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SINDONE : un mistero che continua ad interrogarci

Ultimo Aggiornamento: 17/04/2018 11.05
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05/05/2016 17.34
 
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LA MUMMIA DI TUT-ANKH-AMON SVELA IL MISTERO DELLA SINDONE ?
una nuova ipotesi per capire come può essersi formata l'immagine

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Premessa –

La Sindonologia è una scienza davvero singolare.

Composta da un insieme coordinato di discipline scientifiche di diverso genere messe a sistema, ha come scopo quello di dimostrare l’autenticità di un manufatto, il telo sindonico conservato a Torino, e di studiarne i metodi per la sua corretta conservazione.

Il famoso telo, come è noto, mostra impressa quella che si ritiene essere l’immagine del corpo di Gesù di Nazareth.

La “Scienza”, come è oggi considerata, adotta un principio assai distante da quello galileiano e fa precedere la teoria e i modelli descrittivi all’oggetto che questi modelli e teorie dovrebbero descrivere. Anche nelle discipline in apparenza più rigorose le ipotesi con cui si prova a spiegare i fenomeni precedono l’approfondimento. Intorno alle ipotesi vengono costruite nuove teorie interpretative che, solo in seguito, vengono sottoposte alla prova dei fatti sperimentali.

Questo modo di procedere fa sì che qualora una teoria non viene comprovata interamente dai fatti, anziché sostituirla con una più idonea, viene semplicemente “rivista” incorporando l’eccezione.

Il risultato è che, in generale, la scienza non cerca più la verità dei fatti e i modelli più idonei a descriverli, ma finisce per essere strumento per dimostrare la veridicità di tesi preconfezionate e, in questo senso, la Sindonologia é la prova più evidente ed estrema di questo modo di procedere. E’ evidente, infatti, che lo scopo della Sindonologia è difendere una verità di fede.

Il suo teorema di fondo può essere sintetizzato in questo modo: <<La Sindone di Torino è un reperto autentico. L’impossibilità scientifica di dimostrare come l’immagine impressavi si è prodotta è la prova fisica della resurrezione di Gesù>>.

A fronte di questa tesi preconfezionata esistono, seppure non associate a una vera e propria contro-scienza, gruppi di scienziati che lavorano in maniera diametralmente opposta e sono mossi, in estrema sintesi, da questo ulteriore teorema: <<La Sindone è un falso storico di origine medievale. L’immagine che vi è impressa è frutto di un fenomeno, o un insieme di fenomeni, naturali, utilizzati dalle mani sapienti di abili falsari per realizzare il manufatto>>.

Tra queste due tesi opposte non esistono mediazioni.

In questo senso, ad esempio, una tesi del tipo: <<La Sindone è un reperto probabilmente autentico, ma il metodo di impressione è frutto di un processo fisico naturale compatibile con i metodi di trattamento dei cadaveri noti all’epoca insieme a particolari condizioni ambientali>>, che pure sembrerebbe la via più naturale per questa ricerca storico-scientifica seria, non è stata mai indagata.

Sindone 3D

Il motivo è assai semplice: ogni ricerca moderna richiede finanziamenti che provengono da “sponsor” istituzionali o privati; una tesi simile non trova “sponsor” né tra coloro che sono interessati alla prova della resurrezione di Gesù, né tra quelli interessati a dimostrare il contrario.

– Lo strano caso della mummia di Tut-ankh-amon

Particolare del sarcofago diTutankhamonLa tomba di Tutankhamon costituisce una delle poche sepolture dell’antico Egitto pervenutaci quasi intatta. Fu scoperta nel 1922 nella Valle dei Re e appartiene al giovanissimo sovrano della XVIII dinastia salito al trono all’età di 9 anni e morto all’età di 18, o forse 20 anni. La scoperta avvenne ad opera dell’archeologo Howard Carter.

Tralasciando le strane morti che fecero nascere voci su una maledizione che avrebbe colpito tutti coloro che avevano disturbato il sonno mortale del faraone, alcuni elementi davvero misteriosi hanno circondato la scoperta fino a pochi anni fa, primo tra tutti la causa della morte del giovane faraone.

Con l’aiuto di moderne tecniche scientifiche si è, recentemente, potuto dimostrare che Tutankhamon morì a causa di un incidente: fu investito da un carro. Con l’analisi del DNA e la comparazione con altre mummie è stato possibile ricostruire l’albero genealogico del giovane faraone e alcune patologie dalle quali Tutankhamon e i suoi parenti erano affetti.

ammento della mummia di Tutankhamon

 

Frammento della mummia di Tutankhamon

Ma la cosa che ci interessa, ai fini della nostra analisi, è il test spettroscopico condotto su di un frammento della mummia, che ha rivelato come essa subì un’imbalsamazione veloce e a dir poco approssimativa, costellata di vari errori operativi.

Questi numerosi errori furono la causa di un vero e proprio processo di autocombustione. Ma come è stato possibile?

Secondo recenti analisi, il processo di autocombustione sembrerebbe legato, oltre che al non corretto processo di imbalsamazione del corpo, all’uso eccessivo di olio di semi di lino.

Questa sostanza, tipicamente usata nei processi di imbalsamazione con lo scopo di facilitare il processo di essiccazione, tende a reagire con l’ossigeno e quindi a dar vita a processi ossidativi con una grande produzione di calore che, in particolari condizioni, può dar vita a processi di combustione. La reazione combustiva viene accelerata quando l’olio é cosparso su di una superficie estesa come quella di un cadavere avvolto in vari strati di bende.

egittologo Dr. Chris Naunton

 

Dr. Chris Naunton

L’egittologo Dr. Chris Naunton, direttore della Egypt Exploration Society, ha recentemente cercato di riprodurre il fenomeno e verificare se, ed in quali condizioni, si sarebbe potuta determinare la combustione della mummia.

Naunton si è rivolto al Building Research Establishment, un’organizzazione non-profit che si occupa di ricerca e sperimentazione per la verifica degli standard costruttivi, e ha realizzato un esperimento utilizzando bende e olio di lino.

Per l’esperimento, l’olio di lino è stato versato sopra quattro gruppi di bende e distribuito in modo uniforme. I teli di lino impregnati sono stati avvolti in strati di tela di lino pulita, simulando quanto avviene nel bendaggio delle mummie. Nell’involucro è stato inserito un sensore a termocoppia per rilevare la temperatura interna.

Lasciato a cielo aperto, nel giro di una sola ora, sono state raggiunte temperature fino a 360 ° C e la biancheria ha cominciato ad annerire e a fumare fino al punto in cui i teli hanno preso fuoco.

Gli antichi resoconti di Carter, insieme ai rilievi e le analisi effettuate sulla mummia, non lasciano dubbi sulla fretta con la quale fu trattato il sovrano, non rispettando il giusto tempo per la pulitura, né quello per la corretta essiccatura.

L’uso di una dose eccessiva di oli con il quale si pensava, forse, di velocizzare l’essiccazione, dimostrata anche dall’effetto di incollaggio del cadavere alla parte inferiore del sarcofago, finì per produrre la combustione del corpo che iniziò già dopo la mummificazione. La combustione proseguì all’interno del sarcofago e fu interrotta solo dal consumo dell’ossigeno conseguente alla chiusura.

– Il caso della Sindone di Torino

Tra le ipotesi più accreditate inerenti i fenomeni che possono aver generato la Sindone vi è quella legata all’emissione di una qualche radiazione.

Alcuni studiosi (Rodante, Moroni e Delfino-Pesce) sono riusciti, con questo metodo, a produrre delle immagini dall’aspetto molto simile al volto dell’Uomo della Sindone e, seppure non si é riusciti a riprodurne efficacemente la tridimensionalità, questi manufatti sono quelli che più si avvicinano al telo sindonico.

telo lino Sindone 3DIn questi esperimenti sono stati usati bassorilievi riscaldati a temperature intorno ai 200 gradi centigradi sui quali è stato adagiato un telo di lino.

Fino ad oggi, però, l’ipotesi è sempre stata scartata poiché problematica da un punto di vista scientifico. Si è, infatti, sempre ritenuto che un corpo morto non avrebbe potuto produrre l’energia termica necessaria per formare un’immagine su un tessuto di lino.

Paradossalmente, questa possibilità di impressione è stata largamente sposata dai fautori della originalità del manufatto, essi, proprio nella straordinarietà di tale fenomeno, hanno voluto vedere la prova della resurrezione.

Ora, però, sappiamo che l’energia termica necessaria può essere prodotta anche dall’uso di olio di lino, e sappiamo inoltre, che le temperature che si possono ottenere sono più che sufficienti non solo a produrre l’impressione termica ma, in casi particolari, a generare la combustione del telo e del cadavere.

Le indagini condotte sulla sindone nel 1978 hanno dimostrato che l’immagine è dovuta all’ossidazione dei tessuti del lino che ha riguardato solo una parte superficiale del telo.

Un interessante elemento che trova concordi la maggior parte degli studiosi sull’ipotesi della irradiazione, è legato al fatto che anche le monete poste sugli occhi hanno provocato sul telo il medesimo processo di ossidazione che, quindi, non è attribuibile a un fenomeno chimico connesso all’interazione con il corpo.

L’effetto tridimensionale dell’immagine sul telo è connesso alle diverse distanze del telo dal corpo e appare meno intenso laddove il telo non era posto direttamente a contatto con la pelle.

In base a queste e ad altre osservazioni, gli studiosi sono, per lo più, concordi nel ritenere che l’immagine è dovuta a una “strinatura”, ovvero a una lieve bruciatura superficiale. La combustione lieve può, quindi, essere facilmente collegata a quella generata dal processo termico di ossidazione dell’olio di lino cosparso in abbondanza sul corpo e dal numero limitato di strati di telo (forse solo uno).

L’uso di una sostanza come l’olio di semi di lino, che è chimicamente simile al materiale del tessuto e che è soggetta a processi ossidativi similari, ovviamente, non può essere rilevata da analisi chimiche spettrografiche che rivelano, infatti, solo la presenza di processi ossidativi del telo.

L’Olio di semi di lino, come detto, è un tipico olio da essiccazione.

Un’ulteriore interessante proprietà di quest’olio è che, insieme ai processi di ossidazione che si attivano per il contatto della sostanza con l’aria e l’ossigeno, si generano anche processi di polimerizzazione. In altre parole il lino si trasforma in una pellicola rigida e protettiva.

Nel caso del corpo di Gesù, questa pellicola si sarebbe formata a partire dalla superficie direttamente esposta all’aria e si sarebbe estesa agli strati sottostanti a contatto con il corpo.

La formazione rapida della pellicola sia sulla superficie del corpo, che su quella del telo impregnata di olio e a diretto contatto, potrebbe spiegare anche il fenomeno del confinamento dell’immagine sulla sola superficie del tessuto sindonico.

Il calore prodotto dall’attivazione immediata dei processi combustivi e ossidativi, avrebbe accelerato la rapida polimerizzazione dell’olio che impregnava scarsamente la superficie del telo, contribuendo a limitare la penetrazione di altro olio nelle fibre interne.

Al contempo la patina polimerizzata avrebbe anche protetto le fibre interne dai processi di riscaldamento e ossidazione prodotti per effetto del medesimo processo chimico che si compiva per l’olio sul corpo.

La pellicola polimerizzata sul telo sarebbe sparita con il tempo e le operazioni di ripiegamento lasciando solo la traccia dell’ossidazione sulla superficie del tessuto di lino con l’immagine impressa.

– La ricostruzione

Nel corso del I sec. dopo Cristo, e solo in questo periodo, le sepolture ebraiche avvenivano preparando il corpo dopo la morte, ungendolo con oli profumati e riponendolo in un telo di lino, il sudario. Era compito delle donne preparare il cadavere per la sepoltura.

Il corpo veniva lavato e i capelli e le unghie tagliate. Successivamente il cadavere era pulito e profumato adoperando una miscela di spezie e, quindi, avvolto in bende di varie dimensioni e larghezze. Il corpo, a questo punto, restata avvolto nel sudario e, comunque, esposto all’aria contenuta nell’ambiente sepolcrale.

Le tombe venivano custodite per tre giorni da familiari e amici e il terzo giorno, dopo la morte, il corpo veniva esaminato per verificare il decesso ed evitare la sepoltura accidentale di qualcuno ancora vivo.

L’uso di questi oli serviva, quindi, non per il processo di mummificazione, vietato per gli ebrei, ma principalmente per ridurre l’odore della decomposizione.

Dopo aver riaperto la tomba nel terzo giorno, il corpo veniva lasciato decomporre per un anno, al termine del quale la tomba veniva riaperta e le ossa raccolte e conservate in scatole di pietra o marmo dette ossari.

L’uso di olio di semi di lino, seppure accertato nella pratica di mummificazione egizia, non è riportato in quella della preparazione dei cadaveri in ambito ebraico.

Allora perché sarebbe stato usato e quando?

A nostro avviso la decisione di usare quest’olio è legata alla rapidità con la quale fu praticata la prima sepoltura del corpo di Gesù.

Come è noto, infatti, Gesù fu ucciso il giorno prima della Pasqua e, con il fare della notte, avvicinandosi l’inizio vero e proprio della festività, non era più possibile compiere, per motivi religiosi, alcun lavoro e si rendeva necessaria una veloce sepoltura preliminare.

Come viene riportato nel Vangelo di Giovanni, il corpo non venne lavato e preparato come sarebbe stato necessario, ma Giuseppe di Arimatea, insieme a Nicodemo che recava mirra e aloe, deposero il corpo dalla croce e lo avvolsero in bende e olii aromatici conducendolo all’interno una tomba mai usata (Vangelo secondo Giovanni, 19,38-42).

La quantità di questo materiale, una libra ovvero ben 35 Kg, ha fatto ragionevolmente ritenere che fosse una preparazione in qualche modo vicina all’uso egizio e, comunque, una tale quantità, insieme all’uso di bendaggi, si giustifica solo con la intenzione di indurre un rallentamento della decomposizione.

Si parla, quindi, di oli e di bendaggi, seppure non si fa menzione dell’olio di lino.

Se supponiamo che la sindone sia autentica, però, occorre ammettere che almeno per quanto riguarda i bendaggi, questi non furono applicati poiché non ve ne è traccia sull’immagine del telo che appare posto a diretto contatto con il cadavere. Il poco tempo che rimaneva non avrebbe, del resto, reso possibile il bendaggio corretto che, del resto, era inutile senza la preventiva pulizia del corpo.

Nel Vangelo secondo Luca (Vangelo secondo Luca, 23,50-56) si ricorda, infatti, che le donne che avevano preparato gli oli, non poterono applicarli per l’arrivo della Pasqua e dovettero aspettare il giorno successivo al sabato per tornare alla tomba.

In queste condizioni, probabilmente, fu usato unicamente olio di lino per rallentare la decomposizione in modo da consentire la continuazione della preparazione del cadavere il giorno dopo con la fine della festività e, per questo motivo, ci si limitò a coprire il corpo ponendolo tra i due lati del telo sindonico senza l’applicazione di ulteriori bende.

I primi che si recarono al sepolcro la domenica, secondo i Vangeli, non trovando il cadavere pensarono che fosse stato trafugato. Questa é la pista seguita da alcuni archeologi e storici come James Tabor, che ritengono di avere identificato nella Tomba Talpiot il luogo in cui fu trasferito il cadavere, oltre che di avere individuato anche l’ossario in cui furono deposte le ossa.

Comunque la si pensi, la ricostruzione che abbiamo proposto e che potrebbe aver determinato la generazione della immagine sulla Sindone di Torino, ci pare quella più logica e corretta sia storicamente che contestualmente, tanto che ci sembra assai strano che sia sfuggita agli studiosi del reperto.

In conclusione, se abbiamo ragione, la Sindone potrebbe essere un reperto autentico e, al contempo, non essere la prova della resurrezione ma quella di un tentativo di conservazione provvisoria del cadavere.

Non resta che verificarla con prove di laboratorio.

Sabato Scala

sabatoSabato Scala è Ingegnere elettronico e ricercatore indipendente ha elaborato e sperimentato nuove teorie e modelli matematici nei campi della Fisica dell’Elettromagnetismo, delle Teorie dell’Unificazione, dei modelli di simulazione neurale. In quest’ultimo ambito ha condotto ricerche e proposto una personale teoria dei processi cognitivi e immaginativi suggerendo, sulla base della teoria di Fisico tedesco Burkhard Heim e del paradigma olografico, la possibilità di adozione del suo nuovo modello neurale per la rappresentazione di qualunque processo fisico classico o quantistico.

Negli ultimi anni, ha approfondito il fenomeno della coscienza (individuale e collettiva) e il relativo legame con la meccanica quantistica riprendendo il lavoro pionieristico di Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli sulla base dei nuovi modelli da lui proposti, giungendo alla elaborazione di una vera e propria scienza del simbolo e degli archetipi collettivi. Ha, altresì, compiuto ricerche innovative nell’ambito storico-umanistico, interessandosi ai movimenti iniziatici del cristianesimo primitivo. Ha all’attivo numerose pubblicazioni scientifiche e a carattere divulgativo e svolge un’intensa attività di conferenziere in Italia e all’estero. Autore del libro “La Fisica di Dio e del “Manuale Scientifico per l’Interpretazione dei Sogni e dei Simboli” per Infinito Editori di Torino.


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NUOVE RICERCHE SULLE MONETE DELLA ZONA ORBITALE

Una nuova tecnologia offre ulteriori prove dell'autenticità della Sacra Sindone di Torino

In un’intervista rilasciata a RCF Liège, il numismatico Agostino Sferrazza ha affrontato la questione delle monete che coprono gli occhi dell’Uomo della Sindone.

In base alle sue conclusioni, dovrebbero essere state coniate all’epoca di Ponzio Pilato, verso l’anno 29. Questo fatto potrebbe rappresentare una prova ulteriore dell’autenticità della Sindone di Torino.


L’ipotesi della presenza di monete a coprire gli occhi dell’Uomo della Sindone è stata avanzata per la prima volta nel 1976 grazie a una proiezione 3D della misteriosa immagine, nella quale gli scienziati hanno notato la presenza di piccoli rigonfiamenti sulle orbite che non si adattavano ad alcuna particolarità morfologica. In base a questa ipotesi, si potrebbero trattare di lepton, piccole monete di scarso valore comuni in Palestina all’epoca romana.



Immagini e lettere

Queste osservazioni iniziali sono state portate oltre. Usando tecnologie avanzate, i ricercatori hanno provato a identificare immagini e iscrizioni sulle presunte monete.

Sul disco che copre l’occhio destro si può osservare apparentemente un lituus, un bastone ricurvo di buon auspicio usato nella religione romana, mentre su quello che copre l’occhio sinistro si trova una coppa sacrificale.

Chi rifiuta l’autenticità della Sindone respingerà con vigore anche questa teoria, suggerendo che chi vuole far risalire la Sindone all’epoca di Cristo vuole vedere delle monete laddove ci sono invece solo fibre tessili intrecciate.


Questo rifiuto può essere tuttavia contrastato con altre prove. Al di là delle immagini, i ricercatori sono riusciti a leggere le lettere UCAI sulle monete. Si pensa che sia la parte visibile della parola TIBERIO(UCAI)CAROC, il greco usato per indicare “di Tiberio Cesare”.

Sarebbe una forte indicazione del fatto che queste monete sono paragonabili ad altre dell’era romana, e potrebbero essere davvero monete che venivano usate ai tempi della Passione di Gesù.

Coniate nell’anno 29

Nell’intervista a RCF Liège, Agostino Sferrazza sostiene la teoria dell’autenticità delle monete e le fa risalire all’epoca di Ponzio Pilato. Questa teoria si basa sulle immagini prodotte da Nello Balossino, professore associato della Facoltà di Scienze di Torino, che è riuscito a portare alla luce l’immagine della coppa sacrificale nell’occhio dell’Uomo della Sindone.

Secondo Sferazza non c’è dubbio: quelle monete vennero davvero coniate nell’anno 29 d.C.
[Modificato da Credente. 05/05/2017 13.21]
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07/07/2017 18.08
 
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Sindone, nuova ricerca:
c’è sangue di un uomo torturato e ucciso

Pubblicato su una rivista scientifica americana uno studio del Cnr e dell’Università di Padova.
Utilizzati microscopi elettronici atomici per analizzare una fibra di lino:
trovate nanoparticelle di creatinina e ferridrato, tipiche del sangue dei politraumatizzati

Un’immagine della Sacra Sindone

 
 
 
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Pubblicato il 01/07/2017
Ultima modifica il 01/07/2017 alle ore 11:48
ANDREA TORNIELLI
ROMA

La Sindone di Torino, il lenzuolo di lino che secondo un’antica tradizione ha avvolto il corpo di Gesù dopo la crocefissione, è venuta effettivamente a contatto con il sangue di un uomo morto per aver subito molti gravi traumi. È quanto emerge da una ricerca su una fibra di tessuto estratta a suo tempo dall’impronta dorsale del lenzuolo, nella regione del piede. Lo studio è stato condotto da due istituti del Cnr, l’Istituto Officina dei Materiali (IOM-CNR) di Trieste e l’Istituto di Cristallografia (IC-CNR) di Bari, insieme al Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova, che ne hanno dato notizia con un comunicato. L’articolo dettagliato con i risultati della scoperta e le misurazioni effettuate viene pubblicato sulla rivista scientifica americana PlosOne con il titolo “Atomic resolution studies detect new biologic evidences on the Turin Shroudˮ (Nuove evidenze biologiche rilevate da studi di risoluzione atomica sulla Sindone di Torino).  

 

«Gli esperimenti sono stati condotti tramite un nuovo metodo di microscopia elettronica in trasmissione a risoluzione atomica e diffrazione di raggi x ad ampio angolo» spiega Elvio Carlino, dell’IC-CNR, che ha guidato la ricerca. «In particolare gli studi si sono concentrati sulle regioni della fibra lontane dalle macchie visibili in microscopia ottica. La fibra è stata studiata a risoluzione atomica per lo studio di nanoparticelle organiche, secondo un metodo recentemente messo a punto nel centro di Trieste che ho diretto sino a poche settimane fa. Lo studio ha dimostrato come la fibra di lino sia cosparsa di creatinina, di dimensioni fra 20 e 90nm (un nanometro equivale a un milionesimo di millimetro), legata a piccole particelle di ferridrato di dimensioni fra 2nm e 6nm, tipiche della ferritina».  

 

L’articolo dimostra, fa notare il professor Giulio Fanti dell’Università di Padova, «come le particelle osservate, per dimensione, tipo e distribuzione, non possano essere degli artefatti realizzati nei secoli sul tessuto della Sindone». Vengono smentite ancora una volta tante fantasiose ricostruzioni relative alla fattura della Sindone come oggetto dipinto. «Inoltre - aggiunge Fanti - l’ampia presenza delle particelle di creatinina legate alle particelle di ferridrato non è tipica di un organismo sano. È invece indice di un forte politrauma subito dal corpo avvolto nel lino. Lo studio indica che l’uomo deposto nella Sindone è stato vittima di pesanti torture prima di una morte cruenta».   

 

  Immagine della Sindone nella quale è visibile l’impronta della parte frontale e dorsale di una figura umana. La freccia gialla sulla destra indica la regione dalla quale è stata estratta la fibra oggetto dello studio pubblicato su PlosOne.  

 

A questa conclusione i ricercatori – firmano lo studio anche Liberato De Caro e Cinzia Giannini dell’IC-CNR - sono giunti «sulla base delle evidenze degli esperimenti di microscopia elettronica a risoluzione atomica e facendo riferimento a recenti studi medici su pazienti che hanno subito forti politraumi e tortura», conclude Carlino. «Nelle fibre è registrato a livello nanoscopico uno scenario violento, la vittima del quale è stata poi avvolta nel telo funerario. Queste evidenze potevano essere svelate solo con le metodiche messe a punto recentemente nel campo della microscopia elettronica a risoluzione atomica».  

 

Il risultato della ricerca, condotta da centri scientifici di avanguardia, è di notevole interesse e conferma le ipotesi avanzate da precedenti indagini, come quelle compiute dal biochimico Alan Adler negli anni Novanta: non ci sono ormai più dubbi sul fatto che il telo sindonico abbia avvolto il cadavere di un uomo torturato e ucciso con la stessa modalità descritta nei Vangeli per la crocifissione di Gesù. Un elemento importante del quale si dovrà tenere conto nel momento in cui verranno autorizzati dalla Santa Sede nuovi esami completi su campioni ufficiali. 

 

Immagine al microscopio ottico della fibra studiata nel lavoro pubblicato su PlosOne. Le frecce indicano alcune macchie riconosciute in letteratura come macchie ematiche. Lo studio TEM è stato realizzato lontano dalle macchie visibili nell’immagine ottica, in zone apparentemente prive di qualsiasi dettaglio visibile al microscopio ottico.  


[Modificato da Credente. 07/07/2017 18.14]
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27/09/2017 22.53
 
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Lo scienziato: “ha avvolto un uomo torturato che potrebbe essere risorto”

Sacra Sindone, la scoperta scientifica e i dati dello scienziato Giulio Fanti: "il telo ha avvolto un uomo torturato". La datazione è dell'epoca di Gesù Cristo e sulla Risurrezione.

L’ultima scoperta scientifica eseguita sulla Sacra Sindone - secondo la tradizione cristiana, il telo che servì per avvolgere il corpo di Gesù Cristo nel sepolcro dopo la crocifissione e durante la Resurrezione - è sconvolgente e aggiunge un punto forse davvero storico attorno alle grandi discussioni sull’autenticità o meno del presunto sudario di Gesù: «L'uomo che fu avvolto nel lenzuolo di lino noto come Sacra Sindone fu sottoposto a tortura», ad affermarlo è lo scienziato Giulio Fanti, docente di Misure meccaniche e termiche al Dipartimento di ingegneria industriale dell’Università di Padova, e autore dello studio che fa risalire la Sindone al I secolo dopo Cristo. Il professore ha reso pubblici in questi giorni i risultati delle due nuove analisi scientifiche su quel lenzuolo di lino tessuto a spina di pesce che contiene la doppia immagine accostata per il capo del cadavere di un uomo. La tradizione dice che quel corpo è quello di Gesù, e le varie prove scientifiche in tutti questi lunghissimi 2mila anni al momento eliminano di volta in volta le varie contestazioni, pretestuose alle volte, sulla non autenticità del telo di lino. Ancora non si può ovviamente dire con certezza se l’origine della Sindone sia sacra oppure no, ma finora non vi sono prove scientifiche contrarie, anzi con queste ultime due si aggiungono due tasselli davvero importanti.

LE DUE NUOVE SCOPERTE
Giulio Fani, il docente responsabile dei nuovi esperimenti sulla Sacra Sindone, in una recente intervista al Quotidiano.net ha risposto e spiegato nel dettaglio in che cosa consistono le due nuovo scoperte effettuate in questi ultimi mesi: «Le novità sono due, frutto di due analisi diverse condotte su campioni prelevati nel 1978 da Raymond Rogers, che mise dei nastri adesivi a contatto con la Sacra Sindone e poi sigillò tutto su dei vetrini. Io recentemente ne ho avuti a disposizione due: uno corrisponde a una ferita del polso, l’altro riguarda l’immagine dei piedi insanguinati. Quest’ultimo è quello che ha dato i frutti più interessanti, con fibre contenenti materiali che ho fatto studiare al Cnr di Trieste e in Francia». I risultati trovati e pubblicati da Fanti e dalla sua equipe sono finalmente accessibili: «i risultati sono convergenti: l’uomo avvolto nel telo fu sottoposto a violentissime torture». In questo senso, resta in piedi l’ipotesi che avvolto in quel telo possa effettivamente esserci stato il Cristo, morto in croce a Gerusalemme intorno al primo secolo d.C., la stessa datazione fatta dagli scienziati sull’origine della Sindone. Sul fronte ulteriore della datazione, vi sono poi altre novità molto importanti spiegati sempre nella medesima intervista di Fanti: «In un importante convegno sulla Sindone negli Stati Uniti ho presentato una datazione numismatica basata su monete bizantine coniate a partire dal 692 dopo Cristo. La coincidenza fra il volto di Cristo raffigurato sulle monete e il volto della Sindone è strabiliante: un’analisi statistica dei dettagli di una moneta dice che ci sono 7 probabilità su un miliardo di miliardi che il volto coniato sia stato ottenuto senza aver visto la Sindone. Quel volto sindonico all’epoca era conosciuto ed era considerato un modello iconografico».

TRA SCIENZA E RESURREZIONE
La Sindone è dell’epoca di Cristo, ma questo a livello scientifico ovviamente non basta a confermarne l’autenticità, come aggiunge il docente italiano: «Quello che possiamo dire, da un punto di vista scientifico, è che il telo ha avvolto un uomo che fu duramente flagellato, inchiodato a una croce, coronato di spine e in condizione di rigidità cadaverica. I nuovi elementi si sommano a molti altri e indicano una notevole coerenza fra gli indizi raccolti e quello che dice la religione cattolica». Secondo il professore infatti, ad oggi negare la datazione e quelle stesse immagini in rilievo sul telo della Sindone sarebbe alquanto “pretestuoso”, «io sfido chiunque a confrontarsi sui dati scientificamente accertati». A questo punto però la scienza si ferma dato che non è in grado di dire oltre rispetto a quel misterioso telo che da oltre duemila anni viene studiato e venerato nella Chiesa Cattolica: ma su un punto ancora, il docente spiega come il sudario non solo non si pul negare essere nella stessa epoca del Cristo, ma non si può non notare una tanto strana quanto eloquente anomalia: «La scienza si ferma di fronte al fatto che l’immagine corporea non è spiegabile né riproducibile. Non sappiamo come si sia potuta formare. Un’ipotesi scientifica è quella che fa riferimento a un’esplosione di energia estremamente breve ed intensa proveniente dall’interno del cadavere, che potremmo anche pensare fosse correlata alla Risurrezione».
17/04/2018 11.05
 
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L’Uomo della Sindone ricostruito in 3D SINDONE 3D



 



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La ricostruzione dei Vangeli sembra collimare con le scoperte del professor Giulio Fanti dell'Università di Padova


«Questa statua è la rappresentazione tridimensionale a grandezza naturale dell’Uomo della Sindone, realizzata sulle misure millimetriche ricavate dal lenzuolo in cui fu avvolto il corpo di Cristo dopo la crocifissione» spiega Giulio Fanti, docente di Misure meccaniche e termiche all’Università di Padova e studioso della reliquia. Il professore sulla base delle sue misurazioni ha fatto realizzare un “calco” in 3D che – a suo dire – gli permette di affermare che queste sono le reali fattezze del Cristo crocifisso.



«Riteniamo perciò di avere finalmente l’immagine precisa di come era Gesù su questa terra. D’ora in poi non si potrà più raffigurarlo senza tenere conto di quest’opera». Il professore ha affidato al settimanale Chi l’esclusiva di questo suo lavoro, a cui ha rivelato: «Secondo i nostri studi Gesù era un uomo di bellezza straordinaria. Longilineo, ma molto robusto, era alto un metro e ottanta centimetri, mentre la statura media dell’epoca era di circa 1 metro e 65. E aveva un’espressione regale e maestosa» (Vatican Insider).

Tramite lo studio e la proiezione tridimensionale della figura, Fanti ha potuto anche fare un computo delle numerosissime ferite sul corpo dell’uomo della Sindone:

«Sulla Sindone – riprende il docente – ho contato 370 ferite da flagello, senza prendere in considerazione quelle laterali, che il lenzuolo non riporta perché avvolgeva solo la parte anteriore e posteriore del corpo. Possiamo perciò ipotizzare un totale di almeno 600 colpi. Inoltre la ricostruzione tridimensionale ha permesso di ricostruire che al momento della morte l’uomo della Sindone si è accasciato verso destra perché la spalla destra era lussata in modo tanto grave da ledere i nervi» (Il Mattino di Padova).

 

Le domande che avvolgono il mistero della Sindone appaiono ancora intatte, di certo in quell’uomo martoriato vediamo il segno della sofferenza e in essa troviamo un pezzo di ciascuno di noi, ma anche – negli occhi della fede – la speranza che quell’uomo non sia uno qualunque, ma l’Uomo per eccellenza, quel Ecce Homo che si presentò docile di fronte a Pilato e che dopo la tremenda flagellazione fu messo in croce da innocente, anzi caricandosi le colpe di tutti, e sebbene credere nella Sindone non sia obbligatorio neppure per il cristiano, l’eccezionalità di quel lino rimane lì a sfidare la nostra comprensione e le nostre certezze, quasi come fece un certo Gesù di Nazareth che sfidò le nostre certezze amando i suoi persecutori, perdonandoli dalla croce e sconfiggendo la morte ormai due millenni fa…

 


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