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COSA E' LA VITA ?

Last Update: 10/5/2013 11:40 AM
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10/5/2013 11:40 AM
 
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15. La vita realizza lavoro intuitivo (funzionale), non solo la definizione fisica di lavoro

La definizione di “lavoro” data dalla fisica non ha mai reso giustizia al significato intuitivo di “lavoro”.
Il senso ordinario di “lavoro” presuppone l’espletamento di una qualche funzione formale richiesta, o il soddisfacimento di qualche necessità percepita come utile. La naturalizzazione (materializzazione; fisicalizzazione) della scienza, nel tentativo di evitare la superstizione e il “vitalismo”, ha promosso concetti di lavoro nel campo della fisica che sono svuotati di scopo, di funzionalità formale e di utilità. In fisica, il “lavoro” di solito si riduce a niente più che trasferimento di calore. I trasferimenti di calore si verificano ogni giorno nelle interazioni fisico-chimiche; e spesso non hanno nulla a che fare con l’utilità o con la vita.

Ogni cellula vivente è incredibilmente organizzata e orientata al compimento di lavoro utile. Un organismo vivente dà valore e persegue l’obiettivo del mantenimento in vita, del vantaggio individuale e della riproduzione. Il raggiungimento di questi scopi, tuttavia, richiede la ricerca attiva di migliaia di obiettivi formali subordinati. La cellula deve svolgere una grande varietà di operazioni molecolari, operazioni che avevano già definito il concetto di “lavoro utile” ben prima che l’Homo sapiens arrivasse sulla scena per osservarlo e rifletterci sopra.

Il metabolismo è il conglomerato più altamente integrato e olistico di funzioni formali organizzate noto alla scienza. Come ha fatto la vita a diventare così organizzata e finalizzata a partire da un ambiente prebiotico inanimato cui non poteva importare di meno della funzionalità o del lavoro utile? Il caso e la necessità non possono perseguire la funzionalità, per non parlare di un simile straordinario grado di lavoro cooperativo.

La risposta sta nel fatto che la vita è programmata formalmente per perseguire e svolgere tali funzioni. Non è solo ciecamente vincolata da un indifferente determinismo fisico-dinamico di causa-effetto. È pilotata verso l’utilità necessaria e formalmente controllata con il chiaro intento di rimanere in vita e riprodursi. Solo un imperativo filosofico puramente materialista ci impedisce di riconoscere questo fatto ovvio.

Il “lavoro utile” non banale è sempre associato con la vita. La vita è l’unico produttore noto di lavoro utile. In maniera molto più importante, tuttavia, a livello molecolare la vita stessa dipende da lavoro utile ancor più sofisticato. Essa impiega magnifiche macchine molecolari e il nano-calcolo per raggiungere i suoi obiettivi formali [108]. La vita non può essere viva o rimanere viva senza compiere del lavoro pratico. La vita è fondamentalmente formale, e solo secondariamente fisica. I “fatti della vita” oggettivi forniscono la prova della realtà e validità del principio formalismo > fisicità (Formalism > Physicality, F > P) [84].

Il principio F > P afferma che “il formalismo non solo descrive, ma precedeva, forniva le istruzioni, organizzava, e continua a governare e predire la realtà fisica”. Il principio F > P è un assioma che stabilisce il primato ontologico del formalismo nell’ambito di una presunta realtà oggettiva che trascende sia l’epistemologia umana – la nostra percezione della realtà fisica – sia la realtà fisica stessa. Il principio F > P va a braccetto con la legge dell’incompletezza fisico-dinamica [84], la quale afferma che le interazioni fisico-chimiche sono inadeguate a spiegare la natura matematica e formale delle relazioni delle leggi fisiche. La fisico-dinamica non può generare i processi e le procedure formali che portano alle funzioni non banali. Il caso, la necessità e i puri e semplici vincoli non possono governare, programmare o ottimizzare il successo algoritmico/computazionale allo scopo di fornire le utilità non banali richieste.

Un importante corollario è che la fisico-dinamica non può spiegare o generare la vita. La vita è invariabilmente cibernetica. Il principio F > P nega l’idea dell’identità tra l’informazione prescrittiva (PI) e la massa/energia; esso distingue la messa in atto delle scelte formali nella realtà fisica dalla realtà fisica stessa. L’impostazione arbitraria dei commutatori configurabili e la selezione dei simboli in qualsiasi sistema simbolico materiale (MSS) è fisico-dinamicamente indeterminato, vale a dire, è disaccoppiato dal determinismo fisico-chimico.

La scienza naturalistica tende semplicemente a presupporre metafisicamente, nelle sue varie cosmologie e cosmogonie, la disorganizzazione iniziale. La massa/energia viene concessa, ma di solito si considera che l’organizzazione formale possa nascere solo dalla coscienza umana. Se si accetta l’organizzazione in natura, essa viene confusa con l’ordine e la struttura a basso contenuto informativo, oppure si crede che essa si sia in qualche modo creata miracolosamente da sé mediante il caso e la necessità, il che è un’impossibilità logica.

In che modo si è stabilito che la realtà era inizialmente caotica, e interamente fisica? Non certo scientificamente. La presupposizione di un caos definitivo non è solo puramente metafisica; è antitetica alle ripetute osservazioni della realtà presente, e alle abbondanti verifiche di predizioni formali riguardo a un’organizzazione soggiacente. La supposizione di un caos definitivo è contraria alla logica su cui si fondano la matematica e la scienza. Esistono schiaccianti prove empiriche che la realtà non sia fondamentalmente caotica. Non soltanto le osservazioni ripetute, ma le innumerevoli previsioni verificate di interazioni fisiche basate esclusivamente su modelli matematici sono di gran lunga più indicative del fatto che la realtà fisica si sviluppa secondo l’integrazione definitiva, l’organizzazione e il controllo degli aspetti fisici che sono propri del formalismo.

 

16. Conclusioni

Qual è l’ingrediente mancante alla fisico-dinamica inanimata che rende possibile la vita? La risposta è: meccanismi di controllo formale. Questa “regolazione”, come viene spessissimo definita in letteratura, è diretta dall’informazione prescrittiva (PI) e dalla sua elaborazione algoritmica – che sono entrambi elementi prodotti in modo peculiare dalla vita. Inoltre, entrambi gli elementi sembrano essere stati di pertinenza della vita a livello subcellulare nelle sue forme più antiche e più semplici. La stessa biologia molecolare è programmata, elaborata in modo algoritmico, e intenzionalmente regolata per ottenere la bio-funzione formale, altamente integrata, che disinvoltamente chiamiamo “metabolismo” [108].

Tutti questi fenomeni sono altrettanto non-fisici e formali quanto lo è la matematica; ed esclusivi della vita. Non possiamo semplicemente depennarli con disinvoltura come filosoficamente troppo “cartesiani”. L’adesione al materialismo, che diamo per scontata, fa sì che voltiamo le spalle e facciamo orecchie da mercante a una realtà biologica sperimentale in rapido sviluppo, che pure ci strilla: “Il materialismo è morto!”. Non riusciremo mai a comprendere la vita a partire dall’imperativo puramente metafisico che “la fisico-dinamica è tutto ciò che c’è, che sempre c’è stato e che sempre ci sarà”. I filosofi della scienza professionisti rispondono giustamente: “E CHI LO DICE?” Com’è stata determinata scientificamente quella elucubrazione? Lo stesso metodo scientifico non può essere ridotto a massa ed energia; né lo possono il linguaggio, la traduzione, la codifica e la decodifica, la matematica, la logica, la programmazione, i sistemi simbolici, l’integrazione dei circuiti, il calcolo, la categorizzazione, la tabulazione dei risultati, il disegno e la discussione delle conclusioni. L’inveterata consuetudine di fisicalismo filosofico del paradigma kuhniano prevalente sta ostacolando il progresso scientifico, la biologia in particolare. Nella vita c’è ben più della chimica. Tutta la vita conosciuta è cibernetica. Il controllo è formale e fondato sulla contingenza di scelta: non è fisico-dinamico.

 

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