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Maria accompagna maternamente la storia umana

Last Update: 12/14/2012 11:49 PM
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12/16/2011 11:57 AM
 
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mammina

I segni della storia

di Vittorio Messori

Anche il Corriere ha ricordato, con una pagina intera, i vent’anni da quanto successe in una dacia a Viskuli, nella foresta di Pushcha, in Bielorussia. I primi presidenti eletti democraticamente dalle tre repubbliche slave dell’Urss – Russia, Ucraina, Bielorussia – firmarono il documento che sanciva “la cessazione dell’Unione Sovietica in quanto entità statale“ e lo smembramento del primo Stato comunista della storia. Una decisione imprevista, non soltanto dai soliti “esperti“, ma anche dagli stessi protagonisti dell ‘incontro. Ciò che si voleva non era la fine dell’Urss ma un patto federale rinnovato. E invece, pochi giorni dopo, la notte di Natale, la bandiera rossa con la falce e martello era ammainata per sempre dalla cupola più alta del Cremlino e al suo posto risaliva il tricolore dell’impero di Pietro il Grande.

La firma del russo Eltsin, dell’ucraino Kravchuk e del bielorusso Shushkevic  sul  documento in cui la seconda potenza mondiale decideva di suicidarsi, fu apposta l’8 dicembre del 1991. Era il giorno della ricorrenza liturgica dell’Immacolata Concezione.
Come impedire ai credenti  di pensare  alle parole della Signora di Fatima, parole pronunciate nel 1917, in perfetta coincidenza con la presa del potere da parte di Lenin? <<La Russia spanderà i suoi errori nel mondo, provocando guerre e   persecuzioni contro la Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, intere nazioni saranno annientate>>. Ma, aveva concluso l’Apparizione davanti ai tre bambini che ignoravano persino la parola Russia, <<ma alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà>>. La fine annunciata nel 1917 dall’Immacolata giungeva, non solo nel “suo” giorno, ma alla vigilia dei 70 anni dalla fondazione ufficiale dell’Urss. Qui i credenti potevano pensare al Salmo 90: <<Settanta sono gli anni dell’uomo…>> E settanta pure la massima durata delle opere dell’uomo, se fondate    sulla persecuzione di ogni religione. E che dire del simbolismo, sin troppo esplicito, di quella bandiera del primo Stato ufficialmente ateo della storia ammainata dal Cremlino, davanti alle televisioni del mondo, nel giorno in cui il calendario gregoriano,  seguito dalla maggioranza dei cristiani, celebra la nascita di Cristo? 

Come è giusto -nella prospettiva del Dio biblico che si rivela e al contempo si cela, lasciando alla libertà dell’uomo la scelta tra l’accoglienza e il rifiuto– com’è giusto, dunque, se i credenti vedono qui dei “segni“, per gli increduli ci sono solo coincidenze.

Coincidenze che, però, sembrano attirate da  quell’enigmatico 8 di dicembre. 

Si veda quell’altra storia davvero singolare della bandiera europea. Il Consiglio d’Europa indisse nel1950 un concorso internazionale per un vessillo del Continente. Parteciparono centinaia di artisti e di grafici ma i bozzetti, i più numerosi, che contenevano una croce furono bocciati dai socialisti e dai laicisti in genere. Soltanto nel 1955 la commissione, presieduta da Paul Lévy, un ebreo, si decise per una bandiera azzurra con al centro 12 stelle d’oro disposte in cerchio. L’idea piacque, tanto che nel 1986 lo stendardo fu adottato come ufficiale anche dalla Comunità Europea, cambiando solo in argento l’oro delle stelle. Ci fu sconcerto, però,  e   rammarico, in molti, quando si conobbe il retroscena: l’autore era Arsène Heitz, un grafico belga poco noto, devoto mariano fervente. L’azzurro è il colore della Vergine e le stelle sono quelle che circondano il capo della Donna dell’Apocalisse in cui la Tradizione riconosce Maria. Quanto al dodici, è quello delle dodici tribù di Israele, dei dodici apostoli e delle dodici stelle che stanno sulla Medaglia Miracolosa voluta nel 1830  dalla Vergine stessa e che Heitz portava sempre al collo, da buon devoto. Ma c’è di più, visto che per la firma solenne del documento che adottava la bandiera, nel 1955 , si cercò  una data che convenisse a tutti i politici che venivano a Strasburgo dall’Europa intera. Nessuno, al Consiglio, si accorse che il giorno prescelto non era come gli altri, per i credenti: era, infatti, pure qui, l’8 dicembre. E la Medaglia che era servita da modello al grafico porta incisa una invocazione proprio all’Immacolata Concezione. 

Vediamo un altro caso, tra i  molti possibili, di coincidenza per alcuni, di segno per altri. Un caso in cui la storia dell’ Urss si intreccia ancora una volta con Fatima. Nel  1945 Mosca aveva ottenuto la zona più importante, quella di Vienna, delle quattro in cui era stata divisa l’Austria dagli alleati. Il ministro degli esteri sovietico, Molotov,  disse e ripeté che Mosca mai si sarebbe ritirata da ciò che aveva occupato e tutti si aspettavano che, come a Praga, i comunisti organizzassero un colpo di Stato per andare da soli al potere nell’intera Austria. Le stesse cancellerie occidentali sembravano rassegnate. Ma non si rassegnò un francescano, padre Petrus che, tornato dalla prigionia proprio in Urss, andò in pellegrinaggio nel santuario nazionale austriaco, a Mariazell.

Lì, fu sorpreso da una voce interiore che gli disse : <<Pregate tutti il Rosario e la vostra Patria sarà salva>>. Buon organizzatore, padre Petrus  promosse una “Crociata nazionale del Rosario“, nello spirito esplicito di Fatima, che in breve tempo raccolse milioni di austriaci, compreso lo stesso Cancelliere, Leopold Figl. Giorno e notte, grandi masse si riunivano nelle città e nelle campagne, recitando la corona e Vienna era percorsa da imponenti  processioni, sorvegliate con ostilità, nel suo settore,   dall’Armata Rossa. Gli anni passarono senza che l’occupazione cessasse, per l’ostinazione russa, ma il popolo non si stancava di pregare. 

Ed ecco che, nel 1955, l’Urss  comunicò di essere disposta a ridare all’ Austria l’ indipendenza, in cambio della neutralità. I governi occidentali furono colti di sorpresa da una decisione inaspettata e unica ,sia prima che dopo: mai, come aveva ricordato Molotov, mai, l’Urss accettò di ritirarsi spontaneamente da un Paese occupato. Ma non si sorpresero coloro che da anni pregavano per la “Crociata del Rosario“: in effetti la Conferenza internazionale che portò in due giorni al Trattato sulla fine dell’occupazione fu inaugurata, con la dovuta solennità, nell’ex palazzo imperiale di Vienna il 13 maggio. L’anniversario, cioè, della prima apparizione di Fatima.   
[Edited by Credente. 2/24/2012 8:07 PM]
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1/5/2012 12:13 AM
 
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di Antonio Socci

La profezia dei Maya, gli oroscopi…. A milioni vanno dietro a queste favole, specialmente con l’ingresso nel 2012 e complice l’incertezza provocata dalla crisi. Si ignorano invece le profezie vere e documentate.

Quali sono?

Anzitutto le trecento profezie messianiche dell’Antico Testamento, clamorosamente compiutesi fin nel dettaglio in Gesù di Nazaret.

Da allora chi ha fatto profezie che effettivamente si sono storicamente realizzate è, nelle sue diverse apparizioni, la Madonna che non a caso la Chiesa venera come “Regina dei profeti”.

IL SOLE DI FATIMA

Quella più nota e più recente è contenuta nel messaggio dato a Fatima nel luglio 1917. Garantito dal clamoroso prodigio del sole, accaduto il 13 ottobre 1917 davanti a 70 mila persone (fra cui diversi agnostici e atei).

Prodigio documentato sui giornali laici del tempo.

La profezia cominciò ad avverarsi un mese dopo con la rivoluzione bolscevica in Russia, predetta dalla Madonna.

Ora abbiamo una nuova, clamorosa conferma di un altro dettaglio della profezia grazie all’apertura degli archivi di stato britannici per i documenti che hanno superato i trent’anni, quindi quelli relativi al 1981.

E’ una storia che sta venendo alla luce proprio in queste ore (ne ha scritto ieri Enrico Franceschini su Repubblica), ma per capirne la portata e il legame con Fatima bisogna fare un passo indietro.

Nell’apparizione del luglio 1917 la Madonna affidò ai tre bambini un messaggio importantissimo: lei sarebbe tornata a chiedere “la consacrazione della Russia” al suo Cuore immacolato, da parte del Papa e dei vescovi, e “la comunione riparatrice dei primi sabati”.

Se fosse stata ascoltata questa sua richiesta il mondo avrebbe avuto pace, in caso contrario nessuno avrebbe potuto fermare una seconda guerra mondiale e una diffusione del comunismo nel mondo che avrebbe scatenato persecuzioni contro i cristiani, orrori e guerre.

In effetti la Madonna tornò ad apparire a suor Lucia nel 1929 dicendo che quella era l’ora, ma non fu ascoltata. Per questo accadde tutto ciò che aveva predetto.

WOJTYLA IL GRANDE

Nel 1978 divenne papa Giovanni Paolo II. Soprattutto dopo l’attentato del 13 maggio 1981, i cui mandanti stavano ad est, ritenendo di essere stato salvato miracolosamente proprio dalla Madonna di Fatima di cui, esattamente in quel giorno, si celebrava la festa, decise di riprendere in mano il messaggio di Fatima.

Fin dal 1981 cercò dunque ripetutamente di fare la consacrazione chiesta dalla Madonna, ma lui stesso dovette superare forti opposizioni degli ambienti ecclesiastici.

Il Papa comunque la fece – come potè – il 25 marzo 1984. In quella celebrazione solenne pronunciò una preghiera drammatica e toccante, dove fra l’altro gridava:

“Madre degli uomini e dei popoli… dalla fame e dalla guerra, liberaci! Dalla guerra nucleare, da un’autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci!”.
Anni dopo venni in possesso di una straordinaria intervista di suor Lucia che il 14 ottobre 1993 era stata registrata con la telecamera da un giornalista portoghese (la trasmisi in tv, ad Excalibur).

In essa l’anziana suora, fra le altre cose, faceva questa sorprendente affermazione: “La Consacrazione del 1984 ha evitato una guerra atomica che sarebbe accaduta nel 1985”.

In effetti la Madonna a Fatima aveva predetto che il comunismo avrebbe scatenato guerre e questa profezia era nota e pubblica da anni.

Ma ero perplesso perché non capivo chi e quando poteva aver fatto sapere a suor Lucia che un conflitto nucleare nel 1985 era stato scongiurato grazie alla Consacrazione del 1984, visto che le apparizioni di Fatima erano avvenute molti anni prima.

La risposta mi venne implicitamente il 17 febbraio 2005, quando aprii Repubblica e vi trovai un’ampia intervista al cardinale Bertone.

Il prelato, che più volte aveva fatto visita alla suora portoghese, rivelò, fra le altre cose, che “Lucia ebbe una visione nel 1984, l’ultima ‘pubblica’ di cui non si è mai parlato, durante la quale la Madonna la ringraziava della consacrazione nel suo nome”.

Evidentemente era in quell’occasione che la veggente aveva avuto la clamorosa “informazione” e da una fonte davvero attendibile e “altolocata”.

IL GIORNO DELL’ARSENALE

Tuttavia, ritenendo che una guerra nucleare non scoppia da un momento all’altro senza motivi storicamente accertabili, scrivendo il libro “Il quarto segreto di Fatima”, andai a cercare le notizie di quei primi anni Ottanta che confermavano o smentivano l’esistenza di una condizione prebellica.

Scoprii che in effetti nei primi anni Ottanta la tensione fra Est e Ovest era stata gravissima e aveva toccato il culmine nel 1983, con la crisi degli euromissili. Al Cremlino si succedevano Breznev, Andropov, Cernenko.

Il sistema economico sovietico era ormai al collasso e la sfida militare imposta da Reagan – secondo i capi comunisti – metteva l’Urss davanti a una sola alternativa: o scatenare subito un attacco militare (inevitabilmente nucleare) all’Europa occidentale, prima di trovarsi in minorità militare sullo scenario europeo, o arrendersi al crollo del regime.

Il Cremlino prese dunque in esame la possibilità di un attacco preventivo all’Occidente. E’ in questa terribile situazione, il momento più drammatico dal dopoguerra, che si situa la solenne consacrazione del Papa.

Ebbene, dopo di essa accadono una serie di eventi del tutto imprevisti che di fatto spazzano via la possibilità concreta di una guerra. Ma perché nel giro di pochi mesi il Cremlino accantona l’ipotesi dell’attacco?

Uno dei fatti che possono aver determinato quella svolta, secondo Alberto Leoni, esperto di storia militare, fu l’ “incidente” che mise fuori uso il potenziale militare sovietico, l’esplosione dell’arsenale di Severomorsk, nel Mare del Nord: “senza quell’apparato missilistico che controllava l’Atlantico” spiegava Leoni “l’Urss non aveva più alcuna speranza di vittoria. Per questo l’opzione militare fu cancellata”.

Ebbene, quell’evento accadde due mesi dopo la Consacrazione fatta dal Papa, ma conta soprattutto il giorno: era il 13 maggio 1984, anniversario e festa della Madonna di Fatima e dell’attentato al Papa.

A quel punto l’Urss fu costretta a trovare un’altra via: la (disperata) riforma del sistema sovietico. Così, con la morte di Cernenko, pochi mesi dopo la consacrazione fatta dal Papa, fu chiamato al potere, a Mosca, Mihail Gorbacev.

IL SEGNO DI MARIA

L’uomo delle riforme impossibili (che in realtà portò il comunismo alla fine incruenta) firmò con Reagan il fondamentale trattato per la riduzione degli armamenti e l’eliminazione degli euromissili, che allontanava l’apocalisse nucleare – guarda caso – il giorno 8 dicembre del 1987, quando la Chiesa festeggia l’Immacolata Concezione.

E’ inevitabile ricordare che proprio la profezia di Fatima si concludeva così: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”. Ed è stupefacente trovare sempre il “segno” di Fatima in tutte le date che segnano il progressivo dissolversi del comunismo. Infatti l’atto di liquidazione dell’Urss si consumò di nuovo un 8 dicembre (dell’anno 1991) e la bandiera rossa con falce e martello fu definitivamente ammainata dal Cremlino il 25 dicembre 1991, Natale del Signore.

Di nuovo si poteva constatare l’avverarsi della prima profezia di Maria, quella contenuta nel Magnificat: “Dio abbatte i potenti dai troni e innalza gli umili”.

ULTIME RIVELAZIONI

Se poi qualcuno dubita ancora che, in quei primi anni Ottanta, sia stato scongiurato un conflitto nucleare può utilmente consultare i documenti segreti dell’archivio di stato britannico a cui è stato appena tolto l’embargo.

C’è il piano sovietico di attacco alla Gran Bretagna che prevedeva, fra le altre cose, l’assassinio della Thatcher, perché lei poteva disporre un attacco nucleare all’Urss. Era l’unico modo, osserva Franceschini, con cui Mosca poteva “sperare di vincere un confronto atomico con l’occidente”.

Questo (recente) passato è la lezione di Fatima. E dovrebbe farci capire che per il nostro futuro adesso non serve scrutare il calendario Maya o i tarocchi. Casomai conviene guardare a Medjugorije, che è la prosecuzione di Fatima.

Antonio Socci

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4/5/2012 9:43 PM
 
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MARIA E' RIMASTA FEDELE SINO ALLA FINE


Pontifex.RomaCi stiamo avvicinando con trepidazione ed anche gioia, alla gloria della Pasqua, giorno della resurrezione e della vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato. Ne parliamo con Sua Eminenza, il cardinale Silvano Piovanelli, arcivescovo emerito di Firenze. Eminenza, come bisogna guardare alla Pasqua perché questa possa davvero giovare alla nostra salvezza? "Pasqua significa Passaggio e questo passaggio sia davvero scandito da un cambio di vita e di attitudine, dalla conversione di vita, dalla ricerca del bene e non del male. La libertà è il bene, mentre nel peccato troviamo il Faraone, la schiavitù che solo in apparenza ci da la sensazione di fare e dire quello che vogliamo". Con che atteggiamento, dunque, prepararsi a vivere la Pasqua? "meditando la passione di Cristo, rileggendo quel brano del vangelo. Nel racconto della Passione ci sta tutto l'insieme del genere umano, tutte le condotte. Basta meditare con attenzione su questo avvenimento e cercare di ...

... diventarne personaggi".

In che senso?

"e allora riflettiamo: quante volte siamo stati come San Pietro pronti a rinnegare? O come i discepoli che per paura scappano e spariscono? Dunque, cerchiamo di non fuggire mai davanti alle nostre responsabilità. Nella passione ci stanno quelli che accusano o calunniano il Signore. Quante volte lo accusiamo noi, nei casi in cui tutto ci va storto e pretendiamo di comandarne il cammino? Quante volte calunniamo i fratelli? Nella passione ci sta chi percuote Cristo. Quante volte lo facciamo anche noi con le nostre condotte o con le parole? Solo Maria rimane fedele sino alla fine, Lei, la tutta santa, non si scandalizza del Figlio, rimane ai piedi della Croce con fedeltà. Ecco, guardiamo alla Pasqua con gli occhi di Maria".

Il Papa nella messa della domenica delle Palme ha chiesto: qual è il rapporto con Dio?

"un interrogativo fondamentale che spesso dovremmo porci. E bisogna ricordare che la Pasqua non è un solo giorno, non è un avvenimento esaustivo, ma ogni domenica è Pasqua. Cristo ha vinto per sempre la morte. Ecco perché bisogna fare in modo che la Pasqua non diventi solo un rito, anche bello, ma sterile. Pasqua è una condizione di vita".

5/13/2012 8:14 AM
 
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Ricordiamo Fatima

  

Sono davvero molti gli appuntamenti che Maria SS.ma ha avuto in tante parti del mondo, a cominciare da Lourdes e Fatima. Ogni occasione era, non solo per rassicurarci sulla sua vicinanza di Mamma, a cui Gesù ci aveva affidati, ma per suggerirci, proprio come fanno le mamme, la via della salvezza.

Il 13 maggio del 1917 tre bambini pascolavano un piccolo gregge nella Cova da Iria, frazione di Fatima. Si chiamavano Lucia (10 anni) e i suoi cugini Francesco e Giacinta (9 e 7 anni). Verso mezzogiorno, dopo aver recitato il Rosario, all'improvviso videro una grande luce; pensando che si trattasse di un lampo decisero di andarsene, ma ne sopraggiunse un altro e sopra un piccolo elce videro una “Signora più splendente del sole" dalle cui mani pendeva un rosario bianco. La Signora disse ai tre bambini che era necessario pregare molto e li invitò a tornare in quel luogo per cinque mesi consecutivi, il giorno 13 e a quella stessa ora. I bambini così fecero e nei giorni 13 di giugno, luglio, settembre e ottobre la Signora tornò ad apparire e a parlare con loro. Ad agosto l'apparizione ebbe luogo il 19 nelle vicinanze di Aljustrel, perché il giorno 13 i bambini furono "sequestrati" dal sindaco. Nell'ultima apparizione, il 13 ottobre, la Signora disse di essere “la Madonna del Rosario" e chiese che venisse costruita in quel luogo una cappella in suo onore. Dopo l'apparizione tutti i presenti (circa 70.000 persone) furono testimoni del miracolo promesso ai tre bambini nei mesi di luglio e di settembre: dopo un forte temporale, smise di piovere e il sole per tre volte girò su se stesso, lanciando in tutte le direzioni raggi di luce di diversi colori. Il globo di fuoco parve staccarsi dal firmamento e precipitare sulla folla, che visse momenti di grande terrore. A dieci minuti dall'inizio del prodigio, il sole ritornò al suo stato normale e tutti si ritrovarono con gli abiti, prima fradici di pioggia, perfettamente asciutti. Più tardi, quando Lucia era già religiosa, la Madonna le apparve nuovamente (il 10 dicembre 1925, il 15 febbraio 1926 e ancora nella notte tra il 13 e il 14 giugno del 1929) chiedendo le devozioni dei primi cinque sabati del mese e la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolata Il 13 maggio del 2000, il Papa Giovanni Paolo II ha solennemente beatificato i pastorelli Giacinta e Francesco. Nell'omelia, durante la Messa di beatificazione a Fatima di Giacinta il Papa ha così parlato: Nella sua sollecitudine materna, la Santissima Vergine è venuta a Fatima per chiedere agli uomini di "non offendere più Dio, Nostro Signore, che è già molto offeso".

Per questo Ella chiede ai pastorelli: "Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori; tante anime finiscono nell'inferno perché non c'è chi preghi e si sacrifichi per loro".

La piccola Giacinta ha condiviso e vissuto quest'afflizione della Madonna, offrendosi eroicamente come vittima per i peccatori. Giacinta era rimasta così colpita dalla visione dell'inferno, avvenuta nell'apparizione di luglio, che tutte le mortificazioni e penitenze le sembravano poca cosa per salvare i peccatori. Giacinta potrebbe benissimo esclamare come san Paolo: "Mi rallegro di soffrire per voi, completando in me stessa quello che manca alle tribolazioni di Cristo a vantaggio del suo Corpo, che è la Chiesa".

Antonio Riboldi – Vescovo

[Edited by Coordinatrice 5/13/2012 8:15 AM]
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11/28/2012 4:18 PM
 
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NON VIENE TIRATA FUORI DAL FANGO COME NOI; È PRESERVATA DAL CADERVI.

Nella tradizione della Chiesa, il comune senso della fede ha sempre riconosciuto in Maria una incomparabile innocenza e santità. A poco a poco è arrivato ad acquisire anche la certezza della sua esenzione dal peccato originale. Finalmente nel 1854 il papa Pio IX ha definito solennemente: «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio Onnipotente e in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale». Maria è figlia di Adamo e nostra sorella, congiunta «con tutti gli uomini bisognosi di essere salvati». Anche lei è redenta da Cristo, ma «redenta in modo ancor più sublime». Non viene tirata fuori dal fango come noi; è preservata dal cadervi. In lei rifulge maggiormente il primato della grazia di Dio: tutti «sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù» (Rm 3,24). Tuttavia, come una melodia può risuonare solo nell’orecchio e nel cuore di chi ascolta, così la grazia ha bisogno della nostra libera corrispondenza nella concretezza e nella storicità dell’esistenza; esige di essere accolta nella fede che agisce mediante la carità. Maria ha avuto il suo personalissimo cammino di fede e di carità: «Ha percorso il suo pellegrinaggio di fede e ha serbato fedelmente la sua unione col Figlio fino ai piedi della croce». È cresciuta anche lei nella santità. Libera dal peccato originale e gratificata di doni eccezionali, ha progredito con passo spedito. Non ha conosciuto ritardi e deviazioni come noi; non ha commesso peccati personali. A ragione il popolo cristiano la venera come la “tutta santa”. «Tu hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna Madre del tuo Figlio. In lei hai segnato l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza». «Per questa grazia siete salvi mediante la fede» (Ef 2,8). La grazia suscita la fede; l’iniziativa dello Sposo provoca la risposta della Sposa. La fede è dedizione sponsale della Chiesa a Cristo. Quando viene mantenuta integra e senza incrinature, costituisce la verginità del cuore. Per questo san Paolo dice ai cristiani di volerli presentare a Cristo «sposo» come una «vergine casta» (2Cor 11,2) e sant’Agostino ricorda che «tutti devono essere vergini secondo la fede, sia donne che uomini». Alcuni credenti però sono chiamati anche ad esprimere la verginità del cuore in quel segno concreto che è l’integrità del corpo. La fede e la dedizione verginale del popolo di Dio si realizzano in modo unico in Maria, la «sempre Vergine». (Dal catechismo degli adulti "La Verità vi farà liberi") .
12/14/2012 11:49 PM
 
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la fede, Maria, il Concilio (e Messori)

 

di Alberto Chiara e Fulvio Scaglione

Che senso ha discutere di carrozzeria, accessori e colori quando si è appena fuso il motore? Il rapporto sulla fede di Vittorio Messori parte da una metafora automobilistica.
«Dentro la Chiesa», spiega, «da decenni si litiga sulla maggiore o minore fedeltà al Concilio, fermandosi al contenitore, cioè a come si struttura l’istituzione ecclesiastica con più o meno collegialità, più o meno latino, più o meno morale tradizionale o impegno politico; peccato che nel frattempo la ricerca d’assoluto e il senso di Dio si siano affievoliti fin quasi a spegnersi». 

Lo stile di sempre, quello del rigoroso cronista allergico ai punti esclamativi, Messori ha consegnato alle stampe il suo ventitreesimo libro, Bernadette non ci ha ingannati (Mondadori), nelle librerie da poco più di un mese. «È l’ennesima tappa di un percorso cominciato nel luglio-agosto del 1964, quando mi fu dato di scoprire il Vangelo. Questo, come gli altri volumi, dimostra che essere cristiani non significa essere cretini. Credere, infatti, non esime dal farsi domande. Accetta perfino il dubbio. Il credere autentico offre semmai delle risposte che non negano la ragione. Anzi, per dirla con Blaise Pascal, il grande autore francese del Seicento, correttamente usata, giunta al limite, la ragione ci obbliga a un passo: fare il salto, aprirsi al mistero». 

– A dire il vero nel libro si parla di Lourdes, di apparizioni e della Madonna.

«Non è, o non è soltanto, un libro su Maria. È un libro sulla fede nel Vangelo. A Lourdes ci è stato fatto un grande dono: quello dimetterci a disposizione un appiglio provvidenziale, una salda maniglia».

– Una salda maniglia?

«Un appiglio cui attaccarsi quando la fede è in crisi. Maria non è un optional, roba da vecchi devoti. Porta al Figlio. Là dove la Madonna è dimenticata o irrisa, Gesù se ne va».

– Perché indagare i fatti di Lourdes, oggi?

«Perché in questo frangente storico molte nostre chiese sono pressoché deserte, mentre davanti a quella grotta sfilano, pregano, piangono e si convertono 5-6 milioni di pellegrini l’anno. Sono tutti vittima di un terribile imbroglio?». 

– Quale risposta si è dato?

«Che ciò che è accaduto a Lourdes è vero. Tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858, per diciotto volte Maria è apparsa a una ragazzina alta un metro e quaranta, asmatica, analfabeta, che non aveva frequentato il catechismo né fatto la prima Comunione, il cui padre era finito in carcere e la cui madre aveva fama di ubriacona. Bernadette Soubirous era figlia del popolo e non dell’orgogliosa borghesia o della nobile aristocrazia francese». 

– I cristiani non sono obbligati a credere alleapparizioni mariane... 

«Certo. La nostra fede si basa sulle apparizioni del Risorto agli apostoli raccontate da quei bravi cronisti che sono gli evangelisti. Le apparizioni sono un aiuto, un dono gratuito. Liberi noi di accettarlo o meno. Maria fa il suo mestiere di mamma. In croce Gesù fu esplicito: “Figlio ecco tua madre, madre ecco tuo figlio”. Ci ha affidati a lei, e lei non ci abbandona. Non a caso le apparizioni approvate dalla Chiesa avvengono in precisi momenti storici, quelli in cui sono a rischio la fede e la Chiesa. Lourdes, nel 1858, segue il diffondersi delle teorie di Charles Darwin, di Karl Marx, di Renan. Fatima, nel 1917, precede (e annuncia) la Rivoluzione d’ottobre, ovvero l’avvento del comunismo. Banneux, nel 1933, è coeva della salita al potere di Adolf Hitler. Più vicino a noi, a Kibeho, in Rwanda, la Madonna è apparsa tra il 1981 e il 1989, alla vigilia dei massacri del 1994. C’è una sorta di calendario mariano che accompagna la storia. E conduce a Cristo. Siamo daccapo. Al problema dei problemi. Il mondo ha perso la fede o, quando ce l’ha, ce l’ha debole oppure pasticciata».

– Rimedi suggeriti?

«Proporre il Vangelo, con convinzione e al contempo con pacatezza e rigore. Senza scoraggiarsi se il mondo lo rifiuta senza conoscerlo. È tempo di ripresentare le ragioni per credere. Dunque, ritengo che sia tempo di riscoprire l’apologetica».

– L’ateismo è un vestito di moda... 

«L’atesimo è, a sua volta, una religione. Nella Torino dei miei maestri universitari, alla facoltà di Scienze politiche, essere atei non era considerato elegante. Meglio essere agnostici. Meglio considerare le domande su Gesù, la risurrezione e la vita eterna come domande puerili, da età dei brufoli. Tanto la filosofia ha assicurato che risposte non ci sono, mi dicevano i guru laicisti, chiusi nel cerchio del loro razionalismo. Ignoramus et ignorabimus; non conosciamo e non conosceremo mai. Io sono entrato nella Chiesa nel momento in cui cominciava la grande fuga. In cinquant’anni se ne sono andati la metà delle suore e un terzo dei preti».

– Colpa del Concilio? Lei passa per tenace conservatore... 

«Passo per tante cose che non sono. Dell’epoca che precedette il Vaticano II non ho esperienza: non frequentavo le chiese. So che la Chiesa poteva essere anche soffocante e moralista. Non sono affatto un tradizionalista. Il Concilio è stato un evento provvidenziale, che ha giustamente innovato le forme dell’annuncio, cercando parole nuove per dire verità antiche, in piena continuità con la dottrina precedente. Sull’esempio del Papa, se mi è permesso, difendo il Vaticano II autentico, rifiuto le sue deformazioni».

– C’è chi osserva che s’è perso l’ottimismo che ha caratterizzato la Gaudium et spes, segnando una svolta nei rapporti tra la Chiesa e il mondo, non credenti in primo luogo...

«Delle quattro Costituzioni conciliari la Gaudium et spes è quella che tra teologia e sociologia deve di più alla seconda. E allo spirito degli anni Sessanta, di Kennedy e Krusciov, della decolonizzazione, del boom economico, delle prime missioni spaziali. Andando avanti la storia ha preso un’altra piega. Mentre la Chiesa è e deve rimanere quella di sempre, “madre e maestra”. Attenta a gettare ponti, ma altresì prudente nell’innalzare muri che proteggono il depositum fidei, il cuore della nostra fede. Siamo a Natale. Celebriamo la nascita del Salvatore, avvenuta in un determinato periodo storico, in un preciso luogo della terra. Non ci fermiamo per una sorta di generico festival della bontà, macinando slogan sulla solidarietà, che spesso suonano vuoti e ipocriti come molti spot pubblicitari. Riusciamo a dire con chiarezza che siamo in festa per la nascita del Figlio stesso di Dio o ci pieghiamo ancora una volta al “politicamente corretto”, timorosi di offendere qualcuno?».

© Famiglia Cristiana

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