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FATTI PRODIGIOSI DEL PASSATO

Last Update: 4/16/2021 11:10 PM
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9/20/2017 9:20 PM
 
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Come Padre Pio fermava i bombardieri
nella II Guerra Mondiale in pieno volo



La testimonianza di un generale che si è convertito: nella zona di San Giovanni Rotondo, in cui viveva il santo, non è mai caduta una bomba

Questa storia straordinaria su Padre Pio è stata raccontata da padre Damaso di Sant’Elia, superiore del convento di Pianisi, e appare formalmente nella “Positio”, il documento ufficiale che espone la difesa della canonizzazione del famoso frate cappuccino a cui vennero concesse le stigmate della Passione di Cristo.

* * *

“Vari piloti dell’aviazione angloamericana di varie nazionalità (inglesi, americani, polacchi, palestinesi) e di diverse religioni (cattolici, ortodossi, musulmani, protestanti, ebrei) che durante la seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre del 1943, si trovavano nella zona di Bari per compiere missioni in territorio italiano furono testimoni di un fatto clamoroso. Ogni volta che nel compimento delle loro mansioni militari si avvicinavano alla zone del Gargano, vicino a San Giovanni Rotondo, vedevano in cielo un frate che proibiva loro di sganciare lì le bombe.

Foggia e quasi tutti i centri della Puglia furono più volte bombardati, ma sopra San Giovanni Rotondo non cadde nemmeno una bomba. Testimone diretto di questo evento fu il generale della forza aerea italiana, Bernardo Rosini che, allora, faceva parte del “Comando unità aerea” operante a Bari a fianco delle forze alleate.

Il generale Rosini mi raccontò che tra di loro parlavano di questo frate che appariva in cielo e faceva sì che gli aerei tornassero indietro. Tutti ridevano increduli ascoltando quei racconti. Ma poiché l’episodio si ripeteva, e con piloti sempre diversi, il generale comandante decise di intervenire di persona. Prese il comando di una squadriglia di bombardieri per andare a distruggere un deposito di materiale bellico tedesco che era stato segnalato proprio a San Giovanni Rotondo.

Eravamo tutti curiosi di conoscere il risultato di quell’operazione. Quando la squadriglia rientrò andammo subito a chiedere informazioni. Il generale americano era sconvolto. Raccontò che, appena giunti nei pressi del bersaglio, lui e i suoi piloti avevano visto ergersi nel cielo la figura di un frate con le mani alzate. Le bombe si erano sganciate da sole, cadendo nei boschi, e gli aerei avevano fatto un’inversione di rotta, senza alcun intervento dei piloti.

Tutti si chiedevano chi fosse quel fantasma cui gli aerei avevano misteriosamente obbedito. Qualcuno disse al generale comandante che a San Giovanni Rotondo viveva un frate con le stigmate, da tutti considerato un santo e che forse poteva essere proprio lui il dirottatore. Il generale era incredulo ma disse che, appena gli fosse stato possibile, voleva andare a controllare. Dopo la guerra, il generale, accompagnato da alcuni piloti, si recò nel convento dei Cappuccini. Appena varcata la soglia della sacrestia, si trovò di fronte a vari frati, tra i quali riconobbe immediatamente quello che aveva fermato i suoi aerei.

Padre Pio gli si fece incontro e, mettendogli una mano sulla spalla, gli disse: “Dunque sei tu quello che voleva farci fuori tutti”. Il generale si inginocchiò davanti a lui. Padre Pio aveva parlato, come al solito, in dialetto beneventano, ma il generale era convinto che il frate avesse parlato in inglese. I due divennero amici. Il generale, che era protestante, si convertì al cattolicesimo”.

Fonte: Positio III / 1, pagg. 689-690


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9/20/2017 9:32 PM
 
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Il misterioso frate che salvava i soldati durante la II Guerra Mondiale



 



Indovinate chi era!


Durante la II Guerra Mondiale, si diffuse la storia di un frate misterioso che appariva in mezzo al campo di battaglia per salvare i soldati e sviava gli aerei da rotte che in seguito si scoprì che interessavano aree abitate da civili, oltre ad altri fatti prodigiosi.


Un pilota di bombardiere delle Forze Armate statunitensi riferì di aver visto quel frate nel cielo dell’Oceano Pacifico, e giurò che lo avesse salvato.


L’aereo stava volando verso l’aeroporto dove sarebbe atterrato dopo aver scaricato le sue bombe quando venne danneggiato da un aereo da caccia giapponese.


“L’aereo”, disse il pilota, “esplose prima che l’equipaggio avesse la possibilità di saltar fuori con il paracadute. Solo io riuscii a uscire dal velivolo, e non so come. Provai ad aprire il paracadute ma senza riuscirci. Mi sarei sfracellato al suolo se non avessi ricevuto l’aiuto di un frate che mi apparve in aria. Aveva la barba bianca, mi prese tra le braccia e mi depositò dolcemente all’aeroporto”.


“Nessuno mi voleva credere, ma a causa della mia presenza dovettero farlo, perché era impossibile che fossi sopravvissuto a una caduta libera. Riconobbi il frate che mi salvò la vita quando, alcuni giorni dopo, mi diedero una licenza e andai a casa. Fu allora che vidi il religioso nelle fotografie di mia madre. Mi disse che aveva chiesto a padre Pio di prendersi cura di me”.

Alla fine della guerra, un gran numero di soldati di tutto il mondo si recò al convento di San Giovanni Rotondo alla ricerca del frate misterioso a cui si attribuiva la salvezza di molti di loro.

Nella foto, un gruppo di soldati che ringrazia il buon frate misterioso.

Durante la I Guerra Mondiale, padre Pio servì nel 10º Corpo Medico di Napoli.


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11/18/2017 12:16 PM
 
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È arrivata fino al cimitero, e poi...


Durante il XV secolo, nel piccolo villaggio svizzero di Ettiswil si verificò un evento miracoloso dopo che era stato commesso un crimine terribile. Un’ostia consacrata venne rubata dalla vicina chiesa parrocchiale da un membro di una setta satanica. Si chiamava Ann Vögtlie scappò via dalla chiesa con l’Eucaristia in mano.


Non è registrato il motivo esatto della sua azione, ma le ostie consacrate vengono spesso rubate nelle chiese per essere profanate da gruppi satanici, di frequente durante la cosiddetta “Messa nera”, in cui viene ridicolizzata la Messa cattolica con rituali bizzarri. Uno dei giorni più popolari dell’anno per le “Messe nere” è Halloween, considerata da molti gruppi una “festa” satanica.


Dopo aver lasciato la chiesa parrocchiale, la Vögtli corse fino a raggiungere il muro del cimitero. Cercò di superarlo, ma all’improvviso l’Eucaristia divenne troppo pesante da trasportare.


In seguito la Vögtli confessò: “Dopo aver inserito la mano nello stretto portone d’acciaio afferrai l’Ostia, ma non appena fui arrivata dietro al muro del cimitero questa divenne così pesante che non riuscii più a trasportarla. Non essendo in grado di andare né avanti né indietro gettai via l’Ostia lì vicino tra le ortiche”.


Una giovane donna scoprì l’Eucaristia nell’ortica, ma l’Ostia si era trasformata in quello che sembrava un fiore. Spiegò che “l’Ostia rubata venne divisa in sette sezioni. Sei di esse formavano un fiore simile a una rosa, e una grande luce le circondava”. Il parroco venne informato e riuscì a riprendere sei sezioni, mentre la settima non si riusciva a smuovere. Lo considerò un segno del fatto che in quel luogo doveva essere costruita una cappella.


Un reliquiario contenente l’Ostia miracolosa venne custodito nella cappella costruita sul posto, e nel corso degli anni si sono verificati vari miracoli a beneficio di quanti hanno venerato la reliquia.



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6/6/2018 11:54 AM
 
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I miracoli straordinari che hanno portato alla canonizzazione
di Santa Rita

SAINT,RITA CASCIA

Santa Rita da Cascia era una donna umile e santa vissuta nel XV secolo. Sia in vita che dopo la morte è stata un potente intercessore, pregando sempre per i bisognosi.

Dopo essere morta di tubercolosi, Rita è stata collegata quasi immediatamente a molteplici miracoli.

Secondo l’autore Bert Ghezzi, “tre giorni dopo Domenico Angeli, un notaio di Cascia, registrò undici miracoli avvenuti in seguito alla morte della santa”.

Da allora è nota come intercessore di miracoli, con innumerevoli eventi miracolosi che si verificano attraverso la sua intercessione celeste, soprattutto per le cause impossibili.

Rita è stata tuttavia canonizzata solo nel 1900. Sono stati necessari tre miracoli straordinari per spianare la via alla sua canonizzazione, provando che i fedeli possono pregarla senza esitazione. Ecco un registro di questi tre eventi miracolosi.

Il primo miracolo consiste nel gradevole profumo che emanava dai resti del corpo della Santa, confermato da molti testimoni affidabili e da una tradizione fidedigna, per cui dubitarne sarebbe assurdo; nessuna causa naturale può essere inoltre addotta per l’esistenza di questo profumo, come si evince dalla ricerca fisica condotta da uomini esperti in cose del genere. Questo odore, poi, si diffonde in un modo che trascende le leggi abituali della natura. Dovremmo quindi persuaderci che questa fragranza derivi da un intervento divino.

 

L’altro miracolo ha beneficiato Elisabetta Bergamini, una bambina che rischiava di perdere la vista a causa del vaiolo. I suoi genitori, ai quali i dottori avevano assicurato che le sue condizioni erano così gravi che l’intervento medico avrebbe potuto essere vano, decisero di mandarla nel convento agostiniano di Cascia, supplicando con fervore Santa Rita di liberare la figlia dalla cecità imminente. Giunta al convento, alla bambina venne fatto indossare un abito votivo in onore di Santa Rita. Dopo quattro mesi, un giorno Elisabetta gridò che riusciva a vedere. Insieme alle suore iniziò immediatamente a rendere grazie a Dio, che aveva concesso un simile miracolo attraverso Santa Rita.

Il terzo miracolo avvenne a Cosma Pellegrini, che soffriva di una gastroenterite catarrale ed emorroidale cronica così grave da non avere speranze di recupero. Tornando un giorno dalla chiesa si sentì così debole per un attacco della sua straziante malattia da arrivare vicino alla morte. Vennero convocati i medici, che gli ordinarono di ricevere gli ultimi sacramenti, dopodiché si stese a letto con tutta l’apparenza di essere prossimo alla morte, ma all’improvviso sembrò vedere Santa Rita che lo salutava. Da quel momento gli tornarono la forza e l’appetito, e in breve tempo fu in grado di compiere il lavoro di un uomo giovane, anche se era di età avanzata, avendo superato i settant’anni. 

Santa Rita da Cascia è sicuramente fra le sante più amate e conosciute nel mondo, le testimonianze dei miracoli accaduti per sua intercessione sono talmente numerose, che è stata proclamata dal popolo dei fedeli “santa dei casi impossibili” (o santa degli impossibili). Vogliamo raccontarvi 5 grazie ricevute per sua intercessione che sicuramente non conoscete, tutte scritte sul sito del Santuario di Santa Rita.

1) Una gravidanza difficile, testimonianza di Elisabetta Tatti

Per raccontare quanto è accaduto, devo tornare all’anno 2009, quando ero incinta. La gravidanza era sopraggiunta quando ormai mio marito ed io eravamo considerati non fertili. All’inizio del 6° mese, a causa di forti contrazioni uterine, fui ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma. Mi riscontrarono una dilatazione di 2 cm. Si doveva con ogni mezzo impedire il parto, poiché la bambina che portavo in grembo difficilmente sarebbe sopravvissuta dopo la nascita. Mi venne chiesto di sottopormi ad un cerchiaggio d’urgenza in quanto il parto era imminente. Non avevo alcuna scelta. Se la bambina fosse nata in quel momento, a 23 settimane, avrebbe avuto possibilità di sopravvivenza quasi nulle. L’intervento fu fissato per il 22 maggio e, appena seppi la data prescelta, provai un senso di fiducia nel mio cuore: mi affidai immediatamente a Santa Rita. Ma le cose non dovevano essere così semplici. Il cerchiaggio venne eseguito, ma si era verificata la complicazione temuta: rottura delle membrane e perdita di liquido amniotico, che avrebbero potuto in qualsiasi momento indurre il parto prematuro. Me la presi con Santa Rita, chiedendole perché mai il giorno della sua festa avesse permesso l’inizio della morte di mia figlia. Intanto mia sorella Valentina, il giorno 22 maggio, si era recata a Cascia per partecipare alle celebrazioni in onore della Santa e, infine, era venuta da me in ospedale a Roma per portarmi le rose benedette.

Il 24 maggio, cominciai la Novena a Santa Rita per i casi disperati. Misi i petali di rosa sul ventre e pregai. Sentivo vicinissima Santa Rita. Il secondo giorno scomparvero le perdite di liquido amniotico e i medici ne furono stupiti. Dopo due settimane, contro ogni aspettativa, il parto prematuro fu scongiurato. Nessuno però si aspettava che la gravidanza potesse procedere di molto, invece la bimba nacque nella 36esima settimana, quando ormai era perfettamente in grado di sopravvivere. Oggi la mia bambina, che si chiama Mariam, è bellissima e l’ho già portata al Santuario di Santa Rita una prima volta! Lode al Signore che per mezzo dei santi fa cose meravigliose.

2) Per un’amica, testimonianza di Tamara

Santa Rita è entrata nella mia vita per caso. Un’amica della nostra parrocchia doveva sottoporsi a un esame diagnostico ospedaliero pericoloso. Era veramente spaventata e chiedeva preghiere. Quel giorno era proprio il 22 maggio, festa di Santa Rita. Così, abbiamo detto un rosario in famiglia per lei, raccomandandola alla santa e abbiamo anche chiesto che smettesse di fumare.

Beh, inutile dire che la Santa degli Impossibili ci ha ascoltate senza tentennamenti. Mentre la signora veniva sedata con un calmante, un medico ha aperto la porta e ha detto: «Questa signora non ha bisogno di questo esame».

Inoltre da quel giorno ha smesso di fumare senza nessun problema. È una testimonianza piccola, fatta con il cuore.

 

3) Miracolo di uno sconosciuto, testimonianza di Rosario Bottaro

Sono madre di quattro figli e, come madre, ho pregato per la salute di un ragazzo di 24 anni, senza conoscerlo. Santa Rita stava lì come un’amica, la migliore delle amiche, che ti parla e sa ascoltarti in qualunque momento, ci fa sentire che sta, come una vera amica del cuore, nell’immenso amore di Dio Padre. Questo ragazzo doveva affrontare una rischiosa operazione a causa di un tumore spinale, fissata per il due agosto scorso. Si compì un miracolo, perché il tumore regredì e non fu più necessario intervenire chirurgicamente. So con certezza che fu Santa Rita a proteggerlo, con la sua fede immensa, affinché i medici non dovessero arrivare ad operarlo. Ho promesso che se ciò si fosse avverato avrei ringraziato pubblicamente per questo vero miracolo! Il mio cuore, la mia anima, la mia famiglia si godono la gioia di avere sempre Te e nostro Signore Dio tra di noi. Ti amiamo.

4) Nonostante il linfoma di Hodgkin, testimonianza di Maggie Patron Costas

Vorrei testimoniare quello che per noi è un miracolo della nostra venerata Santa Rita. Mia figlia aveva 26 anni e stava per sposarsi, quando le hanno trovato il linfoma di Hodgkin.

Abbiamo sempre pregato molto Santa Rita durante il suo lungo trattamento, che mia figlia ha ben sopportato ed è risultato un successo. Andavamo sempre il giorno 22 di ogni mese a pregare nella chiesa di Santa Rita a Buenos Aires. Io lo facevo già da più di trent’anni. Abbiamo deciso di venire a Cascia per ringraziare la Santa nella sua terra. Senza che ce ne fossimo accorti siamo arrivati lì esattamente il giorno 22, era il 22 settembre del 2006.

Mia figlia pregava sopratutto per potere avere un bambino, dopo tutto quello che aveva sopportato e che poteva impedire la maternità. Noi ringraziavamo per la salute di mia figlia, pur sapendo che sarebbe stato difficile che lei restasse incinta.

La Santa ci ha ascoltato e… che meraviglia! Il 22 di settembre del 2007, esattamente un anno dopo il giorno della nostra visita a Cascia, è nata Felicitas Rita, la sua prima figlia.

La salute di mia figlia è andata per il meglio, ha avuto una seconda figlia, Catalina Rita, e adesso è incinta di nuovo e la data di nascita che le ha dato il suo dottore è il 22 di maggio, giorno della festa della Patrona dei casi impossibili!

Noi crediamo ai miracoli e ringraziamo Santa Rita con tutto il nostro cuore.

5) Un figlio miracolato, testimonianza di Sr. Pierangela Perre

Vorrei parlare di mia sorella, Teresa Perre Aloisi, emigrata in Australia e rimasta vedova (del fu Antonio Aloisi) in giovane età con sei figli. Donna carismatica, Teresa ha sempre condotto la sua vita con profonda fede e carità cristiana, in mezzo alle preoccupazioni e alle occupazioni giornaliere, aiutando la numerosa famiglia con dedizione e generosità.

 Bella d’aspetto e sempre sorridente, affabile con tutti, parla e agisce con soavità e mitezza. Nonna premurosa, ama profondamente i suoi nipotini, di cui si prende cura. Inoltre è sempre disponibile con tutti. Vive la sua quotidianità in continua preghiera con digiuni e astinenze.

La sua costante preghiera verso Santa Rita, patrona dei casi impossibili, ha fatto sì che si compisse il miracolo verso suo figlio Francesco, che ormai era in coma da otto mesi e non dava più segni di vita.

Improvvisamente ha aperto gli occhi, tornando alla vita proprio nel momento in cui Teresa stava recitando la sua novena alla Santa, mentre diceva queste parole: “Fonte di ogni bene, fonte di ogni consolazione, ottienimi la grazia che desidero, tu, che sei la Santa degli impossibili, l’avvocata dei casi disperati. Santa Rita, per le pene da te sofferte, per le lacrime d’amore da te vissute, vieni in mio aiuto, parla e intercedi per me, che non oso chiedere presso il Cuore di Dio, Padre di misericordia. Non allontanare da me il tuo sguardo, il tuo cuore, tu, esperta nel soffrire, fa’ capire le pene del mio cuore. Consolami e confortami dandomi se tu vuoi la guarigione di mio figlio Francesco e questo ho chiesto e questo ho ottenuto!”.

Spero che possa essere di conforto a tutti coloro che, con molta pazienza, sapranno cogliere queste parole: la preghiera opera miracoli.

Tra i testimoni di questa grazia ricevuta: Michele e Maria Sergi e famiglia, Anna Romeo e famiglia, Lena e Rocco Catanzariti e famiglia, Domenica e Sam Ciampa.

 

 


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11/26/2018 10:19 PM
 
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3/26/2019 2:00 PM
 
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Un profumo misterioso invade le stanze e le strade.
Il prodigio di Madre Assunta Pallotta

ASSUNTA PALLOTTA
 

Venti minuti prima di morire un odore misterioso, tra violette e incenso, inondò la stanza della suora morente. Questo prodigio si ripeté nelle strade dove fu portato il suo feretro, nelle stanza e dove aveva abitato. E tutt'oggi avvolge il velo che ha ricoperto il corpo incorrotto

La “santa dei profumi” è originaria di Force, un piccolo paesino dell’Appennino marchigiano. Assunta Pallotta, classe 1878, a soli ventitré anni era già missionaria in Cina con le Suore Francescane Missionarie di Maria.

Diceva di sentire ogni giorno Cristo dentro di sé, e metteva in pratica il suo amore per il Signore operando tra i più bisognosi nell’allora poverissimo stato dello Shanxi, nella Cina nord-orientale.

Nel 1905 si ammala di tifo. Il 25 marzo di quell’anno riceve l’estrema unzione da un sacerdote, Padre Benvenuto. Il giorno dopo le sue condizioni sono gravissime. Ed è in quel momento che si verifica il “miracolo dei profumi”.

Un odore dolce e intenso

Alle 17,30 del 26 marzo 1905, il volto di suor Maria Assunta mostra evidenti segni della morte evidente. Nella stanza sono il frate, le suore e sei altre giovani collaboratrici cinesi, tutti compresi del grave momento. Ma qualcosa di nuovo sta succedendo, qualcosa che attrae ciascuno dei presenti, assorbe tutta la loro mente, pone interrogativi… Finalmente la superiora si decide a chiedere alla vicina: “Non sente nulla?” e Madre Luciana: “Certo Madre che sento: che profumo!…”, risponde aspirando con piacere ciò di cui stava ormai riempiendosi la stanza.

 

Un profumo gioioso

Anche il Padre Benvenuto dal fianco della suora moribonda si rigira con una espressione di meraviglia inspiegabile e chiede sottovoce: “Ma cos’è questo profumo?”. Nessuno sa dare una risposta. C’è solo stupore ed anche una commozione non trattenuta, perché quel profumo penetra fino al cuore recandovi una profonda gioia. All’improvviso la fragranza soave, deliziosa, si era sparsa nella camera e si rinnovava come ondate leggere di minuto in minuto.

 

Venti minuti

Era un profumo indefinibile, tra l’olezzo delle violette e quello dell’incenso, ma “nessuno dei due”, diranno i testimoni. Venti minuti così, duranti i quali la tensione per una nuova perdita si trasforma pian piano in entusiasmo…

oi suor Maria Assunta spira dolcemente, calme e serena nella morte, come lo era stata nella vita.

La nuova ondata

Ora il frate con la Superiora e la Vicaria possono uscire di stanza e scambiarsi le impressioni. “Bisognerà annotare con cura ogni particolare relativo a questa piccola suora”, mormora Padre Benvenuto: “Chissà che un giorno non se ne debba scrivere la vita?”. E una acutissima nuova ondata di quel profumo investe i tre interlocutori quasi a confermare le parole del frate.

Il bucato

Quella morte sembra diventata una festa che contagia suore ed orfanelle, si comunica ai cristiani e poi ai pagani della zona, che per il giorno dopo invadono la casa per “vedere il miracolo”. Quel misterioso profumo si rinnova ancora avvolgendo ed entusiasmando ogni persona e poi riempie anche le tre stanze che suor Assunta aveva occupato in precedenza e ora ne emana anche la biancheria usata dalla suora morta, tanto che sr Maria Evasia se ne può quasi inebriare mentre procede al bucato.

Tre giorni

Per tre giorni si sussegue il fenomeno. Chiunque arriva lo percepisce senza nemmeno fermarsi a pensare e, guarda caso, chi non sente nulla prova il desiderio di confessarsi e al ritorno è avvolto da quella ondata misteriosa che dona una gioia e una pace impensate. Il funerale della suora, domenica 9 aprile, non è che una serena, anzi gioiosa processione di gente che fino a qualche tempo prima, non si era nemmeno accorta della sua presenza da quasi un anno nel villaggio di Tong-el-Ku. Molti degli intervenuti sono pagani. A mezzogiorno le suore rientrano dal cimitero della missione: le accoglie una casa inondata di quell’acuto profumo che perdura fino alle ore 18 del giorno dopo (Portale delle Suore Francescane Missionarie di Maria).

 

Il corpo incorrotto

Ma la storia miracolosa di Madre Assunta non finisce qui. Nel giugno del 1913, durante la ricognizione del corpo, la madre Generale delle Suore Francescane Missionarie di Maria, ricevuta da Papa Pio X, racconta al pontefice il ritrovamento del corpo intatto di Suor Assunta.

Dopo averne preso atto “avverte il postulatore dei Francescani che bisognava far causa e subito”. Preso il libro della gerarchia e annotò su di esso la parola “miracolo”. Da allora si sono susseguiti diversi miracoli per la sua intercessione.

Il velo profumato

Al momento della ricognizione del corpo, infine, anche il velo che ricopriva il corpo della santa, emanava quell’odore misterioso. E’ questo lo hanno notato anche i fedeli che hanno partecipato, negli anni successivi, alle ostensioni di quel velo (Il quotidiano.net, 2003).

Il 7 novembre 1954 Maria Assunta, chiamata dai cinesi «la santa dei profumi», venne beatificata da Pio XII (www.carloacutis.net)

La preghiera per chiedere la sua intercessione

Preghiera alla Beata Assunta Pallotta

Oh Assunta, benedetta figlia che hai tanto amato Dio

nel silenzio,nel servizio, nella pace, nella privazione,

nell’umiltà, nell’obbedienza.

Insegnaci a percorrere questa via della santità

scegliendo di fare la volotà di Dio ogni giorno;

nella semplicutà e purezza di cuore.

Facci capire che solo Dio conta e che solo abbiamo da Dio tutto

e che solo attraverso Dio tutto può avvenire

e che nulla è impossibile a Lui.

Portaci alla nostra mamma Maria Santissima

madre di tutti i viventi aiutaci e confortaci oggi e sempre.

Amen


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4/4/2019 10:15 AM
 
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Secondo la biografia di uno dei suoi seguaci,
il santo che camminò sulle acque ha compiuto grandi prodigi

Il fondatore dell’ordine dei Minimi, San Francesco di Paola, ha compiuto vari miracoli, eventi prodigiosi dettati dalla tradizione depositati per il processo di beatificazione del santo. Questi racconti si trovano nella maggior parte dei casi nella biografia scritta da uno dei suoi discepoli in forma anonima: Vita S. Francisci de Paula, Minimorum Ordinis Institutoris scripta ab anonymo ejusdem sancti discipulo, eique coaevo.

La risurrezione di “Martinello”
Martinello era il nome che il santo aveva dato a un agnellino a cui voleva molto bene. Durante i lavori per la costruzione della chiesa nella città di Paola, gli operai affamati lo rubarono e lo mangiarono al forno.

Quando se ne accorse, il santo chiese agli operai cosa avevano fatto della sua pelle e delle ossa, e gli dissero che li avevano gettati nel forno.

Francesco si avvicinò al forno, guardò il fuoco e chiamò Martinello, e dal forno uscì l’agnellino completamente intatto, belando allegramente al vedere il suo padrone.

FRANCESCO DI PAOLA
Facebook-Santuario San Francesco di Paola

Il forno in fiamme

 

Durante la costruzione del convento, all’improvviso scoppiò un grande incendio nel forno in cui i frati stavano preparando i mattoni. Gli operai cercarono inutilmente di opporsi al propagarsi del fuoco, cercando di chiudere le fessure con pietre e terra.

Non sapendo cosa fare, chiamarono il santo, che calmò tutti dicendo: “Per l’amor di Dio, figlioli, non vi affliggete, perché il forno non cadrà, intanto andate a fare colazione, che Dio rimedierà”.

Gli operai se ne andarono, e i frati videro Francesco entrare nel forno in mezzo alle fiamme. Quando uscì era illeso, sano e salvo, e il forno era come nuovo, senza alcun segno di abrasione.

La fonte della “cucchiarella”

Per continuare la costruzione del convento serviva una fonte d’acqua vicina, perché il ruscello era troppo lontano. Francesco colpì quindi una roccia con un palo, facendo sgorgare una sorgente.

Molti tiravano fuori l’acqua con dei cucchiai, da lì il nome “cucchiarella”. Si ritiene che l’acqua di questa fonte sia curativa.

La risurrezione del nipote

Il nipote di San Francesco, Nicola, voleva tanto diventare religioso come lo zio, ma sua madre Brigida, sorella del santo, non era d’accordo.

Un giorno Nicola si ammalò gravemente e morì. Venne portato nella chiesa di San Francesco per il funerale, ma al momento di deporlo nella fossa il santo ordinò di portarlo nella sua cella.

Di fronte al cadavere del giovane pianse e pregò a lungo, finché il ragazzo risuscitò. Lo restituì quindi alla sorella, facendole promettere che non avrebbe mai più impedito al figlio di dedicarsi a Dio. Il ragazzo entrò poi nel suo ordine.

La traversata in mare con il suo mantello

Il suo miracolo più noto è quello documentato nell’aprile 1464. San Francesco era giunto con due suoi confratelli a Catona e si dirigeva a Messina. Chiese a un barcaiolo di far attraversare loro lo stretto per carità, visto che non avevano denaro.

 

L’uomo rifiutò, e allora Francesco si inginocchiò, iniziò a pregare, tracciò la croce sul mare e si tolse il mantello tendendolo sull’acqua. Vi salì poi con i suoi frati, e con il vento favorevole raggiunsero l’altra riva senza alcun problema.

FRANCESCO DI PAOLA
Facebook-Santuario San Francesco di Paola

Il miracolo dell’impiccato

Dopo aver attraversato lo stretto di Messina ed essere giunto a Milazzo, in Sicilia, trovarono un impiccato appeso da tre giorni. Il santo ne ebbe compassione e chiese ai confratelli di slegare il cadavere.

Quando l’impiccato cadde tra le braccia del santo, aprì gli occhi e lo supplicò di accettarlo nell’ordine, dove trascorse i suoi ultimi anni di vita.

Il miracolo delle pietre

San Francesco si stabilì a Milazzo, dove doveva costruire una chiesa. Per questo usò come base due enormi pietre. Si dice che San Francesco abbia alleggerito il loro peso e sia riuscito a tirarle fuori dal suolo da solo, trasportandole con le proprie mani fino al luogo stabilito.


L’apparizione dell’arcangelo Michele

San Francesco di Paola viene spesso rappresentato con uno scudo sulla testa o sul petto, su cui si legge l’iscrizione “Charitas”.

Secondo la tradizione, mentre il santo era assorto in contemplazione gli apparve l’arcangelo Michele con uno scudo tra le mani che sembrava un sole risplendente, al cui centro si leggeva in lettere dorate la parola CHARITAS. L’angelo gli diede lo scudo e gli raccomandò di trasformarlo nell’emblema del suo ordine.

FRANCESCO DI PAOLA
Facebook-Santuario San Francesco di Paola

Il diavolo ingannato

 

La leggenda dice che il santo aveva progettato di costruire un ponte per facilitare il passaggio da una riva all’altra del fiume Isca. Il diavolo gli apparve con la proposta di costruirlo in una sola notte in cambio dell’anima del primo vagabondo che lo avesse attraversato.

Il frate accettò, ma il giorno dopo, quando il diavolo apparve per riscuotere quanto stabilito, il santo,
con astuzia, fece passare un cane e invitò il diavolo a prendere l’anima dell’animale.

Il diavolo, furioso per il fatto di essere stato ingannato, colpì violentemente la parete, provocando un foro e lasciando l’impronta della mano impressa.

L’immagine impressa su un tovagliolo

La tradizione racconta che un giorno, mentre il santo consumava il suo esiguo pasto, si rese conto che un pittore cercava di ritrarlo in segreto.

Francesco si considerava indegno di qualsiasi onore di questo tipo, e allora si coprì il volto con un tovagliolo. Per esaltare il suo umile servo, Dio realizzò il miracolo: sul tovagliolo rimasero impressi i tratti del suo volto.

La reliquia è conservata in una chiesa di Vietri Sul Mare (Salerno).


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12/9/2019 1:10 PM
 
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Il miracolo eucaristico svizzero avvenuto dopo il furto dell’Ostia santa da parte di un satanista


Ettiswil




L’Ostia fluttuava in aria, circondata da una luce intensa e divisa in sette pezzi che si intrecciavano simili ai petali di un fiore


L’adolescente italiano Carlo Acutis, di cui è in corso il processo di canonizzazione, ha organizzato nella sua breve vita terrena un’esposizione sui miracoli eucaristici registrati nel corso della storia.

Uno dei casi che riportava è avvenuto in Svizzera nel 1447. Nella città di Ettiswil esiste un santuario dedicato a questo miracolo.


In base al racconto, una donna di nome Anna Vögtli faceva parte di una setta satanica e rubò dalla parrocchia la Santissima Eucaristia.


Quando la ladra venne scoperta confessò il crimine, riferendo che aveva messo la mano tra le fessure del tabernacolo per rubare l’Eucaristia. Poi era fuggita, ma quando era arrivata al cimitero non riusciva più a correre perché l’Eucaristia era diventata talmente pesante che riusciva a malapena a proseguire. Per questo aveva abbandonato lì il Corpo di Cristo ed era scappata.


Una custode di maiali trovò l’Ostia santa la mattina dopo perché i suoi animali si rifiutavano di avanzare in quel luogo. Chiese aiuto a due uomini e fu allora che tra le ortiche videro l’Ostia fluttuare nell’aria, circondata da una luce intensa e divisa in sette pezzi che si intrecciavano come i petali di un fiore.


Avvisato, il parroco andò subito a cercare l’Eucaristia. Dopo che aveva raccolto sei pezzi, l’ultimo affondò nella terra. La popolazione interpretò il fatto come un segno per costruire in quel luogo una chiesa, quello che oggi è il Santuario di Ettiswil.







 


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4/16/2021 11:10 PM
 
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Il  miracolo del passato a cui é impossibile non credere



Stefano Paci intervista Vittorio Messori, su “tracce” nel 1999. Il tema dell’articolo é un miracolo, anzi non un mircolo qualsiasi ma il miracolo per eccellenza.


Elogio al materialismo


A stupire, Vittorio Messori è abituato. In un Paese in cui trentamila copie di un volume bastano a fare un bestseller, il suo primo libro, Ipotesi su Gesù, di copie ne ha vendute oltre un milione. Non pago, ha poi “sequestrato” il prefetto dell’ex Sant’Uffizio, l’austero cardinale Joseph Ratzinger, e per una settimana l’ha sottoposto ad un vero e proprio interrogatorio e ne ha registrato le risposte. Non era mai accaduto nella storia della Chiesa, e il libro-intervista Rapporto sulla fede per anni è stato al centro del dibattito sul cattolicesimo. Poi, ha rivolto ad un’altra persona le sue domande, e questa volta si trattava dell’attuale Pontefice, papa Wojtyla. Varcare la soglia della speranza è stato tradotto in 53 lingue.


Ma adesso, forse, Messori ha esagerato. Il suo nuovo libro (Il Miracolo, Rizzoli) ha la pretesa di raccontare che almeno una volta, nella storia, il prodigio per eccellenza, quel miracolo “impossibile” su cui così spesso si ironizza, è avvenuto: un arto tagliato è ricresciuto. Tra le dieci e le undici di sera del 29 marzo 1640 un giovane contadino spagnolo, Miguel Juan Pellicer, si sarebbe risvegliato avendo di nuovo la gamba che gli era stata amputata due anni e mezzo prima. Il miracolo -compiuto per intercessione di Nostra Signora del Pilar, la veneratissima Madonna di Saragozza davanti al cui santuario Miguel Juan aveva per anni mendicato- avvenne nel villaggio aragonese di Calanda, dove il giovane era ritornato per salutare i genitori. Un evento sconvolgente di cui quasi si era persa la memoria.


Difficile da credere? Noi abbiamo fatto la parte dell'”avvocato del diavolo”. Abbiamo cioè posto a Messori, che scrive come un giornalista ma si documenta come un diligente professore universitario, alcune di quelle obiezioni che su questo “miracolo impossibile” formulerebbe l’uomo comune.


I cristiani credono ai miracoli, certo. Ma sembra che Dio si sia sempre dato una specie di limitazione per rispettare la libertà dell’uomo. I prodigi, cioè, non sono mai così clamorosi da rendere automatico il credere. Per spiegarli si può sempre ricorrere a qualche causa scientifica che non è ancora stata scoperta. Questo miracolo, invece, sembra del tutto “impossibile”. Davvero lei crede che una gamba amputata sia rispuntata?


VITTORIO MESSORI: Non lo nego, questo miracolo è sconcertante. Lo è stato anche per me. In realtà anch’io avevo uno schema in testa, e la scoperta di questo prodigio lo ha messo in crisi. Il mio era lo schema di Pascal: Dio non impone la fede, la propone. Mi dicevo: se Dio compisse un “miracolo spettacolo”, se facesse ricrescere un arto tagliato, la nostra libertà sarebbe annullata, saremmo messi con le spalle al muro e dovremmo arrenderci all’evidenza.



Così, quando trovai rari accenni a questo miracolo avvenuto nel paesino di Calanda, non mi sentii spinto ad approfondirlo, non lo presi sul serio. Io stesso non volevo arrendermi fino a quando, studiando i documenti, ho riscontrato l’indubitabilità del fatto. Alla fine ho allargato le braccia: ho accettato il mistero, perché a questo mi costringeva l’evidenza. È il modo più ragionevole per usare la ragione.


Però non era mai accaduto un miracolo simile nella storia: è come se qui, a Dio, fosse sfuggita la mano…


MESSORI: O, se è possibile scherzarci sopra, fosse sfuggita la gamba. Sì, è vero, si tratta di un caso unico: in questo caso Dio è andato al di là di quello che ha sempre fatto, sia prima che dopo. Ho studiato a lungo i 65 miracoli riconosciuti a Lourdes. In tutti ho sempre trovato questa sorta di strategia del Deus absconditus. Anche in quelli più clamorosi ci sono ottime ragioni per credere, ma ci sono sempre scappatoie per non credere. C’è il caso di Peter van Rudder, il belga a cui per miracolo venne ricostruita la gamba spezzata e si riformarono sei centimetri d’osso. Il miracolo però si vede solo con le radiografie, e uno può dire: magari non era rotta davvero. Tanto che Émile Zola, di fronte alla grotta di Lourdes, disse, beffardo: “Qui vedo molte stampelle, ma nessuna gamba di legno”. Invece, almeno una volta nella storia, questo è accaduto: nel santuario di Nostra Signora del Pilar, a Saragozza, fu appesa una gamba di legno.


E, fatto ancor più straordinario, il miracolo è perfettamente documentato: 62 ore dopo l’evento questo fu registrato dal rogito di un notaio reale. Al processo davanti al tribunale dell’arcivescovado di Saragozza sfilarono decine di testimoni giurati, ma migliaia di altre persone avrebbero potuto testimoniare: il prodigio fu un fatto pubblico. Il giovane miracolato era un monco che tutta Saragozza per due anni e mezzo aveva visto tutti i giorni alle stesse ore alla stessa porta chiedere l’elemosina.


Per quanto straordinario, il fatto è attestato in modo così granitico che se negassimo che fino alle ore 22 del 29 marzo 1640 Miguel Juan Pellicer aveva una gamba sola, e mezz’ora dopo ne aveva due, dovremmo negare la storia stessa. Che so, l’esistenza di Napoleone.


D’accordo, un notaio ha certificato il miracolo. Ma il miracolo è accaduto secoli fa, e si sa come andavano le cose in quei tempi. Le testimonianze che lo documentano non saranno poi così certe


MESSORI: Il rogito del notaio reale, il dottor Miguel Andréu, steso seguendo ogni regola del diritto, è inattaccabile. E, sul piano storico, è garanzia di straordinario valore che un evento di questo genere si sia verificato in quel periodo in Aragona, patria dell’Inquisizione spagnola, allora al culmine della sua potenza. L’Inquisizione era un’istituzione dettata dal razionalismo della religione cattolica, ed assai più dell’eresia temeva e reprimeva la superstizione, i falsi miracoli. Era assolutamente implacabile nell’intervenire laddove c’era anche solo semplicemente il sospetto di visionari o di annunciatori di prodigi fasulli. Basti dire che nei secoli in cui l’Inquisizione controlla la Spagna non ci sono notizie di apparizioni mariane, al contrario di quanto avviene in Italia, in Francia o in Germania.



Così nel lungo, rigoroso processo canonico iniziato due mesi appena dopo l’evento nella diocesi di Saragozza, si sente che l’arcivescovo ha sul collo il fiato del grande inquisitore. Basti ricordare che il grande inquisitore di Spagna mise in galera il cardinale arcivescovo di Toledo. Il tribunale dell’Inquisizione veniva chiamato la “Suprema” perché aveva un potere quasi onnipotente, e poteva mettere in difficoltà anche il re.


Il fatto che l’Inquisizione lasci che il processo si svolga e che addirittura si proclami il prodigio, il 27 aprile del 1641, per lo storico è una garanzia assolutamente straordinaria.


Documenti su questo prodigio, dunque, ce ne sono a bizzeffe. Ma documenti risalenti al Seicento hanno la stessa validità storica di una inchiesta fatta oggi?


MESSORI: No, non la stessa: maggiore. Oggi probabilmente quel rigore d’inchiesta storica si è perso, e se volessimo ricostruire la storia sulle pagine dei giornali, staremmo freschi. Il processo non si svolse nel Medioevo, ma un secolo dopo il Concilio di Trento e sotto il pontificato di Urbano VIII che aveva proprio allora emanato nuove, rigorose norme per il riconoscimento dei miracoli. Le regole con le quali si svolge quel processo sono le stesse che verranno usate per più di tre secoli, fino a dopo il Vaticano II. E il problema dell’arcivescovo non fu trovare testimoni, ma limitarne il numero. Il miracolato -un giovanotto di ventitré anni con la gamba tagliata che per due anni e mezzo staziona sempre allo stesso posto, all’ingresso del santuario della Madonna del Pilar, dove per tradizione gli abitanti di Saragozza vanno ogni giorno- era diventato un personaggio che tutti conoscevano. A favore della garanzia storica c’è anche il fatto che non si sia mai levata nessuna voce di dubbio o di esitazione. E tutto questo senza alcun fine di lucro: Calanda non è mai diventata una Lourdes o una Fatima.


E se si fosse trattato di un gemello, o di un sosia di Miguel Juan Pellicer?


MESSORI: Un gemello no, perché i registri parrocchiali di Calanda sono stati conservati, e Miguel Juan Pellicer non aveva alcun gemello. Nelle decine di pagine del processo viene esaminata tutta la situazione familiare e vengono fatte tutte le domande possibili, anche le più insidiose. Un sosia, invece… uscito da dove? E come si fa ad ingannare dei compaesani sospettosi? E, soprattutto, perché? Questo è un miracolo gratuito in cui nessuno ci guadagna nulla, nemmeno la famiglia. Filippo IV, il re di tutte le Spagne -c’era ancora l’impero su cui non tramontava mai il sole- dopo il processo s’inginocchiò a baciare la gamba risanata di questo contadino, ma a Miguel Juan non venne mai data una pensione: muore da mendicante come era vissuto.


Il ragazzo è stato riconosciuto da tutti, ed era stato operato dal più noto chirurgo di Saragozza, il professor Estanga, assistito da due ottimi medici e da tre infermieri: era presente anche un prete, amministratore dell’ospedale. Tutti testimoniarono al processo, parlando anche del luogo in cui era sepolta, secondo le usanze, la gamba tagliata. Coloro che gli facevano l’elemosina hanno ricordato che non solo Miguel Juan non nascondeva la gamba, ma che mostrava il moncone con la ferita cicatrizzata per esortare all’elemosina.



Insomma, secondo lei è impossibile non credere a questo miracolo. È davvero convinto che questa volta non ci sia spazio per l’incredulità?


MESSORI: Non ci sono dubbi e, ripeto, mi sono arreso a fatica. Ho studiato il caso per anni e non ho lesinato tempo, fatica e viaggi. Quello che ho scritto è un libro di storia, una storia che però cozza contro il mistero. Ogni storico farebbe salti di gioia se gli eventi che studia fossero attestati in questo modo, con tale ricchezza e sicurezza documentaria.


Ma se tutto è così evidente, così perfettamente documentato e incontrovertibile, perché un miracolo così clamoroso è stato dimenticato per tanto tempo?


MESSORI: Il 1640 non è un anno come gli altri per la Spagna. Nei manuali di storia è indicato come il discrimine in cui inizia il rapido e rovinoso declino del dominio spagnolo e della sua influenza politica ed economica. Poche settimane dopo el gran milagro, scoppiano due insurrezioni terribili: il Portogallo si distacca dalla Spagna, e contemporaneamente insorge anche la Catalogna. In quell’anno cominciano le disfatte dei reggimenti spagnoli nelle Fiandre. Ci sono insurrezioni anche nell’Italia spagnola: Masaniello guida la rivolta nel Regno di Napoli. È l’anno in cui il conte-duca Gaspar de Olivares, quello citato nei Promessi sposi, scrive al re: “Non sappiamo se l’anno prossimo ci sarà ancora una Spagna”. E arrivarono la peste, la carestia: tutto congiurò perché questo miracolo fosse poco conosciuto al di fuori del Paese. Poi vennero i secoli dell’Illuminismo e dello scientismo, che fecero di tutto per nasconderlo, perché imbarazzante. Era l’esatta risposta a quello che veniva chiesto da tutti i Voltaire dell’epoca: poter vedere una gamba recuperata.


Secondo le testimonianze, la gamba “miracolosa” di Miguel Juan Pellicer non è, se così si può dire, ricresciuta: è proprio la stessa gamba che era stata amputata più di due anni prima -e che, sepolta nella terra, era necessariamente imputridita- ad essere ricomparsa. Una specie di resurrezione della carne avvenuta prima della fine dei tempi. Questo sembra più difficile da credere…


MESSORI: Sì, la gamba fu subito riconosciuta. Aveva tutti i segni, inconfondibili, che c’erano sull’arto amputato: la cicatrice causata dalla ruota del carro che aveva fratturato la tibia nell’incidente che aveva provocato l’amputazione, le tracce del morso di un cane sul polpaccio, i resti di una grossa cisti asportata, due profondi graffi lasciati da una pianta spinosa. Insomma, una gamba tagliata quando già era divorata dalla cancrena e sepolta per due anni e mezzo nel cimitero dell’ospedale di Saragozza, viene reimpiantata di colpo a Calanda, a cento chilometri di distanza. Quando andarono a controllare il posto in cui era stato sotterrato l’arto, trovarono la buca vuota. I primi giorni la gamba, secondo le testimonianze, aveva un aspetto come di carne morta: era fredda, bluastra. Col passare del tempo, e lo scorrere del sangue, tornò normale.



Forse, se questo miracolo è rimasto nascosto per tanto tempo, è perché ne avevamo bisogno proprio noi, uomini di oggi. Perché questo prodigio non è soltanto un segno dell’esistenza di Dio: è un segno di sano materialismo cristiano. E ciò che oggi minaccia il cattolicesimo non è certo il materialismo, ma lo spiritualismo, la gnosi: molta della nuova teologia cattolica è una teologia gnostica.


Questo è un miracolo “teologicamente scorretto” perché contrasta con il regno dello spiritualismo che ci minaccia. Basta un Platone qualunque per credere nell’immortalità dell’anima. I cristiani, invece, credono nella resurrezione dei corpi, proprio ciò che tanta teologia oggi non annuncia più.


Quali sono state le reazioni al suo libro?


MESSORI: Da manuale. Prima ancora che il libro uscisse sono bastati tre annunci dell’editore e Beniamino Placido su la Repubblica ha scritto un articolo dal titolo significativo: Un libro su un miracolo: non vedo l’ora di non leggerlo. Placido, a nome dell’intellighenzia laica, ha detto che si trattava certamente di una bufala, e non bisognava perdere tempo e soldi per leggere un libro così. Rifiuto previo. In realtà, è il credente il vero libero pensatore. Perché ha un concetto di ragione libera da gabbie ideologiche. Come diceva Gilbert Keith Chesterton: “Un credente è un signore che accetta il miracolo, se ve lo obbliga l’evidenza. Un non credente è, invece, un signore che non accetterà neppure di discutere di miracoli, perché a questo lo obbliga la dottrina che professa e che non può smentire”.


E le reazioni da parte cattolica?


MESSORI: Appena il libro è uscito, un guru dell’intellighenzia cattolica, Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, cattolico aggiornato e teologicamente corretto, ne ha fatto una stroncatura feroce su Tuttolibri, l’inserto letterario della Stampa. Anche lui senza confrontarsi con il libro. Ha detto che qualunque cosa ci fosse scritta era “inutile e dannosa”. Inutile, perché quelli come lui, che hanno una fede pura e dura, non hanno bisogno di miracoli; dannosa perché prodigi, madonne, santuari e pellegrini, sono cose alienanti per chi ha una fede “adulta”.


Quando ho letto queste due recensioni, ho sorriso compiaciuto: nel libro avevo previsto esattamente queste reazioni. Ma avevo anche previsto altro: due mesi dopo l’uscita, Il Miracolo era alla quarta ristampa e stanno per essere pubblicate molte traduzioni.



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Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle...Lu 21,25
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