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I cosiddetti "FRATELLI DI GESU' "

Last Update: 1/6/2021 6:22 PM
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1/11/2014 5:37 PM
 
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Da sempre la Chiesa Cattolica ha sostenuto la verginità di Maria come un fatto acclarato. Lo ha sostenuto con tanta forza da trasformarlo addirittura in dogma. Prima di condannare questo atteggiamento, chiediamoci innanzitutto il perchè si è sentita questa necessità. Coloro che si oppongono al dogma sostengono che è stato fatto per dare a Maria una maggior importanza. Ma è una risposta non accettabile, in quanto il semplice fatto di essere stata la madre di Dio , di per sè è già sufficiente a dare a Maria un’importanza tale da non aver bisogno di altre sovrastrutture. Allora non resta che un’altra spiegazione: la Chiesa sostiene questo dogma perchè è vero e, per quanto possa sembrare di scarsa importanza nell’ economia della salvezza, la Chiesa, che è custode della Verità, è tenuta a difenderlo anche a costo di andare incontro alle ironie e alle critiche dei suoi detrattori.

Innanzitutto vi sono alcuni elementi nel Nuovo Testamento che ci portano a comprendere chi sono alcuni di coloro che vengono chiamati "fratelli di Gesù".

In Gal.1,19 Paolo dice : degli apostoli non vidi nessun altro se non Giacomo, fratello del Signore.
In Mt 10,3 vengono menzionati due apostoli che hanno nome GIACOMO. Il primo, è figlio di Zebedeo, e fratello di Giovanni: il secondo è figlio di Alfeo. Nessuno dei due però sono figli di Giuseppe e Maria e quindi non possono essere ritenuti fratelli consanguinei di Gesù.
Nella lettera di Giuda 1,1 L'apostolo Giuda dice di essere fratello di Giacomo.
Se vi fosse consanguineità tra Giuda, Giacomo e Gesù, Giuda avrebbe potuto dire di essere il fratello del Signore, ma non lo fa, perchè evidentemente non lo era.
Dunque i termini "fratello del Signore", "fratelli di Gesù" usato nei Vangeli non ci permette di stabilire i gradi di parentela ma, fatti i dovuti raffronti sopra citati, possiamo concludere che, almeno Giacomo e Giuda, chiamati "fratelli" in Mt 13,55 non sono fratelli "carnali" ma forse al massimo fratelli "cugini", come si suol dire ancora oggi in alcune regioni italiane.





Solitamente questi detrattori usano alcune argomentazioni per negare il dogma.

Vediamole una per una.
[Edited by Credente. 6/20/2016 11:53 PM]
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1/11/2014 5:38 PM
 
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PRIMA CRITICA:


Gesù aveva molti fratelli e sorelle. Ad esempio in Mc 6,3 si legge: "Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui tra noi?"


RISPOSTA


Già in questo passaggio possono venire dei sospetti sui presunti fratelli di Gesù. L’Evangelista scrive "il figlio di Maria" mentre, se Maria avesse avuto molti figli, avrebbe dovuto scrivere "uno dei figli di Maria".


Il passaggio successivo fa sorgere dubbi anche sulle sorelle. Quel "tra noi" dà l’idea di persone che abitano nello stesso paese, quindi membri di uno stesso clan o tribù, piuttosto che indicare un rapporto di fratellanza carnale.


SECONDA CRITICA


In Mc 3,31 si dice: "Giunsero sua madre e i suoi fratelli" quindi il riferimento è esplicito.


RISPOSTA


In realtà non è affatto esplicito. Solitamente nella Bibbia, quando si vuole sottolineare che qualcuno è fratello carnale, si aggiunge sempre "il figlio di sua madre". Ad esempio in Dt 13,7 si trova scritto "Qualora il tuo fratello, figlio di tuo padre o figlio di tua madre…" per noi è solo una ripetizione ma per gli ambienti semitici era l’unico modo per sottolineare che quella parola "fratello" stava ad indicare un fratello carnale e non un semplice parente. Un altro esempio, fra i tanti che si possono citare è tratto dal Salmo 50,20 "Ti siedi, parli contro tuo fratello, getti il fango contro il figlio di tua madre."

Nel N.T. troviamo un episodio illuminante:"Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli," Mt 20,20


Qui c’è una madre con i suoi figli che si avvicina a Gesù.


In Mt 12,46-50 ( ho scelto apposta lo stesso autore) c’è una scena simile ma il testo è diverso. Si dice infatti "Mentre egli parlava, sua madre e i suoi fratelli…" Perché non si dice "… sua madre con i suoi figli"? Perché questa costruzione della frase avrebbe tratto in inganno il lettore che, nel primo caso era stato avvertito che si trattava di figli naturali mentre nel secondo che si trattava solo di parenti.


TERZA CRITICA


di alcuni dei fratelli di Gesù conosciamo anche il nome Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda. Giacomo e Giuda sono anche gli autori delle rispettive epistole.


RISPOSTA:


Siamo sicuri che siano veramente i figli di Maria, la madre di Gesù?


Solitamente, nel linguaggio biblico, quando si vuole identificare in maniera certa un fratello carnale si dice che è figlio di sua madre.


Ad esempio in Giudici, 8,18 si legge: "Poi disse a Zebach e a Zalmunna: "Come erano gli uomini che avete uccisi al Tabor?". Quelli risposero: "Erano come te; ognuno di loro aveva l’aspetto di un figlio di re". Egli riprese: "Erano miei fratelli, figli di mia madre"


In questo caso Gedeone specifica che la parola fratelli significa proprio fratelli carnali e non semplicemente parenti e lo fa usando la ripetizione "figli di mia madre"


Nei Vangeli nessuno viene definito fratello di Gesù, figlio di sua madre ma semplicemente fratello.


Tornando ai nomi citati,cominciamo col dire che il vangelo di Matteo ci informa che tra le donne presenti sul Calvario c’era una Maria definita "madre di Giacomo e di Giuseppe." Ricordiamo che Giacomo e Giuseppe sono stati indicati, all'inizio di questo forum, come i fratelli carnali di Gesù.


Anche Marco, nel suo vangelo, conferma questa informazione e poi aggiunge che questa Maria, insieme a Maria di Magdala, osservò dove era stato portato il corpo di Gesù e, il giorno dopo, si recò alla tomba con gli unguenti per la sepoltura.


Nel vangelo di Giovanni apprendiamo che sotto la croce c’erano Maria, la madre di Gesù, la sorella di lei, Maria di Cleopa ( o Cleofa) e Maria di Magdala. (Cfr Gv 19,25)


Ricapitolando: sotto la croce ci sono tre donne di nome Maria. Una è la madre di Gesù, un’altra è Maria di Magdala e la terza è Maria madre di Giacomo e Giuseppe.


Quindi, dal confronto di questi versetti si capisce chiaramente che Giuseppe e Giacomo sono i figli di quella Maria citata sempre insieme a Maria di Magdala e non di Maria la madre di Gesù.


Eliminati due nomi, restano gli altri due: Giuda e Simone. La Bibbia non dice nulla della loro famiglia ma, il solo fatto che siano nominati insieme ai primi due fa ritenere che si tratti, anche in questo caso, di parenti di Gesù. Questa ipotesi è confermata da uno scrittore del secondo secolo, Egesippo, che ci dice che Giuda e Simone erano figli di Cleopa ( o Cleofa), fratello di San Giuseppe, sposo della "terza" Maria che era sul Calvario.


Una conferma biblica l’ abbiamo leggendo le lettere di Giacomo e di Giuda. Nessuno dei due, nella presentazione, afferma di essere fratello di Gesù ma entrambi si dichiarano "servi di Cristo". Addirittura Giuda si presenta soltanto come "fratello di Giacomo" pur sapendo che una fratellanza carnale con Gesù avrebbe dato sicuramente maggior autorità al suo scritto oltre ad identificarlo con maggior sicurezza.


Possiamo fare anche un’altra considerazione. Giovanni, nel suo Vangelo, ci dice che Gesù morente affidò Sua madre ad un discepolo.


Al di là del significato teologico, un gesto di questo genere è comprensibile solo se si ammette che Gesù era figlio unicoSe Maria avesse avuto altri fìgli, quattro maschi e un imprecisato numero di figlie, quel gesto di Gesù sarebbe stato offensivo o almeno poco riguardoso.


QUARTA CRITICA:


Gesù è il primogenito, quindi questo vuol dire che dopo di Lui ci furono altri figli.


RISPOSTA


Questo è un ragionamento valido ai giorni nostri, ma non lo era ai tempi di Gesù. Nell’ ambiente ebraico il termine "primogenito" aveva un valore legale e tecnico in quanto era il rappresentante della famiglia e, secondo quanto dice Dt 21,17, era la "primizia del vigore paterno". Che la primogenitura non fosse semplicemente un ordine di nascita è testimoniato anche dall’ episodio di Esaù che vendette la sua primogenitura per un piatto di lenticchie.

Sempre Gesù viene definito "il primogenito della creazione" (Col 1,15). E’ ovvio che con questo titolo si vuole esaltare la Sua regalità mentre per i protestanti dovrebbe significare che, dopo di Lui, altri vennero generati.


Che il termine "primogenito" potesse anche essere dato all’unico figlio nato, ci viene anche confermato dall’ archeologia. Nel 1922 in Egitto è stata scoperta una necropoli giudaica di Tell el Yehudieh. In questa necropoli è stata trovata una tomba che reca questa iscrizione: "Ma la sorte, nei dolori del parto del mio figlio primogenito, mi condusse al termine della vita." Quindi in quella tomba era stata sepolta una donna morta mettendo alla luce il suo ( ovviamente) unico figlio che però viene definito "primogenito" E’ ragionevole pensare che successivamente quella donna non abbia avuto altri figli. La data dell’ iscrizione corrisponde al 28 gennaio del 5 a.C. quindi quella donna era contemporanea di Gesù. Questo ci dimostra che il valore del termine "primogenito" che il marito di quella donna sfortunata aveva attribuito al suo unico figlio e ugualmente applicato da Luca nei confronti di Gesù, era quello usuale presso gli Ebrei dell’ epoca.


QUINTA CRITICA


In Mt 1,25 si dice che Giuseppe non "conobbe" Maria finchè non ebbe partorito Gesù. Questo però indica che, dopo la nascita di Gesù, ebbe con lei dei normali rapporti sessuali.


RISPOSTA


Nella Bibbia ci sono molti esempi che ci dicono che "finchè" ( in greco "eos") vuole semplicemente indicare ciò che avvenne fino a quel momento senza però dire nulla del dopo. Per esempio in 2 Sam 6,23 si dice che Micol, moglie di Davide, non ebbe figli finchè morì. Domandiamoci quanti figli ebbe dopo la sua morte..


Anche nel N.T. ci sono casi del genere. Anche se nelle traduzioni moderne non si nota ( la Bibbia di Gerusalemme traduce questo versetto in questo modo: "era poi rimasta vedova e ora aveva 84 anni"), in Lc 2,37 si dice che la profetessa Anna rimase vedova finchè non ebbe 84 anni.


( in greco: kai "e" autè "lei" kerà "vedova" eòs "finchè" eton "anni" ogdoèkonta "ottanta" tessaron "quattro". Il verbo in questa frase viene sottointeso).


Tornando a Mt 1,25, la parola "finchè" non ha nulla a che fare con il periodo di tempo successivo alla nascita di Gesù ma si riferisce solo al tempo precedente. Quindi l’Evangelista nel versetto indicato ha voluto solo comunicarci l’evento straordinario della nascita verginale del Salvatore.


SESTA CRITICA


nei primi secoli, era talmente pacifico che Gesù avesse dei fratelli, che nessuno si sognava minimamente di pensare a eventuali cugini quando leggevano in greco la parola "adelfos"


RISPOSTA


Nei primi secoli era talmente pacifico che Gesù non avesse avuto dei fratelli, che tutti pensavano a parenti o a cugini quando leggevano in greco la parola "adelfos". Fra coloro che hanno parlato della verginità perpetua di Maria possiamo citare in ordine sparso, San Girolamo, il traduttore della Bibbia in latino, Origene, S.Ilario, S.Epifanio, S.Atanasio, S.Ambrogio, vescovo di Milano, e S.Agostino.

SETTIMA CRITICA


In greco, per indicare i cugini, esiste la parola "anepsiòs" mentre per indicare i fratelli si usa la parola "adelfòs". Nei vangeli si parla esplicitamente di "adelfòi" che è il plurale di "adelfòs". Quindi si parla esplicitamente di fratelli.


RISPOSTA


Questa regola vale per il greco classico ma non per il greco biblico. Il termine ebraico "ah" significa sia "fratello" sia "parente" in genere e questo a causa della povertà del suo vocabolario mentre per indicare un parente lontano si usava il termine "anepsiòs". Già nella traduzione dei "Settanta" ogni volta che si incontrava il termine "ah" la traduzione era sempre "adelfòs". L’ esempio più usato è quello di Abramo che in Gn 13,8 definisce Lot suo fratello mentre in realtà è suo nipote. La stessa cosa è avvenuta anche nel N.T.


Inoltre il termine "adelfòs" assume anche altri significati:


In Gv 20,17 "fratelli" sono i discepoli


In Mt 25,40 i "fratelli" sono "tutti gli uomini"


In Mt 28,10 Gesù chiama "fratelli i suoi apostoli e discepoli.


OTTAVA CRITICA


Paolo chiama Giacomo "fratello del Signore" e Paolo conosceva bene la differenza fra "adelfòs" e "anepsiòs". Infatti in Col 4,10 chiama Marco il cugino ( anepsiòs) di Barnaba.


RISPOSTA


E’ proprio perché Paolo conosceva bene questa differenza che ha definito Barnaba come un parente lontano di Marco.Del resto in Fil 2,25 Paolo cita Epafrodito chiamandolo fratello (adelfòs) ma non risulta che Paolo avesse fratelli carnali con questo nome.


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10/2/2017 4:49 PM
 
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IN SINTESI

A sostegno della tesi secondo cui quelli definiti fratelli e sorelle non lo fossero realmente, ci sono i seguenti argomenti:

1) al pellegrinaggio pasquale a Gerusalemme (Lc. 2:41,52) partecipò anche Maria, benché in quanto donna in base alla legge mosaica, non ne avesse l'obbligo (Dt. 16:16).
Poiché ogni anno (Lc. 2:41) i genitori di Gesù andavano in pellegrinaggio a Gerusalemme, e ciò comportava come minimo un assenza da casa di almeno due settimane, se ne deduce che a quel tempo Maria non poteva aver lasciato a casa una piccola schiera di bambini;

2) mai nel Nuovo Testamento si fa parola di figli, o figlie, di Maria o di Giuseppe. Soltanto Gesù è chiamato il figlio di Giuseppe (Mt. 13:55) o di Maria (Mc. 6:3);

3) se Maria avesse avuto altri figli sarebbe quantomeno singolare che Gesù morente avesse affidato la madre al suo discepolo più caro (Gv. 19:26).
La spiegazione che Gesù non abbia pensato ai suoi fratelli - intesi come veri fratelli - a motivo della loro incredulità, è inverosimile perché poco tempo dopo, già dopo l'Ascensione, questi fanno parte dei credenti (At. 1:14);

4) i passi Mc. 15:40-47, Mc. 16:1, Lc. 24:10, Mt. 27:56-61 e Mt. 28,1 escludono che Marco e Matteo nella indicata Maria abbiano voluto riferirsi alla madre di Gesù.
Alla madre del Signore gli evangelisti non avrebbero attribuito certamente il secondo o il terzo posto dopo Maria di Magdala.
Si può dedurre che i due figli di quella non meglio identificata Maria (Giacomo e Joses = Giuseppe) siano le stesse persone indicate in Mc. 6:3 e Mt 13:55.
Anche se il problema continua ad essere alla base di accesi dibattiti di segno contrario, può conclusivamente osservarsi che qualunque possano essere le interpretazioni e le soluzioni proposte, esse non cessano di essere per il cristiano sterili e prive di reale importanza in quanto la figura di Gesù non risulta minimamente influenzata dalla sua particolare possibile situazione anagrafica.
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12/9/2018 10:31 AM
 
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Nel Vangelo vi è un altro caso in cui viene menzionato il termine "fratello" per indicare un familiare prossimo ma non esattamente fratello di sangue, in quanto nati da due distinte mogli di Erode il grande.

SI tratta del passo di Luca 3,1
Nell'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilène,

ed Erode tetrarca della Galilea;

Erode Antipa era un figlio di Erode il grande e di Maltace donna Samaritana. Alla morte di suo padre, successe alla quarta parte del regno, cioè alla Galilea ed alla Perea, sulle quali regnò per più di 40 anni, dal 750 al 791 U. C.

e Filippo, suo fratello,

Era questi un figlio di Erode il Grande e di Cleopatra donna di Gerusalemme. Egli è conosciuto sotto il nome di, Erode Filippo II e deve venire accuratamente distinto da suo fratello Filippo Erode I, figlio di Marianna, il quale fa diseredato da suo padre a motivo del tradimento della madre, ed a cui il fratello, Erode Antipa, tolse sua moglie Erodiada, Vedi nota Marco 6:14. Questo Tetrarca d'Iturea sposò la propria nipote, Salome, figlia di Filippo I e di Erodiada, alla domanda della quale Giovanni Battista ebbe mozzo il capo. A detta di Flavio, egli era un principe di carattere mansueto che si occupava molto del benessere dei suoi sudditi.

1/6/2021 6:22 PM
 
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Analisi a cura di Vito Sibilio

La questione dei fratelli di Gesù.

Abbiamo questi dati: Giacomo il Minore era detto figlio di Alfeo (v. 13). Tuttavia, in Mc 15, 40 si parla di una Maria, madre di Giacomo il Minore e di Joses. La stessa donna torna in Mt 27, 56 e Lc 24, 10. Sia Mc che Mt, tuttavia, avevano fatto i nomi dei due suddetti fratelli del Signore (Mc 6,3; Mt 13, 55). Cosicchè Maria è identificata come madre degli unici due Giacomo e Ioses già citati. Marco cita Ioses tre volte, senza mai cambiare la grafia (p. es. Iosef, come invece fa per Giuseppe d'Arimatea). Questo prova che lo Ioses di 6, 3 è lo stesso di 15, 40. Ciò identifica rigorosamente due fratelli del Signore (Giacomo il Minore e Ioses) con i figli di una Maria distinta dalla Madonna. Possiamo identificare Giacomo il Minore con Giacomo d'Alfeo? Questi è citato in tutti gli elenchi che i sinottici fanno degli apostoli. In Mt e in Mc l'elenco precede la prima menzione di Giacomo e di Ioses.

Anche in Mc è così. Stricto sensu, nulla identifica l'Apostolo col fratello del Signore. Tuttavia, latu sensu, considerando che la prima menzione di Giacomo è fatta col patronimico, sarebbe logico supporre che la successiva menzione sia sempre dello stesso, senza alcuna identificazione perchè ben nota a chi leggeva, in quanto l'autore sacro aveva già fornito la paternità nell'elenco degli apostoli. Viceversa parrebbe strano che gli Evangelisti citassero i fratelli di Gesù senza fornire alcuna indicazione sulla loro origine familiare, per poi darla all'improvviso alla fine dei loro scritti, fornendo il nome della madre di due di loro. Comunque sia, se Mt e Mc non hanno dato il nome del padre dei fratelli di Gesù, lo hanno fatto o perchè il pubblico lo conosceva, o perchè l'avevano già fatto nell'elenco dei XII. Nel primo caso c'è dipendenza dalla tradizione orale, nel secondo coerenza interna. Se però Mt e Mc supponevano di aver già dato il patronimico dei fratelli di Gesù nell'elenco dei XII, ne conseguono due cose: la prima è che Alfeo fosse il padre di tutti i fratelli di Gesù, la seconda che sin dalla prima menzione di Giacomo essi diedero per scontato che la parentela tra lui e Gesù fosse nota ai lettori; la seconda che sin dalla prima menzione di Giacomo di Alfeo essi dessero per scontato che la sua parentela con Gesù fosse nota al pubblico. Ciò appare piuttosto nebuloso, e la discussione è aperta.

Tuttavia non è necessario che, quand'anche Giacomo di Alfeo fosse fratello di Gesù, anche gli altri fratelli del Signore fossero figli di Alfeo. Un solo dato emerge chiaro: è possibile che Giacomo di Alfeo sia Giacomo figlio di Maria, perché il primo sintagma serve ad identificare il figlio, il secondo la madre. In Luca, poi, noi abbiamo l'espressione "Maria di Giacomo", adoperata anche in Mt e Mc. Ora, a meno che l'evangelista non rimandasse alla traduzione degli altri Vangeli, l'unico Giacomo che aveva indicato nel suo racconto e che quindi poteva essere figlio di Maria era l'apostolo, indicato come figlio di Alfeo. In ogni caso, quand'anche rimandasse alla tradizione degli altri evangelisti, nulla osterebbe all'identificazione. Se dunque nulla osta, noi diremo che è assai presumibile che Giacomo di Alfeo e Giacomo fratello del Signore siano la stessa persona, come suggerisce la tradizione paolina, che infatti espressamente dice (Gal 1, 19): Degli apostoli non ho visto nessun altro eccetto Giacomo il fratello del Signore. Giacomo di Alfeo è dunque il fratello del Signore. Luca ha citato Maria di Giacomo identificandola con l'Apostolo, Mt e Mc hanno citato Maria di Giacomo e di Ioses, avendo già già indicato il padre di entrambi menzionando Giacomo come figlio di Alfeo nell'elenco dei XII. Possiamo a questo punto dire che Giuda di Giacomo, citato nell'elenco apostolico degli At, è suo fratello, o dobbiamo ritenere che sia un patronimico? Cosa possiamo dire in proposito? Mc e Mt lo chiamano Taddeo, e non lo ricordano se non subito dopo Giacomo di Alfeo, come se tra i due ci fosse un rapporto (anche se in altri casi, come Giacomo il Maggiore e Giovanni, tale rapporto è menzionato esplicitamente). In Lc lo si chiama pure Giuda di Giacomo. Nella lettera che porta il suo nome egli si firma Giuda fratello di Giacomo - evidentemente di Alfeo.

Ora, ha senso che Giuda, fratello di Gesù, si firmasse fratello di Giacomo? In effetti, se Giacomo è fratello di Gesù, lo dovrebbe essere - ai fini del riconoscimento - pure Giuda. Ma siccome l'unico Giacomo conosciuto di cui Giuda potesse essere fratello è proprio quello di Alfeo, allora bisogna ammettere che Giuda stesso preferisse firmarsi così piuttosto che "fratello di Gesù". Può darsi che questo dipenda da un uso consuetudinario della comunità cristiana e del collegio apostolico, preesistente agli stessi vangeli. In questa prospettiva, Giacomo è il "fratello" più importante, perché nella triade maggiore degli apostoli, e gli altri sono fratelli suoi più che di Gesù, a cui furono meno vicini. D'altro canto, Giuda non è mai detto "figlio di Maria", anche perché citato secondariamente nell'elenco dei presunti figli della donna. Dico presunti, perché lo storico Egesippo (II secolo) ci dice che Simone, altro "fratello" di Gesù, era figlio di Cleofa, fratello di San Giuseppe, e sposato con un'altra Maria. Ora, nell'elenco di Mc, Giuda è terzo dopo Giacomo e Ioses, seguito da Simone, per cui potremmo credere che i primi tre avessero tutti lo stesso padre (Alfeo), tranne l'ultimo; ma in Mt Giuda è quarto, dopo Simone, per cui potrebbe benissimo non essere figlio di Alfeo. A questo punto, nulla vieterebbe di sdoppiare il Giuda apostolo "di Giacomo", da intendersi persino come patronimico, dal Giuda "fratello di Giacomo" e quindi di Gesù.

Questo sdoppiamento sarebbe in linea con l'espressione "e i fratelli di lui" riferito ai fratelli di Cristo in aggiunta agli apostoli (At 1, 14), per cui essi non sarebbero tra i XII. Ma attenzione: questi fratelli non sono, come abbiamo visto, figli né di Giuseppe - come qualche storico antico credeva - né tantomeno di Maria madre di Cristo. Hanno un padre - Alfeo o Cleofa - e una madre - due Marie - che evidentemente sono parenti di Giuseppe - fratelli - o anche di Maria - Gv allude alla sorella di lei nel racconto della Passione, che potrebbe essere Maria di Giacomo, ossia la moglie di Alfeo - per cui il termine fratello è un aramaismo, comprensibile in Lc per la patina semitizzante dei primi capitoli degli At, e anche negli altri autori evangelici, ebrei di nascita. Essi - e Lc in particolare - conoscono il termine greco per cugino, ma adoperano adelfòs (fratello) perché condizionati dagli epiteti della Chiesa giudeo-cristiana. Epiteti tanto più vincolanti, se consideriamo il ruolo di primo piano dei parenti di Cristo nella comunità primordiale. A questi si riferisce At 1, 14 aggiungendoli agli apostoli. In questo senso va letto anche "Giuda fratello di Giacomo": erano cugini, perché avevano padri diversi, ma il termine semitico rimane quello. E i ruoli nella Chiesa condizionano gli identificativi: Giacomo è il più importante dopo la morte di Gesù e la sua resurrezione, e s'identifica o col patronimico o con la fraternità col fondatore. Gli altri invece contano meno, e sono identificati in relazione a lui (Giuda) o con altre apposizioni (Simone lo Zelota). A questo punto, possiamo dire che Giuda di Giacomo è Giuda fratello di Giacomo sono la stessa persona.


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