregazione di religiose, passato alla Congregazione Romana per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Ecco perché le suore hanno abbandonato l’ordine

Se papa Francesco non ha punito delle suore perché pregavano troppo, per quale motivo 29 su 35 delle Piccole Sorelle di Maria Madre del Redentore si sono dimesse? In un primo momento alcune “Piccole Sorelle” hanno rifiutato il commissariamento imposto dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata nel 2017. Dopo la visita di un commissario alle loro strutture, nel 2018 le suore hanno dato vita a un capitolo autonomo, una riunione per eleggere una nuova superiora, che ovviamente non ha nessuna validità canonica.
Per finire la maggior parte di loro hanno richiesto alla Santa Sede di essere sollevate dai loro voti.  Dopo diverse proposte di mediazione, il Vaticano ha accettatto le dimissioni delle suore, perché non può costringere nessun religioso a vivere contro la propria libertà i consigli evangelici.

Le suore hanno chiesto di essere dimesse

Ricapitolando questa situazione che può sembrare per addetti ai lavori del mondo cattolico: da ben prima di papa Francesco questa famiglia di suore francesi aveva degli attriti con il loro vescovo, diretto superiore della congregazione; vescovo che non può vantare nessuna pretesa economicadall’eventuale scioglimento della congregazione; una volta passato il governo della congregazione al Vaticano, sono le suore stesse che hanno chiesto alla Santa Sede di essere sollevate dai loro voti.


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