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L'ASSUNZIONE DI MARIA

Ultimo Aggiornamento: 08/12/2018 18.12
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11/08/2012 09.55
 
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L` ASSUNZIONE della Vergine Maria



Il 15 agosto, si celebrava in Oriente una delle piú antiche feste mariane, molto popolare tra i fedeli. Secondo quanto indicano le letture della Messa, conservate finora, era una festa in onore di Maria, Madre di Dio. All`inizio del VI secolo, in Palestina ed in Siria, questa festa diviene la memoria dell`Assopimento di Maria. A Gerusalemme, le celebrazioni si svolgono nella chiesa presso il Giardino degli Ulivi dove si trovava la tomba, dalla quale, come si riteneva, Maria fu assunta in Cielo. La grande popolarità dell`apocrifo Transitus Mariae, nonché l`afflusso dei pellegrini sembrano essere la causa del cambiamento del contenuto teologico della festa. L`imperatore Maurizio (582-602) prescrive di celebrare l`Assopimento di Maria in tutta la Chiesa orientale. La Chiesa romana accolse la festa mariana del 15 agosto nel VI secolo, e nella metà del VII secolo, sotto influsso della Chiesa bizantina, la celebra quale festa dell`Assopimento della Beatissima Vergine Maria. Il Sacramentario Gregoriano le dà il nome di "Assunzione" di Maria. Papa Sergio (+ 701) introduce la solenne processione notturna.



Verso la fine del X secolo, si congiunge con la festa dell`Assunzione di Maria il costume di benedire le erbe medicinali. Il costume si richiamava alla piú antica tradizione orientale in cui, nella festa del 15 agosto, si benedicevano i campi. In questo giorno, fino ad oggi, i fedeli portano in chiesa i frutti del loro lavoro nei campi, giardini, frutteti per presentarli a Dio.



Maria con l`anima e il corpo fu assunta in Cielo, questa la sostanza della festa che la Chiesa celebra con grande gioia. Non ha subito la corruzione della tomba e questo suo nuovo privilegio è implicato nel primo. Maria fu preservata dalla macchia del peccato originale, perciò adesso non deve sottostare alle sue conseguenze. Ha partorito il Figlio di Dio, il Datore di tutta la vita, per questo la morte non può tenerla avvinta nei suoi lacci. Ha partecipato nel modo piú pieno al mistero salvifico di Cristo ed ecco che in lei si rivela già fin da ora la pienezza della salvezza portata da Cristo. Per prima raggiunse la salvezza, diventò l`immagine della Chiesa della gloria e per il popolo pellegrinante un segno di speranza e di consolazione.



Nell`Assunzione di Maria e la sua piena unione con Cristo risorto dai morti possiamo sperimentare la sua viva ed efficace presenza nella Chiesa, la sua spirituale maternità. ….



(dal Messale Ambrosiano, Milano 1976: Assunzione della B.V.M. Vigilia, Orazione)


[Modificato da Credente. 08/12/2018 18.12]
11/08/2012 09.56
 
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Da parte nostra, studiamoci di onorare coi fatti e con le parole la sua Dormizione veneranda, degna d`onori divini, davvero beata e immacolata. Coi fatti onoreremo la Tutta pura e intemerata, mediante una vita intemerata e un comportamento puro; con le parole poi, proclamandole: Ti diciamo beata, noi, generazioni tutte, o Madre della vita, come tu stessa hai profetizzato. Ti diranno sempre beata, ma soprattutto oggi, le schiere degli angeli e le folle dei mortali. Tutto il corso della tua vita si svolse beato e immacolato: in modo beato, mirabile, per dono di Dio sei stata concepita, generata e nutrita; in modo beato e ineffabile hai pure concepito il Verbo beato, e dopo aver dato alla luce l`Inenarrabile al di là di ogni parola ed intendimento, sei rimasta prodigiosamente Vergine come prima del parto. Giustamente dunque, o Beatissima, tutte le generazioni ti dicono beata. Poiché dunque fu tutto beato, e immensamente beato, quanto ti riguardava, ti toccò in sorte una fine ugualmente beata e veneranda: ricevesti un premio celeste dal tuo Signore, che per grazia ti era Figlio; per onorare la tua salma si riuní in aria il coro degli apostoli, mentre scendevano dal cielo, volando, gli eserciti degli angeli insieme al tuo Figlio e Signore, nelle cui sante mani consegnasti il tuo spirito. Quale mortale dunque potrebbe degnamente lodare te, che il Dio Verbo glorificò e le potenze celesti e i cori degli apostoli, ieri, ora e sempre dicono beata, perché Madre di Dio?

O Sposa beata, intatta, immacolata, divinamente accetta del Padre immortale, o ricettacolo del divino Paraclito, o Madre del Re della gloria, ricordati di quanti celebrano la memoria della tua santa traslazione; e in questo giorno della tua vivificante Dormizione supplicalo - tu che hai confidenza materna - per tutti noi, perché addormenti, per tua intercessione, o Purissima, le nostre insonni passioni e risvegli la nostra mente a vigilare sui suoi comandamenti, affinché - per tua mediazione, cooperazione e grazia - possiamo anche noi aver parte tra i suoi eletti ed essere trovati degni di inneggiare con loro in modo degno e per sempre a quel santissimo, uno e trino Splendore: a cui conviene ogni gloria, onore e adorazione, ora e sempre e per i secoli dei secoli. Amen.

(Neofito il Recluso, Inediti, "Marianum", nn. II-IV, 1974, pp. 293-295)

11/08/2012 09.57
 
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La tradizione orale riguardante l’assunzione della Vergine al cielo può aver influenzato la redazione di diversi apocrifi. Gli autori di questi scritti non sono da considerare ispirati, anche se potrebbero aver riportato alcune notizie attendibili. Non è da escludere in modo assoluto che una parte della tradizione orale si sia ridepositato negli scritti relativi ai tempi apostolici.

E’ noto che la lettera di Giuda (ai versetti 9 e 14), ad esempio, riporta citazioni di due testi apocrifi, il "libro di Enoch" e "L’assunzione di Mosè", in circolazione al suo tempo, e accreditati anche in ambito apostolico, pur non essendo ritenuti ispirati. Inoltre i versetti 6 e 7 della lettera di Giuda riprende in modo analogo all’apocrifo "Testamento dei dodici apostoli" il caso degli angeli prevaricatori insieme alla punizione di Sodoma e Gomorra.

Giuda, pertanto, nella sua lettera canonica e quindi considerata ispirata, attinge da testi apocrifi le notizie che riferisce. Questo testimonia che taluni particolari testi apocrifi, anche se non ispirati, erano tenuti in degna considerazione dagli stessi apostoli tanto da essere citati nello stesso testo sacro da essi redatto.

In modo analogo vi sono alcuni testi apocrifi, e quindi non ispirati, che comunque hanno avuto una certa considerazione nell’ambito ecclesiale.

Il seguente stralcio è tratto dal testo apocrifo denominato "Transito della beata Vergine Maria" in cui l’autore si autodefinisce "l’apostolo Giovanni". La Chiesa non riconosce l’autenticità dell’autore e non considera come ispirato il testo, che ebbe comunque una vasta popolarità nel corso dei secoli. Ricalca, in modo ancor più intenso, quanto si ritrova anche in altri apocrifi, riguardante il cosiddetto Transito o dormizione di Maria.

Composto nel IV secolo con parti originali più antiche in copto risalenti al II secolo, ritenute opere di Leucio, discepolo di Giovanni. Presenta gli ultimi istanti della vita di Maria e l’assunzione del suo corpo al cielo che non subì, quindi, la corruzione del sepolcro. Sorprendente le coincidenze dei dati offerti dalle scoperte archeologiche con quelle trasmesse da quest’opera, come ad es. le tre camere sepolcrali della versione siriana del documento. Poco considerato dai Padri per la provenienza giudaico – cristiana, dato che quella chiesa nei primi secoli venne considerata scismatica.

Gli scavi condotti nel sottosuolo dell’edicola designata come "Tomba di Maria" hanno confermato che essa fu costruita su una cameretta scavata nella roccia, contenente una sola sepoltura, facente parte di un complesso funerario risalente al tempo di Cristo. Appunto perché oggetto di venerazione, fu isolata dal resto della necropoli e su di essa si concentrò la devota attenzione della comunità giudaico–cristiana.

 

11/08/2012 09.58
 
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alcuni brani salienti della proclamazione definitiva dell'assunzione di Maria

 

"MUNIFICENTISSIMUS DEUS"

LA GLORIFICAZIONE DI MARIA
CON L'ASSUNZIONE AL CIELO
IN ANIMA E CORPO

1° novembre 1950(1)

PIO VESCOVO
servo dei servi di Dio
a perenne memoria

Il munificentissimo Dio, che tutto può e le cui disposizioni di provvidenza sono fatte di sapienza e d'amore, nei suoi imperscrutabili disegni contempera nella vita dei popoli e in quella dei singoli uomini dolori e gioie, affinché per vie diverse e in diverse maniere tutto cooperi in bene per coloro che lo amano (cf. Rm 8,28).

…quando fu solennemente definito che la vergine Madre di Dio Maria fu immune della macchia ereditaria fin dalla sua concezione, i fedeli furono pervasi da una più viva speranza che quanto prima sarebbe stato definito dal supremo magistero della chiesa anche il dogma della corporea assunzione al cielo di Maria vergine.

Infatti si videro non solo singoli fedeli, ma anche rappresentanti di nazioni o di province ecclesiastiche e anzi non pochi padri del concilio Vaticano chiedere con vive istanze all'apostolica sede questa definizione.

In seguito queste petizioni e voti non solo non diminuirono, ma aumentarono di giorno in giorno per numero ed insistenza. Infatti per questo scopo furono promosse crociate di preghiere; molti ed esimi teologi intensificarono i loro studi su questo soggetto, sia in privato, sia nei pubblici atenei ecclesiastici e nelle altre scuole destinate all'insegnamento delle sacre discipline; in molte parti dell'orbe cattolico furono tenuti congressi mariani sia nazionali sia internazionali. Tutti questi studi e ricerche posero in maggiore luce che nel deposito della fede affidato alla chiesa era contenuto anche il dogma dell'assunzione di Maria vergine al cielo; e generalmente ne seguirono petizioni con cui si chiedeva instantemente a questa sede apostolica che questa verità fosse solennemente definita.

mentre elevavamo a Dio ardenti preghiere perché infondesse nella Nostra mente la luce dello Spirito Santo per decidere di una causa così importante, impartimmo speciali ordini perché si fondessero insieme le forze e venissero iniziati studi più rigorosi su questo soggetto, e intanto si raccogliessero e si ponderassero accuratamente tutte le petizioni che dal tempo del Nostro predecessore Pio IX, di felice memoria, fino ai nostri tempi erano state inviate a questa sede apostolica circa l'assunzione della beatissima vergine Maria al cielo.(2)

Ma poiché si trattava di cosa di tanta importanza e gravità, ritenemmo opportuno chiedere direttamente e in forma ufficiale a tutti i venerabili fratelli nell'episcopato che Ci esprimessero apertamente il loro pensiero. Perciò il 1° maggio 1946 indirizzammo loro la lettera [enciclica Deiparae Virginis Mariae, in cui chiedevamo: "Se voi, venerabili fratelli, nella vostra esimia sapienza e prudenza ritenete che l'assunzione corporea della beatissima Vergine si possa proporre e definire come dogma di fede, e se col vostro clero e il vostro popolo lo desiderate".

E coloro che "lo Spirito Santo ha costituito vescovi per pascere la chiesa di Dio" (At 20,28) hanno dato all'una e all'altra domanda una risposta pressoché unanimemente affermativa. Questo "singolare consenso, dell'episcopato cattolico e dei fedeli",(3) nel ritenere definibile, come dogma di fede, l'assunzione corporea al cielo della Madre di Dio, presentandoci il concorde insegnamento del magistero ordinario della chiesa e la fede concorde del popolo cristiano, da esso sostenuta e diretta, da se stesso manifesta in modo certo e infallibile che tale privilegio è verità rivelata da Dio e contenuta in quel divino deposito che Cristo affidò alla sua Sposa, perché lo custodisse fedelmente e infallibilmente lo dichiarasse.(4) Il magistero della chiesa, non certo per industria puramente umana, ma per l'assistenza dello Spirito di verità (cf. Gv 14,26), e perciò infallibilmente, adempie il suo mandato di conservare perennemente pure e integre le verità rivelate, e le trasmette senza contaminazione, senza aggiunte, senza diminuzioni. "Infatti, come insegna il concilio Vaticano, ai successori di Pietro non fu promesso lo Spirito Santo, perché, per sua rivelazione, manifestassero una nuova dottrina, ma perché, per la sua assistenza, custodissero inviolabilmente ed esponessero con fedeltà la rivelazione trasmessa dagli apostoli, ossia il deposito della fede".(5) Pertanto dal consenso universale di un magistero ordinario della chiesa si trae un argomento certo e sicuro per affermare che l'assunzione corporea della beata vergine Maria al cielo, - la quale, quanto alla celeste glorificazione del corpo virgineo dell'augusta Madre di Dio, non poteva essere conosciuta da nessuna facoltà umana con le sole sue forze naturali è verità da Dio rivelata, e perciò tutti i figli della chiesa debbono crederla con fermezza e fedeltà. Poiché, come insegna lo stesso concilio Vaticano, "debbono essere credute per fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o trasmessa oralmente o col suo ordinario e universale magistero, propone a credere come rivelate da Dio".(6)

Questa stessa fede attestano chiaramente quegli innumerevoli templi dedicati a Dio in onore di Maria vergine assunta al cielo, e le sacre immagini ivi esposte alla venerazione dei fedeli, le quali pongono dinanzi agli occhi di tutti questo singolare trionfo della beata Vergine. Inoltre città, diocesi e regioni furono poste sotto la speciale tutela e patrocinio della Vergine assunta in cielo; parimenti con l'approvazione della chiesa sono sorti Istituti religiosi che prendono nome da tale privilegio. Né va dimenticato che nel rosario mariano, la cui recita è tanto raccomandata da questa sede apostolica, viene proposto alla pia meditazione un mistero che, come tutti sanno, tratta dell'assunzione della beatissima Vergine.

Ma in modo più splendido e universale questa fede dei sacri Pastori e dei fedeli cristiani è manifestata dal fatto che fin dall'antichità si celebra in Oriente e in Occidente una solenne festa liturgica: di qui infatti i santi padri e i dottori della chiesa non mancarono mai di attingere luce, poiché, come è ben noto, la sacra liturgia, "essendo anche una professione delle celesti verità, sottoposta al supremo magistero della chiesa, può offrire argomenti e testimonianze di non piccolo rilievo, per determinare qualche punto particolare della dottrina cristiana".(7)

Nei libri liturgici, che riportano la festa sia della Dormizione sia dell'Assunzione di santa Maria, si hanno espressioni in qualche modo concordanti nel dire che quando la vergine Madre di Dio salì al cielo da questo esilio, al suo sacro corpo, per disposizione della divina Provvidenza, accaddero cose consentanee alla sua dignità di Madre del Verbo incarnato e agli altri privilegi a lei elargiti. Ciò è asserito, per portarne un esempio insigne, in quel Sacramentario che il Nostro predecessore Adriano I, d'immortale memoria, mandò all'imperatore Carlo Magno. In esso infatti si legge: "Degna di venerazione è per noi, o Signore, la festività di questo giorno, in cui la santa Madre di Dio subì la morte temporale, ma non poté essere umiliata dai vincoli della morte colei che generò il tuo Figlio, nostro Signore, incarnato da lei".(8)

Ciò che qui è indicato con la sobrietà consueta della Liturgia romana, nei libri delle altre antiche liturgie, sia orientali, sia occidentali, è espressa più diffusamente e con maggior chiarezza. Il Sacramentario gallicano, per esempio, definisce questo privilegio di Maria "inspiegabile mistero, tanto più ammirabile, quanto più è singolare tra gli uomini". E nella liturgia bizantina viene ripetutamente collegata l'assunzione corporea di Maria non solo con la sua dignità di Madre di Dio, ma anche con altri suoi privilegi, specialmente con la sua maternità verginale, prestabilita da un disegno singolare della Provvidenza divina: "A te Dio, re dell'universo, concesse cose che sono al disopra della natura; poiché come nel parto ti conservò vergine, così nel sepolcro conservò incorrotto il tuo corpo, e con la divina traslazione lo conglorificò".(9)

La festa dell'Assunta

Il fatto poi che la sede apostolica, erede dell'ufficio affidato al Principe degli apostoli di confermare nella fede i fratelli (cf. Lc 22,32), con la sua autorità rese sempre più solenne questa festa, stimolò efficacemente i fedeli ad apprezzare sempre più la grandezza di questo mistero. Così la festa dell'Assunzione dal posto onorevole che ebbe fin dall'inizio tra le altre celebrazioni mariane, fu portata in seguito fra le più solenni di tutto il ciclo liturgico. Il Nostro predecessore s. Sergio I, prescrivendo la litania o processione stazionale per le quattro feste mariane, enumera insieme la Natività, l'Annunciazione, la Purificazione e la Dormizione di Maria.(10) In seguito s. Leone IV volle aggiungere alla festa, che già si celebrava sotto il titolo dell'Assunzione della beata Genitrice di Dio, una maggiore solennità, prescrivendone la vigilia e l'ottava; e in tale circostanza volle partecipare personalmente alla celebrazione in mezzo a una grande moltitudine di fedeli.(11) Inoltre che già anticamente questa festa fosse preceduta dall'obbligo del digiuno appare chiaro da ciò che attesta il Nostro predecessore s. Niccolò I, ove parla dei principali digiuni "che la santa chiesa romana ricevette dall'antichità ed osserva tuttora".(12)

Ma poiché la liturgia della chiesa non crea la fede cattolica, ma la suppone, e da questa derivano, come frutti dall'albero, le pratiche del culto, i santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi rivolti al popolo in occasione di questa festa non vi attinsero come da prima sorgente la dottrina; ma parlarono di questa come di cosa nota e ammessa dai fedeli; la chiarirono meglio; ne precisarono e approfondirono il senso e l'oggetto, dichiarando specialmente ciò che spesso i libri liturgici avevano soltanto fugacemente accennato: cioè che oggetto della festa non era soltanto l'incorruzione del corpo esanime della beata vergine Maria, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste "glorificazione", a somiglianza del suo unigenito Gesù Cristo.

continua

11/08/2012 09.59
 
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La voce dei santi padri

Così s. Giovanni Damasceno, che si distingue tra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l'assunzione corporea dell'alma Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: "Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Era necessario che colei, che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, abitasse nei tabernacoli divini. Era necessario che la sposa del Padre abitasse nei talami celesti. Era necessario che colei che aveva visto il suo Figlio sulla croce, ricevendo nel cuore quella spada di dolore dalla quale era stata immune nel darlo alla luce, lo contemplasse sedente alla destra del Padre. Era necessario che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio e da tutte le creature fosse onorata come Madre e Ancella di Dio".(13)

Queste espressioni di s. Giovanni Damasceno corrispondono fedelmente a quelle di altri, affermanti la stessa dottrina. Infatti parole non meno chiare e precise si trovano nei discorsi che in occasione della festa tennero altri Padri anteriori o coevi. Così, per citare altri esempi, s. Germano di Costantinopoli trovava consentanea l'incorruzione e l'assunzione al cielo del corpo della Vergine Madre di Dio, non solo alla sua divina maternità, ma anche alla speciale santità del suo stesso corpo verginale: "Tu, come fu scritto, apparisci "in bellezza", e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto domicilio di Dio; cosicché anche per questo sia poi immune dalla risoluzione in polvere; trasformato bensì, in quanto umano, nell'eccelsa vita della incorruttibilità; ma lo stesso vivo, gloriosissimo, incolume e dotato della pienezza della vita".(14) E un altro antico scrittore dice: "Come gloriosissima Madre di Cristo, nostro Salvatore e Dio, donatore della vita e dell'immortalità, è da lui vivificata, rivestita di corpo in un'eterna incorruttibilità con lui, che la risuscitò dal sepolcro e la assunse a sé, in modo conosciuto da lui solo".(15)

Con l'estendersi e l'affermarsi della festa liturgica, i pastori della chiesa e i sacri oratori, in numero sempre maggiore, si fecero un dovere di precisare apertamente e con chiarezza il mistero che è oggetto della festa e la sua strettissima connessione con le altre verità rivelate.

Frequentemente poi s'incontrano teologi e sacri oratori che, sulle orme dei santi padri,(16) per illustrare la loro fede nell'assunzione si servono, con una certa libertà, di fatti e detti della s. Scrittura. Così per citare soltanto alcuni testi fra i più usati, vi sono di quelli che riportano le parole del Salmista: "Vieni o Signore, nel tuo riposo; tu e l'Arca della tua santificazione" (Sal 131,8), e vedono nell'Arca dell'Alleanza fatta di legno incorruttibile e posta nel tempio del Signore, quasi una immagine del corpo purissimo di Maria vergine, preservato da ogni corruzione del sepolcro ed elevato a tanta gloria nel cielo. Allo stesso scopo descrivono la Regina che entra trionfalmente nella reggia celeste e si asside alla destra del divino Redentore (Sal 44,10.14-16), nonché la Sposa del Cantico dei cantici "che sale dal deserto, come una colonna di fumo dagli aromi di mirra e d'incenso" per essere incoronata (Ct 3,6; cf. 4,8; 6,9). L'una e l'altra vengono proposte come figure di quella Regina e Sposa celeste, che, insieme col divino Sposo, è innalzata alla reggia dei cieli.

Inoltre i dottori scolastici videro adombrata l'assunzione della vergine Madre di Dio, non solo in varie figure dell'Antico Testamento, ma anche in quella Donna vestita di sole, che l'apostolo Giovanni contemplò nell'isola di Patmos (Ap 12,1s). Così pure, fra i detti del Nuovo Testamento, considerarono con particolare interesse le parole "Ave, o piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra le donne" (Lc 1,28), poiché vedevano nel mistero dell'assunzione un complemento della pienezza di grazia elargita alla beatissima Vergine, e una benedizione singolare in opposizione alla maledizione di Eva.

Contemporaneamente il dottore esimio, posta come norma della mariologia che "i misteri della grazia, che Dio ha operato nella Vergine, non vanno misurati secondo le leggi ordinarie, ma secondo l'onnipotenza di Dio, supposta la convenienza della cosa in se stessa, ed esclusa ogni contraddizione o ripugnanza da parte della s. Scrittura"(30) fondandosi sulla fede della chiesa tutta, circa il mistero dell'assunzione, poteva concludere che questo mistero doveva credersi con la stessa fermezza d'animo, con cui doveva credersi l'immacolata concezione della beata Vergine; e già allora riteneva che queste due verità potessero essere definite.

Tutte queste ragioni e considerazioni dei santi padri e dei teologi hanno come ultimo fondamento la s. Scrittura, la quale ci presenta l'alma Madre di Dio unita strettamente al suo Figlio divino e sempre partecipe della sua sorte. Per cui sembra quasi impossibile figurarsi che, dopo questa vita, possa essere separata da Cristo - non diciamo, con l'anima, ma neppure col corpo - colei che lo concepì, lo diede alla luce, lo nutrì col suo latte, lo portò fra le braccia e lo strinse al petto. Dal momento che il nostro Redentore è Figlio di Maria, non poteva, come osservatore perfettissimo della divina legge, non onorare oltre l'eterno Padre anche la Madre diletta. Potendo quindi dare alla Madre tanto onore, preservandola immune dalla corruzione del sepolcro, si deve credere che lo abbia realmente fatto.

Maria è la nuova Eva

Ma in particolare va ricordato che, fin dal secolo II, Maria Vergine viene presentata dai santi padri come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale, che, com'è stato preannunziato dal protovangelo (Gn 3,15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell'apostolo delle genti (cf. Rm cc. 5 e 6; 1Cor 15,21-26.54-57). Per la qual cosa, come la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la lotta che ha in comune col Figlio suo si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale: perché, come dice lo stesso apostolo, "quando... questo corpo mortale sarà rivestito dell'immortalità, allora sarà adempiuta la parola che sta scritta: è stata assorbita la morte nella vittoria" (1Cor 15,54).

In tal modo l'augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità "con uno stesso decreto"(31) di predestinazione, immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (cf. 1Tm 1,17).

….

La solenne definizione

"Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo".

 

11/08/2012 10.01
 
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TESTI PATRISTICI 

Germano di Costantinopoli (m.733) Dalle omelie sulla dormizione.

Essendo umano (il tuo corpo) si è trasformato per adattarsi alla suprema vita dell’immortalità; tuttavia è rimasto integro e gloriosissimo, dotato di perfetta vitalità e non soggetto al sonno (della morte), proprio perché non era possibile che fosse posseduto da un sepolcro, compagno della morte, quel vaso che conteneva Dio e quel tempio vivente della divinità santissima dell’Unigenito.

Vieni di buon grado da Colui che da te è stato generato. Con dovere di Figlio, io voglio rallegrarti; voglio ripagare l’abitazione dei seno materno, il soldo dell'allattamento, il compenso deIl’educazione; voglio dare sicurezza al tuo cuore. O madre, tu che mi hai avuto come Figlio unigenito, preferisci piuttosto abitare con me!.

In altre parole, il singolare privilegio appare dovuto a esigenze della pietà filiale di Gesù verso la madre; quindi qualcosa di più che non semplici motivi di convenienza:

Infatti, come un figlio cerca e desidera la propria madre e la madre ama vivere con il figlio, così fu giusto che anche tu, che possedevi un cuore colmo di amore materno verso il Figlio tuo e Dio, ritornassi a lui; e fu anche del tutto conveniente che a sua volta Dio, il quale nei tuoi riguardi aveva quel sentimento d'amore che si prova per una madre, ti rendesse partecipe della sua comunanza di vita con se stesso.

Non si poteva porre un accento più forte sul principio delle esigenze dell'amore filiale di Gesù per la propria madre. Ma il patriarca costantinopolitano da un paio di altre ragioni che giustificano il privilegio mariano. C'è il motivo della purezza e dell'integrità totale della Vergine:

Tu, secondo ciò che è stato scritto, sei bella e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto abitazione di Dio: perciò è anche estraneo al dissolvimento in polvere.

L'altro motivo è quello della mediazione e dell'intercessione che Maria deve svolgere presso Dio in favore degli uomini:

Io ti costruirò quale muro del mondo, ponte di coloro che sono scossi dai marosi, arca di quelli che si salvano, bastone per coloro che si lasciano condurre per mano, intercessione per i peccatori e scala che ha il potere di far salire gli uomini al cielo.

Quanto al problema della morte di Maria, Germano di Costantinopoli considera normale che Maria abbia dovuto affrontare questa esperienza umana prima della sua assunzione gloriosa:

Anche se tu ricevesti la morte, inevitabile da parte della natura umana, tuttavia il tuo occhio che ci custodisce nè vacilla nè si addormenta.

Una prima ragione è costituita dal fatto dell'universalità della legge della morte, a cui nessuna creatura può sottrarsi:

Infatti tu eri partecipe della nostra condizione corporea, per cui non saresti potuta sfuggire all'appuntamento con la morte, comune a tutti gli uomini, al punto che il tuo stesso Figlio e Dio di tutti gustò la morte.

Da questo testo affiora una seconda ragione che postulava la morte di Maria: il suo destino terreno non poteva differire da quello del Figlio suo che ha voluto affrontare egli stesso la morte e il sepolcro. Ma anche per Maria l'esperienza del sepolcro doveva concludersi gloriosamente, come era avvenuto per il Cristo:

Essendo venuti di corsa e avendo trovato le fasce e il sudario, Pietro e Giovanni appresero che Cristo era risorto. Quanto a noi, discepoli del Salvatore, raccolti con la folla presso di tè, o Getsemani, per i funerali della Semprevergine Maria, noi tutti abbiamo visto che essa è stata deposta nel sepolcro e poi è stata trasferita altrove. Essa qui divenne invisibile al di sopra di qualsiasi contestazione, prima che il sepolcro fosse chiuso dalla pietra... Mentre veniva osannata con inni e stava per essere calata nella tomba, essa lasciò il sepolcro vuoto.

Al patriarca di Costantinopoli non sfugge una terza ragione per spiegare la morte di Maria. Questa doveva apparire come una conferma della realtà del mistero dell'incarnazione. Seguiamo il suo ragionamento:

Come avrebbe potuto, la dissoluzione del corpo, ridurre in polvere e cenere te che, mediante l'incarnazione del Figlio tuo, hai liberato l'uomo dalla rovina della morte? Tu quindi ti separasti dalle cose terrene affinchè apparisse realmente confermato il mistero della tremenda incarnazione. Infatti tu avevi sopportato l'allontanamento dalle cose temporali, affinchè si credesse che il Dio nato da te era stato egli pure un uomo completo, in quanto Figlio di una vera madre, lei stessa sottoposta alle leggi delle necessità fisiche, come conseguenza di una decisione divina e delle norme che regolano il tempo proprio della vita..

Inoltre il mistero della morte e dell'assunzione di Maria al cielo ebbe negli apostoli dei testimoni qualificati, in grado di confermarne autorevolmente la verità:

La tua partenza non fu priva di testimoni nè falsa fu la tua dormizione. Il cielo narra la gloria di quelli che allora ti corsero incontro; la terra presenta la verità che li riguarda; le nubi gridano l'onore che a tè fu da loro prestato e gli angeli riferiscono l'offerta dei doni che allora ti fu fatta: cioè come gli apostoli ti furono accanto (passando) al di sopra di Gerusalemme....

D'altra parte Germano insiste molto sul fatto che l'assunzione non ha interrotto la presenza spirituale di Maria tra noi:

Anche se partisti, non ti separasti tuttavia dal popolo cristiano. Tu che sei la via verso una cosi grande incorruttibilità, non ti allontanasti da questo mondo corruttibile; al con-

trario rimani vicina a coloro che ti invocano. Coloro che fedelmente ti cercano, non mancano di trovarti.

La presenza spirituale di Maria nel nostro mondo ha dei caratteri di singolare analogia con quella del Figlio suo. L'autore pone sulle labbra di Cristo delle parole significative:

Come io, pur non essendo del mondo, volgo lo sguardo e provvedo a coloro che sono nel mondo, così la tua protezione non sarà allontanata dagli esseri del mondo fino al suo termine.

L`Assunzione non toglie al mondo la protezione misericordiosa di Maria

E` ora, dice il Signore, che ti porti con me, o Madre mia. Come hai riempito di gioia la terra e coloro che abitano in terra, o piena di grazia, così rallegra i celesti. Fai lieta la casa del Padre mio: ravviva gli spiriti dei santi. Vedendo infatti la tua festosa Assunzione tra una moltitudine di angeli si renderanno conto che, per tuo mezzo, una porzione di loro stessi venga ad abitare nella mia luce. Vieni, dunque, con gioia. Ave anche ora e sii felice, come già quella volta (Lc 1,28); hai, infatti, la pienezza di quanto veniva significato con le parole piena di grazia. Ricevesti un messaggio di gioia, quando stavi per concepirmi; godi ora che sei invitata all`Assunzione con me. Non ti turbi l`abbandono di un mondo, che si corrompe con i suoi desideri. Tu superi la sua corruzione; e non è che lasci privi del tuo aiuto coloro che sono nel mondo; ma come io, che non sono del mondo, guardo con occhio di misericordia coloro che sono nel mondo e li guido con la mia provvidenza, così, fino alla fine, non sarà mai tolta al mondo la tua protezione.

L`abbandono della cura della carne non ti farà perire: ti volgerai a una vita piú vivace, a un riposo di gioia, alla piú grande e tranquilla pace, a una vita senza affanni, a piaceri senza macchia, a un`eternità serenissima, a una letizia immortale, a una luce senza tramonto, a un giorno senza sera; ti volgerai a me, Creatore tuo e di tutte queste cose. Perché dove son io, ivi è la vita eterna, la gioia incomparabile, un`abitazione unica, una città non soggetta a morte. Perciò dove sono io, devi stare anche tu, madre inseparabile, nel Figlio indiviso. Dov`è Dio, c`è ogni bene, ogni piacere, tutto è giocondo. Nessuno che ha visto il mio splendore, pensa d`andar via. Nessuno che ha assaggiato la mia pace, vuole piú le cose di un mondo che perisce. Chiedi a Pietro, se ci sia un paragone tra il mondo e il Tabor, dove egli poté vedere per un momento il mio splendore.

Mentre eri nel mondo corruttibile, ti mostrai la mia potenza in visione, ora che ne esci, io mi ti mostrerò a faccia a faccia. Non ti dispiaccia di lasciare alla terra ciò ch`è proprio della terra. Il tuo corpo è mio; e poiché son miei tutti i confini della terra, nessuno porterà via nulla dalle mie mani. Afiidami il tuo corpo; anch`io diedi in custodia la mia divinità al tuo utero. La tua anima vedrà la gloria del Padre; il tuo corpo illibato vedrà lo splendore del Figlio unigenito; il tuo spirito immacolato vedrà la maestà del santissimo Spirito.

La morte non avrà nulla da gloriarsi su di te, poiché tu hai portato nel tuo ventre la Vita. Sei stata il mio recipiente; nessuna cosa lo spezzerà, nessuna caligine ti porterà nel buio. Vieni da tuo Figlio di buon animo, voglio farti felice, come lo può volere un figlio: voglio ricompensarti per avermi ospitato nel tuo seno: voglio ripagarti per il latte che m`hai dato: voglio contraccambiarti l`avermi allevato; voglio darti testimonianza che sei mia madre. Tu che, o Madre, hai avuto me come tuo unigenito, vorrai certo stare con me; so molto bene che non puoi portare il tuo amore a un altro figlio. Io ti ho fatta vergine madre. Io ti farò madre felice di tuo Figlio. Ti farò il mondo debitore e farò piú gloriosa la tua uscita dal mondo. Ti farò muro del mondo, ponte di quelli che sono sbattuti dai flutti, bastone di quelli che non si reggono, avvocata dei peccatori, scala che porti al cielo i mortali.

Vieni felice. Apri il paradiso, che Eva tua parente, compagna della tua razza, aveva chiuso. Vieni nella gioia di tuo Figlio. Lascia la terrena Gerusalemme: corri alla città celeste; perché il pianto della Gerusalemme terrena durerà poco, come sta scritto: ci sarà un gran pianto, come il pianto del melograno, che vien tagliato nel campo (Zc 12,11). Stenditi nel sepolcro di Getsemani, ma solo in apparenza: non vi ti lascerò a lungo sola. Verrò da te, appena sarai stata seppellita, non per essere un`altra volta concepito ma perché tu sia mia compagna. Adagia con fiducia il tuo corpo sul Getsemani, come io, prima della passione, in quello stesso luogo prostrai le ginocchia del mio corpo. Come io dal punto, ove avevo piegato le ginocchia, mi recai liberamente alla morte vivifica della mia croce, cosí tu, dopo la deposizione del tuo corpo, sarai subito portata alla vita.

Verranno da te i miei discepoli e il tuo funerale sarà curato con riverenza dalle loro mani, ed essi sono i figli spirituali della mia luce. A loro, ne sei testimone, ho dato la grazia dell`adozione; perciò mentre essi ti rendono onore, pensa che sia io a renderti gli onori e che io stesso con le mie mani accudisca ai tuoi funerali. Neanche è bene, infatti, che facciano questi uffici per te altri che i miei apostoli, nei quali abita anche lo Spirito Santo, e che rappresenteranno la mia persona, o immacolata, agli onori dei tuoi funerali.

(Germano di Costantinopoli, Hom. in Assumpt., nn. 1824-1826)

 

Azione mediatrice della Vergine santa

 

Dalla gloria dei cieli Maria esercita un ruolo di mediatrice a favore degli uomini. E un tema, questo, sul quale i testi di Germano potrebbero essere citati in abbondanza. Riportiamo un passo ben noto, preso dalla celebre omelia per la liberazione di Costantinopoli dall'assedio degli arabi:

La Semprevergine, irradiante di luce divina e piena di grazia, lei che fu mediatrice dapprima per il suo parto soprannaturale e ora per l'intercessione della sua materna assistenza, sia coronata di incessanti benedizioni. Per nostro tramite gli onori degli inni possano accompagnarla durante la notte di questa vita.

Non esista momento in cui vengano dimenticate le meraviglie che Dio, per mezzo di lei, ha operato a nostro favore, affinchè non perdiamo la sua sollecitudine e la sua protezione. Questa madre della luce... vuole che, cercando in ogni cosa l'equilibrio e la convenienza, camminiamo onestamente come figli della luce.

 

Andrea di Creta (740 d.C.) Dalle Omelie sulla natività

Occorreva dunque preparare un palazzo al re prima della sua venuta; fu necessario tessere le fasce regali in anticipo per accogliere il regale fanciullo al momento della sua nascita. Finalmente bisognava che l’argilla ricevesse un trattamento previo, prima dell’arrivo del vasaio.

Secondo Andrea di Creta la Vergine fu soggetta alla legge della morte, la quale tuttavia per lei non tu castigo del peccato. Essendo infatti una creatura diversa dalle altre perché libera dalle colpe del peccato e dotata di una santità unica, in lei la morte non assunse il significato di una condanna e di una maledizione. Al contrario questa condanna e questa maledizione sono state vinte proprio nel mistero della morte di Maria:

La morte, naturale agli uomini, ha raggiunto anche lei; tuttavia non per imprigionarla, come succede a noi, nè per sottometterla. Nulla di tutto questo! Era solo per procurarle l'esperienza di quel sonno che da quaggiù ci conduce all'oggetto della nostra speranza...

Non c'è uomo, dice la Scrittura, che viva senza vedere la morte. Ma siccome la creatura umana che noi oggi celebriamo è superiore agli altri uomini, è chiaro che se essa obbedisce come noi alla legge della natura, non le accade tuttavia come a noi ma in un modo eminente; e questo per una ragione superiore a quella che costringe noi a subirla totalmente.

Dopo la morte, Maria fu chiamata a fruire della gloria celeste; però circa la natura di questa assunzione Fautore manifesta delle incertezze che egli tenta di esporre in un lungo passo dell’Omelia II sulla Dormizione…

II parto sfuggì alla corruzione e neppure la tomba sopportò la corruzione, la quale non tocca ciò che è santo. Voi volete che vi dica quale ne è la prova. Ma da parte vostra nessuno dei presenti trascuri il sepolcro vuoto, perché invece io vi chiederò: perché non si vede il cadavere, perché dalla tomba mancano gli arredi sepolcrali, se non perché ciò che fu sepolto evitò la distruzione e il tesoro fu trasferito?

Se le cose stanno in questi termini, perché non dovrebbe essere stato vero il trasferimento, dato che anche le altre circostanze concordano con esso: la separazione dell'anima dal corpo, la deposizione del corpo nel sepolcro, la divisione del

composto umano, la separazione delle componenti, la dissoluzione, l'unione, la riconnessione, la scomparsa nelle sfere dell'invisibile? La tomba infatti rimane vuota a tutt'oggi, come confermano le testimonianze e come essa stessa testimonia del trasferimento.

Io non so se avvenne la ricomposizione degli elementi in unità, come conseguenza della riunificazione delle parti. Perciò ragionerò un attimo su queste cose. Forse il Mediatore di tutte le cose, secondo il suo arcano beneplacito, pensò di onorare così quella che lo aveva generato. Oppure una delle due parti prevalse sull'altra cosicché, dopo la reciproca separazione, l'una (il corpo) ebbe in sorte di essere collocata entro i confini terreni, l'altra (l'anima) fuori di questi. Oppure si verifìcò un procedimento ignoto e fuori del comune, di carattere soprannaturale, a favore di lei, nel quale tutte le sue condizioni personali si presentarono del tutto nuove, per cui essa accolse il Verbo supremo in modo superiore ad ogni parola e conoscenza.

Da questo testo piuttosto laborioso si ricava che per Andrea di Creta, certamente l'anima di Maria è salita al cielo, mentre non gli è chiara la sorte del suo corpo. Potrebbe essersi riunito all’anima nella gloria celeste, oppure essere stato trasferito in qualche luogo adatto qui sulla terra, una specie di paradiso terrestre. L'unico dato chiaro per lui è quello del sepolcro rimasto vuoto.

A proposito di questo mistero, Andrea risponde alle difficoltà che potrebbero derivare dal silenzio della sacra Scrittura e dei più antichi padri della Chiesa. Egli ritiene che la spiegazione per questo silenzio verrebbe dalla circostanza che la madre del Signore sarebbe morta alquanto tardi, vale a dire dopo che la redazione dei libri del Nuovo Testamento era stata completata da tempo.

 

S.Giovanni Damasceno (ca.750) Dalle Omelie sulla dormizione.

 

Le tré omelie sulla dormizione dimostrano l'eccezionale importanza che assume la dottrina del Damasceno sull'assunzione di Maria in cielo. Giovanni insegna esplicitamente la verità dell'assunzione corporea di Maria in cielo. Conformandosi all'insegnamento dei suoi due celebri contemporanei", Germano di Costantinopoli e Andrea di Creta, il nostro dottore accetta la tesi della morte previa di Maria, quale premessa dell'imminente glorificazione:

Come mai la fonte della vita è condotta alla vita attraverso la morte? Come mai colei che nel parto oltrepassò i limiti della natura, si sottomette ora alle sue leggi e il corpo immacolato sottosta alla morte? E’ necessario spogliarsi di ciò che è mortale e rivestirsi di immortalità, dal momento che neppure il Signore della natura si è sottratto alla morte. In realtà egli muore nella carne per distruggere la morte con la morte; alla corruzione sostituisce l'incorruttibilità; della morte fa una fonte di risurrezione.

Ma se la via alla glorificazione passa attraverso la morte, tuttavia il caso personale della madre di Dio ha avuto un esito insolito rispetto al destino di tutti gli altri esseri umani:

Quantunque la tua anima santissima e beata si sia separata dal tuo corpo felicissimo e immacolato, secondo le esigenze della natura, e quest'ultimo sia stato portato in sepoltura come tutti gli altri corpi, esso tuttavia non rimase nel dominio della morte ne fu preda della corruzione.

Infatti come la sua verginità rimase intatta nel momento in cui partorì, così il suo corpo, anche dopo la morte, fu preservato dalla distruzione e fu trasferito in una dimora migliore e più divina, non soggetto alla morte, ma che dura per tutti i secoli dei secoli.

Nella seconda omelia sulla dormizione, il Damasceno illustra, ricorrendo alla tipologia biblica, tutta una serie di motivi per cui era conveniente che il corpo di Maria non si consumasse in un sepolcro. Anche in questo testo, come in quello precedentemente citato, si nota la tendenza del-l'omileta a motivare il privilegio dell'assunzione con il ricorso al mistero della verginità di Maria nel parto. Se però questo poteva apparire un argomento di convenienza, agli occhi del Damasceno sembrava rivestire un carattere di più stringente necessità, a causa del ruolo fondamentale svolto da Maria nel mistero dell'incarnazione:

Bisognava che colei che nel parto aveva conservato intatta la sua verginità, conservasse incorrotto il suo corpo anche dopo la morte. Bisognava che colei che aveva portato in grembo il Creatore quando era bambino, abitasse nei tabernacoli del cielo...

Bisognava che la madre di dìo diventasse partecipe dei beni del Figlio suo e che venisse celebrata da tutta la creazione

quale madre e ancella di Dio. L'eredità passa solitamente dai genitori ai figli. Nel nostro caso, tuttavia, per usare l'espressione di un saggio, le sorgenti del sacro fiume risalgono verso la loro origine, giacché il Figlio ha sottoposto alla madre tutta la creazione.

Maria mediatrice tra terra e cielo

Giovanni introduce il concetto della mediazione di Maria con una significativa immagine veterotestamentaria, quella cioè della scala di Giacobbe. Come già si è detto, egli ama applicarla alla madre del Signore:

Come quello (Giacobbe) contemplò il cielo unito alla terra dalle estremità di una scala e gli angeli scendere e salire lungo di essa e colui che è il forte per eccellenza e l'invincibile lottare con lui simbolicamente, allo stesso modo tu sei diventata mediatrice e scala per la quale Dio discende verso di noi, allorché assume la fragilità della nostra sostanza, abbracciandola e unendola Ìntimamente a sé. Così ha fatto dell'uomo uno spirito capace di vedere Dio e ha riunito ciò che era diviso.

Grande è l'efficacia che egli attribuisce alla mediazione della santa Vergine in ordine alla nostra salvezza.

Il tuo corpo santo e integerrimo veniva consegnato a un sacro sepolcro, mentre gli angeli lo procedevano, lo accompagnavano e lo seguivano; e che cosa non avrebbero fatto per servire la madre del loro Signore?

Intanto gli apostoli e la Chiesa in tutta la sua pienezza cantavano inni divini e suonavano, mossi dallo Spirito, pronunciando queste parole: " Ci sazieremo dei beni della tua casa; santo è il tuo tempio; mirabile nella giustizia " (Sal 65,6). E ancora: " L'Altissimo ha santificato la sua dimora " (Sal. 46,5); " Montagna di dìo, montagna ricca, montagna in cui dìo si è degnato di abitare" (Sal. 68,16-17).

La comunità degli apostoli, trasportando sulle spalle te, che sei la vera Arca del Signore Dio, come un tempo i sacerdoti trasportavano l'arca simbolica, ti deposero nella tomba, attraverso la quale, come attraverso il Giordano, ti condussero alla vera terra promessa, vale a dire la Gerusalemme di lassù, madre di tutti i credenti, il cui architetto e costruttore è Dio. La tua anima non è discesa nell'Ade, ma neppure la tua carne ha visto la corruzione. Il tuo corpo integro e incontaminato non fu abbandonato nella terra; perché tu fosti trasferita nelle regali dimore del cielo; tu la regina, la sovrana, la signora, la madre di Dio, il quale è stato veramente generato da tè.

Come è possibile che il cielo abbia accolto colei che apparve più vasta dei cieli? Come è possibile che la tomba abbia ricevuto la dimora di Dìo? Eppure l'ha accolta e ospitata. Essa infatti fu più vasta del cielo non a causa delle dimensioni corporee; poiché come potrebbe un corpo di tre cubiti, che va sempre più assottigliandosi, essere paragonato con la larghezza e la lunghezza del cielo? E a causa della grazia, invece, che ha sorpassato il limite di ogni altezza e profondità. Il divino non ammette confronti.

O sepolcro santo, stupendo, venerando e adorabile! Anche adesso gli angeli continuano a circondarti di attenzioni, standoti vicino con grande rispetto e timore, mentre Ì demoni inorridiscono. Con fede accorrono gli uomini, per renderti onore, per adorarti, per salutarti con gli occhi, con le labbra e con l'affetto dell'anima, onde attingere abbondanza di beni.

Come un unguento prezioso, se viene versato sulle vesti o in un luogo qualsiasi e poi viene tolto, lascia tracce della sua fragranza anche dopo la sua evaporazione, allo stesso modo questo

corpo, santo e purissimo, impregnato di profumo divino e abbondante sorgente di grazia, il quale era stato deposto nella tomba, allorché fu so^ratto e trasferito in un luogo migliore e più elevato, non la^iò la tomba senza ricompensa, ma le trasmise il profumo r'ivino e la grazia, facendo di questo monumento una sorgen^ di guarigione e di ogni bene per coloro che vi si accostalo con fede.

(Giovanni Damasceno, Omelia I sulla Dormizione 12-13, PG 96, 717 D - 720 C)

 

(Amedeo di Losanna, Hom. 7 in Assumpt.)

1. La morte della Vergine e la sua Assunzione

Mentre medito e molto spesso ritorno in spirito sull`Assunzione della Madre di Dio, un problema mi si presenta, degno di esame, utile da risolvere e che vi apparirà dolcissimo una volta comunicatovi. Ci si chiede in effetti perché, in occasiose dell`Ascensione del Signore, sua Madre, che lo circondava di indicibile affetto, non lo abbia subito seguito. Nessuna ombra di peccato l`aveva oppressa, nessuna macchia aveva insozzato la sua vita; la sua carità la rendeva piú ardente di un braciere, la sua castità piú brillante della luce, il suo parto virginale inaudito piú splendente degli stessi abitanti dei cieli: sembra quindi sbalorditivo che essa non sia stata subito condotta in cielo insieme al Figlio.

Senza dubbio, Enoch camminò con Dio nella purezza del cuore, e non lo si vide piú perché Dio lo rapí. Del pari, è scritto che Elia, infiammato dal bruciante zelo della carità, fu rapito su un carro di fuoco trainato da cavalli di fuoco. Mentre lei, che superava Enoch per la purezza del cuore, ed era piú grande di Elia nel privilegio dell`amore, perché mai non è stata portata in cielo immediatamente insieme a colui che ella aveva partorito? Essa era infatti piena di grazia e benedetta tra tutte le donne. Essa sola ha meritato di concepire il Dio vero da Dio vero. Vergine, essa lo ha messo al mondo; vergine, lo ha allattato, stringendolo al suo seno, e lo ha nutrito in tutto con la devota premura di una serva. Infine, essa ha sofferto nello spirito piú che nella carne con lui morente, ed è rivissuta in spirito con lui quando è risorto. Perché allora non ascende con lui quando egli ascende? Certo, la sua carne santissima, che fu incinta per opera dello Spirito Santo, che si gonfiò del germe del gran Re, nella quale Dio si è fatto uomo, il Verbo si è fatto carne, e in cui, per la mediazione di Cristo, la pienezza della divinità abitò corporalmente (cf. Col 2,9), avrebbe dovuto, cosí sembrerebbe, essere introdotta in cielo fin dal momento in cui vi salí il Signore. Perché allora questo ingresso venne ritardato almeno per breve tempo ed essa restò separata da suo Figlio? Perché il suo desiderio sí santo, ardente piú del fuoco, non fu subito appagato?

Si è che questo intervallo non fu di lieve consolazione per i discepoli di Cristo. L`intervallo non tolse nulla alla madre, mentre apportò al mondo rimedi di salvezza. Il Signore Gesú volle in effetti che, dopo il suo ritorno al Padre, gli apostoli potessero gioire dell`assistenza ed educazione materne. Per quanto già istruiti dallo Spirito, essi avevano ancora molto da imparare da colei che dette al mondo il Sole di giustizia e fece scaturire per noi dal suo seno immacolato, come da un prato verginale, la sorgente della Sapienza. Infine, nella sua mirabile bontà, la Provvidenza ha voluto che la Chiesa primitiva, che non vedeva piú Dio presente nella nostra carne, potesse vedere la sua madre ed essere confortata da cosí amabile vista.

Cosa c`è infatti di tanto amabile, di tanto bello e di tanto dilettevole quanto la vista della madre del Creatore e Redentore di tutti? Se tanto si desidera vedere con i propri occhi il sepolcro del nostro Redentore, ancora in piedi a tutt`oggi; se la pietra sulla quale ha riposato il santo tronco di Iesse esercita una sì potente attrattiva e gode una tal fama, tanto da richiamare a sé gli affetti e i pensieri di tutti e, con un fascino religioso attira tutti a sé, quale gioia - e di quale valore - non dovette essere la vista della madre di Dio fino a quando la tenerezza divina permise che rimanesse con noi sulla terra, secondo il comune destino?

O felice nazione, o beata generazione che meritò di essere illuminata da un tale spettacolo! Sì, beata quella generazione fedele e gioiosa in seno alla quale è stato piantato l`albero che produsse il frutto della vita, ha brillato la madre della luce vera, è apparso quel pozzo chiuso e sigillato dal quale è sgorgata la sorgente della casa di David, aperta per la purificazione dei peccati e delle sozzure. Tale insigne privilegio, quel dono celeste, quella grazia speciale sono stati accordati alla Chiesa dei primi cristiani.

Infine, la Vergine madre apriva l`accesso a tutti i carismi che erano in lei. Brillante del fuoco del santo amore, al primo sguardo infatti bruciava soavemente il cuore di chi l`avvicinava ispirava la fede alle anime, consigliava la modestia, adornare il pudore, attraendo alla pietà. Esalava il fiore della verginità, seminava il campo nuovo della castità, offrendo agli occhi la virtù dell`umiltà e mostrando i segni della sincerità. Attorno a lei, uno splendore senza declino, e sul suo volto un fuoco ardente. Un fiume di fuoco, rapido, usciva da lei per bruciare i suoi nemici, per scaldare i suoi amici, soccorrere i prossimi e ridurre in cenere quelli che non l`amavano...

E se per gli uni, cioè per i nemici, essa era odore di morte per la morte, per gli altri, coloro che credevano nel Figlio suo, era odore di vita per la vita. Come infatti tutti muoiono in Eva, cosí in Maria tutti saranno vivificati. E come del pari per la colpa di Eva il mondo fu condannato, così per la fede di Maria l`universo fu riabilitato. L`una, fu infettata da un veleno mortale che trasmise ai suoi discendenti; l`altra, fu impregnata da una medicina vitale che trasfuse in tutti i fedeli. L`una, cadde per aver avuto la sventura di credere al serpente; l`altra, si alzò, e secondo la promessa di Dio nella Genesi, schiacciò il capo del serpente. Annunciata fin dall`inizio, ed ora concessa alla Chiesa dei primi cristiani; promessa da sempre, e manifestata alla fine dei tempi.

Chi dunque non si affretterebbe, chi dunque non accorrerebbe dalle estremità della terra per contemplare la bellezza di quella maestà venerabile, e vedere quel volto ornato da ogni sorta di dolcezza, ed anche da dignità sovrana e da potenza senza pari? Certo, nulla di simile si poteva trovare tra i figli e le figlie di Adamo; nulla di uguale tra i profeti, gli apostoli o gli angeli. Il cielo e la terra niente hanno prodotto che possa essere a lei paragonato. Chi dunque, sotto le nubi, sarà confrontato con lei o sarà simile alla madre del Signore tra i figli di Dio?

Considera quanto fosse normale che, già prima della sua assunzione, il suo nome abbia brillato, ammirabile su tutta la terra, e la sua fama celeberrima si sia diffusa dovunque, prima ancora che la sua magnificenza si fosse elevata al di sopra dei cieli. Conveniva infatti che la Vergine madre, per l`onore stesso del Figlio, regnasse dapprima sulla terra, e potesse alla fine ricevere in eredità i cieli con la gloria; che fosse ricolmata quaggiú per penetrare lassú in una santa pienezza; e quasi trasportata di virtù in virtù, così lo fu di splendore in splendore dallo Spirito del Signore.

Presente nella carne, essa gustava dunque in anticipo le primizie del regno futuro, ora elevandosi a Dio in sublimità ineffabili, ora condiscendendo verso il prossimo in carità indicibile. Da una parte, era circondata dalle deferenze degli angeli; dall`altra, era venerata dal servizio degli uomini. Con gli altri angeli, l`assisteva l`arcangelo Gabriele; e Giovanni, felice di essersi visto affidare sotto la croce, lui vergine, la Vergine madre, la serviva al pari degli altri apostoli. Gioivano al vederla, gli uni la loro regina, gli altri la loro maestra, e tutti le tributavano affettuosa devozione.

(Amedeo di Losanna, Hom. 7 in Assumpt.)

[Modificato da Coordinatrice 11/08/2012 10.04]
11/08/2012 10.07
 
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di STEFANO DE FIORES

L’Assunta nel cammino della Chiesa
   

Le ragioni teologiche che hanno contribuito all’affermazione dogmatica dell’assunzione di Maria al Cielo "in corpo e anima" . – Lo sviluppo del dogma nella storia della Chiesa.


Giornata memorabile nella storia della Chiesa cattolica fu quel 1° novembre 1950, quando Papa Pio XII definì il dogma dell’Assunzione di Maria in Cielo.

Allora, alla presenza e in comunione con il Collegio cardinalizio, con 700 Vescovi e con la folla delle grandi occasioni, Pio XII interpretò con indovinate parole dal sapore olistico la solennità del momento: "Come scosse dai palpiti dei vostri cuori e dalla commozione delle vostre labbra, vibrano le pietre stesse di questa patriarcale Basilica e insieme con esse pare che esultino con arcani fremiti gli innumerevoli e vetusti templi, innalzati per ogni dove in onore dell’Assunta […]".

Quel giorno tuttavia non è giunto all’improvviso. Nessuna realtà ecclesiale s’improvvisa, perché la crescita della Chiesa nella verità per opera dello Spirito è frutto di un impegno di tutte le componenti del popolo di Dio.

I tre principali fattori dello sviluppo dei dogmi sono indicati dal Vaticano II: "Questa tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose che delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali meditano in cuor loro (cfr Lc 2,19;51), sia con l’esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro ai quali con la successione episcopale hanno ricevuto un sicuro carisma di verità (DV 8)".

Questo è valso per l’Immacolata Concezione, che non si spiega senza la fede intuitiva della gente per la quale peccato e Madre di Dio sono realtà incompatibili. E il medesimo processo, sebbene in forma meno polemica e più propositiva, si riscontra nella storia del dogma dell’Assunta.

Anche qui non mancarono le difficoltà, che però alla fine vennero superate dal supremo Magistero della Chiesa.

 

L’assunzione di Maria nella storia della Chiesa

L’argomento capitale cui si richiama Pio XII per definire l’assunzione di Maria – come aveva già fatto Pio IX per l’Immacolata Concezione – è senza dubbio il fatto ecclesiale (factum Ecclesiae), cioè il sentimento dei fedeli (sensus fidelium) favorevole alla prerogativa finale della Vergine che si tramuta in consenso dei fedeli (consensus fidelium), verificato dal Magistero della Chiesa.

Per la "Munificentissimus Deus", proprio dal consenso universale del Magistero ordinario della Chiesa si trae un argomento certo e sicuro per affermare che l’assunzione corporea della beata Vergine Maria al Cielo – la quale, quanto alla celeste glorificazione del corpo virgineo dell’augusta Madre di Dio, non poteva essere conosciuta da nessuna facoltà umana con le sole forze naturali – è verità da Dio rivelata.

Nell’Allocuzione concistoriale pronunciata due giorni prima della definizione, Pio XII riferendosi alla Lettera inviata a tutti i Vescovi nel 1946, aveva parlato del "coro mirabile e quasi unanime delle voci dei Pastori e dei fedeli, che professavano la stessa fede e chiedevano la stessa cosa come sommamente desiderata da tutti". Poiché "la Chiesa Cattolica tutta non può ingannare né essere ingannata", egli deduce che"tale verità, fermamente creduta dai sacri Pastori e dal popolo, è stata rivelata da Dio e può essere definita con la nostra suprema autorità".

La definizione del 1950 conferma il modello inaugurato nel 1854: non è il Concilio a prendere una decisione in comunione con il Papa e in occasioni di eresie, ma è il Romano Pontefice nella sua responsabilità personale di Pastore supremo della Chiesa a decidere circa una verità posseduta da tempo immemorabile, dopo aver consultato tutta la Chiesa attraverso i Vescovi.

Tuttavia, Pio XII ha cura di richiamarsi, come a fondamento ultimo di una verità di fede, alla Scrittura interpretata dalla tradizione ecclesiale.

Tale tradizione si manifesta in tre componenti della Chiesa che hanno contribuito alla maturazione della verità concernente l’atto finale della biografia di Maria: il popolo, i teologi e il Magistero.

 

La fede del popolo di Dio

Non dovette tardare a essere posta la questione fondamentale che riguardava la sorte del corpo della Madre di Gesù.

Una prima risposta è data a livello popolare dalla percezione di Maria nel suo stato glorioso, come santa, potente e misericordiosa, quindi in grado di soccorrere nei pericoli. Ne sono testimoni nel II secolo i graffiti di Nazareth, mentre un vivo senso di fiducia nell’intervento della Theotòkos è testimoniato dalla più antica preghiera mariana: il "Sub tuum praesidium", trovato su un papiro egiziano non posteriore al III secolo. L’uso di invocare Maria è testimoniato da Gregorio Nazianzeno (+ 390), che racconta come la bellissima vergine Giustina (III secolo) implorò "supplice la Vergine Maria affinché le recasse aiuto" in un momento di pericolo.

Il vescovo Severiano di Gabala (+dopo 408) offrirà un fondamento teologico alla preghiera dei fedeli a Maria affermando che ella: "…gode, perché si trova in uno splendido luogo, perché è nella regione dei vivi, lei che è madre della salvezza, lei che è sorgente della luce percettibile".

Quale che sia l’origine degli apocrifi dell’assunzione, essi circolavano in mezzo al popolo, dal momento che lo Pseudo-Decreto Gelasiano mette in guardia dal "liber qui appellatur Transitus sanctae Mariae", che nella versione purificata dello Pseudo-Melitone trovò larga diffusione soprattutto in Oriente, dove nessuna obiezione fu sollevata contro il racconto dell’assunzione corporea di Maria.

Oggi, grazie alle scoperte archeologiche e agli studi sugli apocrifi del ‘Transitus’, le origini delle tradizioni sulla fine terrena di Maria hanno ricevuto un’inattesa illuminazione.

Nel 1972 l’inondazione della chiesa del Getsemani, contenente la tomba della Vergine, ha spinto a intraprendere degli scavi, che hanno appurato vari rifacimenti sotto gli Imperatori Teodosio (379-395) e Maurizio (582-602), e al tempo delle Crociate.

Il fatto che i reperti archeologici siano in accordo con varie redazioni del ‘Transitus Virginis’ (circa le tre camere sepolcrali e la tomba nuova di Maria) ha condotto gli studiosi francescani B. Bagatti ed E. Testa ad esaminare gli apocrifi riguardanti gli ultimi eventi della vita della Vergine.

Le varie redazioni del ‘Transitus’ sono fatte risalire ad un prototipo non già del V-VI sec. ma del II sec., e probabilmente al testo di quel Leucio di cui parla il ‘Transitus’ latino attribuito a Melitone di Sardi e che avrebbe corrotto (‘depravavit stilo’) il racconto della ‘dormizione di Maria’.

Poiché alcune redazioni del ‘Transitus’ contenevano dottrine teologiche giudeo-cristiane (scala cosmica e dei sette cieli, Cristo come angelo, rivelazione dei segreti...), B. Bagatti rileva come esse tradiscano un tempo di composizione anteriore al IV secolo, quando furono combattute dai Padri.

Il documento originale della ‘Dormitio’ è una composizione di giudei cristiani – presenti a Gerusalemme fino a tutto il IV secolo –, che trasmette il triplice evento: morte di Maria e affidamento della sua anima agli Angeli Michele e Gabriele, deposizione del suo corpo nella tomba del Getsemani, riunione della sua anima al corpo e trasferimento in Cielo.

Secondo F. Manns, il ciclo apocrifo della "Dormizione di Maria" sarebbe un’emanazione della Comunità primitiva di Gerusalemme e "serviva di testo liturgico nelle celebrazioni presso la tomba di Maria".

In Occidente nel IX secolo, quando inizia la contrapposizione tra i teologi che affermano l’assunzione corporea e quelli che la negano, "la festa liturgica e la fede nell’assunzione di Maria, in qualunque modo intesa, erano radicate nel popolo cristiano e la tomba vuota di Maria a Gerusalemme era nota".

Discussione e precisazioni dei teologi

Nella storia del dogma troviamo diversi momenti di discussione teologica pro o contro l’assunzione corporea di Maria: prima nell’epoca patristica, poi nel Medioevo e, infine, alle soglie della definizione dogmatica.

Riprendiamo, a titolo esemplificativo, qualche frammento dal primo millennio di storia della Chiesa.

1. – Il problema dell’assunzione e la sua soluzione in Epifanio

Il primo a porre la questione della fine terrena di Maria è Epifanio di Salamina nel suo ‘Panarion’ (377). Pur essendo profondo conoscitore delle tradizioni palestinesi, confessa di non sapere rispondere.

Egli avanza varie ipotesi, ma preferisce con la Scrittura osservare il silenzio e ammirare la grandezza del prodigio: "La Scrittura ha serbato in proposito il silenzio più completo a causa della grandezza del prodigio; per non suscitare uno stupore eccessivo nell’animo degli uomini. Personalmente non oso parlarne; preferisco impormi un atteggiamento di riflessione e di silenzio. […]".

2. – L’omelia del Vescovo Teoteknos di Livia

La situazione cambia nel sec. VI, quando troviamo una chiara testimonianza sull’assunzione della Madre di Dio nell’omelia del Vescovo Teoteknos di Livia, pubblicata da A. Wenger nel 1955.

In essa s’invita a celebrare "la festa delle feste, l’assunzione della Semprevergine" e si afferma esplicitamente che come Enoch "fu assunto da questo mondo, perché piacque a Dio e non vide la morte; a maggior ragione Dio assunse Maria in corpo e anima al paradiso di delizie".

Il termine ‘dormizione’ è evitato, ma l’omelia è ricca di motivazioni teologiche e di intuizioni come quella della presenza protettrice di Maria: "Quand’era in terra, vegliava su tutti, era come una provvidenza universale per tutti i suoi sudditi. Assunta in cielo, costituisce per il genere umano una fortezza inespugnabile, intercedendo per noi presso suo Figlio e Dio".

3. – Pascasio Radberto e la lettera ‘Cogitis me’

Tra le monache del Convento di Soissons era sorta verosimilmente una discussione intorno all’oggetto della festa dell’assunzione, cioè se Maria fosse stata assunta in Cielo anche con il corpo. Viene interpellato un autore che si nasconde sotto il nome di Girolamo e poi ravvisato comunemente in Pascasio Radberto (+870), dotto monaco di Corbie presso Amiens in Francia.

Egli risponde con la lettera ‘Cogitis me’, dove afferma bensì il fatto dell’assunzione, ma non precisa se essa avvenne con il corpo della Vergine. Anzi, con senso critico, mette in guardia le monache dall’interpretare un apocrifo del ‘Transito’ come se raccontasse cose reali.

Radberto intende rimanere fedele alla Scrittura che tace sull’assunzione corporea, lasciando aperta la questione: "Cosa accadde del suo corpo, è secondario ed inoltre molto difficile da determinare, perché di una salma di Maria non si trova traccia; soltanto alcuni affermano che essa sia risorta e sia adesso rivestita d’immortalità (c. 9).

La festa dell’assunzione, dunque, dice solo che Maria oggi è stata assunta in Cielo, come la liturgia da tempo celebra in questo giorno. Con altre parole: la Chiesa celebra oggi il ricordo del trapasso della Madre del Signore, come celebra il giorno della morte di tutti i Santi (c. 23)".

4. – Ratramno di Corbie e l’enucleazione della verità biblica

Ben presto appare una replica allo Pseudo-Gerolamo sotto il nome di Agostino che finirà per imporsi ai teologi scolastici dei secoli seguenti. Lo Pseudo-Agostino, verisimilmente Ratramno di Corbie (+868), concorda con Radberto sul silenzio della Scrittura e sulla relativizzazione degli apocrifi, ma conferisce grande valore per l’enucleazione della verità alla ragione che porta a conclusione le affermazioni bibliche:"Poiché la Sacra Scrittura ha lasciato diverse cose allo sforzo della ricerca, queste non sono da ritenere superflue, allorché le cose vere sono rese note attraverso la ricerca. L’autorità della verità è infatti feconda; e mentre essa viene accuratamente discussa, uno si rende conto del come essa generi da sé ciò che essa è veramente".

11/08/2012 10.08
 
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Iconografia mariana

IL SEPPELLIMENTO DELLA VERGINE

di Duccio di Boninsegna

A cura di padre Gianni Colosio 
  
 

“Gli apostoli portarono il prezioso corpo della gloriosissima signora nostra, la teotoco e sempre vergine Maria, e lo deposero nella tomba nuova che era stata loro indicata dal Salvatore; e quivi rimasero tutti insieme vegliandolo per tre giorni” . 
Questo il breve commento dell’apocrifo a cui si è rifatto Duccio per la tavoletta conclusiva delle Storie della Vergine. La composizione ricalca significativamente lo schema del Seppellimento di Cristo. Aiutandosi col lenzuolo funebre, gli Apostoli calano nel sepolcro la salma. I loro corpi riversi formano un’onda che raggiunge l’apice sopra il capo della defunta. La palma che Giovanni inginocchiato regge verticalmente, sembra alludere alla ormai imminente assunzione al cielo della Madre di Dio. Anche la natura pare scostarsi per fare spazio alla sua elevazione: le alture rocciose sprofondano al centro della composizione come ad aprire un corridoio aereo, delimitato da due alberi dal fusto svettante, che incornici degnamente il corpo glorioso che si appresta a raggiungere il Figlio nella gloria del Regno celeste. Poiché ogni separazione dalla persona amata è causa di mestizia, il pittore è attento a stampare sui volti degli Apostoli, fissi sulla Madre di Cristo, espressioni pensose e malinconiche che raggiungono il punto più intenso nell’Apostolo che affiora oltre Pietro, curvo sopra il capo di Maria; turbato, si porta la mano alla bocca e per reprimere i singhiozzi e per significare il lacerante rammarico di perdere, dopo il Maestro, la madre sua, colei che, intrepida, li ha sorretti nei giorni della Passione, li ha accompagnati fino alla Pentecoste e li ha spiritualmente assistiti nelle prime missioni evangelizzatrici. Anche l’oro del firmamento sembra preludere alla gloria della Theotokos. 
Due parole circa l’origine del dogma dell’Assunzione. Pur non essendoci, nei primi tempi della Chiesa, alcun riferimento al destino finale della Vergine, già alla fine del secolo IV si sviluppò la convinzione, espressa ad esempio da Efrem Siro e Timoteo di Gerusalemme, che il suo corpo non avesse conosciuto il disfacimento della morte. Risalgono alla fine del secolo V i più antichi apocrifi sul Transito di Maria secondo i quali ella avrebbe avuto il privilegio di una morte singolare. Nel secolo VI l’imperatore Maurizio decretava per il 15 agosto la celebrazione liturgica del Transito; le chiese copta, abissina, siriaco-giacobita fecero altrettanto. Naturalmente le opinioni non erano sempre concordanti: “Mentre in alcune formule emerge chiara, anche se non completamente espressa, l’idea dell’assunzione, in altre è negata e viene espressa solamente l’idea dell’incorruzione del corpo verginale di Maria. Ma la maggioranza di esse non esprime in modo chiaro l’idea di una assunzione di Maria, così come è concepita oggi dalla teologia ed è espressa dalla formula del dogma, mentre è esplicitamente proclamata la morte gloriosa della madre del Signore” [2]. Dal secolo VII al IX si moltiplicarono, prima in Oriente e poi in Occidente, le testimonianze di autorevoli dottori e teologi a favore dell’assunzione corporea. La prima petizione ufficiale alla Santa Sede per la definizione dogmatica dell’Assunzione, risale al secolo XVIII; la inoltrò un Servita (Cesario Shguanin); l’iniziativa fu imitata da molti altri cattolici tra cui Isabella di Spagna (1863). La pubblicazione, nel 1942, di tutte le petizioni (conservate nell’Archivio segreto del Sant’Ufficio) ad opera di due Gesuiti (Hentrich e De Moos) accelerarono lo sviluppo di un imponente movimento assunzionista. Sollecitato dalle richieste provenienti da ogni parte del mondo cattolico, nel 1946 Pio XII inviava un documento a tutti i vescovi col quale chiedeva la loro opinione in proposito. Avendo avuto risposta affermativa e unanime, con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus (1 novembre 1950) Pio XII definiva dogma di fede l’Assunzione di Maria in corpo e anima.

http://www.padrimaristi.it/Maria-3-2002%5Ciconografia.htm

11/08/2012 10.10
 
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di STEFANO DE FIORES

Il significato del dogma dell'Assunta
   

Maria con il suo corpo glorioso non evade dalla storia, ma vi è presente come forza catalizzatrice dello Spirito per la realizzazione della Comunità definitiva.

Il Concilio Vaticano II ha confermato la dottrina definita dell’assunzione e ha aggiunto un interessante testo sull’Assunta in prospettiva ecclesiale: "La Madre di Gesù, come in Cielo glorificata ormai nel corpo e nell’anima, è immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nella età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore" (cfr. 2Pt 3,10) (LG 68).

Sulla scia conciliare i teologi hanno proseguito la riflessione, ampliandola in due direzioni: la ricerca biblica sull’escatologia e il significato teologico e vitale del dogma.

L’escatologia biblica

Nel post-concilio la questione dell’escatologia intermedia polarizza per alcuni anni la riflessione cristiana, poi si studiano i modelli biblico-escatologici, infine si cerca di precisare la condizione celeste di Maria.

L’escatologia intermedia. – Mentre era tradizionale nella Chiesa la concezione escatologica dei tre stadi: terreno - intermedio (immortalità) - finale (risurrezione), nella teologia protestante e poi in quella cattolica si è introdotta l’idea di morte totale (der Ganztod), per cui la sorte dei Cristiani non è l’immortalità, ma la risurrezione. Vengono apportate motivazioni di ordine filosofico e biblico a sostegno di questa teoria. Innanzitutto è difficile, se non impossibile, concepire una sopravvivenza postmortale senza corpo e una perfetta felicità per l’anima separata, che – al dire di San Tommaso – "non può dirsi persona".

Inoltre, con la morte termina la dimensione spazio-temporale e si è subito nell’eternità, per cui la risurrezione individuale avviene nella stessa morte (K. Barth, E. Brunner).

Secondo P. Benoit tale risurrezione immediata non consiste nella rianimazione di un cadavere, ma nellacreazione di un essere rinnovato (cfr. 1Cor 15, 35-53) per opera dello stesso Spirito che ha risuscitato Gesù Cristo dai morti.

L’applicazione di questa ipotesi all’Assunta non si fa attendere. Già O. Karrer pensava che Maria fosse risorta al momento della morte, come tutti i Cristiani, e l’assunzione non rappresentasse un privilegio, né un’anticipazione, ma solo un evento cui la Vergine partecipa a titolo proprio.

Più recentemente per D. Flanagan la bolla definitoria evita di presentare l’assunzione come "singolare grazia e privilegio" e quindi lascia aperta la questione se anche altre persone, oltre Maria, abbiano raggiunto lo stato finale di gloria. Proseguendo su questa linea, Flanagan sviluppa il significato dell’Assunta in ordine alla Chiesa celeste e a quella peregrinante: "Maria Assunta incorpora nella sua persona la Chiesa gloriosa e ne è l’espressione personale e perfetta. In lei questa Comunità celeste si presenta a noi nel suo membro più perfetto e più rappresentativo... Essa esprime ciò che questa Chiesa è, non ciò che sarà […]. Maria, in questa prospettiva escatologica, appare in maniera chiarissima come la summa Ecclesiae...".

Essa esprime lo stato futuro della Chiesa pellegrina, lo stato presente della Chiesa celeste. Maria è"immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura" (LG 68). Non si deve necessariamente interpretare questo passo come se tale stato di perfezione e di compimento fosse solo di Maria. Dobbiamo notare che la nuova prospettiva della risurrezione immediata è stata respinta da teologi e ufficialmente dalla ‘Lettera su alcune questioni concernenti l’escatologia’ della Congregazione per la Dottrina della Fede (17-5-1979), che ribadisce "la sopravvivenza e sussistenza, dopo la morte, di un elemento spirituale", cioè dell’io umano che sussiste, pur mancando il complemento del suo corpo.

Quanto a Maria assunta in Cielo, la Chiesa esclude ogni spiegazione in cui svanirebbe il significato dell’assunzione della Vergine Maria circa ciò che la riguarda in modo unico; cioè nel senso che la glorificazione corporea della Vergine anticipa quella glorificazione che è destinata a tutti gli altri eletti.

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Modelli di sopravvivenza nella Bibbia

Spesso, per trovare un fondamento dell’Assunzione nella Sacra Scrittura si sono esaminati singoli passi, come Gen 3, 15 o Lc 1, 26. Invece J.M. Hernández Martínez segue un’altra via, quella della ricerca delle forme o modelli di sopravvivenza.

Ne scopre quattro:

a) discesa nell’Ade della morte, cioè nello sheol come soggiorno fatto di silenzio e oblio (Lc 16, 19-21: Lazzaro e ricco epulone), pur mantenendo un certo legame con il corpo;

b) Rapimento o traslazione definitiva in paradiso o assunzione (Enoch, Gn 5, 24; Elia, 2Re 2, 1-11; Lc23, 43; 1Ts 4, 17; Ap 11, 12);

c) Risurrezione individuale immediata dei martiri, indipendente dal cadavere e implicante una nuova creazione del corpo (2Mac 7, 23.28-29) che si realizza in Cristo risorto dai morti (1Ts 1, 10; 4, 13; Rm 4, 24) e, infine, risurrezione escatologica (Gv 5, 28-29; Ap 20, 13);

d) Esaltazione dopo l’abbassamento, per cui il servo di jhWh e i giusti ottengono vita piena nella comunione con Dio subito dopo la morte (Is 52, 13; 53, 8-12; Sap 3, 1-10; 5, 1-16; 73, 23-24) o in paradiso come luogo cristologico (Fil 1, 23; 2 Cor 5, 8).

È evidente che nella Bibbia si trova un modello particolarmente adatto ad esprimere l’assunzione di Maria: la partecipazione al destino finale del Figlio "assunto in cielo" (Mc 16,19; At 1,11).

Situazione del corpo glorioso di Maria

Un aspetto inedito della teologia post-conciliare è l’interesse per determinare la condizione celeste della Madre di gesù in ragione della sua assunzione. Dopo gli accenni di autori come A. Bea, E. Neubert, A. Müller, G. Oggioni, L. Boff, troviamo la tesi di Angelo Pizzarelli, La presenza dinamica di Maria nella vita spirituale, difesa nella Pontificia Università Gregoriana nel 1983, dove avanza e fonda la spiegazione pneumatologica del corpo glorificato della Vergine come l’unica capace di dare atto della maternità spirituale di lei e dell’esperienza che ne hanno fatto i mistici.

Per illuminare la situazione celeste di Maria ci soccorre l’analogia con Cristo risorto e con i corpi risuscitati. Ora le apparizioni di Cristo risorto ai discepoli mostrano che la corporeità del Signore è sganciata dalle leggi della materia, dai condizionamenti del tempo e dello spazio: entra a porte chiuse nel cenacolo (Gv 20, 19), appare e scompare improvvisamente (Lc 24, 15. 31), non è subito riconoscibile (Lc 24, 37; Gv 20, 15; 21, 4). Il Cardinale Carlo Maria Martini precisa che Cristo risorto ha del corpo "le qualità attive, in quanto può agire nel cosmo, ma non le passività, in quanto non è circoscrivibile, non può essere afferrato e chiuso dallo spazio e dal tempo". Questa nota di sganciamento dai condizionamenti spazio-temporali permette a Maria di intessere un rapporto vivo e vivificante con il cosmo e con gli uomini, con il tempo e con lo spazio e soprattutto con il cuore dei discepoli del suo Figlio.

Il secondo punto di riferimento per capire lo stato glorioso di Maria è la condizione dei corpi dopo la risurrezione, descritta da Paolo nel capitolo 15 della prima Lettera ai Corinzi.

 

Pur ammettendo una certa continuità tra il corpo mortale e quello risorto, l’Apostolo insiste sulla loro diversità mediante quattro antitesi: "Si semina corruttibile e risorge incorruttibile, si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza, si semina un corpo animale e risorge un corpo spirituale" (1Cor 15, 42-44).

Applicando questa dottrina a Maria assunta, dobbiamo riconoscere al suo corpo quattro caratteristiche:

  1. l’incorruzione, che indica vittoria sulla morte e sulla decomposizione nel sepolcro;
  2. la gloria, che esprime sia lo splendore, al pari delle stelle (Dan 12, 3), sia la presenza e azione salvifica nella storia (Gv 1, 14; 2, 11);
  3. la potenza, che designa la forza dello Spirito, capace di comunicare la vita nuova e di compiere opere efficaci e meravigliose (Rm 15, 19; 1Cor 12, 4-11; Gal 3, 5);
  4. la spiritualità, che indica l’intera persona umana della Vergine sotto la piena sovranità trasformatrice dello Spirito.

Per lo Spirito che lo vitalizza, anima e guida, il corpo glorioso della Vergine supera i limiti naturali che impediscono la piena comunicazione con tutti i membri di Cristo: l’assunzione di Maria non è separante, ma significa, al contrario, totale inserimento nel mistero della Comunione dei Santi.

Possiamo concludere questa nostra riflessione sulla definizione dogmatica dell’assunzione di Maria in Cielo, rilevando alcune evidenze di ordine teologico e vitale.

Il ‘fatto ecclesiale’

Per prima cosa balza evidente il fatto che la definizione dogmatica compiuta da Pio XII nel 1950 non risulta un’iniziativa senza radici nel passato; al contrario, essa è stata preparata dal contributo determinante di tre fattori:

  1. la fede del popolo di Dio, manifestata nei racconti del Transitus letti e accolti da tante generazioni, nella liturgia, nell’iconografia e in altre iniziative lungo i secoli;
  2. il dibattito a livello teologico che ha studiato le convenienze, sciolto le difficoltà, ammessa la definibilità, approfondito il significato;
  3. l’intervento del Magistero, che aveva rimandato la definizione e che infine, a tempo più opportuno, l’ha realizzata.

Ne consegue che la definizione dell’Assunta è un fatto ecclesiale che ha interessato le varie componenti della Chiesa e che quindi costituisce un elemento di comunione tra di esse.

Si tratta di un "singolare consenso dell’episcopato cattolico e dei fedeli" (Pio XII) che "offre per se stesso l’infallibile certezza della rivelazione divina", secondo l’insegnamento biblico richiamato dal Vaticano II: "La totalità dei fedeli, che hanno ricevuto l’unzione dello Spirito Santo (1Gv 2,20.27), non può sbagliarsi nel credere" (LG 12). Risulta pertanto che pur essendo la dimensione autoritativa quella che specifica il ruolo del Magistero nella tradizione, essa è però inseparabile dalla dimensione di comunione con i Vescovi e con l’intero popolo di Dio.

 

Ricchezze del mistero dell’Assunta

Appartenendo alla pienezza escatologica, il mistero di Maria Assunta alla gloria contiene una ricchezza di significato per la vita presente che la teologia magisteriale e dei vari studiosi non ha mancato di enucleare.

L’assunzione della Vergine non solo rafforza la fede nella risurrezione finale, ma è stimolo a rispettare il corpo e la vita umani, a cercare una cultura di pace e ad aspirare alla santità, unica via per conseguire i beni eterni. La tendenza teologica post-conciliare opera uno spostamento di accentuazione dal ‘privilegio’ alla categoria del ‘segno’.

Dopo il Cristo risorto, la Vergine assunta è segno della dignità dell’uomo e del suo destino di gloria. Ambedue gli eventi ci dicono che il destino dell’uomo, foggiato "a immagine e somiglianza" di Dio (cfr. Gen 1, 26-27), non è il disfacimento dell’essere e il suo dissolvimento nel nulla, ma la sua piena realizzazione fino a raggiungere, come amano dire gli Orientali, la "divinizzazione".

Ambedue attestano che la vita ha un senso, che il corpo è destinato a rivestirsi di gloria e di immortalità; che non sono inutili né la fatica né il sudore, né il sangue versato né le lacrime che rigano il volto del sofferente. E se l’uomo, nella sua cecità, profana e degrada il corpo e rivendica il diritto di praticare la tortura e la pena di morte, Dio, nel suo luminoso amore, proclama che Lui è la sorgente della vita e il suo Figlio Gesù è "la risurrezione e la vita" (Gv 11,25).

Il mistero realizzato in Maria assunta in Cielo è una miniera preziosa che le generazioni cristiane sono chiamate a scandagliare nel loro itinerario nel tempo verso la patria trinitaria, dove ella al seguito di Cristo ha preceduto tutti gli altri.

14/08/2013 17.28
 
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Maria Assunta Segno di Speranza e di Consolazione

La festa dell’Assunta è un giorno di gioia. Dio ha vinto. L’amore ha vinto. Ha vinto la vita. Si è mostrato che l’amore è più forte della morte. Che Dio ha la vera forza e la sua forza è bontà e amore.
Maria è assunta in cielo in corpo e anima: anche per il corpo c’è posto in Dio. Il cielo non è più per noi una sfera molto lontana e sconosciuta. Nel cielo abbiamo una madre. 
Non dobbiamo allontanarci da Dio, ma rendere presente Dio; far sì che Egli sia grande nella nostra vita. A Ferragosto, facciamo festa con la Madonna Assunta in cielo. Lei, che è segno di speranza e di consolazione, ci farà partecipi della sua gioia.

Regina Mundi vi augura Buon Ferragosto con Maria e vi offre questi bellissimi pensieri, in formato mp3 scaricabili, di Fr Francesco Patton, padre Giovannino Tolu e di Benedetto XVI.

Cliccate per ascoltare e scaricare i materiali in formato mp3...
http://www.reginamundi.info/MariaAssuntaSegnoDiSperanza/ 

15/08/2018 10.02
 
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Maria, assunta in cielo,
prega per noi, prega con noi
[Modificato da Credente. 08/12/2018 18.09]
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