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PERSECUZIONI CONTRO I CREDENTI IN CRISTO

Ultimo Aggiornamento: 10/05/2018 19.12
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31/10/2017 16.36
 
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“Mai mi dimenticherò – racconta Mons. Kondrusiewicz – della cerimonia di benedizione della prima pietra della nuova chiesa nella città di Marx sul Volga, che avvenne nei primi anni ’90 (dopo da caduta della Cortina di Ferro).


 


“Prima della liturgia mi si avvicinarono delle persone anziane pregandomi affinché mettessi un semplice mattone al posto della pietra angolare.


 


“Quando chiesi il perché di tale desiderio, visto che di solito tutti desiderano che la pietra angolare provenga da un qualche luogo santo, allora mi raccontarono una storia davvero commovente.


 


“Durante le persecuzioni religiose in URSS la vecchia chiesa della città di Marx andò distrutta. Gli abitanti di quella città però portarono nelle proprie case dei mattoni provenienti dalle rovine (di questa chiesa).


 


(Queste persone misero questi mattoni) nei posti ben in vista e per lunghi decenni pregarono davanti a quei cotti. Così, proprio grazie a quei mattoni, la fede poté conservarsi ed essere tramandata ai giovani.


 


‘Vogliamo che la nuova chiesa in costruzione conservi un legame con quella vecchia, distrutta’, mi dissero”.


 


Ma ci rendiamo conto della bellezza di questo fatto? Per questi cattolici, i vecchi mattoni della chiesa distrutta dal regime barbaro erano tutto quello che rimaneva! E davanti a questi mattoni pregavano di nascosto per mantenere la fede.


 


Dopo decenni di sofferenza e di martirio, loro hanno potuto riacquistare la libertà religiosa (ma per i cattolici questa libertà ancora non è totale: soffrono ancora delle discriminazioni, non si sono impossessati di tutte le loro antiche chiese, i preti hanno difficoltà ad ottenere il visto, ma questo è un altro discorso di cui l'Osservatorio sulla Cristianofobia dovrà anche occuparsi).


 


Stavo per finire, ma vorrei anche condividere con te quest’altra testimonianza.


 


È sempre Mons. Kondrusiewicz che scrive, questa volta si tratta della vicenda del cardinale Kazimierz Świątek, un “uomo di leggenda”, come lo chiamò Papa Giovanni Paolo II.
















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Semplice sacerdote, fu incarcerato nel 1944 a Minsk, in Bielorussia e condannato a dieci anni di lavori forzati in Siberia. Dopo la caduta della Cortina di Ferro, Papa Giovanni Paolo II lo fece vescovo e poi cardinale nel 1994. È mancato nel 2011, alle veneranda età di 94 anni.


 


Lui narra così il suo arresto e la sua prigione, prima di essere inviato in un gulag nella Siberia:


 


“Ero detenuto nella prigione di Brest. Insieme a me vi era una mosca. Mi portava conforto e un po’ di gioia con il suo ronzio. Dopo un certo tempo, la mosca però si sedette sul parapetto e smise di dare dei segni di vita. (E così) rimasi solo!”


 


Non fosse un fatto tragico, sarebbe quasi ridicolo essere contento di avere come compagna una semplice mosca.


 


Anche la Chiesa greco-cattolica in Ucraina ha vissuto una situazione simile ed è stata costretta ad operare in clandestinità, rimanendo fedele alla Santa Sede, malgrado tutte le pressioni e persecuzioni.


 


Ma noi, in Italia, abbiamo veramente imparato questa lezione? Abbiamo imparato che la nostra fede va difesa?


 


In questi tempi di persecuzioni ai cristiani, questa è una domanda legittima che ti faccio, e la faccio anche a me.


 


Siamo disposti a difendere ed a lottare per la nostra fede, siamo disposti ad andare in soccorso ai cristiani che oggi sono perseguitati, soprattutto nei paesi dove regna l’Islam di matrice radicale?










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04/11/2017 11.47
 
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La lunga lista di persecuzioni e vessazioni dei cristiani continua. E sembra non arrestarsi. Ma come vedrai, una luce per loro si è vista.


 


In India, e la notizia viene confermata dall’agenzia cattolica UCAN, i nazionalisti indù accusano ingiustamente i cristiani di quello che chiamano “rapimento di persone per conversione”.


 


Un tribunale nello stato indiano di Madhya Pradesh, il 30 ottobre, ha rilasciato sette bambini cristiani portati in una casa di accoglienza una settimana prima. Le due donne che viaggiavano con loro, Anita Joseph e Amrit Kumar, sono state arrestate e accusate di rapimento.


 


La ragione? La polizia ha detto che le donne sono state arrestate dopo che un gruppo indù ha denunciato che i bambini, tutti di età inferiore ai 14 anni, sono stati portati a Mumbai in treno per la conversione al cristianesimo.


 


Ma la verità è che tutti e sette i bambini erano già cristiani, così come anche i loro genitori, i quali hanno confermato in una conferenza stampa del 30 ottobre, che tutti i loro figli sono cristiani e battezzati, e che le due donne li stavano portando a Mumbai con il loro permesso.


 


"Questo sta diventando un modello motivato dal punto di vista politico per combattere i cristiani", ha affermato A. C. Michael, rappresentante dell’Alleanza per la difesa della libertà (ADF), un forum di avvocati che offrono consulenza legale ai cristiani.


 


"È parte di una strategia", ha detto: "Scaricare l'energia, il tempo e le risorse dei cristiani e spingerli in modo che non abbiano una vita pacifica normale per fare quello che dovrebbero fare".


 


Il vescovo cattolico Mons. Vincent Barwa di Simdega, da parte sua, ha dichiarato chela situazione si è aggravata nel suo stato di origine di Jharkhand dopo che una nuova legge è stata approvata in agosto per limitare l’adesione al cristianesimo.


 


Nel Nepal, il Parlamento ha varato una legge che criminalizza la cosidetta“conversione religiosa”. In pratica, basta che un cristiano in Nepal parli della sua fede per esempio ad un parente o vicino di casa per poter essere accusato di tentare di"convertirli".


 


Uno dei partner dell’associazione Christian Solidarity Worldwide (CSW) in Nepal, Tanka Subedi, riassume così la situazione: "Non vogliamo che i cristiani siano arrestati e messi in prigione ... preghiamo per ottenere la libertà".
















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Nel Laos, nel mese di settembre, la polizia ha arrestato sei coppie cristiane e le ha interrogate per otto ore, spingendoli a rinunciare alla loro fede: "Chiunque sia cristiano non sarà in grado di ottenere alcun aiuto dal governo", hanno detto alle coppie. Inoltre, tutte "le famiglie cristiane saranno isolate dal resto del villaggio".

Ma qualcosa di muove… e lo fa il governo americano!

Infatti, il Vice-Presidente USA Mike Pence visiterà Israele ed Egitto alla fine di dicembre con la missione di affermare con forza che in Medio Oriente è giunto il momento “di porre fine alla persecuzione dei cristiani!”

Mike Pence ha assicurato che “il Presidente Trump si impegna ad aiutare i popoli perseguitati a recuperare le loro terre, tornare nelle proprie case, ricostruire la loro vita e rimettere le proprie radici nelle loro terre d'origine”.

Il Vice Presidente USA ha anche preannunciato l'intenzione dell'Amministrazione USA di gestire direttamente finanziamenti e aiuti a favore dei cristiani in Medio Oriente, collaborando con organizzazioni religiose e senza più passare attraverso gli organismi ONU.

Alcuni cristiani, non cattolici, hanno scelto di fare del 5 di novembre prossimo un giorno di preghiera per i cristiani perseguitati.

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13/11/2017 12.42
 
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Le persecuzioni contro i cristiani
non sono state messe in atto soltanto da fondamentalisti islamici o indù, o dal regime comunista.

 

In Europa, l’Osservatorio sull’intolleranza e sulla discriminazione contro i cristiani in Europa (OIDCE), organizzazione non governativa con sede a Vienna, già segnalava come nei nostri paesi i casi di intolleranza e di discriminazione nei confronti dei cristiani siano in aumento.

 Tre o quattro episodi negli ultimi 30 giorni – fra i tanti altri – testimoniano quanto scritto prima:

 In Francia, il Consiglio di Stato francese ha ordinato la rimozione della croce che sovrasta un monumento eretto alla memoria di S. Giovanni Paolo II.

Siamo nella piccola cittadina di Ploermel, di nemmeno 10.000 abitanti, nella Bretagna. Nella piazza del borgo è stata eretta una statua donata dall'artista russo Zurab Tsereteli: una scultura del Pontefice in piedi, con le mani giunte, sopra un semplice arco sormontato da una croce.

 

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Questa croce ha dato fastidio ed è stata giudicata offensiva da alcuni laicisti estremisti e così dovrà essere rimossa. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato francese, motivando la sua decisione con il fatto che la croce viola la legge sulla separazione fra Stato e Chiesa.

E questo, dopo più di 1.500 anni di cristianesimo in Francia, da quando, nel Natale del 496, Clodoveo Re di Francia si convertì alla religione cattolica davanti al Vescovo San Remigio, facendosi battezzare insieme ai suoi uomini.

In Germania, tramite il bollettino della Parrocchia di Werl, siamo stati informati di un sacerdote oltraggiato e attaccato da un cittadino di religione islamica in un supermercato nel Nord Reno-Westfalia. Questa è la testimonianza del sacerdote:

"Sabato, nel primo pomeriggio, ero in fila per pagare alla cassa del Lidl a Werl.Indossavo i miei abiti ordinari di tutti i giorni, così ero riconoscibile come sacerdote. Il supermercato era piuttosto gremito, tutte le casse erano aperte.

“Proprio di fronte a me c’era una signora, probabilmente straniera. Metteva la spesa sul rullo del registratore di cassa, quando è stata raggiunta dal marito. Questo, quando mi ha visto, ha iniziato a maledirmi nella sua lingua di origine.

“Non ho reagito in alcun modo. Ma l'uomo in questione ha poi afferrato il mio carrello e ha cominciato a scuoterlo e spingerlo mentre continuava ad insultarmi: "Specie di miscredente, specie di maiale”.
 
"Senza dire niente, io ho chiamato immediatamente, con il mio cellulare, il numero della polizia, che si è dimostrata incompetente. Nessuna delle persone intorno a noi ha detto niente”.

La cosa più scandalosa è il fatto che la polizia si è dimostrata incompetente e nessuno ha detto niente.

Ma c’è anche l’Italia. La “Nuova Bussola Quotidiana” si domanda: un’Ave Maria recitata in un’aula universitaria può provocare la reazione rabbiosa di studenti e persino del rettore?

Bene, continua la Nuova BQ, la risposta è sì. Il fatto in questione è accaduto a Macerata. La professoressa si chiama Clara Ferranti ed insegna linguistica e glottologia.

La professoressa aveva seguito le vicende legate al Rosario polacco per la difesa della patria e aveva aderito alla maratona di preghiera di sostegno che anche in Italia ha visto il prodigarsi di migliaia di cattolici con la corona in mano.

L’appuntamento era fissato per il 13 ottobre alle 17.30 ed in quel momento la prof. era immersa nella terza ora della sua lezione. Dunque propose ai suoi studenti “di recitare un’Ave Maria per la pace. Chi non vorrà, si asterrà”.

Apriti cielo! Si è scatenato il finimondo: post su Facebook, falsità, offese, inni a satana e persino la dura reprimenda del rettore che, con un linguaggio burocratico e ministeriale, le ha rimproverato che a scuola certe cose non si fanno, dopo aver chiesto scusa agli studenti che si sono sentiti offesi.

La Nuova BQ ha raggiunto la professoressa e ha scoperto che a farle più male non sono state le critiche, ma le falsità sul suo conto. Quali? “Ad esempio che alcuni ragazzi sono dovuti uscire dall’aula, o che la preghiera sia stata imposta, così come è falso che abbia dato un’occhiataccia a chi non si è unito in preghiera. Ho soltanto chiesto loro di restare in piedi in segno di rispetto”.

La docente sta comunque ricevendo la solidarietà di tantissime persone che la stanno sostenendo, ma non dell’università.

Invece, il vescovo di Macerata, Mons. Nazzareno Marconi, l'ha difesa con un commento tagliente: “Grazie all'università, ai non credenti e agli anticlericali perché ci avete ricordato quali tesori possediamo senza apprezzarne adeguatamente il valore e l’importanza”

Nestle ed altre aziende cancellano la croce. La Nestle da tempo utilizza un'immagine delle famose cupole blu della Chiesa della Resurrezionesull'isola greca di Santorini per la confezione del suo popolare yogurt greco. La chiesa è sormontata da croci bianche e sullo sfondo viene mostrato il mare Egeo.

Ma recentemente, la Nestlé ha semplicemente tolto le croci della Chiesa con il programma Photoshop e nessuna spiegazione è stata data.

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Questa, comunque, è una tendenza che cresce in Europa. Il francese Carrefour, il greco Megval ed il tedesco Lidl seguono la stessa linea, amputando digitalmente la croce dai loro prodotti.

 

Un portavoce di Lidl ha cercato così di spiegare l'eradicazione della Croce: “Evitiamo l’uso di simboli religiosi perché non vogliamo escludere nessuna credenza religiosa… Siamo un'azienda che rispetta la diversità”.

 

Lidl ha ripetuto la stessa cosa in Italia, sul suo yogurt "Eridanous" che mostra la chiesa di San Antonio Abate di Dolceacqua, in Liguria, senza la croce sulla facciata.

 

Ma questa volta, non le è andata bene. Dopo le proteste del sindaco Fulvio Gazzola, il caso si è chiuso con le scuse di Lidl"Lidl Italia si scusa con i clienti e gli abitanti del borgo per questo errore del tutto involontario”.

 


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12/01/2018 11.06
 
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Quello che si temeva è infatti successo. Ancora un Natale di sangue per i cristiani che vivono nei paesi a maggioranza islamica.


 Due sono gli esempi di questa drammatica situazione: il primo riguarda il barbaro attacco ai cristiani copti in Egitto, colpiti da arma da fuoco, fuori dalla chiesa di San Mena, alla periferia del Cairo. In totale sono nove le vittime, due delle quali in un negozio.











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Finisce così, ancora nel sangue, un 2017 durissimo per la comunità cristiano-copta d'Egitto, che conta circa 6 milioni di persone, già vittima nell’ultimo anno di numerosi attentati da parte di miliziani dell’Islam radicale che hanno provocato più di cento morti.


 Il secondo esempio invece ci porta in Pakistan, dove un attacco rivendicato dallo Stato Islamico ha colpito una chiesa cristiana nella provincia di Beluchistan, causando 13 morti e 56 feriti.


 Ma oggi vorrei anche condividere con te un nuovo testo proprio sulle persecuzioni a danno dei cristiani in tante parti del mondo.


 Si tratta del nuovo libro di Gian Micalessin, nota firma de Il Giornale e degli Occhi della Guerra (con cui l’Osservatorio ha l’onore di collaborare già da qualche tempo),“Fratelli traditi”, che esce nelle librerie il 16 gennaio.


 Il grande merito di questo libro è proprio questo: rompere lo scandaloso silenzio sul tema dei cristiani perseguitati e torturati.


Ma questa notizia non ha avuto la rilevanza e l’attenzione che meriterebbe in Occidente, tanti hanno deciso di chiudere gli occhi di fronte ad una tale tragedia e significa rinnegare le proprie origini e se stessi. Si tratta di un vero e proprio suicidio.


 È vero che ogni tanto alcune autorità, sia civili che religiose, si manifestano, e condannano anche la persecuzione inflitta ai cristiani, soprattutto nei paesi a maggioranza islamica.


Ma le loro parole non sono seguite da atti concreti per porre fine a questa sciagura. Asia Bibi, la madre di famiglia pakistana, che da 10 anni languisce in carcere con l’accusa di “blasfemia” ne è un palese esempio. Fino ad ora, la cosiddetta“diplomazia” non ha ottenuto nessun risultato.


 Micalessin dimostra, dati e fatti alla mano, che sono numerosi i paesi al mondo dove i cristiani vengono maltrattati e oppressi, dalla Cina all’India, dalla Corea del Nord all’Egitto.


 Secondo i dati del rapporto elaborato da Aiuto alla Chiesa che soffre” nell’ultimo biennio la situazione è degenerata ed i cristiani soffrono, nella quasi totale indifferenza dell’Occidente.


Intervistato da Tatiana Santi lo scorso 9 gennaio, Micalessin spiega perché ha deciso di scrivere questo libro, e risponde così alla domanda “Perché in Occidente non se ne parla e perché questo problema non fa notizia?"








“Perché l’Occidente purtroppo ha dimenticato le proprie radici, la propria identità e persegue un vago laicismo che non si capisce dove voglia arrivare.


 “Sì, non a caso ho chiamato il libro “Fratelli traditi”. Quando tradisci un fratello tradisci te stesso, la tua famiglia, il tuo passato e le tue origini.


 “Non guardare a quello che succede ai cristiani in Siria, in Iraq, in tutto il Medio Oriente, in Egitto, ma anche in India e in Cina significa non sapere che dal Cristianesimo sono scaturiti i principi e le idee che hanno garantito all’Occidente la democrazia e la capacità di difendere i diritti umani.


 “Chiudere gli occhi significa non saper più qual è la propria bussola, qual è il proprio passato e la base della propria civiltà. Tutto ciò significa commettere un suicidio.


 “Il rischio è quello di una grande crisi della civiltà occidentale ed europea. L’Europa oggi ricorda un po’ la crisi dell’Impero romano nel V secolo d.C., quando una grande civiltà ha perso i richiami con il proprio passato e la propria identità.


“Quindi questa civiltà frana perché le frontiere si infrangono e chi c’è dentro non ha più la forza spirituale per reggere il contrasto con chi arriva dall’esterno”.





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12/01/2018 11.14
 
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Anche le censure sono una forma di persecuzione, non di carattere violento, ma che a lungo andare può diventare molto grave, se non ci si adegua alla volontà imperante:

Il Natale censurato, fine della libertà religiosa?

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Cari amici,

 

Il mondo occidentale vuole le vacanze e persino le festività, ma pretende di cancellare la ragione delle feste religiose e civili.

Il Natale è passato, una natale in cui in Cina come in Europa e negli Stati Uniti si è voluto abolire ogni segno della ragione, ogni segno della nascita di Gesù. Presepe, Canti di Natale, immagini di Santa Claus tutto deve essere eliminato, abolito, cancellato.

Quello che è accaduto nelle scorse settimane in tutto il mondo è chiaro: il potere dominante, il politicamente corretto vuole abolire tutte le religioni abramitiche e in particolare il Cristianesimo, il Cattolicesimo dalla memoria della società.

Alla Diocesi Cattolica di Washington D.C., dopo una intensa ma breve disputa legale, lo scorso 18 dicembre è stato VIETATO l’affissione sui mezzi di trasporto pubblico cittadino di cartelloni pubblicitari che ritraevano l’immagine di pastori in cammino sotto la stella cometa. Perché per il Giudice l’immagine dei pastori era poco commerciale.

Il Presepe, rappresentazione creata da S.Francesco della nascita di Gesù, è già messo al bando sia dai social media, sia dalle scuole francesi.

Facebook dallo scorso 16 dicembre ha censurato alcune immagini del Presepe esposto in Piazza San Pietro, giudicate troppo ‘sessualmente suggestive e provocanti’.

Le ‘Femen’ hanno cercato di rapire il bambinello in Piazza San Pietro lo scorso 26 dicembre.

Lo stesso Papa Francesco si è dovuto accorgere del fenomeno di censura e snaturamento del Natale nel mondo occidentale, si è spinto a denunciare l’attentato terroristico alle radici cristiane nell’ultima Udienza del Mercoledì (27 dicembre) dicendo :“Ai nostri tempi, specialmente in Europa, assistiamo a una specie di “snaturamento” del Natale: in nome di un falso rispetto che non è cristiano, che spesso nasconde la volontà di emarginare la fede, si elimina dalla festa ogni riferimento alla nascita di Gesù”.

Negli stessi giorni il film a cartoni animati “The Star”, è stato censurato in una scuola francese. Nella scuola di Langon, in Gironda (Francia), un centinaio di studenti stavano vedendo il fim a scuola, ma l’insegnate si è accorta che al centro della storia c’erano Maria, Giuseppe e la nascita del bambino Gesù, ha interrotto la proiezione. Non “è abbastanza rispettoso dello spirito secolare della nazione”. Aboliti Natale, bambinello Gesù, Presepe e cartoni animati natalizi, cosa rimarrà a bambini e adulti occidentali della memoria cristiana? In Cina si è fatta la stessa cosa, il Partito Comunista ha vietato “celebrazioni, immagini, celebrazioni religiose e sociali”, vitando e arrestando indiscriminatamente. La Cina comunista è il nuovo modello di libertà religiosa per il laicismo occidentale?


[Modificato da Credente. 12/01/2018 11.16]
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17/01/2018 13.51
 
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Sui social circolano le terribili immagini del 31 dicembre. Padre Albanese: l'unica voce che resta è quella della Chiesa


+++Attenzione contiene immagini forti ++++


Una repressione che è passata sotto traccia, silenziosa. Dodici morti, decine di feriti, dodici chierichetti arrestati, persino internet oscurato. Il bilancio delle manifestazioni dell’ultimo giorno del 2017 per i cattolici della Repubblica democratica del Congo è stato drammatico.


Le immagini e i video di quelle giornate che circolano in queste ore sui social network fanno accapponare la pelle.



 


Le autorità del Congo hanno usato il pugno di ferro per impedire ai cattolici di protestare contro la permanenza al potere del presidente Joseph Kabila, il cui mandato sarebbe scaduto a fine 2016.


Il “gioco” di Kabila


Alla fine del 2016, l’accordo di Saint Sylvester sembrava offrire una via d’uscita alla crisi del Congo. Vennero richieste elezioni entro la fine del 2017, dopo le quali Kabila avrebbe lasciato il potere. Nel corso dell’ultimo anno, tuttavia, il suo regime ha fatto marcia indietro. A novembre, la commissione elettorale ha annunciato un nuovo programma – con un voto alla fine del 2018, estendendo la presidenza di Kabila per almeno un altro anno (L’Indro, 8 gennaio).









L'immagine può contenere: una o più persone



L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e spazio all'aperto



L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi



L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, folla e spazio all'aperto



L'immagine può contenere: una o più persone



 









Così il giorno di San Silvestro 2017 è diventata la giornata in cui i cattolici si sono concentrati nella capitale Kinshasa per manifestare pacificamente contro Kabila.



Sospese le preghiere


A Notre-Dame del Congo, la cattedrale di Kinshasa, le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni all’arrivo del leader dell’opposizione Felix Tshisekedi. Agenti e soldati sono entrati nel complesso della chiesa principale, chiedendo alla gente di andare via. Da parte sua il sacerdote ha invitato a «tornare a casa in pace perché c’è un impressionante dispositivo militare e di polizia pronto a sparare».


«Mentre stavamo pregando, i soldati e la polizia sono entrati e hanno usato gas lacrimogeni in chiesa», durante la celebrazione della messa, ha raccontato all’agenzia France Presse (31 dicembre) un fedele della parrocchia di St Michael, nel centro della capitale. «La gente è caduta, i soccorritori stanno rianimando le vecchie signore cadute. Ma il sacerdote non ha smesso di dire messa, ha continuato con i cristiani che non sono fuggiti», ha riferito Chantal, un’altra parrocchiana.

L’arresto dei chierichetti

La stessa agenzia ha dato notizia dell’arresto di 12 chierichetti che in abiti liturgici si erano messi alla testa della “marcia pacifica” contro Kabila. I ragazzi, uno dei quali portava un grande crocifisso, sono stati caricati su un veicolo della polizia (La Repubblica, 31 dicembre).

 

L’assurdo comportamento di Francia e Spagna

Padre Maurizio Albanese, missionario comboniano, direttore della rivista “Popoli e Missioni”, esperto di questioni africane, denuncia ad Aleteia l’atteggiamento ambiguo della politica internazionale sulla gravissima situazione del Congo. In particolare di Francia e Spagna.

«Se da una parte è vero che il capo della diplomazia dell’Unione Europea (Ue), Federica Mogherini, abbia denunciato, lo scorso 3 gennaio, il ricorso alla violenza, l’attacco alla libertà di espressione e il blocco dei mezzi d’informazione da parte del governo di Kabila – evidenzia padre Albanese – la Ue non ha minacciato nuove sanzioni contro Kinshasa. Infatti, stando a fonti diplomatiche accreditate a Bruxelles, i governi di Francia e Spagna, avrebbero impedito che vi fosse una presa di posizione più esplicita».

Un Paese ricco e appetibile

È evidente, prosegue Albanese, che, come al solito, dietro le quinte, si celano interessi economici strategici. Stiamo parlando, è bene rammentarlo, di un Paese che possiede il 34% delle riserve mondiali di cobalto, il 10% di quelle di oro, oltre il 50% di rutilio, per non parlare degli ingenti depositi di diamanti, uranio, cassiterite, petrolio e gas naturale. Inoltre, sul territorio congolese si trova circa il 70% delle risorse idriche dell’Africa e dalla sua foresta pluviale si ricava legname d’ogni genere esportato in tutto il mondo.

“Dall’Europa serve coerenza!”

Negli ultimi vent’anni, ricostruisce il missionario comboniano, «vasti settori geografici del Paese, soprattutto sul versante orientale, sono stati teatro di scontri che hanno coinvolto una galassia di gruppi ribelli, molti dei quali finanziati e sostenuti dai Paesi limitrofi (Uganda e Rwanda), coinvolti nell’estrazione illegale delle ricchezze del sottosuolo. Secondo autorevoli fonti della società civile, la svolta sarà davvero possibile nella misura in cui vi sarà maggiore coerenza da parte della comunità internazionale, Europa in primis».

Infatti, dopo l’elezione di Emmanuel Macron alla presidenza francese, Parigi e Kinshasa hanno stretto fitte relazioni diplomatiche.

Onu e Belgio in controtendenza

La posizione di Francia e Spagna è certamente condivisa anche da altre potenze straniere, fa notare padre Albanese, «come il governo cinese che è tradizionalmente allergico all’agenda dei diritti umani, soprattutto quando si tratta di affari. Per carità, sarebbe ingiusto fare di tutte le erbe un fascio. Le Nazioni Unite, per bocca del segretario generale Antonio Guterres, hanno sollecitato il governo congolese a “rispettare i diritti del popolo congolese alla libertà di espressione e alla pacifica manifestazione”.  E anche il governo belga ha deplorato “la brutale repressione” di San Silvestro».

La rabbia (piuttosto isolata) del cardinale

Alla prova dei fatti, l’ex Zaire potrebbe essere un paradiso terrestre anche se poi, andando avanti di questo passo, rischia davvero l’implosione. «Non rimane che la voce della Chiesa, in particolare quella dell’arcivescovo di Kinshasa, il cardinal Laurent Monsengwo», ha commentato padre Eliseo Tacchella, missionario comboniano e profondo conoscitore della situazione congolese.

Il porporato ha infatti usato parole inequivocabili e molto dure dopo quel 31 dicembre, definendo «mediocre» l’attuale classe politica e «barbari» gli uomini in uniforme che hanno perpetrato le violenze di fine anno. «È tempo per i mediocri di andarsene», ha detto in un comunicato, rilanciato dalla stampa internazionale, lo scorso 2 gennaio.

 

“Potrebbe esplodere da un momento all’altro”

L’arcivescovo di Kinshasa ha condannato pubblicamente le violenze dei militari al soldo di Kabila, in particolare «il fatto di aver impedito ai fedeli cristiani di entrare in chiesa per partecipare alla celebrazione eucaristica nelle diverse parrocchie di Kinshasa – come si legge nel comunicato – il furto di soldi, di cellulari, la ricerca sistematica delle persone e dei loro beni all’interno della chiesa e per le strade, l’ingresso dei militari, le uccisioni, l’uso delle armi contro i cristiani che avevano in mano bibbie, crocifissi e statue della Vergine».

Una cosa è certa, sentenzia Albanese:  «L’ex Zaire è davvero una grande polveriera che potrebbe esplodere da un momento all’altro».

Il “sordo” 

Papa Francesco aveva compreso da tempo la gravità del caso Congo. Aveva ricevuto in udienza Kabila, il 26 settembre del 2016 in Vaticano,  sottolineando, conclude il direttore di Popoli e Missioni, «l’importanza della collaborazione tra gli attori politici e i rappresentanti della società civile e delle comunità religiose, in favore del bene comune, attraverso un dialogo rispettoso e inclusivo per la stabilità e la pace nel Paese».

Purtroppo, nel caso di Kabila, chiosa Albanese, «è proprio vero quello recita il proverbio: “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”».


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18/01/2018 11.21
 
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Escono dalla messa di Capodanno: è strage di cristiani in Nigeria



 




Attentato con almeno 17 morti a sud del Paese, dove la persecuzione è ai massimi livelli. L'ombra del terrorismo


Uomini armati hanno aperto il fuoco su un gruppo di fedeli che tornavano dalla Messa di mezzanotte, a fine anno, nella città di Omoku, nei pressi di Port Harcourt, nel sud della Nigeria, uccidendo almeno 17 persone. Sarebbero 12 i feriti.


Molti dei dettagli vanno ancora chiariti e quello che si sa finora è stato reso noto da una fonte della polizia e da un parente di una delle vittime. A dare la notizia è stato il giornale nigeriano Indipendent (2 gennaio).


Una taglia da 450mila euro


Il responsabile per l’informazione di polizia dello Stato di Rivers, Nnamdi Omoni, non ha confermato al momento il bilancio delle vittime, ma ha riferito che è stata lanciata dalle autorità «una caccia all’uomo per assicurarsi che i banditi vengano arrestati e processati».


Le autorità locali hanno anche offerto una ricompensa di 200 milioni di mairas, pari a circa 450.000 euro, a chi dia informazioni che portino alla cattura dei responsabili, la cui identità è ignota (Avvenire, 2 gennaio).



Doppia azione


La strage è avvenuta intorno alle 12:20 di notte. Stando a quanto riportato dal Nigeria Independent, gli assalitori hanno effettuato un attacco coordinato contro i cristiani che ritornavano dai servizi religiosi in due luoghi diversi, a Kirigani e Oboh, aree della comunità di Aligwu.


Finora non ci sono state rivendicazioni da parte di gruppi terroristici. Ma i sospetti, scrive Il Messaggero (2 gennaio), ricadono su un gruppo di miliziani noto per sequestri e uccisioni nell’area del Delta del Niger.



L’assalto nella cattedrale della convivenza


Come riferisce all’Agenzia Fides (3 gennaio) padre Patrick Tor Alumuku, direttore dell’ufficio per le Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja, dall’inizio dell’anno si stanno verificando una serie di attacchi contro i cristiani a Ilorin, capitale dello stato federato di Kwara, nell’ovest della Nigeria.


Secondo il religioso negli assalti, alcuni dei quali si sono verificati anche oggi, è stata attaccata pure la cattedrale di Ilorin, città in cui «convivono finora pacificamente una maggioranza di musulmani e una forte componente cattolica. È la prima volta che accade una cosa del genere. La cattedrale è stata attaccata la notte di capodanno», ha affermato padre Alumuku.


L’omicidio del Cairo


Sempre a Capodanno, ma questa volta in Egitto, alcuni uomini armati hanno aperto il fuoco contro un negozio di liquori nei pressi del Cairo, uccidendo dei cristiani copti. Le vittime conoscevano bene il proprietario del negozio, che è invece rimasto illeso.


L’ “agonia” dei copti


Il sospetto è arrivato a bordo di un tok-tok, triciclo a motore, sparando con un fucile in direzione del negozio, prima di fuggire. Non si è chiarito finora se l’attacco fosse avvenuto perché le vittime erano copti o perché il negozio vendeva alcool. La comunità copta era stata colpita due giorni prima da due attentati a una chiesa e a un negozio nella periferia del Cairo (L’Osservatore Romano, 2 gennaio).




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19/01/2018 12.01
 
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La settima scorsa Open Doors, in italiano Porte Aperte – la missione cristiana con sede negli USA che assiste i cristiani perseguitati a causa della loro fede in più di 60 paesi – ha pubblicato la WORLD WATCH LIST 2018, la nuova lista dei primi 50 paesi al mondo dove la persecuzione ai danni dei cristiani è più atroce e violenta.
















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Primo dato degno di nota:

 

- cresce ancora in termini assoluti la persecuzione anti-cristiana nel mondo, oggi sono oltre 215 milioni i cristiani perseguitati.

 Corea del Nord ed Afghanistan raggiungono il punteggio massimo di oppressionedei cristiani secondo la WWList 2018 (periodo di riferimento 1 novembre 2016 – 31 ottobre 2017).

 Tuttavia è il Pakistan (5° posto nella WWL2018) ad avere l’infelice primato di nazione col più alto punteggio nella violenza contro i cristiani:

 - 3.066 cristiani uccisi a causa della loro fede 

- 15.540 edifici di cristiani attaccati tra chiese, case private e negozi.

 Si può stimare che 1 cristiano ogni 11,5 nel mondo subisce un’elevata persecuzione.Libia (7°) e India (11°) sono le nazioni che hanno fatto un balzo di 8 punti, scalando la classifica.

 In particolare l’India deve questa escalation di intolleranza anti-cristiana alla crescente influenza del radicalismo induista: oltre 24.000 cristiani indiani sono stati aggrediti nel periodo in esame.

 Le new entry sono il Nepal (che vola al 25°) e l’Azerbaigian (45°), mentre ad uscire dai primi 50 sono la Tanzania (per un miglioramento) e le Isole Comore (situazione sostanzialmente invariata, esce perché altri peggiorano).

 L’oppressione islamica continua ad essere la fonte principale della persecuzione dei cristiani, non solo confermandosi ma estendendo anche la sua morsa in varie aree.

 Tuttavia, ciò che deve far riflettere è l’ascesa del nazionalismo religioso come prorompente fonte di persecuzione anti-cristiana (e di altre minoranze), con l’esempio emblematico della succitata India.

“L’intolleranza sociale e lo sfruttamento politico di tale intolleranza sono il veleno di questo periodo storico. Infatti la persecuzione anti-cristiana va ben oltre il numero dei martiri o le distruzioni di edifici cristiani.

 “Essa si manifesta negli arresti senza processo, nei licenziamenti, nella violazione di diritti fondamentali come l’istruzione e le cure mediche, nelle campagne denigratorie e nel bullismo, ...

 ... ma anche nei 1.240 matrimoni forzati e oltre 1.000 stupri, cifre che celano vite devastate a causa di una scelta di fede e, ribadiamo, cifre che purtroppo sono da considerare punti di partenza poiché potenzialmente enorme è la realtà sommersa dei crimini non denunciati o non registrati contro i cristiani in molti paesi”, dichiara Cristian Nani, il direttore di Porte Aperte.

 

Da parte nostra, l’Osservatorio sulla Cristianofobia continuerà il suo lavoro di denuncia per far conoscere questi orrori e queste profonde ingiustizie.

 Ecco perché L’Osservatorio sulla Cristianofobia, insieme al tuo aiuto, vuole continuare il suo impegno in questo senso, nella difesa dei cristiani perseguitati! Questo lavoro è fondamentale per opporsi alla loro reiterazione.

 Non staremo solo accanto con la preghiera a questi nostri fratelli, che ogni giorno mettono in pericolo la loro vita per professare il Vangelo, ma faremo tutto quanto è in nostro potere per denunciare e smuovere le istituzioni affinché agiscano concretamente per difendere la libertà religiosa di ogni cristiano nel mondo!


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27/01/2018 12.22
 
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l caso Asia Bibi in Pakistan – la madre di famiglia cristiana condannata a morte con l’ingiusta accusa di blasfemia - non è l’unico caso di persecuzione ai danni dei cristiani in quel paese.


 Nel Pakistan, la persecuzione contro i cristiani fa parte della vita di tutti i giorni. Infatti, ai giovani musulmani viene insegnato a trattare i credenti con disprezzo, addirittura a perseguitarli, perché considerati parte di una “casta intoccabile”.











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Il caso della famiglia Masih è emblematico. L’Osservatorio sulla Cristianofobia ne ha già dato notizia. Adesso Open Doors, l’agenzia americana di aiuto ai cristiani perseguitati, ci offre più dettagli di questa vicenda, per illustrare quanto i cristiani siano vittime della persecuzione nel Pakistan.


 La famiglia Masih non dimenticherà mai quel 30 agosto del 2017. E’ stato l’ultimo giorno in cui Ilyasab Masih e sua moglie hanno visto in vita il loro figlio di 17 anni, Sharon.


 In quella giornata estiva, nel loro villaggio nel Pakistan orientale, la famiglia Masih venne a sapere che il loro figlio era stato picchiato a morte nella sua classe da un altro studente, perché Sharon, essendo cristiano, aveva bevuto dallo stesso bicchiere d'acqua dei suoi compagni di classe musulmani.


 Quel giorno, Raza Ahmed, uno studente musulmano, impedì a Sharon di bere l’acqua dal bicchiere che lui ed i suoi compagni di classe musulmani stavano utilizzando.Per loro, Sharon era un infedele che non avrebbe mai dovuto toccare il bicchiere che i musulmani stavano usando, tanto meno bere da quel bicchiere.


 Era in classe che seguiva la lezione di studi islamici (un corso che tutti gli studenti pakistani sono costretti a seguire a prescindere dalle loro convinzioni), quando Raza ha iniziato a picchiarlo ed ha continuato anche quando cadde a terra, scalciando Sharonfino a renderlo incosciente. Morì poco dopo.


 


La famiglia Masih è tra i 3,9 milioni di cristiani in Pakistan perseguitati per la loro fede. Sono spesso trattati con disprezzo, provengono da una “casta intoccabile”, questo spiega il perché molti musulmani si rifiutano di bere e mangiare con loro per paura di essere contaminati.


 


Due mesi prima della morte di Sharon, un operatore ecologico cristiano nella provincia di Sindh, sempre in Pakistan, morì dopo che tre medici si rifiutarono di toccarlo durante il Ramadan (il mese santo islamico), perché lo consideravano “impuro”.


 


Gran parte della persecuzione cristiana proviene da gruppi islamici radicali che prosperano sotto il favore dei partiti politici, dell'esercito e del governo.


 


Questi gruppi radicali islamici gestiscono migliaia di madrasa (centri di educazione islamica) dove giovani come Raza vengono istruiti e incoraggiati a perseguitare le minoranze religiose come i cristiani.


 


Il Pakistan ha anche le più famigerate leggi sulla cosiddetta blasfemia nel mondo, che sono usate apposta contro le minoranze religiose.


 


Asia Bibi è ancora in carcere, otto anni dopo essere stata arrestata rimane nel corridoio della morte condannata per il “crimine” di blasfemia.


 


L’Osservatorio sulla Cristianofobia è intervenuto sul caso di Asia Bibi. Sia nella sfera europea, con una petizione a Jan Figel, Rappresentante dell’UE per la promozione della libertà di religione al di fuori dell’Unione, sia in Italia, con una petizione al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.


 


L’Osservatorio sulla Cristianofobia ha anche inviato la protesta dei suoi sostenitori all’Ambasciata del Pakistan a Roma, che non ha dato nessuna risposta.


 Il fatto è che l'omicidio di Sharon ha intensificato la paura tra i cristiani pakistani, come riferisce World Watch Monitor. Ma la vicenda di Sharon è soltanto un esempio di una serie di incidenti che sono successi in Pakistan nel 2017, come ad esempio:








 Un ragazzo cristiano di 16 anni analfabeta fu costretto a bestemmiare per sfuggire alla violenza della folla a Gujranwala, 217 miglia a nord-est di Vehari.


 • Un infermiere cristiano di 16 anni vicino a Gujrat, appena a nord di Gujranwala, è stato accusato di blasfemia dopo aver avuto una conversazione con i colleghi.


 • Uno studente musulmano è stato linciato dalla folla in un'università nella città settentrionale di Mardan, per aver “condiviso contenuti blasfemi su Facebook”, un'affermazione che in seguito si è rivelata falsa.








“L'omicidio di Sharon Masih rende evidente quanto possa essere estremista, ostile e intollerante l'Islam radicale”, afferma Wybo Nicolai, direttore dei servizi esterni di Open Doors.


 Per tutto questo, chiedo le tue preghiere per gli studenti ed i giovani cristiani in Pakistan che, come Sharon Masih, affrontano sempre più la violenza fisica dei compagni di classe musulmani.


 Chiedo anche le tue preghiere per i genitori cristiani che devono mandare i loro figli a scuola sapendo che probabilmente saranno sottoposti a lezioni islamiche e persecuzioni da parte dei compagni di classe musulmani.


Soprattutto, chiedo le tue preghiere per i convertiti pakistani di origine musulmana, che sono quelli che soffrono di più la persecuzione. I gruppi radicali islamisti li vedono come apostati e la loro famiglia, i loro amici e i loro vicini vedono la loro conversione come vergognosa per la comunità.


 Infine, chiedo le tue preghiere per la sicurezza e la protezione delle donne e delle ragazze cristiane in Pakistan, che devono vivere sotto la minaccia del rapimento, dello stupro e del matrimonio forzato.


 Le azioni dell’Osservatorio sulla Cristianofobia proseguiranno senza tregua, rinnovando quotidianamente l’impegno ad informare e sollecitare coloro che sono incaricati alla difesa della libertà dei cristiani in Italia e nel mondo.


 





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20/02/2018 16.08
 
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News dall’UCAN, fidatissima agenzia di notizie cattolica dell’Asia.

Adesso, e questo da alcune settimane, gli estremisti indù hanno intensificato la loro campagna d'intimidazione verso le istituzioni educative cristiane, comprese le università cattoliche.

Recentemente, la polizia ha dovuto proteggere il campus del St. Mary’s College di Vidisha, nello stato del Madhya Pradesh, nell’India centrale, dopo che circa 800 giovani radicali indù ne hanno scalato i muri con la scusa di compiere un cosiddetto rituale patriottico, detto Bharat Mata Aarti, una personificazione della cosiddetta Madre India rappresentata dalla dea indù Durga.

Questa era la scusa. Ma secondo l'arcivescovo Leo Cornelio, capo della Chiesa cattolica in questo Stato, questo cosiddetto rituale non ha nulla a che fare con il patriottismo.

Il vero obbiettivo era quello di screditare le istituzioni della Chiesa, con lo scopo di ottenere il totale controllo dei suoi beni.

L'arcivescovo ha chiarito che le scuole e le università cattoliche sono assolutamente in regola con la Costituzione del Paese e che “nessuno può portarcele via".

Già a inizio gennaio, degli attivisti indù radicali avevano ingiustamente accusato un’altra istituzione cattolica, la St. Joseph Convent School, di aver sospeso degli studenti per aver recitato lo slogan patriottico "Bharat Mata Ki Jai" (Hail Mother India).

Inoltre, negli ultimi mesi, ci sono stati una serie di attacchi alle scuole cristiane in tutta l'India del Nord e in quelle delle regioni centrali.

I leader cristiani vedono questa nuova ondata di intimidazione come parte di una strategia indù per dipingere i cristiani come trasgressori che non rispettano le tradizioni indiane.
Questi elementi dell’induismo radicale militante sostengono erroneamente che gli studenti indù, che sono in maggioranza nelle scuole gestite dalle istituzioni ecclesiastiche, non sono in grado di adorare la dea dell'apprendimento, Saraswati.

Ma il vero problema è anche un altro: le istituzioni cristiane offrono un’educazione anche ai “dalit”, la cosiddetta casta degli intoccabili, e questo non è visto di buon occhio dagli indù radicali.

E così cercano di macchiare l'immagine delle istituzioni educative cristiane. Soltanto la Chiesa cattolica gestisce quasi 15.000 college e scuole in India, oltre il 40% del totale fornito da tutte le denominazioni cristiane.

I cristiani sono inoltre ampiamente impegnati nella fornitura di servizi medici e assistenza sociale.

Il forum “Persecution Relief” ha constatato che soltanto nel 2017 si sono verificati 736 crimini di odio contro i cristiani in India. “Le istituzioni cristiane sono state prese di mira in almeno il 10% di questi casi”, ha affermato il fondatore del forum, Shibu Thomas.

Sempre secondo Thomas, i fondamentalisti indù avevano già cercato di prendere le proprietà terriere e altre proprietà appartenenti a vari gruppi ecclesiastici.

Ma il fatto grave è che, continua Thomas, i teppisti mascherati da patrioti sono protetti dalle forze dell'ordine quando demonizzano le minoranze religiose.

Ti ricordo che in un rapporto del 2007, del think tank statunitense Pew Research Center, l'India è stata classificata tra le peggiori al mondo per l'intolleranza religiosa, seguita solo da Siria, Nigeria e Iraq.

Da parte sua, l’Osservatorio sulla Cristianofobia continua ad operare in difesa dei cristiani perseguitati, e questa volta lo stiamo facendo presso le istituzioni europee, specialmente presso il rappresentante Ue per la difesa della libertà di religione al di fuori dei paesi della Comunità Europea.

Non è infatti ammissibile che una minoranza di indù radicali cerchi di prendere possesso dei beni delle istituzioni religiose cattoliche – le quali hanno portato in India scuole, istituzioni di alto livello, università, ospedali, per non citare Madre Teresa – di intimidire e di perseguitare, anche in maniera cruenta, i credenti.

Nel frattempo, ti prego di rimanere al fianco dell’Osservatorio sulla Cristianofobia e di tutti i cristiani nel mondo!
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26/02/2018 15.52
 
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E il Colosseo si tinse del sangue dei martiri



Il 24 febbraio 2018 Aiuto alla Chiesa che Soffre ha organizzato un evento eccezionale a Roma al fine di risvegliare le coscienze sulle persecuzioni contro i cristiani commesse in tutto il mondo. Per l’occasione, diverse vittime dirette di queste violenze sono state invitate a offrire la loro testimonianza.




La ragazza sul piazzale parla veloce. Si esprime in urdu, la sua lingua natale (e la sola che conosca). Ma una parola trasparente le torna spesso alle labbra, nel suo discorso: mama… mamma. La madre, di cui parla con emozione, è Asia Bibi, imprigionata da lunghi anni in Pakistan in nome delle leggi che castigano la “bestemmia” contro l’Islam. Asia Bibi non ha neppure commesso il crimine che le viene imputato. La sua sola colpa? Aver bevuto nel medesimo bicchiere delle sue colleghe musulmane. Essendo cristiana, quindi impura.


A dure riprese – in prima istanza e in appello – i giudici pakistani hanno ritenuto che il fatto meritasse la pena di morte. Ora i giudici della corte suprema non osano esprimersi per via delle violenze terroriste di cui si vedono già minacciati da gruppi islamisti. Un ministro, Shahbaz Bhatti, è già morto per aver apertamente sostenuto Asia Bibi. Anche lui era cristiano. Un martire.


Eisham Ashiq prosegue nel suo discorso. La sua voce accelera, si tende, si scioglie in lacrime. A sentirla, anche solo in traduzione, le gole si strozzano: la giovane raccontava il suo ultimo ricordo della madre fuori dal carcere, quando i poliziotti sono venuti ad arrestarla. La bimba aveva allora nove anni, ha visto Asia Bibi essere trascinata nella polvere, al limite dello stupro.


«È un dolore che non posso dimenticare», sospira Eisham Ashiq. Suo padre raccoglie la parola e continua: il calvario di Asia Bibi – indica – avrebbe fine se lei rinnegasse la sua fede e sposasse un musulmano. Ma lei non vuole abbandonare né Gesù né la sua famiglia.


A Roma, proprio dietro la strada donde parla la famiglia di Asia Bibi, il Colosseo s’è illuminato di rosso. Un’iniziativa di Aiuto alla Chiesa che Soffre finalizzato a risvegliare le coscienze circa le persecuzioni che ancora oggi tanti cristiani subiscono in tante parti del mondo. Duemila anni dopo essere stato teatro del martirio dei cristiani, il Colosseo si unisce ai martiri e riveste simbolicamente il colore del loro sangue.


Un’altra vittima delle persecuzioni anti-cristiane è stata invitata ad esprimersi: Rebecca Bitrus, nigeriana ventottenne rapita da Boko Haram nel 2014. Il suo viso è costantemente segnato da una grande tristezza, vi si legge incisa la sofferenza. E del resto anche la sua storia è stata terribile. I suoi rapitori volevano – essi pure – convertirla all’islam, cosa riguardo alla quale ella s’è sempre ostinatamente rifiutata. Il rosario che è riuscita a conservare segretamente in tasca è il suo solo alleato.


Ma un giorno i terroristi non ne poterono più. Presero il suo figlioletto, di un anno appena, e lo gettarono nel fiume – racconta Rebecca mentre le lacrime rigavano il suo viso. Quanto a lei, la giovane è stata lungamente violentata. Dagli stupri è rimasta incinta e dà alla luce un bambino. Malgrado le terribili circostanze, lo ama e quando finalmente riesce a scappare porta suo figlio con sé.


Troppi cristiani continuano a offrire «la testimonianza del sangue versato», afferma vibrante il cardinal Parolin, braccio destro di Papa Francesco. Eppure, essi chiedono solamente di poter credere nel Vangelo, un «messaggio di amore e di perdono» offerto da un Signore tenero e misericordioso. Ma le ideologie preferiscono «sopprimere piuttosto che integrare chi sembri mettere in discussione le certezze», stigmatizza l’alto prelato.


Per Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo (anch’egli presente all’evento), la religione non è solamente un fatto privato: ciascuno deve avere la possibilità di professare liberamente la propria. E siccome l’Europa garantisce a tutti tale libertà – prosegue – è lecito domandare che essa sia applicata in tutto il mondo. Le Nazioni Unite devono così riconoscere il “genocidio” dei cristiani d’Oriente, così come ha fatto il Parlamento europeo.


Dopo il discorso, alla fine della serata, dieci lanterne volanti sono lanciate nel cielo. Dieci lanterne per dieci cristiani morti nel corso degli ultimi anni per la loro fede. Tra loro dei preti iracheni, una ragazza italiana e ancora dei missionari. Ma anche padre Jacques Hamel, assassinato in Francia da islamisti mentre celebrava la messa.


Le lampade hanno portato la loro luce, d’un giallo vivido, verso il Cielo. In esse s’è intravista l’anima dei martiri che raggiunge il Padre. A terra, il Colosseo resta imporporato del loro sangue prezioso.




[Modificato da Credente. 26/02/2018 15.52]
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26/02/2018 17.09
 
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Osservatorio sulla Cristianofobia













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Malgrado rappresentino una minoranza in India, i cristiani in questo paese sono comunque 29 milioni di persone, la metà della popolazione italiana. E la loro situazione purtroppo continua ad aggravarsi. Ecco quanto sta succedendo.


 Questa settimana, le notizie ci giungono sia da World Watch Monitor che daUCANews, la fidatissima agenzia di informazione indipendente cattolica dell’Asia.


 Gli atti di intolleranza, anche fisica, degli estremisti indù verso i cristiani in India si sono raddoppiati nell’ultimo anno. Nel 2017 sono stati registrati 736 episodi di attacchi contro i cristiani contro i 348 del 2016, secondo i dati di Persecution Relief, un forum che registra la persecuzione cristiana in India.


 Le “accuse” contro i cristiani sono sempre le solite: vanno dal cosiddetto crimine di sedizione, passando per il crimine di ribellione contro l’integrazione nazionale, fino alla grottesca accusa di profanazione dei luoghi di culto indù, e anche di “insulto” alla religione indù.


 “Questo trend di accusare i cristiani di gravi crimini" è nuovo, afferma Shibu Thomas, fondatore di Persecution Relief“è una nuova tattica quella di accusare i cristiani di commettere dei gravi crimini”.


 E così, se le accuse vengono dimostrate – cosa non difficile di fronte a giudici compiacenti – l'imputato può ottenere l'ergastolo. Il fatto è che “nel 99% dei casi, gli estremisti portano falsi testimoni e accusano i cristiani di reati gravi”, ha testimoniato Thomas.


 La violenza e la persecuzione contro i cristiani è aumentata dopo che il pro-indù Bharatiya Janata Party (BJP) è salito al potere nel 2014 con l'appoggio di gruppi indù che vogliono trasformare l'India in uno stato solo indù. Questi gruppi tentano di presentare le minoranze religiose come antipatriottiche.


 Un operatore cristiano, Anil Andrias, che lavora nello stato di Uttar Pradesh, ha detto aUCANews che gli atti di violenza coinvolgono nella maggior parte dei casi attivisti indù che si oppongono alle riunioni di preghiera dei cristiani e così attaccano fisicamente i leader e le congregazioni cristiane. I cristiani vengono così picchiati, le loro piccole chiese vengono bruciate e in alcuni casi vengono imposte loro proibizioni sociali.


 Inoltre, ai cristiani vengono negati i regimi di welfare governativo e gli viene impedito di raccogliere acqua da fonti pubbliche e anche di utilizzare strade pubbliche.


 Da parte sua, World Watch Monitor ci fa sapere che la violenza contro i cristiani si concentra principalmente sul culto domenicale, sulla Quaresima e sul Natale.


 "E’ doloroso vedere il culto privato essere attaccato da attivisti indù che violano la privacy e la santità di un individuo o di una famiglia e calpestano i loro diritti costituzionali", ha sottolineato il rapporto “Odio e violenza contro i cristiani in India”, della Evangelical Fellowship dell’India.


 In questo rapporto si osserva anche che i “bambini cristiani che frequentano studi biblici, con il permesso dei genitori, sono presi in custodia dalla polizia e detenuti per giorni con l'accusa di conversione (forzata)”.


 Questa violenza contro i cristiani, sempre secondo il rapporto “Odio e violenza contro i cristiani in India”ha una chiara connotazione di discriminazione di casta e le vittime provengono generalmente dalle cosiddette “caste inferiori”.


 Grazie al sostegno dei suoi sostenitori l’Osservatorio sulla Cristianofobia continua ad operare in difesa dei cristiani perseguitati, specialmente presso il rappresentante Ue per la difesa della libertà di religione al di fuori dei paesi della Comunità Europea.


 Ti ringrazio della vicinanza e mi auguro che rimarrai al fianco dell’Osservatorio sulla Cristianofobia nella difesa dei cristiani perseguitati. E per questo ti chiedo di far conoscere ai tuoi amici quanto sta succedendo in India.


 















Insieme possiamo cambiare le cose e far sì che in tutto il mondo sia garantita la libertà religiosa per tutti i cristiani.


 


Un carissimo saluto.

















Silvio Dalla Valle







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10/03/2018 12.24
 
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i cristiani sono perseguitati non soltanto nei paesi dell’Islam radicale o dell’induismo ad oltranza...


 


... ma anche nella “civilissima” Svezia!


 


E, in merito a questa persecuzione, il governo svedese fa ben poco. E l’Europa tace.


 


Ecco i fatti:


 


Secondo quanto ha scoperto Open Doors, la missione di aiuto ai cristiani perseguitati a causa della fede:


 


1. Nella capitale Stoccolma, un giovane appena convertito al cristianesimo è stato accoltellato da altri immigrati richiedenti asilo lo stesso giorno in cui doveva essere battezzato. Questo giovane aveva appena iniziato ad indossare una croce.


 


2. Il mese scorso, il quotidiano cristiano Världen idag ha riferito che un immigrato richiedente asilo che si era convertito dall'Islam è stato attaccato all’uscita di una chiesa locale a Karlstad. La chiesa ha dovuto prendere misure di sicurezza per proteggere gli altri convertiti.


 


3. Amir (non è il suo vero nome), un rifugiato cristiano dalla Siria, è stato minacciato da un jihadista musulmano, anch'egli siriano, che vive nella stessa casa di rifugiati. Questo jihadista ha minacciato di tagliare la gola ad Amir e di distruggere la sua famiglia in Siria"Sono scapato dalla guerra per evitare questo genere di cose", ha detto Amir alla polizia. L'uomo che lo ha minacciato, alla fine, è stato condannato alla libertà vigilata e ha ricevuto una multa di circa 800 euro.


 


4. Un sacerdote gesuita ha testimoniato che molti cattolici orientali, che vivono nei sobborghi di Stoccolma, hanno adesso paura di indossare una croce in pubblico. I cristiani che lo hanno fatto sono stati attaccati e le loro croci sono state strappate dagli islamisti.


 


5. Un'inchiesta di Open Doors ha rilevato 512 casi in cui i cristiani richiedenti asilo hanno subito minacce di morte, aggressioni sessuali e altri atti di violenza.


 


La maggior parte delle vittime sono dei convertiti e la maggior parte dei perpetratori sono altri migranti. Inoltre, la maggior parte delle vittime non ha denunciato questi atti presso la polizia sia per timore di rappresaglie sia perché sono convinti che la polizia non avrebbe intrapreso alcuna azione.


 


Inoltre, più della metà di quelli che hanno risposto all’inchiesta, il 53%, ha riferito di essere stata attaccata violentemente almeno una volta a causa della loro fede cristiana.


 


Quasi la metà, il 45%, ha riferito di aver ricevuto almeno una minaccia di morte e il 6% ha riferito di essere stata aggredita sessualmente.


 


"Una volta hanno detto a mia figlia che non le era permesso mangiare nella mensa senza il velo, se voleva mantenere la testa", ha detto uno dei partecipanti al sondaggio di Open Doors.


 


"Un'altra volta, hanno detto a mio figlio che non gli era permesso di avere una croce intorno al collo se voleva rimanere in un pezzo solo".


 


6. Nonostante la gravità di questi attacchi contro i cristiani, il governo svedese non ha avviato nessuna indagine seria.


 


Ad esempio, un membro del parlamento svedese ha interrogato il ministro per la migrazione, Helene Fritzon, la quale ha risposto senza alcun riferimento alle minacce contro i cristiani, offrendo solo osservazioni generali sulle misure di sicurezza che il governo offrirebbe ai rifugiati in generale.


















 

















Questo scandaloso fenomeno di persecuzione ai danni dei cristiani all’interno dell’Unione Europea non è nuovo. E soprattutto non sconosciuto ai dirigenti europei.


 


Già nel 2015, il Parlamento Europeo, nel suo rapporto annuale, riconosceva che “i rifugiati cristiani subiscono abitualmente persecuzioni per motivazione religiosa”.


 


Eccoci, adesso è tempo di agire, le sole parole non bastano, i soli rapporti non sono sufficienti. Perché è chiaro che i cristiani non sono al sicuro in Svezia e l’Europa deve dare una risposta a questa minaccia.


 


La Svezia è stata fra i primi firmatari della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, adottata nell’ambito del Consiglio d’Europa, il cui art. 9 prevede il diritto alla libertà religiosa, inclusa la libertà di cambiare religione.


 


Tu cosa potrai fare?

















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Tanto, tantissimo! Per questo ti prego di firmare la petizione al Commissario per i diritti umani presso il Consiglio d'Europa, il lettone Nils Muižnieks, il cui compito è proprio questo: vigilare circa il rispetto dei diritti dell’uomo all’interno della Comunità Europea.





















Al Commissario Nils Muižnieks chiederai, nella sua qualità di responsabile per il rispetto dei diritti umani presso il Consiglio d'Europa, di portare avanti una accurata investigazione su quanto sta succedendo in Svezia, così da garantire ai cristiani, specialmente quelli convertiti, la libertà di professare liberamente la loro fede.


 


Non possiamo esigere che i cristiani siano protetti nei paesi dell’Islam radicale o dell’induismo a oltranza se non siamo in grado di garantire la libertà religiosa dei cristiani a casa nostra.











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05/05/2018 12.22
 
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La notizia è appena arrivata dall’agenzia “Christians in Pakistan”, dell’omonima associazione non-profit pakistana che accompagna le attività dei cristiani nel Pakistan.


 


In seguito ad una nuova ondata di persecuzione di cui i cristiani sono le principali vittime, Mons. Joseph Arshad, arcivescovo di Islamabad-Rawalpindi, già presidente della Conferenza episcopale cattolica in Pakistan, ha invitato tutti i credenti in Pakistan a pregare per le vittime dell'intolleranza religiosa.


 


In risposta all’appello di Mons. Arshad, una giornata di preghiera ha avuto luogo il 29 aprile anche nella cattedrale di Lahore, dedicata al Sacro Cuore di Gesù.

















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L’arcivescovo di Lahore, Mons. Sebastian Francis Shaw OFM, ha preso parte a questo atto esortando i suoi fedeli a pregare per le vittime della persecuzione, chiedendo al tempo stesso al Signore di portare pace e conforto alle famiglie delle vittime.


 


Ti ricordo che il Pakistan è al quinto posto nella lista dei paesi dove i cristiani vengono più perseguitati, secondo la lista di Open Doors, l’associazione americana che monitora la persecuzione religiosa nel mondo.


 


Secondo il rapporto di Open Doors, in Pakistan i gruppi radicali islamici fioriscono e si espandono; alcuni di loro in particolare sono corteggiati dai partiti politici, dall’esercito e dal governo.


 


I gruppi radicali islamici continuano a condurre migliaia di madrassa (le scuole coraniche) e continuano ad istigare specialmente i giovani, incoraggiandoli ad agire contro le minoranze religiose come i cristiani.


 


Per i convertiti ex-musulmani, la situazione è ancora peggio. Oltre ad affrontare queste forze ostili, per loro il pericolo maggiore proviene dalle famiglie, poiché l’abbandono dell’islam viene vissuto come vergogna.


 


Le chiese storiche sono controllate e regolarmente prese di mira da attacchi, i cristiani soffrono a causa della discriminazione istituzionalizzata, basti pensare che i lavori considerati come i più abietti, sporchi e spregiativi, sono riservati ai cristiani.


 


Molti cristiani sono poveri e sono costretti a lavorare in schiavitù. Le famigerate leggi sulla blasfemia colpiscono in particolare le minoranze cristiane.


 


Il caso di Asia Bibi, la donna cristiana ancora in carcere e che rischia la pena di morte con una falsa accusa di blasfemia, ne è l’esempio più clamoroso.


 


Con i miei più cari e cordiali saluti,

















Silvio Dalla Valle
















Silvio Dalla Valle
Responsabile Campagna Osservatorio sulla Cristianofobia


10/05/2018 19.12
 
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quattro paesi del Sud e del Sud-Est asiatico hanno di recente varato leggi che vietano la conversione dei loro cittadini dalla religione maggioritaria, e altri due paesi stanno prendendo in considerazione l'implementazione della stessa legislazione.


 Inoltre, altre nazioni sempre del Sud e del Sud-Est asiatico hanno già leggi che proibiscono le cosiddette blasfemia e apostasia, rivolte principalmente al lavoro missionario cristiano.


 È quanto rivela uno studio del movimento di difesa delle libertà dei cristiani, Alliance Defense Freedom (ADF), presentato ieri nella capitale americana Washington.











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Comunemente nota come legge anti-conversione, questa legge regola l'atto di convertirsi ad un'altra religione attraverso termini come "induzione""forza" o"mezzi fraudolenti", secondo lo studio della ADF.


 Con questi termini potrebbero essere inclusi anche il lavoro sociale, la preghiera per gli ammalati o anche il semplice lavoro di evangelizzazione.


 Queste leggi sono già in vigore in alcune parti dell'India e in tutto il Nepal, Myanmar e Bhutan, mentre lo Sri Lanka e una provincia del Pakistan devono ancora approvare una legge simile, che si basa sulla premessa di minacciare la religione di maggioranza. E questo incita naturalmente alla violenza.


 "Nessuna persona o gruppo dovrebbe vivere nella paura di essere ucciso, torturato o oppresso a causa delle sue convinzioni religiose. L'aumento delle leggi anti-conversione in tutto il mondo testimonia una crescente crisi della libertà religiosa", ha dichiarato Balakrishnan Baskaran, consulente legale di ADF International in India.


 Il mese scorso, lo stato nord indiano di Uttarakhand è diventato l'ottavo stato nel paese ad approvare la legislazione, che è ufficialmente chiamata "Freedom of Religion Act"(la cosiddetta Legge per la Libertà Religiosa), il cui reale obiettivo è punire coloro che facilitano le conversioni religiose, specialmente le conversioni dall'induismo al cristianesimo con una pena fino a due anni di carcere.


 I nazionalisti indù afferiscono che queste leggi hanno come scopo quello di proteggere l’identità culturale delle comunità tribale, e accusano i cristiani di usare metodi coercitivi per la conversione degli indù nelle classi basse.


 Mentre quasi nessun lavoratore cristiano è stato giudicato colpevole da un tribunale in India, i membri della comunità di minoranza sono regolarmente accusati di favorire le conversioni "forzate" di indù.


 I cristiani ed i gruppi per i diritti umani affermano che la legge è usata dai gruppi indù come strumento per perseguitare i cristiani e per impedire agli indù di convertirsi dalla loro religione.


 La persecuzione cristiana, che include attacchi violenti, distruzione di proprietà cristiane e false accuse, è aumentata in India da quando il partito nazionalista indù Bharatiya Janata ha vinto le elezioni generali nel 2014.


 Mentre molti paesi a maggioranza musulmana hanno leggi che vietano l'apostasia e la blasfemia, che cercano anche di controllare le conversioni, i paesi a maggioranza indù e buddista in Asia usano leggi anti-conversione per mantenere lo status quo religioso.


 Il Pew Research Center, il conosciuto think tank con sede a Washington, riporta che sono già 42 i paesi che hanno varato leggi limitando la conversione di una religione all’altra, rispetto ai 31 paesi del giugno 2007.


 Le azioni di monitoraggio dell’Osservatorio sulla Cristianofobia proseguiranno senza tregua, rinnovando quotidianamente l’impegno ad informare e sollecitare coloro che sono incaricati alla difesa della libertà dei cristiani in Italia e nel mondo.





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