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PRIMA INGANNATI E POI INGABBIATI DALL' OSTRACISMO DELLA WTS

Ultimo Aggiornamento: 05/12/2018 22.18
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06/09/2013 15.27
 
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LA WTS applica il cosiddetto OSTRACISMO verso coloro che per una qualsiasi ragione fuoriescono dai tdG, sia che vengano disassociati dai superiori, sia che decidano autonomamente di uscirne.  Questo significa che nessuno di coloro che restano o vogliano restare a far parte dei tdG potrà intrattenere rapporti con lui nè una normale amicizia  e neppure semplici scambi di vedute. 


L'Ostracismo Geovista o Emarginazione Coercitiva viola la Libertà religiosa 
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo afferma all'articolo 18: "Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo..."

La 
Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali (firmata a Roma il 4 novembre 1950) recita all'art. 9: "1. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione: tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo e la libertà di manifestare individualmente o collettivamente, sia in pubblico che in privato, mediante il culto, l'insegnamento, le pratiche e l'osservanza dei riti. 2. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo può essere oggetto di quelle sole restrizioni che, stabilite per legge, costituiscono misure necessarie in una società democratica, per la protezione dell'ordine pubblico, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui".

La 
Costituzione della Comunità Europea recita all'articolo II-70:"1. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di cambiare religione o convinzione, così come la libertà di manifestare la propria religione o la propria convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l'insegnamento, le pratiche e l'osservanza dei riti."

La 
Costituzione Italiana, all'art. 19, riconosce in modo ampio la libertà di religione. Essa viene intesa come libertà di fede religiosa per evidenziare il diritto di ogni individuo di professare la propria fede e di farne propaganda. La libertà di religione viene intesa inoltre come libertà di pratica religiosa, perché comporta il diritto di esercitarne in privato o in pubblico il culto, cioè di svolgere e di prendere parte a preghiere e riti religiosi. Questa seconda libertà trova un unico limite: non deve trattarsi di riti religiosi contrari al buon costume.

La disciplina della libertà religiosa è collegata a diversi altri principi costituzionali: innanzitutto il principio di eguaglianza che vieta qualunque discriminazione tra gli individui a causa della religione professata. Il problema si pone nei confronti delle religioni, movimenti e sette che ritenendosi detentrici di autorità divina annullano con le loro regole il diritto fondamentale di professare e/o cambiare religione in completa libertà senza discriminazioni e senza che l'esercizio di tale libertà sia punito o sanzionato in alcun modo. Pertanto il "favorreligionis" di cui godono le organizzazioni o associazioni religiose, sancito dalla Legge, non può e non deve ledere i diritti personali del cittadino.

La Congregazione dei testimoni di Geova operante in Italia in piena libertà, godendo dei diritti garantiti dalla Carta Costituzionale Italiana e di quella Europea non garantisce la libertà di religione ai suoi associati. Infatti, essa pratica e incoraggia l'Emarginazione Coercitiva verso chi, per motivi di coscienza o per infrazioni alle regole religiose, lascia il movimento e ne è espulso.

L'Emarginazione Coercitiva non è l'intollerante comportamento di pochi affiliati, ma una regola imposta dai vertici del movimento. Un'inquisizione religiosa atta a indagare sulla vita e le scelte personali oltre che sulle opinioni e sul credo degli individui per reprimere il loro pensiero indipendente e la loro libertà di scelta. 

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ECCO LA DOCUMENTAZIONE DI CIO' CHE SIGNIFICA ESSERE DISASSOCIATI E A QUALI CONSEGUENZE PUO' PORTARE.

La rivista Torre di Guardia del 15 novembre 2011 a pagina 3 presenta un articolo titolato: “IEU difese la pura adorazione”, spiegando di seguito chi fosse stato questo personaggio biblico dice:

“IEU fu un difensore della pura adorazione. In questa veste fu dinamico, pronto, implacabile, zelante e impavido. Manifestò qualità che faremmo bene a imitare”.

Lo scopo di questo articolo, è quello di difendere la “pura adorazione” ma nel contempo proteggere la Società Torre di Guardia, utilizzando un testo delle Scritture Ebraiche.

Poi continua:

“Oggi i servitori di Geova non ricorrono alla forza per combattere gli oppositori della pura adorazione. “La vendetta è mia”, dice Dio. (Ebr. 10:30) Ma per eliminare dalla congregazione influenze potenzialmente corruttrici, gli anziani possono dover agire con un coraggio simile a quello di Ieu. (1 Cor. 5:9-13) Inoltre tutti i componenti della congregazione devono essere decisi a evitare la compagnia di persone disassociate. — 2 Giov. 9-11”. 
(La Torre di Guardia 15/11/2011 pp. 4, 5)

Lo “schiavo fedele” sta incoraggiando ad usare un comportamento simile a quello di Ieu e cioè l’uccidere i nemici senza pietà e compassione. Tutti i disassociati e dissociati sarebbero meritevoli di morte. 
Oggi non si possono più uccidere le persone che vanno contro la volontà di Dio, ma questo non esclude che si possano “ucciderli” socialmente.

Il metodo “dell’uccisione sociale” è stato applicato dai Testimoni di Geova già da parecchio tempo come purtroppo viene usato ai giorni nostri.

Ecco il pensiero del Corpo Direttivo sul come trattare gli “apostati”:

“Quelli che odiano Dio e il suo popolo devono essere odiati… Noi dobbiamo odiare nel più puro senso, che significa considerare con estrema o attiva avversione, ritenere detestabile,, odioso, ripugnante, esecrare. Certo nessuno di quelli che odiano Dio è degno di vivere sulla sua bella terra… Non possiamo amare quegli odiosi nemici, poiché essi sono degni solo della distruzione. Noi pronunciamo la preghiera del salmista: ‘Fino a quando, o Dio, oltraggerà l’avversario? Il nemico sprezzerà egli il tuo nome in perpetuo? Perché ritiri la tua mano, la tua destra? Traila fuori dal tuo seno, e distruggili!’ (Sal. 74:10, 11) Noi preghiamo con fervore e gridiamo questa preghiera perché Geova non attenda oltre, e invochiamo che la sua ira sia resa manifesta. Stendi la tua mano e la vedano i tuoi nemici, e usala per il loro male e la loro distruzione… Questi sono i veri sentimenti, desideri e preghiere dei giusti oggi. Sono essi i vostri? Potete essere certi che li saranno fino a che amate e conoscete il nome di Geova”.
(La Torre di Guardia 15/3/1953 pp. 89, 90)

“Noi oggi non viviamo fra nazioni teocratiche in cui i membri della nostra famiglia carnale potrebbero essere sterminati da Dio e dalla sua organizzazione teocratica per apostasia, come era possibile ed era ordinato di fare nella nazione d’Israele, nel deserto del Sinai e nella terra di Palestina. … Essendo circoscritti dalle leggi delle nazioni in cui viviamo ed anche dalle leggi di Dio mediante Gesù Cristo, possiamo agire contro gli apostati soltanto fino ad un certo punto, vale a dire, conformandoci alle due serie di leggi. La legge della stato e la legge di Dio mediante Cristo ci proibiscono di uccidere gli apostati, anche se sono membri della nostra stessa famiglia carnale”.
(La Torre di Guardia 15/1/1954 p. 62)

“Quando l’odio è intenso, profondo e inseparabile dall’individuo, si va oltre l’inimicizia dovuta al peccato ereditario o all’ignoranza che può essere considerata pazientemente con amore: ‘Non odio io quelli che intensamente ti odiano, o Geova, e non ho in abominio coloro che si ribellano a te? D’un odio completo li odio. Son divenuti per me veri nemici’”.
(La Torre di Guardia 15/7/1959 p. 423)

“Tale odio è corretto, perché si basa sul principio, non sulla passione, sull’amore della giustizia, non sull’egoismo. Inoltre, chi odia in questo modo i nemici di Dio si accontenta di aspettare che Dio faccia giustizia di tali nemici”.
(Svegliatevi! 22/4/1971 p. 30)

“I veri cristiani condividono sentimenti che Geova nutre verso questi apostati; non sono curiosi di conoscere le loro idee. Al contrario, ‘provano nausea’ per coloro che si sono resi nemici di Geova Dio, ma lasciamo a lui il compito di eseguire la vendetta”.
(La Torre di Guardia 1/10/1993 p. 19)

Come comportarsi con gli “apostati”? Ecco cosa suggerisce l’Organizzazione dei Testimoni di Geova:

“Il nostro atteggiamento verso gli apostati dovrebbe essere quello di Davide, che dichiarò: “Non odio io quelli che ti odiano intensamente, o Geova, e non provo nausea per quelli che si rivoltano contro di te? Li odio con odio completo. Mi sono divenuti veri nemici”. (Salmo 139:21, 22) Gli apostati odierni hanno fatto causa comune con l’“uomo dell’illegalità”, il clero della cristianità. (2 Tessalonicesi 2:3)
(La Torre di Guardia 15/7/1992 p. 12)

In parole semplici i fuoriusciti dalla setta geovista dovrebbero essere odiati perché hanno commesso il delitto più grave di far comunella coi sacerdoti e pastori delle anime. Formano l’anticristo e quindi devono essere tutti odiati. 
Anche tra le fila dei testimoni di Geova c’è sempre qualcuno, che riesce a mantenere una propria autonomia di pensiero, e non accetta questo condizionamento; allora lo schiavo fedele è pronto a ricordare, tramite la loro rivista, che: smascherare, condannare e denunciare la falsa religione non solo non costituisce offesa, ma diventa un lodevole servizio sociale, reso specialmente agli “accecati” e “schiavi” della cristianità.

Oggigiorno sono moltissimi quelli che abbandonano l’Organizzazione e diventano fautori della fuoriuscita di tanti altri.

Per quanto incredibile possa sembrare, Fred Franz durante un processo tenutosi nel 1954 in Scozia, ha ammesso sotto giuramento che l’”unità”dell’organizzazione era più importante della verità e che i Testimoni di Geova verrebbero disassociati se non credessero a quando il Corpo Direttivo stabilisce: sarebbero degni di morte.

Dagli atti del processo del 1954 p. 348:

P. L’unità a qualsiasi prezzo?
C. L’unità a qualsiasi prezzo, perché noi crediamo e siamo sicuri che Geova sta adoperando la nostra organizzazione, il Corpo Direttivo della nostra Organizzazione per dirigerla, anche se di tanto in tanto vengono commessi degli errori.
P. È unità basata sull’accettazione forzata di false profezie?
C. Ammetto che è così.
P. E se la persona che esprime la sua opinione che, come lei dice, è sbagliata, viene disassociata, si può dire che abbia violato il patto, anche se battezzata?
C. Esatto.
P. E come lei ha detto ieri chiaramente, è degna di morte?
C. Io penso…
P. Vuole rispondere sì o no?
C. Non esito a rispondere sì.
(Walsh Trial, Scotland, 1954, ed. 1958 p. 348)

Definizione della Società di quello che significa “apostasia” tratto da una lettera inviata a tutti i sorveglianti di circoscrizione e di distretto, in data 1 settembre 1980:

“Tenete in mente che, per essere disassociato, un apostata non deve necessariamente essere un promotore dei suoi punti di vista. Come menzionato nel paragrafo due, pagina 17 dell’articolo della Torre di Guardia del 1° agosto, 1980 [ed. italiana del 15/1/81] la parola “apostasia” deriva dal termine greco che significa ”allontanamento, defezione, ribellione”. Quindi se un Cristiano battezzato abbandona gli insegnamenti di Geova, rappresentato dallo “schiavo fedele e discreto” e persiste nel credere in altre dottrine nonostante le riprensioni scritturali, allora è un apostata. Si può tentare di fargli cambiare il suo modo di pensare gentilmente, con sforzi estesi. Tuttavia, se, nonostante tutti questi sforzi per cambiare il suo modo di pensare, egli continua a credere nelle sue idee apostate e rifiuta le direttive dello “schiavo fedele e discreto” deve essere intrapresa un’appropriata azione giudiziaria”.

È per questo motivo che molti Testimoni, nei vari comitati giudiziari, vengono disassociati per apostasia, nonostante i loro notevoli sforzi per dimostrare che le loro credenze non contraddicono ciò che è scritto nella Bibbia.

Per la Società Torre di Guardia viene considerato “apostata” chiunque non si attiene alle disposizioni e al pensiero imposti dall’Organizzazione anche se questi venissero successivamete cambiati, smentiti o contraddetti dalla Società stessa.

 
 

 


[Modificato da Credente. 11/11/2015 15.12]
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06/09/2013 15.29
 
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Molti tdg, se vengono interrogati sull'ostracismo che vengono indotti a praticare, tendono a minimizzare, usando termini riduttivi o anche non veritieri sulle direttive impartite negli anni dalla wt.

Segue una Esposizione dettagliata con tutti i riferimenti di tali pubblicazioni siano esse libri e riviste di pubblico dominio, che circolari interne rivolte ai singoli tdg (ministero del regno) che lettere o pubblicazioni rivolte agli anziani, che faranno comprendere bene la natura e la portata dell'ostracismo e le sue conseguenze sulla psiche delle persone che lo subiscono.


Come comportarsi con i disassociati che non sono nostri parenti: 

La torre di Guardia del 15/1/1954, p. 62: 

"Oggi non viviamo fra nazioni teocratiche in cui i membri della nostra famiglia carnale potrebbero essere sterminati da Dio e dalla sua organizzazione teocratica per apostasia come era possibile ed era ordinato di fare nella nazione d'Israele. 

Essendo circoscritti dalle leggi delle nazioni in cui viviamo ed anche dalle leggi di Dio mediante Gesù Cristo, possiamo agire contro gli apostati soltanto fino a un certo punto, vale a dire conformandoci alle due serie di leggi. 
La legge dello Stato e la legge di Dio mediante Cristo ci proibiscono di uccidere gli apostati, anche se sono membri della nostra famiglia carnale. Naturalmente, se i figli sono maggiorenni, vi può essere una separazione e una rottura vera e propria nei vincoli familiari, perché i vincoli spirituali sono già spezzati" 
(articolo originale postato da Achille qui: 
http://www.infotdgeova.it/apo.htm) 

La torre di Guardia del 15/8/1956 pag 511: 

"Che cosa si deve fare se un proclamatore rifiuta di smettere d'associarsi con un'altra persona disassociata? 
... 
Egli dovrebbe essere vigorosamente ammonito, e si dovrebbe fargli comprendere che associandosi col disassociato diventa compagno 
dell'empietà e che mediante la sua condotta si separa dalla congregazione per schierarsi col colpevole. Se dopo sufficienti avvertimenti il proclamatore persiste nell'associarsi con la 
persona disassociata invece di sostenere l'organizzazione di Geova, egli pure dovrebbe essere disassociato. Simpatizzando apertamente 
con la persona disassociata il simpatizzante rende più difficile all'espulso di riconoscere il proprio peccato e impedisce il suo profondo pentimento e la sua finale reintegrazione nella congregazione. La condotta ribelle crea difficoltà ad entrambe le persone implicate." 


La torre di Guardia del 15.12.1963, p. 760-762: 

«Il disassociato è espulso dalla congregazione, e la congregazione non ha nulla a che fare con lui. I membri della congregazione 
non gli stenderanno la mano dell'amicizia, e non gli diranno nemmeno 
"Ciao" o "Arnvederci". Egli non è benvenuto nelle loro case, nemmeno se tali case sono usate come centri di adorazione per un locale gruppo di testimoni di Geova... 
Sotto la disposizione della legge di Geova per l'antico Israele, le persone della congregazione eseguivano la sentenza di morte 
su quelli che la meritavano. In Deuteronomio 17:6,7 (VR) leggiamo: "Colui che dovrà morire sarà messo a morte sulla 
deposizione di due o di tre testimoni; non sarà messo a morte sulla deposizione di un solo testimonio. La mano dei testimoni 
sarà la prima a levarsi contro di lui per farlo morire; poi, la mano di tutto il popolo; così torrai il male di mezzo a te". 
Nella congregazione cristiana troviamo un simile principio di cooperazione e partecipazione. 
Benché colui che sbaglia non sia messo a morte, la scomunica di tale 
individuo è osservata e rispettata da tutti nella congregazione
. 
... 
Perciò i membri della congregazione non si assoceranno al disassociato, né nella Sala del Regno, né altrove. Non converseranno con lui né mostreranno in alcun modo di notarlo. Se il disassociato tenta di parlare ad altri nella congregazione, essi dovranno allontanarsi da lui. 

In tal modo capirà pienamente l'entità del suo peccato … Inoltre, il disassociato che vuol fare ciò ch’è giusto dovrebbe dire a chiunque gli si avvicina inconsapevolmente che è disassociato e che non dovrebbero parlare con lui»" 


La torre di Guardia del 1/1/1982 pag 23: 

"12 Sì, la Bibbia comanda ai cristiani di non stare in compagnia o in associazione con chi è stato espulso dalla congregazione. Perciò i testimoni di Geova chiamano appropriatamente “disassociazione” l’espulsione di un trasgressore impenitente e il successivo stato di isolamento in cui viene tenuto. Il loro rifiuto di associarsi in qualsiasi modo a livello spirituale o ricreativo con una persona espulsa è indice di lealtà alle norme di Dio e di ubbidienza al suo comando riportato in I Corinti 5:11, 13. " 

pag 24-26: 

"17 I cristiani hanno una felice associazione spirituale con i loro fratelli o con le persone interessate quando studiano la Bibbia o ne parlano insieme. Ma non vorranno avere tale associazione con un peccatore espulso (o con uno che ha rinunciato alla fede e alle dottrine dei testimoni di Geova dissociandosi). La persona espulsa è stata ‘rigettata’, essendo ‘condannata da se stessa’ per il suo ‘peccato’, e i membri della congregazione accettano il giudizio di Dio e lo sostengono. La disassociazione, però, implica più che la cessazione dell’associazione spirituale. — Tito 3:10, 11. 
18 Paolo scrisse: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia . . ., non mangiando nemmeno con un tal uomo’. (I Cor. 5:11) L’ora dei pasti è un momento di distensione e compagnia. Perciò qui la Bibbia vieta di frequentare anche a scopo di compagnia una persona espulsa, per esempio partecipando insieme a un picnic, a una festa, a una partita di calcio, a una gita al mare, andando insieme a teatro o mangiando insieme. (I particolari problemi riguardanti il caso di un parente disassociato sono trattati nell’articolo che segue). 
19 A volte un cristiano può essere sottoposto a forti pressioni perché non segua questa esortazione biblica. Queste pressioni possono essere causate dai suoi stessi sentimenti oppure potrebbero essere esercitate da altri. Per esempio, fu fatta pressione su un fratello perché celebrasse un matrimonio fra due disassociati. Si poteva sostenere con qualche ragionamento che quel servizio fosse un semplice gesto di benignità? Qualcuno poteva pensarlo. Ma perché venivano richiesti proprio i suoi servizi e non quelli del sindaco o di qualche altro pubblico ufficiale autorizzato a celebrare matrimoni? Non era forse per la sua posizione di ministro di Dio e per la sua capacità di indicare agli sposi i consigli della Parola di Dio? Cedere a tali pressioni avrebbe significato avere associazione con la coppia, con persone espulse dalla congregazione per il loro comportamento errato. — I Cor. 5:13. 
20 Altri problemi sorgono in relazione agli affari o al lavoro. Che dire se foste dipendenti di un uomo che venisse espulso dalla congregazione o se tale persona fosse un vostro dipendente? Che fare? Se per il momento foste obbligati sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare il rapporto di lavoro, certamente ora assumereste un atteggiamento diverso nei confronti del disassociato. Potrebbe essere necessario discutere con lui su questioni di lavoro o stare a contatto con lui sul posto di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d’amicizia sarebbero cose del passato. In questo modo potreste dar prova della vostra ubbidienza a Dio e sareste personalmente protetti. Inoltre questo potrebbe far capire alla persona quanto il suo peccato le sia costato caro sotto molti aspetti. — II Cor. 6:14, 17. 

PARLARE CON UN DISASSOCIATO O UN DISSOCIATO? 

21 Sostenere la giustizia di Dio e il provvedimento della disassociazione da lui istituito significa che un cristiano non dovrebbe parlare affatto con una persona espulsa, non rivolgendole nemmeno un saluto? Alcuni hanno fatto questa domanda, visto il consiglio di Gesù di amare i nostri nemici e di non ‘salutare solo i nostri fratelli’. — Matt. 5:43-47. 
22 In effetti, nella sua sapienza, Dio non ha cercato di abbracciare ogni possibile situazione. Quello di cui abbiamo bisogno è afferrare il senso di ciò che Geova dice su come trattare una persona disassociata, così da poterci sforzare di sostenere il Suo punto di vista. Tramite l’apostolo Giovanni, Dio spiega: 
Chiunque va avanti e non rimane nell’insegnamento del Cristo non ha Dio. . . . Se alcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non lo ricevete nella vostra casa e non gli rivolgete un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 9-11. 
23 L’apostolo che diede questo saggio avvertimento era stato molto vicino a Gesù e sapeva bene cosa aveva detto Cristo circa il salutare altri. Sapeva anche che il comune saluto di quei tempi significava “Pace”. A differenza di qualche nemico personale o autorevole uomo mondano che si oppone ai cristiani, una persona disassociata o dissociata che cerca di promuovere o giustificare i suoi ragionamenti apostati o che continua nella sua condotta errata non è certo qualcuno a cui augurare “Pace”. (I Tim. 2:1, 2) Tutti sappiamo bene dall’esperienza acquisita nel corso degli anni che un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato? 

... 

NON PARTECIPIAMO A OPERE MALVAGE 

25 Tutti i cristiani fedeli devono prendere a cuore la seria verità scritta da Giovanni sotto ispirazione di Dio: “Chi gli rivolge un saluto [a un peccatore espulso che promuove un insegnamento errato o persiste in una condotta peccaminosa] partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 11. 
26 Molti commentatori della cristianità trovano da ridire su II Giovanni 11. Sostengono che sia ‘un consiglio poco cristiano, contrario allo spirito del nostro Signore’, o che incoraggi l’intolleranza. Ma queste opinioni sono espresse da organizzazioni religiose che non applicano il comando di Dio di ‘rimuovere l’uomo malvagio di fra loro’, e che di rado, se non mai, espellono dalla loro chiesa anche trasgressori di pessima fama. (I Cor. 5:13) La loro “tolleranza” è antiscritturale, non cristiana. — Matt. 7:21-23; 25:24-30; Giov. 8:44. 
27 Non è invece errato essere leali al giusto e retto Dio della Bibbia. Egli ci dice che accetterà ‘sul suo monte santo’ solo quelli che camminano in modo immacolato, praticano la giustizia e dicono la verità. (Sal. 15:1-5) Quindi se un cristiano si schierasse dalla parte di un trasgressore che è stato rigettato da Dio e disassociato, o che si è dissociato, ciò equivarrebbe a dire: ‘Nemmeno io voglio stare sul monte santo di Dio’. Se gli anziani vedessero che è diretto in quella direzione, stando regolarmente in compagnia con una persona disassociata, cercherebbero con amore e pazienza di aiutarlo a vedere le cose dal punto di vista di Dio. (Matt. 18:18; Gal. 6:1) Lo ammonirebbero e, se necessario, ‘lo riprenderebbero con severità’. Vogliono aiutarlo a rimanere ‘sul monte santo di Dio’. Ma se egli non smettesse di accompagnarsi con la persona espulsa, si renderebbe in tal modo ‘partecipe (sostenitore o complice) delle sue opere malvage’ e dovrebbe quindi essere rimosso dalla congregazione, espulso. — Tito 1:13; Giuda 22, 23; confronta Numeri 16:26." 

La torre di Guardia del 15/4/1988: 

"9 Perché anche oggi è appropriato assumere questo atteggiamento risoluto? Ebbene, riflettete sulla severità con cui venivano troncati i rapporti sotto la Legge data da Dio a Israele. In varie questioni gravi, i trasgressori intenzionali venivano giustiziati. (Levitico 20:10; Numeri 15:30, 31) Quando ciò accadeva, gli altri, compresi i parenti, non potevano più parlare col trasgressore morto. (Levitico 19:1-4; Deuteronomio 13:1-5; 17:1-7) Sebbene gli israeliti dell’epoca fossero normali esseri umani con emozioni simili alle nostre, sapevano che Dio è giusto e amorevole e che la sua Legge proteggeva la loro purezza morale e spirituale. Potevano quindi accettare il fatto che la Sua disposizione di stroncare i trasgressori era fondamentalmente buona e giusta. — Giobbe 34:10-12. 
10 Possiamo essere altrettanto sicuri che la disposizione di Dio, che impone ai cristiani di non frequentare il peccatore impenitente che è stato espulso, costituisce una protezione per noi: “Eliminate il vecchio lievito, affinché siate una nuova massa, secondo che siete liberi da fermento”. (1 Corinti 5:7)Evitando anche coloro che si sono volontariamente dissociati, i cristiani sono protetti da possibili idee critiche, indifferenti o persino apostate. " 

Libro "mantenetevi nell'amore di Dio 2008 pag 208: 

"Come dovremmo comportarci con chi è disassociato? La Bibbia dice: “[Cessate] di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”. (1 Corinti 5:11) Riguardo a chi “non rimane nell’insegnamento del Cristo”, si legge: “Non ricevetelo in casa e non rivolgetegli un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage”. (2 Giovanni 9-11) Quindi con chi è disassociato non abbiamo contatti di natura spirituale o sociale. La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, a pagina 25, diceva: “Un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato?” 
È davvero necessario evitarlo del tutto? Sì, e per diversi motivi. Primo, è una questione di lealtà a Dio e alla sua Parola. Ubbidiamo a Geova non solo quando ci conviene, ma anche quando è difficile farlo. L’amore per Dio ci spinge a ubbidire a tutti i suoi comandi, poiché riconosciamo che egli è giusto e amorevole e che seguire le sue leggi è sempre la cosa migliore. (Isaia 48:17; 1 Giovanni 5:3) Secondo, allontanandoci da un trasgressore impenitente, noi e gli altri componenti della congregazione siamo protetti dalla contaminazione morale e spirituale, e teniamo alto il buon nome della congregazione stessa. (1 Corinti 5:6, 7) Terzo, la nostra ferma adesione ai princìpi biblici può fare del bene al disassociato. Sostenendo la decisione del comitato giudiziario, potremmo toccare il cuore di un trasgressore che finora non ha accettato l’aiuto che gli anziani hanno cercato di dargli. Perdere la preziosa compagnia di persone a cui vuole bene può aiutarlo a ‘tornare in sé’, a riconoscere la gravità del suo errore e a fare passi concreti per riavvicinarsi a Geova." 

Come comportarsi con i disassociati che sono nostri parenti ma che non vivono nella nostra stessa casa: 


La torre di Guardia del 15/1/1964 pag 41: 
"Nel caso del parente disassociato che non abita nella stessa casa, i rapporti con lui sono pure limitati a ciò che è assolutamente necessario. Come per il lavoro secolare, questi rapporti sono limitati 
e anche eliminati completamente se è possibile. 
Un punto importante da notare è che, benché vi siano vincoli naturali che possono giustificare rapporti occasionali, i legami spirituali sono completamente troncati, non si può parlar di cose relative all'adorazione con i parenti disassociati. 
Che fare se una persona espulsa dalla congregazione visita improvvisamente parenti dedicati? Che deve fare in tal caso 
il cristiano? Se è la prima volta che viene fatta la visita, il cristiano dedicato può, se la coscienza glielo permette, mostrare 
riguardi familiari in questa particolare occasione. Ma se la coscienza non glielo permette, non ha l'obbligo di farlo. Se gli 
usa cortesia, il cristiano deve però specificare che questa non deve diventare un'abitudine. Se lo diventa, ciò non è diverso dall'associarsi a qualsiasi altra persona disassociata, e va contro lo spirito del decreto di disassociazione. Si dovrebbe far comprendere al parente disassociato che ora le sue visite non sono benvenute come prima, quando camminava rettamente con Geova. — 2 Giov. 9-11. 
È indispensabile che i cristiani dedicati della congregazione rendano chiaro al parente disassociato mediante le loro azioni 
che il suo modo d'agire è disapprovato dalla famiglia. Devono mantenere una ferma determinazione per i giusti princìpi. 
Il malfattore deve comprendere che la sua posizione è completamente cambiata, che i suoi fedeli parenti cristiani disapprovano completamente la sua empia condotta e mostrano tale disapprovazione 
limitando i rapporti a quelli inevitabili 

La torre di Guardia del 15/11/1970 pag701: 

"Ma la domanda principale che consideriamo è se il parente è fuori dell’immediata cerchia familiare, se non abita nella stessa casa. Sarebbe possibile qualche contatto?
Di nuovo, la disassociazione non scioglie i legami carnali, ma, in tale situazione, i contatti, se fossero proprio necessari, sarebbero molto più rari che tra persone abitanti nella stessa casa. Tuttavia, potrebbero esserci questioni familiari assolutamente necessarie che richiedessero di comunicare, come le formalità legali per un testamento o della proprietà. Ma il parente disassociato dovrebbe capire che la sua posizione è cambiata, che non è più gradito nella casa né è un compagno preferito. 
Questa condotta è sia scritturale che ragionevole. Come abbiamo visto, Dio consiglia ai cristiani di ‘cessar di mischiarsi in compagnia’ di tale individuo, “non mangiando nemmeno” con lui. Egli comanda pure ai cristiani di ‘non riceverlo mai nella loro casa né di rivolgergli un saluto’. Se si mantenessero normali contatti sociali tra parenti con questo disassociato, cosa non necessaria giacché vive fuori di casa, il cristiano ubbidirebbe a Dio? In una piccola congregazione con alcune famiglie imparentate, se tutti agissero verso l’espulso come prima della disassociazione, andando a fare la spesa insieme, merende insieme, badando al bambini gli uni degli altri, difficilmente egli capirebbe che tutti i suoi fedeli parenti cristiani hanno letteralmente odiato il male da lui praticato. (Sal. 97:10) Né gli estranei potrebbero vedere alcun cambiamento anche se sapessero della condotta non cristiana del peccatore. 
Dobbiamo tenere bene a mente il fatto che se il disassociato non può più godere della compagnia dei suoi parenti cristiani non è per colpa loro, come se essi lo trattassero altezzosamente. Essi agiscono secondo i princìpi, alti princìpi, i princìpi di Dio. Il disassociato stesso è responsabile della propria situazione; egli se l’è causata. La responsabilità gravi su chi ce l’ha! 
... 
Ma finché ciò non accada, i fedeli cristiani hanno l’obbligo di sostenere l’azione della disassociazione evitando di associarsi con il disassociato. Se egli è un parente che abita fuori di casa, cercheranno di non avere nessuna associazione con lui. E se sorge qualche inevitabile questione familiare assolutamente necessaria, terranno i contatti con lui al minimo, non avendo decisamente nessuno scambio di idee su cose spirituali. In tal modo mostrano lealtà a Dio, alla sua Parola e alla sua congregazione." 

Ministero del Regno, 2/1971 p. 2: 

“Lealtà a Dio quando un familiare è disassociato. Il servitore di congregazione considera i consigli contenuti alle pagine 700-702 de “La Torre di Guardia” del 15 novembre 1970 e nel libro “Lampada”, pag. 178. L’amore verso Dio e la lealtà verso la vera adorazione ci dovrebbero spingere a rispettare il decreto di disassociazione. Se qualcuno persiste in un’associazione che non è assolutamente necessaria con un familiare disassociato che vive fuori di casa, il comitato dovrebbe amorevolmente aiutarlo a capire i principi inerenti e a conformarsi ai consigli biblici. Se un disassociato non abita nella casa, 2 Giovanni 9-11 mostra che non lo dovremmo “mai ricevere nella nostra casa né rivolgergli un saluto”. L’insistenza a trascurare il comando biblico di “ cessar di mischiarci in compagnia” di tale persona può condurre alla disassociazione, ma questa non dovrebbe essere la ragione della nostra ubbidienza, non è vero? Se amiamo Geova, ubbidiamo alla sua Parola”. 

Il libro "Organizzazione per predicare il Regno e fare discepoli", 1973, p. 172, 173: 

«Con fedeltà verso Dio, nessuno della congregazione dovrebbe salutare tali persone quando le incontra in pubblico né dovrebbe accoglierle nella propria casa. Anche i parenti consanguinei che non abitano nella stessa casa con un parente disassociato, siccome valutano la parentela spirituale più di quella carnale, evitano il contatto con tale parente disassociato. … 


La torre di Guardia del 1/1/1982 pag 30: 

"PARENTI DISASSOCIATI CHE NON VIVONO IN CASA 

18 La seconda situazione da considerare è quella di un parente disassociato o dissociato che non appartiene all’immediata cerchia familiare o non vive nella stessa casa. Con tale persona esiste ancora un legame di parentela naturale o acquisita, per cui, anche se in misura limitata, potrebbe esserci il bisogno di sbrigare questioni familiari necessarie. Ciò nonostante non è come se vivesse nella stessa casa, dove i contatti e la conversazione non si potrebbero evitare. Dovremmo tenere bene in mente l’ispirata esortazione biblica: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia di alcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido . . . non mangiando nemmeno con un tal uomo’. — I Cor. 5:11. 

19 Di conseguenza i cristiani imparentati con un disassociato che non vive in casa con loro dovrebbero sforzarsi di evitare l’associazione non necessaria, riducendo al minimo anche i contatti d’affari. La ragionevolezza di questo comportamento è evidente se si considera ciò che è accaduto quando i parenti hanno adottato l’errato punto di vista: ‘Anche se disassociato, siamo parenti, e quindi possiamo trattarlo esattamente come prima’. " 



La torre di Guardia del 15/3/1986 pag 18: 

"12 Alcuni che hanno uno spirito critico sostengono che l’organizzazione di Geova sia troppo rigida circa il troncare qualsiasi contatto sociale con i disassociati. (II Giovanni 10, 11) Ma perché questi critici la pensano così? Stanno forse mettendo un vincolo familiare o un’errata lealtà a un amico al di sopra della lealtà a Geova, alle sue norme e alle sue esigenze? Tenete presente inoltre che, se si continua ad avere contatti sociali con un disassociato, anche se si tratta di un parente, si può far concludere a colui che ha sbagliato che la sua condotta non sia poi tanto grave, causandogli così altro danno ancora. Non frequentandolo, invece, è possibile si sviluppi in lui il desiderio di riavere ciò che ha perduto. Il modo di fare le cose seguito da Geova è sempre il migliore e serve a proteggerci. — Proverbi 3:5." 

La torre di Guardia del 15/04/1988 pag 28: 

"11 Dio si rende sicuramente conto che il mettere in pratica le sue giuste leggi relative al troncare i rapporti con i trasgressori coinvolge spesso i parenti e influisce su di loro. Come già menzionato, quando un trasgressore israelita veniva giustiziato, i familiari non potevano più avere contatti con lui. Anzi, se un figlio era ubriacone e ghiottone, i suoi genitori erano tenuti a portarlo davanti ai giudici e, se si mostrava impenitente, i genitori dovevano partecipare alla sua giusta esecuzione, ‘per togliere ciò che è male da Israele’. (Deuteronomio 21:18-21) Come si può comprendere, questa non doveva essere una cosa facile per loro. Immaginate anche come potevano sentirsi i fratelli, le sorelle o i nonni del trasgressore. Nondimeno, il fatto di mettere la lealtà al loro giusto Dio al di sopra degli affetti familiari poteva salvare loro la vita. 
... 
14 La situazione è diversa se il disassociato o dissociato è un parente che vive fuori di casa o non è dell’immediata cerchia familiare. Potrebbe essere possibile non avere quasi nessun contatto col parente. Anche se eventuali questioni di famiglia richiedessero qualche contatto, è certo che questi contatti dovrebbero essere mantenuti al minimo, in armonia col principio divino di “non mischiarvi con alcuno che, chiamandosi fratello, sia un fornicatore [o colpevole di un altro peccato grave] . . . con un tale non dovete neppur mangiare”. — 1 Corinti 5:11, Versione Riveduta. 
15 Si capisce che questo può essere difficile, a causa dei sentimenti e dei vincoli familiari, ad esempio dell’amore che i nonni provano verso i nipoti. Tuttavia questa è una prova di lealtà a Dio, come spiega la sorella citata a pagina 26. Chiunque provi la tristezza e il dolore che il parente disassociato ha in tal modo causato, può trovare conforto ed essere incoraggiato dall’esempio di alcuni parenti di Cora. — Salmo 84:10-12." 

La torre di Guardia del 15/10/1988 pag 28: 

"La situazione è diversa se il disassociato o dissociato è un parente che vive fuori di casa o non è dell’immediata cerchia familiare. Potrebbe essere possibile non avere quasi nessun contatto col parente. Anche se eventuali questioni di famiglia richiedessero qualche contatto, è certo che questi contatti dovrebbero essere mantenuti al minimo" 

La torre di Guardia del 15/4/1991 pag 16: 

"10 Dio comanda che, se un malvagio viene espulso, i cristiani devono ‘cessare di mischiarsi in sua compagnia, non mangiando nemmeno con un tal uomo’. In questo modo i leali che rispettano e vogliono seguire la legge di Dio troncano con lui ogni rapporto, compresi i rapporti sociali. Alcuni di questi cristiani leali potrebbero essere parenti che non fanno parte dell’immediata cerchia familiare né vivono con il trasgressore. Per loro potrebbe essere difficile seguire questo comando divino, proprio come non era facile per i genitori ebrei sotto la Legge mosaica essere fra coloro che giustiziavano un figlio malvagio. Ma il comando divino è chiaro; possiamo quindi essere certi che la disassociazione è un provvedimento giusto" 


La torre di Guardia del 1/11/1994: 

"20 Ci sono occasioni, però, in cui un servitore di Geova non può mostrare compassione. (Confronta Deuteronomio 13:6-9). ‘Cessare di mischiarsi in compagnia’ di un intimo amico o di un parente che è stato disassociato può mettere a dura prova un cristiano. In tal caso è importante non lasciarsi impietosire. (1 Corinti 5:11-13) Questa fermezza può persino incoraggiare il peccatore a pentirsi. " 


Il libro "MANTENETEVI NELL'AMORE DI DIO" edito nel 2008 a pagina 208 dice: 

"In altri casi il parente disassociato non fa' parte dell'immediata cerchia familiare o vive fuori casa.Anche se in qualche rara occasione dovesse rendersi necessario avere dei contatti per sbrigare questioni familiari, tali contatti dovrebbero essere mantenuti al minimo. I familiari leali non cercano scuse per avere a che fare con un parente disassociato che non vive sotto lo stesso tetto. La lealta' a Geova e alla sua organizzazione li spinge piuttosto ad attenersi alle istruzioni scritturali sulla disassociazione." 

Inserto del Ministero del Regno (km -I 8/2002), agosto 2002, pp.3,4: 

"Benefici derivanti dalla lealtà a Geova: Cooperare con la disposizione scritturale della disassociazione ed evitare i trasgressori impenitenti reca benefici. Preserva la purezza della congregazione e ci distingue come sostenitori delle elevate norme morali della Bibbia. (1 Piet. 1:14-16) Ci protegge da influenze corruttrici. (Gal. 5:7-9) Inoltre dà al trasgressore la possibilità di trarre pieno beneficio dalla disciplina ricevuta che lo aiuterà a produrre “un pacifico frutto, cioè giustizia”. – Ebr. 12:11. 
Dopo un discorso udito a un’assemblea di circoscrizione, un fratello e sua sorella capirono che dovevano cambiare il modo in cui trattavano la madre, che viveva altrove e che era stata disassociata sei anni prima. Subito dopo l’assemblea l’uomo chiamò la madre e, dopo averle assicurato che le volevano bene, le spiegò che non le avrebbero più parlato se non per questioni familiari importanti. Di lì a poco la madre cominciò a frequentare le adunanze e poi fu riassociata. Inoltre il marito incredulo cominciò a studiare e in seguito si battezzò. 
Sostenendo lealmente la disposizione scritturale della disassociazione diamo prova del nostro amore per Geova e rispondiamo a colui che lo biasima. (Prov. 27:11) In cambio possiamo contare sulla Sua benedizione. Il re Davide scrisse di Geova: “In quanto ai suoi statuti, non mi allontanerò da essi. Con qualcuno leale agirai con lealtà”. – 2 Sam. 22:23, 26. " 

La torre di Guardia del 15/2/2011 pag 31,32: 
"15 Condividiamo il punto di vista di Gesù su coloro che si ostinano a seguire una condotta illegale? Dobbiamo riflettere su queste domande: ‘Sceglierei di frequentare regolarmente qualcuno che è stato disassociato o si è dissociato dalla congregazione cristiana? Che dire se fosse un parente stretto che non vive più in casa?’ Una situazione del genere pu `omettere a dura prova il nostro amore per la giustizia e la nostra lealtà a Dio. 
16 Consideriamo l’esperienza di una sorella il cui figlio adulto un tempo amava Geova. In seguito, però, il figlio scelse di praticare impenitentemente l’illegalità. Così fu disassociato dalla congregazione. La sorella amava Geova,ma voleva bene anche al figlio e trovava molto difficile ubbidire al comando scritturale di evitare di frequentarlo. 
17 Che consiglio avreste dato a questa sorella? Un anziano la aiutò a capire che Geova comprendeva il suo dolore. La incoraggiò a riflettere sul dolore che dovette provare Geova quando alcuni dei suoi figli angelici si ribellarono. Nel corso del ragionamento, le fece notare che, pur sapendo quanto possa essere dolorosa una situazione del genere, Geova richiede che i peccatori impenitenti vengano disassociati. La sorella prestò ascolto ai consigli e sostenne lealmente la disposizione della disassociazione. Tale lealtà rallegra il cuore di Geova.— Prov. 27:11. 
18 Se vi trovate in una situazione del genere, ricordate che Geova vi capisce. Troncando i rapporti con il disassociato o il dissociato, dimostrate di odiare gli atteggiamenti e i comportamenti che hanno portato a questa situazione. Ma dimostrate anche che amate abbastanza il trasgressore da agire nei suoi migliori interessi. La vostra lealtà a Geova può aumentare le probabilità che la persona che ha ricevuto la disciplina si penta e torni a Geova. 
19 Una persona che fu disassociata e in seguito venne riassociata scrisse: “Sono felice che Geova ami tanto il suo popolo da far sì che la sua organizzazione sia mantenuta pura. Quello che agli estranei può sembrare un atteggiamento rigido, è un provvedimento sia necessario che veramente amorevole”. Pensate che questa persona sarebbe stata aiutata a pervenire a tale conclusione se i componenti della congregazione, inclusi i suoi familiari, avessero mantenuto con lei contatti regolari mentre era disassociata? Sostenendo la disposizione scritturale della disassociazione dimostriamo di amare la giustizia e riconosciamo il diritto di Geova di stabilire norme di condotta." 

[Modificato da Credente. 25/02/2018 22.16]
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06/09/2013 15.30
 
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Intolleranza di una setta 

Mi rendo conto che per molti e difficile capire pienamente cosa significhi questa gravissima ostracismo geovista (emarginazione coercitiva) e il suo impatto su milioni di persone e di famiglie. Tale infame pratica religiosa è lontana anni luce da quello che succede normalmente nelle religioni cristiane.

L'ostracismo geovista include tutti i testimoni di Geova del mondo siano essi cari amici, parenti ecc. Tutti i testimoni di Geova sono obbligati, pena l'essere a loro volta emarginati, a troncare ogni genere di rapporto con il dissociato/disassociato. Essa è prevista, anche se gli espulsi sono parenti stretti e purtroppo sono tante le famiglie che la praticano pedissequamente, decidendo di non avere nessun contatto persino se l'ex testimone di Geova è il proprio figlio o la propria madre; addirittura molti genitori decidono di non far vedere i propri figli ai nonni, se questi hanno abbandonato la setta. E' fatta eccezione solo dei parenti conviventi che non possono essere allontanati per forza maggiore come ad esempio figli minorenni, genitori anziani e nonni. Con tali persone sono possibili solo rapporti ritenuti strettamente necessari. Quindi, no alle attività religiose o allo svago in famiglia.

L'Emarginazione Coercitiva è incoraggiata in nome della purezza religiosa, ma tale pratica procura solo divisione delle famiglie, solitudine, emarginazione, sofferenze psicologiche ed emotive che non rendono migliori e non migliorano la vita di nessuno, alcune volte l'Emarginazione Coercitiva ha portato addirittura al suicidio.

In nome di un'esasperata religiosità integralista si può arrivare a incoraggiare pratiche e atteggiamenti disumani e anti-liberali, all'isolamento sociale e all'odio omicida. Come ad esempio l'orrenda e disumana pratica dell'infibulazione praticata in diversi paesi africani è spacciata come sistema utile a mantenere intatta la purezza della donna. Non potremmo certo giustificare tale abominio in nome della purezza o della religione, c'è un limite a tutto; lo stesso limite deve essere imposto ai testimoni di Geova per quanto riguarda la pratica dell'Emarginazione Coercitiva.

E' assurdo che un paese civile e democratico tolleri una tale barbara pratica anticostituzionale o faccia finta di nulla. E' più che legittimo che la Congregazione dei Testimoni di Geova desideri ottenere un'intesa con lo stato italiano come è accaduto con altre religioni. Non si può calpestare la Legge adducendo fantasiose teorie che pretendono di basarsi su qualche passo biblico. La Congregazione dei Testimoni di Geova deve rispettarne la Legge dello Stato Italiano e dell'Unione Europea, come chiunque altri, e assicurarsi che tale Legge democratica sia rispettata e fatta rispettare all'interno della confessione.

Il movimento dei testimoni di Geova, come altre associazioni è libero di allontanare o disassociare persone che non seguono le regole dell'associazione o che creino disturbo o scandalo e di accettare dagli adepti la decisione, maturata per qualsiasi motivo, di dissociarsi. Ma, nel contempo essa deve rispettare la libertà religiosa della persona, garantita dalla Legge, non imponendo sanzioni per il distacco dal movimento e non incoraggiando punizioni persecutorie come l'Emarginazione Coercitiva.
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06/09/2013 15.32
 
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Cosa insegna veramente la Bibbia 
Matteo 18,15-17: "Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano".

Gesù insegnò l'amore non l'odio! Egli insegnò a risolvere i contrasti e le liti tra i suoi discepoli. In caso questo non fosse possibile, il trasgressore doveva essere considerato dalla persona come "un pagano e un pubblicano". Gesù insegnò a mantenere la pace, anche di fronte un'offesa. Non a togliere il saluto o evitare le persone.

1 Corinzi 5,11-13: "Vi ho scritto di non mescolarvi con chi si dice fratello, ed è impudico o avaro o idolatra o maldicente o ubriacone o ladro; con questi tali non dovete neanche mangiare insieme. Spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non sono quelli di dentro che voi giudicate? Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi!".

Successivamente, con il formarsi della Chiesa di Cristo, negli scritti di San Paolo e San Giovanni troviamo un sistema di autocontrollo sulla fede e la moralità come ne esistono in ogni religione. Ad esempio il Vaticano ha la Congregazione per la Dottrina della Fede. Nel caso di chi abbandonava la fede, mostrando di disprezzarne gli insegnamenti, ai cristiani fu consigliato di "Togliete il malvagio di mezzo a voi!". "Non mescolarvi" da l'idea di evitare la compagnia dei peccatori impenitenti. Questi atteggiamenti erano in linea con il modo di fare dei tempi biblici. Gli stessi Testimoni scrivono che "Mangiare insieme il pane era un segno di amicizia e pace" [1]. I Cristiani non ostracizzavano, ma evitavano la compagnia del peccatore, anche a tavola, come segno di mancanza di approvazione e compartecipazione con le sue cattive opere.

Tito 3,10-11: "Dopo una o due ammonizioni sta lontano da chi è fazioso, ben sapendo che è gente ormai fuori strada e che continua a peccare condannandosi da se stessa." (Vedi anche 1 Timoteo 1,19)

2 Giovanni 7-11
: "Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo! Fate attenzione a voi stessi, perché non abbiate a perdere quello che avete conseguito, ma possiate ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse". (Vedi anche 1 Giovanni 2,18-19)

Che cosa accadeva se qualcuno rinnegava Cristo e insegnava dottrine contrarie divenendo un "anticristo"? "Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo … Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento … non ricevetelo in casa e non salutatelo". Chiunque rinnegava Cristo e la dottrina cristiana oppure incoraggiava il settarismo non doveva essere oggetto di ospitalità o di benevolenza per non 'partecipare alle sue opere'. Pertanto la scrittura di 2 Giovanni 7-11 si riferisce esclusivamente a chi rinnega Cristo Gesù e la fede cristiana. Tale norma arginava l'eresia o apostasia!

I testimoni di Geova, strumentalizzando i versetti su indicati, usano la disassociazione e la conseguente Emarginazione Coercitiva (ostracismo geovista) come un potente strumento di controllo sugli aderenti. La setta in tal modo, per i battezzati, diviene un regime totalitario con il completo potere sulla vita della persona, le sue idee e i suoi pensieri. Indipendenza e libertà non esistono! Il Testimone non può dissentire dalla dottrina imposta dal "corpo direttivo" neanche in aspetti secondari o di poca importanza.

La confessione dei Testimoni di Geova è realmente cristiana? Essa rigettando la divinità di Gesù e la celeste salvezza eterna per il genere umano, così come insegnato nella Bibbia, non mostra in alcun modo d'essere cristiana. Ad esempio se chiedete a un qualsiasi Testimone di farsi il segno della Croce del Cristo e di riconoscere Gesù nostro Dio e salvezza del mondo. Il Testimone si rifiuterà, asserendo che questi sono insegnamenti "pagani" o "demonici" così come insegnano le pubblicazioni della Torre di Guardia. Una tale atteggiamento verso il Signore Gesù Cristo, la Bibbia e i simboli cristiani vi sembrano sinonimo di cristianesimo? [2]

Intendere la Bibbia in modo letterale e fondamentalista crea notevoli problemi. Ad esempio: 
Luca 10,4 dice: "non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada." Queste parole di Gesù sono forse un invito alla maleducazione o a togliere il saluto a tutti? Anticamente il saluto, diversamente da oggi, era una sorta di benvenuto ufficiale con lunghi convenevoli. Quindi, è più ragionevole dedurre che Gesù invitò i discepoli a non perdere tempo in cose che non appartenevano alla missione cristiana.

Come si comportava la Chiesa di Cristo verso i peccatori e coloro che non vivevano il cristianesimo cosi com'era stato loro insegnato? Leggete 2 Tessalonicesi capitolo 3 e troverete tutta la risposta. In parte viene detto: "Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo per lettera, prendete nota di lui e interrompete i rapporti, perché si vergogni; 
non trattatelo però come un nemico, ma ammonitelo come un fratello … La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi. " Sì! L'amore cristiano trionfa sul peccato. Cristo era con tutti. La Chiesa, pur essendo ferma nel sostenere la dottrina di Cristo, non avrebbe mai abbandonato i suoi figli. Provvedendo amorevole giuda con ammonimenti per ricondurli sulla retta via.

Perché i leader della setta incoraggiano l'Emarginazione Coercitiva? Facendo divieto assoluto di leggere e ascoltare le testimonianze dei fuoriusciti? Una delle ragioni, di evitarli totalmente, è che parlando o discutendo con loro, gli adepti, potrebbero aprire gli occhi sulla realtà delle cose, come le false predizioni riguardo la fine del mondo e le false dottrine apostate che rinnegano Cristo e la salvezza celeste. Divenendo finalmente liberi dalla morsa della setta e il suo totalitario controllo. [3]


Tratto dal Libro: L'illusione di Geova, l'altra faccia del Male 

TOGLIERE IL SALUTO: ERRATA INTERPRETAZIONE di 2 Gv 1,10-11
Se si analizza bene il testo di 2 Gv 1,10-11 troviamo che il termine originale usato (kairein) non si riferisce al semplice saluto, ovvero al semplice e brevissimo "buongiorno", "buonasera", bensì al RALLEGRARSI con l'eretico; infatti l'apostolo, riguardo all'effettivo errante, scrive di non fare saluti di RALLEGRAMENTI con lui. 
Inoltre occorre ricordare che un saluto, tra gli ebrei al tempo in cui Giovanni scriveva, poteva durare  a lungo  perchè ci si attardava nelle felicitazioni reciproche, e proprio per tale motivo Gesù stesso raccomandava di non salutare nessuno lungo la via, perdendo tempo prezioso e non certo per mancanza di rispetto o di stima (Luca 10,4).
E' evidente che non ci si può rallegrare nè felicitarsi con chi è nell'errore, ed è questo precisamente che l'autore intende raccomandare ai suoi lettori cristiani. Ed è proprio questo che va fatto nei confronti dei tdg, i quali purtroppo sono stati sviati dalla wt. Un breve saluto verso di loro ma senza rallegrarsi per la loro scelta fuorviante. Mentre essi, nei confronti di chi esce dalle loro file, applicano un principio che non è secondo la retta interpretazione biblica ma secondo il tornaconto della wt che li vuole tenere schiavi.




Analizziamo 1Corinzi 5,9

Vi ho scritto nella mia epistola di non immischiarvi con i fornicatori.

Questo versetto viene citato da tdg a vari livelli,  come incitamento a non avere alcun contatto con gli ex tdg. Ma molti di loro non conoscono quanto riportato nella torre di guardia del 1975 1/15 pag 50-57. 
In particolare la stess rivista spiega cosa debba intendersi a riguardo, e scrive:

CHE COSA COMPORTA L’ASSOCIAZIONE SPIRITUALE

8. (a) Che cosa significa l’espressione greca resa ‘mischiarsi in compagnia di’, usata dall’apostolo Paolo in I Corinti 5:9, 11? (b) Che cosa vuol dire avere “associazione” con qualcuno? (c) Abbiamo forse associazione con i trasgressori se li esortiamo al pentimento?

8 L’espressione greca usata da Paolo per ‘mischiarsi in compagnia di’ è il verbo syn·a·na·miʹgny·mi, che vuol dire “mischiare o unire insieme”. Il basilare verbo impiegato (miʹgny·mi) si trova in Matteo 27:34 per descrivere il miscuglio di vino e fiele e in Luca 13:1 per descrivere che Pilato aveva mischiato sangue ai sacrifici. Indica dunque una vera fusione o mescolanza, un’unione per ottenere una combinazione o composto. Che ci ‘mischiamo in compagnia’ d’altri vuol dire che esiste fra noi un’associazione. Il termine italiano “associare” ha il senso di “far socio, compagno. Mettere insieme, unire. . . . Accompagnare”. Il termine “associazione” significa “unione, compagnia, formata per un intento comune, o interesse”. (Vocabolario della lingua italiana di N. Zingarelli, VIII Edizione) Chi si associa con qualcuno lo accetta, dunque, come uno che è sul suo stesso piano, avendone le vedute e interessandosene, condividendole con un’attitudine aperta e favorevole. Avere associazione spirituale con un altro vuol dire, in effetti, intrattenersi piacevolmente con lui su argomenti spirituali. ...

E qualche rigo più sopra aveva concluso testualmente come segue:
Il non ‘mischiarsi in compagnia’ di qualcuno, o il trattarlo come “un uomo delle nazioni”, non ci impedisce dunque d’essere gentili, cortesi, premurosi e benigni.

------------------------------------------------
Quindi gli stessi dirigenti  danno indicazioni in questa specifica rivista, affinchè chi non si comporta in maniera corretta secondo il loro punto di vista, non devono comunque essere trattati come inesistenti, ma semplicemente che non bisogna condividerne i comportamenti e le vedute, con atti di associazione indebita.
COntrariamente ad altri loro articoli, in quella sopra citata hanno comunque offerto una risposta per come bisogna interpretare il versetto di Paolo che viene mal interpretato e mal applicato da molti di loro.


[Modificato da Credente. 05/12/2018 22.18]
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LA ZAPPA SUI PIEDI 



La 
Svegliatevi! di ottobre 2011 a pagina 24 scrive riguardo i rapporti familiari:

"
Perché il controllo assoluto non funziona. Sicuramente voi genitori desiderate che vostro figlio divenga un adulto responsabile in grado di prendere decisioni sagge. Come potete riuscirci? Una cosa è certa: il controllo assoluto non è la strada giusta, per almeno due ragioni.

1) 
Il controllo assoluto è contrario alle Scritture. Geova Dio creò l'uomo dotandolo del libero arbitrio [1], permettendogli così? di scegliere quale strada seguire nella vita, nel bene e nel male. Per esempio, quando Caino iniziò a nutrire un odio omicida nei confronti di suo fratello Abele, Geova gli disse: "Se ti volgi per fare il bene, non ci sarà un'esaltazione? Ma se non ti volgi per fare il bene, il peccato `e in agguato all'ingresso, e la sua brama è verso di te; e tu, da parte tua, lo dominerai?"- Genesi 4:7.
E' degno di nota che Geova, pur dando a Caino un energico consiglio, non lo obbligò a seguirlo. Stava a Caino decidere se dominare quel sentimento di rabbia oppure no. Da questo si comprende che, se Geova non cerca di esercitare un controllo assoluto per ottenere l'ubbidienza dalle sue creature, neanche i genitori dovrebbero farlo con i propri figli adolescenti.

2) 
Il controllo assoluto è spesso controproducente … il vostro atteggiamento potrebbe sortire l'effetto contrario, scatenando in vostro figlio una repulsione per le vostre norme. Troppo spesso gli sforzi di esercitare il controllo assoluto sui figli falliscono miseramente. Pertanto cosa potete fare? Piuttosto che cercare di controllare completamente la vita di vostro figlio, imponendogli le vostre decisioni come forse facevate quando era piccolo, aiutatelo a riconoscere quanto sia saggio fare ciò che è giusto." (Il grassetto è nell'articolo).


Quindi i vertici americani della setta dei testimoni di Geova si sono resi conto che il controllo assoluto o dittatoriale non funziona nelle famiglie. Infatti la maggioranza dei genitori testimoni di Geova ha figli non Testimoni.

  • Perché lo stesso atteggiamento tollerante e liberale non è esteso alla "famiglia" nella fede geovista?
  • Perché gli adepti non sono resi liberi di decidere della loro vita, senza sanzioni crudeli e disumane come l'ostracismo geovista?
  • Perché i Testimoni non possono esercitare il libero arbitrio concesso dal loro dio, Geova?
  • Perché il corpo direttivo soffoca la libertà personale di autogovernarsi concessa da Dio, quando Lui non obbliga nessuno ad ubbidirgli?
  • Perché il corpo direttivo esercita sugli adepti il controllo assoluto su scelte [2] di vita, salute, lavoro, amicizie ecc. quando tale pratica 'è contraria alle scritture'?
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26/09/2015 15.22
 
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Testimoni di Geova e disassociazione
(Le citazioni della Torre di Guardia sono in azzurro).

«La maggioranza dei veri cristiani sostiene lealmente Dio e le sue giuste leggi. [...] Oppure può rinnegare la fede insegnando falsa dottrina o dissociandosi dalla congregazione. Che fare in un caso del genere? Poiché un uomo di Corinto praticava impenitentemente l'immoralità, Paolo disse alla congregazione: 'Cessate di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo'. (1 Corinti 5:11-13) Lo stesso bisognava fare con gli apostati, come Imeneo: "In quanto all'uomo che promuove una setta, rigettalo dopo una prima e una seconda ammonizione, sapendo che tale uomo è stato pervertito e pecca". (Tito 3:10, 11; 1 Timoteo 1:19,25). Sarebbe appropriato allontanare anche chiunque rinneghi la congregazione: "Sono usciti da noi, ma non erano della nostra sorta; poiché se fossero stati della nostra sorta, sarebbero rimasti con noi. Ma sono usciti affinché fosse manifesto che non tutti sono della nostra  sorta". - 1 Giovanni 2:18, 19» - Citazioni tratte da La Torre di Guardia del 15 aprile 1988.

Queste sono chiare strumentalizzazioni della Scrittura; è vero che nei tempi apostolici i peccatori impenitenti e coloro che rinnegavano il cristianesimo venivano espulsi; però i Testimoni di Geova (TdG) si servono della disassociazione anche come di uno strumento di potere e di controllo sugli aderenti, cacciando coloro che si permettono di dissentire su aspetti secondari che hanno ben poco o nulla a che vedere con i principi fondamentali della fede cristiana (si veda p.e. questa pagina). Viene espulso anche chi, dopo aver fatto un esame obiettivo e senza pregiudizi della propria fede, si è reso conto che gli insegnamenti del Corpo Direttivo (CD) non sono in armonia con le Scritture e con i fatti storici. 
Si potrebbe fare un paragone con i regimi totalitari, ove possono esistere anche leggi simili a quelle in vigore nel mondo libero; tali leggi sono utili e necessarie per proteggere i cittadini e garantire la sicurezza ed il vivere civile. Come è noto, tuttavia, queste stesse leggi possono essere applicate male e divenire strumenti di controllo poliziesco e di oppressione. Questo è ciò che avviene fra i TdG, con il loro modo di applicare i passi biblici sulle norme disciplinari: tale disciplina si è tramutata in uno strumento di potere sugli aderenti che ne limita la libera espressione del pensiero e ne condiziona pesantemente la coscienza ed il comportamento.

«Si spera che tale individuo si penta e possa così essere riassociato. (Atti 3:19) Ma nel frattempo, i cristiani possono stare limitatamente in sua compagnia, o è necessario che lo evitino rigorosamente? In questo caso, perché?» .

Una delle ragioni per cui i TdG devono evitare rigorosamente gli ex membri è che parlando o discutendo con loro potrebbero magari aprire gli occhi su realtà che ignorano e che è preferibile far finta di non vedere, “aspettando che Geova metta le cose a posto”. Una volta che si 'rompe l'incanto' del gruppo e si trova la forza di uscirne, si comprendono e conoscono molte cose che all'interno sono del tutto ignorate o che si accettavano per timore di subire ritorsioni “disciplinari”.

Commento di seguito alcuni versetti comunemente usati per giustificare l'espulsione:

1) Matteo 18:15-17: «Inoltre, se il tuo fratello commette un peccato, va e metti a nudo la sua colpa fra te e lui solo. Se ti ascolta, hai guadagnato il tuo fratello. Ma se non ascolta, prendi con te uno o due altri, affinché per bocca di due o tre testimoni sia stabilita ogni questione. Se non li ascolta, parla alla congregazione. Se egli non ascolta neanche la congregazione, ti sia proprio come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse». (Traduzione del Nuovo Mondo [TNM]).

Come erano trattate le persone delle nazioni (gentili) e gli esattori di tasse (pubblicani) al tempo di Cristo? Non erano considerati persone “rispettabili”, aventi gli stessi diritti a tutti gli effetti degli israeliti ortodossi. Questo però non significa che fosse proibito rivolgere loro la parola, il saluto o avere qualsiasi genere di rapporto sociale, come fanno i TdG con i disassociati. Il contesto biblico non giustifica un simile atteggiamento e la storia non attesta che questa fosse allora la prassi in vigore, nemmeno secondo le rigide regole rabbiniche. Basti pensare che Gesù scelse come suo apostolo Matteo Levi che era un esattore di tasse (Matteo 9:9; si noti che Matteo stava svolgendo il suo disprezzato lavoro quando Gesù lo chiamò). Anche Zaccheo era «capo esattore di tasse», eppure Gesù non esitò a parlare con lui e a voler essere ospitato in casa sua  (Luca 19:2-6). Che direbbero gli “anziani” se oggi un TdG scegliesse come suo intimo collaboratore un disassociato? O se andasse a pranzo da un ex TdG?  Convocherebbero immediatamente un Comitato Giudiziario per espellere il Testimone che non segue le direttive della Società! Eppure questo è proprio quello che avrebbe fatto Cristo, secondo la spiegazione che essi danno del passo di Matteo 15.

Anche il modo in cui Gesù trattò le persone delle nazioni dimostra che l'intransigenza dei TdG non ha alcuna valida base scritturale (Luca 7:1-10; Marco 7:24-25).

2) 1 Corinti 5:11-13: «Vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo. Poiché spetta forse a me giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro, mentre Dio giudica quelli di fuori? “Rimuovete l'[uomo] malvagio di fra voi”».

Questo consiglio scritturale aveva lo scopo di salvaguardare l’identità della congregazione cristiana. Ci si può chiedere tuttavia dove si trovi qui la proibizione assoluta di parlare, salutare o frequentare chi viene espulso, magari anche solo per aiutarlo a ristabilirsi. Dove è scritto, per esempio, che non è consentito far visita al disassociato quando è malato o all'ospedale? Dove si legge che parenti e familiari debbano troncare ogni rapporto con lui o limitarsi al minimo indispensabile? (vedi qui) Nella Bibbia queste cose non sono dette; si tratta di regole imposte dal CD. È interessante osservare che nella vecchia edizione della TNM, nel v.11 si leggeva: “Cessate di mischiarvi in compagnia di alcuno chiamato fratello...” (corsivo mio). La Torre di Guardiadel 1/1/82, p.25 si basava su questa parola (“alcuno” era usato nel senso di “nessuno”) per sostenere che bisogna troncare i rapporti con tutti i disassociati, compresi parenti, genitori, figli, ecc. Questa è davvero una maniera farisaica di leggere le Scritture, il classico caso in cui si scola il moscerino e si inghiotte il cammello (cfr. Matteo 23:24). Ora, nella nuova edizione della TNM, si legge diversamente: “qualcuno”. “Qualcuno” non significa necessariamente “tutti”. La Società usa tuttavia questo passo in un senso assolutistico, pretendendo che con queste parole si vietino i rapporti persino con i parenti e familiari.

3) 2Giovanni 7-11: «Poiché sono usciti molti ingannatori nel mondo, persone che non confessano Gesù Cristo venuto nella carne. Questi è l'ingannatore e l'anticristo. Prestate attenzione a voi stessi, affinché non perdiate le cose per produrre le quali abbiamo operato, ma otteniate una piena ricompensa. Chiunque va avanti e non rimane nell'insegnamento del Cristo non ha Dio. Chi rimane in questo insegnamento è colui che ha il Padre e il Figlio.  Se qualcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non rivolgetegli un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage».

Qui si dice di non accogliere in casa e di non salutare un certo tipo di persone. Leggendo l’immediato contesto si comprende che l’apostolo parlava di coloro che negavano la fondamentale verità (per il cristianesimo) che Gesù fosse il Figlio di Dio venuto nella carne (v.7). Costoro vengono definiti «anticristi». I Testimoni si basano specialmente su questo passo per giustificare il loro ostracismo nei confronti dei disassociati. Leggendo con attenzione anche solo questi versetti (senza considerare l'intero contesto del messaggio evangelico) è più che evidente che i TdG strumentalizzano le parole dell'Apostolo. Giovanni scrive: “se qualcuno viene da voi”; quindi si riferisce a persone che andavano nelle case dei cristiani allo scopo di allontanarli dall’insegnamento di Cristo (e non di qualche organizzazione umana). Accogliere in casa amichevolmente questi propagandisti significava divenire partecipi e complici della loro eresia. Il mio comportamento – e quello di moltissimi altri che lasciano l'Organizzazione – non ha nulla a che vedere con tutto questo: io non ho negato alcuna verità fondamentale insegnata da Cristo e non sono nemmeno andato nelle case dei TdG a propagandare le mie idee, che rimangono comunque cristiane. Si noti che queste parole vennero scritte dall'Apostolo verso il 100 d.C. ed hanno, come si è visto, un'applicazione specifica e limitata. Prima di allora comunque in nessun punto della Scrittura si parlava di togliere il saluto a qualcuno, nemmeno a chi veniva espulso dalla congregazione. I TdG applicano invece questo passo a tutti coloro che vengono disassociati, qualsivoglia sia il motivo. Nel mio caso, per esempio, sono stato definito apostata per aver criticato il veto delle trasfusioni di sangue e per altri aspetti secondari (si veda qui); ho chiesto di poter seguire la mia coscienza là dove la Scrittura non si esprime con chiarezza ed autorità. Non ho negato “questo insegnamento” fondamentale (v.10) cioè che Gesù sia  il Figlio di Dio venuto come uomo nel mondo, eppure le parole dell’apostolo vengono citate e applicate nei miei confronti; in questo i TdG ubbidiscono alla Società Torre di Guardia, non alla Scrittura. 

I Testimoni di Geova mettono quindi insieme vari passi e versetti, che sono distanti fra loro sia nel tempo che nel reale significato, per sostenere le loro intransigenti teorie e questo li conduce a dei comportamenti davvero paradossali. Ecco alcuni esempi (tratti da situazioni reali):

  • In una famiglia può capitare che il marito lasci il gruppo, o perché disassociato o per una sua decisione. La moglie può rimanere invece ufficialmente TdG; magari smette di frequentare la congregazione, diventa “inattiva” ma non si dissocia formalmente (spesso questo accade per evitare l'ostracismo da parte dei parenti). Anche i figli possono allontanarsi dalla congregazione, della quale comunque non erano mai divenuti ufficialmente membri, non essendosi battezzati. Come si comportano i testimoni di Geova nei confronti di questa famiglia? Essendo la moglie ancora una “sorella” (anche se in modo solo formale) possono salutarla, parlarle e farle visita. La stessa cosa accade con i figli. Il marito ex TdG invece viene completamente ignorato.

  • Se dei TdG dovessero andare a casa di questa “sorella” e ad aprire la porta fosse il marito disassociato, i “fratelli” non lo saluteranno, chiederanno se la “sorella” è in casa e parleranno solo con lei, mostrandosi molto amichevoli e gentili, con l'evidente scopo di “incoraggiarla” a ritornare nella congregazione. Se ne andranno poi salutando la moglie e i figli ma non il marito. 

  • Altro esempio: se dei genitori hanno un figlio disassociato verranno esortati a non accoglierlo in casa finché questi non “mostra pentimento” (rientrando nel gruppo). Se i genitori decidessero di mantenere lo stesso alcuni rapporti con il figlio e questi andasse a trovarli, nel caso ci fossero a casa dei genitori dei “fratelli” questi farebbero finta di non vederlo e se ne andrebbero immediatamente da tale abitazione...“contaminata”. I genitori TdG inoltre potrebbero subire dei provvedimenti disciplinari se persistono in questa condotta “disubbidiente”.

  • La moglie “TdG” può essere ricoverata all'ospedale; mentre il marito ex TdG le sta facendo visita, entrano dei “fratelli” nella stanza dove la “sorella” è ricoverata. Saluteranno solo la moglie, parlando con lei e informandosi sulla sua salute e su quella dei figli ed ignoreranno completamente il marito, come se fosse invisibile.

  • Muore un familiare TdG. Al funerale tutti consoleranno e esprimeranno parole di conforto a questa famiglia ma non diranno una sola parola al marito disassociato. 

  • Un TdG telefona alla “sorella”. Se risponde il marito disassociato, molto probabilmente il Testimone riattaccherà senza parlare, oppure chiederà di parlare con la moglie, senza ovviamente rivolgere un semplice e formale “buongiorno”. È capitato anche l’inverso: un disassociato ha sbagliato numero ed ha chiamato per errore una parente Testimone la quale è rimasta in silenzio, dicendo solo il suo nome, dopo ripetute richieste, e infine ha riattaccato.

  • Si sposa uno stretto parente TdG. Verranno invitati la moglie ed i figli ma non il marito disassociato (qui un esempio).

Si potrebbero fare innumerevoli altri esempi ma penso che questi bastino per illustrare quanto sia legalistico e farisaico tale comportamento. Alcune domande comunque i Testimoni dovrebbero porsele e cercare di riflettere attentamente prima di rispondere:

Dove nella Scrittura viene detto di trattare in questo modo chi decide di lasciare l'organizzazione?
Cristo avrebbe approvato un simile comportamento o si sarebbe comportato in questo modo? 

Anche il famoso episodio dell’incontro di Gesù con a Samaritana (Giov.4) dovrebbe fornire la chiave di lettura per intendere questi passi disciplinari. Gesù parlò con una donna (fatto estremamente insolito in quel periodo per i giudei), per di più “eretica”, e che aveva una vita non proprio irreprensibile! Fu a lei che, per la prima volta, rivelò di essere il Cristo. Il Vangelo contiene molti episodi simili che indicano come per Gesù contassero innanzi tutto le persone e non i pregiudizi sociali, le regole, le leggi e l’interpretazione di tali leggi (Confronta Marco 2:27; Giov.8:1-8). I Testimoni, invece, leggono la Bibbia come se fosse un codice di leggi e regole, ed in questo stravolgono il messaggio evangelico, mostrando di non averne afferrato lo spirito. Il loro uso di questi passi è quindi chiaramente strumentale. La stessa cosa avviene in molti altri gruppi e culti che, con la minaccia dell’ostracismo, riescono a controllare la vita dei loro adepti.

La Torre di Guardia aggiunge:

«Sotto la Legge data da Dio a Israele. In varie questioni gravi, i trasgressori intenzionali venivano giustiziati. (Levitico 25:10; Numeri 15:25, 31)».

Nemmeno il minimo dubbio sul fatto che la legge mosaica potesse anche riflettere cultura, mentalità e circostanze storiche del tempo in cui venne formulata. I cristiani avrebbero lapidato qualcuno? Che dire del famoso passo “chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”? (Giov. 8:7).

«Lo stesso Dio che esige l'espulsione dei trasgressori impenitenti dalla congregazione indica anche che, se un peccatore si pente e si converte, può essere riassociato. (Anche un dissociato può chiedere di tornare a far parte della congregazione)».

Questo avviene molte volte. Quando si è TdG si viene circondati di attenzioni, favori, interesse, compagnia; quando si smette di esserlo - per qualsiasi motivo - si perde tutto. È un prezzo che molti non riescono a pagare. Io credo che si possa appropriatamente definire tutto questo una forma di costrizione o di ricatto. I TdG dicono di essere liberi di lasciare il gruppo quando vogliono ma è chiaro che le cose non stanno così: chi se la sentirebbe di lasciare “liberamente” l’Organizzazione, sapendo che così facendo perderebbe il lavoro (se fosse alle dipendenze di un Testimone), la casa (se il padrone di casa fosse sempre un TdG), le relazioni sociali (che sono composte quasi esclusivamente da membri del gruppo) e, specialmente, i contatti con i parenti e familiari? So per esperienza che molti ritornano forzatamente nel gruppo, solo per ritrovare i rapporti sociali e familiari interrotti.

«Dopo di che potrà essere confortato dai cristiani che gli confermeranno il loro amore».

Penso che i TdG abbiano una concezione molto particolare dell’amore cristiano, come pure della vera amicizia (cfr. Giov.13:34,35). La “lealtà” alla congregazione sovrasta tutto: per anni ho cercato fra i TdG qualcuno con cui avere un confronto aperto, franco, senza le finzioni comportamentali imposte dal gruppo. Bisogna invece essere sempre Testimoni edificanti,  incoraggianti, positivi... non bisogna mai esprimere dubbi, incertezze, perplessità, altrimenti si è considerati “poco spirituali”, persone da evitare, cattive compagnie... Non può esserci vera amicizia e vero amore in un ambiente come questo. Chi diventa  TdG deve scegliere tra il rimanere nell’Organizzazione e il mantenere i rapporti sociali ed umani con chi è stato disassociato o si è dissociato (allontanato spontaneamente). Non ci sono alternative. La vera amicizia è invece innanzitutto un rapporto fra persone, tra individui; il vincolo che lega due veri amici non può essere condizionato dall'assoluta ubbidienza a norme e regole di qualche struttura organizzativa (cfr. Sam.18:1).

Io ho conosciuto e frequentato per anni moltissimi TdG i quali ora si girano dall'altra parte quando mi incontrano e rifiutano persino di rivolgermi un semplice saluto. Posso dire, per esperienza personale, che nei miei 23 anni di vita nell'organizzazione non ho avuto nessun vero amico: il fatto che nemmeno uno dei miei ex fratelli abbia il coraggio di mantenere almeno qualche raro e occasionale rapporto con me ne è una chiara ed evidente dimostrazione. Ma la colpa non è tutta loro. Io credo che siano “costretti” ad agire in tal modo: il loro discernimento e la loro volontà individuali sono talmente condizionati, al punto che sono incapaci di agire diversamente; anche la paura di subire l'espulsione ha su di loro un effetto paralizzante.

Riporto un’esperienza di qualche anno fa: conoscevo un “fratello” al quale ero particolarmente legato, era una persona che frequentava la mia famiglia e c'era fra noi un certo legame affettivo. Questo giovane venne disassociato e dopo qualche tempo morì in circostanze tragiche. Per un certo periodo si trovò all'ospedale gravemente ammalato. Ricordo che un'infermiera parlò con alcuni TdG e disse che questo giovane, all'ospedale, piangeva e si disperava, dicendo che era stato abbandonato da tutti i suoi fratelli. L’“anziano” della congregazione fece un durissimo discorso (in linea con le direttive dell’Organizzazione) in cui ribadì che nessun fratello avrebbe dovuto andare a trovarlo e nemmeno informarsi sulla sua salute. Questo giovane morì qualche tempo dopo, solo e abbandonato dai suoi ex “amorevoli” fratelli. Nemmeno io - purtroppo - andai a visitarlo, comportandomi da “bravo” TdG. Quante volte ho pensato, con rammarico, che forse, manifestando più comprensione e calore umano, questo giovane avrebbe potuto avere una sorte diversa!

Questo comunque non è stato un caso eccezionale: si tratta della prassi comunemente seguita in tutte le congregazioni. Sicuramente non c’è nulla di cristiano in questa intransigente durezza (cfr.Matteo 9:9-13). Qualcuno potrebbe pensare che, anche se divenisse TdG, la sua condotta sarebbe diversa. In realtà,  una volta assunta la forma mentis geovista, viene molto spontaneo interrompere ogni  rapporto con chi non è più nell’organizzazione.

Lorenzi Achille

Nell'estate del 2002 la Società Torre di Guardia ha ribadito e riconfermato 
le sue intransigenti direttive nei confronti degli ex membri. 

Inserto del Ministero del Regno (km -I 8/02), agosto 2002, pp.3,4.

Manifestiamo lealtà cristiana 
quando un parente viene disassociato

   I legami familiari possono essere molto forti. Per questo motivo un cristiano si trova davanti a una prova se il coniuge, un figlio, un genitore o un altro parente stretto viene disassociato o si dissocia dalla congregazione. (Matt. 10:37) In questi casi, i cristiani leali come dovrebbero trattare il parente? Fa differenza se la persona vive sotto lo stesso tetto? Innanzi tutto riesaminiamo ciò che ha da dire la Bibbia, i cui principi valgono sia per chi viene disassociato che per chi si dissocia.
  Come trattare chi è stato espulso: La Parola di Dio comanda ai cristiani di non stare in compagnia di chi è stato espulso dalla congregazione: “[Cessate] di mischiarvi in compagnia diqualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo….Rimuovete l’uomo malvagio di fra voi”. (1 Cor. 5:11,13). Anche le parole di Gesù riportate in Matteo 18:17 hanno relazione con l’argomento: “[Chi viene espulso] ti sia proprio come un uomo delle nazioni e come un esattore di tasse”. Gli ascoltatori di Gesù sapevano bene che a quel tempo gli ebrei non fraternizzavano con i gentili ed evitavano gli esattori di tasse considerandoli dei reietti. Pertanto, Gesù stava insegnando ai suoi seguaci a non stare in compagnia di chi era stato espulso. – Vedi La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, pagine 18-25.
   Questo significa che i cristiani leali non intrattengono rapporti di natura spirituale con coloro che sono stati espulsi dalla congregazione. Ma c’è dell’altro. La parola di Dio dice: “Non mangiando nemmeno con un tal uomo”. (1 Cor. 5:11) Pertanto evitiamo anche di avere contatti sociali con chi è stato espulso. Questo significa che non staremo con lui né in occasioni come picnic, feste e partite di pallone né per andare in un centro commerciale, a teatro o a mangiare a casa o al ristorante.
   Che dire del parlare a un disassociato? Sebbene la Bibbia non menzioni ogni possibile situazione, 2 Giovanni 10 ci aiuta a capire qual è il punto di vista di Geova: “Se qualcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non rivolgetegli un saluto”. A questo riguardo, La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, pagina 25, dice: “Un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato?”
   È proprio come viene detto a pagina 31 dello stesso numero della Torre di Guardia: “La realtà è che quando un cristiano si dà al peccato e deve essere disassociato, perde molte cose: la sua posizione approvata dinanzi a Dio; … la piacevole compagnia dei fratelli, inclusa gran parte dell’associazione che aveva con i parenti cristiani”.
   Nell’immediata cerchia familiare: Significa questo che i cristiani che vivono con un familiare disassociato debbano evitare di parlargli, di consumare un pasto con lui e di stare in sua compagnia mentre svolgono le attività quotidiane? La Torre di Guardia del 15 aprile 1991, nella nota in calce a pagina 22 dice: “Se un disassociato vive insieme ai suoi familiari cristiani, continuerà ad avere rapporti normali con loro e a partecipare alle attività quotidiane della famiglia”. Pertanto, saranno i componenti della famiglia a decidere fino a che punto coinvolgere il familiare disassociato quando mangiano o quando svolgono altre attività domestiche. Nello stesso tempo non vorranno dare ai fratelli con i quali si associano l’impressione che tutto continui come prima della disassociazione.
   Tuttavia La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, pagina 28, parlando dei disassociati e dei dissociati, dice: “I precedenti vincoli spirituali sono stati completamente interrotti. Questo vale anche da parte dei suoi parenti, inclusi quelli nell’immediata cerchia familiare…. Ci saranno quindi cambiamenti nei rapporti spirituali che potevano esistere in famiglia. Per esempio, se il marito è disassociato, la moglie e i figli non sarebbero a loro agio se egli tenesse uno studio biblico familiare o li conducesse in preghiera. Se egli vuole dire la preghiera, come all’ora dei pasti, in casa sua ha il diritto di farlo. Ma loro possono rivolgere silenziosamente a Dio le loro proprie preghiere. (Prov. 28:9; Sal. 119:145, 146) Che dire se in casa un disassociato volesse assistere alla lettura biblica o allo studio biblico familiare? Gli altri potrebbero consentirgli di essere presente per ascoltare, finché non cerca di insegnare o di discutere con loro le sue idee religiose”.
   Se ad essere disassociato è un figlio minorenne che vive in casa, i genitori cristiani sono ancora responsabili della sua educazione. La Torre di Guardia del 15 novembre 1988, pagina 20, dice: “Proprio come continueremo a provvedergli cibo, vestiario e alloggio, essi dovranno istruirlo e disciplinarlo in armonia con la Parola di Dio (Proverbi 6:25-22; 29:17) I genitori amorevoli possono pertanto disporre di studiare la Bibbia con lui, anche se è disassociato. Forse trarrà il massimo beneficio disciplinare dal fatto che essi studiano con lui da solo. Oppure essi possono decidere che può continuare a partecipare allo studio biblico familiare”. – Vedi anche La Torre di Guardia del 1° ottobre 2001, pagine 16-17.
   La Torre di Guardia prende in esame un’altra possibile situazione: “Che fare qualora un familiare, come un figlio o un genitore, che non vive in casa fosse disassociato e successivamente volesse tornare a vivere in casa? La famiglia potrebbe decidere il da farsi a seconda delle circostanze. Per esempio un genitore disassociato potrebbe essere malato o non più in grado di badare a se stesso finanziariamente o fisicamente. I figli cristiani hanno il dovere scritturale e morale di assisterlo (1 Tim. 5:8) … Ciò che si farà può dipendere da fattori come gli effettivi bisogni del genitore, il suo atteggiamento e la considerazione che il capofamiglia ha per il benessere spirituale della famiglia” – La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, pagina 29.
   In relazione ai figli, l’articolo continua: “A volte i genitori cristiani hanno riaccettato in casa per un certo tempo un figlio disassociato che stava male fisicamente o emotivamente. In ciascun caso i genitori possono valutare le circostanze particolari. Il figlio disassociato viveva per conto proprio e ora non è più in grado di farlo? Oppure fondamentalmente vuole tornare a casa perché sarebbe una vita più facile? Che dire delle sue norme morali e del suo atteggiamento? Introdurrà del ‘lievito’ nella famiglia? – Galati 5:9”.
   Benefici derivanti dalla lealtà a Geova:  Cooperare con la disposizione scritturale della disassociazione ed evitare i trasgressori impenitenti reca benefici. Preserva la purezza della congregazione e ci distingue come sostenitori delle elevate norme morali della Bibbia. (1 Piet. 1:14-16) Ci protegge da influenze corruttrici. (Gal. 5:7-9) Inoltre dà al trasgressore la possibilità di trarre pieno beneficio dalla disciplina ricevuta che lo aiuterà a produrre “un pacifico frutto, cioè giustizia”. – Ebr. 12:11.
   Dopo un discorso udito a un’assemblea di circoscrizione, un fratello e sua sorella capirono che dovevano cambiare il modo in cui trattavano la madre, che viveva altrove e che era stata disassociata sei anni prima. Subito dopo l’assemblea l’uomo chiamò la madre e, dopo averle assicurato che le volevano bene, le spiegò che non le avrebbero più parlato se non per questioni familiari importanti. Di lì a poco la madre cominciò a frequentare le adunanze e poi fu riassociata. Inoltre il marito incredulo cominciò a studiare e in seguito si battezzò.
  Sostenendo lealmente la disposizione scritturale della disassociazione diamo prova del nostro amore per Geova e rispondiamo a colui che lo biasima. (Prov. 27:11) In cambio possiamo contare sulla Sua benedizione. Il re Davide scrisse di Geova: “In quanto ai suoi statuti, non mi allontanerò da essi. Con qualcuno leale agirai con lealtà”. – 2 Sam. 22:23, 26.


L'articolo originale

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Disassociazione e privacy
«Questo contribuirà a proteggere sia la congregazione locale 
che la Congregazione Centrale da inutili difficoltà legali»


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In questa circolare vengono date istruzioni su come annunciare pubblicamente un'avvenuta riprensione, disassociazione/dissociazione, senza incorrere in rischi di carattere legale. Prima di tali istruzioni, dal podio poteva essere anche detto qual era il motivo per cui una persona era stata disassociata o si era dissociata. Il libro Organizzazione (ed. 1971, p. 171) suggeriva di dichiarare che «la persona è stata disassociata dalla congregazione "per condotta che non si addice al cristiano"». In parecchi casi tuttavia veniva anche specificato in che cosa consisteva tale condotta. Ora, anche come conseguenza della legge sulla privacy, i TdG si limitano ad uno scarno ed essenziale comunicato. Le pagine 147-8 del libro Il nostro ministero, citate in questa circolare, dicono infatti quanto segue:

Annuncio della disassociazione

Quando si rende necessario espellere dalla congregazione un peccatore, si fa un breve annuncio dicendo semplicemente che la persona è stata disassociata, Non c'è bisogno di dire altro. Questo servirà ad avvertire i fedeli componenti della congregazione che devono smettere di frequentare questa persona. - 1 Cor. 5:11.

"Come comportarsi con chi è disassociato"

Nel libro "Mantenetevi nell'amore di Dio", pubblicato nel 2008, la Watch Tower Society ribadisce le sue direttive nei confronti dei disassociati.

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tratto da http://www.infotdgeova.it/sanzioni/disassociati1.php#


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26/09/2015 15.35
 
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La pratica della disassociazione/dissociazione 
alla luce delle Scritture

Questo studio vorrebbe assumersi il compito di valutare attentamente, alla luce della Scritture e del contesto storico in cui sono inserite, la prassi geovista della disassociazione/dissociazione.

Per svolgere adeguatamente tale trattazione in merito al fondamento scritturale di tale prassi, e volendo esaminarne la liceità in base ai principi cristiani, cominceremo col prendere in esame le scritture da cui i Testimoni di Geova (TdG) pretendono di evincere le loro norme: dalla lettura di questi passi infatti essi ricavano la giustificazione della totale emarginazione dell'espulso, trattamento che ritengono funzionale alla purezza della congregazione ed al recupero del trasgressore stesso.

Queste le parole di Cristo in Matteo 18:15-18:

«Se tuo fratello ha peccato contro di te, va' e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; 16 ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. 17 Se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d'ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano».

Chiunque sia stato TdG sa che questi passi vengono utilizzati dalla congregazione quando esistono delle discordie fra fratelli che non sono assimilabili a peccati gravi - per quei tipi di peccati esiste infatti un'altra scrittura nella prima lettera ai Corinzi, al capitolo 5, dove si parla dell'espulsione di un peccatore impenitente di cui era risaputo che commetteva immoralità, passo che tratteremo in seguito.

Qui per la Watch Tower Society (WTS) lo scopo consiste nel mostrare che nel caso in cui un individuo non ascolta la Congregazione (Chiesa), allora costui dev'essere trattato come un pagano o un pubblicano.

Il ragionamento della WTS è il seguente: Gesù in questo versetto dice che se una persona è ribelle nella comunità religiosa, e non vuole ravvedersi di fronte alla congregazione, dopo che la questione è stata affrontata anche di fronte a testimoni, tale persona deve essere trattata come un pagano.

Come venivano visti i pagani ai tempi di Gesù dalla società ebraica? Costoro erano considerati degli 'am ha-aretz ("popolo della terra") e venivano evitati. Gli ebrei infatti si inchinavano alla volontà dell'unico vero Dio, Yhwh e non si sedevano né stavano insieme a queste persone che adoravano gli idoli. Stando quindi alla volontà di Gesù, anche noi cristiani dobbiamo evitare la compagnia di questi ribelli che vengono espulsi dalla congregazione, poiché sono come dei pagani.

Fin qui il ragionamento geovista. Dov'è l'inghippo in questa successione logica? Semplicemente nel fatto cheGesù non seguiva le indicazioni dei maestri farisei cui si appoggiava la tradizione ebraica ma bensì stava insieme ai pagani e ai pubblicani, mangiando e stando a tavola con loro. Nessuno dimenticherà infatti che una delle accuse principali che venivano mosse verso il Cristo era proprio che stava insieme ai peccatori, dalla qual cosa si deduce che non seguiva le consuetudini del proprio popolo in questo frangente.

A questo punto i TdG obiettano che però Cristo stava con i peccatori perché costoro non avevano ancora avuto l'accurata conoscenza della verità, cosa diversa rispetto a chi la ha avuta come cristiano, essendosi battezzato, e poi ha deliberatamente compiuto il peccato. Questa osservazione è cavillosa, perché sebbene la responsabilità del peccatore cristiano sia superiore rispetto a quella di uno che non conosce il cristianesimo, l'uomo tuttavia non è affatto perfetto ed è incline a compiere il male. Recuperarlo con l'esilio e l'emarginazione non è un buon metodo perché invece di colpirlo sui suoi bisogni spirituali lo si colpisce negli affetti, operando in lui un vero e proprio ricatto morale. Diverso invece se gli si negano i privilegi spirituali, o, nella fattispecie della Chiesa, i sacramenti liturgici che sono simboli della comunione con Cristo. Su questo punto comunque arriveremo con calma più avanti.

Intanto mi preme osservare che Gesù non seguiva molte usanze farisaiche che a suo avviso, oltre a non essere presenti nell'Antico Testamento, finivano per annullarlo: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini!".

La discriminazione degli 'ammei ha-aretz, cioè delle persone senza istruzione rabbinica e dei pagani, era qualcosa che non proveniva certo dalla Legge Mosaica ma dall'alterazione di tali precetti della Legge secondo la legalistica regola farisaica.

Si può anche osservare che Cristo era stato mandato a predicare il suo messaggio di speranza proprio al "popolo dalla dura cervice", gli Ebrei, i quali nonostante possedessero la Legge di Mosè emanata da Dio spesso non la seguivano, commettendo peccato. Se perciò i princìpi cristiani avessero davvero previsto l'allontanamento totale di chi non ascoltava Dio pur essendo già venuto a conoscenza dei suoi precetti,quale occasione migliore ci sarebbe stata per lo stesso Gesù di predicare dunque ai Gentili, evitando i suoi stessi compatriotti che avevano rigettato la Legge di Dio (la Legge di Mosè), pur conoscendola?

Pare che Cristo non abbia invece seguito l'itinerario mentale suggerito dai TdG: egli per prima cosa Cristo parlò infatti proprio con gli Ebrei e solo in seguito, alla sua morte, il cristianesimo ha aperto le sue frontiere alle popolazioni pagane. Quindi i contatti con i "peccatori consapevoli" (così d'ora in avanti chiamerò coloro che peccano dopo aver avuto conoscenza della verità) Gesù li aveva senza problemi.

Veniamo adesso a una scrittura chiave che viene usata dai TdG per disassociare il "peccatore consapevole" impenitente a motivo di violazione dei principi morali cristiani.

«Vi ho scritto nella mia lettera di non mischiarvi con i fornicatori; non del tutto però con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i ladri, o con gl'idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo; ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare. Poiché, devo forse giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi» - 1 Corinzi 5, 9-13 9.

Questa scrittura è fondamentale nel trattare il tema della disassociazione, giacché viene usata dalla WTS proprio come testimonianza della necessità di una salvaguardia della purezza della congregazione, e come prova che l'allontanamento del peccatore è un mezzo per aiutarlo a ristabilirsi spiritualmente. In effetti la p arte che ho messo in grassetto parrebbe essere inequivocabile e non dare spazio ad altre possibili interpretazioni. Non si può nemmeno mangiare con i peccatori. Non si potrebbe essere più espliciti nel dire che vanno evitati!

In realtà, siccome era consuetudine per i cristiani del primo secolo partecipare all'eucarestia (e questo già si nota anche dai primi documenti cristiani, quali la Didachè di fine primo secolo), volendo significare con l'adesione alla mensa eucaristica di essere tutti un tutt'uno col corpo e col sangue di Cristo (la Chiesa infatti è il "corpo mistico di Cristo"), questo passo paolino sta ad indicare l'esclusione dal sacramento della comunione; in sostanza la persona peccatrice non avrebbe più dovuto accostarsi al banchetto eucaristico (l'agape fraterna) in quanto non ne era più degno. Il versetto andrà dunque inteso come un'esclusione da tutti i sacramenti ecclesiali finché la persona non si sia ristabilita (per la Chiesa il ristabilimento avviene attraverso il sacramento della confessione, che consiste nella penitenza del singolo raccolta da un sacerdote).

Questo è il funzionamento standard ancora oggi di una scomunica cattolica. Chi si trova in stato di peccato mortale infatti non ha il diritto di prendere la comunione, tanto più se il sacerdote è al corrente della sua situazione non dovrebbe dargliela (non a caso l'invito fatto è quello di confessarsi per mettersi a posto con Dio).

Il trasgressore della comunità dei Corinzi invece oltre che un peccatore era anche un sobillatore e si gloriava delle sue azioni, tant'è che tutta la chiesa locale dei Corinzi era talmente pervasa dalla sua corruzione da arrivare a vantarsi di avere un peccatore di questo tipo dentro le sue fila. Se infatti leggiamo i primi versi del capitolo 5 dei Corinzi, troviamo scritto:

«Si ode addirittura affermare che vi è tra di voi fornicazione, una tale fornicazione che non si trova neppure fra i pagani; al punto che uno si tiene la moglie di suo padre! E voi siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio, perché colui che ha commesso quell'azione fosse tolto di mezzo a voi!»

Quel "si ode" detto da Paolo sta ad indicare che la notizia del peccato di questo cristiano era diffusa in lungo e in largo per tutto il territorio, il che significa che il peccato non era nascosto ma dichiarato alla luce del sole. Inoltre Paolo prosegue dicendo "voi siete gonfi" ad indicare che i Corinzi erano fieri di avere una persona del genere dentro le loro fila, mostrandosi perciò che il livello di corruzione era pressoché totale, ed il peccato ben visibile e dichiarato dell'impenitente aveva ormai resa marcia tutta la comunità locale.

Ed ecco che a mali estremi si ricorse ad estremi rimedi. Essendo davvero un pericolo per la salvaguardia spirituale degli altri, Paolo fece togliere di mezzo questo peccatore dalla comunità attraverso una scomunica pubblica, di modo che gli altri potessero sapere che non era più un cristiano.

Ancora oggi la Chiesa Cattolica, in momenti di severa pericolosità per il gregge scomunica platealmente le persone (solitamente dei prelati, ma a volte succede anche con i laici) prendendo estremi rimedi secondo l'estrema necessità. Chi subisce questa scomunica pubblica però non subisce l'emarginazione e l'isolamento perché non è questo ciò che il vangelo di Cristo ha insegnato.

La Chiesa quindi sistema la questione dei Corinzi nell'ambito della particolare necessità contingente in cui la cosa si è venuta a verificare, e decide che tipo di durezza adottare a seconda delle circostanze. Va da sé che la scomunica comporta l'esclusione del peccatore dalla vita sacramentale e non dagli affetti dei propri amici o parenti.

Fin qui l'esame sulla disassociazione per violazione dei principi morali cristiani. Adesso passiamo al peccato di apostasia, che per i TdG coinvolge sia i disassociati per apostasia che i dissociati volontari che se ne sono liberamente andati per dissenso dottrinale. Passeremo quindi in esame la scrittura di 2 Giovanni dove si parla dell'anticristo fino ad arrivare a quelle relative a Imeneo, Fileto ed Alessandro, concernenti le divisioni nella chiesa, per poi arrivare infine a mettere in risalto un particolare del capitolo 11 di 1 Corinzi sempre sulle divisioni.

Completiamo dunque il discorso sulla disassociazione per apostasia e la dissociazione volontaria per dissenso dottrinale verso gli insegnamenti della WTS! Per questa casistica i TdG citano la seconda lettera di Giovanni, nella quale si legge:

«9 Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 10 Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie».

Da questo passo i TdG si sentono autorizzati quindi a emarginare anche il disassociato per apostasia o il dissociato - che ovviamente se ne va per dissenso dottrinale e quindi tecnicamente rispetto al geovismo è "apostata" - in quanto a tali persone bisogna anche togliere il saluto. Non solo i TdG arrivano a questa conclusione ma estendono il concetto qui espresso collegandolo alla scrittura di 1 Corinzi capitolo 5 - esaminata precedentemente in questo stesso studio - per far comprendere come l'emarginazione o la "morte sociale" per l'ex sia un principio cristiano.

Già abbiamo spiegato abbondantemente il provvedimento disciplinare di Paolo ai Corinzi nacque per un caso di estrema necessità, contingente a quella specifica situazione, giacché vi era un rischio di disfacimento totale dell'intero tessuto connettivo della chiesa locale: i cristiani odierni dovrebbero dunque adottare simili misure estreme valutando caso per caso e solo in situazioni gravi foriere di pubblico scandalo che mettano a repentaglio la sopravvivenza della comunità.

Proprio per dimostrare che i sofismi illogici geovisti non hanno alcuno spazio, ammettiamo per puro amore del ragionamento che la Scrittura di 1 Corinzi indichi proprio quello che vogliono dire loro. È corretto prendere un verso di 2 Giovanni e collegarlo con 1 Corinzi? Siamo certi che si sta parlando in entrambi i libri di uno stesso gruppo omogeneo di persone? Per la WTS la cosa è certa: essere in dissenso con le sue dottrine teologiche parrebbe uguale ad uccidere, rubare e commettere adulterio! Non c'è alcuna differenza.

In realtà, già solo usando la logica, capiamo che non è affatto la stessa cosa, in quanto una persona può benissimo essere in disaccordo con le dottrine WTS ed essere al tempo stesso una persona integerrima e ligia ai principi morali cristiani. Il "peccato" di apostasia è quindi diverso dal peccato morale, in quanto non ha nulla a che vedere con la propria relazione con Dio, con l'onestà del proprio cuore e del proprio comportamento personale, ma ha attinenza solo per questioni relative a dissidi concettuali su temi teologico-dottrinali, ad esempio: Gesù Cristo è Dio? I giusti vivranno sulla terra o in cielo? 144000 è un numero simbolico o letterale? ecc.

Si tratta quindi di due gruppi non omogenei. I peccatori morali di 1 Corinzi non hanno nulla a che vedere con i peccatori dissidenti ideologici della seconda lettera di Giovanni. Perciò il collegamento fra i due versi operato dalla WTS è del tutto arbitrario e privo di fondamento.

Compreso l'errore del collegamento scritturale passiamo ora all'errore di comprensione dei versi di Giovanni, errore motivato dalla decontestualizzazione dei versetti, che vengono estrapolati dal discorso globale della lettera (spesse volte importanti cardini della dottrina geovista vengono ottenuti da versetti isolati senza tenere minimamente conto del contesto). Leggiamo ora i versetti che vanno da 7 a 11:

«7 Poiché molti seduttori sono usciti per il mondo, i quali non riconoscono pubblicamente che Gesù cristo è venuto nella carne. Quello è il seduttore e l'anticristo. 8 Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa. 9 Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 10 Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie».

Le parti che ho messo in grassetto sono importantissime ed essenziali per la comprensione del senso del passo biblico. Innanzitutto il verso 7 ci dice di quali persone sta parlando Giovanni: coloro che non riconoscono Gesù Cristo venuto nella carne. Chi sono queste persone?

Per poter rispondere a questa domanda non si può non prendere in esame il contesto storico-religioso in cui a quel tempo la primitiva chiesa cristiana si trovava. In seno alla chiesa degli apostoli erano nati dei gruppi scismatici che rivisitavano alcuni concetti cardine della predicazione originale apostolica rielaborandoli a modo loro. Fra questi gruppi il più diffuso e influente erano gli gnostici.

Gli gnostici credevano, a modo loro, in Gesù e nel suo annuncio ma avevano, forse influenzati da correnti ellenistiche di matrice platonica, una totale avversione verso il mondo materiale e fisico, considerandolo manifestazione del male. Al male incarnato nella "carne" si contrapponeva il bene, che risiedeva nello "spirito" e nella vita spirituale (cioè ascetica) della persona.

Proprio per questa avversione alla "carne" e al mondo materiale essi erano contrari al matrimonio e alla procreazione fisica, tant'è che nelle loro fila impedivano ai propri seguaci di potersi sposare. Vi ricordate quando l'apostolo Paolo in una scrittura, parlando dei falsi cristi, disse che alcuni "vieteranno il matrimonio"? Ebbene, si riferiva proprio agli gnostici che vedevano nell'unione carnale di due sposi un'aberrazione del male (quindi la continenza dei preti in seno alla Chiesa Cattolica non c'entra nulla con questa scrittura giacché quel passo paolino dice che la proibizione non è solo per alcuni ma per tutti, mentre la Chiesa, tranne che ai sacerdoti, i quali hanno degli incarichi specifici di pastorale, non ha mai imposto ai suoi fedeli di astenersi dal matrimonio, innalzato addirittura alla dignità di sacramento). Paolo indicava gli gnostici come falsi maestri.

Proprio perché vedevano nella carne il simbolo del male e del peccato, gli gnostici non potevano assolutamente concepire che Gesù Cristo fosse sceso sulla terra incarnandosi con un corpo umano, giacché questo avrebbe significato che il santo Figlio di Dio era un peccatore e non l'immacolato agnello di Dio venuto a redimere l'umanità. Gli gnostici perciò rinnegavano l'incarnazione di Cristo e la sua corporalità, sostenendo che la venuta di Gesù sulla terra fosse stata apparenza ed illusione. Pensavano che Gesù sulla terra fosse esistito solo come spirito, e che le finte carni sotto cui s'era celato fossero un mero inganno sensibile allestito per le menti deboli. In tal modo venivano necessariamente a rigettare la risurrezione carnale di Cristo e la risurrezione dei cristiani nel Giorno del Giudizio. Questa era una demolizione della dottrina portante del cristianesimo, in quanto la risurrezione di Cristo era alla base del kerygmaapostolico. In sostanza le idee gnostiche distruggevano il cristianesimo alla base e quindi erano viste come vere e proprie pericolose eresie da condannare. Da questo già possiamo capire che non tutte le eresie erano dannose allo stesso livello ma che quella descritta nella seconda lettera di Giovanni era letale perché distruggeva il cristianesimo alla base.

Già in questo possiamo notare che la condanna di Giovanni era ben diversa dal senso di condanna che la WTS usa nei confronti dei suoi dissidenti, in quanto quest'ultima applica la condanna a chiunque dissenta anche se minimamente e da qualunque aspetto, anche secondario, delle sue dottrine. Ad esempio se non si è d'accordo circa il divieto di festeggiare i compleanni, o sull'interdizione al voto politico, e lo si affermi apertamente, si sarebbe per questo già passibili di disassociazione per apostasia. Questo anche se su tutto il resto si fosse d'accordo con gli insegnamenti della stessa WTS. Giovanni invece esprime parole di condanna a coloro che attaccavano l'insegnamento cristiano alle sue basi.

La seconda parte che ho evidenziato in grassetto nel verso 10 dice "se qualcuno viene a voi". La preoccupazione di Giovanni quindi era che gli gnostici andassero sistematicamente nella case dei cristiani per strapparli alla fede vera, facendoli cadere nell'apostasia. Non è un caso che egli specifici "se qualcuno viene a voi" onde indicare che l'estremo gesto di togliere il saluto va dato ai demolitori della dottrina fondamentale cristiana della risurrezione se questi vanno nelle case dei cristiani per strapparli alla loro fede. Anche qui, è da notare che spesso i disassociati per apostasia o i dissociati volontari non vanno a predicare nella case dei loro ex correligionari per strapparli alla fede geovista. Al massimo creano dei siti di analisi critica sulla dottrina TdG ai quali una persona si iscrive volontariamente per confrontarsi. Perciò non vanno nella case dei TdG per deviarli. Ancora una volta quindi la scrittura di Giovanni viene compresa a sproposito della WTS.

C'è anche da dire che alcuni esegeti hanno avanzato l'ipotesi che il "togliere il saluto" comandato dall'apostolo Giovanni fosse un'iperbole, ossia un artificio retorico onde evidenziare l'importanza di non lasciarsi deviare mentalmente dalle credenze degli gnostici. Un po' come quando Gesù disse "se il tuo occhio ti fa inciampare, cavatelo e gettalo via da te". E' ovvio che il discorso di Gesù non va preso alla lettera, come così non va preso alla lettera il discorso di Giovanni ma ne va capito il senso. Il verbo tradotto normalmente con "salutare" infatti, in greco "chairô", significa in primo luogo "rallegrarsi, gioire", questo perché in teoria quando salutiamo una persona ci rallegriamo con lei. Tanto per fare un esempio, il saluto dell'arcangelo a Maria venuto ad annunciarle il concepimento di Gesù, utilizza questo verbo greco. La Nuova CEI ha significativamente scelto di tradurre quel "salve Maria" (chaire Maria) con un "rallegrati Maria!", a causa del particolare verbo usato. È probabile dunque che Giovanni voglia intendere che non bisogna intrattenersi in convivialità cogli eretici gnostici, cioè non rallegrarsi con loro, non gioire con loro, e non si riferisca invece a quello che noi definiamo banalmente un "saluto".

Detto questo occorre specificare che molto spesso la WTS si fa scudo con vari avvenimenti scritturali per giustificare la sua posizione sulla dissociazione, uno fra i quali è l'episodio di Imeneo, Fileto e Alessandro.Queste persone però rigettavano la risurrezione, dicendo che la risurrezione era già avvenuta con il battesimo (intendendo come risurrezione simbolica la morte alla vita precedente e la rinascita ad una nuova vita cristiana). Costoro quindi si configuravano, come gli gnostici, quali demolitori della dottrina portante del cristianesimo: la risurrezione. Chiarito quindi il senso della seconda lettera a Giovanni, capiamo anche perché Paolo era così duro con questi tre uomini. Il prendere gli esempi di Imeneo, Fileto e Alessandro da parte della WTS come modello di qualsiasi dissidenza dottrinale è dunque scorretto ed assolutamente inconcludente, oltre che privo di carità.

La modalità di attuazione della dottrina geovista della "morte sociale" sia per la disassociazione che per la dissociazione non trova basi consistenti nella Scrittura, se non interpretazioni estremizzanti e faziose di versetti decontestualizzati, ed è perciò sostanzialmente priva di fondamento.

I veri cristiani infatti non dovrebbero essere spinti nelle loro decisioni dallo spirito farisaico del legalismo, ma dallo Spirito che sta dietro alla legge. Cristo spesso criticava i farisei per avere con il loro modo di fare dato più importanza alla legge stessa che allo spirito della legge, trasformandola in qualcosa che uccide anziché in una regola al servizio dell'uomo. Anche con il Nuovo Testamento avviene la stessa cosa: più che applicare in maniera letteralista, fondamentalista, e cieca certi passi, bisogna scavare a fondo a compenetrarne lo spirito così da capire il perché e il per come si è giunti a una determinata conclusione, onde recuperare lo spirito che la animava, e non rischiare di tradirlo. Una volta compenetratone lo spirito bisogna poi farlo nostro, sempre secondo l'ottica e l'insegnamento dell'amore di Gesù.

Apro una piccola parentesi: rispetto ad altre religioni cristiane che pensano che i miracoli e le opere di guarigioni siano continuate dal primo secolo fino ad oggi, i TdG affermano che l'azione diretta dello Spirito Santo si è fermata nel primo secolo e che oggi occorre limitarsi allo sforzo di seguire le indicazioni della Bibbia.

A parte che questa considerazione taglia completamente le gambe ai membri del Corpo Direttivo perché, se non esiste ispirazione né guida diretta di Dio, allora non è nemmeno necessario il loro ruolo di dispensatori di "cibo a suo tempo" visto che la Bibbia praticamente ce l'abbiamo tutti e tutti possiamo sforzarci di analizzarla e capirla; ma, a parte questo dicevo, se oggi avvengono determinati peccati e violazioni della morale cristiana, stando al loro ragionamento che vorrebbe limitare i miracoli al solo primo secolo, visto che lo Spirito Santo non agirebbe più in maniera diretta, allora anche il tempo della scomunica e dell'ostracismo dovrebbe essere cessato nel primo secolo!

La scomunica infatti era un provvedimento che gli apostoli adottavano agendo in nome e per conto di Dio, usando lo Spirito Santo che era loro stato calato alla Pentecoste: quindi loro non giudicavano di per se stessi ma era Dio a giudicare usando loro come strumento! Tale giudizio perciò era perfetto e inappellabile.

Non si può dire la stessa cosa degli anziani che giudicano nei comitati giudiziari, e con sì gravi conseguenze, in quanto non hanno la guida diretta dello Spirito di Dio come lo avevano gli apostoli nel primo secolo e non ritengono il loro giudizio perfetto o infallibile. Tant'è che la WTS prevede l'istituzione del comitato giudiziario d'appello, segno evidente che ipotizzano benissimo che il primo comitato possa aver commesso degli errori. A margine una domanda: dove mai nella Bibbia si legge della pratica dei "comitati d'appello"? Non erano forse i Testimoni di Geova ad essersi proclamati scrupolosi seguaci del "Sola Scriptura"? Anche questo può essere ravvisato come un allontanamento dei TdG da quanto la Bibbia espone chiaramente, cosa grave visto che loro dicono di seguire precisamente tutte le Scritture e rigettare ogni tradizione umana.

Adesso passiamo all'analisi di un paio di passi biblici che la WTS usa per avvalorare la sua prassi di "caccia alle streghe" quando sente odore di apostasia.

«Ora vi esorto, fratelli, a tener d'occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l'insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro» - Romani 16,17.

Come evince chiaramente da questo passo, colui che crea divisioni andando contro gli insegnamenti cristiani dev'essere allontanato. Questo versetto è spesso usato dalla WTS per giustificare le disassociazioni di persone che festeggiano il proprio compleanno, oppure votano liberamente alle elezioni facendo tutto alla luce del sole e dicendo ai loro fratelli che non c'è niente di male.

Intanto si può notare che il passo parla anche qui di "scandali", termine che potrebbe richiamare situazioni limite come gli avvenimenti "scandalosi" su cui si dilunga Paolo nella prima lettera ai Corinzi, e di cui già abbiamo parlato allorché dicemmo che il peccatore veniva espulso dalla comunità locale dinnanzi ad una situazione estrema ed incontrollabile che minacciava la sopravvivenza stessa della comunità. Sembra perciò che l'elemento distintivo debba essere lo "scandalo" per comportare l'allontanamento. Ma va da sé che in questo passo non si dice di "rimuovere l'uomo malvagio", né si usa qualsivoglia espressione similare che potrebbe indicare l'espulsione, ragion per cui la WTS va oltre lo scritto pretendo di ottemperare a questo versetto con le sue espulsioni, specie se si tratta di persone che sono "fattori di scandalo" assai modesto, visto che si limitano a festeggiare il compleanno o vanno a votare.

Inoltre non dimentichiamo che coloro che dalla scrittura risultano espulsi sono sempre quelli che rigettano dottrine legate al fondamento del cristianesimo, cioè l'incarnazione di Cristo, giacché saltando l'incarnazione salta necessariamente anche la resurrezione di questa carne mortale di cui il Logos s'era intessuto.

Ed ecco un'altra scrittura usata sempre dalla WTS:

«Ma quanto alle questioni stolte, alle genealogie, alle contese, e alle dispute intorno alla legge, evitale, perché sono inutili e vane. Ammonisci l'uomo settario una volta e anche due; poi evitalo; sapendo che un tal uomo è traviato e pecca, condannandosi da sé» - Tito 3, 9-11 9.

Chiunque contesti anche solo minimamente un insegnamento secondario e minuscolo dell'organizzazione - come ad esempio la letteralità del numero 144000 - trova questa scrittura usata contro di lui ed applicata al suo caso. Intanto si può ravvisare che qui si parla di persone che vogliono creare nuove sette dentro il cristianesimo, cercando dunque di strappare i cristiani alla loro fede; quindi, come per la scrittura di 2 Giovanni, vale sempre il fatto che ci dev'essere la deliberata intenzione di strappare le persone alla fede per giustificare provvedimenti gravi. In secondo luogo è da ravvisare il fatto che all'interno dell'elenco delle questioni che portano al settarismo si elenchino "le genealogie". Infatti a quei tempi c'erano alcuni che contestavano le genealogie in relazione a Gesù Cristo e alla sua attività messianica, disconoscendo quindi il Messia: ovvio che questo distrugge completamente il messaggio cristiano e che quindi vengano prese misure più drastiche nei confronti di chi propugna simili idee.

Ricordiamoci però che in tutti i casi in cui gli apostoli sono stati duri verso i dissidenti è stato perché costoro abbattevano i cardini del cristianesimo (contestando la messianicità di Cristo o la dottrina irrinunciabile della risurrezione), volendo per di più portarsi a tutti i costi discepoli dietro. La reazione della Chiesa in questo caso è una sorta di legittima difesa contro un comportamento aggressivo. Ma se uno non abbatte gli insegnamenti fondamentali del cristianesimo e soprattutto non si trae dietro discepoli, ma semplicemente contesta aspetti secondari di una religione rispetto agli insegnamenti principali, non merita affatto di essere emarginato e ostracizzato perché l'insegnamento dell'amore di Cristo, ossia sullo spirito che deve animare l'applicazione della legge, contrasta questo sistema farisaico e legalistico di agire, i cui danni superano di gran lunga i presunti benedici, visto che prescrive la morte sociale, con grave ferimento emotivo dell'ostracizzato, anche dinnanzi a manchevolezze lievi, e che non costituiscono per di più un pericolo per la comunità.

A dimostrazione che non tutte le divisioni erano viste automaticamente come pericolose e vissute in un clima di "caccia alle streghe" contro l'apostasia mi sia lecito citare la scrittura di 1 Corinzi 11, 17-19, che presenta per l'appunto un caso di dissenso rispetto a questioni marginali e secondarie rispetto all'insegnamento cristiano di base. Anche per dissidenze di entità così lieve, la WTS comminerebbe la disassociazione con relativo ostracismo. Si comportavano così le prime comunità cristiane dinnanzi a fatti simili, che non intaccavano la fede cristiana? Leggendo 1 Corinzi 11, 17-19 parrebbe proprio di no:

«Nel darvi queste istruzioni non vi lodo del fatto che vi radunate, non per il meglio, ma per il peggio. Poiché, prima di tutto, sento che quando vi riunite in assemblea ci sono divisioni tra di voi, e in parte lo credo; infatti è necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi.

E' pur vero che Paolo dice che questo confronto tra fratelli consente di distinguere i cristiani approvati da coloro che non lo sono, ma il punto fondamentale è che non si legge da nessuna parte che egli intimi ai cristiani della chiesa locale di espellere o buttare fuori coloro che creano divisioni. Ci troviamo evidentemente in contestazioni di secondaria importanza dove non vengono infrante le basi stesse del cristianesimo come invece accadeva in altre circostanze. Tra i TdG odierni invece la contestazione, palesata in sala, di qualsiasi precetto, anche fosse insignificante, porterebbe immediatamente alla scomunica! Ecco invece un contro modello rappresentato dalla descrizione che fa Paolo di quest'assemblea. Non essendoci una necessità cogente, l'Apostolo si limita solo a parlare del problema ma non arriva a prendere estreme misure scomunicando o disassociando le persone come fossero degli apostati pericolosi.

tratto da :
http://www.infotdgeova.it/sanzioni/disassocia.php#


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26/09/2015 16.09
 
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LA DISASSOCIAZIONE È UNA REGOLA FARISAICA



I testimoni di geova applicano LA REGOLA DELLA DISASSOCIAZIONE. Questo significa che quando un membro appartenente alla congregazione dei Testimoni di geova commette un peccato come fornicazione, o non si trova piú daccordo su alcune dottrine, oppure mette in discussione ció che viene insegnano dai loro capi il "corpo direttivo" questa persona verrá sottoposta ad un Comitato Giudiziario composto da giudici umani, e sé il trasgressore viene riconosciuto colpevole dal COMITATO GIUDIZIARIO verrà CONDANNATO E DISASSOCIATO.
La Disassociazione comporta che la persona espulsa NON VENGA PIÙ SALUTATA NEMMENO DAI PROPRI FAMILIARI. Nessun testimone può avere contatti o MANGIARE INSIEME AD UN EX TESTIMONE DISASSOCIATO. Anche se il Disassociato fosse un povero bisognoso la comunità non lo aiuterebbe più, e lo lascerebbe anche morire solo come un cane in un ospedale, (questo é giá successo). Nessun testimone di geova rivolgerà piú la parola ad un ex Testimone Disassociato, NESSUNO GLI PUÒ PIÚ RIVOLGERE UN SALUTO, neanche i propri familiari, fratelli e sorelle carnali, cugini, zio o zia, e persino ai genitori e ai figli è proibito avere a che fare con un parente Disassociato.
Questo estremismo nel volere espellere i peccatori o quelli che non sono daccordo con le dottrine geoviste imposte dal Corpo Direttivo, È UNA REGOLA COPIATA DAL GIUDAISMO, LA RELIGIONE CHE PROFESSAVANO GLI SCRIBI E I FARISEI AI TEMPI DI GESÙ. Anche gli scribi e i farisei DISASSOCIAVANO LE PERSONE, in quando anche loro ESPELLEVANO DALLE LORO SINAGOGHE tutti coloro che erano considerati PECCATORI, o che non osservavano tutte le numerose REGOLE IMPOSTE dai loro capi GLI SCRIBI E FARISEI. Proprio come i testimoni di geova che oggi hanno un Comitato Giudiziario che condanna i trasgressori ad essere espulsi dalla comunitá, gli Ebrei avevano un SINEDRIO che GIUDICAVA i colpevoli e li condannava ad ESSERE ESPULSI, DISASSOCIATI dalla comunitá Giudaica. Questo é confermato dai vangeli.

"Essi gli risposero: «Tu sei tutto quanto nato nel peccato e insegni a noi?» E LO CACCIARONO FUORI, (dalla sinagoga)". (Giov 9:34)
"Ciò nonostante molti, anche tra i capi, credettero in lui; ma a causa dei farisei non lo confessavano, PER NON ESSERE ESPULSI DALLA SINAGOGA". (Giov 12:42)
"VI ESPELLERANNO DALLE SINAGOGHE". (Giov 16:2)

Come abbiamo letto i farisei DISASSOCIAVANO LE PERSONE ESPELLENDOLE DALLE LORO SINAGOGHE.
Questa espulsione consisteva nell'allontanamento del peccatore dalla comunità che si riuniva nelle sinagoghe Ebraiche, chi veniva espulso veniva EVITATO e considerato come un esattore di tasse (un pubblicano), si evitavano quindi di avere qualsiasi tipo di rapporti con tale persona, NON MANGIANDO CON TALE PERSONA CONSIDERATA PECCATRICE, e NON RIVOLGENDOGLI NEMMENO UN SALUTO.
Questo è evidente ad esempio in varie occasioni in cui Gesú stava e mangiava con i peccatori, e di questo gli Scribi e Farisei si meravigliavano di vedere Gesù mangiare assieme a delle persone considerate da tutti peccatori e quindi espulsi dalle sinagoghe, persone che nella comunitá Ebraica erano considerati Disassociati a cui nessuno poteva rivolgere un saluto oppure stare a mangiare insieme a queste persone.

"Mentre Gesù era a tavola in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. 11 I farisei, veduto ciò, dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e con i peccatori?». (Mat 9:10-11)
"Ma i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e MANGIA CON LORO". (Luca 15:2)

Notate come gli scribi e i farisei SI MERAVIGLIAVANO di vedere Gesú stare e mangiare insieme a persone considerate PECCATORI, proprio perché questi peccatori erano Disassociati dalla comunitá ebraica, e trattati proprio come i testimoni di geova di oggi trattano i Disassociati ex testimoni.
Ma Gesù rimproveró questi scribi e farisei, e le sue parole sono anche un ammonimento per tutti i testimoni di geova odierni:

"Ma Gesù, avendoli uditi, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Ora andate e imparate che cosa significhi: “Voglio misericordia e non sacrificio”; poiché io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori». (Mat 9:12-13)

Proprio cosí ai testimoni di geova che applicano questa regola della Disassociazione Gesù dice loro: "IMPARARE COSA SIGNIFICA VOGLIO MISERICORDIA E NON SACRIFICIO", tutti i vostri sacrifici che fate davanti a Dio SONO VANI. Gesù mangiava con i peccatori, come mai voi non potete mangiare con un cosiddetto peccatore Disassociato? Come mai non potete rivolgere nemmeno un saluto ad un Disassociato? Se Gesù ACCOGLIEVA A SE i DISASSOCIATI e i peccatori, perché voi li allontanate? Forse perché vi reputate piú giusti e migliori degli altri ?
Gesú avvertì di non considerarci piú giusti degli altri:

"Ed egli disse loro: Voi vi proclamate giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori; perché quello che è eccelso tra gli uomini è abominevole davanti a Dio". (Luca 16:15)
Piuttosto disse Gesú:
"Amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano". (Mat 5:44)

"Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato". (Luca 6:37)

E per il fatto di non rivolgere neppure un saluto a chi è Disassociato Gesú disse:

"E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto?". (Mat 5:47)

"ORA IMPARATE COSA SIGNIFICHI VOGLIO MISERICORDIA E NON SACRIFICIO". (Mat 9:13)


:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::


Come dunque si comportava Gesù con coloro che erano fuoriusciti dai gruppi osservanti della Legge e che come tali erano da considerare dissociati o disassociati?

Ricordiamo come prima cosa che Gesù era solito andare perfino a mangiare con dei pubblicani e peccatori tenuti a distanza dai farisei osservanti, come nel caso di Zaccheo.

Nel brano seguente, troviamo un importante incontro tra Gesù ed una donna Samaritana, con la quale secondo il rigido criterio puritano degli osservanti legalisti, non avrebbe dovuto  fermarsi a discorrere. Si trattava di un comportamento della religione farisaica molto simile a quello dell'ostracismo imposto dalla WTS ai suoi associati.

Giov 4,7 Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere».
8 I suoi discepoli infatt
i erano andati in città a far provvista di cibi.
9 Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.

Ma Gesù non osservò il criterio di tenersi a distanza nei confronti della Samaritana,  dalla quale avrebbe dovuto ben guardarsi ancor più perchè essa aveva una vita dissoluta convivendo con vari uomini. E si intrattenne con lei soprattutto per parlare delle differenze tra le concezioni giudaiche e quelle dei samaritani. Successivamente proprio per confermare il suo punto di vista rispetto ai samaritani dissociati dalla religione ufficiale di Gerusalemme, prese come esempio per una sua famosa parabola proprio un samaritano, il quale chinandosi ed aiutando un uomo massacrato da furfanti, fu considerato da Gesù molto più ammirevole di quegli uomini della Legge che passavano incuranti.

Ecco un altro brano su cui possiamo fare una ulteriore riflessione:

Luca 9,49 Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto un tale che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non è con noi tra i tuoi seguaci».
50 Ma Gesù gli rispose: «Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

L'apostolo Giovanni era preoccupato che qualcuno potesse operare in nome di Gesù al di fuori della loro cerchia . Ed invece Gesù fa comprendere che non è obbligatorio far parte di una elite particolare per poter operare efficacemente in suo nome.  
 

Abbiamo da Gesù stesso dunque un esempio concreto per affermare che si può rimanere nel beneplacito di Dio quando si compie la sua volontà anche al di fuori dei confini visibili della sua chiesa. Lo Spirito infatti, dice ancora Gesù, soffia dove vuole, e nessuno deve pensare che ci si salva solo dentro il proprio  recinto.
Questo dimostra che le concezioni religiose di persone che non fanno più parte della propria cerchia, non possono e non devono essere prese come pretesto per allontanarle, o peggio per ignorarle, ancor più se si tratta di parenti o amici, a riguardo dei quali Paolo dà anzi questo avvertimento:
1Tim 5,8 Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele.

 Gesù è vero che disse riguardo a chi non ascolta un richiamo giusto del confratello: sia per voi come un pubblicano, e un peccatore....
MA chiediamoci appunto: COME ha mostrato di trattare poi con i pubblicani e i reprobi?
Li andava a cercare, e ci mangiava insieme.
Certo, per recuperarli. Non per condividerne le malefatte.
Ma per recuperarli come si comportava con loro? Ignorandoli? Scansandoli? Non salutandoli?
No, niente di tutto questo. Li cercava, e rimaneva con loro. La parabola della pecorella smarrita indica che chi si trova nella perdizione deve essere cercato non allontanato.
I metodi di allontanamento dalla chiesa riguarda peccati gravi di immoralità o di pericolosità sociale o di trascinare altri nella propria eresia, non certo quello di escludere ogni rapporto interpersonale con chi è alla ricerca di una verità che non ha ancora trovato e si sta sforzando di cercare. 

Ecco come applica caritatevolmente la Sacra Scrittura il CD della WTS.


Il comportamento di trattare i propri stessi famigliari, figli, genitori, coniuge, nonni o nipoti, come fossero dei malviventi immorali solo perchè hanno abbracciato un altro credo religioso in piena coscienza, è semplicemente mostruoso, e contraddice al comandamento più importante di Gesù: quello di amare il prossimo e perfino i nemici.
Nel caso dell'ostracismo, la WTS impone esattamente l'opposto:
quello di ODIARE PERFINO GLI AMICI, ANZI ADDIRITTURA I PROPRI FAMILIARI. 

La wts fa anche riferimento alla parabola del Figliol prodigo per giustificare il loro crudele ostracismo facendo pensare che in questa parabola il padre non si muove verso il ma attende il suo ritorno. Ma non solo in tale parabola non vi è alcun comitato giudiziario come sono costretti a fare i tdg nei confronti degli adepti manchevoli, ma se ci si riflette bene non è il padre che ostracizza il figlio che lo lascia, bensì è il figlio che ostracizza il padre abbandonandolo a se stesso per andarsi a divertire, senza che il padre decida di ignorarlo o di farlo ignorare da altri familiari ma attende il ritorno del figlio senza adottare alcuna sanzione nei suoi confronti. Inoltre quando il figlio torna dal padre, non viene costretto a strisciare ai suoi piedi come pretendono i capi geovisti dai loro ex membri che ritornano, ma lo accoglie a braccia aperte, senza neppure sentire le sue scuse, senza condizioni, senza comitati riassociativi, e soprattutto con una grande festa in suo onore. Una bella differenza di cui la wts non si è accorta, oppure che più probabilmente vuole nascondere?


La WTS conosce bene i brani del Vangelo sopra citati, ma evidentemente non trova conveniente che i propri aderenti possano andarsene impunemente senza dover pagare il durissimo prezzo della fuoriuscita con un terribile gancio che li tiene legati all'organizzazione: quello degli affetti familiari e degli amici. Una leva fortissima che hanno agganciato a dei principi scritturali da applicare in ben altro modo e in ben altri contesti. Ma a loro conviene applicarli come OSTRACISMO indiscriminato verso chiunque non si assogetti alle LORO regole assurde e spietate, molte delle quali non risultano menzionate nella Bibbia e quindi mai comandate da DIO.

[Modificato da Credente. 10/05/2017 17.04]
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25/11/2015 17.55
 
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Una ulteriore riflessione sull'interpretazione erronea o ingannevole di 1 Cor. 5,9-11, perchè finalizzata a ingabbiare i propri aderenti

Il principale versetto che viene applicato erroneamente e incoraggia l’ostracismo è: 1°Corinti 5:9-11:
Nella mia lettera vi scrissi di cessar di mischiarvi in compagnia di fornicatori, non [volendo dire] interamente con i fornicatori di questo mondo o con gli avidi e i rapaci o gli idolatri. Altrimenti, dovreste effettivamente uscire dal mondo. Ma ora vi scrivo di cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”.

Questo versetto non si applica ai disassociati, perché il versetto 11 afferma di: “cessar di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello”.
Il disassociato NON è più un fratello e quindi non può chiamarsi tale, di conseguenza questa scrittura non si applica a loro, ma bensì a quelli che praticano i peccati suddetti, ma che per varie ragioni si trovano ancora dentro la congregazione.
Anche questi versetti vanno visti alla luce del contesto. L’apostolo Paolo più avanti (versetto 13), consigliò di compiere l’azione di rimuovere quest’uomo, perchè evidentemente ancora non era stato fatto, dicendo: ”rimuovete l’uomo malvagio di fra voi”.
Compiere questa azione non avrebbe senso se si trattava di un disassociato perchè questo oramai GIA’ era stato rimosso! Quindi è ragionevole concludere che questa azione verso di lui ancora non era stata compiuta! Che dire poi del versetto 12 che dice: “Non giudicate voi quelli di DENTRO?” Questa persona era ancora DENTRO quando Paolo diede questo comando, quindi era evidente che non era ancora stato
rimosso! Anche quest’asserzione ci fa capire che non ha senso rimuovere colui che già era stato rimosso! Paolo voleva dire che se noi veniamo a conoscenza che un fratello pratica il peccato, non ci assoceremo intimamente con lui, ma lo considereremo un falso fratello
(Galati 2:4-5; 3°Giovanni 9-10).

Tuttavia, in ogni caso tratteremo quest’uomo nello stesso modo in cui trattiamo una persona delle nazioni. Difatti Paolo consigliò soltanto di non mischiarci (mischiare: unire, mescolare o amalgamare elementi di diversa natura), e di “non mangiare” con lui. Sia il “mischiarci” che il “mangiare”, implicano avere rapporti stretti e intimi, ma non vieta di avere i normali rapporti che si hanno con le persone di altro credo o non credenti.
[Modificato da Credente. 12/12/2015 18.33]
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12/12/2015 18.26
 
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Lettera Disperata Di Una Testimone Di Geova Disassociata (Espulsa)

Perché non posso camminare in strada con la mia mamma, perché debbo continuare a vederla soffrire di nascosto? Perché debbo fuggire da lei se sta venendo un suo correligionario o il mio fratello carnale? Perché non posso vedere i miei nipoti?
Nel nome di quale Iddio Onnipotente è sbagliato farlo?
So che quando leggerai questa lettera, ti sembrerà di ascoltare una storia di altri tempi, quando ancora non c'era la coscienza che un uomo ha dei diritti fondamentali, eppure è quello che accade a migliaia di italiani, un numero immensamente ignoto, perché tutti debbono ignorare le vittime silenziose, e non credere che la mia mamma sia cattiva! Anzi ... Anche lei piange e soffre per questa situazione e non sa cosa fare.
Perché ci è successo questo?
Sono nata in una famiglia di Testimoni di Geova, con il tempo mi sono battezzata professando di credere in tale confessione, in seguito ho messo su casa, poi sono stata espulsa.
Da allora è cominciata la tragedia.
A causa della mia espulsione, ogni Testimone di Geova del mondo è obbligato moralmente a non rivolgermi più la parola, a evitarmi accuratamente fino a quando non mostrerò di essere pentita di quello che ho fatto, e generalmente lo fanno scrupolosamente. Questo vale per tutti, anche per i familiari stretti.
Secondo le decisioni del Corpo Direttivo che guida i Testimoni di Geova sulle questioni dottrinali e sul modo di vivere, ai miei parenti stretti Testimoni è concesso avere rapporti personali solo nel caso che è richiesta la mia presenza per dei gravi problemi familiari. Eppure nel mondo nessuno si sognerebbe di dire ad una famiglia il cui componente ha veramente commesso un orribile delitto “Dimenticatelo, fate finta che sia morto”.
E che delitto ho commesso per meritare questo?
Una sciocchezza!
Vi sembrerà strano, eppure generalmente si viene sbattuti fuori per una sciocchezza.
Alcuni sono stati cacciati per aver fumato un paio di sigarette, altri per aver giocato qualche euro ad una lotteria, altri ancora per aver dichiarato delle opinioni diverse da quelle del Corpo Direttivo, qualcun altro perché si ostinava a parlare a espulsi come me.
Conosco chi è stato espulso perché ha ascoltato il dottore ed ha autorizzato una trasfusione di sangue al suo figlioletto morente!
Suo figlio vive, ma lui, come tutti noi espulsi è per i testimoni di Geova un morto vivente, un appestato da evitare.
Possiamo porre fine al tormento solo chiedendo il loro perdono e per farlo dobbiamo umiliarci ai loro occhi per un anno e forse anche più ma non sarà mai più come prima.
Rimarrà per sempre in noi il marchio della vergogna, ti terranno sempre sotto osservazione. Mormoreranno:
"Doveva essere cattiva per essere espulsa."
"Chissà che ha combinato. Ne avrà fatto di tutti i colori!"
Alla fine quando rientri, gli altri ti perdonano un passato torbido e malvagio che non hai nemmeno immaginato di vivere , ma per me non le cose non andranno così.
Ho aperto gli occhi.
Ho visto che il mondo ha compreso che ogni uomo ha una dignità inalienabile. Ho anche imparato che Dio ama il peccatore pentito, che accoglie subito il trasgressore senza se e ma, senza umiliazioni e condizioni e sopratutto ho compreso che non avevo peccato. Troppo lieve era la mia colpa per essere chiamata peccato e se tornassi indietro chiedendo il loro perdono allora veramente peccherei agli occhi di Dio e violenterei la mia coscienza e la mia dignità di essere umano. Così tutto rimane come prima con la mia anima che sanguina ogni giorno.
Per ora nessuno deve sapere che mi vedo di nascosto con la mia mamma, sopratutto mio fratello carnale.
Lui obbedisce a tutto quello che dice il Corpo Direttivo, e se sapesse allora mia madre rischierebbe di essere espulsa e di non vedere il suo adorato figlio.
Atroce dramma! Lei è malata e avrebbe bisogno di essere accudita da uno di noi. Questo è uno dei rari casi in cui il Corpo Direttivo non ha nulla da obiettare, e nessuno potrebbe rimproverarla per questa scelta, ma lei non sceglie, una madre non può scegliere a queste condizioni. Se sceglie me, mio fratello la ignorerebbe per evitarmi, se sceglie lui, non la vedrò mai più! Amare due figli ed avere la mente lacerata, quanto dolore si aggiunge ad altro dolore!
Allora perché ti scrivo anonimo e paziente lettore?
Per dichiarare al mondo intero che nella nostra società esiste un male nascosto chiamato ostracismo, fatto di odio e incomprensione. Questo male, come tanti altri, prosegue indisturbato a mietere vittime nascondendosi dietro l’ignoranza della nostra società civile che non sa cosa accade nelle vite private dei singoli cittadini che appartengono a delle minoranze.
Per spingere i vertici dei testimoni di Geova a seguire la misericordia che ci ha insegnato il nostro Signore Gesù o perlomeno ad aderire alla Costituzione universale dei Diritti dell’Uomo.
Se essi pensano che meritiamo di essere disassociati (così chiamano le nostre espulsioni), che ben venga, noi accettiamo questo provvedimento, ma non possono condannarci a diventare dei morti viventi davanti ai nostri amici e alle nostre famiglie.
Quando alla tua porta busseranno i Testimoni di Geova, chiedi loro se è giusto togliere la parola ai disassociati. Forse ti mostreranno qualche versetto biblico che indicherebbe che è giusto. Se lo faranno, capirai che quanto ti ho detto è vero e che stai parlando con una persona che perlomeno è sincera, ma se negheranno non perdere tempo in chiacchiere inutili. Basta ricordare loro che il loro Dio odia i bugiardi.
Ma perché dovresti credermi?
Va sul loro sito ufficiale (clicca QUI) e scarica la rivista Torre di Guardia del 15 febbraio 2011 [disponibile solo per alcuni mesi], visto che la copia cartacea non viene distribuita alle persone. Leggi a pagina 31 l’esperienza di una madre e capirai che quanto ti ho raccontato è vero.
Leggerai esperienze ancora più sconvolgenti di quella che ti ho narrato o di quella che descrive questa rivista su siti di ex testimoni di Geova in tutto il mondo e ti renderai conto dell’abisso in cui sono sprofondata – vedi per esempio http://www.infotdgeova.it/esperienze.php .
Per favore, se credi nei diritti inalienabili dell’uomo, o se semplicemente hai compreso che Dio non è un Essere malvagio che condanna duramente sia chi commette una piccola sciocchezza, sia i suoi parenti, fermati un attimo a riflettere e spedisci questa lettera di dolore ai tuoi conoscenti.
Forse solo così potrà spezzarsi questa maledizione che colpisce noi disassociati testimoni di Geova.
Ti ringrazio per la tua cortese attenzione.


Maddalena (Vorrei usare il mio vero nome, ma credo che hai compreso che se lo facessi sarebbe veramente la fine per me)
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15/01/2016 22.00
 
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2 Giovanni 10-11 a chi si può applicare ?

I Testimoni di Geova sostengono che la scrittura di 2 Giovanni 10-11 si applica alla disassociazione, cioè che i disassociati non possono più essere salutati. Ma questa che loro danno è un INTERPRETAZIONE PERSONALE, infatti il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova torce le scritture. In realtá la disassociazione NON É SCRITTURALE.
Esaminiamo brevemente 2 Giovanni 7-11 NEL SUO CONTESTO.

"Poiché molti SEDUTTORI sono usciti per il mondo, I QUALI NON RICONOSCONO PUBBLICAMENTE GESÚ CRISTO VENUTO NELLA CARNE. Quello è il seduttore e l’anticristo. 9 CHIUNQUE VA OLTRE E NON RIMANE NELLA DOTTRINA DI CRISTO, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 10 SE QUALCUNO VIENE A VOI E NON RECA QUESTA DOTTRINA, non ricevetelo in casa e non salutatelo. 11 Chi lo saluta, partecipa alle sue opere malvagie".

Dunque secondo il contesto, CI SONO DEI SEDUTTORI CHE NON RICONOSCONO GESÙ CRISTO QUALE DIO VENUTO NELLA CARNE, come ad esempio i Testimoni di Geova che insegnano che Gesú é UN ANGELO CREATO. Queste persone VENGONO FINO A CASA VOSTRA A PORTARE NON LA DOTTRINA DEL CRISTO MA LA LORO NUOVA DOTTRINA, vi portano UN ALTRO NOME al posto di Cristo, dicendovi che Gesù non và adorato e non và pregato.
Questi SEDUTTORI NON ANNUNCIANO IL REGNO DI CRISTO MA ANNUNCIANO IL REGNO DI GEOVA, proprio come sta scritto nel logo di OGNI COPERTINA DELLA RIVISTA TORRE DI GUARDIA ''ANNUNCIANTE IL REGNO DI GEOVA''.
Dunque ecco chi sono coloro che NON BISOGNA RICEVERE IN CASA, e non rivolgergli un saluto.
Ma il saluto di cui si parla non è un semplice dire ciao, ma si trattava di un particolare saluto in uso nei primi secoli, in cui chi andava a portare il vangelo di Cristo era solito SALUTARE quella casa col saluto di PACE, dicendo: ''la pace sia con te''. Ricambiare il saluto significava accettare di ascoltale il messaggio, o il vangelo che gli veniva portato a quella casa. Ricambiando questo saluto si invitava la persona ad entrare in casa e si ascoltava così il messaggio.
Questo è confermato dal consueto saluto di pace che L'apostolo Paolo era solito dare in ogni sua lettera che scriveva, ne cito un paio:

"Grazia a voi e PACE da Dio nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo". (Rom 1:7)
"Grazia a voi e PACE da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo". (1 Cor 1:3)

Daltronde quando Gesú mando a predicare il vangelo, comandò ai suoi discepoli di SALUTARE LA CASA COL SALUTO DELLA PACE.

"Quando entrerete nella casa, SALUTATELA. 13 Se quella casa ne è degna, VENGA LA VOSTRA PACE SU DI ESSA; se invece non ne è degna, la vostra pace torni a voi". (Mat 10:12-13)
"In qualunque casa entriate, dite prima: “PACE A QUESTA CASA!” (Luca 10:5)

Questo era il consueto saluto, che come potete notare si augurava la pace, e si portava l'insegnamento o la DOTTRINA DI CRISTO E DEL PADRE, non di geova. Ma col tempo sorse un problema molti ingannatori incominciarono a predicare un falso vangelo e nuove dottrine. Ecco perche in Giovanni viene detto che CHIUNQUE NON PORTA LA DOTTRINA DI CRISTO, NON LO SALUTATE E NON LO RICEVETE NEPPURE IN CASA, cioé NON STATE AD ASCOLTARE QUELLO CHE DICE perché COSTUI È UN INGANNATORE, un anticristo.
Gesú infatti aveva predetto che sarebbero venuti degli INGANNATORI a predicare un falso vangelo.

"Guardatevi dai falsi profeti i quali VENGONO A VOI in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci". (Mat 7:15)

"Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per CONOSCERE COLUI CHE É IL VERO; e noi siamo in colui che è il Vero, CIOÉ nel suo Figlio GESÚ CRISTRO. EGLI É IL VERO DIO e la vita eterna". (1 Giovi 5:20)

IL SOLO VERO DIO non è Geova, come predicano i Testimoni. Ma GESÚ CRISTO, EGLI É IL VERO DIO E LA VITA ETERNA.
E chiunque non porta la dottrina del Cristo, questi è un ''seduttore'' un ''anticristo''.

"Poiché molti SEDUTTORI sono usciti per il mondo, I QUALI NON RICONOSCONO PUBBLICAMENTE GESÚ CRISTO VENUTO NELLA CARNE. Quello è il seduttore e l’anticristo. 9 CHIUNQUE VA OLTRE E NON RIMANE NELLA DOTTRINA DI CRISTO, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. 10 SE QUALCUNO VIENE A VOI E NON RECA QUESTA DOTTRINA, non ricevetelo in casa e non salutatelo". (2 Giov 7-10)
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22/02/2016 21.03
 
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"TOGLIETE IL MALVAGIO DI MEZZO A VOI...CON QUELLI NON DOVETE NEPPURE MANGIARE". (1Cor 5:11-13) COSA SIGNIFICA?

Significa forse che i cristiani non possano stare in compagnia e non possano mangiare con un ex fratello di fede?
Cosa voleva dire quí l'apostolo Paolo? I Testimoni di Geova asseriscono che questo passo Bibblico si riferisce al fatto che quando un ex fratello viene disassociato oppure si dissocia si devono troncare tutti i contatti con tale persona, e non si puó nemmeno stare letteralmente a mangiare un pasto con tale persona. Ma le cose stanno veramente cosí?
L'apostolo Pietro ci ha messi in guardia riguardo a "UOMINI IGNORANTI E INSTABILI", tra questi troviamo i capi geovisti che "TRAVISANO", le scritture.
"Come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, e questo egli fa in tutte le sue lettere. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture". (2 Pi 3:15-16)

Tra le lettere di Paolo in cui troviamo "COSE DIFFICILI A CAPIRSI", troviamo il passo in cui Paolo dice di togliere il malvagio e di non mangiare con una persona che sia fornicatore, avaro, ladro, idolatra, ecc.

Per capire cosa volesse dire l'apostolo Paolo dobbiamo esaminare il contesto e tutta la lettera di 1 Corinzi. Questa lettera ha un filo conduttore e fa capire che i credenti, coloro che hanno creduto e accettato Gesú Cristo quale Signore e Salvatore, questi formano IL CORPO DI CRISTO. La chiesa é composta da molte membra, come in un corpo. Queste membra che sono i credenti formano tutti insieme il corpo di Cristo e il tempio di Dio, la dimora di Dio e dello Spirito Santo. Siamo dunque come UN CORPO GUIDATO DA UN UNICO SPIRITO, infatti é lo Spirito del Signore Gesú che guida il SUO CORPO. Il CORPO DI CRISTO é composto da tutti coloro che in lui hanno creduto. Proprio come il corpo umano ha molte membra, ciascuno messo al suo posto, ad esempio mani, piedi, occhi, orecche, capelli, ecc, cosí ogni credente forma il corpo di Cristo ciascuno messo al suo proprio posto, e tutti insieme formano il corpo di Cristo che é guidato da un unico Spirito. Questo concetto é esposto molto bene in molti passi della 1 lettera dei Corinzi in cui si comprende che tutti coloro che formano la chiesa sono IN COMUNIONE l'uno con l'altro, i credenti hanno in comunione LO SPIRITO DI CRISTO CHE DIMORA IN TUTTI.
"Fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati alla COMUNIONE del Figlio suo Gesù Cristo, nostro Signore". (1 Cor 1:9)

"Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?" (1 Cor 3:16)

"VI É UN MEDESIMO SPIRITO". (1 Cor 12:4)

"Il corpo però non è per la fornicazione, ma è per il Signore, e il Signore è per il corpo; 15 Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo per farne membra di una prostituta? No di certo! 17 Ma chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui. 18 Fuggite la fornicazione. 19 Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. 20 Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo". (1 Cor 6:13-20)

"Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. 13 Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito". (1 Cor 12:12-13)
Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua". (1 Cor 12:27 )

Sempre in questa stessa lettera di 1 Corinzi l'apostolo Paolo fa un paragone, e spiega che gli Israeliti furono liberati dalla schiavitú dell'Egitto, cosí anche noi credenti siamo stati liberati dalla schiavitú del peccato. Gli israeliti furono battezzati passando attraverso il mar rosso, cosí oggi chi crede si battezza in acqua. Gli sraeliti mangiavano la manna nel deserto, cosi noi mangiamo il pane che rapresenta il corpo di Cristo e beviamo il vino che é il suo sangue. Inoltre gli israeliti nel deserto bevevano tutti alla stessa acqua che scaturiva dalla roccia. Cosí noi oggi siamo tutti abbeverati dallo stesso Spirito Santo che ci guida nel deserto di questo mondo in cui ci troviamo solo di passaggio per ereditare un giorno la terra promessa che é il cielo.
"Furono tutti sotto la nuvola, passarono tutti attraverso il mare, 2 furono tutti battezzati nella nuvola e nel mare, 3 MANGIARONO TUTTI LO STESSO CIBO SPIRITUALE, 4 bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo". (1 Cor 10:1-4)

Cosa mangiarono e cosa bevevano gli israeliti? Mangiavano la manna e bevevano dalla roccia da cui scaturiva acqua nel deserto, infatti leggiamo: "MANGIARONO TUTTI LO STESSO CIBO SPIRITUALE bevvero tutti la stessa bevanda spirituale".

Peró leggiamo ancora:
" «Il popolo si sedette per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi». 8 Non fornichiamo come alcuni di loro fornicarono". (1 Cor 10:7-8)
Si, il popolo ebraico mangió e bevve indegnamente, infatti subito dopo avere mangiato la manna e bevuto alla roccia si diede alla fornicazione. Ora anche i primi cristiani si riunivano regolarmente per essere TUTTI IN COMUNIONE, e MANGIARE IL CORPO DI CRISTO cioé il pane e BERE IL SANGUE DI CRISTO cioé il vino.
"Quando vi riunite in assemblea...Quando poi vi riunite insieme, quello che fate è MANGIARE LA CENA DEL SIGNORE". (1 Cor 11:18-22)

23 "Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «[Prendete, mangiate;] questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. 26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».
27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così MANGI DEL PANE E BEVA DAL CALICE; 29 poiché chi mangia e beve [indegnamente], mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo [del Signore]". (1 Cor 11:23-29)

"Il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse la comunione con il sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo non è forse la comunione con il corpo di Cristo? 17 Siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, SIAMO UN CORPO UNICO, PERCHÉ PARTECIPIAMO TUTTI A QUELL'UNICO PANE". (1 Cor 10:16-17)

Dunque anche oggi proprio come gli israeliti "MANGIARONO TUTTI LO STESSO CIBO SPIRITUALE", i cristiani oggi mangiano tutti lo stesso cibo spirituale per essere in comunione con Cristo "PARTECIPIAMO TUTTI A QUELL'UNICO PANE" .
Alla luce di queste scritture é molto chiaro dunque di cosa stesse parlando l'apostolo Paolo quando comanda DI NON MANGIARE con un cosidetto fratello che sia fornicatore.
Paolo non stava parlando di mangiare assieme un comune pasto. Ma voleva dire di NON MANGIARE ASSIEME AI PECCATORI LA SANTA CENA. Paolo parlava del CELEBRARE LA PASQUA "la festa" la morte e resurezione di Cristo. Cioé di non essere in comunione, del non mangiare il pane e non bere il vino con quei credenti e non credenti che erano idolatri, fornicatori, ecc. TOGLIERE DALLA COMUNIONE E NON MANGIARE LA COMUNIONE, (il corpo e il sangue di Cristo), assieme ai fornicatori.
7 "Purificatevi del vecchio lievito per essere una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata [per noi]. 8 CELEBRIAMO DUNQUE LA FESTA (cioé la comunione della santa cena) non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità. Ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare" (Mangiare il pane corpo di Cristo, e bere il vino sangue di Cristo). (1 Cor 5:7-12)

In pratica VENIVA CELEBRATA LA FESTA, LA SANTA CENA, NON ASSIEME AL VECCHIO LIEVITO, cioé non assieme a chi continuava a praticare il peccato ad esempio un adultero, ma veniva celebrata la santa cena solo tra credenti che si astenevano dalla fornicazione e dall'idolatria.
Il "vecchio lievito", cioé il fornicatore veniva TOLTO DALLA COMUNIONE FRATERNA. E non poteva cosí partecipare nello spezzare il pane e mangiare insieme agli altri il corpo di Cristo.
É chiaro che si potevano continuare ad avere normali rapporti con tale persona, e anche se non si celebrava la santa cena insieme, si poteva comunque stare a mangiare un normale pasto insieme a tale persona, cercando sempre di aiutare un tale peccatore a lasciare il peccato. Gesú stesso sappiamo che mangiava insieme ai peccatori. Gli esattori di tasse (pubblicani) con cui stava a mangiare Gesú erano di fede e religione giudaica. Questi avevano lasciato la loro fede e facevano le stesse cose dei pagani cioé i Romani, ad esempio rubavano e fornicavano. Questi esattori di tasse erano Ebrei e sapevano benissimo che ció che loro facevano era condannato da Dio. Ecco perché i capi religiosi Ebrei li consideravano apostati, perché avevano lasciato la loro religione e si erano dati al peccato. Ma vediamo peró che Gesú stava a mangiare assieme a queste persone, e questo risultava essere un opportunitá per potere cosí predicare il vangelo alle pecore perdute che si erano allontanate dalla fede e si erano date al peccato.

15 "Mentre Gesù era a tavola in casa di lui, molti pubblicani e peccatori erano anch’essi a tavola con lui e con i suoi discepoli; poiché ce n’erano molti che lo seguivano. 16 Gli scribi che erano tra i farisei, vedutolo mangiare con i pubblicani e con i peccatori, dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangia [e beve] con i pubblicani e i peccatori?» 17 Gesù, udito questo, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori [a ravvedimento]». (Mar 2:15-17)
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03/06/2017 16.43
 
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A seguito di ricorso legale portato avanti da un ex tdg, per chiedere risarcimento per i danni subiti a causa dell'ostracismo posto in atto dalla congregazione dei tdg, ecco il verdetto amaro per l'ex tdg:

DIRITTO:
"Testimone di Geova, nessun danno per l’ostracismo dopo l'uscita."
Il testimone di Geova che esce dall'organizzazione religiosa non può chiedere i danni alla Congregazione per l'ostracismo che gli viene dimostrato in seguito. La Cassazione precisa infatti che nello statuto dei testimoni è previsto che all'annuncio pubblico delle “dimissioni” da parte dell'adepto, a questo viene tolto anche il saluto . Quindi Il seguace della setta Geovista anche se in quell'ambiente lamenta una sorta di violazione del diritto a mantenere una relazione, i giudici precisano però, che non esiste un diritto in tal senso, pur essendo l'atteggiamento dei testimoni di Geova “socialmente riprovevole”. Questa in estrema sintesi la decisione presa con la sentenza numero 9561 depositata ieri dalla Corte di cassazione.
La sentenza La Cassazione ha rilevato che in base al principio della “non ingerenza” i giudici non si possono occupare di quelle che sono “libere scelte” di soggetti che professano un determinato credo religioso e la magistratura può intervenire solo se queste scelte violano i diritti fondamentali di altre persone. Questo vale anche per i testimoni di Geova sebbene l'intesa con lo Stato italiano non sia ancora stata sottoscritta.
In particolare, gli “ermellini” rilevano che correttamente i giudici di merito avevano escluso “qualsiasi profilo discriminatorio” imputabile alle Congregazione i cui sudditi decidono di evitare ogni frequentazione con l''ex tdg, dal momento che si trattava solo della “violazione di norme di condotta civile e di buona educazione” che non avevano ripercussioni dal punto di vista penale o civilistico.
Peraltro ignorando il dignitoso ex tdg, che giustamente si ritene essere sottoposto “a una sorta di ostracismo”, la Cassazione ritiene che l'ostracismo che lo colpisce per quanto “riprovevole” sul piano sociale non è “sindacabile sotto il profilo della liceità, in quanto frutto di libere scelte, sebbene condizionate da una convinzione di tipo religioso”.

Quindi il povero tdg che ad un certo punto si rende conto della trappola in cui si trova, non può legalmente rivendicare la propria libertà di dissociarsi senza dover subire la feroce e crudele condanna a morte sociale da parte dell'unica cerchia di amici con cui ha costruito i propri rapporti.
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12/08/2017 19.07
 
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In Giobbe 6,14 come si può notare da questo quadro di raffronto tra le principali traduzioni normali, si afferma che all'amico che è in difficoltà si deve mostrare pietà e clemenza anche se avesse abbandonato il Signore.
Questo è in perfetta sintonia con quanto mostrato da Gesù, nei confronti di quanti erano lontani o si erano allontanati da Dio.
Mentre la wts rende incomprensibile questo versetto traducendolo nella maniera seguente:



I tdg sinceri si accertino di questo importante versetto che dichiara come dovrebbero comportarsi verso coloro che essi considerano essersi allontanati da Dio.
Anche se in realtà sono proprio loro che se ne sono di fatto allontanati, aderendo ad una società commerciale anticristiana.


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20/01/2018 23.46
 
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Qualcuno potrebbe obiettare citando il seguente versetto a sostegno della possibilità che la fede possa creare divisione nelle famiglie:
Matteo 10,34 Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. 35. Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, e la figlia da sua madre, e la nuora dalla suocera. 36. E i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua.
--------
Questa possibilità c'è e Cristo lo ha prospettato per preparare e predisporre i propri seguaci a continuare a seguirlo.
Ma ATTENZIONE.
Chi aderisce a Cristo in questo caso, si preparara A SUBIRE la riprovazione perfino dei suoi familiari che non credono in Lui, NON A FAR SUBIRE AI FAMILIARI, le conseguenze della propria adesione a Cristo.
E men che meno a privarli del suo affetto, del suo sostegno e dell'amore verso di loro.
Semmai si rende pronto a patire l'emarginazione da parte loro, ma giammai ad infliggere loro la crudele e disumana punizione dell'emarginazione e dell'odio instillato nella mente degli adepti dalla wt e che prende nome di ostracismo.
Molto significativo a riguardo, il verso di Mt 10,36 che riporta: "E i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua." Chi sono infatti i NEMICI ? Sono coloro che la wt istiga ad esserlo, nei confronti di chi osa dissociarsi o viene disassociato. Certamente i NEMICI degli altri componenti della famiglia non sono coloro che hanno lasciato la wt, perchè essi vorrebbero continuare a mantenere inalterati gli affetti ed ogni altra cosa in amicizia e amore vicendevole. Ecco quindi che questi versetti di Matteo dicono ben altro rispetto a ciò che gli vorrebbe far dire la wt

-------
In concreto, Vi sono tanti tdg che ad un certo punto, si rendono conto di aver professato delle dottrine ingannevoli, ed intendono convertirsi a Cristo, lasciando una organizzazione anticristiana .
Ebbene costoro SUBIRANNO l'ostracismo, ma certo non la daranno a chi continua a rimanere seguace della wt.
Quindi il versetto citato di Matteo 10,34 si applica al fatto che i veri credenti in Cristo, non ostracizzano, ma semmai devono prepararsi purtroppo a patire l'ostracismo.
[Modificato da Credente. 02/10/2018 14.44]
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16/03/2018 15.29
 
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LA DISASSOCIAZIONE È UNA REGOLA FARISAICA

I testimoni di geova applicano LA REGOLA DELLA DISASSOCIAZIONE. Questo significa che quando un membro appartenente alla congregazione dei Testimoni di geova commette un peccato come fornicazione, o non si trova piú daccordo su alcune dottrine, oppure mette in discussione ció che viene insegnano dai loro capi il "corpo direttivo" questa persona verrá sottoposta ad un Comitato Giudiziario composto da giudici umani, e sé il trasgressore viene riconosciuto colpevole dal COMITATO GIUDIZIARIO verrà CONDANNATO E DISASSOCIATO.
La Disassociazione comporta che la persona espulsa NON VENGA PIÙ SALUTATA NEMMENO DAI PROPRI FAMILIARI. Nessun testimone può avere contatti o MANGIARE INSIEME AD UN EX TESTIMONE DISASSOCIATO. Anche se il Disassociato fosse un povero bisognoso la comunità non lo aiuterebbe più, e lo lascerebbe anche morire solo come un cane in un ospedale, (questo é giá successo). Nessun testimone di geova rivolgerà piú la parola ad un ex Testimone Disassociato, NESSUNO GLI PUÒ PIÚ RIVOLGERE UN SALUTO, neanche i propri familiari, fratelli e sorelle carnali, cugini, zio o zia, e persino ai genitori e ai figli è proibito avere a che fare con un parente Disassociato.
Questo estremismo nel volere espellere i peccatori o quelli che non sono daccordo con le dottrine geoviste imposte dal Corpo Direttivo, È UNA REGOLA COPIATA DAL GIUDAISMO, LA RELIGIONE CHE PROFESSAVANO GLI SCRIBI E I FARISEI AI TEMPI DI GESÙ. Anche gli scribi e i farisei DISASSOCIAVANO LE PERSONE, in quando anche loro ESPELLEVANO DALLE LORO SINAGOGHE tutti coloro che erano considerati PECCATORI, o che non osservavano tutte le numerose REGOLE IMPOSTE dai loro capi GLI SCRIBI E FARISEI. Proprio come i testimoni di geova che oggi hanno un Comitato Giudiziario che condanna i trasgressori ad essere espulsi dalla comunitá, gli Ebrei avevano un SINEDRIO che GIUDICAVA i colpevoli e li condannava ad ESSERE ESPULSI, DISASSOCIATI dalla comunitá Giudaica. Questo é confermato dai vangeli.

"Essi gli risposero: «Tu sei tutto quanto nato nel peccato e insegni a noi?» E LO CACCIARONO FUORI, (dalla sinagoga)". (Giov 9:34)
"Ciò nonostante molti, anche tra i capi, credettero in lui; ma a causa dei farisei non lo confessavano, PER NON ESSERE ESPULSI DALLA SINAGOGA". (Giov 12:42)
"VI ESPELLERANNO DALLE SINAGOGHE". (Giov 16:2)

Come abbiamo letto i farisei DISASSOCIAVANO LE PERSONE ESPELLENDOLE DALLE LORO SINAGOGHE.
Questa espulsione consisteva nell'allontanamento del peccatore dalla comunità che si riuniva nelle sinagoghe Ebraiche, chi veniva espulso veniva EVITATO e considerato come un esattore di tasse (un pubblicano), si evitavano quindi di avere qualsiasi tipo di rapporti con tale persona, NON MANGIANDO CON TALE PERSONA CONSIDERATA PECCATRICE, e NON RIVOLGENDOGLI NEMMENO UN SALUTO.
Questo è evidente ad esempio in varie occasioni in cui Gesú stava e mangiava con i peccatori, e di questo gli Scribi e Farisei si meravigliavano di vedere Gesù mangiare assieme a delle persone considerate da tutti peccatori e quindi espulsi dalle sinagoghe, persone che nella comunitá Ebraica erano considerati Disassociati a cui nessuno poteva rivolgere un saluto oppure stare a mangiare insieme a queste persone.

"Mentre Gesù era a tavola in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. 11 I farisei, veduto ciò, dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e con i peccatori?». (Mat 9:10-11)
"Ma i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: «Costui accoglie i peccatori e MANGIA CON LORO". (Luca 15:2)

Notate come gli scribi e i farisei SI MERAVIGLIAVANO di vedere Gesú stare e mangiare insieme a persone considerate PECCATORI, proprio perché questi peccatori erano Disassociati dalla comunitá ebraica, e trattati proprio come i testimoni di geova di oggi trattano i Disassociati ex testimoni.
Ma Gesù rimproveró questi scribi e farisei, e le sue parole sono anche un ammonimento per tutti i testimoni di geova odierni:

"Ma Gesù, avendoli uditi, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Ora andate e imparate che cosa significhi: “Voglio misericordia e non sacrificio”; poiché io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori». (Mat 9:12-13)

Proprio cosí ai testimoni di geova che applicano questa regola della Disassociazione Gesù dice loro: "IMPARARE COSA SIGNIFICA VOGLIO MISERICORDIA E NON SACRIFICIO", tutti i vostri sacrifici che fate davanti a Dio SONO VANI. Gesù mangiava con i peccatori, come mai voi non potete mangiare con un cosiddetto peccatore Disassociato? Come mai non potete rivolgere nemmeno un saluto ad un Disassociato? Se Gesù ACCOGLIEVA A SE i DISASSOCIATI e i peccatori, perché voi li allontanate? Forse perché vi reputate piú giusti e migliori degli altri ?
Gesú avvertì di non considerarci piú giusti degli altri:

"Ed egli disse loro: Voi vi proclamate giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori; perché quello che è eccelso tra gli uomini è abominevole davanti a Dio". (Luca 16:15)
Piuttosto disse Gesú:
"Amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano". (Mat 5:44)

"Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato". (Luca 6:37)

E per il fatto di non rivolgere neppure un saluto a chi è Disassociato Gesú disse:

"E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto?". (Mat 5:47)

"ORA IMPARATE COSA SIGNIFICHI VOGLIO MISERICORDIA E NON SACRIFICIO". (Mat 9:13).

Giuseppe Longo
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17/03/2018 14.39
 
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Nella rivista “Svegliatevi” dell'8 gennaio 1947 troviamo una interessante critica circa la forma di scomunica applicata dalla Chiesa Cattolica e messa in atto solo per casi di propagazione di pericolose eresie tra cui la massoneria. Quello che interessa evidenziare ora, non è la forma di scomunica applicata da altre confessioni, ma il fatto che la wt DISAPPROVAVA QUALSIASI PRATICA DI SCOMUNICA, (che essi ora chiamano DISASSOCIAZIONE)

A pagina 27 della suddetta rivista, leggiamo:
“... la scomunica messa in atto dalla gerarchia come punizione e rimedio “medicinale” (Catholic Enciclopedia), NON TROVA ALCUN SUPPORTO IN QUESTE SCRITTURE (quelle usate dalla chiesa per giustificare la scomunica, ndr). Infatti è DEL TUTTO ESTRANEA agli insegnamenti biblici.”

Insomma, nel 1947 i TDG non solo non applicavano la scomunica ma erano fortemente contrari a tale procedura, sia pure nella sua forma blanda e limitata, che e la wt definiva estranea alla Bibbia. Allora, come si spiega che oggi la disassociazione (che nella pratica è molto peggiore e molto più lesiva della scomunica) trova invece pieno supporto nella scrittura, tanto da diventare "disciplina impartita da Geova"? La Bibbia non è cambiata dal 1947, perciò come si spiega questo stupefacente cambio di rotta da parte dell'organizzazione americana? Un tdg risponderebbe che la luce progressiva fa si che l'intendimento si evolva nel tempo. Ma ci si può davvero accontentare di una simile risposta? Non si è trattato di cambiare qualche dettaglio, ma di un vero e proprio capovolgimento dottrinale, passando da un'aspra critica verso la scomunica applicata dalla Chiesa a una ferma convinzione che demolire i rapporti familiari e affettivi di una persona sia la volontà di Geova.
La questione può essere posta in questi termini: se lo schiavo fedele e discreto non riceve ispirazione da Dio e non è infallibile, la luce progressiva da dove viene? Geova ha forse deciso che fino al 1947 la scomunica/disassociazione era sbagliata mentre da quel momento in poi andava applicata? Come si è passati dal considerare tale pratica sbagliata e “del tutto estranea” alla Bibbia, al considerarla un amorevole provvedimento disciplinare impartito da Geova?
A quanto pare la WTS utilizza, a seconda dei momenti storici e delle esigenze, diversi passi biblici per giustificare o condannare una determinata pratica, senza alcun riguardo per la coerenza e nessun rispetto per l'intelligenza dei suoi adepti, i quali spesso non hanno idea delle capriole interpretative che la loro organizzazione ha realizzato nel corso degli anni.
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20/06/2018 21.43
 
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La Chiesa nascente applicava delle misure cautelari tendenti a preservare l'unità delle fede Si trattava di misure ritenute opportune e necessarie, soprattutto nei confronti di chi aveva originato gravi scismi, trascinando con se un seguito di persone professanti dottrine fuorvianti, per prevenire il pericolo di far infettare altri cristiani. L'ambito disciplinare è diverso dai principi dottrinali immodificabili. Quindi si possono avere diverse modalità di applicazione a seconda di cosa sta accadendo, di cosa una certa dottrina erronea può causare, ecc. Ad esempio Paolo nella 2 Tess.cap 3 si preoccupa di precisare a riguardo di chi è nell'errore: " non trattatelo però come un nemico, ma ammonitelo come un fratello ... " e cioè non doveva essere evitato in maniera totale proprio per una questione di carità che egli riteneva in quel caso, dovesse essere prioritario rispetto ad un atteggiamento intransigente. Vi sono infatti diversi gradi di devianza e diversi possono essere i provvedimenti conseguenti, che i responsabili della chiesa possono porre in atto, secondo il loro giudizio. Ma quello che è necessario stabilire è a chi compete tale ufficio di accogliere o escludere? Ovvero di poter ammettere o escludere, di ridurre o di acuire l'allontanamento dell'errante. Questo è proprio uno di quei settori in cui si evidenzia la necessità che vi sia un consesso decisionale per fare in modo che i provvedimenti siano innanzitutto tesi a stabilire quale sia la verità e cosa invece l'errore e poi che i provvedimenti eventualmente presi siano realmente medicinali o precauzionali. Molti dei primi Concilii furono provocati da pericolosi scismi che rischiavano di spaccare la Chiesa e per tale motivo veniva comminata la scomunica, che era grave per chi lo subiva ma molte volte si limitava a escludere dalla vita comunitaria, o anche solo alla vita sacramentale . Talora viene deciso per la persona in difetto, solo di sospendere il servizio ministeriale o la cosiddetta riduzione allo stato laicale. Tutto questo però è ben lungi dall'escludere, oggigiorno, perfino dal semplice saluto o dal semplice dialogare con la persona scomunicata o privata di certi servizi. Oggi l'orientamento della Chiesa è di mettersi in dialogo con tutte le realtà, per cui anche i cristiani dovrebbero fare altrettanto. 
 Nell'ultimo Concilio sono state fatte delle considerazioni riguardanti i seguaci di altre confessioni, che vi partecipano per appartenenza ormai secolare molti dei quali vi sono forse nati. Verso tali persone la Chiesa non può avere un atteggiamento di preclusione come quando appare un nuovo scismatico che rischia di produrre un nuovo scisma. Perchè nel caso delle confessioni secolari, lo scisma è già stato prodotto e i suoi numerosi appartenenti non possono essere ignorati o scansati. Quindi si tratta di situazioni contingenti di cui la chiesa non può non tener conto.
Il chirurgo ad esempio si comporta in un certo modo quando si trova di fronte ad una cancrena cronicizzata, mentre si comporta in maniera differente quando la cancrena è solo agli inizi. Questo è pressappoco quanto è chiamato a fare rispetto alle devianze che si possono produrre all'interno del corpo ecclesiale.

Per quanto riguarda quindi l'atteggiamento del cattolico verso un tdg, ad esempio,  non sarà di ostracismo ma di  accoglienza come si trattasse di persona che ha subito il danno, e quindi una povera vittima, al fine di fare un confronto costruttivo con lui, se possibile e se si posseggono le conoscenze adatte. Qualora non si avessero tali capacità, si potrà avere comunque uno scambio di amicizia con il tdg, ma senza farsi attrarre dalla sua dottrina, che sarà meglio evitare di trattare con lui, lasciando tale compito a chi lo può fare

[Modificato da Credente. 20/06/2018 21.51]
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28/06/2018 16.06
 
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Chi sarebbe entrato nella wt, se queste cose venissero dette prima?


I testimoni di geova , quando disassociano le persone , dicono che queste sapevano assai bene le conseguenze della loro scelta . Ma come al solito , loro amano dire mezze verità , senza rendersi conto che sono allo stesso tempo delle menzogne .
Lo studio che porta i testimoni di geova al giuramento all’organizzazione ,( il loro battesimo) quindi ad essere considerati effettivamente testimoni di geova , avviene in modo lento e graduale, che serve a persuaderli meglio ad accettare a poco a poco alcune cose che in seduta stante avrebbero creato un po di sgomento .
Quante persone potrebbero accettare di entrare in un culto se questo fin da subito avrebbe puntualizzato :
- che la Watchtower, loro signora e gendarme, tenderà a papparsi tutto il tuo tempo e “consigliarti” come trascorrere il restante ?
- che se sei vedova e passi indenne per Armaghedon non ti unirai più con tuo marito se questo ha sempre rifiutato la buona novella ?
- che ti metteranno contro i familiari ?
- che non avrai alcuna libertà di espressione ?
- che le cose “non appropriate” sono moltissime , tantissime, quasi innumerevoli ?
- che ti faranno stare col fiatone continuo, tutto teso a raggiungere una condizione approvata, ad evitare la colpa del sangue, a riscattare il tempo, a non essere ultimo nella tabella di marcia ?
- che di tutto ciò che socialmente è riprensibile, di fronte ad eventuali cause intentate contro di te, assegneranno la colpa solo a te e non al loro insegnamento autoritario (prima tra tutte sull’obbligo di rifiutare trasfusioni)?
- Non diranno mai le entrate e chi e come li manovra ?
- che sarai sotto libertà vigilata dall’amorevole occhio dei fratelli che in certe situazioni potrebbero credere che nel tuo caso è un tempo per parlare denunciando agli anziani quel tuo tal peccato… ?
- che se ci ripensi e vuoi lasciare, ti ricatteranno con l’affetto dei cari che restano dentro ?
- che non conoscerai mai più il vero pensiero di Dio (ti tolgono la Bibbia e quella che ti danno è inquinata e te la spiegano in modo da farti disimparare quello che di giusto sapevi) ?
- che la minaccia del pensiero apostata è usato come un’arma da tutti i fratelli non appena provi ad esprimere un’opinione diversa?
- che dovrai comperarti un’intera biblioteca per acquistare accurata conoscenza del pensiero geovista ?
- che passerai dal leggere quel che vuoi a leggere solo quel che devi: le loro riviste mensili , non potrai più leggere altro che quello che si stampa a Brooklyn?
- che passeranno dalla promessa di arricchirti di cibo spirituale , a mungere il tuo tempo, mano d’opera gratuita e danaro ?
- che ti metteranno contro la Società civile (bollata da loro come satanica, governata tutta dal Principe e Dio di questo mondo)?
- che ti nasconderanno la storia del movimento geovista e se vuoi conoscerla te la proporranno a modo loro?
- che non risponderanno alle tue domande, con la scusa che ti devi fidare, sennò nel tuo cuore entra Satana e il pensiero indipendente. E poi non c’è tempo per i dubbi e le ricerche perché Armaghedon incombe…?
- Che saresti in grado di far morire tuo figlio piuttosto che informarsi della veridicità su certe questioni?
- Che non recheresti giustiza a tuo figlio, pur di non denunciare un confratello che ne ha abusato sessualmente?
«Conoscendo queste cose, è ovvio che il vero Dio che è il “Dio di verità” e che odia le menzogne, non guarderà con favore quelli che aderiscono alle organizzazioni che insegnano falsità. (Salmo 31:5; Proverbi 6:16-19; Rivelazione 21:8)
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02/07/2018 10.32
 
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I Testimoni di Geova hanno un valore materiale enorme per l’organizzazione. I fedeli impiegano circa 2 miliardi di ore di predicazione nel campo a fare nuovi convertiti ogni anno.
Essi donano il loro tempo, le loro risorse e il loro denaro duramente guadagnato per quelli che vengono definiti come “interessi del Regno”. Molti hanno anche bambini, che sottopongono ad un indottrinamento che aumenta le possibilità di diventare collaboratori per tutta la vita.

Il Comando dell’Ostracismo protegge efficacemente l’investimento umano della Watchtower. Protegge l’effettiva questione di fondo che, come in tutte le organizzazioni d’affari, è in realtà la sua priorità assoluta. Se la gente potesse semplicemente andare via senza gravi ripercussioni lo farebbe, e porterebbe il proprio tempo e i propri soldi con se.
Immaginate se l’ostracismo fosse veramente una decisione personale di ogni singolo membro. Supponiamo che non fosse un editto religioso. Provate a immaginare quanto più facile sarebbe per la religione dei Testimoni di Geova crescere e prosperare se non avesse una cattiva reputazione come “organizzazione prigione”!
Certo, molti coglierebbero la palla al balzo e andrebbero via se l’ostracismo fosse abolito, ma quelli che rimarrebbero sarebbero seguaci sinceri, e avrebbero un compito più facile a condividere le loro credenze in un mondo esperto di Internet sempre più scettico.

Nonostante quello che persone come Geoffrey Jackson vogliono far credere ai propri fedeli, l’ostracismo è in ultima analisi una pratica dannosa in cui TUTTI vengono danneggiati – l’ostracizzato, chi ostracizza e quelli che comandano di ostracizzare. E’ una pratica arcaica che è meglio lasciare nell’antichità a cui appartiene. Io voglio credere con tutto il cuore che una pratica del genere non avrà posto nel nostro futuro, e spero che un giorno i leader della Watchtower possano capirlo.
Fonte: jwsurvey
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09/07/2018 14.35
 
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TESTIMONIANZA

A me non importa più cosa pensano i miei genitori di me. Io so che a capo dell'organizzazione ci sono degli impostori che spacciano falsità e volente o nolente la dentro non ci torno più con o senza l'amore dei miei e questo loro lo hanno capito x questo mi parlano anche se limitatamente. Non mi interessa io so cosa ho scelto e cosa faccio x vivere, so che non è vero ciò che loro pensano di me. Non ho bisogno di dare giustificazioni. Non mi drogo e non faccio niente di sbagliato, la mia vita la dedico agli altri costantemente mi faccio inquattro x portare a casa due soldi, altro che figliol prodigo.

E ho una relazione con Dio che è unica e ci convivo costantemente con Dio è sempre vicino a me altro che abbandonato, non sono mai stata una cosa sola con Dio prima di adesso. Anzi non lo sentivo proprio Dio prima. E loro penseranno: in realtà è satana che le fa credere così x allontanarla da Dio. Peccato però che satana è il male e si occupa solo del male, non può ne insegnare l'amore ne portare l'amore alle persone, come lo vivo e lo sento e lo trasmetto io. Satana non può manifestare l'amore perché non sa cosa sia e io non sarei quello che sono se non ci fosse Dio vicino a me. Mi da la forza mi sostiene mi insegna i segreti della vita mi fa sentire viva ogni giorno, mi insegna attraverso l'esperienza mi da la gioia di andare avanti, il coraggio di affrontate tutto avrndomi dato anche la forza x superare la tempesta in cui non c'era nessuno con me solo Dio.

Non mi ha mai abbandonata e mi ha fatto trovare la luce la pace e l'amore. Loro non hanno nulla da offrirmi sono vuoti e non sanno insegnare questo legame che ho con Dio perché solo Dio può insegnarlo a chi gli apre il cuore e io lho fatto solo dopo essere uscita ringrazio di questo dono che mi hanno fatto mi hanno liberata dal male e mi hanno dato la possibilità di trovare la luce. Grazie Dio grazie a ogni creatura angelica che lavora per lui e per noi.
Loro sono falsi lo si vede già da come contorcono le parole per avere ragione non riflettono su ciò che gli viene fatto notare cancellano i commenti di verità e amore invece che rispondere hanno paura. Hanno cancellato un mio commento che nom diceva nulla di male ma solo cose belle e positive su Dio. Come se tenessero a rispondere o a dire la loro. Non so. Dove sta la loro fede che hanno bisogno di nascondere ogni prova del contrario? Io non ho bisogno di nascondere nulla ne a Dio me alla mia fede per credere perché ho visto coi miei occhi la forza di Dio è cosa potrebbe farmi vacillare?
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25/07/2018 18.32
 
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Potete mostrare amore ai vostri cari, anche se disassociati




Poiché chi non pratica la misericordia avrà il [suo] giudizio senza misericordia. La misericordia esulta trionfalmente sul giudizio. Giacomo 2:13

Per esempio, Dio disse: ‘Onora tuo padre e tua madre’; e: ‘Chi insulta padre o madre finisca nella morte’. 5 Ma voi dite: ‘Chiunque dice a suo padre o a sua madre: “Qualunque cosa io abbia mediante cui potresti ricevere beneficio da me è un dono dedicato a Dio”, 6 non deve affatto onorare suo padre’. E così avete reso la parola di Dio senza valore a causa della vostra tradizione. Matteo 15:4-6


Leggiamo spesso di storie strazianti, che riguardano persone che vengono espulse dall'organizzazione (a volte ingiustamente), o che se ne sono allontanate per motivi di coscienza, firmando una lettera di dissociazione (forse non pensando alle conseguenze).
Figli e genitori, nipoti e nonni, fratelli e sorelle (di sangue) separati da un invisibile e crudelissimo muro. Un'ostracismo che i primi cristiani praticavano solo verso coloro che oltre ad essere peccatori, erano anche malvagi e forse criminali, volendo fare del male (fisicamente o moralmente e spiritualmente) ai propri conservi cristiani. Il tutto invece si è trasformato come consuetudine disciplinare che deve colpire tutti indistintamente, a causa di una personalissima veduta di pochi, ed imposto come regola alla maggioranza.



Le pubblicazioni della Watchtower non ammettono deroghe, infatti il libro "amore di Dio" a pagina 208 afferma:

In certi casi il disassociato fa parte dell’immediata cerchia familiare e vive nella stessa casa. Poiché la disassociazione non pone fine ai vincoli familiari, le attività e i rapporti quotidiani tra i membri della famiglia possono continuare. Tuttavia, con il suo comportamento il disassociato ha scelto di troncare il legame spirituale che lo univa alla famiglia. Pertanto i familiari leali a Dio non hanno più con lui rapporti di natura spirituale. Per esempio, anche se fosse presente quando la famiglia si riunisce per lo studio della Bibbia, non vi prenderebbe parte attiva. Se invece viene disassociato un minorenne, i genitori hanno ancora la responsabilità di istruirlo e disciplinarlo. Perciò i genitori amorevoli potrebbero disporre di tenere con lui uno studio biblico.* — Proverbi 6:20-22; 29:17.

In altri casi il parente disassociato non fa parte dell’immediata cerchia familiare o vive fuori casa. Anche se in qualche rara occasione dovesse rendersi necessario avere dei contatti per sbrigare questioni familiari, tali contatti dovrebbero essere mantenuti al minimo. I familiari leali non cercano scuse per avere a che fare con un parente disassociato che non vive sotto lo stesso tetto. La lealtà a Geova e alla sua organizzazione li spinge piuttosto ad attenersi alle istruzioni scritturali sulla disassociazione. Con la loro condotta leale dimostrano di avere a cuore i migliori interessi del trasgressore e possono aiutarlo a trarre beneficio dalla disciplina ricevuta.* — Ebrei 12:11.
(il grassetto è mio)

Questo pensiero viene spesso ribadito dagli anziani di congregazione, i quali spesso non vogliono sentire ragioni.

Senza entrare nel merito dei singoli casi, vorrei dare una buona notizia a tutti coloro che si sentono obbligati a rispettare queste regole.

Il libro degli anziani KS "Pascete il gregge di Dio" dice chiaramente che, per quanto riguarda i familiari disassociati NON conviventi, la loro frequentazione NON porta automaticamente ad un comitato giudiziario, semprechè si osservino certi comportamenti.

Differente è il caso circa il frequentare persone NON parenti che siano disassociate. In questo caso si rischia un comitato giudiziario. Per fare chiarezza, vengono riportati i due esempi, così come sono esposti nel manuale per gli anziani.


PAGINA 118
6. Se e` noto che certi componenti della congregazione stanno indebitamente in compagnia di pa- renti disassociati o dissociati che non vivono in casa con loro, gli anziani dovrebbero dare consigli a tali componenti della congregazione e ragionare con loro usando le Scritture. Esamineranno con loro informa- zioni tratte dal libro “Amore di Dio”, pagine 207-209, dalla Torre di Guardia del 15 aprile 1988, pagine 26-31, o dall’articolo “Manifestiamo lealta` cristiana quando un parente viene disassociato”, pubblicato nel Ministero del Regno dell’agosto 2002. Se e chiaro che un cristiano sta violando sotto questo aspetto lo spirito del provvedimento della disassociazione e non reagisce positivamente ai consigli, puo` darsi che egli non sia idoneo per ricevere privilegi nella congregazione, dal momento che questi richiedono l’esemplarita` . Non si intraprenderebbe un’azione giudiziaria nei suoi confronti a meno che non continuasse ad avere associazione spirituale col disassociato o criticasse apertamente la decisione di disassociarlo.

(ho colorato in viola le affermazioni che volevo evidenziare)

PAGINA 60 - motivi per un comitato giudiziario
Stare deliberatamente, regolarmente e senza necessita` in compagnia di persone disassociate
che non siano propri parenti, pur avendo ricevuto ripetuti consigli. — Matt. 18:17b; 1 Cor. 5: 11, 13; 2 Giov. 10, 11; w82 1/1 pp. 25-26.



Come possiamo vedere, è contemplata la possibilità di frequentare familiari (stretti o meno) NON conviventi, a patto di non farsi vedere studiare la bibbia o pregare con loro. E semprechè, non si vada in giro a criticare la loro espulsione, se erano stati disassociati. Se fate questo, l'unica rinuncia che probabilmente dovrete fare, sono i vostri "privilegi di servizio".

Se invece le persone disassociate che si frequentano, NON sono parenti, ma ad esempio dei "cari amici", fate attenzione. La possibilità del comitato giudiziario è dietro l'angolo.

Pubblico queste informazioni perchè possano essere di sollievo per coloro che si sentono minacciati di disciplina, qualora volessero godere della compagnia di un loro caro, anche NON convivente.


pertanto, non è necessario adottare comportamenti come quello "suggerito" nella Torre di Guardia per lo studio, di febbraio 2016:


Quando un parente stretto viene disassociato, può essere difficile decidere a chi dimostrare lealtà. Ad esempio una sorella di nome Anne [1] ricevette una telefonata dalla madre disassociata, che voleva andare a trovarla perché il fatto di essere isolata dalla famiglia la faceva soffrire molto. Anne fu molto turbata da questa supplica della madre, e le promise che le avrebbe risposto per lettera. Prima di scriverle, Anne rifletté su alcuni princìpi biblici (1 Cor. 5:11; 2 Giov. 9-11). Nella lettera ricordò con tatto alla madre che era stata lei con il suo comportamento errato e con la sua mancanza di pentimento a tagliare i ponti con la famiglia. Anne le scrisse: “L’unico modo in cui potrai stare meglio è quello di tornare a Geova” (Giac. 4:8).

osservate cosa accade quando invece si "costringe" una persona a tornare "controvoglia" nella congregazione. Se siamo Testimoni attivi, siamo consapevoli di avere molte storie simili nelle nostre congregazioni? Di che beneficio sono?


Testimonianza di una donna americana che ha 'scelto' di ritornare nella congregazione, dopo essere stata disassociata
«Io sono una vittima. Dopo anni di associazione con questa setta nel 1984 decisi di staccarmene per motivi di coscienza. Tutta la mia famiglia, composta da oltre 40 persone, smise di frequentarmi. Il loro atteggiamento di rigetto nei miei confronti assunse dimensioni inaudite. Non mi fu nemmeno concesso di vedere il nipotino che nacque dopo il mio allontanamento dal gruppo. Avrebbero fatto un'eccezione solo nel caso che io avessi ricominciato a frequentare le loro adunanze con regolarità, assoggettandomi però alla regola che nessuno mi avrebbe salutato né rivolto la parola. Questa situazione sarebbe durata finché non avessi dato prova del mio 'pentimento' e fossi così stata riassociata. L'unico modo per riguadagnare la mia famiglia era quello di ritornare ad essere un membro approvato del gruppo. E questo è ciò che ho fatto quest'anno. Sono stata riassociata al gruppo, un gruppo nel quale non credo assolutamente e del quale non desidero assolutamente fare parte. Ma adesso mi è consentito di avere nuovamente rapporti con la mia famiglia, però è come camminare sulle uova. Devo stare attentissima a quello che dico, a non esprimere mai un'opinione contraria ad alcuna delle dottrine della Torre di Guardia. Devo professare lealtà ad insegnamenti con i quali sono in completo disaccordo, oltre a partecipare alle adunanze per nascondere che il vero motivo del mio ritorno fra loro è stato solo quello di poter riavere la mia famiglia. Devo stare al gioco della Torre di Guardia, parlare come piace a loro, partecipare ad adunanze che odio, rifiutare di alzarmi quando viene suonato l'inno nazionale se sono in loro compagnia, rifiutare di partecipare a qualsiasi ricorrenza festiva, non votare, non salutare la bandiera e così via. È come vivere nella Germania nazista. È questo un paese libero? Perché una persona non può avere il diritto di abbandonare una religione che in precedenza l'attirava, senza perdere così i suoi nipoti? E che dire se tali nipoti, una volta adulti, scegliessero anche loro di non esserne membri? Per tutta la loro infanzia sarebbe stato negato il loro diritto di vedere i nonni che, ora che sono cresciuti, potrebbero anche essere morti! Questa è l'intimidazione della peggior sorta! Quando vedo lo sguardo innocente del mio nipotino e penso che un solo 'passo falso', una sola 'parola sbagliata' da parte mia contro la Torre di Guardia potrebbero significare la perdita del diritto di vederlo, mi vengono le lacrime agli occhi. La notte, mentre sono a letto, rifletto su quali potrebbero essere le espressioni che potrebbero causarmi la perdita di mio nipote e della mia famiglia. Spesso quando ci sono accese discussioni in famiglia possono scappare mezze frasi che possono essere intese in senso negativo contro la Torre di Guardia. Quando si odia qualcuno come io odio la Torre di Guardia, il bisogno continuo di trattenersi può sopraffare, e ciò mi causa un'insopportabile tensione emotiva. Sono già stata ricoverata in ospedale per questi problemi. Il nome di questa religione è Arroganza. Sotto il manto di rispettabilità religiosa essa non è meno letale del nazismo hitleriano» - Da Cogito n.24, pp.13-15.

riportata dal sito http://www.infotdgeova.it/esperienze/processo.php
08/11/2018 14.02
 
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