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da Padre Livio

Ultimo Aggiornamento: 22/06/2017 13.20
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15/09/2013 08.19
 
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Cari amici,       

facciamo nostri gli insegnamenti che ci ha dato in questi giorni Papa Francesco, chiamandoci alla preghiera e al digiuno per la pace.

 

Il suo cuore di Padre ha abbracciato l’intera umanità, ben comprendendo i pericoli che oggi in modo particolare, provengono dall’uso di armi sempre più micidiali.

Il suo coraggio e la sua parola profetica ci hanno aiutato a capire che la guerra non risolve, ma aggrava e per questo va bandita una volta per tutte dalla faccia della terra.

I suoi insegnamenti vanno impressi nella nostra memoria, perché siano indicatori di strada per il cammino della pace:

“Quando l’uomo si lascia affascinare dagli idoli del dominio e del potere, quando si mette al posto di Dio, rovina tutto”.

“La guerra è solo una sconfitta per l'umanità, la guerra porta solo morte. In ogni violenza e in ogni guerra facciamo rinascere Caino”.

"Abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci".

"Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte! "

"La violenza, la guerra portano solo morte, parlano di morte! La violenza e la guerra hanno il linguaggio della morte”.

Papa Francesco ha indicato l’unica guerra che tutti dobbiamo fare ed è quella contro il male che annida nel nostro cuore.
E’ vincendo questa guerra che avremo la pace nei cuori, nelle famiglie e nel mondo intero.

Nelle ultime tre domeniche Papa Francesco, all’Angelus, ha invitato tutti i presenti a dire con lui: “Regina della Pace prega per noi”.

 

Vostro Padre Livio

13/05/2014 13.00
 
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Cari amici,

il mese di Maggio appartiene in modo speciale alla Madonna, che ci invita a viverlo con Lei recitando il Santo Rosario. Nelle apparizioni di Lourdes, Fatima e Medjugorje la Madonna ci ha invitato a prendere in mano la corona del Rosario, per vincere le grandi battaglie della vita e della storia.

Perché il Rosario è così importante? La risposta in fondo è semplice. Recitando il Rosario noi ci uniamo alla Madonna e preghiamo con Lei, per le Sue intenzioni e per i nostri bisogni. La bellezza del Rosario consiste nel fatto che rendiamo presente Maria, la quale unisce la nostra preghiera alla Sua, come a Lourdes, quando Bernadette recitava il Rosario e la Madonna sfilava i grani della corona.

“Cari figli, vorrei che la gente pregasse con me e che ogni giorno recitasse il Rosario". “Oggi vi invito a recitare il Rosario con fede viva, così potrò aiutarvi. Il Rosario sia per voi un impegno da eseguire con gioia”. “Quando siete stanchi e malati e non sapete il senso della vostra vita, prendete il Rosario e pregate”.

La Regina della Pace è instancabile nell’invitarci al Rosario, col quale guardiamo a Gesù con gli occhi della Madre e ci rivolgiamo a Lui con la Sua fede e il Suo amore. La Madonna ci invita a recitare il Rosario tutti insieme in famiglia: “Chiedo alle famiglie della parrocchia di recitare il Rosario in famiglia”. È in questo modo che la Santa Vergine aiuta le famiglie a superare le difficoltà che incontrano ogni giorno e a rimanere unite e salde nella fede.

Il Rosario protegge le famiglie dalle insidie del demonio, dissolve le incomprensioni e assicura la pace. Grazie al Rosario quotidiano la Madonna prende dimora nelle famiglie e le protegge. Invitiamo i nostri ascoltatori a partecipare alla recita del Rosario in famiglia ogni sera alle 20:30.


Vostro P. Livio
23/05/2014 07.55
 
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Cari amici,
sabato 24 Maggio la Chiesa celebra la ricorrenza di “Maria aiuto dei Cristiani”. Questo bel titolo è stato dato alla Vergine in ogni tempo e così viene anche invocata nelle Litanie Lauretane.

Ma la grande occasione dell’utilizzo ufficiale del titolo “Auxilium Christianorum” si ebbe con l’invocazione del grande papa mariano e domenicano san Pio V (1566-1572), che le affidò le armate ed i destini dell’Occidente e della Cristianità, minacciati da secoli dai turchi arrivati fino a Vienna, e che, nella grande battaglia navale di Lepanto (1571), affrontarono e vinsero la flotta musulmana. Il papa istituì per questa gloriosa e definitiva vittoria la festa del S. Rosario.

Il culto, pur continuando nei secoli successivi, ebbe degli alti e bassi, finché nell’Ottocento due grandi figure della santità cattolica ravvivarono la devozione per la Madonna del Rosario con il beato Bartolo Longo a Pompei e per la Madonna Ausiliatrice con S. Giovanni Bosco a Torino.

Il grande santo dei giovani pose la sua opera di sacerdote e fondatore sin dall’inizio sotto la protezione e l’aiuto di Maria Ausiliatrice, a cui si rivolgeva per ogni necessità, specie quando le cose andavano per le lunghe e s’ingarbugliavano; a Lei diceva: "E allora incominciamo a fare qualcosa?”. Fece erigere in soli tre anni nel 1868, la basilica di Maria Ausiliatrice nella cittadella salesiana di Valdocco – Torino.

Il terreno sul quale è stata costruita la nuova sede di Radio Maria conservava da anni un’alta colonna con la bellissima statua marmorea di Maria Ausiliatrice che dall’alto vigila, protegge e benedice.

Vostro Padre Livio
13/06/2014 08.16
 
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Cari amici,
il mese di Giugno è dedicato al Sacro Cuore di Gesù, che è una delle devozioni fondamentali della vita cristiana, in quanto manifesta il vero volto di Dio, che è amore prodigo e senza confini.

Nell’apparizione a S. Margherita Maria Alacoque nel monastero di Paray le Monial, il Sacro Cuore di Gesù ha fatto queste mirabili promesse ai suoi devoti:





LE PROMESSE DI NOSTRO SIGNORE PER I DEVOTI DEL SUO SACRO CUORE

1. Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato
2. Metterò e conserverò la pace nelle loro famiglie
3. Li consolerò in tutte le loro pene
4. Sarò loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte
5. Spanderò copiose benedizioni su di ogni loro impresa
6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l'oceano infinito della misericordia
7. Le anime tiepide si infervoreranno
8. Le anime fervorose giungeranno in breve tempo a grande perfezione
9. La mia benedizione poserà anche sulle case dove sarà esposta ed onorata l'immagine del mio Cuore
10. Ai sacerdoti io darò la grazia di commuovere i cuori più induriti
11. Le persone che propagheranno questa devozione, avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà cancellato mai.
12. A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d'ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo.
La dodicesima promessa è detta "grande", perché rivela la divina misericordia del Sacro Cuore verso l'umanità.

Queste promesse fatte da Gesù sono state autenticate dall'autorità della Chiesa, in modo che ogni cristiano può credere con sicurezza alla fedeltà del Signore che vuole tutti salvi, anche i peccatori.


CONDIZIONI

Per rendersi degni della Grande Promessa è necessario:
1. Accostarsi alla Comunione. La Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.
2. Per nove mesi consecutivi. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia,ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.
3. Ogni primo venerdì del mese. La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.

Cari amici, chi non ha ancora fatto i primi nove venerdì del mese, prenda la lodevole decisione di approfittare di questa inestimabile grazia.


Vostro Padre Livio
23/06/2014 07.26
 
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Cari amici,
la festa del Corpus Domini ci deve far riflettere sul dono inestimabile che Gesù ci ha fatto con l’Eucaristia nella quale è realmente presente con lo splendore della Sua divinità e della Sua umanità glorificata e si comunica a noi per trasformarci in Lui.

L’Eucaristia è il cuore della Chiesa e della vita cristiana.
Facciamo di Gesù Eucaristico il centro della nostra vita personale.

Ecco una preghiera da recitare ogni volta che si riceve la Comunione o si fa la visita al Santissimo Sacramento:

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Dentro le tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io mi separi da Te.
Dal nemico maligno, difendimi.
Nell’ora della mia morte, chiamami:
comandami di venire da Te,
perché ti lodi con i tuoi santi.
Nei secoli dei secoli. Amen.


Vostro Padre Livio
10/10/2014 08.46
 
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Cari amici,
la Regina della Pace ci esorta ad essere “decisi e forti nella fede”. Viviamo infatti in tempi di grandi sbandamenti che portano molti verso l’incredulità ed altri a forme surrogate di fede fai-da-te.


La fede si rafforza innanzi tutto con la preghiera costante, la pratica dei Sacramenti e la meditazione della Parola di Dio.
Papa Francesco non si stanca di esortarci a tenere un vangelino in tasca e di leggerne ogni giorno un brano.

Tuttavia, per non fare naufragio nella fede, Gesù ha costituito il collegio apostolico con a capo Pietro, affinché il tesoro della fede venga custodito e trasmesso di generazione in generazione nella luce dello Spirito Santo.

Il Papa, in unione col collegio apostolico, è colui che ha il compito di confermare nella fede tutta la Chiesa. A lui, come Pastore supremo del gregge, devono guardare tutti i fedeli, con rispetto, obbedienza e amore, per camminare sulla via della verità.

Il seminatore di zizzania, oggi più che mai, opera per delegittimare, diffamare e offendere il Vicario di Cristo, confondendo le anime deboli e arrecando grave danno alla Chiesa.

La Regina della pace, da oltre tre anni, in previsioni di questi tempi, ci invita a pregare per i Pastori della Chiesa e per “il suo amatissimo Santo Padre” (17 Agosto 2014), perché è in unione con loro che Lei trionferà.

La grande famiglia di Radio Maria rinnova, in questi giorni del Sinodo, reverenza, obbedienza e soprattutto amore filiale a Papa Francesco e ai Pastori della Chiesa a Lui uniti.




Vostro Padre Livio
24/10/2014 20.16
 
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Newsletter 23 Ottobre 2014
Cari amici,
Papa Francesco, nella chiusura del Sinodo ha parlato di momenti di tensione e di tentazioni durante i lavori sinodali, ma ha sottolineato la grazia e la bellezza del confronto. Ha quindi ribadito che il compito del Successore di Pietro è quello di garantire l’unità della Chiesa, e quello dei vescovi di “nutrire il gregge” e accogliere chi è smarrito.

Ha messo in guardia dalla tentazione dell’irrigidimento ostile "... cioè il voler chiudersi dentro lo scritto (la lettera) e non lasciarsi sorprendere da Dio, dal Dio delle sorprese (lo spirito); dentro la legge, dentro la certezza di ciò che conosciamo e non di ciò che dobbiamo ancora imparare e raggiungere. Dal tempo di Gesù, è la tentazione degli zelanti, degli scrupolosi, dei premurosi e dei cosiddetti – oggi – tradizionalisti e anche degli intellettualisti".

Ha messo in guardia anche dalla tentazione di quello che definisce “buonismo distruttivo”, “tentazione - dice - dei buonisti, dei timorosi e anche dei cosiddetti progressisti e liberalisti”, "... che a nome di una misericordia ingannatrice fascia le ferite senza prima curarle e medicarle; che tratta i sintomi e non le cause e le radici".

Papa Francesco ha poi citato la “tentazione di trasformare la pietra in pane” “per rompere un digiuno lungo”, ma anche “di trasformare il pane in pietra” e scagliarla contro peccatori, trasformarlo in “fardelli insopportabili”. Quindi la tentazione di scendere dalla Croce: "... per accontentare la gente, e non rimanerci per compiere la volontà del Padre; di piegarsi allo spirito mondano invece di purificarlo e piegarlo allo Spirito di Dio".

Infine, la tentazione di “trascurare il depositum fidei considerandosi non custodi ma proprietari e padroni” o, dall'altra parte, “la tentazione di trascurare la realtà utilizzando una lingua minuziosa” “per dire tante cose e non dire niente!”.

“Tanti commentatori – ha aggiunto Papa Francesco - hanno immaginato di vedere una Chiesa in litigio”. “Il Sinodo - ha detto con forza - mai ha messo in discussione le verità fondamentali del Sacramento del Matrimonio: l'indissolubilità, l'unità, la fedeltà e la procreatività, ossia l'apertura alla vita”. “La Chiesa – ha aggiunto - non ha paura di rimboccarsi le maniche per versare l’olio e il vino sulle ferite degli uomini”, una Chiesa “che non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare le persone".

"Questa è la Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e composta da peccatori, bisognosi della Sua misericordia. Questa è la Chiesa, la vera sposa di Cristo, che cerca di essere fedele al suo Sposo e alla sua dottrina. È la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani (cf. Lc 15). La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti!". “Una Chiesa – ha proseguito - che non si vergogna del fratello caduto e non fa finta di non vederlo": "... anzi, si sente coinvolta e quasi obbligata a rialzarlo e a incoraggiarlo a riprendere il cammino e lo accompagna verso l'incontro definitivo, con il suo Sposo, nella Gerusalemme Celeste".

Francesco guarda ai lavori sinodali, ricorda che si svolgono “cum Petro et sub Petro”, evidenzia i compiti del Papa: quello di garantire l’unità della Chiesa e quello di curare i Pastori. "Il Papa, in questo contesto, non è il signore supremo ma piuttosto il supremo servitore - il servus servorum Dei; il garante dell'ubbidienza, della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, al Vangelo di Cristo e alla Tradizione della Chiesa, mettendo da parte ogni arbitrio personale, pur essendo - per volontà di Cristo stesso – il Pastore e Dottore supremo di tutti i fedeli (Can. 749) e pur godendo della potestà ordinaria che è suprema, piena, immediata e universale nella Chiesa".

Preghiamo per la Chiesa, per il Santo Padre e per la buona riuscita del Sinodo che si concluderà fra un anno. Lo sguardo di fede sulla Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, protetta dalla Vergine Maria e sostenuta dal carisma di Pietro ci deve rendere fiduciosi e pieni di speranza.

Vostro Padre Livio

22/12/2014 23.59
 
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Cari amici,
vi auguro di cuore un felice Natale con il dono divino della pace. Eccovi il rito del Sacramento della Confessione, col quale prepararvi a ricevere Gesù nella notte santa.

Vostro Padre Livio



IL RITO DELLA CONFESSIONE
1. Dopo esserti preparato con la preghiera e aver fatto l’esame di coscienza, ti presenti per fare la tua confessione. Il sacerdote ti accoglie invitandoti a fare il segno della croce:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Rispondi: Amen
2. Il sacerdote ti esorta ad esporre con retta coscienza i tuoi peccati confidando nell’infinita misericordia di Dio:
Il Signore che illumina con la fede i nostri cuori, ti dia una vera conoscenza dei tuoi peccati e della Sua misericordia.
Rispondi: Amen
3. Incominci la tua confessione dicendo da quanto tempo non ti confessi e esponendo con semplicità, chiarezza, umiltà e brevità tutti i peccati mortali dall’ultima confessione e almeno alcuni peccati veniali.
4. Il sacerdote ti può rivolgere alcune domande e darti dei consigli adatti. Anche tu puoi chiedere dei suggerimenti per il tuo cammino spirituale o spiegazioni su alcune problematiche che non ti sono chiare.
5. Il Sacerdote ti esorta a recitare una preghiera che esprima il tuo pentimento. Potrai recitare una di queste preghiere:
Mio Dio, mi pento e mi dolgo
con tutto il cuore dei miei peccati,
perché peccando ho meritato i tuoi castighi,
e molto più perché ho offeso te,
infinitamente buono
e degno di essere amato sopra ogni cosa.
Propongo col tuo santo aiuto
di non offenderti mai più
e di fuggire le occasioni prossime di peccato.
Signore, misericordia, perdonami.



O Gesù di amore acceso
non ti avessi mai offeso,
o mio caro e buon Gesù
con la tua santa grazia
non ti voglio offendere più
né mai più disgustarti,
perché ti amo sopra ogni cosa.
Gesù mio, misericordia.



6. Il Sacerdote, dopo averti proposto la penitenza, ti dà l’assoluzione con queste parole:
Dio, Padre di misericordia,
che ha riconciliato a sé il mondo
nella morte e risurrezione del suo Figlio,
e ha effuso lo Spirito Santo
per la remissione dei peccati,
ti conceda, mediante il ministero della Chiesa,
il perdono e la pace.
E io ti assolvo dai tuoi peccati
Nel nome del Padre e del Figlio
E dello Spirito Santo


Rispondi: Amen
13/03/2015 09.46
 
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La Confessione in occasione della Pasqua è il culmine del cammino quaresimale di penitenza e conversione. L’efficacia della Confessione per la vita spirituale dipende innanzi tutto dalla contrizione del cuore. Nella Sacra Scrittura trovate le più belle invocazioni al riguardo che sono raccolte nel testo che segue.

Buona meditazione

Vostro Padre Livio



LA PREGHIERA PER OTTENERE IL PERDONO

La preghiera per ottenere il perdono nasce da un cuore umile e contrito che, nella luce di Dio, guarda al proprio peccato. I peccati si vedono sempre nella luce di Dio perché senza di essa, non si vedrebbero nella loro gravità. Man mano che andrai avanti nel tuo cammino spirituale, ti verrà spontaneo chiedere di nuovo perdono per le colpe già confessate e assolte.

Anche ai santi accadeva, perché più l’anima è avvolta dalla luce della grazia e più è consapevole degli sbandamenti della vita passata. Vedendo da una parte il carico dei peccati e dall’altra la croce che li lava, ti verrà spontaneo gridare a Dio perché venga in tuo aiuto e rinnovi la tua vita. La Sacra Scrittura, in particolare i Salmi e i Vangeli, saranno per te una fonte inesauribile dalla quale attingere i sentimenti e le preghiere che sgorgano dai cuori toccati dalla grazia del pentimento. Sono spesso brevi invocazioni, come quella del pubblicano della parabola, che sta in fondo al tempio, non osa alzare gli occhi e si batte il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore” (Lc 18,13).

Lascia che queste preghiere salgano dal cuore durante la lunga e impervia navigazione della vita, perché saranno esse a salvarti. Non temere di gridare a Dio di perdonarti, perché è questa la chiave che apre le porte del paradiso.

L’uomo che si mette in ginocchio davanti a Dio si colloca nella luce della verità. Si riconosce creatura, che l’Onnipotente ha tratto dal nulla e dal quale dipende. Si colloca così nella giusta situazione esistenziale perché l'invocazione di perdono sia ascoltata. Dio infatti “resiste ai superbi e fa grazia agli umili” (1 Pt 5,5). Ogni volta che ti metti in ginocchio, col corpo ma soprattutto col cuore, poni le premesse per essere ricolmato di grazie. La luce che ti ha investito ti ha aperto gli occhi e ti ha mostrato il cumulo dei tuoi peccati. Non avresti mai immaginato di essere caduto così in basso. L’accecamento del peccato ti impediva di vedere. Ora l’occhio, reso limpido dall’umiltà, ti fa scorgere anche le colpe più sottili e le malizie più nascoste. Ti rendi conto che la devastazione dell’anima è una sventura più grave delle peggiori malattie del corpo. Comprendi che cosa significhi l’enigmatica espressione di “peccato mortale”, che avevi imparato da piccolo al catechismo. Stai facendo l’esperienza di che cosa sia la morte dell’anima perché, nonostante la grazia della conversione che sta operando, ti senti paralizzato e incapace di uscire dalla plaude nella quale annaspi. Hai preso coscienza della gravità della tua situazione, ma non sai come apportarvi rimedio. Sei come uno che, dopo una caduta rovinosa, vorrebbe rialzarsi e riprendere il cammino, ma sente che le gambe spezzate non rispondono alla sua volontà.

Che fare? Caro amico, fai ciò che hanno fatto innumerevoli anime nei primi passi della loro conversione. Incomincia a pregare. Lancia verso il Cielo il tuo grido di aiuto. Chiama Dio in tuo soccorso. Fallo con le tue parole, quelle che ti uscirebbero spontanee dalla bocca se stessi per annegare e non trovassi un appiglio al quale afferrarti. Grida a squarciagola, senza rispetto umano. L’urlo della creatura che chiama in suo soccorso il Creatore è forse la preghiera più antica, che rimbomba fin dagli albori della storia e il cui eco non si spegnerà mai. La Sacra Scrittura trabocca di queste invocazioni che escono dai cuori straziati degli esuli figli di Eva. “O Dio vieni a Salvarmi”, “Signore vieni presto in mio aiuto” è la supplica quotidiana della Chiesa in preghiera. “Signore salvaci!” è il grido che attraversa i Salmi. Anche gli apostoli, che temono di affondare da un momento all’altro, lo fanno proprio: “Signore salvaci, siamo perduti”.

Come vedi, c’è una preghiera che nasce spontaneamente dalla vita e che non ha bisogno di apprendistato. Anche tu, nella tua infermità, non esitare a gridare al Cielo. Mostra al Creatore il male che ti affligge, l’angoscia che ti opprime, il peso che ti schiaccia. Grida come un bambino che nel pericolo chiama la madre. Invocalo senza covare risentimenti, perché non Dio ma tu stesso sei la causa del tuo male.

“Dal profondo a te grido, o Signore, Signore ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica” (Sal 130). Forse, caro amico, ti chiedi perché sia necessario gridare a Dio. La ragione ormai ti è chiara davanti agli occhi. Da solo non ce la faresti mai. Sei spiritualmente morto. Se la grazia non fosse venuta a visitarti, non ti saresti neppure accorto che l’abisso senza ritorno ti stava inghiottendo. La morte spirituale e quella fisica sono in uno stretto rapporto di causa ed effetto. “Per invidia del diavolo è entrata la morte nel mondo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap 2,24). Chi può liberare l’uomo dal peccato e dalla morte? L’umanità ci ha tentato più volte, ma con quali risultati? La catena delle illusioni e delle delusioni è senza fine. L’uomo non può salvare se stesso, dal male, dall’infelicità e dalla morte. Per questo Dio è venuto a visitarci, scendendo negli inferi della condizione umana e condividendo la nostra vita in tutto eccetto il peccato. Infatti ha portato sulle sue spalle il fardello del male commesso dall’umanità, per espiarlo e bruciarlo nel fuoco del suo amore.

Sappi che nessun uomo ti potrebbe liberare dal male che ti affligge e che porta alla rovina la tua vita. Nessuno, eccetto Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo. O gridi a Lui, o la tua voce rimarrà senza risposta. E’ lui infatti che è venuto a cercarti, che ha bussato alla porta del tuo cuore e che ti ha chiesto di entrare. E’ lui che ti ha investito con la sua luce e che ti ha avvolto col suo amore. A che cosa ti dovresti aggrappare se non alla sua mano? E’ l’unico che ha non solo il desiderio ma anche la possibilità di aiutarti. Chi dei tuoi amici e conoscenti è venuto in tuo soccorso nelle tue disavventure? I migliori hanno fatto uno sforzo per ascoltarti e per capirti. Non ti hanno negato la comprensione e la parola di incoraggiamento. Ma poi sei rimasto solo con te stesso e con il tuo peso soffocante sulle spalle. L’uomo non riesce a rimuovere il male che lo assedia implacabile, corrodendolo nell’anima e nel corpo. Caro amico, non c’è forza umana che possa far fronte al potere delle tenebre. O chiami Dio in tuo soccorso o sei perduto. Se hai l’umiltà di rivolgerti al tuo Salvatore, la barchetta vacillante della tua vita verrà portata al sicuro.

Dio aspetta che tu lo invochi. E’ pronto ad aprire l’orecchio al tuo grido d'aiuto. Egli da sempre ti segue e attende con pazienza questo momento. Dio è l’unico al quale tu stai veramente a cuore. Conosci qualcun altro? Ed è l’unico che ti vuole e che ti può aiutare. Sei un naufrago, come lo sono tutti gli uomini. O gridi a Dio o affoghi. Il problema della salvezza ora ti è chiaro. Si salvano tutti coloro che hanno l’umiltà di inginocchiarsi e di elevare la loro voce verso il Cielo.

(Padre Livio – Il Coraggio del Perdono)
27/03/2015 22.07
 
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Cari amici,

Ci stiamo avvicinando alla Pasqua dopo il cammino quaresimale di preghiera e di penitenza.
Come famiglia di Radio Maria dobbiamo sentirci impegnati a vivere nel nostro cuore, insieme a tutta la Chiesa, la Passione di Gesù, la sua Morte e la sua Resurrezione.
Scuotiamoci dalle nostre pigrizie, rinnovandoci spiritualmente e partecipando alle belle Liturgie della Settimana Santa.

Non lasciamo le chiese vuote, ma dimostriamo a Gesù la nostra fede e la nostra gratitudine per averci salvato col dono della Sua vita.
In modo particolare prepariamo la Confessione Pasquale, con la quale morire al peccato e risorgere con Cristo nella vita nuova della grazia.
Così gusteremo la pace del cuore, senza la quale non vi può essere la pace nelle famiglie e nella società.

In occasione della Pasqua vi chiediamo di finalizzare le rinunce quaresimali per dare un sostegno particolare alla nostra cara Radio Maria, perché possa continuare la sua presenza, che indica la strada del bene e incoraggia a seguirla.
Siamo anche noi in difficoltà come tanti, ma ci rincuora la generosità di tutte quelle persone che ci sostengono con i loro sacrifici.
Dobbiamo essere grati alla Madonna per il dono di Radio Maria e sentire la responsabilità di portarla avanti.

Questa grande cattedrale dell’etere, che si estende al mondo intero, ha bisogno della nostra perseverante operosità.
Aiutiamo la Madonna a salvare le anime e a portare l’umanità verso un tempo di pace.
16/04/2015 12.16
 
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Newsletter 16 Aprile 2015

Cari amici,

Il Santo Padre nella Bolla “Vultus Misericordiae” (Il Volto della Misericordia), con la quale ha indetto il Giubileo, ha voluto indicare i punti fondamentali di un cammino di conversione.

“La misericordia è l’architrave che sorregge la vita della Chiesa…
E’ la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre, nonostante il limite del nostro peccato”.

"L’apertura della Porta Santa della Basilica Vaticana avverrà l’8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione ed in coincidenza con il 50.mo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, evento che – scrive il Papa - ha abbattuto 'le muraglie' che per troppo tempo avevano richiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata", portandola ad "annunciare il Vangelo in modo nuovo". Ma Papa Francesco ha stabilito che anche in ogni Chiesa particolare e nei Santuari si apra, per tutto l’Anno Santo, un’uguale Porta della Misericordia, affinché il Giubileo possa essere celebrato anche a livello locale, "quale segno di comunione di tutta la Chiesa".

Un punto fondamentale riguarda la remissione dei peccati: il Papa auspica che "i confessori siano un vero segno della misericordia del Padre", capaci di accogliere i fedeli "come il padre della parabola del figliol prodigo", colui che "corre incontro al figlio, nonostante abbia dissipato i suoi beni".
I confessori, dunque, "non porranno domande impertinenti" perché "sapranno cogliere nel cuore di ogni penitente l’invocazione di aiuto e la richiesta di perdono", chiamati ad essere "sempre, dovunque, in ogni situazione e nonostante tutto, il segno del primato della misericordia".
"La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole… Forse per tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare e di vivere la via della misericordia.
Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre. Dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia".
Il Papa esorta a compiere con gioia le opere di misericordia corporale e spirituale, per "risvegliare le nostre coscienze assopite davanti al dramma della povertà" e annunciando la liberazione ai prigionieri delle moderne schiavitù.

Francesco invita anche ad incrementare, nelle diocesi, l’iniziativa di preghiera e penitenza "24 ore per il Signore", già celebrata nel venerdì e sabato della IV settimana di Quaresima, perché tante persone, soprattutto giovani, si stanno riavvicinando al sacramento della Riconciliazione, riscoprendo il senso della vita.
Il Pontefice si sofferma, poi, sull’indulgenza, elemento caratteristico del Giubileo: essa dimostra che "il perdono di Dio per i nostri peccati non conosce confini", perché l’indulgenza permette la cancellazione non solo del peccato commesso, ma anche di ogni sua conseguenza negativa sui comportamenti e sui pensieri dell’uomo. In questo senso, spiega il Papa, chi ottiene l’indulgenza, viene "abilitato ad agire con carità, a crescere nell’amore, piuttosto che a ricadere nel peccato stesso".


Vostro P.
23/04/2015 10.28
 
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NELLE SUE APPARIZIONI
LA MADONNA RACCOMANDA IL ROSARIO

Cari amici,

nelle apparizioni mariane dei tempi moderni la Madonna ha dato una grande importanza alla recita del Rosario, invitando il popolo cristiano a recitarlo ogni giorno. La Chiesa, nella persona dei Sommi Pontefici, in particolare di San Giovanni Paolo II, ha fatto eco all’invito della Santa Vergine sottolineando il valore del Rosario e il suo profondo significato cristologico.
In nessuna apparizione della Madre di Dio il Rosario occupa un posto così rilevante come a Lourdes.
La Madonna qui lo raccomanda non con le parole ma con l’esempio.
La bella giovane “ha un Rosario al braccio”.
Si tratta per l’esattezza del braccio destro.
E’ indubbiamente una corona “preziosa”, se Bernadette specifica che la catena su cui sono infilati i grani è gialla e brillante come l’oro, allo stesso modo delle rose posate sui piedi.
Per mostrare il suo gradimento, ecco che, mentre la veggente prega, la Bella Signora fa scorrere i grani senza muovere le labbra”.
La Madonna non recita il Rosario, perché ovviamente non prega se stessa.

La Madonna a Fatima, insegna ai tre pastorelli a recitare bene ogni giorno il Rosario per ottenere la fine della guerra e l’avvento della pace:
“Voglio che recitiate il Rosario tutti i giorni per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra.”

...
Il Rosario va recitato con tutti i suoi misteri, in modo particolare in famiglia. Nel tempo in cui satana è sciolto dalle catene, la Madonna ci invita ad affrontarlo e a vincerlo col Rosario in mano. La recita serale del Rosario con le famiglie è uno dei punti qualificanti del palinsesto di Radio Maria.
Rendiamo vivo il mese di Maggio con la recita del Rosario nelle Parrocchie e nelle famiglie
[Modificato da Coordinatrice 24/04/2015 12.06]
29/05/2015 18.25
 
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Cari amici,
il mese di Giugno è dedicato al Sacro Cuore di Gesù, che rappresenta una delle devozioni fondamentali della vita cristiana, in quanto manifesta il vero volto di Dio, che è amore prodigo e senza confini. Nell'apparizione a Santa Margherita Maria Alacoque nel monastero di Paray-le-Monial, il Sacro Cuore di Gesù ha fatto queste mirabili promesse ai suoi devoti:

1. Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato
2. Metterò e conserverò la pace nelle loro famiglie
3. Li consolerò in tutte le loro pene
4. Sarò loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte
5. Spanderò copiose benedizioni su ogni loro impresa
6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l'oceano infinito della misericordia
7. Le anime tiepide si infervoreranno
8. Le anime fervorose giungeranno in breve tempo a grande perfezione
9. La mia benedizione si poserà anche sulle case dove sarà esposta ed onorata l'immagine del mio Cuore
10. Ai sacerdoti io darò la grazia di commuovere i cuori più induriti
11. Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà cancellato mai
12. A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d'ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo (Grande promessa)

CONDIZIONI
Per rendersi degni della Grande Promessa è necessario:

1. Accostarsi alla Comunione. La Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la Confessione.
2. Per nove mesi consecutivi. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi, per dimenticanza, malattia, ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.
3. Ogni primo venerdì del mese. La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell'anno.

Cari amici, chi non ha ancora fatto i primi nove venerdì del mese, prenda la lodevole decisione di approfittare di questa inestimabile grazia.

Vostro Padre Livio
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08/11/2015 09.50
 
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PAPA FRANCESCO 
INCONTRA LA FAMIGLIA MONDIALE DI RADIO MARIA 


Cari amici,
siamo infinitamente grati al Santo Padre per l’Udienza speciale con la quale ha accolto, con grande affetto, la Famiglia Mondiale di Radio Maria, costituita dai Presidenti e dai Sacerdoti-Direttori, salutandoli tutti uno ad uno, in quanto rappresentanti “dei cuori e dei volti di tutti gli ascoltatori che la sostengono con il volontariato e le offerte”.

Papa Francesco ci ha rivolto un discorso straordinario, nel quale ha messo in luce il Carisma speciale di Radio Maria e la sua Missione che è quella “di aiutare la Chiesa nell'opera di evangelizzazione; e di farlo  nel modo suo proprio, cioè la vicinanza alle preoccupazioni e ai drammi della gente, con parole di conforto e di speranza, frutto della fede e dell’impegno di solidarietà. Un obbiettivo chiaro ed alto, perseguito con determinazione e costanza, che ha saputo guadagnarsi attenzione e seguito non comuni”.

Il Santo Padre ha lodato la fiducia nella Provvidenza, che non ha fatto mai mancare i mezzi necessari, specie “per l’ammodernamento delle tecnologie e per la diffusione in Italia e poi in tutto il mondo, con una capillarità e rapidità sorprendenti”.
La Madonna, che trova il modo di compiere “grandi opere a partire da piccoli e umili inizi” ha fatto sì che l’iniziativa trovasse una buona accoglienza, oltre le migliori previsioni”, per il “coraggio di proporre contenuti di alto profilo a partire da una chiara appartenenza cristiana”. 
Per questo Francesco ci invita a perseverare nel nostro impegno, “che è diventato una vera missione, con fedeltà al Vangelo e al Magistero della Chiesa e in ascolto della società e delle persone, specialmente dei più poveri ed emarginati, in modo da essere per tutti i vostri ascoltatori un punto di riferimento e un sostegno”. Ci invita  a coltivare “il giardino interiore della preghiera” e ad “amare col cuore di Maria per sentire e vivere in sintonia con la Chiesa”. 
“Inoltre abbiate sempre presente che voi donate qualcosa di grande ed unico: la speranza cristiana”.

Poi il Papa così conclude: “Poniamo dunque sotto il manto protettivo di Maria la vostra Radio, le persone e le famiglie di coloro che vi lavorano, i vostri progetti per il futuro, e tutti gli ascoltatori e le ascoltatrici. Benedico tutti voi e il vostro lavoro. 
E per favore, non dimenticatevi di pregare per me”. 

Vostro Padre Livio

TESTO DEL DISCORSO di PAPA FRANCESCO alla FAMIGLIA MONDIALE di  RADIO MARIA
Sala Clementina, giovedì 29 ottobre 2015

 
Cari fratelli e sorelle
saluto con affetto tutti voi, che formate la “Famiglia mondiale di Radio Maria”. 
Ringrazio il Direttore P. Livio Fanzaga per le sue cortesi parole, il Presidente Emanuele Ferrario e ringrazio voi, dirigenti delle diverse emittenti, attive in circa settanta Paesi nei cinque continenti. Attraverso di voi, si rendono idealmente presenti qui i volti e i cuori dei vostri ascoltatori che, in misura crescente, apprezzano e seguono i programmi radiofonici di Radio Maria e la sostengono con il volontariato e le offerte.
Radio Maria, fin dalla sua nascita, si è proposta l’obiettivo di aiutare la Chiesa nell’opera di evangelizzazione; e di farlo nel modo suo proprio, cioè con la vicinanza alle preoccupazioni e ai drammi della gente, con parole di conforto e di speranza, frutto della fede e dell’impegno di solidarietà. Un obiettivo chiaro e alto, perseguito con determinazione e costanza, che ha saputo guadagnarsi attenzione e seguito non comuni. Nel portare avanti il vostro intento vi siete fidati della Provvidenza, che non vi ha mai fatto mancare i mezzi per le necessità quotidiane: per l’ammodernamento delle tecnologie, in modo da disporre di strumenti al passo con i tempi, e per lo sviluppo della Radio, prima in Italia e poi in tanti Paesi del mondo, con una capillarità e una rapidità sorprendenti. A questo riguardo, la sfida è mantenere lo stile di sobrietà, pur nella ricerca degli strumenti adeguati.

Il diffondersi di Radio Maria in tanti ambienti tra loro diversi per cultura, lingua e tradizioni, costituisce una buona notizia per tutti, perché dimostra che, quando si ha il coraggio di proporre contenuti di alto profilo a partire da una chiara appartenenza cristiana, l’iniziativa trova buona accoglienza oltre le migliori previsioni, a volte anche presso coloro che magari per la prima volta vengono in contatto con il messaggio evangelico. Questo non deve però troppo stupire, perché Maria, la Madre di Dio e Madre nostra, sotto il cui nome e la cui protezione è posta la vostra Radio, Lei sa trovare il modo per compiere, a partire da piccoli e umili inizi, grandi opere.
Vi invito perciò a perseverare nel vostro impegno, che è diventato una vera missione, con fedeltà al Vangelo e al Magistero della Chiesa e in ascolto della società e delle persone, specialmente dei più poveri ed emarginati, in modo da essere per tutti i vostri ascoltatori un punto di riferimento e un sostegno. Infatti, diffondendo il Vangelo e la devozione alla Madre di Gesù, promuovendo l’amore alla Chiesa e alla preghiera, si offre un “canale” valido per ascoltare belle riflessioni, per imparare a pregare, per approfondire i contenuti della fede che edificano e ampliano gli orizzonti. La Radio, in tal modo, diventa un mezzo che non comunica solo un insieme di notizie, di idee, di musiche senza un filo conduttore, e che potrebbe solo cercare di distrarre e forse di divertire, ma diventa un mezzo di prim’ordine per veicolare la speranza, quella vera che deriva dalla salvezza portata da Cristo Signore, e per offrire buona compagnia a tante persone che ne hanno bisogno.

Oggi siete convenuti a Roma da ogni parte del mondo per riflettere su quello che potrebbe essere chiamato “il carisma di Radio Maria”. 
Esso fa sì che questa Radio venga ascoltata ogni giorno da più di 30 milioni di persone nel mondo e viva mediante il contributo di migliaia di volontari, offrendo un servizio apprezzato nella Chiesa locale e importante anche per la comunità civile. Tutti coloro che ascoltano i vostri programmi radiofonici vi riconoscono come una Radio che dà ampio spazio alla preghiera, testimoniando che, quando ci si apre alla preghiera, si apre la porta, anzi la si spalanca, al Signore. Nel fare questo avete quale modello la Madonna.  
È necessario perciò amare con il cuore di Maria per vivere e sentire in sintonia con la Chiesa. Per questo vi incoraggio a coltivare sempre il “giardino interiore” della preghiera, dell’ascolto della Parola di Dio, e di avvalervi di buone letture approfondendo la vostra fede; in altre parole, facendo voi stessi ciò che proponete agli altri con i vostri programmi. Inoltre, abbiate sempre presente che voi donate qualcosa di grande e unico: la speranza cristiana, che è ben più di una semplice consolazione spirituale, perché si fonda sulla potenza della Risurrezione, testimoniata con la fede e le opere di carità. Poniamo dunque sotto il manto protettivo di Maria la vostra Radio, le persone e le famiglie di coloro che vi lavorano, i vostri progetti per il futuro, e tutti gli ascoltatori e le ascoltatrici. 
Benedico tutti voi e il vostro lavoro.
E per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

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08/12/2015 12.40
 
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Caro amico,
vengo a te con la lettera di Natale, perché in questo tempo di grazia dell'Avvento possiamo andare insieme incontro a Gesù Bambino, che viene anche oggi nelle nostre case e nelle nostre famiglie.
Radio Maria, "una voce cristiana nella tua casa", è la stella che ci illumina e ci guida nel cammino.
Vi giunga oggi il mio augurio, anche con le parole del Santo Padre:

"Cari fratelli e sorelle, (...) si rendono idealmente presenti qui i volti e i cuori dei vostri ascoltatori che, in misura crescente, apprezzano e seguono i programmi radiofonici di Radio Maria e la sostengono con il volontariato e le offerte.

Radio Maria, fin dalla sua nascita, si è proposta l’obiettivo di aiutare la Chiesa nell’opera di evangelizzazione; e di farlo nel modo suo proprio, cioè con la vicinanza alle preoccupazioni e ai drammi della gente, con parole di conforto e di speranza, frutto della fede e dell’impegno di solidarietà. Un obiettivo chiaro e alto, perseguito con determinazione e costanza, che ha saputo guadagnarsi attenzione e seguito non comuni.
Nel portare avanti il vostro intento vi siete fidati della Provvidenza, che non vi ha mai fatto mancare i mezzi per le necessità quotidiane. (...)

Abbiate sempre presente che voi donate qualcosa di grande e unico: la speranza cristiana, che è ben più di una semplice consolazione spirituale, perché si fonda sulla potenza della Risurrezione, testimoniata con la fede e le opere di carità.
Poniamo dunque sotto il manto protettivo di Maria la vostra Radio, le persone e le famiglie di coloro che vi lavorano, i vostri progetti per il futuro, e tutti gli ascoltatori e le ascoltatrici. Benedico tutti voi e il vostro lavoro.
E per favore, non dimenticatevi di pregare per me".
Papa Francesco

A queste parole dedicate dal Pontefice a te e a tutti noi, voglio aggiungere e condividere con gioia che Radio Maria è viva e si sta diffondendo pian piano nel mondo, specialmente in Africa, sotto l'impulso di un amore commovente che tante persone hanno per la Madonna. Siamo contenti perché anche il progetto di una Radio Maria Web in lingua araba per i cristiani perseguitati sta trovando spazio nel tuo cuore e in quello di tutti i nostri ascoltatori.
Abbiamo tanto bisogno di te, del tuo sostegno sempre prezioso anche se piccolo, per continuare a diffondere nel mondo questa voce benedetta che aiuta tante persone a trovare in Dio il senso della vita.

Così in questo Natale che si avvicina chiedo a te, che sai ascoltare, un aiuto straordinario: insieme a te, dobbiamo portare avanti quanto, grazie all'aiuto della Madonna, abbiamo realizzato con sacrifici ben noti in Cielo.

Che la pace e la gioia del Natale inondino la tua famiglia!
Vostro Padre Livio


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16/12/2015 11.44
 
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26/12/2015 22.34
 
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Caro Gesù Bambino,

in questi giorni, in cui nella nostra società molti festeggiano il Natale, senza sapere chi è il festeggiato, da povero italiano non ho timore di rivolgermi a te, ben sapendo che solo tu sei in grado di concederci le grazie di cui abbiamo bisogno. A chi infatti dovremmo chiederle se non a te? Sei l’unico che è rimasto credibile in questo mondo, dove tutti promettono e nessuno mantiene. Non mi lascio ingannare dal modo  umile e discreto con cui sei entrato in questo mondo. Apparentemente sei venuto a mani vuote, al freddo e al gelo di una grotta, a stento riscaldata da un bue e un asinello. Deposto in una mangiatoia, non stavi meglio di tanti bambini che fuggono dalla fame e dalla guerra verso le nostre contrade. Eri privo di tutto, ma avevi vicino a te due persone meravigliose, come mai ce ne sono state: tua madre Maria e il tuo custode, Giuseppe, che ti guardavano incantati, ben sapendo quale dono in quel momento il Cielo aveva fatto alla terra. Sei nato povero fra i poveri, bisognoso di tutto, ma hai arricchito il mondo con la tua presenza. Venendo in mezzo a noi ci hai fatto il regalo più grande che potessimo desiderare. Tu, Bambino Gesù, sei la nostra luce, la nostra salvezza, la nostra pace. A Natale hai dato al mondo in regalo te stesso. Lo ha annunciato l’angelo ai pastori assopiti, improvvisamente svegliati da una musica celestiale:”Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore”.  

    Caro Gesù Bambino, sei tu il regalo di Natale che vorrei chiedere in primo luogo per il mio paese, per questa Italia che ha regalato il presepe al mondo, ma che adesso  lo proibisce negli asili e nelle scuole e che si mostra sempre più insofferente per tutto ciò che ti riguarda. Qualcosa di strano e di pericoloso sta succedendo da qualche tempo. Proprio nelle nazioni dove il tuo Vangelo ha prodotto i frutti più belli di fede, di carità e di civiltà, è scesa una nebbia spessa che ti copre e ti oscura, come se la gente si fosse stancata di te. Sono sempre meno le persone che ti ricordano. Sono pochissimi quelli che sanno che il giorno di Natale è quello del tuo compleanno. Quando vado al supermercato faccio fatica a trovare una scritta di “Buon Natale” da appendere sulla porta di casa. Pare che la nostra società ti abbia  privato del permesso di soggiorno. Non puoi immaginare quanto ci rimanga male. Tu forse ci sei abituato perché, da quando hai posto la tua tenda in questo mondo, sei divenuto un perenne fuggiasco. 

Non mi rassegno però al fatto che tu te ne debba andare anche dalla nostra bella Italia. Mi chiedo che cosa saremmo senza di te. Che cosa ne faremmo di decine di migliaia di chiese vuote, che verrebbero messe in vendita a prezzi stracciati, trasformate in moschee o in discoteche, o addirittura rase al suolo per non pagare la tassa sul fabbricato? Che ne sarebbe delle nostre meravigliose opere d’arte, che tutto il mondo ci invidia, dove Tu e tua Madre siete stati la scintilla che ha acceso il genio di innumerevoli pittori e scultori? Che ne sarebbe della nostra lingua e della nostra letteratura prive dell’anima cristiana che l’ha alimentate, facendo di esse un patrimonio inestimabile dell’umanità? Senza di te, caro Gesù Bambino, la nostra Italia diventerebbe un cumulo di macerie, un deserto senza vita, infestato da serpenti e da scorpioni.  Non te ne andare Bambino Gesù. Ti diamo la cittadinanza italiana, ti esentiamo dalle tasse, ti procuriamo una casa e un lavoro, ma non te ne andare.
Vedo che non ti lasci convincere. Vuoi qualcosa d’altro. Ho capito, non ti interessano le nostre cose, ma i nostri cuori. In questo Natale vorresti trovare un posticino nel cuore di ogni italiano. In fondo che cosa ci costa?  Dovremmo solo fare un po’ di pulizia , tirare via il marcio, raccogliere la spazzatura e portare tutto in quel luogo benedetto dove  il tuo amore tutto brucia e consuma. Questo è ciò che desideri, ciò che chiedi, ciò che ti aspetti da questa Italia che da due millenni ricolmi di doni. Vorresti che mettessimo da parte i pregiudizi, le cattiverie, le guerre che non ci stanchiamo di farti da ormai da troppo tempo. 

    Che cosa ci abbiamo guadagnato  a mettere al tuo posto Babbo Natale, a sostituire le pecore con le renne, a chiamare festa d’inverno la tua venuta in mezzo a noi? Il bilancio è fallimentare. Siamo poveri e disperati. Ritorna Gesù Bambino. Senza di te siamo perduti. Vieni con il tuo sorriso a ridarci la speranza. Porta la tua famiglia in mezzo a noi, perché ci siamo dimenticati che cosa sia una famiglia. Porta la tua pace nei nostri cuori senza pace.

Ti prego, lasciati convincere. Lo so bene che non siamo moltissimi che desiderano la tua venuta. Anche oggi, come al tempo di Erode, quelli che abitano nei palazzi ti hanno in antipatia. Lo sanno che tu sei un rubacuori e sono invidiosi. Ma anche fuori dai palazzi già si preparano a trasformare il tuo Natale in una festa di carnevale. Cerca di accontentarti, come già facesti a Betlemme con pochi pastori che ti adoravano estasiati. Ci saranno anche quest’anno, te lo promettiamo. Al suono delle campane correremo alla Messa di mezzanotte, perché tu nasca nel nostro cuore. Prima di chiudere questa letterina, forse un po’ impertinente, ti vorrei ricordare che in Italia c’è il tuo Vicario, il Vescovo di Roma. E’ un tipo forte e paterno, pieno di bontà e di misericordia. La gente lo ama e lo ascolta volentieri. Mi ricorda il tuo padre putativo, San Giuseppe. E’ un motivo in più perché tu resti fra noi, in questa Italia che con te è una Regina, senza di te una bandiera sgualcita. 

(Padre Livio)


 
"Che la pace e la gioia del Natale inondino le vostre famiglie!"
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14/01/2016 11.52
 
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Cari amici,
l’anno nuovo che abbiamo iniziato è un anno di grazia, durante il quale siamo chiamati a comprendere e a vivere il mistero della Divina Misericordia insieme a tutta la Chiesa.
La porta santa, che siamo chiamati ad attraversare nelle nostre città, resta aperta tutto l’anno, a indicare che non basta un singolo gesto di devozione, ma è necessario un cammino spirituale da percorre un po’ ogni giorno, per comprendere il mistero dell’amore misericordioso di Dio e renderlo visibile nella nostra vita.
Siamo chiamati a comprendere l’infinita misericordia del Padre, che si è manifestata nella persona del Figlio Suo, Gesù Cristo, in modo particolare nel mistero della Sua Croce, attraverso la quale riceviamo il perdono dei peccati e la vita eterna.
Apriamo il cuore alla Divina Misericordia, in modo particolare attraverso la pratica ordinaria del Sacramento della Confessione, che Dio ci ha donato come sostegno indispensabile nel nostro cammino di conversione.
Quando sperimentiamo la Misericordia divina nella nostra vita, ci sarà più facile essere misericordiosi con le persone della nostra famiglia e quelle che incrociamo nelle vicende della giornata e che hanno bisogno di trovare uno sguardo fraterno.

Radio Maria è una grande opera di misericordia, che fa un bene inestimabile in ogni parte del mondo. Un grazie di cuore a tutti quelli che l’hanno resa possibile, la sostengono e la portano avanti.
Che Maria, Madre di misericordia, ci aiuti a rendere il mondo più misericordioso.

Vostro Padre Livio
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27/01/2016 23.49
 
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Newsletter 25 gennaio 2016



Cari amici,

come cristiani e come cittadini siamo chiamati in questo passaggio storico a dare una chiara testimonianza sul valore del matrimonio e della famiglia, che sono un patrimonio irrinunciabile dell’umanità intera. Si tratta del matrimonio fra uomo e donna, indissolubile, fedele e fecondo, dono di Dio Creatore, saldamente fondato sulla legge naturale. “Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione” ci ha ammonito Papa Francesco. Noi cristiani non siamo contro nessuno ma semplicemente siamo a favore della famiglia col padre, la madre e i figli, i nonni, le nonne e così via… Ne indichiamo la bellezza e la grandezza e vogliamo testimoniarlo con la realtà di numerose famiglie che sono il tessuto vivo della società e senza le quali non avremmo futuro. Chiediamo allo stato di prendersi cura della famiglia, di favorire la natalità, di non abbandonare a se stessi gli anziani, di aprire la strada del futuro ai giovani. Questi sono gli obbiettivi prioritari per i quali bisogna fare molto di più. Per dare segni di risveglio alla nostra società malata partecipiamo spiritualmente e, se possibile, anche di persona al Family day (giorno della famiglia) Sabato 30 Gennaio h. 14 presso il Circo Massimo a Roma. 

Maria, Regina della famiglia 
protegga le nostre famiglie e l’Italia intera.

Vostro Padre Livio



CARISSIMI con venerdì 29 gennaio 2016 
torna la Catechesi Giovanile di P. Livio!!! UN APPUNTAMENTO UNICO: NON POTETE MANCARE... ci ritroveremo alle ore 20.00 nella nostra sede: ERBA (Como) - Via Milano 12 

Alle ore 20.30, in cappella, la preghiera del S. Rosario 
e alle ore 21.00 la CATECHESI GIOVANILE di P. LIVIO 
Mamme e papà, figli (grandi e piccini), zii, nonni, giovani, coppie, adulti, gruppi, oratori, pullman ... siete TUTTI INVITATI!!

Non occorre prenotare, solo in caso di pullman o gruppi molto numerosi, vi chiediamo di avvisarci per organizzare al meglio gli spazi: abbiamo un grande salone e locali attrezzati per i bimbi più piccini.. (fasciatoio, microonde) 

PER INFO:  
tel: 031-610600 - info.ita@radiomaria.org - fax: 031-611288




IL SEGRETO DI MEDJUGORJE 
Per affrontare gli ultimi tempi  (di Padre Livio con Diego Manetti) - PIEMME -

Quando si parla delle apparizioni di Medjugorje non si può fare a meno di trattare dei dieci segreti che la Regina della Pace ha affidato ai veggenti. Nel tempo dei dieci segreti l’umanità sarà messa alla prova come mai prima e dovrà attraversare eventi difficili, situazioni drammatiche. Come vivere la prospettiva di questo tempo di prova senza lasciarsi prendere dallo scoraggiamento, dalla paura o dalla disperazione? 


 alla prossima newsletter...

 

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10/02/2016 21.56
 
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Il tempo di Quaresima ci riporta direttamente ai quaranta giorni che Gesù ha trascorso nel deserto prima di affrontare le tentazioni del diavolo. 
Benché non ne avesse bisogno, il Figlio di Dio ha temprato la sua umanità alla lotta col digiuno e la preghiera, perché ne comprendessimo l’importanza nel nostro combattimento quotidiano contro il potere delle tenebre. 
In particolare dobbiamo comprendere la necessità del digiuno nella nostra formazione cristiana, come ci attesta la pratica bimillenaria della Chiesa. 

Digiuno e preghiera sono fra loro complementari e si sostengono l’un l’altro. 
Digiunare significa mortificare la fame di mondo e rinunciare all’effimero. 
Pregare significa far emergere in noi la fame di Dio e nutrirci della Sua Parola.

Il digiuno è il momento dello svuotamento di se stessi. 
La preghiera è il momento in cui saziarci di Dio. 
Sono due realtà intimamente congiunte, come i movimenti di diastole e di sistole del cuore. La nostra società ha smarrito il ricordo della forza che il digiuno infonde nel cuore di chi lo pratica. 
Digiunando, la volontà impara a rinunciare, prima alle piccole cose e poi alle grandi. Chi ha la forza di rinunciare esce vittorioso dalle battaglie della vita, quelle terrene come quelle più propriamente spirituali. 

La rinuncia disarma i nemici, li lascia con le mani vuote e li mette in fuga. La rinuncia, assicura a chi la pratica, la libertà e la pace. In modo particolare, la rinuncia è l’arma della vittoria contro il diavolo, che vuole distruggere con quello che offre. Il ritorno alla pratica di un digiuno severo prepara la Chiesa alle grandi battaglie.

Vostro Padre Livio 


 


Come molti di voi già sanno, 
è ricominciata la CATECHESI GIOVANILE di P. Livio!

Ogni venerdì sera un appuntamento imperdibile aperto a famiglie, coppie, giovani, bambini, adulti e anche nonni..

Partecipare è molto semplice, telefonate al nostro ufficio informazioni per ogni richiesta: telefono 031 610600 info.ita@radiomaria.org

Ci si ritrova intorno alle ore 20.00, alle 20.30 il S. Rosario nella nostra cappella, alle 21.00 Catechesi Giovanile. 
Al termine un momento di festa tutti insieme!

Ecco le novità editoriali di questa settimana:
DIO CI INVITA COL SORGERE DEL SOLE AL MATTINO vol. 5-6
(Padre Livio)


FA POSTO A DIO - Lettere di direzione spirituale 
(dizioneRoberta)

ONCOLOGIA vol. 3-4
(prof. Riccardo Lencioni)

 
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19/02/2016 21.44
 
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Cari amici,
La Provvidenza ha disposto che il tempo di Pasqua coincidesse con quello di primavera. Il risveglio della natura, dopo il gelo invernale, ci richiama alla grazia della Redenzione e della vita nuova che ci viene donata in Cristo risorto. La luce che invade le giornate, il tepore del sole, i germogli che spuntano, i prati che rinverdiscono stanno a indicare che la morte non ha l’ultima parola e che la vita finisce sempre per trionfare. Questo è vero in primo luogo sul piano spirituale, dove l’inverno del peccato non è una ineluttabilità senza speranza. La Croce, sulla quale Cristo ci ha liberato dalla schiavitù del male, è una fonte di vita che irrora la terra e la fa rifiorire.
Anche noi, in questo tempo di grazia, dobbiamo scuoterci dall’apatia, dalla stanchezza e dalle tiepidezza che frenano il cammino spirituale. I giorni di digiuno e di penitenza della Quaresima devono risvegliare il desiderio della preghiera e del rinnovamento della vita. Teniamo davanti agli occhi l’esempio di Gesù, che ha affrontato la prova della Passione con una totale adesione alla volontà del Padre, portando su di sé un peso, per noi inimmaginabile ma necessario per salvare le nostre anime.
Come grande famiglia di Radio Maria percorriamo con perseveranza il cammino quaresimale fino alla fine, in modo tale da risorgere a vita nuova con Gesù nostra Pasqua. Lasciamo che la Divina Misericordia ci ricolmi della sua dolcezza e della sua gioia. Con Maria saliamo il Calvario e partecipiamo alla gloria della Resurrezione.


Vostro Padre Livio
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12/05/2016 11.28
 
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Cari amici,
a chi non avesse ancora avuto il tempo di leggere l’Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” di Papa Francesco, inviamo la bella sintesi che ne ha fatto il Card. Christoph Schonborn, presentandola nella sala stampa vaticana .
Buona lettura!

Vostro Padre Livio


AMORIS LAETITIA
Presentazione del Cardinal Christoph Schonborn
venerdì 8 aprile 2016


“La sera del 13 marzo 2013, le prime parole che il nuovo Papa eletto Francesco rivolse alle persone in piazza San Pietro e in tutto il mondo sono state: “Buona sera!” Semplici come questo saluto sono il linguaggio e lo stile del nuovo scritto di Papa Francesco. L’Esortazione non è proprio così breve come questo semplice saluto, ma così aderente alla realtà. In queste 200 pagine Papa Francesco parla di “amore nella famiglia” e lo fa in modo così concreto, così semplice, con parole che scaldano il cuore come quel buona sera del 13 marzo 2013. Questo è il suo stile, ed egli si augura che si parli delle cose della vita nel modo più concreto possibile, soprattutto se si tratta della famiglia, di una delle realtà più elementari della vita.
Per dirlo in anticipo: i documenti della Chiesa spesso non appartengono a un genere letterario dei più accessibili. Questo scritto del Papa è leggibile. E chi non si lasci spaventare dalla lunghezza, troverà gioia nella concretezza e nel realismo di questo testo. Papa Francesco parla delle famiglie con una chiarezza che difficilmente si trova nei documenti magisteriali della Chiesa.
Prima di entrare nello scritto vorrei dire, a titolo molto personale, il perché io lo abbia letto con gioia, con gratitudine e sempre con forte emozione. Nel discorso ecclesiale sul matrimonio e sulla famiglia c’è spesso una tendenza, forse inconscia, a condurre su due binari il discorso su queste due realtà della vita. Da una parte ci sono i matrimoni e le famiglie che sono “a posto”, che corrispondono alla regola, dove tutto è “va bene” è “in ordine”, e poi ci sono le situazioni “irregolari” che rappresentano un problema. Già il termine stesso “irregolare” suggerisce che si possa effettuare una tale distinzione con tanta nitidezza.
Chi dunque viene a trovarsi dalla parte degli “irregolari”, deve convivere con il fatto che i “regolari” si trovino dall’altra parte. Come ciò sia difficile per quelli che provengono, essi stessi, da una famiglia patchwork, mi è noto di persona, a causa della situazione della mia propria famiglia. Il discorso della Chiesa qui può ferire, può dare la sensazione di essere esclusi.
Papa Francesco ha posto la sua Esortazione sotto la frase guida: “Si tratta di integrare tutti” (AL 297) perché si tratta di una comprensione fondamentale del Vangelo: noi tutti abbiamo bisogno di misericordia! “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra” (Gv 8, 7). Tutti noi, a prescindere dal matrimonio e dalla situazione familiare in cui ci troviamo, siamo in cammino. Anche un matrimonio in cui tutto “vada bene” è in cammino. Deve crescere, imparare, superare nuove tappe. Conosce il peccato e il fallimento, ha bisogno di riconciliazione e di nuovo inizio, e ciò fino in età avanzata (cfr AL 297).
Papa Francesco è riuscito a parlare di tutte le situazioni senza catalogare, senza categorizzare, con quello sguardo di fondamentale benevolenza che ha qualcosa a che fare con il cuore di Dio, con gli occhi di Gesù che non escludono nessuno (cfr AL 297), che accoglie tutti e a tutti concede la “gioia del Vangelo”. Per questo la lettura di Amoris laetitia è così confortante. Nessuno deve sentirsi condannato, nessuno disprezzato. In questo clima dell’accoglienza, il discorso della visione cristiana di matrimonio e famiglia diventa invito, incoraggiamento, gioia dell’amore al quale possiamo credere e che non esclude nessuno, veramente e sinceramente nessuno. Per me Amoris laetitia è perciò soprattutto, e in primo luogo, un “avvenimento linguistico”, così come lo è già stato l’Evangelii gaudium. Qualcosa è cambiato nel discorso ecclesiale. Questo cambiamento di linguaggio era già percepibile durante il cammino sinodale. Fra le due sedute sinodali dell’ottobre 2014 e dell’ottobre 2015 si può chiaramente riconoscere come il tono sia divenuto più ricco di stima, come si siano semplicemente accolte le diverse situazioni di vita, senza giudicarle o condannarle subito. In Amoris laetitia questo è divenuto il continuo tono linguistico. Dietro di ciò non c’è ovviamente solo un’opzione linguistica, bensì un profondo rispetto di fronte ad ogni uomo che non è mai, in primo luogo, un “caso problematico” in una “categoria”, ma una persona inconfondibile, con la sua storia e il suo percorso con e verso Dio. In Evangelii gaudium Papa Francesco diceva che dovremmo
toglierci le scarpe davanti al terreno sacro dell’altro (EG 36). Quest’atteggiamento fondamentale attraversa tutta l’Esortazione. Ed esso è anche il motivo più profondo per le altre due parole chiave: discernere e accompagnare. Tali parole non valgono solo per le “cosiddette situazioni irregolari” (Papa Francesco sottolinea questo “cosiddette”!), ma valgono per tutti gli uomini, per ogni matrimonio, per ogni famiglia. Tutti, infatti, sono in cammino e tutti hanno bisogno di “discernimento” e di ”accompagnamento”.
La mia grande gioia per questo documento sta nel fatto che esso coerentemente superi l’artificiosa, esteriore, netta divisione fra “regolare” e “irregolare” e ponga tutti sotto l’istanza comune del Vangelo, secondo le parole di San Paolo: “Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!”(Rom 11, 32).
Questo continuo principio dell’”inclusione” preoccupa ovviamente alcuni. Non si parla qui in favore del relativismo? Non diventa permessivismo la tanto evocata misericordia? Non esiste più la chiarezza dei limiti che non si devono superare, delle situazioni che oggettivamente vanno definite irregolari, peccaminose? Quest’Esortazione non favoreggia un certo lassismo, un “everything goes”? La misericordia propria di Gesù non è invece, spesso, una misericordia severa, esigente?
Per chiarire ciò: Papa Francesco non lascia nessun dubbio sulle sue intenzioni e sul nostro compito:
“Come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilità attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorità di fronte al degrado morale e umano. Staremmo privando il mondo dei valori che possiamo e dobbiamo offrire. Certo, non ha senso fermarsi a una denuncia retorica dei mali attuali, come se con ciò potessimo cambiare qualcosa. Neppure serve pretendere di imporre norme con la forza dell’autorità. Ci è chiesto uno sforzo più responsabile e generoso, che consiste nel presentare le ragioni e le motivazioni per optare in favore del matrimonio e della famiglia, così che le persone siano più disposte a rispondere alla grazia che Dio offre loro” (AL 35).
Papa Francesco è convinto che la visione cristiana del matrimonio e della famiglia abbia anche oggi un’immutata forza di attrazione. Ma egli esige “una salutare reazione autocritica”: “Dobbiamo esser umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo” (AL 36). “Abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario” (AL 36).
Mi permetto di raccontare qui un’esperienza del Sinodo dell’ottobre scorso: che io sappia, due dei tredici “circuli minores” hanno iniziato il loro lavoro facendo in primo luogo raccontare ad ogni partecipante la propria situazione familiare. Ben presto è emerso che quasi tutti i vescovi o gli altri partecipanti del “circulus minor” sono confrontati, nelle loro famiglie, con i temi, le preoccupazioni, le “irregolarità” di cui noi, nel Sinodo, abbiamo parlato in maniera un po’ troppo astratta. Papa Francesco ci invita a parlare delle nostre famiglie “così come sono”. Ed ora la cosa magnifica del cammino sinodale e del suo proseguimento con Papa Francesco: questo sobrio realismo sulle famiglie “così come sono” non ci allontana affatto dall’ideale! Al contrario: Papa Francesco riesce, con i lavori di ambedue i Sinodi, a rivolgere alle famiglie uno sguardo positivo, profondamente ricco di speranza. Ma questo sguardo incoraggiante sulle famiglie richiede quella “conversione pastorale” di cui l’Evangelii gaudium parlava in maniera così entusiasmante. Il testo seguente dell’Amoris laetitia ricalca le grandi linee di tale “conversione pastorale”:
“Per molto tempo abbiamo creduto che solamente insistendo su questioni dottrinali, bioetiche e morali, senza motivare l’apertura alla grazia, avessimo già sostenuto a sufficienza le famiglie, consolidato il vincolo degli sposi e riempito di significato la loro vita insieme. Abbiamo difficoltà a presentare il matrimonio più come
un cammino dinamico di crescita e realizzazione che come un peso da sopportare per tutta la vita. Stentiamo anche a dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle”(AL 37).
Papa Francesco parla da una profonda fiducia nei cuori e nella nostalgia degli uomini. Lo esprimono molto bene le sue esposizioni sull’educazione. Si percepisce qui la grande tradizione gesuitica dell’educazione alla responsabilità personale. Egli parla di due pericoli contrari: il "lassez-faire” e l’ossessione di volere controllare e dominare tutto. Da una parte è vero che “la famiglia non può rinunciare ad essere luogo di sostegno, di accompagnamento, di guida… C’è sempre bisogno di vigilanza. L’abbandono non fa mai bene”(AL 260).
Ma la vigilanza può diventare anche esagerata: “L’ossessione non è educativa, e non si può avere un controllo di tutte le situazioni in cui un figlio potrebbe trovarsi a passare (…). Se un genitore è ossessionato di sapere dove si trova suo figlio e controllare tutti i suoi movimenti, cercherà solo di dominare il suo spazio. In questo modo non lo educherà, non lo rafforzerà, non lo preparerà ad affrontare le sfide. Quello che interessa principalmente è generare nel figlio, con molto amore, processi di maturazione della sua libertà, di preparazione, di crescita integrale, di coltivazione dell’autentica autonomia” (AL 261). Trovo che sia molto illuminante mettere in connessione questo pensiero sull’educazione con quelli che riguardano la prassi pastorale della Chiesa. Infatti, proprio in questo senso Papa Francesco torna spesso a parlare della fiducia nella coscienza dei fedeli: “Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle” (AL 37). La grande questione ovviamente è questa: come si forma la coscienza? Come pervenire a quello che è il concetto chiave di tutto questo grande documento, la chiave per comprendere correttamente le intenzioni di Papa Francesco: “ il discernimento personale”, soprattutto in situazioni difficili, complesse? Il “discernimento” è un concetto centrale degli esercizi ignaziani. Questi, infatti, devono aiutare a discernere la volontà di Dio nelle situazioni concrete della vita. È il “discernimento” a fare della persona una personalità matura, e il cammino cristiano vuole essere di aiuto al raggiungimento di questa maturità personale: non a formare automi condizionati dall’esterno, telecomandati, ma persone maturate nell’amicizia con Cristo. Solo laddove è maturato questo “discernimento” personale è anche possibile pervenire a un “discernimento pastorale”, il quale è importante soprattutto “davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore ci propone” (AL 6). Di questo “discernimento pastorale” parla l’ottavo capitolo, un capitolo probabilmente di grande interesse per l’opinione pubblica ecclesiale, ma anche per i media.
Devo tuttavia ricordare che Papa Francesco ha definito come centrali i capitoli 4 e 5 (“i due capitoli centrali”), non solo in senso geografico, ma per il loro contenuto: “Non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare” (AL 89). Questi due capitoli centrali di Amoris laetitia saranno probabilmente saltati da molti per arrivare subito alle cosiddette “patate bollenti”, ai punti critici. Da esperto pedagogo, Papa Francesco sa bene che niente attira e motiva così fortemente come l’esperienza positiva dell’amore. “Parlare dell’amore” (AL 89) - ciò procura chiaramente una grande gioia a Papa Francesco, ed egli parla dell’amore con grande vivacità, comprensibilità, empatia. Il quarto capitolo è un ampio commento all’”Inno alla carità” del tredicesimo capitolo della Prima lettera ai Corinzi. Raccomando a tutti la meditazione di queste pagine. Esse incoraggiano a credere nell’amore (cfr1Gv 4,16) e ad avere fiducia nella sua forza. È qui che crescere, un’altra parola chiave dell’Amoris laetitia, ha la sua “sede principale”: in nessun altro luogo si manifesta così chiaramente, come nell’amore, che si tratta di un processo dinamico nel quale l’amore può crescere, ma può anche raffreddarsi. Posso solo invitare a leggere e a gustare questo delizioso capitolo. Ci tengo a far notare un aspetto: Papa Francesco parla qui, con una chiarezza che è rara, del ruolo che anche le passiones, le passioni, le emozioni, l’eros, la sessualità hanno nella vita matrimoniale e familiare. Non è un caso che Papa Francesco si riallacci qui in modo particolare a San Tommaso d’Aquino,
il quale attribuisce alle passioni un ruolo così importante, mentre la morale moderna, spesso puritana, le ha screditate o trascurate.
E´ qui che il titolo dell’esortazione del Papa trova la sua più piena espressione: Amoris laetitia! Qui si capisce come sia possibile riuscire “a scoprire il valore e la ricchezza del matrimonio” (AL 205). Ma qui si rende anche dolorosamente visibile quanto male facciano le ferite d’amore, come siano laceranti le esperienze di fallimento delle relazioni. Per questo non meraviglia che sia soprattutto l’ottavo capitolo ad attirare l’attenzione e l’interesse. Infatti la questione di come la Chiesa tratti queste ferite, di come tratti il fallimento dell’amore, è diventata per molti una questione-test per capire se la Chiesa sia davvero il luogo in cui si possa sperimentare la Misericordia di Dio.
Questo capitolo deve molto all’intenso lavoro dei due Sinodi, alle ampie discussioni nell’opinione pubblica ed ecclesiale. Qui si manifesta la fecondità del modo di procedere di Papa Francesco. Egli desiderava espressamente una discussione aperta sull’accompagnamento pastorale di situazioni complesse e ha potuto ampiamente fondarsi sui testi che i due Sinodi gli hanno presentato per mostrare come si possa “accompagnare, discernere e integrare la fragilità”(AL 291).
Papa Francesco fa esplicitamente sue le dichiarazioni che ambedue i Sinodi gli hanno presentato: “I Padri sinodali hanno raggiunto un consenso generale, che sostengo” (AL 297). Per quanto riguarda i divorziati risposati con rito civile egli sostiene: “Accolgo le considerazioni di molti Padri sinodali, i quali hanno voluto affermare che (…) la logica dell’integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale… Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come un madre che li accoglie sempre…” (AL 299).
Ma cosa significa ciò concretamente? Molti si pongono, a ragione, questa domanda. Le risposte decisive si trovano in Amoris laetitia 300. Esse offrono certamente ancora materia per ulteriori discussioni. Ma esse sono anche un importante chiarimento e un’indicazione per il cammino da seguire: “Se si tiene conto dell’innumerevole varietà di situazioni concrete (…) è comprensibile che non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi”. Molti si aspettavano una tale norma. Resteranno delusi. Che cosa è possibile? Il Papa lo dice con tutta chiarezza: “È possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari”.
A come possa e debba essere questo discernimento personale e pastorale è tema dell’intera sezione di Amoris laetitia 300-312. Già nel Sinodo del 2015, in appendice agli enunciati del Circulus germanicus fu proposto un Itinerarium del discernimento, dell’esame di coscienza che Papa Francesco ha fatto suo.
“Si tratta di un itinerario di accompagnamento e di discernimento che orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio”. Ma Papa Francesco ricorda anche che “questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa” (AL 300).
Papa Francesco menziona due posizioni erronee. Una è quella del rigorismo: “Un pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni ‘irregolari’, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone. È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa” (AL 305). D’altro canto, la Chiesa non deve assolutamente “rinunciare a proporre l’ideale pieno del matrimonio, il progetto di Dio in tutta la sua grandezza” (AL 307).
Si pone naturalmente la domanda: e cosa dice il Papa a proposito dell’accesso ai sacramenti per persone che vivono in situazioni “irregolari”? Già Papa Benedetto aveva detto che non esistono delle “semplici ricette” (AL 298, nota 333). E Papa Francesco torna a ricordare la necessità di discernere bene le situazioni, nella linea della Familiaris consortio (84) di San Giovanni Paolo II (AL 298). “Il discernimento deve aiutare a
trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio” (AL 305). E Papa Francesco ci ricorda una frase importante che aveva scritto nell’Evangelii gaudium 44: “Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà” (AL 304). Nel senso di questa “via caritatis” (AL 306) il Papa afferma, in maniera umile e semplice, in una nota (351), che si può dare anche l’aiuto dei sacramenti “in certi casi”. Ma allo scopo egli non ci offre una casistica, delle ricette, bensì ci ricorda semplicemente due delle sue frasi famose: “Ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore” (EG 44) e l’eucarestia “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” (EG 44).
Non è una sfida eccessiva per i pastori, per le guide spirituali, per le comunità, se il “discernimento delle situazioni” non è regolato in modo più preciso? Papa Francesco conosce questa preoccupazione: “comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione” (AL 308). Ad essa egli obietta dicendo: “poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale, e quello è il modo peggiore di annacquare il Vangelo” (AL 311).
Papa Francesco confida nella “gioia dell’amore”. L’amore sa trovare la via. È la bussola che ci indica la strada. Esso è il traguardo e il cammino stesso, perché Dio è l’amore e perché l’amore è da Dio. Niente è così esigente come l’amore. Esso non si può avere a buon mercato. Per questo nessuno deve temere che Papa Francesco ci inviti, con “Amoris laetitia”, a un cammino troppo facile. Il cammino non è facile, ma è pieno di gioia!”
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23/06/2016 10.59
 
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Nonostante gli straordinari frutti di conversione, che la Chiesa non ha mai mancato di riconoscere, dopo 35 anni non mancano ancora quelli che si affannano a seminare zizzania, insinuando che Medjugorje rappresenta un pericolo per la Chiesa e che quelli che hanno risposto alla chiamata sono cristiani da tenere sotto osservazione. La posizione della Chiesa su Medjugorje è chiara e, in attesa di nuove disposizioni (se ci saranno), a nessuno è consentito ingannare l'opinione pubblica. La posizione della Chiesa, esplicitata in vari Documenti, è stata autorevolmente sintetizzata da sua Eminenza il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di stato, nel libro "L'ultima veggente di Fatima" (Ed. Rai-Rizzoli - pp.103-107), con prefazione personale di Sua Santità Benedetto XVI. Al riguardo il Card. Bertone ha affermato:

1. "Le dichiarazioni del Vescovo di Mostar riflettono un'opinione personale, non sono un giudizio definitivo e ufficiale della Chiesa.

2. Tutto è rinviato alla dichiarazione di Zara dei Vescovi della Ex-Jugoslavia del 10 Aprile 1991, che lascia la porta aperta a future indagini. La verifica deve, perciò, andare avanti.

3. Nel frattempo sono permessi i pellegrinaggi con accompagnamento pastorale dei fedeli.

4. Infine, tutti i pellegrini cattolici possono recarsi a Medjugorje, luogo di culto mariano dove è possibile esprimersi con tutte le forme devozionali".

E' troppo chiedere ai mass-media cattolici di riferire fedelmente le disposizioni ufficiali della Santa Sede riguardo a Medjugorje?

Vostro Padre Livio
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11/09/2016 22.54
 
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PREGHIERA DEI VOLONTARI DI RADIO MARIA

Ti ringraziamo, Santa Madre del Verbo,
per il dono prezioso  di Radio Maria,
che hai messo nelle nostri mani
perché  lo facciamo fruttificare.

Tu, che sei l’Ancella del Signore,
insegnaci a servirlo ogni giorno
con umiltà e perseveranza,
con coraggio e fedeltà,
rispondendo con generosità
ai desideri del tuo cuore.

Regina di Radio Maria
aiutaci a diventare
gli apostoli del tuo amore.

Amen.  
05/12/2016 08.25
 
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LA GIOIA DELL'AVVENTO

L'Avvento è un tempo di grazia che viene vissuto nell'attesa della nascita del Signore. E' un'attesa piena di speranza, che alimenta nel cuore una fonte segreta di gioia. Come sarebbe triste l'inverno se non ci fosse la luce del Natale a illuminarlo e a riscaldarlo. Come sarebbe angosciante la notte se i cieli non si fossero aperti e gli angeli non avessero cantato il loro augurio di pace.
Come sarebbe logorante il nostro cammino se fosse un vagare senza una meta. Invece davanti a noi c'è una stella che ci guida verso un mistero di amore. In una capanna, adagiato su un po' di paglia, ci attende il Signore. Quel Bambino che tende le braccia è l'Onnipotente, che ha creato il cielo e la terra. Nella sua umiltà viene a noi per essere "il Dio con noi", nostro compagno di viaggio nel buio della notte del tempo. Camminiamo verso il Natale con la gioia nel cuore, più forte di ogni amarezza.
Quella capanna è la nostra casa, quella Famiglia è la nostra famiglia, quel Bambino è il tesoro della nostra vita.
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10/01/2017 18.40
 
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Newsletter di P. Livio - 10 gennaio 2017





AFFIDIAMO ALLA MADONNA IL NUOVO ANNO   

Cari amici,
Affidiamo alla Madonna il nuovo anno appena incominciato, perché ci protegga e lo renda fruttuoso con la sua benedizione. Camminiamo, come il popolo di Israele, verso la terra promessa, fra asperità di ogni genere, ma sempre sorretti dalla speranza che non tradisce. Gesù cammina con noi e la Madonna, specialmente in questo centenario di Fatima, ci prende per mano per guidarci verso un futuro di pace. 
Grazie di cuore per i sacrifici che fate per sostenere e diffondere Radio Maria che, come un fiume benefico, continua a diffondersi nel mondo, raggiungendo sempre nuovi ascoltatori, specialmente nei luoghi più poveri e disagiati. La Madonna è più forte di ogni difficoltà e compie miracoli quando trova i cuori che rispondono generosamente alla sua chiamata.
Sono 77 le Radio Maria presenti nei cinque continenti, circa 35 milioni gli ascoltatori, decine di migliaia i volontari, più trenta le lingue nelle quali viene diffuso il messaggio del vangelo. Questo è stato fatto dalla Madonna e molto più farà ancora, con l’aiuto che la grande famiglia di Radio Maria non le farà mancare.

Vostro P. Livio

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25/01/2017 22.30
 
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Newsletter di P. Livio - 23 gennaio 2017



Cari amici,
vi inviamo la trascrizione, fatta da un nostro ascoltatore, dell’intervista fatta da me, P. Livio, al Vescovo di Como, Alessandro Maggiolini, in occasione dell’uscita del suo libro col medesimo titolo. L’intervista è stata mandata  in onda nell’Avvento del 2007 ed  è stata replicata Domenica 15 Gennaio 2017

Vostro P. Livio



(Al tempo dell’intervista il vescovo Maggiolini soffriva per un tumore, che poi l’avrebbe portato alla morte l’11 novembre 2008. Monsignor Maggiolini nacque a Bareggio il 15 luglio 1931, fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1955 e vescovo il 7 aprile 1983)


 
Mons. Maggiolini al I° Convegno di Radio Maria (anno 2000)


P. Livio. – Cari amici di Radio Maria, siamo di nuovo qui insieme per presentare il libro di monsignor Maggiolini intitolato: “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?”. Monsignor Maggiolini è il vescovo di Como ed è già intervenuto diverse volte a Radio Maria. Tra l’altro, come sapete, fu l’unico vescovo italiano a partecipare alla stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica, e proprio per la sua competenza, gli è stata affidata la parte che riguarda i “Novissimi”, cioè le realtà ultime della storia e della vita umana. Con questo libro, tascabile, edito da Bompiani, monsignor Maggiolini tocca le tematiche che riguardano, non soltanto la fine dei tempi, ma la presenza della Chiesa oggi. Direi che prende spunto da una frase del Vangelo che proprio Paolo VI si era posto in un momento di difficoltà, di crisi della Chiesa. Il titolo del libro è lo spunto col quale monsignor Maggiolini ha cercato di interpretare il momento storico attuale della Chiesa, e cioè il fatto che siamo in un momento di crisi della fede e quali sono le prospettive e gli sbocchi di questa lotta tra il bene e il male che sarà presente fino alla fine dei tempi. Questo attacco è talmente forte che, per quanto riguarda l’Europa, il Sinodo dei vescovi ha detto che siamo di fronte a un’apostasia silenziosa. Ecco, Eccellenza, noi la salutiamo. La prima domanda che facciamo è: perché questo titolo così drammatico per il suo libro?

Maggiolini. – Perché ho l’impressione che quando si parla della storia umana e della Chiesa dentro la storia umana, i filosofi e anche alcuni teologi, sembra che ci vogliano anestetizzare, sembra che dormicchino. Cioè, pensano alla storia come a qualcosa che si evolve lemme lemme, tutta facile. E invece se si guarda la Scrittura e se si guarda la tradizione: la storia è lotta, la storia è dramma. C’è l’attore principale, che è Dio, però c’è anche il demonio, e c’è quell’enigma che è la libertà umana, la quale può dir di si o può dire di no alla proposta di Dio. E di conseguenza scatta un combattimento, una lotta, un dramma, che non può essere evitato. Se viene evitato vuol dire che si passa accanto alla storia, o sopra la storia. Non si è dentro il divenire umano e cosmico.

P. Livio. – Eccellenza, la domanda che a me personalmente preme di più è proprio questa. Nella sua lettura dei momenti dell’attualità e dell’attuale situazione della Chiesa e della cristianità, lei vede in atto una crisi di fede?

Maggiolini. – Io vedo in atto una crisi di fede, non ho dubbi. Anche perché non basta, per avere la fede, mantenere qualche straccetto colorato e mostrarlo per dire che si ha qualcosa d’altro. Manca la fede quando manca la certezza che Gesù Cristo è Figlio di Dio, insomma! Guardi, non più tardi di ieri, c’era l’idea del musulmano filooccidentale che dice: “Ma si, fate il presepio, perché anche i musulmani hanno Gesù come … Si hanno Gesù come un profeta, non come il Figlio di Dio! A me, un Gesù profeta, o un Gesù maestro, un Gesù poeta o un Gesù filosofo, non mi interessa proprio niente! A me interessa il Figlio di Dio che viene a salvarmi dai miei peccati e mi dà la grazia! Diversamente non mi attira. Insomma, la mia impressione è che si stia riducendo il cristianesimo a una bella dottrina, facile, molto agevole da mettere in pratica, e chi s’è visto s’è visto. Dopo di che del cristianesimo non rimane niente.

P. Livio. – Eccellenza, ma questa crisi di fede è proprio in rapporto a quello che è il mistero centrale del cristianesimo, cioè l’incarnazione. Mi pare che sia un attentato alla stessa base del cristianesimo. Insomma, non siamo di fronte a un’eresia su questa o quella verità, ma su quello che è l’essenza stessa del cristianesimo?

Maggiolini. – Mi pare di si. Mi pare di si. Se è vero che il cristianesimo è un Avvenimento, un Fatto, e cioè il Verbo che si incarna in Gesù di Nazareth, il negare l’incarnazione, cioè il Dio che viene in mezzo a noi e si fa uomo, è semplicemente negare il cristianesimo! Vuol dire che non si ha il coraggio di dirlo, ma non si crede più. Che cosa me ne faccio di un poeta, di un profeta in più? Ce ne sono già altri! O c’è Gesù che salva tutti, oppure a me non interessa proprio niente! Cioè, qui siamo alla prima eresia del cristiano: siamo all’arianesimo, per cui Gesù è il predicatore, eccetera, eccetera, purché non sia il Figlio di Dio! Dopo di che, che cosa mi interessa il miracolo? E la predicazione, cos’è se non un libro da mettere accanto ad altri libri? Qui ne va del nocciolo del cristianesimo. Cioè, chiudiamo bottega.

P. Livio. – Secondo lei, questa crisi di fede, che riguarda proprio quello che è chiamato lo scandalo cristiano, e cioè di un uomo che si sia proclamato Dio e che sia Dio, secondo lei, quali sono le cause di questa crisi di fede?

Maggiolini. – Mah, credo che le cause siano tante, e penso che la maggiore di esse sia l’autonomia dell’uomo che vuole staccarsi da Dio, vuole rendersi autonomo, vuole rendersi sufficiente a se stesso e di conseguenza finisce per svanire. Cioè, Gesù, il Verbo di Dio incarnato rivela l’uomo all’uomo. Non solo, ma fa sì che l’uomo diventi sempre più uomo. Mentre quando Gesù, Figlio di Dio, è negato, fa sì che l’uomo non ritrovi più se stesso. E qui abbiamo la situazione attuale – che non è certamente la prima volta che capita -, la situazione attuale dove manchiamo di riferimenti morali, di valori che diano senso e gioia alla vita, cadiamo nella solitudine, finiamo nella disperazione. Non mi si venga a dire che questa che viviamo è una società, una cultura, liete? Siamo in una bassa marea terribile! E dietro una felicità a comando, pagata molto spesso, c’è una tristezza enorme, che chiede qualcosa di risolutivo. Ed è per questo che a me pare giusto mettere i piedi nel piatto e dire: “Sentite, o parliamo di Gesù che è venuto e che ritorna e porrà fine ai nostri giorni, e ci darà la ricompensa in bene o in male, oppure raccontiamo favole!

P. Livio. – Mi pare che lei ha commentato la frase del Santo Padre Benedetto XVI tratta da Fides et ratio, in cui si dice che alla fine la tentazione dell’uomo moderno sia la disperazione.

Maggiolini. – Certo! La disperazione e la solitudine e il contrasto con gli altri. Aggiungo che  la tentazione dell’uomo moderno è il tentare di non pensare più ai grandi problemi della vita. Solo che i grandi problemi della vita si affacciano inevitabilmente quando uno è malato, quando uno è di fronte alla morte, quando uno passa un momento di dolore, che cosa fa? Si dispera e basta? Credo però altrettanto che infondo all’animo anche oggi l’uomo ha la domanda su Dio. Ed è in questo senso che bisognerebbe essere terribilmente monotoni. Porre il problema del Dio che si incarna, che muore, che risorge, come motivo della soluzione dei nostri problemi più gravi e più decisivi.

P. Livio. - È giusto dire, come a me capita spesso di dire, che il cristiano non è tanto colui che crede in Dio,  quanto colui che crede che Dio si è fatto uomo?

Maggiolini. – Ma certo! Perché colui che crede in Dio è anche il musulmano (e aggiungerei l’ebreo, col quale abbiamo in comune il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Il Dio Padre a cui si riferiva anche Gesù. Ndt). Di altre religioni non sarei così sicuro, tranne gli animisti o i buddisti, eccetera. Ma sono dei precetti morali. Quelle li, o sono mistiche del nulla, cioè, contemplazione del vuoto, o sono dei precetti morali, ma non c’è una personalità di Dio che poi addirittura si incarna, col Quale si può dialogare e dal Quale ci si può lasciar salvare. Quando si dice che i musulmani hanno anche loro il monoteismo e che dunque il loro Dio, Allah e Jahvè sono lo stesso Dio, beh, io sarei molto attento a non cadere in un tranello come questo. Perché il Dio islamico, Allah, non si commuoverà mai, non entrerà mai nella nostra storia. È un Dio che è lontano e che vuole soltanto l’obbedienza, la docilità. Ma non si impasta con la terra e con la carne. Quindi, se lo tengano pure il loro dio! A me sinceramente non tocca più di tanto. Mi commuove invece il presepio, la coronazione di spine, il grido sulla croce. Perché è Dio che fa queste cose! Per il resto, se Dio deve rimanere lontano … beh, stia lontano!

P. Livio. – Però dobbiamo ammettere che per accettare il Dio cristiano, cioè il Dio che si è fatto uomo e che è morto in croce, ci vuole la grazia. Però questa grazia, può esser rifiutata … perché è proprio qui che la ragione si scandalizza!

Maggiolini. – Credo che la ragione non raggiungerà certamente l’incarnazione e tutto ciò che viene dopo l’incarnazione. La ragione può giungere a un dio tutt’altro: a un Assoluto, a un non diveniente, eccetera. Ma quello non è il Dio cristiano! Devo dire altrettanto però che il fedele è sollecitato a ripensare la sua fede e a dare consistenza anche teoretica alle verità a cui aderisce. Credo altrettanto che la religione, quando non riesce a giungere all’incarnazione redentiva – di cui abbiamo parlato prima -, sia sempre inquieta; sia sempre alla ricerca di qualche cosa che però non riesce ad accettare. Si placa soltanto quando si accetta il Dio che giunge fino a noi e ci riscatta dalle nostre colpe, miserie e debolezze.

P. Livio. – Eccellenza, Paolo VI paventava una crisi di fede che avveniva, non tanto come attacco esterno, ma quasi come collasso interno, all’interno stesso del cuore dei credenti. Ecco, lei giustamente nel suo bellissimo libro insiste sul mistero della libertà umana. Ma, all’interno della storia, non c’è anche un mysterium iniquitatis, un mistero del male, che opera?

Maggiolini. – Le rispondo subito di sì, nel senso che la libertà umana deve fare i conti con Dio, che la importuna e la richiama, ma deve fare i conti anche con il mysterium iniquitatis. Lei si sarà accorto che io metto sempre dentro questa presenza del diabolico nella storia, perché è la Scrittura che ce lo dice! Uno che legge l’Apocalisse, uno che legge San Paolo o il Vangelo, a cominciare dalle tentazioni, eccetera … Ho sottolineato molto la libertà umana, perché la mia impressione è che il cristianesimo che viene oggi presentato è un cristianesimo tutto grazia, e non risposta alla grazia, che è chiamata! Mi spiego. Mi ha colpito molto un’avvertenza di Ignazio di Loyola, il quale dice: “Attenzione, quando predicate la grazia, non predicatela in maniera unilaterale, perché altrimenti l’uomo diventa fatalista: si lascia salvare, ma non crede di doverci mettere il suo impegno di responsabilità e di risposta al Signore che lo chiama. Si finisce con un filo-protestantesimo o quantomeno con un quietismo che lascia a Dio tutto il compito della salvezza. Mentre Dio, proprio perché è misericordia, bontà e amore, richiede una risposta terribilmente seria. Cioè, richiede che la libertà umana scatti e dica di sì. E dica di sì continuamente e in modo crescente! Perché sennò finiamo per essere dei burattini in mano a una grazia che non so dove ci porti, ma che comunque con noi ha poco a che fare.

P. Livio. – Dunque lei, a partire da questo presupposto, che è sicuramente uno dei fondamenti del cattolicesimo, e cioè la responsabilità e libertà umana nella religione cattolica, del dramma della salvezza, lei, a partire da questo, arriva poi alla conclusione che, proprio perché l’uomo è libero, può rifiutare l’amore di Dio e la divina misericordia, e quindi perdersi?

Maggiolini. – Certo. E le dico la verità, che in passato, negli anni scorsi avevo un pochino fatto l’abitudine al ragionamento di Von Baltasar, il quale non diceva che l’inferno è vuoto, diceva che  “può essere vuoto”. Ma oggi, leggendo il Vangelo, mi accorgo che Gesù, caspita, non giocherella su queste cose. Parla dei “pochi che si salvano”; parla della “porta stretta”; parla dei suoi nemici che non vogliono accettare la sua predicazione e la sua presenza nel mondo, eccetera. Di conseguenza, io sospendo il giudizio, ma davvero mi stacco anche dalla ipotesi di Von Balthasar e seguaci che secondo me è un pochino intellettualoide. Credo che sia necessario rimettersi nelle mani di Dio. Quando io  ho scoperto di avere un cancro, l’unica cosa che ho chiesto al Signore è stato: “Signore, mantienimi fino in fondo la confidenza nella tua misericordia!”. Perché la vita può essere davvero un donarsi al Signore, ma può essere anche un distrarsi o un opporsi a Lui.

P. Livio. – Quindi è proprio nella struttura stessa della libertà umana – almeno come è qui su questa terra (come diceva Paolo VI in un suo scritto) – di resistere fino alla fine all’amore di Dio.

Maggiolini. – Esatto. È una cosa terribile questa! È una cosa terribile perché Dio è lì: ama fino in fondo! Ama pur non essendo riamato! Eppure la libertà umana ha questa terribile, orrenda capacità di mettersi di fronte a Dio e di chiedergli conto, oppure di non badargli. E questa è la dannazione!  È ritrovarsi murato e solo. Purtroppo, vede padre, quando mando fuori un libro, il libro deve inevitabilmente affrontare gli argomenti secondo la Rivelazione, da parte mia non ho la grande premura di essere accettato a tutti i costi. Dico quella che è la rivelazione. Ma vengo percepito come un duro, un arcigno, eccetera. Mentre è semplicemente la logica dell’amore che fa queste cose! Cioè, se Dio mi ama infinitamente, io devo riamarlo secondo le mie forze, e ho la possibilità, l’opportunità di dirgli di no. Lui è lì. Non sfonda le porte del cuore, non vuole entrare di forza, e lascia, se si vuole, che lo si rifiuti. Ecco, bisognerebbe dire al Signore: “Non lasciarti rifiutare! Non permettere che mi separi mai da te!”.

P. Livio. – Ecco, questo è molto bello. In pratica Dio fa di tutto per salvarci, senza toglierci la libertà.

Maggiolini. – Esatto. Infatti Dio non vuole degli schiavi in ginocchio. Dio vuole dei figli in piedi che gli cadono tra le braccia. Egli non costringe nessuno a salvarsi. Questa è la grandezza dell’uomo e la grandezza di Dio, che si lascia rifiutare.


P. Livio. – Tuttavia credo che – anche se questo non appartiene alla divina rivelazione, però appartiene ormai al patrimonio della Chiesa, e cioè quello che la Madonna ci ha chiesto a Fatima quando ha detto che oggi molte anime vanno all’inferno perché non c’è nessuno che prega e si sacrifica per loro. Credo che ci sia da parte della Madonna, ma anche da parte della Chiesa e dalla divina Rivelazione l’invito a pregare per la salvezza eterna dei fratelli.


Maggiolini. – Si, io sto alla Rivelazione pubblica e non entro nelle questioni delle rivelazioni private, però devo dire che non posso salvarmi se al tempo stesso non mi sento legato agli altri in una sorta di cordata, per cui se mi salvo io, tiro su anche gli altri. Questo vale non soltanto per i vescovi e per i preti, ma per tutti. Per i vescovi e per i preti vale ciò che diceva il Santo Curato d’Ars: “Il prete non va all’inferno o in paradiso da solo, mai!”. Ma questo vale anche per i papà, le mamme, i mariti, le mogli, per le persone che lavorano assieme, eccetera, perché siamo tutti legati a un destino che ci vuole tra le braccia di Dio.

P. Livio. – Mi permetta di farle una domanda un po’ così … forse non è teologica, ma comunque preme sul cuore: è così difficile salvarsi?

Maggiolini. – Ma, ecco, qui non so sinceramente … So che non è meccanico salvarsi. Non è deterministico. Bisogna che entri questa spontaneità, magari faticata, perché la libertà non è fare ciò che si vuole. Ma la libertà è tendere all’ideale, alla pienezza dell’essere, che è l’incontro con Dio! Se è questo allora bisogna che la libertà entri in gioco ed entri con la passione e la pulizia di concetti, per cui vuol bene al Signore, per cui si aggrappa al Signore e non vuole staccarsene e si lascia guidare. per questo a me pare davvero che sia falso continuare a dire che la libertà è una conquista che ci danno gli altri. La libertà è una conquista che facciamo noi, ma con la grazia del Signore, ma che dobbiamo esprimere anche con una certa fatica. Anche con una certa sofferenza. Poi, man mano che si procede nella vita, allora la libertà diventa espansa (si espande), diventa pacata, diventa totale, diventa soddisfatta, e si diventa contenti.

P. Livio. – C’è una bellissima frase che leggo qui nel suo libro fra i titoli dei paragrafi, che dice: “Nella speranza siamo salvati”. Basta allora il desiderio di essere salvati?

Maggiolini. – Il desiderio è vero se si esprime in scelte reali, sennò è una chiacchiera!

P. Livio. – E la fiducia nella divina misericordia, è sufficiente per essere salvati?

Maggiolini. – Se è una fiducia che fa scattare la risposta. Insomma, non è possibile vedere che Dio va in croce e che io gli passo davanti senza degnarlo di uno sguardo! Se Dio va in croce, io devo mettermi in ginocchio davanti a Lui e dire: “Signore, abbi pietà di me peccatore!”.

P. Livio. – Come il buon ladrone?

Maggiolini. – Si, come il buon ladrone, come il pubblicano! Vede, noi siamo così superficiali che non vediamo ciò che il Vangelo ci mette davanti, quasi buttandocelo sul naso. Voglio dire: quando Zaccheo si converte, non se la cava dicendo: “Vengo giù dal sicomoro …”. Prima di tutto invita Gesù in casa sua, ma poi dice: “Se ho rubato, restituisco il quadruplo”. E comunque “faccio giustizia per quel che ho fatto di male”. E questo è certamente una difficoltà, perché richiede il nostro cambiamento di vita. Diversamente è ciò che vediamo.

P. Livio. – Come diceva il vecchio catechismo, ci vuole il pentimento, il proposito e la riparazione …

Maggiolini. – Esatto. Esatto

P. Livio. – Eccellenza, lei qui ha una frase molto bella, che le chiedo di spiegare. Lei parla di morte dialogica. Di cosa si tratta?

Maggiolini. – Si tratta del non vedere la morte come il cadere in un baratro del nulla. La morte è un protendere le braccia – qui mi permetta di cedere un pochino al sentimento -: la morte è l’arrivare alle soglie dell’aldilà col desiderio di fissare i nostri occhi negli occhi di Gesù, per vedere di che colore sono, per vedere quanto intensamente esprimono amore! E poi protendere le braccia per lasciarsi avvolgere dall’amore del Padre che ci aspetta sotto la spinta dello Spirito. In questo senso la morte non è  un finire, ma un incominciare e uno stringere una comunione con il Signore che ci aspetta. È un congiungersi con. E poi, padre, mi lasci dire: io penso proprio – e sono con la teologia più seria - : penso proprio che non ci sarà soltanto la congiunzione con il Signore. Penso proprio che arrivando di là arriviamo anche a vedere la Madonna. La voglio vedere, buttarmi nelle sue braccia! E poi voglio vedere i miei santi preferiti. Ma poi voglio vedere anche le persone che sono vissute con me! Io ho già tutta una lista! Quando vado di là ho già una lista di persone che voglio vedere per prime. C’è mio fratello, il mio papà, la mamma, che son già di là, e mi aspettano. E lì sarà un ricongiungimento stupendo! Perché io sento la nostalgia di questa gente che mi ha lasciato e mi aspetta! (La voce del vescovo qui si incrina di commozione. Ndt)

P. Livio. – Da come lei ha presentato questa morte, diciamo così, in termini evangelici è come dire: “Ecco lo Sposo che viene!”.

Maggiolini. – Esatto!

P. Livio. – La ringrazio per quello che ha detto. Ha detto delle parole altissime che sono entrate nel cuore della gente. Vorrei chiederle di spiegare anche un’altra sua affermazione che a mio parere è molto importante, perché è un po’ come una bussola che ci guida nella vita, e cioè “l’anticipazione del giudizio”. Sappiamo che il giudizio c’è nel momento della morte, ma c’è anche una anticipazione …

Maggiolini. – Ci sono delle vigilie del giudizio, ed è la Comunione. La Comunione eucaristica è anticipazione del giudizio, tanto che Paolo dice: “Se uno mangia indegnamente il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna”. Mentre un altro mangia e beve la propria salvezza. Poi c’è la Confessione, che è una prova generale del giudizio. Perché io mi metto davanti al Signore e dico tutte le mie miserie, ma con la certezza che Egli mi perdona. E son pronto a cambiar vita. Così come la preghiera è anticipazione del giudizio e della morte. Perché? Perché in fondo lì cadono tutte le mediazioni e ci si mette davanti al Signore lasciandosi giudicare e lasciandosi salvare. Tentando di rispondere con la forza, il rigore, la costanza che si riesce ad avere.

P. Livio. – Certo, è quello dell’escatologia individuale, cioè quello della propria sorte eterna è quello che ci preme di più. Però nel suo libro lei tratta anche dell’escatologia che riguarda la chiesa e il mondo. Ecco io vorrei chiederle, lei, come vede la situazione attuale della chiesa? (era il 2007). È una situazione di speranza, di difficoltà, di preoccupazione? Come la vede?

Maggiolini. – Non sarei troppo entusiasta. Perché certamente si va verso una diminuzione di credenti, e dobbiamo essere pronti ad affrontare anche questi tempi. Ma questo fa parte un poco del gioco delle cose. Con la libertà religiosa non c’è più la possibilità di convertire i popoli. C’è la possibilità di testimoniare con la vita. Del resto bisognerà che il cristianesimo si fortifichi un po’, perché stiamo celebrando il funerale del cristianesimo. Insomma, abbiamo paura di parlare di Gesù, abbiamo paura di parlare del giudizio, abbiamo paura di parlare … Insomma sembra quasi che siamo distributori di pillole soporifere, di nobrium, di nohan, di valium, che addormentano più che svegliare le persone. Ecco, io ho l’impressione che il cristianesimo sarà ancora fonte di vita se sarà sé stesso veramente, e se saprà esprimersi almeno in gruppi creativi che testimonieranno uno stile di pensiero e di vita che attira l’attenzione proprio perché è uno stile di vita sciolto, libero e contento. Ecco, insisto su questo.

P. Livio. – Naturalmente nella sua navigazione in 2000 anni di storia, la Chiesa ha visto altri momenti difficili, però lo Spirito Santo è intervenuto suscitando sempre energie nuove. Non ci sarà forse anche per questo tempo un avvento dello Spirito che rinnovi la Chiesa?

Maggiolini. – Può essere, e sarò felicissimo! Ma vedendo le cose, direi, dai tetti in giù, un po’ umanamente, credo che ci aspettino ancora delle tappe di difficoltà, perché abbiamo troppo tradito il cristianesimo. Ci siamo troppo staccati dal nocciolo del cristianesimo, e credo che ci vorranno decenni, perché bisogna che ci si entusiasmi ancora della fede: non la si senta come un peso, ma la si proponga come un motivo di esultanza.

P. Livio. – Se vogliamo parlare, non di riforma della chiesa, che mi sembra una parola troppo grossa – papa Giovanni Paolo II parlò di aggiornamento -, mentre a me piace parlare di rinnovamento della chiesa. Ecco, se lei dovesse dare dei consigli, da dove ricominciare questo rinnovamento della Chiesa perché possa affrontare le nuove sfide?

Maggiolini. – Io ho in mente il cardinale König che, all’apertura del Concilio Vaticano II, quando gli avevano chiesto di che cosa doveva trattare il Concilio aveva risposto: “Parlate di Dio. Parlate del Verbo che si incarna, di Gesù di Nazareth che muore e risorge per noi”. Secondo me bisogna davvero riprendere i fondamenti della fede, perché son questi che danno vita! Vede, oggi non ci sono più delle eresie parziali, settoriali, ma c’è una gran confusione! (padre Livio dice: “Certo”.). Nessuno più sa dire che cosa sia il cristianesimo, e invece è di una semplicità enorme! (Certo, forse ha ragione Messori quando afferma che si sono prodotti troppi documenti su vari argomenti, magari anche bellissimi, ma che pochi hanno letto. Molti poi sono stati interpretati male o strumentalizzati da fonti informative nemiche della Chiesa! Ndt). Bisogna avere il coraggio – prosegue Maggiolini -, magari saremo in pochi, ma questo non è affare nostro. Però dobbiamo non tradire le persone che ci ascoltano, e dire che cosa è veramente il cristianesimo che riempie la vita!

P. Livio. – Mi ha fatto molta impressione, leggendo le opere della Beata Caterina Hemerik, che è stata recentemente elevata all’onore degli altari (va bene che sono rivelazioni private), però si trovano anche in altri santi. Ma a Caterina Gesù dice: “Basterebbero pochi cristiani per rinnovare il mondo”. Purché siano veri.

Maggiolini. – Sì. Ebbene questo è già nel baratto che Abramo fa con Jahvè, no? Quando riduce il numero da cento giusti, fino ad arrivare a dieci e poi cinque giusti (ipoteticamente presenti in quelle città), per salvare le città condannate. Ma a me pare davvero che ciascuno deve risolvere il proprio problema, e poi sarà di contagio mimetico nei confronti degli altri. Metteremo in tentazione di credere.

P. Livio. – Eccellenza, lei parla giustamente – e ne ha parlato anche il Sinodo dei vescovi a proposito dell’Europa -, di un’apostasia silenziosa: come di una seduzione satanica che sta allontanando i cristiani dal cuore della fede, che è Cristo. Ma lei nel suo libro parla anche di Anticristo e di persecuzione. Cosa intende dire?

Maggiolini. – Semplicemente ciò che intendono San Paolo e San Giovanni. L’Anticristo è colui che predica che Gesù non è il Figlio di Dio fatto uomo. E di conseguenza è l’annacquatore, il dissolutore della originalità cristiana. Io non so in che modo si attui la grande apostasia, ma è la prova che la cristianità incontra prima di aprirsi all’abbraccio definitivo di Dio alla fine del mondo. E qui è Paolo che ne parla! E non riesco a capire come si possa eliminare una cosa del genere! E del resto è lo stesso Vangelo che ne parla di “grande prova, grande apostasia”. (p. Livio cita anche l’Apocalisse). L’apocalisse, si capisce, risponde monsignor Maggiolini. Ma qui bisogna stare attenti a non lasciarsi prendere dal discorso diffuso che ride di queste cose, mentre dovrebbe impaurirsi!

P. Livio. – Secondo lei, guardando le cose future, questa crisi che stiamo vivendo, che sta vivendo soprattutto la Chiesa, quale sbocco avrà? Avrà uno sbocco positivo o siamo entrati nella logica di cui parla il Catechismo della Chiesa cattolica, cioè che la Chiesa vivrà la passione di Cristo prima della sua ultima venuta?

Maggiolini. – Mah, io credo che vivrà la passione di Cristo prima della sua ultima venuta. Credo che siamo in un periodo in cui non sono molto facili le esaltazioni e le compiacenze. Il Signore ci lega a un periodo di difficoltà, di sofferenza. E credo che sia ingiusto dire, perché non sono nato nel Medio Evo o tra cent’anni? Uno nasce quando il Signore lo fa nascere, e deve voler bene al suo tempo, perché è qui che deve salvarsi! Non nel Medio Evo o tra mille anni. Perciò bisogna riconciliarsi con la situazione in cui ci si trova. Vedere di non lasciarci sedurre … Perché è anche questo è il problema. Io ho l’impressione che oggi non si parla più di sacrificio, di rinuncia, ma è questa ascesi che ci porta a unirci al Signore in maniera intima e sincera.

P. Livio. – Per concludere questa prima parte prima di lasciare la parola agli ascoltatori, voglio ricordare ancora il titolo di questo libro tascabile, interessantissimo di Monsignor Maggiolini (e lo cita di nuovo), ecco, io vorrei chiederle, quali sono i consigli di un vescovo ai fedeli in questo tempo di combattimento spirituale?

Maggiolini. – Seguano il cristianesimo sine glossa, cioè senza molti commenti. Seguano la preghiera, l’adorazione, l’Eucaristia, la Confessione, la Confessione, la Confessione! (La cui assenza) sta mandando a ramengo tutta l’esperienza del peccato e della liberazione del peccato. E poi l’amore agli altri, e la testimonianza di ciò che crediamo. Perché gli altri hanno diritto di vedere in noi l’entusiasmo, la passione di ciò che condividiamo dell’unione con il Signore. E poi la fraternità cristiana, che diventa il segno del “guardate come si amano!”. E questa fraternità è certamente rivolta anche al terzo mondo, ma inizia dal vicino di casa.

P. Livio. – Eccellenza io la ringrazio per questi suoi alti, vissuti e partecipati insegnamenti. Rimanga in linea, perché fra poco passeremo alla selezione delle telefonate con le domande e testimonianze degli ascoltatori.


Domande degli ascoltatori di Radio Maria a Monsignor Alessandro Maggiolini dopo il suo colloquio con P. Livio su: “Quando il Signore ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?”

Un ascoltatore lo interpella sulla libertà, chiedendo se oggi la gente sia consapevole del dono della libertà che il Signore ci dà.

Maggiolini. – Devo dire di no. Devo dire che ci hanno cambiato le carte in tavola senza che noi ce ne accorgessimo. Cioè, mentre la libertà è una tensione verso l’Assoluto, e per il credente verso l’Assoluto incarnato, morto e Risorto, che è Gesù, il Fine della nostra esistenza, per cui la libertà può andare verso il Fine o rifiutarlo, il pensiero contemporaneo diffuso – quello più superficiale, ma anche quello abbastanza agghindato, dei competenti -, ha finito per, o negare la libertà, o ridurla a libero arbitrio (o al fare ciò che più piace o ciò che si vuole. Ndt). Soprattutto ha tentato di negare la libertà. E l’ha negata, sia sotto i condizionamenti esterni del pensiero, del comportamento, eccetera, sia dal punto di vista chimico. Non dimentichiamo che oggi molti turbamenti, anche religiosi, vengono placati con metodologie farmaceutiche. Trattate cioè come delle malattie. Oppure sono turbamenti che vengono osservati come una fatalità, quando addirittura non si tenta di programmare un uomo senza il tentacolo che vuole raggiungere Dio sotto l’azione della grazia. Bisogna reagire a tutti questi tentativi di dissuasione, perché in questo modo si perde la dignità di uomo oltre che quella di credente. (Mi arrivano da vari paesi europei, da siti cattolici, allarmi per quella che viene chiamata “decostruzione dell’uomo e della società”. Davvero un progetto perverso portato avanti con ogni mezzo da élite culturali e finanziarie che possiamo tranquillamente definire come “diaboliche”. Ndt)

Altra ascoltatrice. Buon giorno eccellenza! Le faccio i complimenti anch’io per la sua catechesi, però mi è venuta la pelle d’oca quando ha parlato della sua malattia e ha detto che quando andrà in cielo vorrà vedere il colore e lo sguardo degli occhi di Gesù e le persone che le sono state vicine (E qui il suo dire è soffocato nel pianto. Ndt), perché anch’io sono una malata come lei. Ho apprezzato molto quanto ha detto, perché anch’io voglio quello che ha detto lei prima. Ma non riesco a ripeterlo …

Maggiolini. – Si. Ma signora, non si allarmi! Quando le vengono dei rigurgiti di ribellione, si metta nelle mani di Dio. Poi è Lui che conduce. Io le dirò che mi son messo nella condizione di uno che va avanti a fare il vescovo con tutte le forze e con l’entusiasmo di cui sono capace. E voglio un bene dell’anima alla mia gente, alla gente che il Signore mi ha affidato. Però sono pronto, quando il Signore lo vorrà … Credo di avere anche un po’ di paura. Però è la paura della mia fragilità, non la paura della mancanza della bontà e della misericordia del Signore nei miei confronti. Quindi, teniamoci la mano, Signora, e preghiamo insieme. Dopo vedremo, perché quando si è di là si guarda indietro e si vede che tutto aveva un significato. Anche ciò che sembrava una sciarada impossibile e cattiva. Auguri! (A una ascoltatrice di Varese che gli dice, da malata, che lo ricorda nella preghiera e che l’importante è andare in paradiso, così risponde). La ricordo anch’io al Signore. Mi tenga presente, perché mi fido molto delle preghiere della gente, e credo che il vescovo abbia anche il compito di mostrare come si muore, oltre che come si vive. Mi viene in mente il Cardinal Ferrari quando fu colpito da un cancro alla gola – me lo diceva la mamma -. Quando si era accorto che ormai era sul declino, aveva fatto aprire la stanza e lui benediceva la gente che passava davanti al suo letto. E diceva: “Voglio che la gente sappia come muore il suo vescovo. Ecco, mi pare una cosa molto bella. Signora, ringrazi il Signore se le dà la pace che mi ha detto. Grazie! 

Buon giorno! chiamo dalla Puglia. Negli ultimi minuti del suo colloquio con P. Livio lei ci ha detto che riconciliarci con la nostra storia è molto importante. Io in effetti vivevo questa incapacità di accettare la storia che Dio mi donava di vivere. E questo era un impedimento molto forte alla mia conversione. Nel momento in cui, attraverso una confessione, Dio mi ha messo in mano la chiave attraverso cui riconciliarmi con la mia storia, anche nell’esperienza di alcuni giorni di adorazione, ho potuto finalmente amare la mia storia e amare il mio nemico. Il momento in cui ho finalmente detto no al demonio e alle sue tentazioni, un poco alla volta sono giunta alla conversione, aggrappandomi al Signore, credendo veramente che era lui a salvarmi.

Maggiolini. –Grazie. È molto consolante quello che sta dicendo. Mi piace sottolineare il fatto che quando ci si riconcilia con il Signore ci si riconcilia anche con se stessi, col proprio ambiente, con le persone che si hanno accanto, col tempo in cui si vive. E poi mi pare che sia molto bello l’aver identificato l’adorazione e la confessione come momenti in cui uno prende coscienza della propria situazione e la vede, non più al buio della disperazione, ma alla luce di una possibilità di revisione, di una conversione, che avverrà un po’ alla volta, con fatica, con dolore, ma anche con le sue consolazioni., non c’è dubbio. Auguri di cuore!

Buon giorno! Sono Laura e chiamo da Napoli. Volevo che lei mi chiarisse il concetto detto all’inizio sulla totale confidenza e fiducia in Dio, sul come fare per evitare di cadere nel fatalismo, di cui parlava lei. Come dobbiamo porci per lasciarci cadere nelle braccia del Padre, nell’accettazione degli eventi, della sua volontà? In una maniera passiva oppure spingerci a fare qualcosa in più?

Maggiolini. – Credo che se l’incontro con Dio dovesse essere soltanto uno stimolo alla passività, finirebbe per mortificarsi e basta. Invece si tratta di un’accoglienza e di un dono di sé al Signore che ci riconsegna ai nostri doveri, ai nostri impegni. Non possiamo dire “Amo il Signore” e poi non fare nulla. “Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio …”. Ecco, è questo fare che ci diversifica da persona a persona. Insomma, chi è mamma, chi è sposa, chi è docente, operaio o prete, chi è vescovo, eccetera. Deve prendere il suo dovere – i doveri del proprio stato, come si diceva una volta - , e cercare di esprimersi con libertà, con pulizia, con entusiasmo, in modo che la vita diventi vivace e capace di fascino. Ecco ciò che le auguro sinceramente! Grazie.

Buon giorno monsignore! Chiamo dalla provincia di Nuoro e vorrei sottoporle una domanda. Secondo qualche rivelazione privata, la prova  finale che la Chiesa dovrà affrontare sarà più morale che fisica. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensa lei.

Maggiolini. – Non le so dire più di quanto ha detto lei, perché la prova fisica credo che verrà certamente, nel senso che già adesso ci sono dei martiri. E il martirio non va visto soltanto in Sudan o nei paesi musulmani o nei paesi pagani, dove si ammazza la gente. Il martirio va visto anche nel compatimento che spesso viene riservato ai credenti, quando ci guardano con un senso di pietà, di condiscendenza (o in modo beffardo). Anche questo crea sofferenza. Però credo altrettanto che la prova più vera sarà la prova morale, cioè il riuscire a tener ferma la propria fede e ad aumentarla nonostante le difficoltà che incontra, come i tradimenti, le delusioni in cui ci si imbatte, il senso di inutilità, il non vedere i risultati, eccetera. Qui bisogna essere davvero freschi interiormente e saper ringraziare il Signore anche quando non vediamo tutti i motivi che abbiamo per ringraziarlo. Ma ne abbiamo sempre.

Buon giorno! Mi chiamo Claudia e telefono dalla provincia di Parma. Molto spesso parlando con delle persone capita di sentirsi dire: “Io sono credente, ma non praticante. Prego, vado a Messa quando mi sento o quando ne ho voglia …”, proprio – secondo me – in forza di quella libertà che noi abbiamo e che anche la nostra fede ci dà, cioè che non ci provoca conseguenze. Se non andiamo a messa, se non ci confessiamo, non abbiamo conseguenze visibili, se non conseguenze spirituali, che non sono riscontrabili nell’immediato. Allora è difficile far comprendere a queste persone, con degli argomenti validi, che è indispensabile seguire le pratiche religiose quando si dichiara di essere credenti e praticanti. Le faccio un esempio terra terra: quando il corpo è sano ti manda i segnali della fame e della sete, che ti fanno capire che devi nutrirti e dissetarti per il bene del tuo corpo. Quando poi ci ammaliamo, questi segnali non ci arrivano e allora capiamo che c’è qualcosa che non va, e andiamo a curarci. Così spiritualmente. Se uno è “sano” spiritualmente, sente che è necessario partecipare alla messa, pregare, confessarsi, eccetera. Ma quando lo spirito è malato, allora è lì che se ne ha ancor più bisogno!

Maggiolini. – Bisogna vedere poi cosa significhi star bene. Se star bene vuol digerire bene o respirare bene … va beh, ma se star bene vuol dire avere l’animo tranquillo, avere il cuore in pace, essere saturati dal contatto con il Signore, allora è un’altra cosa. Detto questo, a me pare che, non è che non ci siano conseguenze quando si rifiuta l’espressione della fede che si ha. La conseguenza è che si perde a poco a poco la fede. E del resto è perfettamente inutile dire che io voglio bene al Signore, se per Lui poi non faccio niente! È dire le bugie, insomma! È come un marito che dice “ti voglio bene, ti amo alla follia!” alla moglie, però poi gli spegne le sigarette negli occhi. Cosa vuol dire? Vuol dire che c’è una illogicità, una assurdità, quantomeno un distacco tra ciò che si pensa, ciò che si dice e ciò che si fa. Insomma, se uno è innamorato o ha il mal di denti, lo si vede! Se si ama il Signore si sente l’esigenza di esprimere questo amore, e lo esprime anche attraverso le pratiche religiose. Diversamente può essere solo un’illusione.

Buon giorno monsignor Maggiolini! Chiamo da Milano. La ringrazio tantissimo per quanto ci ha detto. Andrò di corsa a prendere il suo libro! Io sono una insegnante di religione nelle scuole elementari. Vorrei sottolineare il fatto che è vero che c’è questo martirio silenzioso. Lo viviamo quotidianamente soprattutto dagli adulti. Ma noi vorremmo trasmettere ai bambini questo amore a Gesù, farlo conoscere e amare. Quello che mi dispiace di più è l’atteggiamento dei genitori cristiani e cattolici delle nostre scuole, che sono sempre più spenti e spesso sembrano disinteressati all’aspetto religioso. La stessa cosa mi capita con il catechismo in parrocchia.

Maggiolini. – Credo che sarà difficile dimostrare amore geometrico, cioè con un sillogismo, che bisogna essere felici, entusiasti, eccetera. Bisogna che a un certo momento anche i genitori si rendano conto che devono svegliarsi e devono in qualche modo sollecitare il cuore a unirsi al Signore. Io credo che non sarà possibile arrivare a tutti i genitori attraverso i bambini, perché i bambini ricevono, più che dare. Però danno anche! E credo altrettanto che i genitori nascondano dei sentimenti religiosi più di quanto assicurano a parole o con il comportamento. Talvolta sono oberati da altre cose. Ma poi viene la malattia, viene la vecchiaia, eccetera, e si comincia a dire: che cosa ho fatto nella mia vita? Magari i figli deludono, e allora son qui da solo. Cosa faccio? Eccetera. Io chiedo di non scoraggiarci e di continuare il nostro lavoro perché è davvero un lavoro proficuo. E se riusciamo a mettere sulle labbra di un bambino un’invocazione a Gesù, abbiamo raggiunto lo scopo di una vita. Davvero …

Sia lodato Gesù Cristo, Eccellenza! Sono un’operatrice in parrocchia in cui lavoro assieme a mio marito e ad altre coppie nella diocesi di Vittorio Veneto. Lavoriamo con i fidanzati e con le giovani coppie. Oltre a parlare del Battesimo abbiamo parlato del nostro “sacerdozio laicale”, che ci viene dato dal battesimo. Se si riesce a far capire questi concetti, così come il nostro essere figli di Dio, li rende consapevoli di essere entrati in questo Corpo mistico che è la Chiesa. Vorrei che lei commentasse questo fatto. (Ho cercato di tradurre, come ho potuto, quello che mi pare di aver capito da una esposizione un po’ confusa. Ndt).

Maggiolini. – è molto bello ciò che sta dicendo. Andate aventi, perché siete sulla strada giusta, ecco, in modo che il Signore sia vicino e trasformi l’amore che vi volete in atto di amore a Lui. Perché dipendete da Lui nell’amore sacramentale del matrimonio e della fecondità. Se riuscite poi a trasmettere ai fidanzati queste certezze, ringraziatene il Signore, perché fate del bene! Auguri!

Buon giorno monsignore! Vorrei darle una testimonianza e ringraziarla per tutte le belle cose che ci ha detto, e che sono verità! Ho l’impressione che oggi il cristiano non abbia la voglia e la forza di testimoniare il Vangelo. Ieri sono rimasta molto amareggiata da una risposta di una persona che è venuta a casa mia. Sa, quando mi trovo con gli altri mi capita spesso di parlare di Dio o di Gesù, o di andare su quel discorso, e questa persona mi ha risposto: “Ma dobbiamo stare attenti anche a non far violenza …”. E se si pensasse a tutta la violenza che si fa nel mondo (anche attraverso i media. Ndt), che trasmettono cose brutte, violente, che arrivano ai nostri figli. Ecco perché Cristo muore. Muore per questo motivo. Muore anche perché noi cristiani non sappiamo testimoniare in parole e opere, perché ci si vergogna di parlare di Cristo …

Maggiolini. – Credo anch’io. Stiamo subendo davvero il contagio mimetico di ciò che si pensa e si dice in generale, e da parte nostra curviamo la testa e ci ritiriamo nel nostro guscio. E lasciamo da parte le cose importanti. Insomma, se Paolo comincia a parlare, parla di Gesù Cristo. Se Gesù incomincia a parlare, parla della sua missione e del suo essere. Non dico che noi credenti dobbiamo diventare un po’ chiacchieroni, ma se, con naturalezza, con serenità, diciamo i motivi veri che ci spingono a vivere, dobbiamo inevitabilmente tirare fuori il primo motivo che è l’adesione a Cristo. E questo può dare fastidio, ma può anche invitare a riflettere. Non aspettiamoci subito dei risultati. Prima o poi magari uno ci riflette e ci dà ragione in segreto. Insomma, continui, continui tranquillamente. E auguri! (Dieci anni dopo queste parole però siamo entrati nel tempo del “dialogo”, del “non alzare muri o steccati”, del “non fare proselitismo”, così molto cristianesimo per paura di incorrere in questi rischi, diventa incerto e timido. Ndt).

Pronto! Buon giorno! Sono Sira e chiamo da Napoli. Sono una docente e una mamma, e purtroppo vivo anch’io con molta ansia e con molta sofferenza questa situazione. Ho due figli giovani e non so come  si possa fare in modo di arginare questa piaga che ci sta invadendo. Non so se a capo di tutto ci sia una mente perversa, che sta mandando questi giovani allo sbaraglio. Cosa possiamo fare? Io nel mio piccolo quando ero a scuola sono riuscita a portare in chiesa e a fare la comunione tutta la classe di 30 persone. Poi erano tutti contenti, anche quelli che erano recalcitranti. Io vedo che questi giovani non hanno una guida forte. Non hanno una guida sicura. Nessuno si interessa di loro. Mass media, televisioni, politici, stanno spingendo tutti verso il baratro, verso questo amore libero, questo amore facile. E stiamo vedendo che cose vergognose stanno venendo fuori. Ragazzine di 19 anni che si sono già rovinate la vita buttando via un figlio. Secondo me nemmeno l’università preserva i nostri figli da enormi rischi, e spesso escono più ignoranti di quando la gente non andava a scuola. Spesso poi le famiglie non controllano o non si interessano di questi figli che vivono con altri in appartamenti o studentati. (Sono passati 10 anni e le cose non sono certo migliorate. Ndt)

Maggiolini. -  Lo credo anch’io, e ormai credo che anche i genitori si siano accorti che valgono poco le scuse buttate lì come pretesti, a cui non corrisponde niente, o corrisponde il contrario. Per quanto riguarda la cultura io farei una distinzione tra ciò che si impara a scuola e ciò che si impara dalla vita. Dalla scuola, si, si può imparare qualcosa, ma è poi la vita che rompe, dalle fatiche alla coerenza, alla serietà, all’austerità, eccetera. E questo può essere affare più di un contadino che di uno studente 110 e lode. Per quanto riguarda il fatto di parlare con i giovani, io direi, guardate che i giovani non vanno né esaltati, né disprezzati. Vanno capiti nella sofferenza che hanno dentro. Perché soffrono. Hanno bisogno di qualcuno che gli dica di no. Hanno bisogno di qualcuno che gli mostri una strada giusta, ma con autorevolezza. E che sappia ascoltarli. Li lasci parlare. Presti attenzione. Perché diversamente finiscono con lo sgusciar via dai loro impegni e dal contato che possono avere con persone che possono far loro del bene. Grazie signora! Auguri!

Ringrazio p. Livio, ringrazio le persone che sono intervenute con molta ponderatezza, con molta profondità e con una delicatezza davvero squisita. Auguri!


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25/01/2017 22.32
 
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Cari amici,
quest’anno ricorre il 30.mo anniversario dell’Associazione Radio Maria, fondata il 12 Gennaio 1987. Lo celebriamo nella forma più semplice possibile, ringraziando la Madonna per i miracoli d'amore che ha compiuto, portando la preghiera, la fede e la pace nei cinque continenti e avvicinando una moltitudine immensa di persone al suo Cuore Materno e a quello di suo Figlio Gesù. Sono 78 le Radio Maria presenti nel mondo, ma non possiamo fermarci. Chi infatti potrebbe mettere limiti ai progetti del Cielo?

Vostro Padre Livio



*EUROPA 27 radio
*AFRICA 21 radio 
(ultima apertura Liberia - Dicembre 2016)
*AMERICA 24 radio 
(ultima apertura Miami - Novembre 2016)
*ASIA 5 radio 
(ultima apertura Radio Mariam – Dicembre 2015)
*OCEANIA 1 radio
*GEMELLAGGI 1 radio

Prossime aperture previste per il 2017:
Bielorussia, Honduras, Haiti, Iraq e Lesotho


ascolta qui tutte le Radio Maria nel mondo




Nell'anno 2016 
Radio Maria ha trasmesso in diretta 804  COLLEGAMENTI DI PREGHIERA, con S. Messa, Rosario, Liturgia delle Lodi e dei Vespri, due o tre volte al giorno, coprendo tutta l’Italia. Un grazie di cuore ai volontari dei 70  studi mobili disseminati nelle varie regioni. In questo modo abbiamo portato la preghiera della Chiesa nelle case, negli ambienti di lavoro, nelle auto, negli ospedali, nelle carceri e ovunque vi è una persona desiderosa di ascoltare una voce amica. Un grazie particolare anche i numerosi Sacerdoti che hanno condotto le celebrazioni in un modo esemplare e ai fedeli che vi hanno partecipato numerosi.

ECCO I COLLEGAMENTO REALIZZATI: 
14 da ospedali, 39 da istituti religiosi, 6 da scuole e asili, 24 da casa di riposo, 3 da convegni – meeting, 18 da comunità di accoglienza e di recupero, 8 da carceri: case di reclusione e case circondariali, 7 da seminari, 9 da caserme militari e questure, 20 da conventi, 40 da monasteri, 3 da associazioni, 607 da parrocchie – santuari – basiliche, 6 da zone terremotate e colpite da calamità naturali. 




Nello specifico:  

Cappella della Memoria Vittime del terremoto - SISMA 2009 L'Aquila
Parrocchia S. Lucia - SISMA 2012 Casalecchio di Reno - Bologna
Parrocchia Santo Stefano - SISMA 2016 Roccafluvione - Ascoli Piceno
Tensostruttura polifunz. centro oper.  Amatrice – SISMA 2016 Amatrice-Rieti
Parrocchia San Michele Arcangelo - SISMA 2016 San Ginesio - Macerata
Parrocchia S. Giovanni Battista - SISMA 2016 Rapagnano – Fermo

Negli ultimi mesi si è aggiunta la Preghiera del Rosario animata da gruppi giovanili di parrocchie e comunità,  ogni venerdì sera, in occasione della Catechesi giovanile di P. Livio in diretta.

Particolarmente commovente  la diretta della prima Celebrazione Eucaristica dalla Cattedrale di Aleppo, Siria, dopo quasi 5 anni di guerra e trasmessa da Radio Mariam, (Radio Maria in lingua araba), che così tanta preghiera e vicinanza ha suscitato nei nostri ascoltatori. Tutto questo non solo continuerà nel 2017 ma  si arricchirà e perfezionerà,  grazie ai volontari dei nostro studi mobili e grazie a voi che sostenete Radio Maria, una voce cristiana nella tua casa.   

  

Vostro Padre Livio



VENERDI' 20 GENNAIO 2017 - ORE 20.25 
S. Rosario animato dai giovani nella Parrocchia San Matteo Apostolo 
Via Roi 15 - MONTICELLO CONTE OTTO (Vicenza) 
*siete tutti invitati a partecipare*

Alle ore 21.25 P. Livio in diretta dalla regia di Erba con la Catechesi Giovanile

   

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06/06/2017 21.46
 
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La realizzazione dei segreti dirà la verità su Medjugorje
(dal libro “La luce nella tempesta – di Padre Livio – Edizioni Piemme)

Nella straordinaria panoramica delle apparizioni mariane, che ci offre la storia del cristianesimo, Medjugorje rappresenta una novità che ha rotto schemi consolidati e depositati lungo il corso dei secoli.
Si comprende la perplessità di molti dinanzi a un fenomeno mai accaduto prima, con apparizioni quotidiane durate per decenni, a un gruppo di sei veggenti ai quali la Madonna appare ovunque essi si trovino, con messaggi che sono divenuti una delle fonti più frequentate di evangelizzazione, dove moltitudini di anime accorrono da ogni angolo della terra per abbeverarsi.

Proprio l’eccezionalità dell’evento ha creato forti perplessità anche nel Vescovo locale che, sconcertato per il numero enorme di apparizioni, fra l’altro ancora in corso, concludeva che, se paragonato alle altre apparizioni, come La Salette, Lourdes e Fatima, il “fenomeno” Medjugorje non poteva essere credibile. Non per questo la Gospa ha rarefatto le sue apparizioni. Al contrario ha ottenuto da Dio di essere presente con apparizioni quotidiane fino la compimento dei dieci segreti, mentre ha già assicurato a Mirjana, Ivanka e Jakov che apparirà loro una volta all’anno per tutta la vita. Lo stesso discorso vale per i messaggi, che ormai costituiscono uno dei libri più diffusi nel mondo e che la Madonna è ben felice di dare, nonostante che, come il seme del buon Seminatore, non di rado finiscano per cadere fra le spine o sulla strada. Nei primi tempi il piano che la Gospa aveva in mente di attuare era sconosciuto, anche se non mancavano, già nei primi messaggi, elementi di grandiosità e di eccezionalità. Poi la gente ha incominciato a capire che si trovava di fronte a un intervento divino come mai si era visto e che era necessario aprirsi alla comprensione e alla collaborazione. I veggenti stessi non avrebbero mai pensato che la Madonna li avrebbe impegnati, su fronti diversi, per l’intero arco della loro vita.

In tutto questo periodo la Chiesa ha vigilato, mentre il livello di controllo si è via via innalzato, fino a coinvolgere direttamente la Santa Sede. Ben tre Papi, S. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco hanno esaminato da vicino questo straordinario avvenimento, rendendosi conto dell’impatto vasto e duraturo che sta avendo, ben al di là dei confini ecclesiali. In tutto questo periodo la Chiesa ha lasciato ai fedeli la libertà di credere alla presenza della Madonna e persino di fare pellegrinaggi non ufficiali, ma con accompagnamento sacerdotale, alla parrocchia di Medjugorje. Anche la diffusione dei messaggi ha potuto procedere con ondate sempre più vaste, fino a coinvolgere l’intera Chiesa nell’opera di evangelizzazione di Maria. La Chiesa non ha mai espresso, nelle sue dichiarazioni ufficiali, un giudizio affermativo sull’origine soprannaturale delle apparizioni, ma ciò non toglie che lo possa dare in futuro.

La prassi ecclesiastica al riguardo procede con prudenza e pazienza. Tuttavia, finora non sono mai stati rilevati elementi da indurla ad esprimere un giudizio negativo. I numerosi messaggi della Regina della pace sono ineccepibili, vere perle di sapienza evangelica, per quanto trasmessi mediante ragazzi senza una particolare formazione spirituale. I frutti di conversione coinvolgono da decenni moltitudini di persone. Gli stessi veggenti, pur vivendo nel mondo come padri e madri di famiglie, hanno perseverato nel servizio alla Gospa senza stanchezze e senza sbandamenti e mai contraddicendosi fra loro nella testimonianza. Chi li conosce sa che si tratta di persone semplici, umili e pulite delle quali la Madonna può andare ben fiera.

Tuttavia, questo non basta alla Chiesa per esprimere un giudizio positivo sulla soprannaturalità delle apparizioni, perché l’evento è in pieno svolgimento e, in un certo senso, come i veggenti stessi dicono, Medjugorje è ancora all’inizio e il più deve ancora venire. La Madonna non ha fretta e cerca di ottenere da suo Figlio di stare con noi il più lungamente possibile. Come lei dice, vuole salvare tutte le anime per presentarle a Dio. Alla Madre di Dio basta questo clima di libertà e di accompagnamento pastorale che la Chiesa assicura, in modo tale da poter portare avanti il suo piano di salvezza per la nostra generazione. Non vi è dubbio che la Regina della pace, nel corso di questi decenni, si sia servita dell’autorità ecclesiastica, sia a livello locale e come universale, per eliminare ciò che doveva essere eliminato e per raddrizzare ciò che andava raddrizzato. La Madre della Chiesa non si sostituisce alla Chiesa, ma opera attraverso di essa. La posta in gioco è altissima. Non si può affatto escludere che tutto ciò che accade a Medjugorje sia opera di Maria. I motivi di credibilità, anche alla luce della sola ragione, sono seri e numerosi, mentre le critiche o le stroncature degli avversari delle apparizioni hanno più il sapore di pregiudizi che di argomentazioni.

La Chiesa e l’umanità intera non si sono mai trovate di fronte a un passaggio storico come il nostro, in cui è il gioco il futuro del mondo, sul quale incombe la spada di Damocle di un conflitto nucleare che distruggerebbe il pianeta. Le forze oscure che spingono in questo direzione sono sempre meno controllabili e la nostra generazione naviga su un barca senza timone, in balia di una bufera spaventosa, che la risucchia nell’abisso. Se Dio esiste e se Cristo è il Signore, come noi cristiani crediamo, non possiamo certo escludere che, nella sua infinita misericordia, invii Colei che fin dal principio è stata costituita come la Donna vittoriosa nella lotta contro l’impero delle tenebre.

Questo è quanto sta accadendo sotto i nostri occhi ormai da decenni. La pazienza divina è infinita e ci ha dato tutto il tempo per riflettere e per decidere. Tutti quelli che non credono, perché non vogliono credere, non potranno incolpare nessuno se non loro stessi. Già ora, in questo tempo di grazia, i motivi di credibilità sono sovrabbondanti. Rimandare la conversione al domani è la tattica del diavolo per portare le anime alla rovina.
Tuttavia sarà la rivelazione dei segreti, dei quali i veggenti conoscono la data, la prova del nove sulla verità di Medjugorje. In particolare sarà il terzo segreto, che preannuncia tre giorni prima il segno promesso sulla collina delle prime apparizioni, la prova che la Gospa offre, come estremo appello, perché gli uomini decidano di convertirsi. Man mano che i segreti si realizzeranno e gli uomini toccheranno con mano l’intervento della Madre per salvare i suoi figli, solo quelli colpiti da accecamento spirituale potranno negare l’evidenza di un intervento soprannaturale. Pare impossibile che ciò possa accadere, ma il mistero del male è lì a dimostrare che il rifiuto di Dio e della sua grazia è una tragica possibilità della libertà umana. La Regina della pace ha predisposto un piano di salvezza per l’intera umanità in cui ognuno, volente o nolente, dovrà prendere la decisione nei suoi confronti. Gli uomini, credenti o non credenti, nel tempo dei segreti dovranno passare attraverso il crogiolo di una decisione personale dinanzi alla salvezza che viene loro offerta dalla Madre di Dio. Allora il problema riguardante la verità delle apparizioni si porrà in modo drammatico alla coscienza di ognuno. La storia umana è la storia della salvezza, dove Dio non cessa di operare e il mistero di iniquità di contrastare. Oggi siamo di fronte a uno scatenamento delle porte dell’inferno mai visto prima nel corso della storia cristiana. La Madonna usa a sua favore il piano di satana di distruggere il mondo e portare le anime alla rovina. Si servirà degli eventi catastrofici che il principe di questo mondo sta preparando per mostrare la salvezza di Dio. Però la Madonna non può decidere al nostro posto. Lei, nella sua umiltà, si inginocchia dinanzi alla nostra libertà e ci grida con l’accento straziato della Madre. “Vi supplico convertitevi”.

22/06/2017 13.20
 
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Newsletter di P. Livio, 20 Giugno 2017
I PRIMI CINQUE SABATI DEL MESE


Cari Amici,
accanto ai primi nove Venerdì del mese, la Divina Misericordia ha voluto mettere un'altra grande ancora di salvezza, per le anime smarrite, con la Grande Promessa dei primi cinque Sabati del mese.
La Madonna, apparendo a Fatima il 13 Giugno del 1917, disse a Lucia: "Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato".
In quell'apparizione fece vedere ai tre pastorelli il suo Cuore circondato di spine, causate dai peccati dei suoi figli, incuranti della loro rovina eterna. Il 10 Dicembre del 1925, racconta Lucia, mi apparve in camera la Santissima Vergine e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube. La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell'altra mano reggeva un Cuore circondato di spine. In quel momento il Bambino disse: "Abbi compassione del Cuore della tua Madre Santissima, avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non vi è chi faccia atti di riparazione per strappargliele".
E subito la Santissima Vergine aggiunse: "Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa' sapere questo: A tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la Santa Comunione, reciteranno il Rosario, e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i misteri, con l'intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell'ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza".

Cari amici, la salvezza eterna della propria anima è il compito più importante della vita. E' l'unica cosa necessaria da perseguire con perseveranza, pazienza e fiducia. Le Grandi Promesse dei primi nove Venerdì e dei primi cinque Sabati del mese sono un aiuto preziosissimo dei Sacri Cuori di Gesù e Maria per raggiungere con loro la gioia del paradiso.

Vostro Padre Livio
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