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MADRE DEI CREDENTI

Last Update: 7/28/2013 5:47 PM
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7/23/2013 4:38 PM
 
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Madre dell'Unità  per tutti i credenti in Cristo

Dombes è nome applicato a un gruppo di teologi protestanti e cattolici che festeggia quest'anno i suoi 70 anni di vita.
Questi ecumenisti hanno dimostrato d'essere dinamici fautori del progresso teologico intercristiano.
 Hanno affrontato la pietra d'inciampo: il posto della Vergine Maria.
Hanno concluso:  la Madonna non è mai stata causa di divisione tra le Chiese; piuttosto lei ne è una vittima.

La mariologia unisce o divide icristiani?
     
La risposta a questo interrogativo richiede una premessa. Il traguardo della piena unità dei cristiani non deve portare a una piatta uniformità, ma piuttosto all'integrazione d'ogni legittima diversità in un'organica comunione, della quale il Papa è chiamato ad essere il servitore e garante. Questo è il pensiero di Giovanni Paolo II sull'ecumenismo ed è proprio lui che ha attribuito a Maria SS. il nuovo titolo "Madre dell'Unità" dei cristiani.
Donde sgorga questo nuovo nome della Vergine per una realtà antica quanto è il cristianesimo?

Dalla realtà dell'Incarnazione. Maria partorisce Colui che mediante la Nuova Alleanza riunirà tutti i popoli; Maria è Colei che porta a tutti i popoli il Verbo Incarnato, lo presenta ai Pastori nella Notte Santa, lo presenta ai re venuti dall'Oriente. Maria quale Madre del Verbo non può dunque dividere i cristiani, semmai unirli nella Fede comune in ciò che Essa stessa concepì e partorì per opera dello Spirito Santo. Maria dunque partendo Colui che ci presenta il Padre come "una cosa sola", ha cooperato affinchè Dio facendosi uomo, potesse unire tutti gli uomini a Lui. Non si potrà avere l'Unità dei cristiani se in questa unità non ci vediamo il mistero dell'Incarnazione di Dio che si fa uomo, diventa uomo perchè l'uomo potesse diventare "figlio" in termini di riscatto e di uguaglianza. Questa presenza mariana nell'ecumenismo pontificio emerge anche dalla Orientale Lumen: "Tra questi (i santi) un posto tutto particolare occupa la Vergine Maria, dalla quale è germogliato il virgulto di Jesse". La sua figura è non solo la Madre che ci attende, ma la Purissimache - realizzazione di tante prefigurazioni veterotestamentarie - è icona della Chiesa, simbolo e anticipo dell'umanità trasfigurata dalla grazia, modello e sicura speranza per quanti muovono i loro passi verso la Gerusalemme del cielo" (n. 6). Il Direttorio per l'applicazione dei principi e delle norme sull'ecumenismo, emanato nel 1993 dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani non ricorda mai la memoria della Beata Vergine Maria; ma la data in cui il Papa l'ha firmato è la festa dell'Annunciazione.

Certo la radice più profonda del titolo "Madre dell'Unità" che Giovanni PaoloII ha attribuito alla Vergine (e per il cui titolo i partecipanti delle altre confessioni sono d'accrodo), sta nell'episodio che Giovanni racconta nel capo 19, 25 - 27 del suo Vangelo, nella duplice consegna: del discepolo prediletto a Maria, e della Madre all'apostolo più giovane. Il passo citato va letto in profondità, cioè deve superare l'aspetto del racconto d'un fatto di famiglia in cui un affetto molto caro (che siè costretti a lasciare) viene affidato a una persona di fiducia.Bisogna leggere l'episodio di Maria e Giovanni ai piedi della croce con maggiore profondità, cioè teologicamente, in conformità con la natura mistica dell'evangelista.Giovanni, quando scrive della Vergine-Madre,adopera parole diverse. Se riporta il termine con cui Gesù si rivolge alla mamma, usa la parola gynai, "donna", appellativo nobilissimo.Così avviene a Cana (2, 4) contro ogni costume sociale ebraico,e sotto la croce (19, 26). Invece, nella narrazione di ciò che accade sotto la croce di Gesù, Maria per due volte viene detta in modo assoluto ê mêtêr, "la madre"Cioè viene sottolineata la maternità della Madonna nei riguardi del popolo di Dio, e messo in rilievo il compimento della sua vocazione ad essere la Madre per eccellenza, figura della Chiesa-Madre, che sarà Madre di tutti i fedeli. Giovanni accoglie "la Madre" ecclesialmente nella comunione spirituale della preghiera, nella condivisione della Parola di Dio, nella compartecipazione eucaristica. Questa pienezza di comunione tra Madre e Discepolo segue alla spartizione delle vesti di Gesù,alla sorte tratta sulla tunica, senza cucitura, del Cristo. E si rivela nell'ampiezza della profezia di Simeone quando accanto alle parole "A te una spada trapasserà l'anima", vi aggiunge "Affinchè vengano svelati i pensieri di molti cuori". I Vangeli ci hanno abituati a vedere Maria come Colei che "medita in modo perfetto" tutti gli avvenimenti di questo Figlio, ora nella dimensione ecclesiale Maria può svelare i mille pensieri meditati donandoli per una maggior conversione verso il suo Figlio.

continua.......

7/23/2013 4:39 PM
 
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Il contrasto fra le due scene (divisione: cioè distacco dal Figlio morente che in quel momento sta lasciando un Testamento, e comunione: nell'affidamento di Colei che ha portato nel mondo l'Unità dell'uomo con Dio),manifesta l'unità dei fedeli nella Chiesa, membra del Corpo di Cristo. Come Madre di tutta la famiglia cristiana della Chiesa, Maria SS. ha il compito di conservare l'unità di tutti i suoi figli, da espletare con la preghiera e la testimonianza,come del resto ha fatto conservando l'unità della fede nella famiglia cristiana delle origini.
 
Gesù adopera una serie di scene prima di morire: sulla croce Egli lascia il Suo Testamento sigillandolo nel Sangue, aveva già prefigurato questa scena quando l'apostolo dirà " Quando sarò innalzato attirerò tutti a me", nessun cristiano può dunque sentirsi estraniato da questo "Tutti": Giovanni spiega la simbologia di questa Unità attraverso la Tunica "Si sono spartite fra loro le mie vesti e per il mio vestito hanno tirato la sorte" (Gv.19.24), la veste è la Chiesa lacerata e divisa. Segue la scena descritta prima di Maria e di Giovanni, poi Gesù ha sete. Il Vangelo di Luca ci narra del "buon ladrone", ulteriore testimonianza di un Testamento che è garanzia di salvezza, e lo stesso Evangelista ci riporta le parole del Cristo morente che rimette il suo Spirito in quello del Padre, consegnando sè stesso dopo aver detto, come dice Giovanni "Tutto è compiuto", ora il Testamento del Cristo è compiuto, la scena della Madre e di Giovanni sotto la Croce rientrano in questo Testamento, ne fanno parte integrante. Marco ci riporta la prima testimonianza di fede avvenuta con Cristo morto sulla Croce: "Quest'uomo era davvero il Figlio di Dio!", ha così inizio l'avventura della Chiesa che dovrà attendere la Pentecoste per essere ufficializzata ed ancora qui troviamo Maria in mezzo agli Apostoli. Tutti attendevano "costantemente alla preghiera"(At.1,13)
Se è pur vero che Maria è citata poco nei Vangeli, è anche vero che quel poco è inserito nel mistero della Chiesa nascente: Maria e la Chiesa diventano una cosa sola perchè tutti i cristiani diventino una cosa sola, come il Cristo partorito da Maria, con il Padre e lo Spirito Santo sono una cosa sola.
 
Giustamente il Papa illustra il ruolo di Maria nella fede come parte delle condizioni dell'unità visibile dei cristiani(Ut Unum Sint n.79). Gioiosamente ha siglato l'accordo con le autorità ecclesiali degli assiri orientali. Il Patriarca Mar Dinkha IV e GiovanniPaolo II, dopo accurati studi, sono convenuti nella Dichiarazione comune che non c'è differenza dogmatica tra i due appellativi di Maria detta dagli assiri Christoudochoscioè Colei che ha accolto il Cristo che è Dio, e dai cattolici Theotocos , cioè genitricedi DioLo Spirito Santo che è anima della Chiesa di Cristo e del movimento ecumenico, colui per il quale Maria ha concepito il Capo delCorpo Mistico, che ha suscitato anche l'appellativo di Madre dell'Unità,lui farà sì che la mariologia non divida più i cristiani,ma li congiunga nella fratellanza con Cristo, che ci viene da Maria in funzione di quel Fiat mediante il quale Maria stessa ci coinvolse tutti in qualità di credenti come Lei che non ebbe difficoltà ne dubbi nel credere che " Dio si facesse carne e venisse così ad abitare in mezzo a noi".
 
7/23/2013 4:39 PM
 
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Un altro aspetto che è frutto dell'Ecumenismo è dato dal riabilitare il concetto antico della VENERAZIONE verso la Madre di Gesù, che si riallaccia non soltanto a quell'aspetto ecclesiale nel quale tutti i cristiani sentono di sentirsi vicini (Figli della Chiesa di Cristo) se pur sofferenti nelle divisioni, ma anche in virtù del Magnificat che non canta delle semplici Lodi, ma esprime una realtà sconcertante "grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente; tutti mi chiameranno Beata".
Recenti lavori di esegesi hanno riportato come nella Bibbia nessun essere umano abbia cantato per sè stesso delle Lodi così profonde. Questo aspetto lo leggiamo soltanto in Gesù quando dirà di sè stesso "Imparate da me che sono mite ed umile di cuore!", un cuore che Maria, quale Madre ha contribuito nei suoi battiti riconosciuti da s. Elisabetta: "A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me".
 
Maria in chiave Ecumenica è Colei che può riavvicinare i figli "dispersi", la figura di S.Elisabetta può essere vista in chiave Ecumenica: lei era ebrea, in età avanzata, speranzosa di vedere come tutti l'avvenimento di questo Messia che tutti attendevano, nel riconoscimento del Figlio che la Vergine annunziata porta nel suo grembo, Elisabetta è la prima figura positiva di un Ecumenismo che riconosce in Maria "la Madre del Suo Signore", in questo riconoscimento scatta la realtà nuova di un cristianesimo che unisce tutti i popoli della terra come dimostrerà la scena dei re Magi davanti alla mangiatoia, che insieme "adoreranno questo Bambino". Sono i primi passi del Vangelo che ci insegnano a leggerlo in chiave Ecumenica.
 
E' emblematico che in un incontro di mariologia a livello Ecumenico, si sia fatto ricorso alle parole di Paolo VI che diceva:"quando noi distinguiamo la Madonna da Dio, quasi che ci possa essere una bontà distinta da quella di Dio,e non sia Lui la sorgente unica e suprema della bontà, allora diventa grave e finiamo che separiamo la Madonna da Dio e crediamo di dare onore alla Madonna quasi dimenticandoci del suo divino Figlio e confrontando quale dei due si debba onorare di più." (Paolo VI)
 
Oggi però l'atmosfera delle controversie si è placata e Roger Schultz, priore protestante di Taizè , ha potuto scrivere: "Noi domandiamo ai nostri fratelli cattolici ed ortodossi di purificare la pietà mariana da ogni esuberanza, affinché la Vergine Maria sia sempre tenuta in grande umiltà, come appare nella Sacra Scrittura, in una vita nascosta a fianco di Gesù".
Tuttavia nondimeno traspare dalla parte Ortodossa e Cattolica che questo "nascondimento" di Maria nei Vangeli non può essere interpretato come una ESTRANEITA' della Madre dal Figlio, altrimenti si rischia di relegare il ruolo di Maria ad un ruolo del tutto insignificante, privando la stessa Chiesa del concetto di "Madre che partorisce i figli redenti" (cfr.Ap.12)
 
Non è un caso isolato che si stia cominciando a leggere in ambienti Ecumenici i tanti lavori della Chiesa su questo tema, altro segno di un frutto maturato ad opera dello Spirito Santo è come vengano fatte talune citazioni come quest'altra: Paolo VI nella Marialis cultus raccomanda: "E' volontà della Chiesa cattolica che in tale culto, senza che ne sia attenuato il carattere singolare, sia evitata con ogni cura qualunque esagerazione, che possa indurre in errore gli altri fratelli cristiani circa la vera dottrina della Chiesa cattolica e sia bandita ogni manifestazione cultuale contraria alla retta prassi cattolica."
 
Il culto reso a Maria deve apparire secondo le parole di Paolo VI  quale "introduzione conseguenza del culto unico chdobbiamo a Gesù Cristo nostro Signore ... imitare la Madonna nelle sue virtù, tanto sublimi e tanto umane, in quella soprattutto della fede, dell'accettazione della parola di Dio, che inizia nelle nostre anime la vita di Cristo."
Devoti a Maria perciò lo possiamo essere, sì e senza esitazione alcuna, ma sulla traccia segnata dalla Chiesa e dal Vangelo. Mantenendo salda quella fede genuina scaturita dalle parole di s.Elisabetta che dimostra dalle sue parole, segni di devozione verso "Colei che è la Madre del suo Signore".
 
Maria  quale "sorgente di grazia immediata" non và mai intesa operante da sola, la scena con la cugina Elisabetta ci dimostra come nella prima operò direttamente lo Spirito Santo il quale non fa altro che far riconoscere ciò che in Maria è stato "concepito per opera dello stesso Spirito Santo", Maria diventa questa "sorgente" visibile e palpabile di "una grazia immediata" che permette ad Elisabetta di contemplare la realizzazione della profezia messianica: "Ecco, concepirà e partorirà un figlio, l'Emmanuel che significa Dio - con - noi " Tale "sorgente di Grazia immediata" è Maria, per la quale
" grandi cose ha fatto in lei l'Onnipotente per cui tutte le generazioni la chiameranno Beata", tale beatitudine però deve condurci all'UNITA', perchè tutti i cristiani dicono come Elisabetta "Madre del mio Signore" e Maria ha solo questo interesse, che tutti riconoscano in Lei "il frutto benedetto del suo seno, Gesù".
 
La preghiera di San Idelfonso di Toledo (667 d.c. ) è illuminante in questo senso: 
"Ti prego, ti prego, Vergine Santa: che da questo Spirito che ti ha fatto generare Gesù riceva io stesso Gesù. Che la mia anima riceva Gesù da questo Spirito che ha reso possibile alla tua carne il concepimento di questo stesso Gesù (...) Che io ami Gesù in questo Spirito nel quale tu stessa l'adori come tuo Signore, e lo contempli come tuo Figlio."
 
7/23/2013 4:41 PM
 
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La preghiera di San Idelfonso di Toledo (667 d.c. ) "Ti prego, ti prego, Vergine Santa: che da questo Spirito che ti ha fatto generare Gesù riceva io stesso Gesù. Che la mia anima riceva Gesù da questo Spirito che ha reso possibile alla tua carne il concepimento di questo stesso Gesù (...) Che io ami Gesù in questo Spirito nel quale tu stessa l'adori come tuo Signore, e lo contempli come tuo Figlio."
 
Che io ami Gesù in questo Spirito nel quale tu stessa l'adori come tuo Signore, e lo contempli come tuo Figlio.
 
Da questo contesto si apre la prospettiva Ecumenica, quella che giudata dallo Spirito Santo, fa meditare su questa Donna che nel Cristo adora il suo Dio, e come Madre lo contempla quale Figlio.
La perfezione di Maria rientra in una sfera particolare della Grazia: è Madre del Verbo, ma anche "figlia del suo Figlio". Tuttavia questa Grazia si arresterebbe ad una insignificante sterilità, se attraverso  Maria stessa non apportasse frutti di conversione a ciò che Lei adora quale "suo Dio", in questo contesto Maria è perciò la garanzia di una pienezza della Grazia che dal momento del concepimento non appartiene a lei sola, ma è distribuita generosamente e gratuitamente a tutti gli uomini.
 
 "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama", queste parole degli Angeli che cantano una lode a Dio ci riconducono alle parole di Gesù quando dice "Vi do la mia Pace". Maria ha concepito per opera dello Spirito Santo e poi partorito questa Pace attraverso la quale siamo richiamati all'Unità fra tutti i credenti e in questo modo Lei diventa non l'artefice, ma la distributrice di questa Pace. In questo sta il significato di Maria quale "sorgente di Grazia".
 
La vita e le sue domande: "Tutte le generazioni mi chiameranno Beata". Se pur questa profezia non viene accolta come si dovrebbe, una cosa è certa: "Tutte le generazioni la chiamano e in qualche modo di lei si è sempre parlato"

L'interesse di molte persone per Maria muove spesso da fenomeni di religiosità popolare (apparizioni, santuari mariani ad esse legati, ecc), che ne hanno spesso appannato l'originalità.
Tuttavia la sua figura è presente con grande rilievo  nei documenti ufficiali della Chiesa e nella sua liturgia, ma anche fra i Protestanti e specialmente in questo ultimo secolo nel quale Maria è stata rivalutata per il ruolo che Dio le ha dato. Perché è così importante? Qual è il suo ruolo nella vita della Chiesa e nella storia della salvezza?
Riferimenti contenutistici di cultura generale

La storia dell'arte, della letteratura, del cinema, della musica è ricchissima di opere che trattano di Maria. Secondo l'opportunità si seleziona qualche documento e se ne approfondisce il significato.
La figura di Maria è presente anche in altre religioni o confessioni religiose, con interpretazioni diverse rispetto a quella data nella fede cattolica. Secondo l'opportunità di un proprio Credo si considera Maria:
presso i Musulmani; quale Vergine da rispettare;
presso gli Ebrei; una Ebrea molto devota di Dio, attenta alle Scritture;
presso gli Ortodossi, la Teothokos, venerabilissima Madre che si riallaccia alla dottrina Cattolica se pur si distacca da alcuni aspetti;
Protestanti, gli Anglicani e Luterani, la venerano in modo diverso: sia come Madre di Gesù, sia come Madre di Dio, ma si dissociano dal culto Cattolico ed Ortodosso; tutti gli altri movimenti che si definiscono Evangelici (Pentecostali e non) sono gli unici che non la riconoscono come Madre di Dio, tuttavia le distinzioni fra di loro sono molte e taluni gruppi non hanno difficoltà a riconoscerla Madre del Verbo Incarnato; in molti vi è vivo il rapporto nel dialogo ecumenico in genere.
Sul versante antropologico la figura di Maria provoca a riflettere sul ruolo della donna nella storia della salvezza e nella vita della Chiesa.
Mentre dal punto di vista storico e spirituale Maria provoca la ricerca di una piena conoscenza sul mistero dell'Incarnazione.

Riferimenti contenutistici confessionali

Maria è una figura di cui si parla poco nella Bibbia. Si raccolgano i passi che la riguardano, soprattutto in Lc. (Vangelo dell'infanzia) e in Gv che ne parla all'inizio e alla fine della vita pubblica di Gesù: (nozze di Cana 2,1-5; sotto la croce 19,25ss).
La sua figura tuttavia ha un grande valore nella storia della salvezza (cfr. ad es. Magnificat Lc 1, 46-55). Donna di fede e creatura nella quale Dio ha portato a compimento la sua redenzione, Maria è modello per l'intera Chiesa, che fin dagli inizi l'ha fatta oggetto di particolare devozione, legata al mistero del figlio Gesù, in una chiave di unità fra tutti coloro che si definivano cristiani rigenerati dal Cristo.

Nel delinearne i tratti teologici si ricordino i momenti più significativi della riflessione ecclesiale su Maria:
- da i Padri della Chiesa fra il I e II secolo Maria è già conosciuta quale "Madre del Dio fatto uomo", "Avvocata" (S.Ireneo);
Concilio di Efeso (431): Maria madre di Dio, in rapprto alla dottrina della Trinità.
 
Il contesto di elaborazione della Chiesa si snoda e si sviluppa su Maria fin dal primo secolo, ma sempre e solo in rapporto all'identità del suo Figlio, fino ai giorni nostri.
Il vero ostacolo emergerà a metà del 1700 su alcune affermazioni calviniste le quali verranno mitigate  nel 1800, per poi riesplodere in toni più gravi a causa di frangie fondamentalistiche Pentecostali che negaheranno senza alcun riscontro esegetico la maternità divina di Maria e di conseguenza finiranno per insegnare una dottrina estranea al Vangelo dicendo che Maria è solo Madre dell'umanità del Cristo, separando inequivocabilmente le due nature che sono invece, come Efeso ci riporta, "unite in una unica Persona, partorita da Maria".
Le risposte: sintesi concettuale fondamentale per valorizzare la spinta ecumenica:

Maria è la credente perfetta, vera madre del Verbo che in lei si è incarnato, è colei nella quale la redenzione è già pienamente compiuta, come pegno di vita eterna per tutti i credenti.
Per questo la Chiesa vede in lei un modello da imitare, l'icona del suo mistero, un'avvocata che intercede presso Dio, una Madre attenta ai bisogni della Chiesa.
7/23/2013 4:44 PM
 
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Giovanni Paolo II 

la Vergine accompagna i credenti - e la Chiesa intera 

1. Dopo aver illustrato i rapporti fra Maria e la Chiesa, il Concilio Vaticano II ci rallegra nel costatare che la Vergine è onorata anche dai cristiani che non appartengono alla comunità cattolica: "Per questo santo Concilio è di grande gioia e consolazione che vi siano anche, tra i fratelli separati, di quelli che tributano il debito onore alla Madre del Signore e Salvatore..." (LG, 69), (cfr Red. Mater, 29-34). A ragion veduta possiamo dire che la maternità universale di Maria, anche se fa apparire ancor più dolorose le divisioni tra i cristiani, costituisce un grande segno di speranza per il cammino ecumenico. 
Molte Comunità protestanti, a motivo di una particolare concezione della grazia e dell'ecclesiologia, si sono opposte alla dottrina e al culto mariano, ritenendo la cooperazione di Maria all'opera della salvezza lesiva dell'unica mediazione di Cristo. In questa prospettiva, il culto della Madre farebbe quasi concorrenza all'onore dovuto al Figlio.

2. Tuttavia, in tempi recenti, l'approfondimento del pensiero dei primi riformatori ha posto in luce posizioni più aperte nei confronti della dottrina cattolica. Gli scritti di Lutero manifestano ad esempio amore e venerazione per Maria, esaltata come modello di ogni virtù: egli sostiene l'eccelsa santità della Madre di Dio ed afferma talvolta il privilegio dell'Immacolata Concezione, condividendo con altri Riformatori la fede nella Verginità perpetua di Maria.  
Lo studio del pensiero di Lutero e di Calvino, come anche l'analisi di alcuni testi di cristiani evangelici, hanno contribuito a creare una rinnovata attenzione di alcuni protestanti ed anglicani verso diversi temi della dottrina mariologica. Alcuni sono giunti persino a posizioni molto vicine a quelle dei cattolici per quanto riguarda i cardini fondamentali della dottrina su Maria, quali la maternità divina, la verginità, la santità, la maternità spirituale. 
La preoccupazione di sottolineare il valore della presenza della donna nella Chiesa favorisce lo sforzo di riconoscere il ruolo di Maria nella storia della salvezza.  
Tutti questi dati costituiscono altrettanti motivi di speranza per il cammino ecumenico. Il desiderio profondo dei cattolici sarebbe di poter condividere con tutti i loro fratelli in Cristo la gioia derivante dalla presenza di Maria nella vita secondo lo Spirito.

3. Il Concilio ricorda tra i fratelli che "tributano il debito onore alla Madre del Signore e Salvatore", specialmente gli Orientali, "i quali concorrono nel venerare la Madre di Dio sempre Vergine, con ardente slancio ed animo devoto" (LG, 69). 
Come risulta dalle numerose manifestazioni di culto, la venerazione per Maria rappresenta un significativo elemento di comunione tra cattolici ed ortodossi. 
Restano, tuttavia, alcune divergenze circa i dogmi dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione, anche se tali verità furono illustrate inizialmente proprio da alcuni teologi orientali - basti pensare a grandi scrittori come Gregorio Palamas (+ 1359), Nicola Cabasilas (+ dopo il 1396), Giorgio Scholarios (+ dopo il 1472).  
Tuttavia tali divergenze, forse più di formulazione che di contenuto, non devono far dimenticare la comune fede nella divina maternità di Maria, nella sua perenne Verginità, nella sua perfetta santità, nella sua materna intercessione presso il Figlio. Come ha ricordato il Concilio Vaticano II, l'"ardente slancio" e "l'animo devoto" accomunano ortodossi e cattolici nel culto della Madre di Dio.

4. Alla fine della Lumen gentium il Concilio invita ad affidare a Maria l'unità dei cristiani: "Tutti i fedeli effondano insistenti preghiere alla Madre di Dio e Madre degli uomini, perché Ella, che con le sue preghiere aiutò le primizie della Chiesa, anche ora in cielo esaltata sopra tutti i beati e gli angeli, nella Comunione di tutti i Santi interceda presso il Figlio suo" (ibid.). 
Come nella prima comunità la presenza di Maria promuoveva l'unanimità dei cuori, che la preghiera consolidava e rendeva visibile (cfr At 1,14), così la più intensa comunione con Colei che Agostino chiama "madre dell'unità" (Sermo 192,2; PL 38,1013), potrà condurre i cristiani a godere il dono tanto atteso dell'unità ecumenica. 
Alla Vergine Santa si rivolgono incessanti le nostre preghiere perché, come agli inizi ha sostenuto il cammino della comunità cristiana unita nella preghiera e nell'annuncio del Vangelo, così oggi con la sua intercessione ottenga la riconciliazione e la piena comunione tra i credenti in Cristo. 
Madre degli uomini, Maria ben conosce i bisogni e le aspirazioni dell'umanità. A Lei il Concilio chiede particolarmente di intercedere perché "le famiglie dei popoli, sia quelle insignite del nome cristiano, sia quelle che ancora ignorano il loro Salvatore, nella pace e nella concordia siano felicemente riunite in un solo Popolo di Dio, a gloria della Santissima e indivisibile Trinità" (LG, 69). 
La pace, la concordia e l'unità, oggetto della speranza della Chiesa e dell'umanità, appaiono ancora lontane. Esse, tuttavia, costituiscono un dono dello Spirito da domandare senza sosta, ponendosi alla scuola di Maria e confidando nella sua intercessione. 

5. Con tale richiesta i cristiani condividono l'attesa di Colei che, ricolma della virtù della speranza, sostiene la Chiesa in cammino verso il futuro di Dio. 
Raggiunta personalmente la beatitudine per aver "creduto nell'adempimento delle parole del Signore" (Lc 1,45), la Vergine accompagna i credenti - e la Chiesa intera - perché tra le gioie e le tribolazioni della vita presente, siano nel mondo i veri profeti della speranza che non delude.
 
7/23/2013 4:46 PM
 
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NELL’ECUMENISMO DI OGGI

(Chiesa Valdese: la formazione)

Intervento di

RENZO BERTALOT

 

"...quel turbamento che ogni credente deve provare".

Prendiamo in esame, nel Vangelo di Luca, l’episodio dell’Annunciazione. Maria è una testimone unica, irripetibile: nessuna creatura come lei è stata in maggior contatto con la trinità attraverso il suo "fiat" alla richiesta del Padre, il suo accogliere nel grembo il Figlio, il suo essere ricoperta come da un'ombra dallo Spirito Santo. "Hai trovato grazia", le dice l’Angelo, esortandola a non temere di fronte all'annuncio del disegno di Dio. L’esperienza del timore, il turbamento profondo che assale Maria prefigura quel turbamento che ogni credente deve provare di fronte alla Parola del Signore e che è fondamentale per una vera esperienza di fede. Non si può rimanere impassibili davanti alla Parola di Dio. Essa scandisce il tempo della nostra esistenza in un "prima" e un "dopo": una volta ricevuto l'annuncio di salvezza dobbiamo anche noi sentirci sconvolti, proprio come Maria poiché la Parola ci chiama, ci provoca, ci spinge ad un profondo cambiamento, ad una vera conversione di noi stessi, e allora anche noi sapremo pronunciare il nostro "fiat", come Maria, non nel segno della passività ma di una forte presa di coscienza, nella massima libertà, della "missione" che siamo chiamati a compiere, secondo l’ispirazione dello Spirito Santo. Senza l’ispirazione dello Spirito santo, infatti, la nostra libertà è solo anarchia.

Dall'Annunciazione scaturisce un messaggio valido universalmente, in ogni tempo e soprattutto nello smarrimento di valori e nell'incertezza del mondo presente: la libertà nasce di fronte alla parola di Dio, dal confronto diretto con il Vangelo. Se tutti i cristiani sapessero comprendere a pieno tale messaggio e pronunziassero il loro "fiat" davanti alle richieste del Signore, cercando con tutte le forze di conformarsi alla sua volontà, l’unità tra le Chiese potrebbe essere immediatamente raggiunta.

 

La testimonianza di Maria è prodigiosa.

Nel Magnificat ogni cristiano può trovare il fondamento della propria fede. Nei versetti finali del cantico infatti si dice: "Fedele nella sua misericordia, ha sollevato il suo popolo, Israele. Così aveva promesso ai nostri padri: ad Abramo e ai suoi discendenti per sempre" (Lc 1,54-55).

A noi che viviamo in un’epoca così povera di valori e di veri punti di riferimento, Maria, attraverso il suo cantico, indica che il nostro punto di riferimento non deve essere ricercato entro i confini dell’esistenza terrena, ma deve essere posto nella promessa, nell’elezione, nella benedizione fatta ad Abramo, che si estende di generazione in generazione nel corso della storia e la trascende, conducendoci verso la vera, grande Salvezza, nella quale è vinta anche la nostra morte.

Cristo in tutta la sua vita sottolinea con le parole e con i gesti una totale fiducia in questa promessa. Egli, sulla croce, grida: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Sal 22,2), usando le parole del Salmo 22, nel quale, dopo le iniziali espressioni di dolore, di disperazione, di angoscia, esperienza dell'abbandono, è presente e vivo il ricordo dell'amore misericordioso di Dio e della promessa che il Signore ha fatto a Israele: "In te sperarono i nostri padri: hanno sperato e li hai condotti in salvo, ti chiesero aiuto e li hai liberati, si sono fidati e non sono rimasti delusi" (Sal 22, 5-6).

Gesù dice ai suoi oppositori: "Oggi si è compiuta questa parola". Potremo anche noi dire alla fine della nostra giornata terrena: "Oggi si è compiuta questa parola"? Dobbiamo cercare di tendere oltre i confini biologici della nostra vitaIl significato di essere Madre di Dio, Maria lo vede nella promessa fatta da Dio ad Abramo. Maria testimonia il primato della parola di Dio dalla quale scaturiscono la sua fede e la sua missioneDal contatto con la parola di Dio i Cristiani devono saper ricuperare la loro gioia e il senso della loro vocazione.

"...leggere e conservare nel nostro intimo le parole del Signore"

Nel Vangelo di Luca, sia nell'episodio dei Pastori (Lc 2,19), che in quello di Gesù tra i dottori nel tempio di Gerusalemme, si dice che Maria "custodiva tutte queste cose e vi rifletteva in cuor suo" (Lc 2,19; 2, 51). Maria quindi osservava attentamente ciò che si compiva intorno a lei e lo meditava interiormente, conservando nel cuore, oltre che nella memoria, e confrontandolo costantemente con le parole dell'annuncio ricevuto e della promessa fatta dal Signore ad Abramo. Anche noi dobbiamo prendere esempio da Maria: dobbiamo continuamente leggere e conservare nel nostro intimo le parole del signore che possiamo incontrare ogni giorno nella Bibbia, accogliendo con fede anche quelle che, a prima vista, ci sembrano incomprensibili, nella più profonda certezza anche il loro significato ci sarà svelato dalla grazia nel momento per noi più propizio.

Nell'episodio delle nozze di Cana, Maria, rivolgendosi ai servi dice: "Fate tutto quello che egli vi dirà" (Gv 2,5). Se attualizzassimo queste parole rivolgendole a noi stessi comprenderemmo che Maria ci spinge a guardare a Cristo per ascoltare la sua Parola, così come lei stessa ha fatto. Se tutti i Cristiani ascoltassero senza alcun pregiudizio la parola del Signore, troverebbero in essa una formidabile spinta all'unitàsenza più perdere tempo in discussioni e inutili sofismi.

Maria si trova ai piedi della croce, come pure sta nel Cenacolo. È significativo osservare come la storia della Maria biblica inizi e termini nel Dio trinitarioattraverso uno speciale rapporto con lo Spirito Santo, che già nel momento dell'annuncio l'aveva ricoperta con la propria ombra e che viene di nuovo da lei atteso nel Cenacolo insieme a tutti gli apostoli. I testi evangelici nulla ci dicono sul quel periodo di silenzio e di attesa, ma per noi che Maria si trovi in quel luogo indica che per lei la sofferenza di vedere il figlio sulla croce non ha distrutto, ma anzi ha rafforzato la sua fede in quella promessa di salvezza che, di generazione in generazione, scorre da Abramo a tutti i suoi discendenti. Maria prega ed attende con fiducia lo Spirito: così dobbiamo fare anche noi e, come Maria, dobbiamo imparare a stupirci di fronte alla parola di Dio. Questa è la parola che può cambiare la nostra vita, rendendola feconda e costantemente illuminata dallo spirito, questa è la parola che, con suo soffio vitale, può ispirare energie nuove per affrontare insieme il cammino verso l'unità.

 

7/23/2013 4:46 PM
 
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NELL’ECUMENISMO DI OGGI

(Chiesa Valdese: la formazione)

Intervento di

RENZO BERTALOT

 

"...quel turbamento che ogni credente deve provare".

Prendiamo in esame, nel Vangelo di Luca, l’episodio dell’Annunciazione. Maria è una testimone unica, irripetibile: nessuna creatura come lei è stata in maggior contatto con la trinità attraverso il suo "fiat" alla richiesta del Padre, il suo accogliere nel grembo il Figlio, il suo essere ricoperta come da un'ombra dallo Spirito Santo. "Hai trovato grazia", le dice l’Angelo, esortandola a non temere di fronte all'annuncio del disegno di Dio. L’esperienza del timore, il turbamento profondo che assale Maria prefigura quel turbamento che ogni credente deve provare di fronte alla Parola del Signore e che è fondamentale per una vera esperienza di fede. Non si può rimanere impassibili davanti alla Parola di Dio. Essa scandisce il tempo della nostra esistenza in un "prima" e un "dopo": una volta ricevuto l'annuncio di salvezza dobbiamo anche noi sentirci sconvolti, proprio come Maria poiché la Parola ci chiama, ci provoca, ci spinge ad un profondo cambiamento, ad una vera conversione di noi stessi, e allora anche noi sapremo pronunciare il nostro "fiat", come Maria, non nel segno della passività ma di una forte presa di coscienza, nella massima libertà, della "missione" che siamo chiamati a compiere, secondo l’ispirazione dello Spirito Santo. Senza l’ispirazione dello Spirito santo, infatti, la nostra libertà è solo anarchia.

Dall'Annunciazione scaturisce un messaggio valido universalmente, in ogni tempo e soprattutto nello smarrimento di valori e nell'incertezza del mondo presente: la libertà nasce di fronte alla parola di Dio, dal confronto diretto con il Vangelo. Se tutti i cristiani sapessero comprendere a pieno tale messaggio e pronunziassero il loro "fiat" davanti alle richieste del Signore, cercando con tutte le forze di conformarsi alla sua volontà, l’unità tra le Chiese potrebbe essere immediatamente raggiunta.

 

La testimonianza di Maria è prodigiosa.

Nel Magnificat ogni cristiano può trovare il fondamento della propria fede. Nei versetti finali del cantico infatti si dice: "Fedele nella sua misericordia, ha sollevato il suo popolo, Israele. Così aveva promesso ai nostri padri: ad Abramo e ai suoi discendenti per sempre" (Lc 1,54-55).

A noi che viviamo in un’epoca così povera di valori e di veri punti di riferimento, Maria, attraverso il suo cantico, indica che il nostro punto di riferimento non deve essere ricercato entro i confini dell’esistenza terrena, ma deve essere posto nella promessa, nell’elezione, nella benedizione fatta ad Abramo, che si estende di generazione in generazione nel corso della storia e la trascende, conducendoci verso la vera, grande Salvezza, nella quale è vinta anche la nostra morte.

Cristo in tutta la sua vita sottolinea con le parole e con i gesti una totale fiducia in questa promessa. Egli, sulla croce, grida: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Sal 22,2), usando le parole del Salmo 22, nel quale, dopo le iniziali espressioni di dolore, di disperazione, di angoscia, esperienza dell'abbandono, è presente e vivo il ricordo dell'amore misericordioso di Dio e della promessa che il Signore ha fatto a Israele: "In te sperarono i nostri padri: hanno sperato e li hai condotti in salvo, ti chiesero aiuto e li hai liberati, si sono fidati e non sono rimasti delusi" (Sal 22, 5-6).

Gesù dice ai suoi oppositori: "Oggi si è compiuta questa parola". Potremo anche noi dire alla fine della nostra giornata terrena: "Oggi si è compiuta questa parola"? Dobbiamo cercare di tendere oltre i confini biologici della nostra vitaIl significato di essere Madre di Dio, Maria lo vede nella promessa fatta da Dio ad Abramo. Maria testimonia il primato della parola di Dio dalla quale scaturiscono la sua fede e la sua missioneDal contatto con la parola di Dio i Cristiani devono saper ricuperare la loro gioia e il senso della loro vocazione.

"...leggere e conservare nel nostro intimo le parole del Signore"

Nel Vangelo di Luca, sia nell'episodio dei Pastori (Lc 2,19), che in quello di Gesù tra i dottori nel tempio di Gerusalemme, si dice che Maria "custodiva tutte queste cose e vi rifletteva in cuor suo" (Lc 2,19; 2, 51). Maria quindi osservava attentamente ciò che si compiva intorno a lei e lo meditava interiormente, conservando nel cuore, oltre che nella memoria, e confrontandolo costantemente con le parole dell'annuncio ricevuto e della promessa fatta dal Signore ad Abramo. Anche noi dobbiamo prendere esempio da Maria: dobbiamo continuamente leggere e conservare nel nostro intimo le parole del signore che possiamo incontrare ogni giorno nella Bibbia, accogliendo con fede anche quelle che, a prima vista, ci sembrano incomprensibili, nella più profonda certezza anche il loro significato ci sarà svelato dalla grazia nel momento per noi più propizio.

Nell'episodio delle nozze di Cana, Maria, rivolgendosi ai servi dice: "Fate tutto quello che egli vi dirà" (Gv 2,5). Se attualizzassimo queste parole rivolgendole a noi stessi comprenderemmo che Maria ci spinge a guardare a Cristo per ascoltare la sua Parola, così come lei stessa ha fatto. Se tutti i Cristiani ascoltassero senza alcun pregiudizio la parola del Signore, troverebbero in essa una formidabile spinta all'unitàsenza più perdere tempo in discussioni e inutili sofismi.

Maria si trova ai piedi della croce, come pure sta nel Cenacolo. È significativo osservare come la storia della Maria biblica inizi e termini nel Dio trinitarioattraverso uno speciale rapporto con lo Spirito Santo, che già nel momento dell'annuncio l'aveva ricoperta con la propria ombra e che viene di nuovo da lei atteso nel Cenacolo insieme a tutti gli apostoli. I testi evangelici nulla ci dicono sul quel periodo di silenzio e di attesa, ma per noi che Maria si trovi in quel luogo indica che per lei la sofferenza di vedere il figlio sulla croce non ha distrutto, ma anzi ha rafforzato la sua fede in quella promessa di salvezza che, di generazione in generazione, scorre da Abramo a tutti i suoi discendenti. Maria prega ed attende con fiducia lo Spirito: così dobbiamo fare anche noi e, come Maria, dobbiamo imparare a stupirci di fronte alla parola di Dio. Questa è la parola che può cambiare la nostra vita, rendendola feconda e costantemente illuminata dallo spirito, questa è la parola che, con suo soffio vitale, può ispirare energie nuove per affrontare insieme il cammino verso l'unità.

 

7/23/2013 4:47 PM
 
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L’ECUMENISMO CON MARIA

La terra è popolata attualmente da oltre cinque miliardi di creature umane, delle quali solo un miliardo e settecento milioni sono cristiani, e non tutti uniti tra loro.

Un grande movimento ecumenico è nato soprattutto dopo il Concilio Vaticano II per rispondere all'anelito pressante di Cristo affinchè tutti siano una cosa sola.

Il S. Padre Giovanni Paolo Il affida a Maria, la Madre dei viventi, la prima cristiana, la sua volontà ecumenica. Nell’enciclica Redemptoris Mater egli evidenzia tutto ciò che già unisce i cristiani nella figura della Madonna: il Nuovo Testamento, i primi Concili, i simboli di fede, le icone venerate dagli orientali che sono sempre più venerate anche in Occidente...

 Ci consola a proposito la riflessione di Max Thurian della comunità di Taizè:«Ritengo che l’attuale enciclica sarà un’occasione per molti cristiani ancora divisi di riflettere sul posto che Maria occupa nel mistero di Cristo e della chiesa.., la riflessione su Maria, come figura e modello della chiesa, sarà sempre più necessaria.., la sua maternità è dell’ordine della grazia perchè ella implora il dono dello Spirito Santo che suscita nuovi figli di Dio, salvati dal sacrificio di Cristo».

Dice il S. Padre:» Come già stato ricordato, anche tra i fedeli disuniti molti onorano e celebrano la Madre del Signore, specialmente presso gli orientali.È una luce mariana proiettata sull’ecumenismo». E ancora:

«... possiamo dire che davanti alla Madre di Cristo ci sentiamo veri fratelli e sorelle nell’ambito di quel popolo messianico chiamato ad essere un unica famiglia di Dio sulla terra...» ( Redemptoris Mater, III, 50).

Lutero dice:".Maria è l’unica goccia strappata da Dio all’oceano del peccato originale». Sulla sua mediazione, aggiungeva prima di separarsi dalla Chiesa: "Se noi invochiamo Maria, il Signore per riguardo a Lei, fa e concede ciò che noi Le domandiamo".

Una profonda devozione alla Madonna accomuna tutte le popolazioni recentemente convertite al Vangelo. In Africa Maria è soprattutto amata come Madre di Dio e madre di tutti gli uomini; e noi sappiamo quanto sia importante per quella cultura il valore della maternità. Nel momento in cui si accoglie il cristianesimo, è naturale affidarsi alla Madre per essere educati nella fede.

Nell'Anglicanesimo e tra i fratelli Luterani, Maria non è più un ostacolo, in molte chiese già è abitudine santa la preghiera del Magnificat nei Vespri. Anche in alcune comunità Valdesi si comincia a parlare in modo nuovo di Maria quale punto di comunione far i fratelli in Cristo.

La Madonna è venerata anche tra i musulmani che nelle loro scritture ne parlano come di creatura sublime. Se pregheremo insieme la Madonna ella ci guiderà verso l’unità, non solo dei cristiani, ma di tutti gli uomini. Un mondo che prega unito, vive unito.

«Maria è la copia più fedele della persona di Cristo, non solo perch'Ella gli è Madre, ma perch'Ella gli è anche figlia; Maria è un modello di fede, è modello di verginità; è maestra di umiltà, è maestra di amore a Dio e agli uomini".

Venerabile Guido M.Conforti

7/23/2013 4:50 PM
 
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D'altra parte il movimento pentecostale è di fronte alla sfida storica di qualificare la propria identità in modo "prò-attivo" e non "rè-attivo", ferma restando la capacità di interagire in modo profetico, ma riconciliato, con il cattolicesimo, come è nel destino storico del protestantesimo in generale. Il dialogo fraterno preparato in modo sovrano da Dio nelle nostre persone, miracolosamente cominciato e poi anche continuato tra noi, è un segno e un seme, magari piccolissimo, di un peso molto grande sul cuore di Dio. ....
Per quanto riguarda le Assemblee di Dio a livello internazionale, da molti anni è presente un dibattito tra posizioni più aperte e altre più chiuse nei confronti del dialogo con il mondo cattolicoIn Italia prevale nell'attuale leadership la posizione della parte più prudente. Non bisogna in proposito dimenticare che alcuni leader internazionali delle Assemblee di Dio hanno svolto un ruolo di primo piano nel dialogo con il mondo cattolico: senza risalire a Smith Wigglesworth, basta ricordare i nomi di Donaid Gee e di David Du Plessis, "Mr. Pentecoste osservatore al concilio Vaticano II e amico di Giovanni XXIII.
Un’eredità da vagliare e discernere per noi alla luce delle Scritture che riceviamo come suprema autorità in materia di fede e di morale, ma ciò nonostante un cammino fatto insieme per quindici lunghi secoli, se è vero, come è vero, che noi ci consideriamo figli della Riforma.
 
 
.................


Paolo Ricca '
teologo valdese - Roma

La donna credente degli Evangelici

Scrivo volentieri una mia breve "testimonianza", personale e teologica, su Maria, la madre di Gesù. Essendo nato e cresciuto in una famiglia valdese, fin da bambino ho imparato a conoscere Maria nelle pagine della Bibbia, studiando la vita di Gesù in quella che nelle nostre chiese si chiama "la Scuola domenicale". Fin dall’infanzia si sono scolpiti nella memoria gli episodi tante volte narrati e immaginati della nascita di Gesù, della fuga in Egitto, di Gesù dodicenne che insegna nel Tempio e, ai suoi genitori che allarmati lo cercano, parla di una «casa del Padre mio» nella quale egli si doveva trovare e che evidentemente non è la loro casa di Nazareth. Più tardi fui colpito dalla libertà con cui Gesù allargò la cerchia della sua famiglia, dicendo a coloro che gli sedevano intorno per ascoltarlo: «Ecco mia madre e i miei fratelli. Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre» (Marco 3,34-35). Più avanti negli anni imparai a capire e gustare il Magnificat, l’incomparabile inno con il quale Maria annuncia la rivoluzione di Dio, quella dall’alto che abbassa i potenti e innalza gli umili. Fondamentalmente è questa per me, ancora oggi, Maria: la giovane madre di Gesù protagonista di un’avventura più grande di lei, la fanciulla di Nazareth scelta da Dio per compiere, in lei e con lei, il miracolo della sua venuta personale nel mondo e così prendere forma e volto umano, uscendo dal suo mistero e rendendolo in qualche modo ancora più grande. Fin da bambino quindi Maria è stata presente nel mio immaginario religioso, essendo la sua storia così intimamente intrecciata con quella di Gesù e della salvezza. Non si può parlare di Gesù senza menzionare la donna da cui è nato. Lo stesso apostolo Paolo, che non riferisce il nome di Maria, dice comunque che Gesù è «nato da donna» (Galati 4,4). Ma in me, come in ogni cristiano evangelico, questa donna di nome Maria non è mai diventata la "Madonna", oggetto di culto e di preghiera. Tanto familiare è in me la figura di Maria, tanto estraneo resta il culto di Maria. È questa la differenza sostanziale tra cattolici ed evangelici su questo punto: la Maria biblica ci è comune e in questo senso ci unisce, il culto di Maria invece ci divide. La Bibbia parla di Maria, oltre che come madre di Gesù, anche come credente cristiana (Atti 1,14):essa è dunque nostra sorella in fede. Ma appunto, essa prega e invoca, non è pregata né invocata. In un passo almeno Maria diventa figura o simbolo della Chiesa o di parte di essa (Giovanni 19,26-27). Essa resta comunque sempre creatura bisognosa di salvezza come noi. Ecco perché nella Sacra Scrittura non c’è traccia, né diretta né indiretta, di un culto reso a Maria. La Maria più vera, più bella e più amata da tutti i cristiani, è quella biblica, l’«ancella del Signore» che «magnifica», cioè rende grande mediante la lode, non sé stessa ma il Signore.

 

 
7/23/2013 4:53 PM
 
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Versetti biblici su Maria

D'ora in poi TUTTE le generazioni (tra cui noi) mi chiameranno BEATA (Luca 1,48)
 
DONNA, ecco tuo FIGLIO (Giovanni 19,27) (Ap 12,17)
 
Vidi una DONNA rivestita di sole....(Apocalisse 12,1)
 
I suoi FIGLI sorgono a proclamarla BEATA (Proverbi 31,28)
 
BENEDETTA tu FRA LE DONNE e benedetto il frutto del tuo grembo! (Luca 1,42)
 
BENEDETTA sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo PIU' DI TUTTE LE DONNE CHE VIVONO SULLA TERRA (Giuditta 13,18)
 
Ma unica è la mia colomba la mia PERFETTA (quindi IMMACOLATA!)
Ella è l'unica di sua madre,la preferita della sua genitrice.
L'hanno vista le giovani e l'hanno detta BEATA,
le regine e le altre spose NE HANNO INTESSUTO LE LODI.(Cantico dei Cantici 6,9)

ecco perchè è lecito LODARE la Vergine Maria (CdC 6,9) cos'altro è il Rosario se non unatessitura di preghiera (CdC 6,9) grano dopo grano...? 

così come CUCIRE (per chi lo sa fare, io certamente no...  ) porta piano piano alla confezionatura di un bell'abito ,perchè lo sgranare il Rosario (questo tutti possono farlo!!!) non dovrebbe aiuatrci ad avere un giorno come "abito" un corpo incorruttibile, glorioso, spirituale e pieno di forza? (cfr 1Corinzi 15,43-44)

Vidi una DONNA  vestita di SOLE... (Apocalisse 12,1)

Del resto chi più di questa DONNA che è già ora RIVESTITA (da Dio) del SOLE, della GLORIA di Dio può portarci a essere tra questi giusti che come ci dice Gesù Cristo stesso un giorno saranno come LEI E' GIA' ADESSO?

I giusti splenderanno come il SOLE nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda! (Matteo 13,43)

7/23/2013 4:56 PM
 
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Diamo uno sguardo  alla questione del culto a Maria dalla Riforma Protestante
 
La Riforma protestante (prima metà del secolo XVI) non fu esplicitamente antimariana, anche se, prendendo le distanze da certe sensibilità medievali circa Maria, concentrò l'accento sui dati della Scrittura (nulla dunque sull'immacolata concezione e l'assunzione) e sul contenuto del Simbolo di fede.
Il Concilio di Trento, che tanta parte ebbe nel contrastare il pensiero protestante, non ritenne infatti di fare pronunciamenti particolari sulla dottrina e sul culto mariano. Soltanto nei secoli seguenti l'opposizione dei riformatori alle posizioni cattoliche avrebbe portato ad attenuare nelle chiese della Riforma la considerazione e devozione mariana (è esclusa ogni preghiera alla Vergine), ritornate di qualche interesse nel secolo XX.
 
Dalla seconda metà del secolo XVI, e nel corso del successivo, la devozione a Maria divenne una componente di rilievo nella pratica cristiana del popolo di Dio, rilanciata dalla pastorale di evangelizzazione postridentina.
 
 Nel 1570, con la vittoria sul pericolo turco, attribuita a Maria «aiuto dei cristiani», la preghiera del Rosario divenne l'incontestato segno distintivo della devozione mariana che in quel periodo nemmeno il neo-protestantesimo si sognò di contrastare tanto fu l'entusiasmo di questa vittoria.
 
Siamo in pieno fulgore di una certa potenza del Protestantesimo eppure è questo il periodo di maggior diffusione della pietà popolare verso Maria.
Si costituirono e si diffusero le «Congregazioni della Santa Vergine» e il nome di Maria fu sempre più accostato a quello di Gesù. Alla religiosità popolare, con espressioni e linguaggio proprio, corrispondeva una riflessione colta su Maria, per un verso attenta al rigore teologico e per l'altro sospettosa che la devozione mariana potesse scadere in deviazioni, banalità, enfatizzazioni. Fu effettivamente da questi ultimi aspetti che un certo rigore protestante prese ad accentuare sempre più maggiori le distanze, ma per avere le prime affermazioni si dovrà attendere la fine del 1600 primi del 1700.
 
Non mancarono le polemiche tra gli stessi cattolici, che finirono per provocare una crisi mariana (esagerazioni da una parte e critiche dall'altra), che portò nel secolo XVIII a un riequilibrio nel sentire e nell'esprimere la devozione a Maria. In tale contesto è da ricordare, tra altri, san Luigi Maria Grignion da Montfort († 1716), il cui Trattato della vera devozione a Maria (rinvenuto nel 1842 e pubblicato l'anno seguente) traccia le linee per una devozione mariana teologicamente fondata, saldamente centrata nel mistero di Cristo, libera dai sospetti della superstizione, capace di incidere sulla qualità dell'adesione vitale a Gesù Cristo e sull'impegno dell'apostolato.
Ancora oggi è stato giudicato  il più prezioso "documento" (il Trattato) a livello teologico ed esegetico biblico riguardante Maria, il suo ruolo e il culto.
In Italia, nel secolo XVIII, nacque e si diffuse con successo la pratica del mese di maggio, che favorì lungo i secoli la venerazione della gente per la Madre del Signore. Al radicarsi nel popolo cristiano dell'amore alla Madre della grazia e della misericordia, contribuì l'opera di sapienti predicatori, tra cui sant'Alfonso Maria de' Liguori (t 1787).
 
Un altro aspetto importante da non sottovalutare la fioritura di santi di questi secoli e tutti legati in qualche modo alla Madre del Signore e molti vissuti nella tempesta del Protestantesimo. Anche molti predicatori ne subirono il fascino tanto da essere protestanti e al contempo veri devoti di Maria.
 
Col secolo XIX si veniva preparando un nuovo secolo mariano, compreso tra la definizione dogmatica dell'Immacolata Concezione, compiuta da Pio IX nel 1854, e quella dell'Assunzione di Maria, pronunciata da Pio XII nel 1950. Nel rinnovamento religioso del tempo, il consenso intorno a Maria, nella riflessione teologica come nella pietà del popolo, aprì la strada a riconoscimenti che per secoli erano stati motivo di scontro e di confronto. La pietà mariana rifiorì, sostenuta anche dalle apparizioni della Vergine: Rue du Bac a Parigi (1830), La Salette (1846), e soprattutto Lourdes (1858).
 
Il Card. Newman faceva notare che :" Sembra un paradosso eppure proprio con l'avvento del Protestantesimo appare quasi toccabile come il popolo cristiano abbia avvertito un certo "pericolo" di li a venire contro il culto mariano come lo stiamo vivendo in questo secolo. Quanto è avvenuto per il culto mariano nel secolo XIX appare semplicemente uno scudo aggiunto per proteggere la Verità rivelata. Mai come in questo secolo Maria è stata così posta accanto al Figlio ed insieme al Figlio Gesù evangelizzatrice e sempre più fortemente Madre della Chiesa".
Un altro protestante teologo convertito faceva notare che " Appare incredibile ma se uno si ferma a ponderare i fatti non possiamo dire altro che la questione del culto mariano o è diabolica o è divina, io ho capito per grazia che è opera divina! E non potrebbe essere diversamente, se dobbiamo toccare con mano i frutti, il culto mariano porta ottimi frutti a Dio in favore non solo della Chiesa, ma sopratutto a favore degli uomini!"
 
Effettivamente, se ci pensiamo attentamente, il culto mariano prende vigore proprio con l'avvento del Protestantesimo e più nascevano movimenti ostili a Lei fino a negare nel XX secolo la di Lei maternità divina, più la devozione s'invigoriva:
La devozione mariana si fece sempre più manifesta nel vissuto ecclesiale, come dimostrano le denominazioni di numerosi istituti maschili e femminili, intitolati all'Immacolata, all'Assunzione, alla Sacra Famiglia, al Rosario, al Nome e al Cuore di Maria: le opere di evangelizzazione, l'educazione, l'insegnamento, la stampa, la spiritualità, la cura dei malati e dei poveri, sono poste sotto lo sguardo della Santissima Vergine, riconoscendole un posto eminente nel percorrere la via della santità come nell'azione apostolico-caritativa.
 
Sembra effettivamente un paradosso, eppure questi sono i fatti....o meglio I FRUTTI.....
 
La dimensione mariana si è ulteriormente approfondita, in questo secolo, mantenendo in costante sintonia la pietà popolare e migliorando la riflessione dogmatica. Particolare rilevanza hanno avuto le apparizioni mariane, tra cui le più note sono quelle di Fatima (1917), anche in vista degli sviluppi relativi alla diffusione della precedente devozione al Cuore di Maria: nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, nel 25° anniversario delle apparizioni di Fatima, Pio XII consacrava la Chiesa e il genere umano al Cuore immacolato di Maria.
 
Il Concilio Vaticano Il si aprì l' 11 ottobre 1962, sotto la protezione della Madre di Dio, festeggiata allora in tale giorno, e si concluse 1'8 dicembre 1965, festa dell'Immacolata Concezione. In questa solennità si chiuse anche il primo periodo del Concilio, proprio nella data anniversaria dell'inizio del Concilio Vaticano I convocato da Pio IX, il papa che aveva proclamato il dogma dell'Immacolata Concezione. Tali coincidenze non sfuggirono a papa Giovanni XXIII, che nel discorso conclusivo del primo periodo conciliare osservava:"è bello cogliere queste serene coincidenze, che, nella luce della storia, fanno comprendere come molti grandi eventi della Chiesa si svolgano nella luce di Maria, a testimonianza e garanzia di materna protezione» (8 dicembre 1962).
 
Il Card. Newman faceva notare che se "la devozione mariana era opera diabolica, il Concilio avrebbe dovuto essere un fallimento"
Ennesimo paradosso? Dal Concilio i Frutti si sono invece moltiplicati, è nato l'Ecumenismo vero e proprio, per la prima volta si è avuto un incontro di Preghiera interreligioso, la Chiesa Ortodossa e Cattolica si sono tolte le scomuniche reciproche, il perdono della Chiesa richiesto e donato per ogni torto fatto e ricevuto, l'avvicinamento con il popolo ebraico......Al Concilio parteciparono esponenti Protestanti rimanendone favorevolmente colpiti tanto da intraprendere la strada del rispetto reciproco....
 
Papa Giovanni aveva voluto che la preghiera allo Spirito Santo, suggerita a tutti i fedeli in preparazione al Concilio, terminasse con il ricordo del mistero che suscitò la vitalità della comunità apostolica riunita con Maria: «Rinnova nella nostra epoca i prodigi come di una novella Pentecoste; e concedi che la Chiesa Santa, riunita in unanime, più intensa preghiera attorno a Maria Madre di Gesù e guidata da Pietro, diffonda il regno del Salvatore divino, che è regno di verità, di giustizia, di amore e di pace». Non è difficile cogliere che il richiamo a Maria non è di contorno, ma illuminante per percepire la sua perenne missione nella Chiesa. Lo stesso Giovanni XXIII, il 4 ottobre 1962, una settimana prima dell'apertura del Concilio, volle farsi pellegrino al santuario di Loreto, per affidare a Maria il buon esito dell'evento conciliare: «O Maria, o Maria, madre di Gesù e madre nostra, qui siamo venuti stamane ad invocarvi come prima stella del Concilio che sta per avviarsi; come luce propizia al nostro cammino che si volge fiducioso verso la grande assise ecumenica, che è universale aspettazione... Oggi, ancora una volta ed in nome di tutto l'episcopato, a voi, dolcissima Madre, che siete salutata Auxilium episcoporum, chiediamo per noi, vescovo di Roma e per tutti i vescovi dell'universo, di ottenerci la grazia di entrare nell'aula conciliare della basilica di San Pietro, come entrarono nel Cenacolo gli Apostoli e i primi discepoli di Gesù».
 
Paolo VI la proclemà ufficialmente "Madre della Chiesa", pochi cattolici stessi sanno che non era una definizione ufficializzata, ma una verità sempre presente sia in Oriente che in Occidente.
Nessun Concilio ha riflettuto su Maria come il Vaticano II, l'unico paragonabile è quello di Costantinopoli quando Maria venne proclamata la Teothokos: tredici documenti conciliari di questo Concilio su sedici parlano di lei. L'insegnamento è condensato nel capitolo VIII della Lumen gentium, intitolato La beata Vergine Maria Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Questa felice espressione supera una comprensione autonoma di Maria, vista in se stessa nello splendore dei suoi privilegi, per presentarla dinamicamente congiunta a Cristo e al suo corpo, che è la Chiesa. L'inserimento di Maria nella storia della salvezza, negli eventi di Cristo e nell'attuale pellegrinaggio della Chiesa - di cui è madre, immagine e modello perfetto - fino alla beata speranza della comunione eterna con Dio, ha favorito la ricomprensione della presenza e missione di Maria nell'economia della salvezza e dell'atteggiamento di venerazione per la Madre di Dio da parte dei fedeli. Il testo conciliare mette in luce i fondamenti evangelici su Maria, le ricchezze del pensiero mariologico sviluppato dai Padri, l'apporto della liturgia delle Chiese, la devozione mariana del popolo di Dio.
Nessuna Chiesa Protestante della Riforma ha saputo tenere testa a questi Documenti, nessuno ufficialmente ha potuto ribattere.
 
Non c'è dubbio che la «via mariana» per giungere a meglio conoscere, amare, servire Gesù Cristo sia una realtà interiorizzata dalla Chiesa cattolica e vivamente sentita dalle Chiese d'Oriente. Le stesse Chiese della Riforma e la Chiesa anglicana si stanno reinterrogando sul significato della figura evangelica di Maria. (Corrado Maggioni in "La via mariana alla Porta Santa", ed. S. Paolo, 1999).
 
7/23/2013 5:01 PM
 
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MARIA, MODELLO DI OGNI DONNA 
 
Maria di Nazaret vista da Edith Stein 
(Ebrea convertita, divenuta carmelitana, morta nei campi di sterminio nazista, e proclamata dottore della Chiesa)
 
  
Attraverso la madre Edith Stein aveva conosciuto le grandi eroine di Israele: Debora, Giuditta, Ester e Maria, la sorella di Mosè. Però questa mai le parlò di Maria di Nazaret, la Madre di Gesù. E a Maria, la più grande donna ebrea, Edith giunge soltanto dopo la conversione.
Ebbene, è contemplando la condotta di Maria che Edith risolve tutti i problemi della donna: “Edith si sforza costantemente di orientare lo sguardo della donna verso il suo purissimo ideale, verso Maria, che è insieme schiava e madre. Parla di lei, non partendo da un punto di vista speculativo, dogmatico, ma come qualcuno che ha sperimentato l’amicizia di questa Madre ammirabile. (...). In Maria brilla in un modo chiarissimo questa maternità spirituale disinteressata e amabile. Per questo motivo Edith sceglie Maria come... per proporre alla donna un appoggio fermo in qualsiasi professione in cui si possa trovare” (Madre Teresa).
 
Per Edith Maria è “la” Donna autenticamente liberata, emancipata da ogni schiavitù, archetipo e modello di ogni donna. Ci troviamo certo nell’ordine “della grazia”, però esso non distrugge l’ordine della natura, ma lo suppone, lo perfeziona e lo eleva, non dal di fuori, ma partendo dall’intimo.
 

La maternità di Maria, prototipo di ogni maternità 
Edith dà sempre per scontato - e sembra con tutta ragione - che la vocazione primaria di ogni donna è la maternità, sia secondo la carne, sia secondo lo spirito. Qual è il suo ambito?
Nel riflettere su tale vocazione primaria, Edith sta naturalmente pensando alla Madre del Signore, come modello di ogni madre; però Maria è una madre "singolare": lei è madre di Gesù, senza l’intervento di un uomo come padre terreno, o "secondo la carne". Maria comunica a Gesù, in quanto Vergine-Madre, tutto il suo essere, i suoi lineamenti e valori corporali, psicologici e spirituali. Per questo - per essere degna Madre del Redentore - Dio la creò come piena di grazia o Immacolata; a questo fine lei si preparò nella libertà come “Serva del Signore”.
Dio ha voluto che nella redenzione dell’uomo intervenisse la più pura relazione di amore umano, quella esistente fra madre e figlio. Con questo non si sminuisce il matrimonio, di cui Dio è autore, né l’amore tra gli sposi. Si vuole affermare che l’amore matrimoniale deve essere un affetto generoso, che non cerchi soltanto la propria soddisfazione o possesso. L’amore e il servizio rispettoso e generoso di Maria verso il figlio devono servire da modello per tutti, anche per gli sposi, nella loro mutua cura amorosa verso i figli.
Gesù ha aperto un cammino di pienezza umana, alla donna e all’uomo, e tale tragitto non passa necessariamente per il matrimonio o la fecondità secondo la carne. È il cammino della verginità o del celibato. 
È chiaro che nel piano della natura, maternità e verginità si escludano. Tuttavia, per disegno divino, in Maria si uniscono indissolubilmente. Ella è la Vergine-Madre, verso cui ogni donna deve dirigere il suo sguardo. Ella è il modello delle vergini e delle madri. Ogni donna cercherà di partecipare dell’ideale della Vergine-Madre, anche se in maniera distinta.
La vita umana, per lo più, è oscura e insipida, insignificante. Dà l’impressione di trattarsi di una perdita lamentevole di tempo. Oggi con maggiori motivi, ma già al tempo di Edith, molte donne tentano di sfuggire da tale angustia che le fa sentire inutili alla società. La vita corre il grave rischio di venire sfigurata. 
E così la vede Edith. Dinanzi ad un concetto sfigurato e autonomo (di apparente libertà) Edith contrappone la figura di Maria, madre di Gesù Cristo, la quale “realizza il suo servizio silenziosamente e con obbedienza pratica, senza reclamare per sé attenzione e riconoscimento”.
Edith propone alla nostra considerazione la scena di Cana di Galilea dove Maria capta silenziosamente le circostanze del momento e interviene con l’aiuto appropriato. 
Edith desidera incontrare il perché di quest’attitudine mariana, e trova la seguente risposta: “Amore servizievole significa aiutare tutte le creature a giungere alla perfezione. Ebbene, tale è l’ufficio dello Spirito Santo. Conseguentemente, nello spirito di Dio che si sparge su tutte le creature, potremmo vedere il prototipo dell’essere femminile. La sua immagine più perfetta la troviamo nella Purissima Vergine, che è sposa di Dio e Madre di tutti gli uomini”.
Quando si fa proprio tale ideale della Vergine-Madre, è molto più facile risolvere situazioni complicate, ad esempio: l’infermità e la morte dello sposo, la solitudine di una forzata separazione dei coniugi, l’impossibilità di ottenere con la forza “il diritto al matrimonio” o alla maternità. (...). Alla luce di tale ideale, la donna - e ugualmente l’uomo - saprà evitare le frustrazioni o false soluzioni, che altrimenti sopravverrebbero.

 
Maria è il modello della donna sposata  
 
Innanzi tutto, Edith parla della donna nel matrimonio. 
Sul piano naturale l’azione della madre sul figlio è più intensa di quella del padre, va più in radice, almeno nei primi anni della vita del figlio. 
Inoltre, la madre, come sposa, esercita un ruolo mediatore tra il padre e il figlio. Ciò che il figlio riceve dal padre - lineamenti fisiologici o fisionomici - lo riceve attraverso la madre. Ella, da parte sua, arricchita dai valori dello sposo, trasmette tutta la ricchezza della sua anima in quella del figlio. Questa funzione “mediatrice” in qualche modo permane durante tutta la vita del figlio, e non solo durante la fanciullezza.
La sua missione consiste nel “dare la vita” come compagna e come madre. Il servizio rispettoso e pieno di abnegazione di Maria verso il suo divino Figlio, deve servire di modello agli sposi nel loro amore e sollecitudini per i figli.
“Consideriamo la Madre di Dio come sposa. In lei una silenziosa e illimitata fiducia, che si vede corrisposta da un’illimitata confidenza; una silenziosa obbedienza; una logica e fedele compenetrazione nel dolore. Tutto questo nella subordinazione alla volontà di Dio, che ha posto lo sposo come protettore e capo visibile”.
La donna che si realizza come madre “secondo la carne” nell’unione del matrimonio - anche se con questo non conserva la verginità corporale -, deve tuttavia nella sua stessa maternità deve conservare e coltivare la “verginità spirituale”. Tale “verginità spirituale” è disponibilità per Dio, libertà interiore, amore disinteressato che porta al servizio e al sacrificio.
Tale esemplarità di Maria è ben comprensibile. 
Maria riceve il Figlio di Dio come figlio suo - diventa madre pur restando vergine - e non lo considera come proprietà o suo possesso. Da Dio lo riceve e a Dio lo ridona, quando lo presenta al tempio, quando lo vede partire per il suo Ministero pubblico, e, soprattutto, quando lo accompagna fino all’immolazione sulla Croce. È un amore interamente disinteressato, riflesso dell’infinito Amore redentore del suo Figlio.
Sull’esempio di Maria, la donna non deve considerare il figlio come proprio possesso, dal momento che “lo ha ricevuto dalle mani di Dio”, e nelle mani di Dio deve essere restituito. Infatti, discreta e silenziosa Maria si pospone al Figlio. 
Il fatto è che nessuna persona ha il diritto di considerare come “possesso” proprio un altro. Né lo sposo, la sposa; né la sposa, lo sposo; né i genitori, i figli. Sotto lo sguardo dell’unico Signore di tutti, l’amore si converte in rispetto verso l’altro, in dono di sé, in dimenticanza di sé, in comunicazione e gioia partecipata, in sacrificio accettato, in vicinanza redentrice.
Da Maria, la sposa imparerà a rinunziare ai suoi piccoli diritti per dedicarsi totalmente al bene del figlio. Il punto centrale non lo occupa la madre, ma il figlio. Lo sguardo costante verso Maria le infonderà animo e forza per dare il vero significato alla sua femminilità, perché “la maternità di Maria è il prototipo di ogni maternità. Come lei, ogni madre umana dovrebbe essere madre con tutta se stessa per comunicare all’anima del figlio tutta la ricchezza della propria anima” (Maternità spirituale).

 
Maria, modello della donna nel campo professionale  
 
Molte volte, per svariate circostanze, vengono chiuse alle donne le strade che conducono al matrimonio e alla maternità. Però ha sempre accesso a ciò che si chiama “maternità soprannaturale”. La meta della formazione - per Edith - deve aver il fine di raggiungere questo senso: bisogna formare le donne per ché sappia conseguire questa meta. Da ciò il fatto che Edith si senta qui maggiormente a suo agio e si orienti verso la donna “professionale”.
Anche prescindendo dalle situazioni limite, l’ideale della Vergine-Madre, cioè, di una maternità spirituale, deve guidare la donna nella sua vita professionale. 
Sia qual sia questa professione - anche se secondo Edith quelle di tipo educativo, sociale, caritativo si adattano meglio alla natura femminile di donna - l’importante è che la donna vi ponga il suo sigillo di servizio e di madre. Scrive lei stessa: “Se attua la sua missione come Maria - asserisce decisamente Edith - allora irradierà nel suo ambiente luce e consolazione. A lei tocca infondere pace e amore comprensivo nell’agitazione della tecnicizzata vita modana”.
Mai una donna dovrà convertirsi in una “macchina”, in un numero senza vita, senza personalità.
Le conferenze di Edith si soffermavano specialmente su tale tema che, per la sua novità, svegliò l’interesse del mondo femminile... e maschile. Uno dei partecipanti commenta: “La più indimenticabile impressione negli interventi del congresso di Salisburgo l’ha prodotta una signora, la cui conferenza - casualmente, ma molto opportunamente - fu pronunciata all’inizio, prima di intrattenersi su ciascuna delle professioni. (...). La conferenza di Edith Stein fu convincente perché lei si mantenne al margine del fervore del movimento femminista, e per il fatto che la stessa conferenziera incarnava in modo palpabile e visibile le sue idee. Nello scendere i gradini della predella, faceva ricordare quei quadri in cui gli antichi maestri rappresentavano l’entrata di Maria nel Tempio”.

 
Maria, modello di donazione a Dio (vita consacrata)  

 Si può riassume il pensiero di Edith così: la donna che volontariamente elegge per sé la verginità, sale con Maria dall’ordine naturale per collocarsi al lato del Signore. 
Il suo impegno sta unicamente nel compiere la volontà di Dio e stare al lato di Gesù fino alla morte in croce. E così la vita della vera religiosa è espiazione e amore redentore del mondo, perché compartecipe della missione di Cristo.
Unita a Maria, è lei la vera “sponsa Christi”, il cuore della Chiesa, che riempie di vita i suoi membri.
Maria dona alla Chiesa la vita del suo Figlio divino, e la donna consacrata a Dio porta il mondo a Cristo. Conseguentemente si tratta di un dare e ricevere, come fra madre e figlio, e Edith ricalca continuamente che Maria non è solo il miglior modello per l’anima femminile, ma che è realmente sua Madre. E così sostiene che “Maria ci ha illuminato la vita della grazia, con il consegnare tutto il suo essere - corpo ed anima - per la maternità divina. Per questo esiste un intimo legame fra lei e noi: ella ci ama, ci conosce, si dà da fare perché ognuno di noi diventi ciò che è chiamato ad essere”.
D’altra parte la donna che rimane vergine - sia mediante una speciale consacrazione nel chiostro o nel mondo, sia per un’accettazione volontaria o, al meno rassegnata, del fatto - anche se non raggiunge una “maternità secondo la carne”, deve, tuttavia, pervenire ad una “maternità secondo lo spirito”, cioè ad un amore servizievole verso gli altri. Tale atteggiamento scaturirà dal suo amore indiviso a Cristo, sposo della sua anima.
Cristo è certamente il modello supremo per tutti, con tratti maschili, specialmente assimilabile dagli uomini. 
Maria è modello, in subordinazione a Cristo, adatto specialmente per le donne. Ogni donna deve guardare a Maria, tanto quella che è madre secondo la carne, come quella che lavora in casa o quella che svolge un lavoro professionale o quella che vive la donazione a Dio nel chiostro e nel mondo.
La “Serva del Signore” scopre un orizzonte di realizzazione umana per ogni donna. Anche se ogni donna non può essere madre secondo la carne, però tutte possono e devono essere madri secondo lo spirito.
 
7/23/2013 5:04 PM
 
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Non hanno più vino

Giovanni 2:1-12

Nel mondo cristiano è noto a tutti che Gesù iniziò a manifestare la Sua onnipotenza col primo miracolo alle nozze di Cana. Notare la presenza di Maria Sua madre in quella casa, ci fa supporre che poteva esserci qualche affinità di parentela tra lei e gli sposi, tantoché la vediamo come una coordinatrice nel servire gli invitati. È notorio che c’era l’usanza che nei banchetti fossero le donne a servire i commensali. Siccome la festa delle nozze durava alcuni giorni e si alternavano le visite, proprio quando fu invitato Gesù con i Suoi discepoli Maria si accorse che era finito il vino, così lei prese l’iniziativa di notificare il problema a Gesù stesso: "Non hanno più vino". È logico che quando ci rivolgiamo a qualcuno per avere la soluzione a qualche nostro problema bisogna prima sapere se questa persona potrà fare qualcosa per noi. Maria sapeva chi era Gesù, oltre che essere suo figlio naturale. Prima di tutto sapeva che la Sua nascita fu opera dello Spirito Santo, poi serbava nel suo cuore la testimonianza dei pastori: "E tutti coloro che li udivano si meravigliavano delle cose che erano loro dette dai pastori" (Luca 2:18-19). Maria conservava in sé tutte queste cose nel suo cuore (Luca 2:31,32,34). Conservava il ricordo della visita e dell’adorazione dei magi al bambino;essi erano studiosi degli astri ed a conoscenza delle scritture che parlavano di una stella ai tempi di Balaam (Num.15:17). Ricordava anche quando Gesù, a dodici anni, si fermò con gli scribi mostrando loro la Sua sapienza nel tempio. Da allora le scritture non ci dicono più nulla della fanciullezza di Gesù. Erano passati diversi anni, durante i quali certamente Gesù, che visse in casa con i Suoi genitori terreni, fu di conforto e benedizione. Da come troviamo scritto si comprende che sentissero la Sua mancanza da quando iniziò il Suo ministerio terreno in mezzo al popolo. Lo cercavano dove Egli predicava (Matt.12:46-47). Volevano parlarGli, forse volevano chiederGli perché non si ritirava a casa. La presenza di Gesù nelle case è sempre di grande benedizione, lo fu nella casa degli sposi, di Marta e Maria, di Jairo, di Zaccheo. Maria notificò soltanto il problema: "Non hanno più vino" e nella fiduciosa attesa della soluzione consigliò ai servi di mettersi a disposizione di Gesù: "fate tutto quello che vi dirà". Oh se tutto il mondo mettesse in pratica il consiglio di Maria, cioé facesse tutto quello che Gesù ha comandato di fare per la salvezza dell’anima! Cambierebbero tutte quelle cose che le migliori organizzazioni non riescono a cambiare. Che cosa fare? Troviamo una guida "al fare" condensata nelle beatitudini (Mat.5:1-12), nella parabola del buon samaritano (Luca 10:37) quando Gesù stesso esortò il Suo interlocutore: "va’, fa’ tu il simigliante". Non c’è problema che Gesù non possa risolvere. Anche nell’Antico Testamento troviamo persone che hanno notificato un problema a Dio, un esempio lo troviamo nel comportamento del re Ezechia riportato in 2 Re 19:10-16. Anche una vedova andò da Eliseo ad esporgli il suo problema. Fece quello che l’uomo di Dio le ordinò e si verificò il miracolo dell’olio sovrabbondante. Noi abbiamo il privilegio di andare direttamente al Figliuolo di Dio per i nostri problemi. Come quegli sposi ebbero la gioia di godere del primo miracolo di Gesù nella loro casa, così Gesù vuole iniziare anche in coloro che non Lo conoscono con un "primo miracolo", quello della salvezza. Beati quelli che hanno invitato Gesù nel loro cuore che possono notificarGli qualsiasi problema sia esso fisico, economico o spirituale. Come nel caso del fanciullo lunatico, quel padre disperato potè vedere soluzione alle sofferenze del suo figliuolo solo in Gesù. Gesù stesso disse: "Venite a me voi tutti che siete travagliati e oppressi e Io vi darò riposo" (Matt. 11:28). Egli desidera meraviglare chiunque Lo voglia conoscere e si rivolga a Lui. Egli ha sempre in riserva "il buon vino", anche alla fine. E possiamo continuare a confidare in Lui perché "Gesù è lo stesso, ieri, oggi e in eterno". Possa la nostra casa essere una testimonianza dell’opera di Gesù come quella di quegli sposi, del cieco nato, di Jairo, della cavriola, ... Per il popolo Gesù era il figlio del falegname, per noi che L’abbiamo accettato è il Figlio di Dio, il nostro Salvatore, il nostro Guaritore, il nostro Consolatore, il nostro Maestro. Possiamo accostarci liberamente a Lui presentandoGli i nostri problemi; Egli ci ascolterà e interverrà al momento opportuno. A Lui sia l’onore e la gloria!

Riflessione di Antonio Basile

7/23/2013 5:05 PM
 
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Riprendiamo questo testo da una conferenza tenuta dal Card. Leo Suenens, una delle personalità della Chiesa più sensibili sia al dialogo ecumenico che al mistero di Maria. Le critiche dei protestanti circa la confusione di ruoli tra Maria e lo Spirito è occasione per esaminare più in profondità il loro rapporto.

del Card. LEO SUENENS
   

Nel settembre del 1970, nell'apertura di un congresso Teologico Internazionale, dissi: «Io non conoscerò altri che te, quando suonerà l'ora della riscoperta dell'unità. Io penso che i cristiani della mia generazione debbano accontentarsi, come Mosè, di scorgere solo da lontano la Terra Promessa. Ma, se leggo bene i segni Il Card. Leo Suenens.dei tempi, possiamo credere che questo ritorno di tutti i Cristiani all'unità visibile verrà presto. La stella che ha condotto i Magi a Betlemme brilla ancora nel cielo dell'ecumenismo. I pellegrini verso l'unità sono ancora in cammino, essi avanzano, ma talvolta la stella è nascosta ed essi devono controllare la strada che hanno preso e consultare la mappa. Ma tutto indica che essi non sono lontani da Betlemme».

Ed ho aggiunto: «Forse, come i Magi, anche essi tutti assieme vedranno prima la Madre che il Bambino. Sarebbe difficile immaginare la riunione dei figli disuniti nella loro casa comune senza che essi trovino la Madre in attesa sulla soglia per riceverli e per condurli al Signore».

Pronunciando queste parole allora (1971) ho come anticipato questo Congresso, che considero realmente come un segno di speranza, un simbolo, una primizia. Esso mi appare come un raggio di luce all'alba: la notte non è ancora del tutto scomparsa e la tenebra è ancora stesa su di noi, ma il raggio di luce annuncia già il brillio dell'aurora.
   

Maria Vergine al posto dello Spirito Santo?

Il secondo motivo di gioia è il tema stesso della mia conferenza: la relazione che esiste tra lo Spirito Santo e Maria. Non solo il tema è fecondo in sé, ma ancora di più, esso offre l'opportunità di chiarire, forse, alcune ambiguità che turbano il dialogo ecumenico e blocca la strada verso l'unità. Ed è proprio su questo punto che rimangono delle incomprensioni fra cristiani di differenti tradizioni.

La difficoltà di capirsi gli uni gli altri circa il posto occupato, rispettivamente, dallo Spirito Santo e da Maria è stato sottolineato in modo molto chiaro in un articolo da Elie Gibson. Ella scrive: «È possibile che, come per i Cattolici è difficile comprendere ciò che i Protestanti credono circa lo Spirito Santo, così per i Protestanti ciò che i Cattolici credono su Maria. Quando cominciai a leggere le riviste e i libri cattolici, rimasi subito sconcertata e offesa dalle caricature della nostra posizione riguardo allo Spirito Santo, più che da ogni altra cosa. Il pensiero comune dei cattolici sembrava essere che noi esaltavamo gli impulsi e le decisioni umane, attribuendole all’ispirazione della Terza Persona della Ss.ma Trinità. Questo è travisare la posizione protestante... Quando incominciai lo studio della teologia cattolica, ogni qualvolta io mi aspettavo l’esposizione della dottrina sullo Spirito Santo, vi trovavo Maria».

Fra i cristiani non cattolici non è inusuale incontrare un senso di disagio nei confronti di certe affermazioni ed espressioni riguardanti la Vergine Maria. Tali affermazioni sembrano presentare ai loro occhi un errore comune: la sostituzione dello Spirito Santo con Maria, l’attribuzione a Maria di ciò che appartiene, di fatto, allo Spirito Santo, o di ciò che gli appartiene in modo assolutamente prioritario. Si rilevano espressioni come:

  • a Gesù per Maria;

  • Maria forma Cristo in noi;

  • Maria è il legame fra noi e Gesù;

  • Maria è associata alla Redenzione;

  • Maria è la mediatrice di grazia.

Si obietta, a proposito di tali espressioni, che il ruolo dello Spirito Santo è precisamente quello di condurci a Gesù, di formare Cristo in noi, di unirci a lui, che lo Spirito Santo ha cooperato in maniera unica nella Redenzione e che se Cristo è il solo Mediatore, appartiene allo Spirito assisterci e promuovere il nostro ritorno al Padre tramite Cristo.

Tutto questo ci invita ad usare la necessaria precisione perché la gerarchia delle verità venga rispettata e che lo Spirito Santo abbia il posto prioritario che gli compete e che ci permette di situare quelle espressioni su Maria nel loro contesto, riferiti allo Spirito Santo e in connessione con lui.

Il rimprovero di "sostituzione", di offuscamento dello Spirito Santo in favore di Maria non ci può lasciare indifferenti e non possiamo sorvolarlo. È possibile incontrare la stessa reazione negativa presso diversi autori, sia protestanti che cattolici. È un fatto che, storicamente, la mariologia latina si è fortemente sviluppata, mentre la pneumatologia è stata in calo.

 

Il massimo capolavoro dello Spirito Santo

Dopo aver rilevato gli opposti punti di vista sul nostro tema, Elie Gibson continua la sua esposizione tentando di individuare la via per uscire da questo punto morto ed ella sottolinea un aspetto che merita la nostra riflessione: «Nel Protestantesimo la divina presenza dello Spirito Santo è riconosciuta dalla santità generata sia in personalità, in forme di azione o sviluppi nella vita della Chiesa. Forse i cattolici trovano tali effetti visibili in Maria più che in nessun altro? Se la vita di Maria è il primo frutto della permanente azione dello Spirito Santo nella Chiesa, in contrasto con l’attività temporanea dello Spirito del Signore nella parola profetica del l’Antico Testamento, questo può aiutare a spiegare ai Protestanti la priorità conferita a lei dalla Chiesa cattolica. Forse il disegno stesso della Chiesa rende in modo più chiaro la relazione tra lo Spirito Santo e Maria. Ma come il problema si poneva nel passato, anche ora una figura umana sembra eclissare la divina Persona».

Come abbiamo già detto, anche noi crediamo, per parte nostra, che è necessario porre l’accento sull’assoluta priorità dello Spirito Santo, dello Spirito santificatore e quindi mostrare Maria come la santificata per eccellenza, in modo incomparabile, e come l’umile donna che lo Spirito Santo ha adombrato in modo ineguagliabilmente profondo.

Per essere vista come ella realmente è, Maria deve apparire a noi come una creatura reale privilegiata dallo Spirito Santo, come il suo più eminente successo, sempre come il risultato dell’azione dello Spirito Santo, sempre sotto la sua ispirazione e in dipendenza da lui. E’ in questa prospettiva che noi vogliamo riflettere su di lei per poterla situare meglio in rapporto allo Spirito Santo e per situare meglio noi stessi nella nostra propria adesione allo Spirito Santo, conformemente al suo esempio e in comunione spirituale con lei.

Il roveto che arde e non si consuma

Consideriamo, prima di tutto, il fondamentale rapporto fra lo Spirito Santo e Maria, così come si trova nel cuore stesso del mistero dell’Incarnazione.

La Sacra Scrittura ci riferisce di come, quando Mosé salì sul monte Oreb, egli vide l’angelo del Signore sotto forma di fiamme che si sprigionavano gagliarde da un roveto. Guardando il fenomeno, egli si avvide che, benché il roveto ardesse, esso non si consumava; come egli volle avvicinarsi per esaminare meglio tale fenomeno, Dio lo chiamò di mezzo al roveto e gli comandò: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!» (Es 3,5).

La tradizione ha paragonato Maria a quel roveto, il quale, benché bruciasse, non si consumava. Essendo divenuta madre senza cessare di essere vergine, essa porta in sé tale fiamma di fuoco, che è il Dio vivente; la presenza dello Spirito in Maria l’ha resa, proprio così, un santuario vivente, una terra santa, da non poter essere accostata se non con infinito rispetto e dopo esserci liberati da idee che sono troppo umane.

L’Angelo Gabriele le dice che la divina presenza stava per farsi presente, proprio così, nel suo grembo verginale e che la stava trasformando in un vivente "Santo dei Santi".

Nell’ora dell’Annunciazione, nel preludio alla Incarnazione e all’unica mediazione di Cristo, ella è l’elemento di unione fra il cielo e la terra. Si potrebbe dire che lo Spirito Santo è l’amore di Dio che viene a noi, nella sua forma massima, come il Messaggero del Padre e del Figlio. Maria è l’amore umano più puro mai espresso in una creatura, che sia puramente creatura, e che sia stato suscitato dallo Spirito nell’incontro con essa.

Dal momento che noi vediamo lo Spirito Santo discendere su di lei, è necessario comprendere come lo Spirito Santo è all’opera nel profondo del cuore di Maria. Il suo "fiat" sorge dal profondo della sua libertà, ma questa supremamente libera risposta è essa stessa opera della grazia divina. La libera ed attiva co-operazione di Maria è interamente nutrita e guidata dall’Amore che produce in lei "il volere e l’operare". Ella rimane totalmente recettiva rispetto all’azione di Dio nell’impulso del suo libero consenziente volere. Non è lei che prende l’iniziativa: è Dio che la solleva fino a sé, è Dio che le dà l’inaudita grazia del completo dono di se stessa.

E’ certamente per la sua gloria che Dio chiama una creatura al suo servizio e dargli prender parte della sua traboccante generosità, che Dio nella sua assoluta indipendenza può consentire di essere dipendente. E’ questo un sovvertimento di valori? E’ inconcepibile che Dio, per mezzo dell’arcangelo Gabriele, richieda il consenso di Maria? E’ disdicevole per lui richiedere il di lei consenso? Non è piuttosto un esempio di ineguagliabile delicatezza? Mai una creature ha ricevuto una più decisamente magnifica o trionfale grazia che Maria; e mai libertà umana è rimasta più inviolata. L’angelo si è inchinato davanti a Maria in segno del rispetto di Dio per lei e tutto il suo essere è stato in trepida venerazione per Dio. Quel "fiat", capolavoro di divina grazia e di umana libertà, un mistero di grazia preveniente che ha fatto sottomettere Maria al volere di Dio, è, per ragioni che non saranno mai eguagliate, «il più altro trasporto di un amore libero da ogni condizionamento».

Nel mondo protestante 
l’azione materna 
e confortatrice di Maria 
viene attribuita spesso 
alla Parola di Dio.

Una Madre in attesa sulla soglia di casa

Perché i nostri fratelli cristiani così spesso persistono nel pensare a lei come ad una ostacolo? Più un’anima appartiene a Dio, più strettamente è unita a Dio. Le nostre riserve e la nostra diffidenza nell’amare pienamente Maria per paura di mostrare non sufficiente riverenza a nostro Signore è prova della nostra fondamentale non comprensione di chi ella sia. «E’ compito della Beata Vergine condurre noi in modo sicuro verso Cristo, come il compito di Gesù è quello di condurci in modo sicuro verso il Padre», ha scritto S. Luigi M. da Montfort.

Qui siamo al cuore del mistero di Dio; essa perfeziona tutti i nostri ristretti pensieri, i nostri timidi calcoli e distrugge le nostre artificiose divisioni e compartimenti; entriamo in un mondo di mutua sincerità di assoluto disinteresse e di luminosa comunione. In proporzione che cresce la nostra unione con Maria, non solo ella porrà nei nostri cuori le disposizioni che ella ha preso da Gesù, ma ella ci darà il suo stesso cuore con il quale amare lui. Questo è il suo unico pensiero e il suo proposito. Dare Gesù ad ogni anima e a tutto il mondo è sempre l’unica ambizione di questa incomparabile madre . Uniamoci a lei: il suo amore senza limiti per Gesù diverrà il nostro Noi conseguiremo una trasformazione dell’anima, una identificazione con Cristo, che ci farà pensare, sentire, agire e volere come lui. Allora, e solo allora, il compito di Maria sarà completato, quando lei potrà dire (con più ragione che lo stesso S. Paolo): «Figli miei, che io di nuovo partorisco, finché non sia formato Cristo in voi» (Gal 4,19). Questo "parto" non sarà altro che la nostra nascita nel paradiso.

 
7/23/2013 5:06 PM
 
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Maria avvicina cattolici e anglicani

 

Da Roma Laura Badaracchi

È atteso per il mese di maggio un documento comune di cattolici e anglicani sulla figura di Maria. Il testo, frutto dei lavori dell'Arcic (la commissione mista incaricata del dialogo teologico tra le due confessioni), affronta in chiave ecumenica anche i dogmi dell'Assunzione e dell'Immacolata Concezione. Ad annunciarlo è stato il vescovo anglicano John Flack, rappresentante di Canterbury presso la Santa Sede e coordinatore delle 22 congregazioni anglicane presenti in Italia, nel corso del XIV Colloquio internazionale di mariologia, sul tema «L'Immacolata Madre di Dio nel Seicento», che si è concluso sabato a Roma, in una sede molto significativa. Infatti «da tre secoli nella chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli ogni sabato si prega per i fratelli della comunione anglicana», ricorda il parroco, padre Davide Carbonaro, dei Chierici regolari della Madre di Dio.

E anche i lavori del convegno sono stati segnati dalla preghiera ecumenica, animata dalla Comunità di Taizè.
«La mia preghiera è di riuscire a riguadagnare Maria come modello della nostra unità piuttosto che della nostra divisione», ha affermato il responsabile del Centro Anglicano, anticipando il tema del documento: «Maria e il suo ruolo nel disegno della salvezza». «Credo che anglicani e cattolici abbiano raggiunto un'idea comune su come esprimere le due dottrine mariane dell'Assunzione e dell'Immacolata Concezione, in modo che possano essere accettate da entrambe le nostre Chiese. Se saremo tutti capaci di approvare questo testo, faremo un lungo passo verso quell'unità che tutti desideriamo, e perciò attendiamo la pubblicazione di questo documento con interesse», ha dichiarato Flack.

Per il vescovo anglicano la dottrina dell'Immacolata Concezione «in sé non rappresenta un ostacolo all'unità dei cristiani. Viene già creduta ed accettata da alcuni anglicani. Diverrebbe una barriera se gli anglicani fossero costretti ad accettarla come motivo essenziale di fede», mentre viene accolta quale « espressione di devozione». 

Ma gli ostacoli non mancano: se la teologia anglicana considera la dottrina dell'Immacolata Concezione come «non necessaria» piuttosto che come «errata», è molto diverso l'approccio all'insegnamento della fede rispetto alla Chiesa cattolica. Infatti l'insegnamento anglicano dichiara di essere «biblico» e non ravvisa nella Scrittura i fondamenti per questa dottrina. Flack ha concluso che allo stato attuale del dialogo ecumenico «è improbabile che essa divenga parte dell'insegnamento ufficiale della nostra Chiesa».
Nel calendario anglicano Maria viene commemorata tre volte: il 25 marzo (Annunciazione), il 15 agosto (Assunzione) e l'8 settembre (Natività).

Tuttavia alcune Chiese «mantengono anche la festa della sua concezione, i primi di dicembre», ha ricordato Flack, evidenziando che nell'ultimo secolo si è verificato «un ritorno d'interesse verso la Vergine nella vita della Chiesa anglicana», fino alla riapertura dei luoghi di pellegrinaggio in onore di Maria. Però non si tratta di un fenomeno generalizzato: la maggioranza dei laici anglicani - ha osservato il vescovo - sono piuttosto «riservati» rispetto alla devozione a Maria. Un atteggiamento da far risalire agli avvenimenti della Riforma, quando la Vergine rappresentò «un punto focale di divisione tra i cristiani protestanti e cattolici». Allora l'eccessiva devozione a Maria in alcune culture cattoliche provocò «una reazione nei suoi confronti nelle culture protestanti come la Gran Bretagna. Ma quest'atteggiamento sta cambiando - ha concluso con ottimismo - e a Maria viene gradualmente restituito il posto di diritto nella comprensione cristiana all'interno della tradizione anglicana».

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7/23/2013 5:08 PM
 
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CONVEGNO
Teologi e studiosi a confronto nel santuario siciliano su «Maria e la cultura del nostro tempo»

Tindari, volto materno dell’ecumenismo

L'ortodosso Popescu: per noi è soprattutto «Teotokos». Elena Ribet, Chiesa battista: «Una sorella nella fede»

Da Tindari (Messina) Maria Gabriella Leonardi

C'è una Madonna bruna a Tindari che da secoli unisce le due sponde del Mediterraneo. Un'immagine giunta in Sicilia dall'Oriente e dinanzi alla quale, all'interno dello splendido santuario che la ospita, per tre giorni, si svolge il XIV Colloquio interdisciplinare di mariologia sul tema Maria e la cultura del nostro tempo. Due le coincidenze da cui sgorga la riflessione: i 25 anni dalla dedicazione del tempio in onore alla Madonna nigra sed formosa e i 30 dall'esortazione di Paolo VI Marialis cultus. Numerosi docenti, sacerdoti e laici a Tindari ne stanno approfondendo da ieri sino a domani i vari aspetti. «La Marialis cultus introduce un nuovo modo di pregare che nasce dalla valorizzazione della dottrina patristica su Maria e dall'esigenza culturale di una preghiera più interiorizzata - spiega monsignor Giovanni Orlando vicario della diocesi di Patti - indicazione preziosa ma che stenterà ad entrare nella prassi liturgica. La Marialis cultus si propone un rinnovamento del culto mariano, che giunga a rivedere e migliorare le forme tradizionali». 
Ma quali sono le aspettative di questo colloquio? Lo mette in luce ancora monsignor Orlando: «Innanzitutto ci preme compiere una rilettura della Marialis cultus nella sua genesi e nella sua ricezione e in modo speciale nei suoi contenuti. Tale lettura abbiamo voluto che non fosse limitata all'occidente o ai cattolici, ma che si realizzasse da un orizzonte più vasto e più ecumenico. In secondo luogo è intenzione del Colloquio attirare l'attenzione sulla necessaria inculturazione nel nostro tempo della figura di Maria e del suo culto».
«La Marialis cultus porta il sigillo di un Papa profandamente mariano», ha affermato nel suo intervento il professore Jean Pierre Sieme Lasoul docente al Marianum e sottolineando una frase di Paolo VI: «Se vogliamo essere cristiani dobbiamo essere mariani». Dumitru Popescu che invece ha riletto l'esortazione di Paolo VI con lo sgu ardo dell'ortodosso. «Teotokos è l'appellativo più frequente nel culto ortodosso di Maria, Per molti la verginità della madre di Dio è inaccettabile ma possiamo dire che il corpo di Cristo ha attraversto il corpo di Maria come la luce attraversa il vetro»
Dal canto suo Elena Ribet, della Chiesa Battista di Torino ha spiegato che «la Riforma ha lasciato cadere tutta la mariologia e il culto connesso come non giustificato dalla Scrittura». Conseguenze? Nel protestantesimo manca la figura biblica di Maria che «potrebbe però essere recuperata come sorella di fede». Il primo giorno si è concluso con una corale preghiera ecumenica. Oggi sarà la volta ai altre relazioni: "Maria risposta alle attese della cultura contemporanea" (professor Datolo); "Maria e la persona umana oggi: libertà e relazionalità" (professor Trenti); "Maria donna eucaristica modello della Chiesa che celebra i divini misteri" (padre De Fiores); "La donna del nostro tempo si confronta con Maria di Nazaret" (professoressa Siviglia). Domenica la conclusione con gli interventi dei professori Cervera e Calabuig.

7/23/2013 5:10 PM
 
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Dallla Lumen Gentium al cap. VIII (Documento Conciliare Vaticano II)
 

52. Volendo Dio misericordiosissimo e sapientissimo compiere la redenzione del mondo, “ quando venne la pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, nato da una donna... per fare di noi dei figli adottivi” (Gal 4,4-5), “ Egli per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo e si è incarnato per opera dello Spirito Santo da Maria vergine ”. Questo divino mistero di salvezza ci è rivelato e si continua nella Chiesa, che il Signore ha costituita quale suo corpo e nella quale i fedeli, aderendo a Cristo capo e in comunione con tutti i suoi santi, devono pure venerare la memoria “innanzi tutto della gloriosa sempre vergine Maria, madre del Dio e Signore nostro Gesù Cristo ”

Maria e la Chiesa

53. Infatti Maria vergine, la quale all'annunzio dell'angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore. Redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo ufficio e dignità di madre del Figlio di Dio, ed è perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per il quale dono di grazia eccezionale precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri. Insieme però, quale discendente di Adamo, è congiunta con tutti gli uomini bisognosi di salvezza; anzi, è “ veramente madre delle membra (di Cristo)... perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra ”. Per questo è anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità; e la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima.

7/23/2013 5:13 PM
 
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"Beata colei che è la credente nell'adempimento delle parole del Signore"

(Lc. 1,45)

 

- Maria Assunta in cielo -

 

Nella chiusura di questo mese di Maggio e nell'attesa della imminente festa di Pentecoste urge una considerazione del tutto particolare sulla figura di Maria Vergine, la madre di Gesù.

Già S. Agostino puntualizzò che la grandezza di Maria non è stata tanto quella di essere la Madre di Gesù ma piuttosto quella di aver creduto nella Parola di Dio.

Anzi il testo greco nel suo originale dovrebbe riportare in italiano la traduzione che da l'inizio a questa riflessione. Maria infatti non è straordinaria perché ha creduto ma piuttosto perché, nella sua ordinarietà, è stata la "credente" in Dio e nella Sua Parola, sempre!

Ciò che infatti mette in gioco chi sta alla sequela di Cristo non è tanto il suo credere di un momento, né la sua adesione formale alla fede ma piuttosto colui che vive del credere in Lui, costantemente, in mezzo alla variegata ricchezza della vita, fatta di giornate solari e di giornate oscure, di grazia e di infedeltà con il peccato.

 

E' un atteggiamento che richiama non solo alla grazia che Dio dona ma anche alla risposta costante dell'uomo che alimenta il rapporto personale e comunitario con Cristo.

Il dogma dell'Immacolata concezione e dell'Assunzione al cielo in anima e corpo non sono una postilla verticistica che la Chiesa ha "incollato" sulla figura di Maria per capriccio, in tempi recenti ma, piuttosto, il riconoscere quello che da sempre la comunità dei credenti in Cristo, la Chiesa, ha riconosciuto, amato e sostenuto.

Un riconoscere l'opera della grazia nella madre di Gesù, dunque, ma anche un celebrare il suo essere "credente" nelle parole di Dio. Uno specchio per la comunità dei credenti, uno stimolo costante da tenere sempre nel cuore di coLei che meglio di tutti e più compiutamente non ha solo aderito alla fede ma ha sempre desiderato e voluto aderire.

 

Era inevitabile che a partire dalla riforma protestante ciò che non era dello stesso Lutero (devotissimo alla madre di Cristo) divenisse difficoltà per tutta la Chiesa riformata. L'aderire alla scrittura senza la tradizione che l'ha sostenuta per oltre un millennio e trovare tracce scritturistiche di Maria che aiutassero i fedeli a ridefinire il culto mariano era ed è una battaglia svolta male sia dal punto di vista teologico che scritturale, sia nella conceptio di Chiesa che, soprattutto, dal punto di vista semiologico ed epistemologico.

Rifiutare parte della tradizione fino al 1500, che è vita della Chiesa, quella stessa vita che, paradossalmente, ha alimentato la riforma per rifondare nelle sole scritture la fede del credente è opera di violenza inaudita ben più grande delle degenerazioni, pastorali o nei suoi pastori, che la Chiesa Cattolica ha compiuto non solo in quegli anni ma nei tempi a venire.

 

La scomunica come atto giuridico fatto ad una persona, ed in particolare quella di Lutero, decade con la morte del medesimo che sta davanti al Giudizio amoroso e misericordioso di Dio; come tutti noi d'altronde.

Non sono qui quindi per discutere il cammino ecumenico che ha i suoi tempi, le sue metodologie e le sue difficoltà. La teologia di Lutero affonda non solo su problematiche oggettive ma anche su questioni di prospettive personali di Lutero fondate sul suo rapporto personale con Dio, con la sua visione di Dio, con il conflitto personale della sua tormentata coscienza e anche, probabilmente, sull'incapacità di trovare in quei tempi chi potesse amare ed evangelizzare seriamente questo fratello nella fede. L'instaurarsi di dinamiche socio-politiche, di infantilismi da entrambi le parti e di non privilegiare l'amore unico per Cristo Gesù unico mediatore e sommo sacerdote ha portato alle degenerazioni e alle cristallizzazioni che tutti conosciamo.

 

Piuttosto sono radicalmente convinto che l'essere riuniti attorno a Maria, "la credente" nell'attesa dello Spirito Santo non può che essere la base per un vero cammino ecumenico anche se ci si accosta a Maria da prospettive diverse. E non solo.

Il problema della corredenzione e della mediazione di Maria è un problema falso.

Non capire il ruolo di Maria nella storia della salvezza vuol dire bestemmiare l'incarnazione e non capire le profondità della scrittura. Vuol dire non conoscere il cuore di Cristo e del disegno del Padre nello Spirito.

Dio Padre, che con il Suo figlio "nato da donna" nato "nella pienezza del tempo" ha desiderato ardentemente la collaborazione dell'uomo alla Sua grazia e al Suo amore.

 

Facciamo un semplice esempio.

Se io ho fame ed ho bisogno di pane e lo chiedo ad un fratello (qualunque sia il pane di cui ho bisogno!) ed il fratello o la sorella me ne da, questi compie un bene.

Ora questo bene avviene innanzitutto per grazia di Dio ma anche per adesione libera al bene di un mio fratello. Dunque il fratello che mi sta aiutando è un cooperatore del bene. Dio non è geloso, anzi desidera tali cooperatori, che dimostrano con i fatti la loro fede e di adorare Dio in spirito e verità. Certo tutto il bene viene da Dio ma, storicamente, anche dalla libera adesione dell'uomo alla grazia. Il fratello operando il bene (paradossalmente cristiano o no) partecipa dell'azione creatrice e redentrice di Cristo... è dunque, non per ontologia ma per operatività, cooperatore della grazia.

Anzi è cooperatore "nella Grazia".

E se una sorella prega per me presso Dio non opera forse una forma di mediazione? Certo non è mediatrice in senso ontologico, solo Cristo lo è presso il Padre. Solo Lui infatti rivela e dona il Padre, ma lo è in senso partecipativo.

Se tu preghi Cristo per me non fai altro che partecipare attivamente alla mediazione di Cristo già compiuta ma che attende il dispiegarsi storico e la collaborazione dei credenti. E' la logica dell'incarnazione e, ripeto, non è solo un fatto teologico ma di coerenza con il linguaggio che Dio usa da sempre nei confronti dell'umanità. Il linguaggio che Dio ha rivelato nella scrittura e che viene dalla scrittura e dalla tradizione della vita dei credenti attorno a Gesù Cristo.

Se questo avviene per noi non possiamo non dirlo in maniera del tutto particolare per la "Credente", per Maria?

Maria infatti non è ascesa al cielo ma è stata assunta. Cioè non è Dio ma l'immagine compiuta di ciò che la Chiesa, in quanto sposa di Cristo è chiamata ad essere.

Cioè la "credente"; tutta polarizzata verso Dio attraverso il Figlio, tutta desiderosa del Padre nello Spirito Santo. Non solo con il proprio spirito ma anche con la propria fisicità storica. Con tutta la carne.

E' la primogenità dei risorti nel Primogenito Risorto.

Sembra un gioco di parole ma è invece una promessa, carica di speranza, ed una caparra nello Spirito per capire ciò che siamo e ciò che siamo chiamati ad essere.

Dove, ovviamente, sappiamo che "il cielo" non è realtà geografica ma, nell'esatto significato biblico, la realta meta-storica e meta temporale di Dio dove tutto è Amore ineffabile e anche dove tutta la realtà terrena è seguita, vista, accudita perfettamente e costantemente nell'incessante fluire indicibile del Volto del Padre.... e tantissimo altro ancora che la stessa eternità è poca cosa per coglierla nella Sua Bellezza.

 

Lei che ha camminato, vegliato, vigilato e sofferto con la Chiesa nascente.

Lei così discreta e così femminile.

Lei così forte e dolce.

Maria è ben di più di una madre è la "credente";

è l'icona che il Padre ci ha donato per venire incontro alla nostra debolezza simbolica e psicologica di cogliere il Suo lato femminile. Maria è la creatura che meglio ha vissuto l'intimità e la docilità allo Spirito Santo. Se così non fosse non avrebbe potuto concepire il Salvatore.

Maria è dunque sacerdote per partecipazione dicendo sempre "fate quello che Lui vi dirà!".

Maria diventa icona per noi credenti peccatori in cammino ma in modo specialissimo per ogni donna per capire e valorizzare il proprio femminile in Dio.

Ella che racchiude in sé in maniera unica ed irripetibile la consacrazione verginale e la consacrazione sponsale. Paradigma per tutti i vergini e per tutte le spose.

 

Non entro sulla questione dei "fratelli" di Gesù per screditare la verginità perpetua di Maria perché è valutazione talmente sciocca e a-scritturale che ci credono solo gli esegeti che non amano la scrittura. Già perché nel panorama dei credenti ogni tempo offre degli esemplari che potremmo chiamare i "credenti griffati" (a Roma si dice "gli splendidi") coloro che vogliono fare gli originali per aver scoperto la "verità sempre nascosta"..

... e l'umanità sempre bisognosa di taumaturgi dell'anima, che sembrano benevoli e non direttivi e poi si rivelano i veri tiranni, corre a seguirli bisognosa di autostima ed originalità. Ma è un modo come un altro per evadere le proprie difficoltà interne, in particolari quelle verso la figura paterna. Chi corre verso costoro oppure e affascinata da questi non ha mai fatto né una vera esperienza di Cristo né una vera esperienza di Chiesa.

Maria è paradigma anche per questi, per chi desidera veramente riformare la Chiesa nel rispetto fecondo di ciò che Cristo ha istituito e legato ad un filo d'oro, nello Spirito Santo e nella poverta umana, da Pietro fino ai giorni nostri con il papa Giovanni Paolo.

 

La donna così destabilizzata nel suo femminile, dalla competitività professionale, dai nuovi stimoli di struttura familiare, dai conflitti con il padre e con la figura maschile trova, in Maria di Nazareth, un sicuro veicolo di maturazione psico affetivo e spirituale.

Maria infatti con il suo essere "la credente" è colei che ordina l'inconscio impazzito, le energie fluttuanti, le contraddizioni ed i dualismi, le isterie e le dissipazioni, per orientare la persona, ed in modo particolare la donna, verso una fecondità ed una capacità d'amore veramente divine e cristificate.

Maria non è l'icona per un perverso universo maschile che desidera venerare la donna e il femminile e quindi rendere la donna, maschilisticamente e apparentemente nobilmente, un oggetto.

No!

Maria è donna-credente per la donna perché sia donna ed è donna-credente per l'uomo perché sia uomo.

Lei che ha cresciuto il bimbo Gesù desidera ardentemente far crescere in noi il Suo Figlio.

E' il suo compito da sempre. Da quando, nella sperduta e sconosciuta Nazareth ha detto si! fino a quando lo ha detto sotto la croce di Lui prendendo in consegna Noi come Suo testamento. Non dico infatti noi come Chiesanon solo, ben di più, noi come umanità sempre bisognosa di incontrare l'unico mediatore dell'Amore del Padre.

 

7/23/2013 5:17 PM
 
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Ogni anno, il 15 agosto, centinaia di famiglie originarie della penisola balcanica si radunano alle Fontanelle di Montichiari: cristiani e musulmani insieme, in processione con la «Rosa Mistica»

www.avvenire.it

Rom in festa alla sorgente della Vergine

Dal Kosovo all’Italia, nuova patria. «La guerra ha travolto tutto, ma non il nostro profondo legame con la Madonna»

Dal Nostro Inviato A Montichiari (Brescia) Lorenzo Rosoli

Rom. Un popolo con le radici nel vento. Che per un giorno, una volta l'anno, ritrova un lembo di terra promessa. L'abbraccio di una madre. Più forte della storia e delle sue tempeste.
La terra è quella di Montichiari, diocesi e provincia di Brescia. Dove le ultime colline della cerchia morenica che cinge a meridione il lago di Garda si affacciano sulla Pianura Padana, c'è una località chiamata Fontanelle. Il motivo del nome è semplice: qui c'è una sorgente, l'acqua sgorga copiosa.
Ma in questo luogo sgorga ben altro che semplice acqua: da anni, il flusso crescente della devozione mariana. Siamo in uno dei luoghi delle presunte apparizioni di Maria Rosa Mistica a Pierina Gilli, la donna di Montichiari morta nel 1991 alla quale la Madre di Gesù avrebbe affidato un messaggio di conversione e di amore rivolto a tutti i popoli. «L'amor mio abbraccia tutta l'umanità», sta scritto sulla cappellina con la venerata immagine della Rosa Mistica. E i pellegrini che giungono da ogni parte del mondo l'hanno presa in parola. «Fra loro, sempre più numerosi, i Rom della ex Jugoslavia, che da una decina d'anni hanno preso a radunarsi qui ogni 15 agosto, nella solennità dell'Assunta - testimonia don Emilio Treccani -. Da tre anni sono responsabile diocesano del culto mariano alle Fontanelle, designato dal vescovo di Brescia, Giulio Sanguineti. E ogni volta vedo rifiorire un grande raduno di famiglie, una grande festa spontanea, che non cessa di stupirmi. Fra i Rom vi sono numerosi cristiani, cattolici e protestanti, ma molti sono musulmani: però tutti profondamente devoti alla Madonna e affezionati a questo luogo. L'Assunta è il loro giorno. Io, i sacerdoti diocesani e i volontari che ci aiutano, ci dedichiamo interamente a loro».
L'abbraccio dei Rom con la Madre di Gesù si è rinnovato anche quest'anno. I primi erano giunti ancora fra venerdì e sabato. Domenica, lungo la strada che porta alle Fontanelle e nei prati intorno, si contavano centinaia di auto e furgo ni; parlare di un migliaio di Rom è una stima per difetto. Hanno montato tende e gazebo, per terra hanno sistemato grandi tappeti e cuscini, qualcuno ha allineato bancarelle con oggetti sacri, abiti tradizionali, musica, cibo. Fin dal mattino presto i barbecue hanno preso a sfrigolare.
Mentre fervono i preparativi della festa, i Rom si recano al santuario per omaggiare la Rosa Mistica. Tutti hanno qualcosa da chiedere, qualcosa per cui ringraziare. «Una coppia, sposata da dieci anni, non riusciva ad avere bambini. L'anno scorso sono venuti qui a implorare la grazia di un figlio. E il figlio è arrivato. L'hanno chiamato Mohamed; sa, sono musulmani, ma che devozione alla Madonna! - racconta Marisa Tanzini, volontaria dell'associazione Rosa Mistica, anche lei impegnata nell'accoglienza dei pellegrini -. La nonna, per ringraziare la Vergine, ha appena portato una catenina d'oro». Chi offre denaro, chi oggetti preziosi, chi pecore. Ora ce ne sono due che brucano placide vicino all'ufficio di don Emilio. «Ma prima le hanno fatte girare tre volte intorno alla cappella della Rosa Mistica - racconta il sacerdote - e mi hanno detto: è un omaggio alla Trinità».
Col passare delle ore cresce il flusso dei pellegrini al santuario e alla «Fonte della Grazia». I Rom, famiglia per famiglia, uomini e donne, vecchi e bambini, salgono in ginocchio la "scala santa" dalla quale Maria Rosa Mistica sarebbe discesa il 17 aprile 1966. Poi entrano a piedi nudi nella vasca dove scorre l'acqua della sorgente, baciano l'immagine della Madonna, accendono ceri al Crocifisso, riempiono taniche intere con l'acqua della fonte... Don Emilio li invita al silenzio e alla preghiera; ma più delle parole, sembrano avvincerli quei segni tangibili - l'acqua, la fiamma, il bacio e la carezza alla Vergine e al Figlio...
Alle 10,30 parte la processione con la statua della Rosa Mistica. Ci vorrebbe lo sguardo di un Kusturica e la colonna sonora di un Bregovic per restituire la vivezza di questa processione d ove distinte signore bresciane (le volontarie dell'associazione Rosa Mistica) e tre suore brasiliane (dirette a Medjugorie, in servizio "temporaneo" alle Fontanelle) tengono per mano piccoli Rom, seguite da uomini e donne Rom che si alternano nel portare la statua, mentre nel gruppo fanno capolino famigliole africane e dello Sri Lanka (anche fra loro si è diffusa la devozione alla Rosa Mistica). Mentre la statua avanza lungo la strada sotto il sole di Ferragosto, le autoradio a tutto volume si placano, il fitto brusio delle famiglie accampate si arresta. Solo silenzio, e la più multietnica delle Avemaria. Infine, la Messa. Poi l'afflusso dei Rom alla «Fonte della Grazia» riprende copioso. E la musica dei Balcani torna a riempire il cielo padano.
«Sono musulmano ma credo nell'unico Dio e sono devoto alla Madonna», testimonia un Rom di 22 anni. Alza la maglietta: sul fianco si è fatto tatuare un enorme Gesù Sacro Cuore. «Indelebile», assicura. «Siamo qui a chiedere grazie: per la salute, i figli, la fortuna - incalzano due uomini -. Molti di noi sono fuggiti dal Kosovo a causa della guerra. Già nella ex Jugoslavia non eravamo più nomadi, avevamo casa e lavoro. La guerra ha travolto tutto: ma non il nostro legame con Maria. Ora viviamo dispersi in vari Paesi d'Europa, ci siamo rifatti una vita. Alle Fontanelle rivediamo amici e parenti che non incontravamo più da anni. Ed è una festa nella festa».

 
7/23/2013 5:19 PM
 
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Presso la tomba di S.Pietro in Vaticano, sotto l'Altare principale della Confessione, sono stati ritrovati vari graffiti, (durante gli scavi fatti nel secolo scorso) incisi alla fine del III secolo, di cui uno porta unito ai monogrammi di Cristo e Pietro: "Ch e Pe"; il nome intero "MARIA", sormontato dall'acclamazione "NICA"traslazione latina che vuol dire "vittoria".
Queste informazioni sono importanti per constatare come già un secolo prima della definizione del dogma della divina maternità di Maria (Theothokos), sancita ad Efeso nel 431, a Roma Maria è già venerata e associata a Cristo e a Pietro, nella medisima acclamazione di "vittoria".
Sempre databili al III secolo, sono stati rinvenuti nei cimiteri di Priscilla e di Pretestao su tegole e lapidi, dipinta una grande "M", accanto ad una croce, ed altre accanto al nome di Maria "MA", unito al simbolo di Cristo "X"...è qui evidente lo scopo di associare la protezione di Cristo con la mediazione della Madre.
Già nelle Catacombe si trovano affreschi mariani, il più antico è in quelle di Priscilla, dove dominano la scena dell'Annunciazione e datata alla fine del II secolo, e quella dell'adorazione dei Re Magi sempre dello stesso periodo.
 
Il Piemonte fu evangelizzato da S.Eusebio di Vercelli (283-371), al quale è stato attribuito l'erezione di alcune chiese mariane e che sono giunte fino a noi come quella di Crea e di Oropa. Il suo predecessore S.Massimo (380-466), primo vescovo di Torino, ha dato inizio al culto della "CONSOLATA", ponendo nella chiesa di S.Andrea, una icona bizantina della Madre di Dio, avuta in dono dal suo maestro.
 
La storia della Consolata divenne presto "dogma e devozione" insieme: maternità di Dio e misericordia offerta ai credenti.
Nel 1706 a seguito della vittoria ottenuta sulle truppe francesi, dopo aver lungamente invocato e fatto pregare la Consolata da tutto il popolo, Vittorio Amedeo II fece erigere la celebre Basilica di "Nostra Signora". In questa Basilica veniva a pregare anche Don Bosco, nella quale gli venne l'idea di innalzare il culto a Maria Ausialitrice, per ricordare l'intervento materno della Vergine nei momenti difficili dei singoli cristiani e di tutta la Chiesa.
 
(Notizie tratte da: "Maria, Madre della Chiesa nei 5 Continenti", primo altante mariano, di p. Attilio Galli, Ed. Segni, pag.165-173)
 
7/23/2013 5:20 PM
 
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dall'America una buona notizia.....
 
IMMACOLATA CONCEZIONE: un libro ne celebra il mistero 

(Corrispondenza romana) Don Paul Haffner, titolare di cattedra presso la Facoltà di Teologia dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (UPRA), ha pubblicato due mesi fa presso le case editrici Gracewing (Gran Bretagna) e Hillenbrand Books (USA) un libro in lingua inglese dal titolo The Mistery of Mary. Alla presentazione ufficiale del volume, che è avvenuta nel pomeriggio di sabato 4 dicembre all'UPRA, hanno partecipato i professori Thomas Williams, LC, decano di teologia, Roberto de Mattei, vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e Elisabeth Lev, docente di arte e architettura cristiana al Campus di Roma della "Duquesne University". "Il libro non tratta solamente del dogma dell'Immacolata Concezione" ha detto il prof. Haffner. 

Esso è stato pubblicato per celebrare il 150° anniversario della definizione, da parte di Papa Pio IX, del dogma dell'Immacolata Concezione della Madonna. In questo libro ho tentato di offrire una chiara, articolata panoramica della teologia e della dottrina riguardante Maria, all'interno di una prospettiva storica. È mia convinzione, infatti, che la base di una fruttuosa devozione verso la Madre di Dio cominci dalla retta dottrina fondata sulle Scritture e sulla Tradizione, e alimentata dalla buona teologia". 

Per l'autore, il mondo moderno ha difficoltà a comprendere questo dogma perché "è erede di molte filosofie erronee e incomplete. Infatti, il Mistero di Maria illustra e rivela non solamente il Mistero di Cristo, ma anche i desideri ardenti e le aspirazioni dell'esistenza umana. La sua Immacolata Concezione e la sua vita senza peccato, per esempio, ci mostrano che la Salvezza ha veramente avuto un impatto, poiché Egli l'ha preservata dal peccato. Lei è perciò un raggio di luce in un modo oscurato dalle tenebre. Inoltre, nel 1950 ha avuto luogo la definizione dell'Assunzione di Maria, e anche questo è stato di grande importanza storica".
 
( Faccio una constatazione a questa frase che ho sottolineato in rosso perchè è il cuore del culto mariano..... Il Dono di Maria per noi da parte di Dio è anche un SEGNO TANGIBILE E VISIBILE DELLA SUA ONNIPOTENZA..E DELLE SUE STESSE PROMESSE.....l'INCARNAZIONE DEL VERBO, DIRà SAN PAOLO....E' LA NUOVA CREAZIONE.....MARIA CHE NE E' PARTE INTEGRANTE E COLLABORATRICE NEL SUO FIAT.....E' SEGNO E NON SIMBOLO, MA SEGNO VERO DI QUEL "RIFARE NUOVE TUTTE LE COSE"..... Maria ne è il prototipo in tutto.....la sua perfezione consiste non solo in una scelta DI DIO....ma anche nella PARTECIPAZIONE LIBERA DI MARIA STESSA.....la quale invece di contestare....."meditava tutte queste cose nel suo cuore"....,,,ci auguriamo che i fratelli in Cristo evangelici-pentecostali...prima o poi lo comprenderanno...)

Ciò è avvenuto a metà di un secolo "in cui la sacralità del corpo umano veniva negata teoreticamente e praticamente a molti livelli. Nella prima metà del XX secolo essa veniva negata a livello politico nei sistemi totalitari del Marxismo e Nazismo attraverso la negazione della concezione teorica della sacralità del corpo e attraverso l'eccidio di milioni di persone nei gulag e nei campi di concentramento". Nella seconda metà del secolo "l'assalto sferrato alla sacralità del corpo umano andò oltre con il massacro di innumerevoli milioni di persone attraverso l'aborto e l'eutanasia, e anche attraverso gli esperimenti sacrileghi condotti sugli embrioni, per non parlare poi dell'ingegneria genetica e dei tentativi di clonazione di esseri umani". Tutto ciò "è controbilanciato dall'affermazione di Cristo che la Madonna è stata assunta in anima e corpo nella gloria dei Cieli. La Chiesa, credendo nella resurrezione del corpo, ritiene che questo stesso corpo sia stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, e che sia chiamato ad un destino soprannaturale in Cristo".
..........
( questo controbilanciamento E' UN DONO DI DIO ALL'UMANITA' INTERA...... Oggi si vogliono adottare figli fra coppie dello stesso sesso...che famiglie potranno mai essere quando Dio stesso per non essere di scandalo all'umanità usò LA MEDESIMA STRADA PER VENIRE AL MONDO...PREPARANDOSI UNA MADRE? Maria controbilancia la follia dell'uomo che vuole stravolgere il senso della CREAZIONE...e che vuole stravolgere il cuore stesso della vita: PRESENZA DEI GENITORI...PRESENZA DI UNA FAMIGLIA.....fondamento di ogni società....)
 
Ma interessanti sono le AFFERMAZIONI DELLA TEOLOGIA RIFORMATA-PROTESTANTE...INCORAGGIANTE E' QUANTO SEGUE:
 
Secondo don Haffner c'è un "considerevole accordo tra Cattolici e Ortodossi sulla Mariologia", ed è "incoraggiante che sia un crescente apprezzamento di Maria all'interno dei circoli riformati", citando John Macquarrie, teologo riformato, che scrive: "È Maria che è venuta a simboleggiare l'armonia perfetta tra la volontà divina e la risposta umana, per cui è lei a dare significato all'espressione Corredentrice". 
Maria è anche Mediatrice per gli angeli, come è stato spesso sostenuto dalla teologia orientale, ha affermato, infine, il teologo. "Maria infatti, essendo vicina a Dio, è la sola meritevole di ricevere tutta la Grazia dello Spirito Santo. San Gregorio Palamas sottolineava in questo modo l'importanza della Theotokos, dopo la sua dipartita da questo mondo: 'Dal grado di vicinanza a Dio che supera tutti coloro che si sono avvicinati a Lui, per così tanto la Theotokos è stata ritenuta meritevole di un pubblico più ampio. Non parlo solamente degli uomini, ma anche delle stesse gerarchie angeliche'". (CR 881/04 del 4/12/04)
.........
 
7/23/2013 5:23 PM
 
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Maria: la Dimora di Dio....
 
Un pastore protestante era particolarmente conosciuto nella zone per i suoi polemici attacchi verso la devozione dei cattolici nei confronti della Vergine Maria.

            Mancavano pochi giorni all'8 dicembre e una notte quell'uomo ebbe un sogno. Gli apparve un angelo che lo portò in un villaggio pieno di case. "Voglio che tu scelga una casa per il tuo unico e amato figlio" gli disse l'angelo.

            Il pastore non si dimostrò sorpreso che l'angelo sapesse quanto lui amava quel suo unico figlio: era o non era un angelo? Così l'uomo e la creatura celeste attraversarono in lungo e largo il villaggio. Il pastore esaminava attentamente ogni casa. Amava così tanto suo figlio che voleva solo il meglio per lui. Ma con suo disappunto si accorse che tutte le case avevano qualche difetto: una era senza tetto, un'altra era un deposito di immondizia, l'altra ancora sembrava lì lì per cadere...

            "Non vedo una casa che possa andare bene per mio figlio" disse l'uomo all'angelo. "E' possibile invece costruire la casa che ho in mente per lui?" "Dimmi la casa che hai in mente" rispose l'angelo" e sarà fatta in un istante".

            Il pastore descrisse la casa ideale per suo figlio: doveva essere pulita, bella... perfetta. Appena ebbe finito di parlare, la casa apparve davanti ai suoi occhi.

            "Perché hai scelto questa casa per tuo figlio?" chiese l'angelo. "Come posso permettere che mio figlio viva nelle case che abbiamo visto?" replicò il pastore protestante. "Sono tutte sporche e malridotte. Per mio figlio voglio il meglio!" "Le tue parole sono la risposta alle tue critiche sulla devozione all'Immacolata" disse l'angelo.

            "Non capisco..." "Non stavi preparando un sermone per criticare la devozione cattolica all'Immacolata Concezione?" "Sì! - rispose il pastore - ma non vedo che cosa questo abbia a che fare con la scelta delle case." "Quando Dio stava cercando una donna che diventasse la Madre del Suo Figlio - disse l'angelo - non ne trovò nessuna di adatta, perché ogni creatura umana é imperfetta e macchiata dal peccato. Nel Suo amore e nella Sua sapienza Dio ha voluto che una donna fosse perfetta, immacolata, non contagiata dal peccato, in modo che fosse un'abitazione degna per il Suo unico Figlio.

            Se tu, imperfetto come sei, vuoi il meglio per tuo figlio, pensi che Dio si accontenti di meno per Suo Figlio? Per questa ragione c'é l'Immacolata Concezione. La dimora di Cristo, Maria, doveva essere perfetta per accogliere Colui che é Perfetto".

Annunciazione - Philippe de Campagne
                    (GRAZIE Eugenio)

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te". A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". 

Allora Maria disse all'angelo: "Come è possibile? Non conosco uomo". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto". E l'angelo partì da lei.   

 
7/28/2013 5:16 PM
 
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Nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo:
 
Maria in tutta verità è divenuta Madre di Dio per il concepimento umano del Figlio di Dio nel suo seno; "Madre di Dio. . . non certo perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla santa Vergine, ma, poiché nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne" [Concilio di Efeso)
 
Quindi questo primo punto dovrebbe essere chiaro.
 
Un altro punto da chiarire è quello relativo a Gesù Cristo definito "vero Dio e vero uomo."
 
Sempre nel Catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo:
 
L'evento unico e del tutto singolare dell'Incarnazione del Figlio di Dio non significa che Gesù Cristo sia in parte Dio e in parte uomo, né che sia il risultato di una confusa mescolanza di divino e di umano. Egli si è fatto veramente uomo rimanendo veramente Dio. Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. La Chiesa nel corso dei primi secoli ha dovuto difendere e chiarire questa verità di fede contro eresie che la falsificavano.
 
Una di queste eresie era quella di Nestorio.
 
L'eresia nestoriana vedeva in Cristo una persona umana congiunta alla Persona divina del Figlio di Dio. In contrapposizione ad essa san Cirillo di Alessandria e il terzo Concilio Ecumenico riunito a Efeso nel 431 hanno confessato che "il Verbo, unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un'anima razionale, si fece uomo"
 
Successivamente il Concilio di Calcedonia chiarì ulteriormente questo concetto:
 
Un solo e medesimo Cristo, Signore, Figlio unigenito, che noi dobbiamo riconoscere in due nature, senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione. La differenza delle nature non è affatto negata dalla loro unione, ma piuttosto le proprietà di ciascuna sono salvaguardate e riunite in una sola persona e una sola ipostasi
 
A questo punto facciamo un breve riassunto: Gesù Cristo, il Verbo incarnato, ha la natura divina in quanto Dio e la natura umana in quanto nato da Maria. Queste due nature, però, non sono separabili in quanto Egli è vero Dio e vero uomo.
 
Maria ha quindi dato alla luce il Verbo incarnato.
 
Ora però entra in gioco la dottrina della Trinità. Dal CCC:
 
La Trinità è Una. Noi non confessiamo tre dèi, ma un Dio solo in tre Persone: "la Trinità consustanziale" [Concilio di Costantinopoli II (553)]. Le Persone divine non si dividono l'unica divinità, ma ciascuna di esse è Dio tutto intero.
 
Non è quindi per nulla strano che la stessa definizione si accettata anche dagli evangelici.Dal sito Evangelici.altervista.com prendo queste definizioni:
 
La dottrina della Trinità - cioè, che Dio Padre, Figlio e Spirito Santo sono tutti ugualmente ed eternamente l'unico vero Dio - può apparire difficile da comprendere, ma è il vero e proprio fondamento dell'insegnamento cristiano.
Il concetto di tri-unità: L'insegnamento della Bibbia a proposito della Trinità può essere sintetizzato come segue: Dio è una Tri-unità, in cui ciascuna Persona della Deità è ugualmente, pienamente ed eternamente Dio.
 
Quindi il CCC dice: ciascuna di esse è Dio tutto intero
Evangelici.net dice: ciascuna Persona della Deità è ugualmente, pienamente ed eternamente Dio.
 
In pratica le definizioni dicono la stessa cosa.
 
Adesso riprendiamo l'affermazione appena fatta:
Maria ha quindi dato alla luce il Verbo incarnato.
 
Il Verbo è una dette tre Persone della Trinità e, secondo le definizioni sopra riportate e "pienamente ed eternamente Dio".
 
Quindi si può tranquillamente dire che Maria ha  dato alla luce Dio, cioè è madre di Dio.
 
Con questo non si intende, spero che sia chiaro, che Maria è madre di Dio il Padre o di Dio lo Spirito Santo. Sarebbe una definizione assurda. Maria è madre di Dio in quanto il Dio il Verbo è pienamente Dio e non "una parte" di Dio.
 
Insistere sul fatto che Maria è la madre del Verbo incarnato e solo del Verbo incarnato (coem sento spesso fare da parte evangelica) è molto pericoloso perchè fa pensare ad una doppia natura di Gesù. E' singolare il fatto che i padri conciliari ad Efeso definirino il titolo di "madre di Dio" non per esaltare Maria ma per rendere chiaro che in Gesù Cristo non c'era separazione alcuna fra natura umana e natura divina.
 
Infatti all'inizio del V secolo, Nestorio di Antiochia aveva sostenuto che Maria doveva esseer chiamata solo "Cristotokos" cioè madre di Cristo.
 

Ma questa concezione portava inevitabilmente a ritenere che il Verbo di Dio avesse unito a sè la persona di un uomo mentre Giovanni afferma chiaramente che il Verbo ( il Logos) si era fatto uomo lui stesso.

 Quindi il titolo "madre di Dio" spiega e chiarisce il mistero dell' Incarnazione. Rifiutarlo significa rispolverare antiche eresie già confutate.

7/28/2013 5:21 PM
 
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Cos'è il nestorianesimo? E' una dottrina cristologica che professa la presenza in Cristo di due nature e due persone, la cui unione ha un carattere puramente morale o psicologico, ma non ontologico.
 
Da www.paginecattoliche.it
 

NESTORIO E IL NESTORIANESIMO

Per meglio combattere l'apollinarismo, il più insigne dottore della scuola di Antiochia, Diodoro, vescovo di Tarso dal 378, aveva manifestato una certa tendenza ad opporre il Figlio di Dio, consostanziale al Padre, al Figlio di David, nato dalla Vergine. Il Figlio di David, secondo lui, era stato solo il tempio del Figlio di Dio. Maria non meritava quindi per alcun motivo l'attributo di Madre di Dio. Diodoro, illustre vescovo e teologo, intendeva bensì salvaguardare l'unità morale di Cristo, ma non si accorgeva di salvaguardarla solo a parole: in realtà sembrava ammettere due persone nello stesso Cristo: una persona divina e una persona umana. Dopo Diodoro. che era morto nel 394, il suo migliore discepolo, Teodoro, vescovo di Mopsuestia dal 392, si dedica a penetrare quella che noi chiameremmo oggi la psicologia umana del Cristo. Egli lo vede svilupparsi, come ogni altro uomo: o lottare, al pari degli altri, contro le tentazioni, ma finire col meritare la sua unione con il Verbo.

Teodoro aveva tuttavia avuto cura di rivestire il suo pensiero di forme così tradizionali da non sollevare alcuna protesta. Però nell'anno stesso della sua morte, avvenuta nel 428, uno dei suoi discepoli, il prete Anastasio, condotto da Antiochia a Costantinopoli dal nuovo vescovo di questa città, Nestorio, si ispirò alle sue idee nella propria predicazione. Dovendo parlare in pubblico della Vergine Maria, contestò al popolo cristiano il diritto di chiamarla Madre di Dio - Theotocos - come si usava fare ormai da lungo tempo. Questa opinione del prete Anastasio produsse sbigottimento nella città. Davanti allo stupore dei fedeli, Nestorio, che condivideva la convinzione di Anastasio dietro le orme di Diodoro di Tarso e di Teodoro Mopsuesteno, prese decisamente posizione in suo favore. Un laico di nome Eusebio, che diverrà più tardi vescovo di Dorilea, protestò ad alta voce contro il linguaggio del vescovo.

Tutta la città e la Corte si trovarono interdette. La Corte imperiale si schierò con il vescovo, ma i monaci e il popolo erano per la tradizione mariana. Presto il rumore di queste controversie giunse ad Alessandria, sede episcopale in rivalità secolare con la scuola di Antiochia e con la sede di Costantinopoli. Il vescovo di Alessandria era appunto un teologo di primissimo piano, Cirillo. Egli intervenne senza indugi, dapprima con cortesia, rivolgendosi direttamente a Nestorio; poi quando vide che le sue osservazioni non erano accettate, si rivolse a Roma. Nestorio aveva già fatto altrettanto.

Da una parte e dall'altra, si comprendeva benissimo che il nodo della questione risiedeva nell'uso dell'attributo Madre di Dio applicato a Maria. Se glielo si rifiutava, si veniva a rompere l'unità di persona in Gesù Cristo. Invece di una persona se ne ammettevano due: la persona umana di Cristo di cui Maria era madre - Christotokos - e la persona divina del Verbo, aggiunta a quella di Cristo, in una unione puramente morale. Se invece si ammetteva in Cristo una sola persona, quella del Verbo, come aveva sempre fatto la tradizione cristiana, ne seguiva che la relazione di maternità, in quanto riguardava la persona, attraverso la natura generata, doveva avere come termine il Verbo. Maria doveva essere detta, in quanto fonte della natura umana di Cristo, Madre di Dio. Maternità e filiazione si dicono infatti da persona a persona.

A Roma, così si intendevano le cose. Il papa Celestino diede ragione a Cirillo contro Nestorio. Il suo primo diacono, Leone, il futuro papa. scrisse subito a Giovanni Cassiano, che conosceva da lungo tempo, per chiedergli di scrivere un trattato sull'argomento. Cassiano obbedì a questo desiderio, e noi possediamo il suo trattato in cui egli dimostra attraverso la Scrittura e la Tradizione, che Maria non deve essere chiamata solo Madre di Cristo, a meno che non si specifichi subito che ciò significa Madre di Dio.

Se Nestorio rifiutava di ammettere questa conclusione, era impossibile non trattarlo come eretico. E la cosa era così grave che si doveva radunare al più presto un concilio generale. Cirillo, nel frattempo, aveva riassunto il suo pensiero in dodici anatemi. Nestorio vi aveva risposto con dodici contro-anatemi. E accusava Cirillo di ricadere nell'apollinarismo, facendo del Verbo il sostituto della personalità umana di Cristo.

 

IL CONCILIO DI EFESO (431)

I due imperatori Teodosio II (Orienle) e Valentiniano III (Occidente) avevano convocato i vescovi a Efeso per il 7 giugno. In tale data, si trovò presente Cirillo con un certo numero di vescovi, ma non erano giunti né i legati del papa né i vescovi antiocheni. Cirillo, il personaggio più illustre di quelli che erano riuniti, pazientò per quindici giorni, non senza trattare abilmente con la Corte. Quindi il 22 giugno, senza attendere oltre, aprì il concilio, che in un giorno risolse la controversia, condannò Nestorio e lo depose. I vescovi (in numero di 198) e il popolo acclamarono queste decisioni.

Quattro giorni dopo, giunse Giovanni d'Antiochia con i suoi vescovi, tutti favorevoli a Nestorio che era, come si è detto, della scuola antiochena. Essi opposero quindi subito un controconcilio a quello del 22 giugno, condannarono e scomunicarono Cirillo, e annullarono quanto era stato fatto in loro assenza. Fu il secondo atto del dramma. Ma seguì immediatamente il terzo. Giunsero infatti presto i legati del papa. Portavano una condanna formale di Nestorio pronunciata dal papa Celestino I in un sinodo romano. Avevano ricevuto dal papa l'incarico di chiedere a Cirillo e all'intero concilio una semplice promulgazione del giudizio inappellabile già pronunciato dal pontefice romano. Essi approvarono quindi, l'11 luglio del 431, tutte le decisioni prese da Cirillo e dal concilio il 22 giugno precedente.

Nestorio tuttavia contava sempre sull'appoggio della corte imperiale. Fra questa e Cirillo si impegnò una lotta diplomatica, nella quale il vescovo di Alessandria deve essere ricorso a procedimenti che erano anche troppo in uso in quel tempo, colmando di doni i consiglieri più influenti dell'imperatore. In fondo, aveva buoni motivi per farlo. Teodosio II si lasciò convincere. Fece rinchiudere Ncstorio in un monastero e lasciò rientrare Cirillo come vincitore ad Alessandria, mentre Giovanni di Antiochia tornava, molto scontento, in Siria. Cirillo da parte sua dovette provare di non ammettere in alcun modo l'apollinarismo perché fosse finalmente ristabilita la pace fra lui e i vescovi antiocheni (433).

Nestorio, mandato più tardi in esilio, vi compose un'opera intitolala: Il libro  di Eraclide di Damasco.

Questo scritto, rinvenuto nel 1910, è una accorta apologia. Ma l'eresia di Nestorio, per quanto velata, vi rimane abbastanza visibile. Anche dopo che gli scritti di Nestorio erano stati condannati alle fiamme, la sua eresia sopravvisse nelle opere di Diodoro di Tarso e di Teodoro Mopsuesteno.

Conservò quindi degli adepti, e ne conserva ancora ai nostri giorni. Si formò una scuola teologica a Edessa, e quindi a Nisibi in Persia. Il nestorianesimo si propagò di qui nell'Arabia, nelle Indie, e perfino nella Cina e nella Mongolia. Tuttavia, la maggior parte dei nestoriani tornarono, a partire dal secolo XVI, all'unità cattolica. Alcuni caddero sotto l'influsso di missionari protestanti, americani e anglicani; altri passarono alla " ortodossia russa " a partire dal 1897. Durante la prima guerra mondiale, molti furono massacrati dai Turchi.

Altri fuggirono sui monti del Kurdistan, o in Mesopotamia. Vi sono attualmente dei nestoriani nell'Iraq, nella Siria, nella Persia e nell'India. Si calcolano a 30.000 quelli dell'Iraq, ad alcune migliaia quelli della Siria, a 9.000 quelli della Persia e infine a 2.000 quelli che restano nell'India sotto il nome di mellusiani. In totale, certamente meno di 100.000 nestoriani autentici.

 
7/28/2013 5:28 PM
 
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La divinità di Gesù Cristo che si è fatto  carne è una verità tanto importante che la Scrittura afferma:
 

2Gv 7  molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l'anticristo!

Se si separa la natura umana da quella divina di Cristo, chiaramente vengono fuori due personalità in Cristo, mentreEgli è una sola persona. E Maria è madre di quella sola Persona, che è il Verbo di Dio fatto carne.

Ma alcuni evangelici pur di negare quello che i cattolici affermano quando chiamano Maria, madre di Dio e cioè dell'unico uomo-Dio che è Cristo, scantonano a volte nelle vecchie contraddizioni dei primi secoli.

7/28/2013 5:31 PM
 
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Un'altra eresia, a dire il vero diffusa solo in ambiti ristretti, è quel che sostiene che la natura umana di Gesù non viene da Maria ma da Dio.
 
Questa definizione è assolutamente anti biblica.
 
Questo breve versetto di San Paolo è sufficiente a dimostrare l'ignoranza biblica di chi fa affermazioni di questo genere.
 
"Da essi [gli ebrei] proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli " (Rm 9,5)
 
Questo "Dio benedetto nei secoli", che è Gesù,proviene dagli israeliti secondo la carne, cioè secondo la generazione umana. E questo avviene tramite Maria di cui egli è figlio naturale.
 
Una conferma la troviamo anche da parte evangelica.
 
Da la parola.net traggo questo commento:
 

Romani 9:5

dei quali sono i padri,

i patriarchi ch'erano, ad un tempo, i padri, i modelli, e la, gloria della nazione. Si allude specialmente ad Abramo, Isacco e Giacobbe.

E dai quali è venuto, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen.

«Se i patriarchi sono come la radice dell'albero, il Messia ne, è come il fiore» (Godet). L'essere il popolo, da cui è uscito il Salvatore del mondo, è il massimo dei privilegi concessi ad Israele; e perciò viene mentovato dopo gli altri quasi a coronare tutto, il resto che avea carattere preparatorio Giovanni 4:22. Il Cristo, però, esce da Israele solo secondo la carne cioè per quanto riguarda la sua natura inferiore, umana Romani 1:3; Giovanni 1:14. Quanto alla sua natura superiore, egli è Figlio di Dio, anzi addirittura Dio. L'ultima parte del versetto è stata, torturata, in molte guise, da coloro a cui ripugna il titolo di «Dio» dato da Paolo a Cristo. Tuttavia, (come, riconoscono molti di costoro), è questo il solo senso non forzato che la frase possa avere. Il troncarla mettendo un punto dopo: il Cristo, per fare del resto una dossologia rivolta a Dio: Colui che è Dio sopra tutte, le cose [sia] benedetto in eterno! rende incompleta la frase relativa a, Cristo, poichè l'accenno alla sua origine giudaica «quanto alla carne», cioè quanto alla, sua. umanità, mostra che Paolo intendeva parlare di un'altra origine e di una natura superiore all'umana (cfr. Romani 1: 3-4). La dossologia poi, rivolta a Dio, avrebbe carattere di un ex abrupto, non essendo preparata da quel che precede. Inoltre, si osserva, che la, formula costante delle dossologie, così nel greco come nell'ebraico, colloca al primo posto la parola più importante: «Benedetto sia Iddio...». D'altronde, Paolo non chiama egli ordinariamente Cristo «il Signor nostro?» ed in Tito 2:13, non parla egli della «apparizione della gloria del Dio e Signor nostro Gesù Cristo?». In Filippesi 2:6, dice che, prima dell'incarnazione, era «in forma di Dio», «uguale a Dio»; in Colossesi 2:9 dice che «tutta, la pienezza della divinità abita in lui corporalmente»; quindi, non può recare meraviglia che, volendo qui porre in rilievo la grandezza divina, del Messia, lo chiami «Dio sopra tutte le cose» (Cfr. 1Corinzi 10:4; 2Timoteo 4:18; Giovanni 1:1-2; Ebrei 1). «Colui al quale appartengono attributi divini come l'eternità (Colossesi 1:15,17) l'onnipresenza Efesini 1:23; 4:10, il diritto di grazia, Romani 1:7; 1Corinzi 1:3 colui al quale sono attribuite opere divine quali la creazione e la conservazione del mondo Colossesi 1:16-17, il giudicioRomani 14:10; 2Corinzi 5:10; 2Tessalonicesi 1:7-10; colui al quale vien tributato culto divino Romani 10:13; Filippesi 2:10-11 non può essere che Dio» (Philippi). Su tutte le cose anzichè su tutti come potrebbesi anche tradurre il primo modo indica meglio la universale sovranità divina del Cristo ch'è degno d'essere adorato nei secoli Giovanni 20:28. Difficilmente potrebbesi riconoscere, in modo più completo e la, divinità di Cristo ch'è l'Iddio sovrano degno di eterna, adorazione, ed il fatto storico della sua incarnazione nel seno d'una madre israelitica.

Collegata a questa eresia, solitamente troviamo frasi come queste:

Sia Maria che Giuseppe erano soltanto genitori adottivi di Gesù, mentre il suo corpo umano era opera di un atto creativo di Dio.
La Bibbia chiama anche Giuseppe "Padre del Signore Gesù" ma non per questo lo è realmente.
 
Queste affermazioni non sono sostenute da nessun versetto biblico. Infatti mentre di Giuseppe si dice esplicitamente che lui non era il padre del bambino (Lc 3,23 "Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent'anni ed era figlio, come si credeva,di Giuseppe figlio di Eli") non si dice mai la stessa cosa di Maria che è sempre presentata come la madre naturale.
Giuseppe è il padre putativo ( cioè solo ritenuto tale) menttre Maria è la madre in senso pieno.
 
E' ovvio, però, che alla Bibba si può far dire tutto quello che si vuole, basta volerlo. Quanto sopra riportato ne è un esempio lampante.
7/28/2013 5:33 PM
 
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"RITROVARE LA FEDE È PIÙ IMPORTANTE
CHE RECUPERARE LA VISTA"

Il Dr Patrick Theillier, medico permanente del Santuario di Lourdes, responsabile delle constatazioni mediche, sta scrivendo un libro dove raccoglie confidenze e testimonianze avute nel celebre Santuario mariano in tanti anni di lavoro.

L'Autore afferma in un articolo, apparso sulla rivista Lourdes magazine di aprile-maggio di quest'anno(2000), che intende documentare come Lourdes sia ancora "un luogo di guarigione per il XXI secolo". E così argomenta: "Tradizionalmente il Santuario di Lourdes è considerato 'terra di miracolo'. È sicuro che fin dalla prima guarigione di Catherine Latapie, avvenuta il 1° marzo 1858, solo tre giorni dopo la nona Apparizione durante la quale Bernadette ha messo in luce la sorgente, si sono succeduti fatti di guarigioni straordinarie senza interruzione, fino ad oggi. Ma bisogna focalizzarsi solamente sulle guarigioni fisiche straordinarie, quelle visibili e costatabili? Esse sono poco numerose ove rapportate al numero dei pellegrini ammalati che si recano a Lourdes: bisogna ammetterlo. Queste guarigioni, però, hanno anche un preciso significato: quello di manifestarci, rivelarci o confermarci tutte le altre 'guarigioni' invisibili

L'uomo di questo nuovo secolo XXI°, che perde le sue radici, i valori, i riferimenti, il senso, è un essere sempre più 'scoppiato', sempre più 'ferito', bisognoso di una'guarigione interiore' La guarigione dell'anima, dal peccato, è la più importante e credo di sapere che i Confessori a Lourdes non sono affatto disoccupati… Tutti possono testimoniare quanto questo Sacramento qui sia efficacissimo, dimostrando la sua potenza divina…è triste come, parlando di Maria e di questi Santuari, coloro che le sono nemici si soffermano soltanto sulle apperenze e sulle forme devozionali, non percependo il grande miracolo che ogni avviene attraverso una conversione, un pianto, un risveglio verso Dio....

 

Quelle interiori sono anche guarigioni da ferite psico-affettive che tutti ci portiamo dentro e che avvelenano la nostra esistenza e quella dei nostri cari! Ce ne sono di ogni tipo; e molto spesso sono connesse con il peccato. Ora, è la forza di un luogo come Lourdes che permette di vivere con il medesimo slancio queste guarigioni psico-spirituali alla Cappella della riconciliazionecome altrove, specialmente alle piscine. Questa immersione del corpo nell'acqua, esperienza fortemente simbolica di rigenerazione, può essere fonte di guarigione da numerosissime ferite attuali che colpiscono l'anima, prima ancora del corpo. Basti citare la rovina delle famiglie, l'aborto, le deviazioni e le aggressioni sessuali, la pornografia, la pedofilia, la pratica dello spiritismo, l'indifferentismo religioso e morale, le tossicomanie per droghe forti, ma anche le nostre 'piccole droghe quotidiane', come la televisione, l'Internet stessa, ecc."

7/28/2013 5:34 PM
 
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Differenti valutazioni della presenza di Maria nel culto della Chiesa

1. MARIA NELLA LITURGIA CATTOLICA
Il luogo naturale e il più idoneo per venerare la Madre del Signore è, per la Chiesa cattolica, la liturgia e le varie celebrazioni sono esse stesse, molte volte e sotto diversi aspetti, memoria cultuale di Maria. Nella liturgia, infatti:
- la venerazione di Maria confluisce e quasi si annulla nel culto che rendiamo alla SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, dove alle nostre deboli voci si associa quella pura e limpida di lei, per glorificare Dio con noi;
- la pietà mariana si immerge nella celebrazione del mistero pasquale e si pone in attesa del dono dello Spirito poiché ogni genuina celebrazione liturgica è attuazione della Pasqua del Signore ed effusione di grazia dello Spirito;
- la memoria di Santa Maria trova la sua più felice inquadratura perché nella celebrazione annuale dei misteri di Cristo e della salvezza, dall’Avvento alla Pasqua, essa ritorna ora come annuncio profetico in parole, figure e fatti nell’Antico Testamento; ora come presenza attiva della madre accanto al Figlio in avvenimenti di immensa portata salvifica (Incarnazione - Natale – Epifania – Pasqua – Pentecoste); ora come proiezione dinamica verso le realtà ultime che in lei si sono già compiute;
- la pietà mariana incontra la divina Parola e quindi è proprio la liturgia lo spazio prolungato per la proclamazione e l’interpretazione dei testi biblici riguardanti Maria di Nazaret;
- Maria non è celebrata isolatamente ma in comunione con tutti i santi nella quale ella appare in collegamento vitale con i progenitori, i martiri, le vergini e gli innumerevoli discepoli che lungo i secoli hanno reso testimonianza a Cristo. In questo ambito la Vergine si mostra via via figlia di Adamo, sorella nostra, madre dei discepoli così che la sua figura acquista le giuste proporzioni, la sua immagine risulta sottolineata in ciò che ha di unico ed esclusivo e il suo rapporto con la Chiesa viene evidenziato con varietà di aspetti;
- la pietà mariana acquista anch’essa una dimensione escatologica. La liturgia è infatti proiezione verso le realtà ultime, è attesa del Signore che è venuto viene e verrà e la Vergine appare in essa come la Santa Maria di questo triplice avvento: attese infatti la venuta del Messia; attese la venuta dello Spirito; attese la venuta gloriosa del Signore che per lei si attuò nell'assunzione in anima e corpo al cielo.
Vista la straordinaria capacità della liturgia di collocare in un quadro efficace e significativo le espressioni di venerazione a Santa Maria, si comprende l’esortazione conciliare, approfondita poi da Paolo VI, a promuovere il culto specialmente liturgico verso la Beata Vergine e non si può comprendere invece la disattenzione verso la liturgia di molti operatori pastorali che pure intendono favorire la pietà mariana. 

2. MARIA NELLA LITURGIA RIFORMATA
I Protestanti dicono che nella liturgia, Maria ha il posto che le attribuisce l’evangelo, quello di essere cioè in mezzo alla comunità dei credenti. Maria appare come la testimone dell’eccelsa grazia di Dio verso ogni creatura: testimone, esempio di fede, colei che indica la via del discepolato, che sta dalla parte della Chiesa riunita per l’adorazione dell’unico Dio. Maria dunque credente come noi, una di noi, con noi nella comunione dei santi. Non una Maria che riceve la nostra preghiera, che intercede per noi, in quanto lei stessa si trova nella nostra posizione di creatura, bisognosa di quella salvezza che, anche per lei, Madre del Salvatore, è unicamente nel Figlio. Dunque anche nella liturgia riformata c’è posto per Maria, riconosciuta con il Concilio di Efeso Theotokos, titolo che non ha fatto mai problema alla teologia protestante perché situato nel suo giusto contesto che è quello cristologico. La motivazione, infatti, che ha portato alla definizione di questo titolo concerneva la definizione della natura di Cristo e non di Maria; l’intento non era quello di glorificare la Vergine, ma di esprimere con un termine chiaro la realtà divina e umana di Cristo. Per le Chiese riformate parlare di Maria nella liturgia, significa sostanzialmente evocarne la figura di testimone e sorella nella fede, al seguito delle scarne testimonianze bibliche: Maria madre di Gesù, testimone fra gli altri testimoni, con le peculiarità che gli evangeli le attribuiscono. Le scelte di fondo della liturgia riformata si fondano, quindi, essenzialmente e unicamente sul dato biblico: solo la S. Scrittura è il metro non solo per la dottrina ma anche per la liturgia. La preminenza del dato cristologico nella liturgia riformata, specificum della confessione luterana, porta a parlare anche di Maria ma in termini propriamente confessionali, al cui fondo sta il chiaro rifiuto della sua stilizzazione quale “mediatrice” nella storia della salvezza. Il luogo liturgico centrale di Maria nella liturgia riformata è soprattutto il Natale. Maria è presente anche nella musica sacra luterana, nei corali tradizionali, nei canti del Magnificat di Lutero e in alcune composizioni di autori contemporanei.
 
 
7/28/2013 5:35 PM
 
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Le Chiese riformate di fronte a Maria

Il riferimento a Maria di queste Chiese è problematico, articolato e conosce alterne vicende che vanno dalla posizione sostanzialmente positiva, come abbiamo appena visto, di Lutero e di altri padri della Riforma come Zwingli e Calvino, alla fase polemica antimariana durata fino al Vaticano II, ad un atteggiamento chiaramente più positivo e costruttivo dei nostri giorni. Il momento attuale sembra essere caratterizzato da questi dati evidenti:
- Si è affermato che il Consiglio Ecumenico delle Chiese, ha volutamente ignorato il dibattito sulla Madre del Signore. In realtà, già nel 1937, dietro insistenza del teologo ortodosso Bulgakov, la Conferenza di Edimburgo elaborò un testo positivo a suo riguardo. L’argomento venne poi approfondito da una commissione mista di teologi delle quattro Chiese (ortodossa – riformata – anglicana e cattolica) e i contributi furono pubblicati nel 1951 nel capitolo “Mariology” della rivista “Faith and Order”. L’anno dopo, nel 1952, Max Thurian presentò una relazione alla Conferenza di Lund che però non pervenne ad un testo ufficiale. Nel 1975 la Conferenza di Nairobi trattò il “Significato della Vergine Maria nella Chiesa”;
Nel 1982 le Chiese luterane tedesche pubblicarono un documento su Maria e le dichiarazioni ecumeniche circa la venerazione della Vergine, espresse dai gruppi misti di teologi partecipanti ai Congressi mariologici – mariani internazionali;
Mentre il Concilio Vaticano II stabiliva un correttivo del modo di fare mariologia, richiamata efficacemente alle fonti bibliche e al quadro storico - salvifico, i teologi protestanti si cominciavano ad interrogare sulle ragioni dell’occultazione del tema mariano nella teologia protestante indicandole, Come vedremo dopo, nel momento storico – critico che liquida la concezione verginale di Cristo e nel puritanesimo che elimina il discorso femminile in mariologia;
- Il teologo W. Borowsky elabora un metodo ecumenico, secondo lui valido per cominciare a dialogare su Maria, distinto in tre aree: area comune costituita dalla Maria biblica; area del pluralismo in cui vengono collocati i due più recenti dogmi mariani; area del dissenso che riguarda i titoli e il culto di Maria. Secondo Borowsky, partendo dalla terza area, si dovrebbe via via giungere alla prima.
I contenuti mariologici, dunque, subiscono un positivo sviluppo: dal rifiuto della cooperazione di Maria alla salvezza in K. Barth e W. Wilchens, si comincia a ritiene oggi possibile una positiva presenza di lei nell’efficace unità e solidarietà salvifica che lega la Chiesa ormai perfetta in cielo e la Chiesa pellegrinante sulla terra, come vedremo esaminando l’importante documento mariologico del gruppo ecumenico di Dombes.
 
7/28/2013 5:37 PM
 
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 Notevoli invece sono i punti di divergenza tra la Chiesa cattolica e le Chiese della Riforma: il significato e la portata della cooperazione di Maria all’opera della salvezza; i dogmi della Concezione immacolata e dell’Assunzione corporea alla gloria celeste; il valore della dottrina sulla perpetua verginità di Maria; il senso e l’ambito dell’intercessione-mediazione della Vergine; la legittimità dell’invocazione a santa Maria. Su questi temi è in atto un non facile confronto tra i teologi delle varie Chiese: quel confronto vogliamo noi accompagnare con umile e tenace preghiera perché sia il Signore a chiarire il senso profondo di una tradizione che Roma ritiene una espressione concreta e genuina della vita della Parola e dello Spirito nella Chiesa.
      Ma siamo lieti di constatare che, relativamente a Maria di Nazareth, esistono pure molti punti di convergenza tra la Chiesa cattolica e le Chiese sorelle della Riforma: insieme, per una esigenza cristologica, riconosciamo che Maria è la gloriosa Theotokos che per opera dello Spirito ha generato il Cristo, Figlio di Dio, nostro Salvatore; insieme lodiamo Dio per le "grandi cose" che ha operato nella sua Serva (cf. Lc 1,49); insieme salutiamo Maria "colmata dal favore divino" (cf. Lc 1, 28) e in lei contempliamo la discepola intenta a compiere la volontà di Dio (cf. Lc 1, 38); ne apprezziamo la voce profetica e la testimonianza data a Cristo; ne lodiamo la fede, l’obbedienza, l’umiltà, il coraggio paziente, ma siamo consapevoli che tale lode rimane sterile se non è seguita da una fattiva imitazione; insieme professiamo la sua esemplarità per la Chiesa nell’ascolto della Parola e nel servizio del Signore e degli uomini; insieme ascoltiamo con rispetto la parola di Cristo al "discepolo che egli amava: [...] "Ecco la tua madre!"" (Gv 19, 26-27); insieme crediamo che Maria è alla presenza di Dio, accanto a suo Figlio "sempre vivo per intercedere" a nostro favore (cf. Eb 7, 25), e che, prima tra i Santi, prega con essi "per noi peccatori che sulla terra lottiamo e soffriamo";
123 insieme riteniamo che le nostre comunità, al seguito della comunità apostolica (cf. At 1, 14), possano con lei pregare e con lei invocare lo Spirito.124

102.   Nella nostra riflessione sulla promozione del movimento ecumenico a partire dalla pietà mariana abbiamo ristretto il dialogo a noi stessi, ai nostri fratelli e sorelle, servi e serve di Maria: il tema è delicato e sentiamo di non avere titoli per allargare i confini del nostro colloquio.
      Ma se la nostra parola dovesse giungere a qualche fratello o sorella delle Chiese della Riforma, vorremmo che essa fosse intesa quale rispettoso invito a una duplice riflessione:

— se non sia giunto il momento di rimuovere ciò che alcuni teologi evangelici chiamano l’’occultamento del tema mariano’ nelle Chiese della Riforma. Al tempo dei grandi Riformatori quell’occultamento non si era prodotto: esso si produsse solo a partire dall’epoca illuministica;125

— se la pietà mariana, alla luce della Parola, non costituisca una possibilità e una opportunità offerta da Dio e radicata nel dato biblico per sviluppare la fede cristiana.

********************

La promozione della causa ecumenica (nn. 94-103)

      Una profonda conversione del cuore (n. 96)
      La «purificazione degli occhi» 
(n. 97)
      Un atteggiamento di comprensione 
(n. 98)
      Le Chiese d’Oriente 
(nn. 99-100)
      Le Chiese della Riforma (nn. 101-102)

http://www.testimariani.net/

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